VILLA OLIVETI - COMUNE DI ROSCIANO                                                   INFOPUNGOLO                                     

 

 

Informazioni utili sul Comune di Rosciano

                         

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Storia del Comune

                                   

 

(*)

ROSCIANO - Abitato sin dal neolitico (come testimoniano reperti rinvenuti nelle località Coccetta e Piano Ciero), e probabilmente vicus romano (lo dimostrano l'impianto in laterizio che funge da basamento alla torre del castello, nonchè vari oggetti scoperti nel territorio (tra i quali un sarcofago), il territorio vide l'insediamento di una fara longobarda posta ai confini meridionali del Ducato di Spoleto lungo la riva sinistra del fiume Pescara. Del periodo longobardo restano vari reperti (come un pettine in osso lavorato venuto alla luce da una sepoltura presso Villa Oliveti ed una necropoli recentemente scoperta in località Piano Fara), nonchè diversi toponimi come Piano Faram Colle della Guardia e S. Giovanni alla Pescara, in riferimento alla chiesa edificata dai longobardi ai piedi del colle sul quale, nella seconda metà del secolo Xi, Achille Valignani, duca di Vacri, fece costruire una torre che fungesse da testa di ponte per le schiere normanne verso il comitato pinnense. Intorno a questo elemento fortificato, poi ampliatosi nell'attuale Castello, le popolazioni della fara e quelle circonvicine crearono il primitivo nucleo abitato di Rosciano. Aggregati inizialmente alla contea normanna di Manoppello, il feudo e, soprattutto, il castello di Rosciano diedero ricovero ai più temibili e famosi capitani di ventura del tempo (Roscio da Montechiaro, tradizionalmente considerato l'epònimo del paese, Minuccio dell'Aquila, Giovanni Caldora, Muzio Attendolo Sforza e suo figlio Francesco, poi duca di Milano) che guadagnarono al luogo l'epiteto di "Rocca dei Capitani". Fondato intorno al XI secolo d.C., è un piccolo borgo dalle radici medioevali. In esso sono situate costruzioni molto antiche quali ad esempio il castello medioevale con la torre detta "dei Paladini", in ricordo di una leggenda che vuole essere stati i giganti paladini a costruire l'edificio all'epoca della prima crociata. In realtà ad edificare la torre di rosciano sono stati i normanni ed il primo comandante militare della rocca, un certo Roscio da Montechiaro, ha dato il nome al paese. Nel centro storico si possono ammirare anche la chiesa dell'Assunzione B.V. maria (detta anche di santa Eurosia), con tele del seicento e del settecento e, inoltre, la graziosa chiesetta di San Nicola, che conserva una preziosa serie di affreschi rinascimentali della scuola di Andrea De litio, il principale artista abruzzese del quattrocento. Rosciano paese eminentemente agricolo, lega la sua storia passata alla chiesa di S. Liberatore a Maiella, che qui aveva la grancia di S. Nicola (ne resta traccia nella chiesetta romanica che ancora porta questo titolo) e quella più recente alle numerose frazioni che compongono il comune.  Villa Oliveti è centro di agricoltura avanzata.  Villa San Giovanni fu feudo dell'ordine dei Cavalieri di Malta.  Villa Badessa (m161), invece, costituisce la colonia italo-albanese più settentrionale d'Italia, un'oasi orientale che segue il Tipikòn (rito) di Costantinopoli in lingua greca. La comunità è composta dai discendenti degli albanesiche partirono dai villaggi di Piqeràs, Lukòva, Shen Vasìli, Klikùrsi, Nivizza e Corfù della regione di Himara (Albania meridionale) per sfuggire all'occupaziorie turca dei Balcani. Si insediarono qui il 4 marzo 1744, ricevendo da Carlo III due feudi dove poter vivere di agricoltura. Ragioni storiche e geografiche ma soprattutto la diversità di rito religioso - hanno consentito la conservazione dell'idioma di origine e delle fisionomie etniche. Ancora oggi infatti gli arbëreshe badessani si esprimono in quell'antica lingua, e li anziani, anche se in sempre più rare occasioni, indossano gli splendidi costumi tradizionali, estremamente caratteristici perché originari e affini a quelli epiroti. Il Comune è famoso in Abruzzo ed in Italia per la sua vocazione territoriale alla produzione di vino e olio extravergine d'oliva di qualità. Il Comune è parte delle Città del Vino d'Italia.

  • Di spicco inoltre c'è la frazione Villa Badessa, isola linguistica Arbëreshë: vi è situata una chiesa ortodossa costruita intorno alla seconda metà del XVIII sec. grazie alla fondazione della prima colonia albanese in Italia. In realtà, le genti badessane provenivano dalle isole ionie intorono a Corfù e dai villaggi dell'Epiro meridionale. Arrivati in Abruzzo, furono stanziati nelle terre di Rosciano nel 1743, grazie al beneplacito del re Carlo III di Borbone. La chiesa di Villa Badesa conserva una ricca collezione di icone bizantine e post bizantine, tanto da essere considerata la principale raccolta di icone dell'Europa Occidentale.

Per le sue bellezze artistiche, per la bontà dei suoi vini e dei prodotti tipici, il Comune di Rosciano è denominato anche Terra del Gusto e di Cultura.

 

VILLA OLIVETI

VILLA OLIVETI - La piana compresa tra il fiume Pescara ed il confluente Nora è ricordata, fin dai tempi più remoti, come una grande distesa di ulivi, ed era chiamata per questo motivo “L’Oliveto”, feudo appartenente alla diocesi di Montecassino.Da un vecchio registro del Catasto, datato 1712 e conservato nell’Archivio comunale di Rosciano, risulta che l’antico sigillo del feudo era rappresentato da una pianta di ulivo contornata dalla denominazione del paese. Sotto il dominio dei padri di Montecassino vi fu un relativo benessere: nel 1805 gli abitanti erano 320, tutti addetti all’agricoltura ed alla pastorizia; furono edificate anche tre chiese: S. Maria, S. Michele e S. Lorenzo. Il parroco de L’Oliveto era nominato direttamente dall’abate di Montecassino (questo avveniva ancora fino al 1975) e riceveva un compenso annuo di 300 ducati. Luigi Ercole, nel suo Dizionario Topografico del 1804, annota che in questi luoghi “l’a ria vi è temperata e dolce” e, sotto il profilo giurisdizionale il villaggio di “Oliveti”costituisce una “Villa Baronale”, poiché feudo di S. Liberatore a Majella, nel cui territorio è compresa anche l’attuale frazione Villa Reia di Cepagatti. “Villa Oliveti” sta, per “fattoria dell’Uliveto” e, anche per “villaggio dell’Uliveto”. Quale Uliveto? Il feudo appartenente a S. Liberatore si stendeva probabilmente fra le attuali frazioni di Villa Oliveti di Rosciano e di Villa Reia di Cepagatti.

.Una tradizione molto suggestiva di Villa Oliveti si svolgeva nel giorno dell’ Ascensione. Dodici statue di santi uscivano in processione fino ai resti della chiesa di S. Lorenzo e lì, su una grande spianata, erano poste in semicerchio, mentre ogni famiglia cui era stata affidata la custodia di un Santo doveva offrire un dolce ed un bicchiere di vino in segno di festa grande Se la processione non avveniva, però, l’offesa recata al Santo (S. Lorenzo) poteva scatenare cataclismi naturali. Si narra in proposito che allorquando non ebbe luogo il sacro rito, la statua di S. Lorenzo apparve miracolosamente nella spianata ed i Villesi dovettero riportarla di corsa nella chiesa parrocchiale e svolgere in gran fretta la processione onde evitare le ire del Santo. In verità sulla storia di Villa Oliveti ci sarebbe da aggiungere ancora un particolare, raccontato a chi scrive agli inizi degli anni Ottanta da una cara vecchietta spentasi poco tempo dopo, Donatella Scipione, alla quale era stato tramandato da altre persone e così di seguito. Si tratta di un rito purificatorio, simile a quelli che si svolgevano un tempo in gran parte dell’Abruzzo e che oggi si ricorda ancora con una particolare intensità a Civitella Roveto, nella valle del fiume Liri: all’alba del 24 giugno, giorno del solstizio d’estate legato dal cristianesimo al santo che battezzò Cristo, lungo le sponde del torrente Nora, nei pressi dell’antica chiesa di S. Michele, fedeli e pellegrini provenienti dalle contrade limitrofe si raccoglievano per bagnarsi in quelle acque che, secondo la devozione popolare, acquistavano poteri taumaturgici dalla mezza notte al sorgere del sole. Chi si bagnava “nella Nora” (nella parlata comune il nome del torrente è pronunciato al femminile, così come il fiume Pescara diventa “la Pescara”) era liberato da ogni male e si potevano stabilire anche vincoli di comparatico fra quanti si bagnavano insieme. Purtroppo, allo stato attuale delle ricerche e delle fonti a disposizione, nulla di tutto ciò può essere confermato, trattandosi, fra l’altro, di una testimonianza unica, finora senza riscontri. Non è inverosimile, tuttavia, che anche lungo le rive del torrente Nora, in una terra segnata così profondamente dall’influsso benedettino come il nostro “Olivetum” ed aperta a scambi culturali con altre località anche molto distanti grazie al Tratturo, potessero svolgersi in passato rituali magici - religiosi comuni, del resto, all’intera regione.

  (Panoramica di Rosciano)       (Un carro allegorico per il carnevale)

Rosciano: Clima e Dati Geografici

Altitudine
altezza su livello del mare espressa in metri
Casa Comunale 242
Minima 43
Massima 279
Escursione Altimetrica 236
Zona Altimetrica collina interna

Coordinate

Latitudine 42°19'29"64 N
Longitudine 14°2'49"56 E
Gradi Decimali 42,3249; 14,0471
Locator (WWL) JN72AH
Popolazione  31-12-2005 3190
 Densità per Kmq 111.2
Misure
Superfice 27,83 kmq
Classificazione Sismica sismicità media

Clima

Gradi Giorno 1.621
Zona Climatica (a) D
Accensione Impianti Termici
Paesi del Comune:  Collemezzano, Piano della Fara, Villa Badessa, Villa Oliveti, Villa San Giovanni 

Paesi limitrofi: Alanno, Cepagatti, Chieti (CH), Manoppello, Nocciano, Pianella


Sito internet ufficiale:  www.pungolonews.it;

www.villaoliveti.blogspot.com;

www.comunedirosciano.it

 

Comuni Limitrofi Distanza Residenti
Cepagatti (PE) 5,5 9.097
Turrivalignani (PE) 7,0 858
Nocciano (PE) 7,0 1.676
Manoppello (PE) 7,3 5.637
Scafa (PE) 8,0 3.987
Pianella (PE) 8,3 7.511
Lettomanoppello (PE) 8,7 3.090
Alanno (PE) 8,9 3.742
Serramonacesca (PE) 9,6 619
Casalincontrada (CH) 10,3 2.942
Catignano (PE) 10,6 1.540
Chieti (CH) 11,0 52.486
Moscufo (PE) 11,3 3.163
Abbateggio (PE) 11,3 420
San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE) 11,9 1.959
Roccamorice (PE) 12,2 1.002
Cugnoli (PE) 12,7 1.669
Roccamontepiano (CH) 12,7 1.965
Loreto Aprutino (PE) 13,5 7.615
Bolognano (PE) 14,9 1.269
UFFICI POSTALI
CAP Ufficio Indirizzo Provincia
65020 Abbateggio Madonna Dell'elcina 13 (via) PE
65020 Alanno E. Ruggeri 39/1 (via) PE
65020 Alanno 1 Santa Maria Del Carmine Snc (contrada) PE
65020 Bolognano Dei Colli 7 (viale) PE
65020 Castiglione A Casauria San Rocco 12 (via) PE
65020 Corvara Trappeto 5 (via) PE
65020 Cugnoli Roma 7 (via) PE
65020 Lettomanoppello G. Marconi 59 (via) PE
65020 Musellaro Centrale 43 (via) PE
65020 Pescosansonesco San Rocco 88/90 (via) PE
65020 Piano D'orta Provinciale 11 (via) PE
65020 Pietranico Umberto I 134 (via) PE
65020 Roccamorice San Pietro Celestino 13 (via) PE
65020 Rosciano Matteotti 7 (piazza) PE
65020 S. Valentino Abruzzo Citeriore Trieste 2/4 (via) PE
65020 Salle Iv Novembre 15 (via) PE
65020 Sant'eufemia A Maiella Roma 103 (via) PE
65020 Turrivalignani Martiri Marcinelle 1 (piazza) PE
65020 Villa Badessa Italica 4 (via) PE
65020 Villa Oliveti Colli 20 (via) PE
65020 Villa San Giovanni Della Vittoria 8 (via) PE

                   FARMACIA

Farmacia Berionni Snc Di Berionni Franco e Roberta
Contrada S. Antonio, 10
Telefono: 085-8505426;
Codice: 10815; Partita Iva: 01814980684
Lista Farmacie nei Comuni Vicini: Cepagatti (2), Nocciano (1), Turrivalignani (1), Manoppello (2), Scafa (1), Pianella (2), Lettomanoppello (1), Alanno (2), Serramonacesca (1), Casalincontrada (1), Catignano (1), Chieti (16), Abbateggio (1), Moscufo (1), San Valentino in Abruzzo Citeriore (1), Roccamorice (1), Cugnoli (1), Roccamontepiano (1), Loreto Aprutino (2), Bolognano (2), Collecorvino (1), Bucchianico (1), Torre De' Passeri (1), Pretoro (1), Civitaquana (1), Pietranico (1), Cappelle sul Tavo (1), Vicoli (1)

 

             DOTTORI

    ORARI DEI MEDICI PRESSO GALASSIA MEDICA 085974484

                        DOTTORE                                                               LUNEDI'         MARTEDI'        MERCOLEDI'    GIOVEDI'    VENERDI'

DOTT   BONAFEDE 3473776147 - 0858505441                             17                           -                         16                      14               18   

DOTT D'ASTOLTO 3386395701 - 0858505496                                -                           15                        19                      11               19

DOTT DE SIMONE 3683794502                                                      16                          -                         8.30                     8                 8  

DOTT MANTELLINI 3396218527                                                    8                           -                          15                      16                9   
DOTT PIERANTOZZI 3334087804                                                    -                          8                          8                       15               15
DOTT RAPATTONI 0859749180                                                     10                         10                        10                       -                 10
DOTT SANTUCCIONE 085974484 - 3386343181                           8                          15                     10/17                     8                15
DOTT SELLER 3386815454 - 085847469                                       15                         11                         -                       16.30           11

 

 

 

 

 

EDICOLA DI ROBERTO GRANDE 
Categoria: EDICOLA
Località Villa Oliveti - telefono 0858505182 - 65010 Rosciano PE

 

 

Bar Caffè Bar Belardi Dante 
Categoria: Bar e Caffè
Località Villa Oliveti - Via Colli, 16 - telefono 0858505133 - 65010 Rosciano PE

 



Bar Caffè Oasi del nora Ristorante Bar Residence
Categoria: Bar e Caffè
Contrada Coccetta - 65020 Rosciano PE



Bar Caffè Ristorante Segamiglio Venicio
Categoria: Bar e Caffè
Via Tratturello, 10 - Villa San Giovanni - 65010 Rosciano PE

 

 

PARRUCCHIERA - ESTEISTA MORENA
Categoria: Parrucchieri
Via Pescara, 2 - Villa Oliveti - telefono 0858505762 - 3470666494 - 65010 Rosciano PE

 

 

 

Parrucchiere Di Giovanni Nadia Parrucchiera
Categoria: Parrucchieri
11, VIA ROMA - 65020 Rosciano PE



Di Meo Remo Parrucchiere Uomo-Donna
Categoria: Parrucchieri
CONTRADA S. ANDREA - 65020 Rosciano PE



Parrucchiere Parrucchiera Segamiglio Silvana Stilista
Categoria: Parrucchieri
6, VIA ROMA - 65020 Rosciano PE

 

Pizzeria Zio Tom
Categoria: Pizzerie
Piazza Della Posta, 2 - 65020 Rosciano PE

 

Pub Birreria Bralè Pub
Categoria: Pub, Birrerie e Disco Pub
Località Villa Oliveti, Via delle magnolie, 1 - 65010 Rosciano PE

 

 

DI GIOVANNI DANTE
Categoria: ARTIGIANO - LAVORI IN FERRO E ALLUMINIO
Località Villa Oliveti, telefono 0858505295 - 65010 Rosciano PE

 

 

 

MOVIMENTO TERRA DI "DI GIOVANNI GABRIELE"
Categoria: LAVORI PUBBLICI E PRIVATI
Località Villa Oliveti, telefono 3924270919 - 65010 Rosciano PE

 

 

CENTRO IPPICO CENTURIONE HORSES
Categoria: IPPICA
Località Villa Oliveti, Via tratturo 49 - telefono 3477148197 - 65010 Rosciano PE

 

 

IMPIANTI IDROTERMO-SANITARI: FALONE UGO
Categoria: GAS CONDIZIONAMENTO IDRAULICA
Località Villa Oliveti, Via Tratturo, 37 - telefono 0858505737 - 65010 Rosciano PE

 

 

FRUTTA E VERDURA F.LLI BELLI CARMINE ED ANGELO
Categoria: FRUTTA-VERDURA
Località Villa Oliveti - telefono 347454948 - 330934233 - 65010 Rosciano PE

 

 

LA BOTTEGA DEL BUONGUSTAIO LELLINO&VILMA FIADONE
Categoria: PORCHETTA
Località Villa Oliveti, telefono 0858505191 - 65010 Rosciano PE - Via delle Betulle, 3

 

 

 

S.A.D. IMMOBILIARE
Categoria: IMPRESA EDILE
Località Villa Oliveti, telefono 3358115515 - 65010 Rosciano PE

 

 

 

 

 

 

IMPRESA EDILE FADIBA

Vendita immobili a Villa Oliveti - 3479567651

 

 

 

 

IMPRESA EDILE DI CAPODIFERRO

 

 

 

 
 

 

Ristorante Il Melograno
Categoria: Ristoranti
Contrada Tratturo, 22 - 65020 Rosciano PE

Ristorante Giardino Degli Ulivi
Categoria: Ristoranti
Contrada Tratturo, 61 - 65020 Rosciano PE

 

 



Ristorante Taverna Nova
Categoria: Ristoranti
C.da S.Andrea, 3 - 65020 Rosciano PE



Ristorante La Paesana
Categoria: Ristoranti
Contrada Lavatoio - 65020 Rosciano PE



Ristorante Fattoria del Contadino - Agriturismo-pernotto
Categoria: Ristoranti
Via Tratturo 60 - Villa Oliveti - telefono 0858505088 - 3934255909 -

65020 Rosciano PE



Oasi del Nora Ristorante Bar Residence
Categoria: Ristoranti
Contrada Coccetta - 65020 Rosciano PE

 

Bed and Breakfast Agriturismo Fonte Riccione
Categoria: Bed and Breakfast
Contrada Casalonga, 1 - 65020 Rosciano PE

 
 
 
 
 

- Sol all'ucchj nev alle jnucchj ( Sole agli occhi, neve alle ginocchia)

- Quand esc l'arcobalen tutt lu cil sa reseren (Quando esce l'arcobaleno tutto il cielo si rasserena)

- Quand l paper va alla marin pij lu sacc e va a lu mulin, quand l paper va alla muntagn pij la zap e va allu guaragn ( Quando le papere vanno verso il mare prendi il sacco e vai al mulino, quando le papere vanno verso la montagna prendi la zappa e vai verso il guadagno)

- Prim che t spus apr l'ucchj e spann ca n è callar ca sa rcagn (Prima che ti sposi apri bene gli occhi perchè non è pentola che si cambia)

- Marit e fij coma dij t le man, cuscì te le pij ( Marito e figli come Dio te li manda così te li prendi)

- Allu scagn, chi rid e chi piagn (Allo scambio chi ride e chi piange)

- Fij picc guaj picc, fij gruss guai gruss, fij maritat guai duplicat ( Figli piccoli guai piccoli, figli grandi guai grandi, figli sposati guai duplicati)

 

 

 

Raduno Nazionale del Käferfan Club di Pescara

 

 

 

VILLA SAN GIOVANNI - Il 16 e il 17 maggio a Villa San Giovanni presso la Piazza della Chiesa, si terrà il Raduno Nazionale del Käferfan Club di Pescara del vw air-cooled, per maggiolini, maggioloni e derivati.

Info: 3389836945 Francesco

 

 

 

 

 

 

La Paŋarda

In occasione della festività di Sant’Antonio Abate

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “LA PANARDA”

invita alla sesta edizione de

 

LU SANT’ANDONIE

 

Villa San Giovanni di Rosciano

SABATO 17 GENNAIO ’09

PROGRAMMA 

Ore 16.00: Sacra paraliturgia per la benedizione degli animali (piazza della chiesa)

Ore 20.00: (piazza nuova) ESIBIZIONE de

Gruppo “Sant’Antonio” di Tollo

“Le Santandunire” di Catignano

Gruppo “San Pasquale e dintorni” di Torrevecchia Teatina

Gruppo “Folclore di Sant’Antonio”  di Scagnano di Caramanico Terme

 

RIPRESE TELEVISIVE A CURA DE LU BARACCONE

 Seguiranno: PORCHETTATA E VINI ROXAN

AMBIENTE COPERTO E RISCALDATO, INGRESSO LIBERO

 

 

 

Villa Oliveti 9-10-11/08/2008

Festeggiamenti in onore di San Lorenzo, Sant’Antonio e Santa Chiara

 

 
 

In bici... per la vita 02/08/08

VILLA OLIVETI - ANCHE QUEST’ANNO GRAZIE ALLA VOSTRA COLLABORAZIONE, CI RIUNIAMO A VILLA OLIVETI PER UNA PASSEGGIATA IN BICI. OVVIAMENTE POSSIAMO PARTECIPARE TUTTI… MAMMA, PAPA’, NONNO, NONNA E SOPRATTUTTO NOI… BIMBI. SARA’ UNA GIORNATA DA NON DIMENTICARE. AH… DIMENTICAVO… VI E’ UNA PICCOLA QUOTA DI ISCRIZIONE CHE VERRA’ DEVOLUTA ALL’ASSOCIAZIONE PER LA RICERCA CONTRO IL CANCRO. QUOTA MINIMA € 5,00. PS: Per Info. Rivolgersi a Marco 346/5102262----338/4433109 14:30 - 15:30 - Incontro in piazza per le ultime iscrizioni 16:00 - Benedizione di tutti noi 16:30 - Partenza per la passeggiata 18:15 - Rientro in piazza, dove ci aspetta un bel rinfresco Vi aspettiamo numerosi! Marco Giansante

        

 

Festival della musica italiana a Rosciano!

ROSCIANO - Rosciano regala alla cittadinanza due serate il 28 ed il 31/07, con due importanti cantautori italiani di grande spicco: Cisco e De Gregori. Luglio sarà un mese caldo allo stadio comunale. L'evento è stato organizzato dal CRAM (Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo).

 

                  

 

 
 
06/07/08 Calcio e solidarietà: Il bambino più coraggioso
 
  
 
 
VILLA OLIVETI - In occasione di una manifestazione organizzata dall'associazione di volontariato, costituita a Rosciano dalla signora Anna Di Meo, per festeggiare la buona riuscita dell'operazione a Samuele, la società SSD Villa Oliveti ha organizzato un incontro contro l'ASD Montebello per assegnare il 1° Trofeo. L’incontro si è chiuso sullo 0 a 0, ma è stato assegnato ai rigori 4-5 per il Montebello. Tutta la cittadinanza è intervenuta alla festa il 6 luglio scorso. Dopo l'incontro, stand gastronomici e musica hanno allietato la giornata di beneficenza.
 
 
 
 
 
 
21 e 22 maggio a Villa Oliveti: festa di Santa Rita
 
 
                               
 
 
 
 
 
28/7/2008
a Rosciano (PE) presso il Campo sportivo comunale
 
 
 
 

Feste e tradizioni contadine

 

Appuntamenti nel nostro Comune

 

 

ROSCIANO(PE) - Le feste patronali sono uno dei momenti più importanti ed intensamente vissuti della comunità  paesana e rurale. Sovente, poi, alla devozione per i Santi Patroni si accostano le riproposizioni di antichi rituali tradizionali legati soprattutto ai vari momenti del calendario agricolo. Non è un caso, infatti, che le festività religiose nel territorio roscianese si svolgano a maggio e nelle settimane a cavallo tra agosto e settembre, cioè nell'ambito dei cicli delle "coste di maggio" e del "ringraziamento" di fine estate. Poco importa se il "sentimento" devozionale si sia notevolmente affievolito rispetto ad una volta. È naturale che le giovani generazioni, non più legate al "ciclo della terra", avvertano con maggior distacco forme e riti devozionali sorti e consolidatosi all'interno della cultura contadina. Tuttavia la festa permane come momento collettivo nel quale rinsaldare i propri legami con quella comunità in cui troppo spesso si risiede sì anagraficamente, ma non si vive. Se si interpreta in questo senso il rapporto con la festa, allora potranno passare anche in secondo piano forme inevitabili di globalizzazione, che cercano di trasformare ogni incontro in una sagra consumistica. Questo il calendario delle feste religiose nella comunità roscianese:

· seconda domenica di maggio: Volto Santo a Villa S.Giovanni

· 22 maggio: S.Rita da Cascia a Villa Oliveti (nella foto)

· 24 maggio: S.Eurosia, patrona di Rosciano

· 13 giugno: S.Antonio da Padova a Rosciano, ma da molti anni lo si festeggia tra agosto e settembre

· 9, 10 e 11 agosto: S.Chiara, S.Lorenzo e S.Antonio di Padova a Villa Oliveti

· terza domenica di agosto: B.V. Regina della Pace a Piano Fara

· 29 agosto: S.Giovanni Battista e S.Gabriele a Villa S.Giovanni, ma da una quindicina di anni non si festeggiano più

· quarta domenica di agosto o prima domenica di settembre: S.Antonio di Padova a Rosciano

· 8 settembre: Madonna Odighitria a Villa Badessa.

Nella società rurale maggio è un mese carico di ansie, non solo perché finiscono le scorte accumulate per l'inverno, ma soprattutto perché dal suo andamento meteorologico dipende il futuro del raccolto. Non a caso è ancora vivo nella memoria collettiva roscianese il riferimento alle "coste di maggie" , espressione che allude alle fatiche del lavoro nei campi ed a certi momenti di precarietà  economica che caratterizzano tutto il mese. Non è un caso, allora, la ricorrenza di determinate tradizioni religiose che scandiscono ed accompagnano la vita del mondo contadino roscianese, proprio perché grazie all'intercessione dei santi presso Dio si metteva al sicuro il raccolto da siccità e grandinate. Undici erano i momenti più significativi attraverso i quali i contadini roscianesi compivano una sorta di pellegrinaggio "propiziatorio":

· la Madonna della Libera a Pratola Peligna (prima domenica di maggio)

· S.Nicola di Bari (detto anche "S.Nicola a mare") il 7 maggio

· S.Michele del Gargano (l'8 maggio, spesso come tappa intermedia del pellegrinaggio a Bari

· il Volto Santo a Villa S.Giovanni (seconda domenica)

· il Volto Santo a Manoppello (terza domenica)

· S.Rita da Cascia a Villa Oliveti (22 maggio)

· S.Eurosia a Rosciano (24 maggio)

· S.Antonio di Padova a Rosciano (13 giugno)

· S.Lorenzo a Villa Oliveti (domenica dell'Ascensione o della Trinità)

· Ascensione a Rosciano (con le ceste di petali di papaveri rossi )

· S.Michele di Villa Oliveti all'alba di S.Giovanni (24 giugno).

Quattro erano i pellegrinaggi a piedi fuori dal paese che si compivano radunati in "compagnie" di devoti (Volto Santo di Manoppello, S.Nicola a mare, S.Michele del Gargano e Madonna della Libera a Pratola Peligna, ma per gli ultimi pellegrinaggi a Pratola fu utilizzato il treno), tre le benedizioni solenni dei campi di cui si abbia memoria certa: durante la processione del 13 giugno e dell'Ascensione a Rosciano e, soprattutto, durante la processione verso i resti della chiesa di S.Lorenzo a Villa Oliveti (benedizioni ai quattro punti cardinali del territorio).

 

Il sacro rito del compare a fiori! (24/06)



In realtà, nella storia non c’è mai stata una “famiglia” uguale a sé stessa, ma diversi modi di concepirla e la parentela liberamente acquisita con il grado di “compari a fiori” in Abruzzo e Molise, usanza quasi scomparsa poco dopo la guerra, ne è l’ennesima conferma. Infatti, ci si sceglieva per simpatia, profonda amicizia, per suggellare un affetto ricambiato. Cummàre mia cummàre ’n’ce dicéme mai male che, se male ce dicéme, a le ’mbèrne ce ne jiéme: “Comare mia comare, compare, nel caso fosse maschio, non parliamo mai male l’uno dell’altro che, se male parliamo, all’inferno ce ne andiamo”, era una formula recitata alla promessa di farsi compari. Il rito era simboleggiato da “Lu ramajiétte ” un mazzolino di fiori che veniva offerto, dopo accordo preventivo, il giorno di S. Giovanni e ricambiato, in genere, aggiungendo una spilla, una bottiglietta di profumo, un centrino, un fazzoletto ricamato, un paio di calze, una maglietta, il giorno di S. Pietro. Le piante usate erano quelle spontanee: fiore di sambuco, rosa selvatica, spiga di lavanda, avvolte in foglie di felci e, spesso, insieme ad un santino; il mazzetto veniva ornato con carta e spedito per mezzo d’un fratello - sorella più piccolo o amico. Quando il latore si presentava alla casa del promesso-a diceva: Chèste è lu ramajiétte che tt’ha mannàte… nominando l’interessato. L’usanza era seguita soprattutto da ragazzini dai dieci ai quindici anni, per lo più femmine, ma riguardava anche adulti o anziani ed era praticata in campagna e nei paesi; meno nei capoluoghi. Spesso ci si conosceva nello “Scàgne - aijùte”, aiuto reciproco, in occasione di lavori agricoli come mietitura, sarchiatura, etc. o durante i pellegrinaggi e s’aveva, normalmente, diversi compari a fiori, talvolta anche nello stesso anno, che, nel corso del tempo, potevano assommare a decine. Da Credenze usi e costumi abruzzesi di Gennaro Finamore: “S. Giovanni, consacrando i mutui affetti, li purifica, li esalta, ne fa delle parentele spirituali. Nella mente del popolo, quello del S.Giovanni è il comparatico per eccellenza, ond’è che, nel nostro uso, S.Giovanni è sinonimo di compare e di comparatico; e la violazione di siffatto legame, santo non men di quello stabilito coi sacramenti del battesimo, della cresima e del matrimonio, è ritenuta più che mai sacrilega e meritevole di terribili castighi”. Cummàre e ccumbàre, / Nghe Ssan Giuvanne care, / La féda che tt’attocche / Nne’ la huastà’, ca vjie a la morte. / Catenella, catenelle, / Nne’ la huastà ca vjie a le ’mbèrne..* (Palena - Ch).*Comare e compare, / con S..Giovanni caro, / la fede che ti tocca / non guastarla, che andrai a morire. / Catenella, catenella, / non romperla che andrai all’inferno.S. Giovanni cade quasi in coincidenza con il solstizio d’estate: quando la vegetazione è nel massimo rigoglio; entro una società che traeva dall’agricoltura l’intera ragione di vita. Da qui, tutta una serie di antichissimi riti propiziatori per divinità pagane sostituite, dopo lunghe resistenze e commistioni, da santi e madonne del pantheon cattolico; tra cui S. Giovanni. Il 24 giugno era dunque un giorno legato al culto del sole e, attorno a questa ricorrenza, la cultura popolare aveva creato tutto un mondo di credenze magiche, incantesimi ed evocazioni fantastiche: falò, fiaccolate, prodigi e responsi, riti di purificazione e legami di comparatico, sortilegi di streghe, raccolta di erbe magiche (es. iperico o erba di S. Giovanni); tanto che Shakespeare attinse a questo diffuso patrimonio nel dramma: “Sogno di una notte di mezz’estate”.

Nel calendario della Chiesa, il 24 giugno, giorno della nascita di San Giovanni, è una ricorrenza che non solo è memoria del santo ma è una vera solennità. Giovanni è il primo esempio di rettitudine, è colui che battezza con l'acqua in attesa di Colui che battezzerà con il fuoco. Ancora giovanissimo si ritira nel deserto, indossa una veste di pelle di cammello e si nutre di locuste e di miele selvatico. La sua rettitudine gli "costerà la testa" che re Erode donerà alla figlia Salomè. In alcuni paesi, il 24 di giugno è il giorno in cui i giovani creano tra di loro un legame, un vincolo indissolubile: il vincolo del camparatico. Si dà vita ad una parentela spirituale più forte di quella fisica e pertanto considerata sacra e non scioglibile.
Nella Marsica, sempre nel girono di San Giovanni, si rinnova un insolito vincolo tra gli abitanti di Bisegna e quelli di Trasacco che s'incontrano lungo le rive del fiume Giovenco, nei pressi di una fontana miracolosa dedicata a Giovanni Battista, qui compiono riti purificatori. Uomini e donne si bagnano nel fiume e alcuni di loro riempiono delle bottiglie con l'acqua taumaturgica della fonte che verrà utilizzata per curare le malattie della pelle e la scabbia. Il comparatico si rinnova con lo scambio di abbracci affettuosi e di mazzetti di fiori ornati con rami di rosmarino, di basilico, di menta e con l'immagine sacra del Santo. Dopo la messa, la statua del santo con il suo accompagnamento torna verso il paese. Giunti alle prime case la processione è accolta da un piccolo corteo che conduce la statua di Sant'Antonio. I due gruppi di fedeli si fondono e raggiungono la parrocchia dove unitamente alle cerimonie liturgiche inizia la festa.

 

Qui di seguito gentilmente concessi dall'Assessore alla  cultura Antonio Mezzanotte, alcuni pezzi di una pubblicazione del 2003 dell'Associazione "LA Panarda" di Rosciano sulle feste popolari locali:

 

 

LA FESTA DI SAN GIOVANNI

 

 

Sa n’à menute l’ora de lu mete

scappatene rane mj’ ca mo’ te tajie.

O San Giuànne che stai sopra ssu colle

vutte nu poche d’arji’ a capabballe.

La code de la holpe te’ lu pele

Gnora Patrona me’ purtem’a bbeve

e damme l’acque, ne’mme da’ lu vine,

damme na rama de truzzemarine.[1]

 

Narra il racconto popolare che all’alba del 24 giugno numerosi devoti, provenienti da Villa Oliveti, Rosciano, Cepagatti ed da altre località del circondario, si recavano  in pellegrinaggio nei pressi dell’antica chiesa di San Michele, uno dei tre edifici sacri che i monaci benedettini avevano edificato nel territorio di Villa Oliveti nei lunghi secoli in cui questa terra dipendeva dalla Grancia di San Liberatore a Majella, e che lì si bagnavano lungo le rive del torrente Nora (“la Nore”), poiché era credenza che quell’acqua avesse avuto poteri miracolosi e terapeutici fino al sorgere del sole. Non solo, ma le ragazze andavano di mattina presto nei canneti poiché si riteneva che la rugiada depositata sulle canne scosse avrebbe reso i capelli più belli e fluenti. Quando l’astro si levava al di sopra delle colline teatine (cioè da est, in direzione del mare), chi fosse riuscito a fissare lo sguardo nel disco solare senza procurarsi male agli occhi avrebbe visto la testa mozzata di San Giovanni grondante ancora sangue. Quella di San Giovanni Battista è una festività molto importante: la Chiesa ricorda la nascita del santo precursore del Cristo (un dies natalis ricorrente esattamente sei mesi prima della venuta di Gesù), mentre nelle tradizioni popolari, sulle quali si è poi innestato il senso religioso, si celebra il solstizio d’estate, cioè quel momento in cui il sole comincia a scendere l’arco che disegna in cielo dopo aver toccato, appunto, l’apice nei giorni precedenti il 24. Si tratta di un momento culminante della vita rurale: dei grossi falò accesi davanti le chiese o nelle aie delle masserie (i cosidetti fuochi di San Giovanni) alludevano al massimo splendore del sole e non è arduo scorgere una fase di quel culto del fuoco purificatorio che accompagna tante feste del mondo rurale, come S. Lucia, Natale, S. Antonio Abate e Pasqua. Purificati dunque lo spirito umano e le forze naturali attraverso il fuoco, il grano è pronto per essere mietuto ed il rito dell’acqua assurge ad una funzione benedittoria per il lavoro che si sta per iniziare: non a caso un proverbio recita “A San Giuanne la faucije ‘ncande, a San Pietre la faucije arrete”, alludendo al momento iniziale del raccolto ed a quello finale (il 24 ed il 29 giugno).  Nel mondo rurale roscianese vi erano poi altri due elementi naturali legati alla mietitura. Il primo è la stella Sirio, la più luminosa del nostro emisfero, chiamata in dialetto “lu Bbefocie” e che, levandosi a giugno poco prima dell’alba, indicava l’inizio del tempo della mietitura (come il mandriano che si alzava presto per recarsi nei campi con il carro trainato dai buoi); l’altro è l’usignolo, quel piccolo uccello, simile al passero e dal canto melodioso, che è possibile ascoltare nelle notti di giugno. Infatti, se prima dell’alba del giorno prefissato per la mietitura l’usignolo restava muto, ciò era interpretato come un presagio, poiché lasciava intendere che S. Giovanni si era svegliato dopo la sua festa e, adirato perché nessuno lo aveva avvisato della ricorrenza, si sarebbe vendicato con grandinate e nubifragi.  Si narra in proposito che un abitante[2] di Piano Ciero di Rosciano si trovasse come bracciante a mietere il grano nella Marsica, dalle parti di Celano. Il lavoro era molto duro e pare che il padrone fosse molto avaro, limitando al minimo le quantità di cibarie e bevande (le “chumberzijune” ed altro) per i lavoratori. Avvenne che il giorno successivo a S.Giovanni il sole picchiava inesorabile sui mietitori ed uno di questi, che chiese il fiasco prima del tempo, fu subito cacciato dal campo senza nemmeno il pagamento della mezza giornata di lavoro. Nessuno osava protestare, né avrebbe potuto, ma verso le tre del pomeriggio dalla gobba di Monte Velino si levò una nuvola bianca come la farina che cominciò a scaricare su Celano chicchi di grandine grossi come noci. Il raccolto era ormai perduto ed il padrone, disperato, correva al riparo pregando ad alta voce: “Oh San Giuanne, oh Madonne de Celane!” per far cessare il flagello. Ma i mietitori, nonostante che si trovassero ancora all’aperto sotto la pioggia e la grandine, in coro facevano il verso al padrone, gridando a squarciagola: “Ah Madonne de Celane!” e poi, piano per non farsi sentire da quello, “squaje pure le campane!”, auspicando, cioè, che la grandinata fosse talmente violenta da fondere persino le campane.


 

[1] M.C. Nicolai, “La Madre del Grano” in “D’Abruzzo”, a. XI, n. 46, pag.45

[2] Si tratta del mio bisavolo “Antonio Palumbo” (1874-1963), così come mi raccontava la buon’anima di mia nonna Angelina.

 

LA MIETITURA

 

Con queste brevi note è nostro intento svelare, in linee essenziali, i più evidenti significati antropologici che caratterizzano uno dei grandi appuntamenti collettivi della civiltà contadina, ossia la raccolta del grano, nelle sue varie fasi scandite dalla mietitura alla trebbiatura dei covoni. Appare opportuno, quindi, segnalare una pubblicazione di Elvira Nobilio, "Vita tradizionale dei contadini abruzzesi" (Olschki, Firenze 1962) che resta, nell’ambito antropologico regionale, uno degli studi più validi e accurati. Esemplari sono le pagine dedicate alla mietitura nell’area vestina, anche perché documentano, in tempi relativamente recenti (gli anni 40 del Novecento), strutture e comportamenti interpretabili come sopravvivenze di riti primordiali. "Nei mesi di giugno e luglio i braccianti agricoli e i contadini che non possono affrontare senza operai il lavoro della mietitura, vanno verso le due del mattino a fa’ piazza; si riuniscono, cioè, nelle piazze del paese per stabilire il contratto di lavoro che varia da giornata a giornata. (...) Nel caso in cui abbiano fatto molta strada, gli operai ingaggiati, all’arrivo, ricevono lu muccichelle, consistente in pane unto, o anche in pane e salsicce, o in pane e formaggio. Ha inizio poi la mietitura che è così regolata: vengono formate squadre di trenta mietitori al massimo. Uno di essi, il più capace ed il più svelto, detto il caporale, si pone a destra all’inizio della fila; dall’altra parte, a sinistra, si pone per ultimo lo staccone. Staccone significa giovane asino. Lu caporale guida la squadra; a lui spetta iniziare la nuova taglia da mietere e al suo ritmo di lavoro devono adeguarsi tutti gli altri. (...) Verso le dieci viene portata ai mietitori la colazione: baccalà, o anche uova e peperoni, o salsicce. A mezzogiorno, la patrone porta lu rimbizze: pane con formaggio o prosciutto. Verso le quattro e mezza di nuovo lu rimbizze; quando alfine si è lasciato di mietere, cioè verso le sette e mezza, vicino la casa e possibilmente su un tavolo, si mangia dell’insalata con prosciutto e pane. Il vino viene bevuto ad ogni pasto della giornata e, tranne che in quello che si svolge a lavoro ultimato, colui che deve avere per primo il fiasco è il caporale. È una regola a cui si tiene moltissimo e, ancora vent’anni fa, se vi si contravveniva, accadevano scene di violenza e addirittura ferimenti con le falci e uccisioni. L’acqua viene portata per primo allo staccone. - Lu povere staccone è sembre burlate - e ho potuto constatare come gli vengano diretti continuamente, intonati dal caporale, frasi di dileggio con allusioni lascive. (...) Quando la mietitura è al termine si ode spesso gridare: Daji che mmo l’acchjiappete la quàjie! A lavoro ultimato, un fascio di spighe, prese dall’ultimo covone o scelte tra le più belle nel corso della mietitura, viene appeso davanti la porta o messo in casa entro un vaso". Per quanto riguarda il grido dei mietitori vestini "Daji che mmo l’acchjiappete la quàjie" occorre precisare come esso rimandi ad una concezione ampiamente attestata nell’area culturale europea: che lo spirito del grano sia incarnato in un animale (molto spesso un volatile) e che sotto questa forma sia presente sul campo, dove possa essere preso ed ucciso. Si crede infatti che durante la mietitura l’animale fugga davanti ai falciatori, rifugiandosi nell’ultimo fascio di spighe. In quanto al mazzetto conservato tra le immagini sacre del focolare, fino a quando i suoi chicchi non saranno mescolati con quelli della semina, appare evidente che, come le spighe del santuario di Eleusi o il praemetium latino sul simulacro di Cerere, esso rappresenti la figlia vergine del grano, la divina Kore, sposa di Dite, signora del sottosuolo e delle ricchezze, e pegno di rinascita vegetale e del ciclico ritorno sulla terra.[1]

L’INCANATA

L’incanata è un comportamento rurale subalterno proprio dei proletari e sottoproletari della fascia bracciantile, verificato e studiato soprattutto in Abruzzo e, in genere, nei territori appartenenti all’antico Regno di Napoli. In Abruzzo prende il nome di “carella”, che secondo il De Nino deriverebbe dal fatto che i protagonisti del costume urlano come cani[2]. Fin dall’antichità i mietitori solevano gridare versi tragici e lascivi, con cui piangevano la morte di un amante, ne ricordavano le imprese erotiche e ne auspicavano il ritorno dall’oltretomba. I greci chiamavano questi lamenti “Maneros”, corruzione linguistica della formula egiziana “mââ ne hra” (vieni a casa) con cui, nel Libro dei Morti, Iside, invocava il ritorno di Osiride; oppure, riferendosi alle tradizioni dei Fenici, “ailinos” o, infine, per quanto riguarda i Frigi, “Lityerse”, in questo caso identificando il canto con il giovane principe ucciso sul campo da una squadra di mietitori[3]. Secondo il poeta Orazio, “i contadini del tempo antico, vigorosi e contenti del poco, quando ormai avevano riposto nei granai il frumento mietuto, con una festa davano ristoro al corpo ed allo spirito… Insieme ai compagni di lavoro, agli schiavi alla moglie fedele placavano la Terra con il sacrificio di un porco, Silvano con il latte, il Genio, che fa memori della brevità della vita, con fiori e con vino. Ebbe da ciò origine la licenza fescennina che profonde in versi alternati gli insulti rusticani. Codesta libertà, tollerata al ritorno di ogni estate, passò come un gioco innocente fino a quando, fattosi crudele, divenne aperta aggressione, entrando, senza che vi si potesse reagire, fin nelle case della gente dabbene[4]. Cicerone ricorda che questi episodi furono repressi già all’epoca delle Leggi delle XII Tavole[5] e, più tardi, Sant’Agostino parla ancora di “parole estremamente oltraggiose” connesse ai festeggiamenti dei contadini[6]. La Chiesa ed il potere, nei pochi documenti che è stato possibile reperire, rivelano il disagio dei ceti egemoni in presenza di un uso ritualizzato che occasionalmente metteva in crisi le strutture di potere e le divisioni classiste. In linea generale, la “riprovevole usanza”, il “costume barbarico”, i “modi disonesti” dei mietitori divengono motivo di repressione in provvedimenti che, per essere stati più volte rinnovati, si dimostrano senza efficacia reale. Numerosi Sinodi provinciali del XVIII sec., riferiti dal Di Nola[7], proibiscono, infatti, che in uno stesso campo mietano due giovani innamorati, che si festeggi con danze la fine del lavoro, che i mietitori si ritrovino insieme in qualche luogo per mangiare, cantare o ballare insieme, ecc.. Il potere civile seguiva di pari passo la legislazione repressiva di quello ecclesiastico e basti per tutti l’esempio di don Pietro di Toledo, marchese di Villafranca, vicerè di Napoli dal 1532 al 1553, che emanò una prammatica contro gli usi dei contadini durante la mietitura. La rinnovata minaccia di sanzioni penali nella legislazione ecclesiastica e civile dimostra che la costumanza continuava nel tempo. E di tale permanenza costituisce singolare documento la serie di decisioni che la teologia morale cattolica prendeva in relazione al problema, distaccandosi, con spirito di tolleranza, che rifletteva, del resto, la non modificabile situazione di fatto, dall’ostentato rigore delle leggi cadute nel vuoto. In sostanza, teologi come Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), fondatore della morale cattolica contemporanea, ritenevano sì che la parola oscena, come la bestemmia, costituisce peccato mortale, ma non lo è se è detta per ira o per gioco come sono solito fare i mietitori, i vendemmiatori ed i mulattieri.[8] All’incanata e all’uso di aggredire verbalmente i passanti nelle vicinanze del campo di grano, fa riferimento Gabriele d’Annunzio, nella celebre scena de "La Figlia di Iorio" (poi raffigurata nell’omonima tela da Francesco Paolo Michetti, esposta ora nel palazzo della Provincia a Pescara), quando Mila di Codra si rifugia sulla pietra del focolare di Candia per sfuggire alla bramosia dei mietitori, sebbene è da sottolineare che, come al suo solito, il Vate mistifica il cerimoniale estivo ed indebitamente esaspera taluni aspetti che nella realtà abruzzese non sarebbero mai riscontrabili. Benché una non vasta messe di lamenti e i plausi funebri raccolti in Abruzzo, non consentano, soprattutto per la parte musicale, comparazioni seriali, tuttavia la documentazione disponibile è sufficiente ad evidenziare il segno che identifica e sovrappone questi due livelli estetici e morali, apparentemente distinti e contrapposti. Nella carella riportata da Elvira Nobilio, diretta allo staccone, alla padrona e allo straniero che passa vicino al campo, la dimensione drammatica, quella erotica e quella sacrale sono unite entro un patos continuo e percepibile.

Caporale: O staccone! o signore! bass’e ttonno e ppulit’e nnett’e ssènza pennàcchjie! pulite bbene queste rane a cciò che lu patrone nn zi langne! facètiji fa la zitèlla come la vita di vòstra sorèlla!

Nu salut’a mme e nn’atr’a tte e nn’atre a llu patrone e nn’atre a lla patrone e ddiceme na parola a tutte la nòbbile combagnia:

Evviva Marie e cchji la crijò!

Tutti: Evviva Marie!

Caporale: Chji nn’à rispòste s’à rrubbate lu pane!

Caporale: E je rvènghe da monde e vvalle che nna visaccia sopr’a lle spalle! Piena di pòlvere e ppalle!

E nghji nu puston’arruzzinite e je e tte perdeme la vite!

Tutti in coro: Ah sasò! vi cchji jù! vi! A sasò! ih!

Caporale: E je rvènghe da Castèl del Monde, prima era prìngipe e mmo so’ conde! e mmo so’ calate in màssima fortuna, dendr’a lla calle e ssu a lli belluna!

Tutti: Ah sasò ecc...

Caporale: E ttu nghji ssa vèsta rosscia e je nghji sti caze turchjine!

tiret’a bballe ca ci facemi na fasscine!

Tutti: Ah sasò ecc...

Caporale: E je rvènghe da Monde Bbèlle nghji nu pare di vaccarèllee nghji lu pindone di melichjitongne ti dinghe na vòtte na ssa cionne!

Tutti: Ah sasò ecc...

IL CIBO

Come la carella anche il cibo, particolarmente abbondante e sottoposto ad una serie di prescrizioni e tabù, assolve a una funzione rituale e simbolica. Sopravvivenza di una religiosità cerealicola, propria delle culture agrarie, il cibo consumato sul campo dai mietitori, più che a norme igieniche e a necessità concretamente nutrizionali e di reintegro delle energie spese, necessità che pure la pesantezza del lavoro impone, risponde al principio di risolvere e trasferire, in una sfera attinente al Sacro, il rischio derivante dalla morte, per uccisione, del Grano. In questo senso l’eccezionalità alimentare della mietitura si pone specularmente di fronte a quella del Carnevale. In ambedue le occasioni la cultura contadina coniuga l’idea di morte e di Eros, individuando nella seconda due categorie simboliche: da un lato eros inteso come acme supremo del passaggio tra la vita e la morte, dall’altro eros vissuto come espressione eccezionale del basso. In questa prospettiva il consumo del cibo assume la funzione rituale di esorcizzare il timore del delitto e vincere il rischio della pena. Signora più che mai dell’abbondanza, ella stessa personificazione del Grano maturo, la padrona amministra il cibo della mietitura e della tresca preparando le varie scansioni del regime che, a seconda dei casi e dei luoghi, è lu sdijune o la culazione, le chumberzijune, lu rimbinze, la stozza, la rimbrenna, i maccheroni o le zite con la papera muta, i pollastri, le lattughe, le insalate di pomodori e turtarelli, ma soprattutto quell’inimitabile vino stumbrato o acquata, che è poi una densa bevanda, ottenuta mescolando una parte di vino cotto con cinque di crudo, e da allungare giudiziosamente con l’acqua[9].


 

[1] M.C. Nicolai, “Il caporale, lo staccone e la quaglia” in “D’Abruzzo”, a. XI, n. 46, pag.47.

[2] A. Di Nola, “L’incanata”, in “Scritti rari” a cura di I. Bellotta, E. Giancristofaro, Rivista Abruzzese, Edizioni Amaltea, 2000, vol. I, pag.79.

[3] M.C. Nicolai, “Canto di Morte, Cibo d’Amore” in “D’Abruzzo”, a. XI, n. 46, pag.48.

[4] Orazio, “Epistule”, II, 1, 139-155.

[5] Cicerone, “De republica” IV 10,12.

[6] S.Agostino, “De Civitate Dei”, VII, 21.

[7] A. Di Nola, op. cit., pag.112.

[8] Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, “Istruzione e Pratica pei Confessori”, pag. 173, Cap. IX, punctum 1.

[9] M.C. Nicolai, ibidem.

 

LA TREBBIATURA

 

Vogliamo tentare, a questo punto, di descrivere le fasi principali della trebbiatura qui a Rosciano, così come ce lo hanno riferito coloro che l’hanno vissuta da protagonisti. Immaginiamo l’intera lavorazione distinta in due momenti: un procedimento preliminare, nel quale sarà raccolta la materia prima (il grano), e la trebbiatura vera e propria. Il grano, come già ricordato, è tagliato con il falcetto (la faucije), e raccolto in manuppele (ogni “manoppele” è costituito da due o tre vrangate, ossia fasci di grano con le spighe rivolte tutte d’un verso). Con tredici o quattordici “manuppele” si forma nu cavallette: “le manuppele” sono sistemati a croce, con le spighe rivolte verso l’interno, facendo in modo che solo “nu manoppele” sia posato sul terreno in funzione di appoggio. Gli ultimi tre “manuppele” sono adagiati in maniera da fungere come tetto de “lu cavallette”. Questa procedura, naturalmente, è realizzata poiché il grano non è portato subito all’aia per la successiva lavorazione. Infatti, alla fine della mietitura vi è la fase intermedia della carrature o ammucchie: con il carro trainato dai buoi, “le manuppele” sono trasportati sull’aia della masseria o della casa colonica e lì sistemati uno sopra l’altro in modo da formare un grosso tumulo, la mucchia, appunto, che può assumere la forma di cubo (mucchia quadrata) o di cupola (mucchia a ove de paparone). Dal momento che possono passare anche dieci o quindici giorni prima che la trebbiatrice sia collocata sull’aia, la “mucchia” deve essere riparata dalla pioggia, utilizzando un telo o, più spesso, gli stessi “manuppele” opportunamente sistemati. Le macchine trebbiatrici erano possedute da pochi proprietari: per le campagne roscianesi si ricordano, tra gli altri, Maurine d’oro (Gagliardi), Dunate de lu Zuare, Don Ernesto D’Alfonso, lu Trappetare (D’Amico) di Villa Badessa, Peppe de Giurdane, Carl’Antonie di Carpineto, Zompafenestre di Pianella e Arist di Cugnoli. Finalmente, nel giorno stabilito, la “trebbia” è collocata sull’aia. Le più antiche macchine erano legate ad un trattore alimentato a carbone o “a testa calda”, tramite una cinghia di trasmissione. Al momento di incominciare il lavoro viene fatta suonare una sirena posta sulla trebbiatrice, accompagnata dal grido: Arrivàte! Una o due persone salgono sulla “mucchia”, sciolgono “le manuppele” e li gettano direttamente nella trebbia aiutandosi con un forcone (in epoca più recente, invece, il grano è posto su un nastro trasportatore). La paglia, separata dai chicchi di grano, è afferrata con l’alzapaglia e depositata a parte per formare un successivo cumulo, la serra. Quest’ultima è coperta con una intelaiatura di canne (la mannèlle) sulla quale si inserisce la spedeve, ossia un’erba di prato simile al grano, per formare un riparo contro le intemperie.

 

 
 
 
 
 
 
 

S.S.D. VILLA OLIVETI 1964

L'associazione, costituita a tempo indeterminato, non persegue fini di lucro. Essa ha per scopo l'organizzazione e l'esercizio di attività sportive dilettantistiche, la formazione e la preparazione di squadre nella disciplina sportiva calcistica, compresa l'attività didattica per l'avvio, l'aggiornamento e il perfezionamento della medesima attività sportiva nel quadro, con le finalità e con l'osservanza delle norme e delle direttive emanate dal C.O.N.I. Si propone anche di organizzare feste e attività ricreative insieme ai ragazzi del paese.

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      MATRICOLA FIGC – LND 919396  -  e-mail  pungolonews@yahoo.it

 
 
 

Associazione "Le Rose"

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Via Colli 1      65020 Rosciano (PE)  Tel.  xxx

 
 
 
 
 
 
           
 
In alto alcune immagini di Rosciano
 
 
Qui sotto la processione alla festa di Santa Rita a Villa Oliveti
 
                    
 
 
Il castello di Rosciano
 
 
                    
 
 
 
In basso alcune immagini significative di Villa Oliveti e Villa San Giovanni
 
( la festa a "li cull")
 
(il bicchiere di San Lorenzo)     (Chiesa di Villa San Giovanni benedizione degli animali)
 
  (la benedizione degli animali - Villa San Giovanni)  (la Chiesa di Villa Oliveti)
 
  (San Lorenzo)       (un vigneto)
 
 
(*)

L'autore dei testi

Antonio Mezzanotte nato a Pescara il 23 dicembre 1974, residente a Rosciano (Pe). Dopo aver conseguito la maturità scientifica presso il liceo scientifico statale "G.Galilei" di Pescara, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Teramo, laureandosi nel dicembre 2002 con una tesi in storia del diritto italiano sul tema "I catasti di Rosciano dal XVII al XIX secolo" (analisi storico-giuridica della documentazione catastale conservata nell'archivio comunale di Rosciano con riferimenti alla legislazione in materia catastale vigente nell'Italia meridionale dal periodo aragonese all'epoca napoleonica, corredata dalla trascrizione integrale del catasto 1677 e di uno stralcio di un catasto più risalente scoperto su una pergamena del 1637 conservata nell'Archivio di Stato di Pescara). Impegnato da diversi anni nella riscoperta e nella valorizzazione del patrimonio culturale roscianese, ha pubblicato:
- 1999: "Ad Castrum Rosciani, viaggio nella nostra storia", una prima monografia che, attraverso brevi schede, ripercorre le tappe della storia roscianese dal medioevo all'età contemporanea, con particolare riguardo ai beni architettonici e con un primo tentativo di censire le numerose fontane rurali presenti nel territorio;
- 2001: "Rusciane pahese me, tra poesia e folclore" (Ed. Rivista Abruzzese). Raccolta di poesie dialettali con note sulle tradizioni popolari roscianesi e con la trascrizione di una versione locale de "La leggenda di Sant'Alessio". Presentazione del prof. Emiliano Giancristofaro;
- 2002: E' curatore, insieme al prof. Vittorio Morelli, della ristampa anastatica di un documento del XVIII secolo: "Difesa per l'Università di Rosciano contra don Zopito de Felici Barone della Medesima" dell'avvocato Domenico Bracale, introducendo il testo con uno studio dal titolo "Profilo storico del territorio roscianese dal XVII al XIX secolo: il problema delle fonti e la Difesa di Domenico Bracale".
- 2004: "L'ultimo medico di campagna. Omaggio a Tullio de Fabritiis nel XX anniversario della scomparsa", una raccolta di testimonianze sulla vita e l'opera del dottor de Fabritiis, medico a Rosciano per 41 anni.

Ha pubblicato, inoltre, i seguenti articoli su riviste e periodici:
- 1995: "Rosciano: storia, arte, natura e tradizioni" (La Nuova Provincia di Pescara);
- 1995: "Un pezzo di Albania in Abruzzo" (La Nuova Provincia di Pescara);
- 1997: "Rosciano ed il Natale della memoria" (L'Officina);
- 2000: "Il culto di S.Antonio di Padova a Rosciano" (opuscolo, poi pubblicato su "Rusciane pahese me");
- 2001: "La chiesa di San Giovanni Gerosolimitano a Rosciano" (Rivista Abruzzese), con la trascrizione di un inedito testo del XVII secolo.
- 2001: "Appunti per un itinerario artistico di Rosciano" (Settembrata itinerante, XXIII ed.);
- 2003: "La mietitura, l'incanata, il cibo, la festa di San Giovanni, la trebbiatura nelle tradizioni roscianesi" (opuscolo della "1a Festa della Trebbiatura", La Panarda, Penne, luglio 2003).
- Collabora dal 1996 con il periodico d'informazione "L'Officina". Insieme alla Pro Loco di Rosciano è stato ideatore della Fiera di San Nicola, un primo tentativo di far conoscere al grande pubblico il centro storico medioevale di Rosciano. In qualità di Presidente dell'Associazione Culturale "La Panarda" di Rosciano ha organizzato incontri sulla storia e le tradizioni abruzzesi ai quali sono intervenuti diversi studiosi:
- 2001: "Feste e riti di Maggio" con la partecipazione del prof. Emiliano Giancristofaro;
- 2001: "Il ciclo di fine anno nelle tradizioni popolari abruzzesi" con la partecipazione del prof. Emiliano Giancristofaro;
- 2002: "L'Abruzzo nel Settecento" con il prof. Umberto Russo ed il prof. Vittorio Morelli;
- 2003: "Omaggio a Modesto Della Porta" con il prof. Umberto Russo, la prof.ssa Mira Cancelli e Massimo Arcieri;
- 2003: "Versi d'autore per un autunno paesano", rassegna di letture dedicate ai poeti dialettali abruzzesi, con la partecipazione dello studioso Massimo Arcieri;
- 2003: "Il cammino dell'arte: origini e contemporaneità tra leggenda e realtà", corso di storia dell'arte per adulti e ragazzi, con la partecipazione della prof.ssa Mira Cancelli.

Inoltre, riesce a recuperare una preziosa miscellanea di cinque inediti scritti datati alla seconda metà del XVIII secolo, contenenti controversie giuridiche tra famiglie nobili, città e paesi abruzzesi. Ha collaborato più volte con le scuole elementari e medie di Rosciano in lavori interdisciplinari sulla storia e sulla cultura rurale roscianese. E' stato promotore presso l'Amministrazione comunale di Rosciano della dedica di numerose vie del paese a personaggi storici locali. Dal 2003 è Socio della Deputazione Abruzzese di Storia Patria. Per informazioni: a.mezzan@tiscali.it