

Cerasa si dedica al golf
VILLA OLIVETI
- Poche parole, bastano le immagini, eccolo a Miglianico mentre impartisce lezioni ad una bionda niente male! Il calcio giocato oramai per lui è solo un ricordo, passa le giornate sui green della regione circondato da donne e giornalisti. Beato lui!



Scuola di ballo
Si
comunica che mercoledì 16 settembre presso la Scuola elementare di
Villa Oliveti si inaugurerà la riapertura dei corsi di ballo della stagione
2009/2010. Da quest’anno si dispone anche di una sala a Montesilvano in Via
Tibullo e l’inizio dei corsi è previsto per lunedì 21 settembre.
Caratteristica della scuola è quella di rivolgersi a persone di varie età, dai
giovanissimi ai meno giovani, al fine di accomunarli in
un unico obiettivo che è quello del
divertimento e della passione per il ballo.
La mania dei pattini in linea
Ecco dunque alcuni consigli a proposito dei pattini in linea (in-line skates).
La maggioranza assoluta ha quattro ruote; alcuni modelli "da gara" particolarmente costosi hanno cinque ruote. Qualche anno fa ho visto dei modelli a tre ruote (peraltro ruote molto grandi) ma erano non più che giocattoli strani, che non ho più rivisto in giro: per avere una decente stabilità occorrono almeno quattro ruote. Quelli a cinque ruote sono solo per professionisti "fanatici" il cui scopo è fare in meno tempo possibile un lungo rettilineo piatto e senza ostacoli. Ho visto anche dei modelli a due ruote (ruote piccole), ma sono modelli per acrobazie e tricks, non servono per andarsene in giro.
La velocità massima è direttamente proporzionale al diametro delle ruote, mentre l'accelerazione è inversamente proporzionale. I pattini in linea generalmente qualificati con "aggressive" hanno ruote molto piccole (e quindi grande accelerazione ma scarsa velocità massima; i modelli più venduti hanno ruote da 52 a 56mm circa) e sono usati per lo più sulle piccole piste, acrobazie sulle half-pipe, etc. Per il fitness vanno bene dai 70 agli 80mm circa. C'è da notare che quanto più sono grandi le ruote, tanto più è lunga la "slitta" di appoggio, e tanto meno sarà facile e comodo manovrare in spazi angusti o a bassa velocità (capirete: quattro ruote da 100mm significa oltre 40cm di "area occupata" longitudinalmente sul piede!).
La maggioranza dei modelli arriva fino a 80mm di diametro (ci sono alcuni che pur montando ruote da 80mm sono previsti per montarne da 84mm; ci sono altri, come il sopracitato Roxa Dragster, che montano ruote da 100 e 110mm). Un buon compromesso (buona velocità massima e accelerazione decente) per chi ama andare tranquillo su superfici lisce o su asfalto, è dai 74 agli 82mm. Per chi comincia, è bene non usare ruote troppo grandi; una volta presa buona confidenza coi pattini, si potranno montare ruote di diametro maggiore.
Più sono dure le ruote e meno assorbono le piccole asperità del terreno (non sempre ci capiterà di andare in giro su una pista perfettamente liscia, o almeno asfaltata). Il grado di durezza è il parametro indicato con una "A", in genere subito dopo il diametro delle ruote. Ancora per l'asfalto, un buon compromesso sulla durezza è tra 78A e 82A. Le più morbide che ho visto sono sui 75A; quelle da 82A cominciano già ad essere un pochino scomode su pavimentazioni "grattugiate" (personalmente ci ho fatto l'abitudine, ma non per tutti potrebbe essere così). Per superfici perfettamente lisce, si vedono in giro ruote durissime (84A, 85A).
No, è "ovale" o "tonda" la forma esterna (non guardandole di profilo ma di taglio); quelle "tonde" si prestano meglio ad acrobazie (poiché a qualsiasi angolo sta il piede, tocca terra sempre la stessa "quantità" di ruota: il che è ideale per curve e curvoni); quelle "ovali" sono ovviamente meglio per i rettilinei e per chi non esagera con le curve. Ci sono in giro perfino dei pattini con due ruote "tonde" e piccole davanti, e due ruote di diametro leggermente maggiore (e "ovali") dietro.
È un indicatore di quanto attrito hanno le ruote. Più è alto il valore e più è basso l'attrito dei cuscinetti. I pattini in linea che si trovano in giro hanno in genere ruote capaci di ABEC 5 o ABEC 7 e alcuni addirittura ABEC 9; quest'ultimo è quasi sempre di modelli di assai alta qualità. L'ABEC 1 è ovviamente la versione più economica (giocattoli).
Eh, già: ho provato con mano (e soprattutto con piede) la differenza tra un ABEC 3 e un ABEC 5 e... miseriaccia, quasi si vede a occhio nudo, ancor prima di infilare i pattini e andarci un po' in giro! (per fortuna le ruote sono sostituibili). Per cui suggerirei di considerare quelle ABEC 3 al più come "base per imparare", e di tenere successivamente presenti solo quelli almeno ABEC 5.
Perché "Rollerblade" è una marca, non un nome generico. È come dire "dammi uno Scottex" anziché "dammi un fazzolettino di carta" (sapevate che anche il "Ferodo" dei freni è un nome commerciale anziché un nome generico? e lo "Scotch" per definire il nastro adesivo, e tanti altri ancora). La Rollerblade ha i suoi stabilimenti in USA, ma ha da vari anni il suo quartier generale in Italia (prima era della Benetton, ora è della Tecnica Group). Li chiamo "pattini in linea" perché mi sembra che questo termine renda di più l'idea; se parli a qualcuno dell'in-line skating allora ti guarderà con aria a dir poco interrogativa...
Per i pattini dotati di freno (generalmente al piede destro), alzando la punta del piede destro (cosicché il freno che sta dietro il tallone tocca a terra e fa attrito). La Rollerblade ha sviluppato un freno particolare che non necessita l'alzare la punta del piede, ma non l'ho ancora visto dal vivo e quindi non posso giudicare.
Comunque, la domanda "come si fa a frenare?" dimostra che non avete mai fatto più di un metro con i pattini in linea: per frenare basta fare traiettorie non rettilinee (girare in tondo in poco spazio). Provare per credere! Sui miei Rollerblade ho anch'io il freno sul piede destro, ma non ho mai sentito la necessità di utilizzarlo.C'è in effetti qualcuno che ha inventato un freno che va per attrito volvente anziché attrito radente, permettendo frenate spettacolari in pochissimo spazio. Si tratta di un ruotino, montato su entrambi i pattini all'altezza del tallone: alzando le punte di entrambi i piedi, il ruotino tocca terra (ma senza lo stress dell'attrito radente, dunque senza sbilanciare il corpo) e costringe in frenata le due ruote posteriori.
Il risultato è eclatante: una frenata sul rettilineo da 100 km/h a 0 km/h in meno di 39 metri (praticamente quanto una Porsche).
Si tratta del "Flamingo" del SuperSkate della PSI, che a breve andrà in produzione.
Perché avendo pattinato con pattini in linea "normali" ed avendo fatto fatica con le ginocchia (ci si stanca a pattinare per più di un'ora!) vorrei provare a passare ai Roces per il loro sistema "Biomex" (brevettato, pertanto ce l'hanno solo loro). In quel caso la linea delle ruote non segue la linea esatta del piede, ma ha un asse leggermente incurvato verso l'interno, che segue più naturalmente i piedi quando le ginocchia sono leggermente piegate e in tensione (fattore soggettivo: dipende evidentemente dalle abitudini dei tuoi piedi). Il design dei pattini col Biomex della Roces tiene conto di questa caratteristica.
Inclinando leggermente l'asse di un piede (per cui le ruote toccano terra ma non scivolano) e trascinandosi sullo stesso (cioè posizione a "T" dei piedi): manovra non proprio semplicissima per chi sta appena cominciando ad imparare.
Ugualmente, "dondolandosi" sui piedi, ci si mette subito in movimento: è la cosa più facile (e quella da imparare il primo giorno).
Cominciare a pattinare è facilissimo: basta saper "dondolare" e tenersi in piedi (cosa che si impara nel corridoio di casa in meno di una serata); le difficoltà vengono dopo - salire su uno scalino senza fermarsi, oppure frenare "con i piedi a T", non sono cose che s'imparano automaticamente. Per imparare è bene guardare cosa fa chi sa già pattinare. Ognuno ha il suo stile; chi con le ginocchia piegate, chi (purtroppo) con le gambe irrigidite, ma guardare per qualche minuto da vicino come pattina qualcuno è certamente la miglior lezione teorica che potete avere.
Dopo aver imparato a stare in piedi (!) deve imparare a... "ondeggiare", a "ballare" tra un piede e l'altro. Nessuno me lo ha insegnato: l'ho appreso in quei primissimi cinque minuti della mia vita in cui indossavo i pattini in linea (alla faccia di chi dice - per lo più per manifestare la propria ansia - che sia difficile imparare a pattinare). L'equilibrio è facile mantenerlo quando si è fermi o a bassa velocità. L'importante è che le gambe "capiscano" che pattinare è come camminare: ad eccezione di quando si è fermi o a bassa velocità, una gamba è "in tensione" (schiacciando il peso verso terra) e l'altra è "in dinamica" (magari staccata da terra). È come "spazzolare" la traiettoria una volta col piede destro, e una col piede sinistro, col vantaggio che quando si "stacca" un piede lo si può girare per cambiare direzione. Tipicamente la gamba "stacca" e riporta il piede verso il centro, per poi "riattaccare" e schiacciare verso l'esterno (mentre l'altra gamba "stacca"). È come imparare a guidare l'automobile: i primi giorni si è imbranati e concentratissimi (per eseguire tutti i movimenti secondo regolamenti e consigli pratici), poi ci si "abitua" e si riesce a guidare parlando e ascoltando la radio: una questione di "educazione", insomma.
...mentre noi non possiamo farlo (è proibito dal codice della strada, e per giunta c'è la mentalità che chi pattina è poco meno che un pirata della strada).
In compenso possiamo pattinare sulle piste ciclabili (laddove ci sono), come da testo approvato dal Senato l'8/3/2001 (G.U.31/3/2001, art.2 comma 1 lettera DD, "pattini a rotelle, nonché tavole a spinta, possono circolare nelle piste ciclabili, con l'obbligo di osservare il comportamento prescritto per i pedoni").
In USA i pattini in linea sono considerati alla stregua di una bicicletta (con tutto ciò che ne segue: dare precedenza, rispettare i semafori, etc). In Italia no. Non dovremmo lamentarci troppo, visto che - almeno dalle mie parti - tutte quelle salite, discese, traffico, strade strette, sono davvero pericolose per chi pattina...
Pertanto il primo problema non è "scegliersi i pattini", ma "trovare uno spazio sicuro e tranquillo per pattinare"!!! Villa comunale, piste ciclabili (che non attraversino strade), parchi, etc, e devono essere perfettamente pianeggianti (i principianti si scoraggiano con le salite e potrebbero pasticciare con le discese non banalissime), devono essere poco trafficate (la villa comunale, di domenica mattina, pullula di pensionati, carrozzine con bambini, cani imbranati, bimbi in bicicletta, etc), sufficientemente lisce (sconsigliatissimi i tratti polverosi, acciottolati, etc) e dove si è certi di non disturbare (non è per niente divertente farsi cacciare a pedate dalla vigilanza che pensa che siate lì per fare spionaggio industriale).
Si tratta solo di nomi commerciali; quelli "aggressivi" sarebbero quelli "da strada", cioè con ruote piccole, cioè con molta accelerazione, per acrobazie; quelli "fitness" sarebbero invece quelli con ruote grandi ("grandi" è un concetto relativo; in commercio pare indicare almeno 70mm di diametro), che pertanto hanno meno accelerazione ma permettono una maggiore velocità (quelli a cinque ruote permettono ancor maggiore velocità). Non ha molto senso comprare quelli con ruote piccole per il "fitness" poiché ci si stancherebbe più velocemente. Peraltro da parte mia penso che non ci sia bisogno di fare evoluzioni acrobatiche (e a rischio di cadute) per divertirsi e fare un po' di moto.
Quelli da "corsa" hanno le ruote molto grandi (90mm e oltre), hanno poca accelerazione, ma reggono bene la velocità (chiaramente su tracciati lisci almeno quanto l'asfalto).
Carissimo, finché ti funzionano le gambe, non c'è mica stabilito un limite di età o una quantità minima di acrobazie da eseguire! E poi non è mica obbligatorio vestirsi come scaricatori di porto squinternati, coi jeans larghi come gonne a campana ottocentesche (e col cavallo all'altezza delle ginocchia) e massacrare pattini da duecento-trecento euro solo per far vedere di appartenere alla categoria dei figli di papà... Pattinare serve a divertirsi, non a fracassarsi le ossa o a sprecar soldi. E il ricovero per i sopracitati tizi è per lo più in manicomio o all'asilo infantile; l'associazione ai "graffitari" che imbrattano muri con gli spray è puramente per ragioni commerciali (a quel negoziante interessa vendere, non interessa mica educare alla civiltà i propri clienti!).
...e se hai notato bene, i pattini hanno assorbito benissimo l'urto; per giunta quei graffi e quello sporco danno ai pattini un'onorevole aura di "vissuto", di "esperienza" (in senso positivo). Complimenti! Hai finalmente scoperto che sei più fragile tu che i tuoi pattini, e che anche una piccola caduta può lasciarti un piccolo fastidioso "ricordino" ai polsi per parecchie settimane. Quando si cade, quasi sempre ci si ripara istintivamente con le mani: ecco perché insisto che le polsiere sono la protezione migliore.
Guarda, gli ultimi giorni li ho passati proprio a sconsigliare i pattini ai... bambini - c'è troppa gente che pensa che basta comprarli per saperli usare senza cadere mai. E ho risposto sempre che se uno non ha almeno 12-13 anni, non è il caso di provarci.
Per i pattini, segui la solita "scaletta" di operazioni e verifiche:
- identifica qualche posto dove puoi pattinare comodamente (villa comunale, cortile di dove abiti, etc): senza auto, senza mamme con carrozzine, senza gente che gioca a calcio, etc.
- decidi quanto vuoi spendere; fino a 70-80 euro "economico"; da 70-80 a 120-140 "lusso"; oltre i 140-150, "esagerato" (per imparare non è il caso di spendere troppo). Se ne trovano usati anche a 15-20-25 euro, ma vai un po' "a fortuna", perché c'è gente che li usa una sola settimana (e dichiara di averli usati solo una mattinata) e riesce a sfasciarli per bene (sembrano nuovi e invece hanno una ruota che non tocca terra, oppure un asse storto, oppure una che sembra "troppo frenata" e non scorre liscia, oppure più ruote difettate... c'è gente che a comprarli usati ci ha trovato residui di cacche di cane sulle ruote, oppure le scarpette ancora zeppe di sudore marcio dei piedi del primo proprietario, etc).
- per cominciare, basta trovare un modello decente per non correre troppo (dunque ruote da 70 a 78mm, non di più). Ti eserciti nel corridoio di casa (i muri ti faranno da sostegno); quando saprai "camminare" potrai passare al cortile, dove imparare a girare, fermarti, etc. Poi si può passare a qualcosa di più "difficile" (il parco, la villa comunale, etc).
Questo significa che i pattini sono stati usati molto (e male), poiché in condizioni normali le quattro ruote girano "lisce" e toccano tutte contemporaneamente a terra allo stesso modo. Può succedere, per esempio, se si va a sbattere contro un muretto o marciapiede: sull'asse della ruota anteriore finisce tutto l'urto. La cosa comica è che quando le ruote sono disallineate come dici tu, diventa apparentemente più facile fare le curve tenendo pestati entrambi i piedi verso terra. Direi comunque che se il "disallineamento" non è drammatico, ci si può ancora divertire parecchio (c'è gente che li mette così di proposito; questa caratteristica mi pare venga detta "Rockering"; altri usano addirittura la prima e l'ultima ruota con un diametro di uno o due millimetri inferiore a quelle centrali).
Altrimenti, mano al chiavino esagonale e sostituiamo gli assi piegati o le ruote consumate. In ogni caso, anche se uno non li stressa troppo, ogni 12-18 ore di utilizzo le ruote vanno ricontrollate tutte, ed eventualmente cambiate di posizione...
Nota: ho risposto anche in quest'altra pagina.
Sinceramente, anche se in giro ho visto parecchi bambini "a otto ruote" (anche abbastanza bravini), sconsiglierei l'uso dei pattini in linea. Sia per motivi psicologici (la prima brutta caduta farà forse più male a livello psicologico che al fisico) che per motivi pratici (i bambini non hanno mica il controllo delle gambe di un adulto, anche se apparentemente sembrano cavarsela bene).
C'è poi quella triste moda dell'appioppargli il casco, trascurando il fatto che la prima protezione sono le polsiere: nove cadute su dieci si "atterra" sulle mani, e non è bello avere un polso dolorante per due mesi per una banalissima cadutina; in secondo luogo vengono gomitiere e ginocchiere. E poi, sempre per i genitori, spendere una barca di soldi per pattini e protezioni, trovare un posto per pattinare, assistere alla prima caduta e mettere a raccogliere polvere l'attrezzatura usata solo una volta, non dev'essere molto allegro (specie se l'idea dei pattini era venuta ai genitori anziché ai figli... e sempre che per questi ultimi non si tratti di una infatuazione passeggera infantile dopo aver visto il cartone animato dell'eroico pattinatore che grazie alla pattinata iperacrobatica salva il mondo). Insomma, per i bambini è meglio la bicicletta, molto meno rischiosa perché molto meno "eroica". Quando sarete sicuri che hanno abbastanza fiato, abbastanza controllo delle gambe, abbastanza decisione (piuttosto che "infatuazione per i pattini in linea"), allora potrete (potranno!) cominciare a pensarci.
Secondo me, se ti poni questa domanda, farai bene a cambiare sport e passare a qualcosa di più acrobatico e pericoloso, per esempio il gioco degli scacchi... magari ripensando a quando hai chiesto ai tuoi di comprarti una bicicletta per andartene scorrazzando in giro per il parco, e all'assunzione di un professore di biciclettismo molto famoso, che con un corso teorico/pratico di sole centosedici lezioni da novanta minuti ciascuna...
Come già detto più volte, pattinare è piacevole solo finché non diventa pretesa di diventare campioni di acrobazie spericolate (e per giunta fin dal primo giorno).
Ho cominciato a pattinare a gennaio 2006 e fino ad oggi ho collezionato solo due piccole cadute (non "rovinose": non mi si è neppure sporcato un po' il pantalone), in entrambi i casi perché volevo strafare salendo uno scalino in velocità. È come per i tuffi: se non te la senti, tìrati indietro; non è come al biliardo, dove "chi osa vince"; finché i pattini non suonano "familiari" alle gambe, non è il caso di tentare dicendo "speriamo bene".
Devo anche aggiungere che d'inverno (quando ho cominciato a imparare) ho pattinato anche col cappotto (oltre che con lo zaino in spalla).
Sento talvolta dire che le cadute sarebbero "necessarie" per imparare, ma questo mi sembra un "farsene una ragione" da parte di chi ha voluto strafare fin dal primo giorno. Da parte mia, per le prime uscite coi pattini non ho mai preteso di far nulla di eccezionale. La familiarità coi pattini, cioè l'abituarsi a "pestare" su un piede alla volta, è venuta fuori nelle prime 3-4 ore totali di pattinaggio; la velocità decente (cioè riuscire a stare in linea con una persona che proceda a piedi a passo sostenuto) è venuta naturale dopo altre 8-12 ore totali di pattinaggio; il salire sullo scalino (salire sul marciapiede senza fermarsi, ma a velocità non sostenuta, di "taglio" a 45 gradi, non direttamente) pure è stato abbastanza facile dopo altre 4-6 ore totali. Sono lentuccio a imparare, eh? Ma non avevo mica tanta fretta di diventare un "campione"! (per questo vado a pattinare dove nessuno mi conosce!) :-)
Lezione 1: l'equilibrio sui pattini
Benvenuto alla prima del nostro ciclo di lezioni per imparare a pattinare: ripeteremo a fondo tutti i passi che portano una persona che si mette per la prima volta i pattini a diventare un pattinatore abbastanza esperto.
Ma prima un paio di cose fondamentali:
- Sai che esistono le protezioni?: usale. Ogni volta che giochi con il tuo equilibrio c'è il rischio di cadere.
- Sai come si infilano i pattini?: è importante stringerli bene in modo che seguano il tuo piede durante il percorso. Spesso dopo i primi 10 minuti è necessaria una seconda stretta perchè la scarpetta si allarga!
Ma ora bando alle ciance, e cominciamo con la prima lezione.
Equilibrio
Devi sapere che prima di muoverti devi imparare a stare fermo: se in questo momento ti trovi di fronte al computer, infilati i pattini che la lezione comincia ora.
ESERCIZIO 1: posizioni
Per prendere maggiore confidenza con il mezzo 'pattino' prova ad eseguire le seguenti posizioni indicate nelle foto, cercando di copiarle fedelmente (non innovare, ma imita) e restando il più possibile fermo.
Se non riesci a stare fermo sul pavimento prova il cosiddetto 'parto nell'acqua', ovvero vai su un manto erboso (dove le ruote non scivolano) e prova le posizioni. Inoltre prova a camminare sull'erba, sempre dove le ruote non scivolano, per renderti conto che stare sui pattini non è proprio così difficile.
Se sei in casa, metti i piedi con tutto il pattino dentro delle buste: le ruote resteranno bloccate!
Se sei riuscito a compierle tutte, possiamo andare avanti: non sottovalutare l'esecizio precedente perchè ti aiuta veramente molto a capire a che punto sei con i pattini, evitandoti di fare brutte cadute quando sei fermo e comunque a non doverti aggrappare ai pali o cose del genere per mantenere una posizione stabile.ESERCIZIO 2: Movimenti laterali
Per muoversi dove ci sono salite, discese o terreno accidentato, il metodo più sicuro per un principiante è quello degli spostamenti laterali con i piedi paralleli.
I piedi dovranno restare di traverso rispetto all'eventuale discesa (o salita), altrimenti le ruote cominceranno a girare!
Per eseguire l'esercizio, resta a gambe aperte con le ginocchia piegate e che spingono in fuori, poi chiudi e riapri velocemente per ritornare nella posizione a gambe aperte, come mostrato nel video.
A questo punto, se riuscite a mettervi di traverso rispetto ad una discesa o a una salita, utilizzando questo movimento dovreste muovervi senza far rotolare le ruote.
ESERCIZIO 3: oscillazione
Devi sapere che i pattini più stanno piantati a terra e più c'è possibilità di cadere. Paradossalmente per non cadere dovresti avere sempre un piede per aria, per metterlo avanti in caso di perdita di equiibrio.
L'esercizio che ti consigliamo ora è quello del movimento "a pinguino", ovvero tenendo le gambe leggeremente piegate e larghe quanto i fianchi, con i piedi paralleli, bisogna spostare il peso da una gamba all'altra. Il bacino si porterà via la gamba che non ha peso. L'esercizio è equivalente al far dondolare una sedia!
L'esericizio del pinguino è molto utile per aumentare la tua stabilità, e ci servirà nel corso della prossima lezione.ESERCIZIO 4: Posizione stabile su terreni lisci
A questo punto devi essere sicuro di saper stare fermo in piedi su un terreno liscio, e non su un terreno dove le ruote sono blooccate!
Ragioniamo un attimo: se metti i piedi in posizione parallela una qualsiasi discesa, anche lieve e "invisibile", potrebbe farti prendere velocità. Pertanto sarà opportuno mettersi in una posizione che impedisca questo prendere velocità!
La posizione di salvezza è generalmente
- Spalle alla discesa: è naturalmente più facile opporsi alla discesa se gli diamo le spalle.
- Talloni uniti e punte divaricate a quasi 90°: in questo modo anche se un piede si trova in discesa, l'altro lo blocca. Se invece entrambi i piedi sono in discesa, l'unione dei talloni bloccherà ogni eventuale partenza indesiderata dei pattini.
- Piedi sulla parte esterna: altrimenti il baricentro si sposta avanti insieme alle ginocchia e tendiamo a partire in avanti.
Prova ad eseguire ancora tutto quello di cui abbiamo parlato: è poca roba, da fare in casa (anche perchè fare le posizioni strane all'aperto è un pò da matti) ma DEVE ESSERE CAPITA.
ESERCIZIO 5: Girare su se stessi
Il passo successivo è quello di restare il più possibile coi piedi a 90°, sollevare prima una gamba poi l'altra in modo da realizzare uno o due giri su te stesso, prima in un verso e poi nell'altro.
Teoricamente se metti i piedi bene, potresti realizzare questa cosa anche
in discesa!
La cosa importante da ricordare durante le rotazioni sul posto in discesa è
di mettere sempre un piede che si opponga alla discesa, e quindi evitare le
posizioni a piedi paralleli alla direzione della discesa, come possiamo
vedere nel seguente video.
Nel seguente video è evidenziato quello che NON si deve fare: fermare la
rotazione quando i piedi sono paralleli alla discesa, che altrimenti vi si
porta via!
Lezione 2: muoversi coi pattini
In questa lezione imparerai a muoverti, non come dei grandi campioni ma almeno a deambulare: solo nelle prossime imparerai a chiedere di più a te e ai tuoi pattini.
Andare Avanti
Gli esercizi possono ora essere eseguiti sia all'aperto che in casa: in quest'ultimo caso mettiti a pattinare vicini al divano, in modo da essere pronto ad appoggiarti in caso ne avessi bisogno. Comunque se hai seguito la lezione precedente non dovresti avere problemi di stabilità, visto che hai una certa confidenza col mezzo.
ESERCIZIO 1: oscillazione e movimento
Partiamo con un esercizio facile facile: ti ricordi il video dell'altra volta sull'oscillazione? Bene, guarda il seguito del video, che mostra come ci si muove oscillando.
Cosa è cambiato dal primo esercizio di oscillazione?
Semplicemente si sono portate all'esterno le punte dei piedi: questa cosa
permette al peso del corpo di far muovere in avanti il pattino, poichè
aprendo le punte si lascia un vincolo di libertà nella direzione a 45°, dove
il peso del corpo si infila per spingere.
Quando ti senti abbastanza sicuro su questo esercizio, non ti resta che
provare a farlo su una superficie piana, partendo dall'osciallazione da
fermo e aprenjdo le punte, per notare che "magicamente" il corpo si muove in
avanti!
L'oscillazione, ovvero l'alzare il piede, permette di non allargare troppo
le gambe, riportando ogni volta il piede che aveva dato la spinta.


Se lo hai
fatto hai guadagnato molti punti in stabilità e controllo dei pattini,
quindi possiamo andare avanti.
Nota però che questo metodo non è efficace, perchè manca di velocità; dato
però che alla fine ci si muove con una certa disinvoltura, ed inoltre si
gioca permanentemente con l'equilibrio, è consigliato farsi perlmoeno una
decina di chilometri con questo metodo prima di proseguire.
ESERCIZIO 2: spinta alternata
Adesso cominciate a oscillare su voi stessi con i piedi paralleli, come nella scorsa lezione, dopodichè aprite le punte dei piedi e oscillando cominciate a darvi un pò di spinta per 3-4 oscillazioni, poi rimettete le punte in posizione parallele e rallentate, poi spingete, rallentate, spingete, rallentate....
ESERCIZIO 3: i tuoi primi 10 chilometri
Ecco quindi i
compiti per oggi:
Dopo aver fatto il tuo bel primo esercizio a casa, buttati al parco, al
Pincio o dove ti pare e fatti i tuoi 10 chilometri di passeggiata cercando
di usare sia il primo che il secondo esercizio: inizia lentamente e cerca
negli ultimi due chilometri di mantenere una velocità costante: non
andare via finchè non avrai imparato ad andare avanti!!!
Ricorda:
IMPARARE UNA COSA AL GIORNO: OGGI E' TEMPO DI IMPARARE AD ANDARE
AVANTI!!!
Ti consiglio di guardare avanti quando avrai capito il
movimento: ti distrarrai così dal tuo corpo che inizierà da solo a muoversi
nel modo corretto. !
Lezione 3: la posizione di base
Una corretta posizione durante l'andatura aiuta
a non pensare continuamente alle asperità della strada, ma guardare alto e
in questo modo divertirsi di più, migliorare le traiettorie e, in
definitiva, migliorare le sensazioni positive sul mezzo.
Ma qual'è la posizione migliore?
UN PIEDE AVANTI E UNO INDIETRO: la conoscenza di questa posizione è a
dir poco fondamentale per chi vuole pattinare: non tanto perchè la spinta ne
risulta migliorata o cose del genere, quanto per l'effettiva stabilità che
dà questa posizione. Se infatti tenessimo i piedi paralleli un qualsiasi
ostacolo ci farebbe precipitare in avanti con la testa, come illustrato qui
sotto.
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La posizione
giusta invece è con un piede avanti e uno indietro, per non far bloccare
contemporaneamente le ruote e tenere leggere, le punte per farle sollevare
alla prima asperità del terreno.
Quanto devono essere larghi i piedi? Poco meno dei vostri fianchi.

Come sono messi i piedi? Pensate di consumare la parte esterna delle
ruote. Ci sono un milione di motivi per farlo, senza che li stiamo a
spiegare fatelo e basta.

Quanto devono essere distanti longitudinalmente? Circa 3-4 ruote.
Come distribuire il peso? Fate conto di mettervi seduti.

Una piccola nota sulla posizione: non fatevi fregare, la vera posizione di
un pattinatore non esiste !!!
Non è scritto da nessuna parte che dovete stare piegati come degli imbecilli
per pattinare. Il nostro sport è soprattutto comodo, quindi assumete la
vostra normale posizione in piedi e pattinate. Quando dovrete piegarvi sarà
il vostro corpo a chiederlo, e quindi vi verrà naturale e senza che ve lo
dica nessuno, ma questo non avviene di certo quando pattinate in piano.
Una volta diventati esperti, la posizione di base sarà "nascosta" dentro la
vostra posizione personale.
Una volta capita la posizione di base, possiamo cominciare con qualche
esercizio.
ESERCIZIO 1: mettere la posizione da fermi
partendo dai
piedi paralleli, alzate un piede e mettetelo avanti, alla distanza e
larghezza spiegate prima.
Poi scendete col sedere e contemporaneamente tirate in fuori le ginocchia
per consumare la parte esterna delle ruote.
Fatto ciò, ritornate in posizione coi piedi paralleli e ripetete l'esercizio
finchè non diventerà istintivo.
ESERCIZIO 2: mantenere la posizione in movimento
Dopo esservi dati 3 spinte (con il metodo dell'oscillazione spiegato nella scorsa lezione) mettetevi a piedi paralleli per 2-3 metri, e poi passate alla posizione di base finchè non vi fermate.
ESERCIZIO 3: Alternare spinta e posizione
Ripetete più volte l'esercizio di base. La bravura sta nell'alternare il più spesso possibile la posizione di base con la spinta e viceversa.
In seguito provate l'efficacia deella posizione base su degli ostacoli:
vanno bene tombini, buchette, tratti sterrati, le scale di Piazza di
Spagna...
Nota sull'uso della posizione di base: abusatene! La posizione di base sarà
utile in tutto quello che fate, ed è la posizione migliore che si possa
trovare, sia che stiamo andando avanti che se andiamo indietro, insomma in
qualunque momento (sulle scale, in discesa, sull'Half-Pipe).
Lezione 4: girare
Nell'ultima
lezione ti sarai accorto che continuare ad andare avanti portava
inevitabilmente a schiantarsi su pali, muri, macchine della polizia e
falciare bimbi, vecchiette e cervi che immancabilmente attraversano la
strada.
Per evitare questi e altri ostacoli, è necessario saper girare....
COME GIRARE
Ovviamente bisogna essere in movimento ed aver acquistato un po' di equilibrio, perché stavolta bisogna spostare il baricentro (anche se leggermente).
ESERCIZIO 1
Ma partiamo con un esercizio che spiega la
posizione da adottare durante la curva.
Innanzitutto devi ficcarti in testa una regola chiara e semplice: "mettere
avanti il piede INTERNO alla curva".
Ci sono un milione di ragioni che fanno preferire questo metodo a una
posizione a piedi paralleli o, peggio, al piede esterno avanti, e
proseguendo con gli esercizi te ne accorgerai da solo.
Quindi la posizione corretta è:
1: Partendo da una posizione a piedi paralleli

2: Metti un piede avanti: questo sarà il lato da cui giri

3: Sposta il peso sul piede avanti

4: Consuma la parte delle ruote relativa al piede (piede destro, filo
destro delle ruote)

5: Sposta le ginocchia dalla parte del piede avanti

L'esercizio consiste nell'alternare le due posizioni relative ai due versi
in cui si può girare (destra e sinistra) restando fermi.
ESERCIZIO 2
Provate a fare lo stesso esercizio mettendovi a cavallo di una riga mentre siete in movimento, come mostrato nel filmato successivo.
ESERCIZIO 3
Cercate quindi
di mantenere la posizione mentre girate.
Arrivati a questo punto, vi manca un piccolo segreto per mantenere la curva
senza partire per la tangente: abbracciare la curva, ovvero allargare
le braccia verso l'interno della vostra curva.
Provate questa posizione da fermi, come illustrato nella seguente foto, e
magari alternate la posizione per la curva a destra con quella per la curva
a sinistra.



Per farlo in movimento, puntate il centro della curva con gli occhi e
pensate che sia una bella ragazza (o un bel ragazzo) e aprite le braccia per
abbracciarla/o, come mostrato in questo esercizio.
Se non avete la ragazza e/o il ragazzo, potete provare mettendo un
bicchierino per terra e provando a disegnare un cerchio intorno ad esso.
Ovviamente dovrete provare questo esercizio da entrambe le direzioni!
Una cosa molto utile da comprendere è che il piede esterno, scarico dal
peso, può anche essere utilizzato per spingere durante la curva, magari per
riprendere la traiettoria se era impostata male e stavamo uscnedo di strada.
ESERCIZIO 4
Sapete che con
le curve potete anche frenare?
Cercate di imitare questo esercizio!
Questo tipo di frenata può risultare alquanto strano, ma è il primo che si
impara. Per mantenere l'equilibrio durante il movimento, bisogna allargare
le gambe, tanto quanto maggiore è la tua velocità.
E' lo stesso esercizio di prima provando a girare facendo restare un piede
attaccato al bicchierino, ovvero quel piede rimane fermo e fa da perno,
mentre l'altro ruota perdendo velocità.
Frenare a spazzaneve
con i roller? Non l'ho mai sentita
nè mi è mai venuta in mente di farla... Dovrei provare ma non credo che
sarebbe ottimale!
Quando pattiavo frenavo in questi modi:
- usando il tacchetto posto nella coda del pattino destro (a volte è
presente anche in entrambi ma comunque ne puoi usare solo uno alla volta).
Devi puntare al terreno il pattino con cui vuoi frenare facendo sfregare il
tacchetto di gomma mentre l'altro deve scorrere normalmente in avanti
- questo metodo è un po' più complicato da imparare ma una volta abituato
sarà come bere un bicchier d'acqua. All'inizio fai attenzione perché potebbe
farti un po' male al ginocchio e alla gamba con cui freni, perciò inizia a
fare pratica in piano e non in discesa!
Il procedimento è simile a quello precedente: un pattino deve scorrere in
avanti mentre l'altro deve essere mantenuto di traverso, in modo che le
ruote non abbiano possibilità di scorrere. Ques'ulltimo pattino dev'essere
perpendicolare all'altro e devi far trascinare le ruote.
Quando avrai preso la mano, controlla regolarmente le ruote perché frenando
sempre in questo modo si consumeranno; è una buona abitudine di tanto in
tanto smontare tutte le ruote e rimontarle girate, così da non consumare
sempre lo stesso lato e livellarle.
- un'altra tecnica è la mezza luna: mentre stai pattinando apri i pattini in
modo che guardino in direzioni opposte e tu quindi ti ritroverai a guardare
in direzione opposta rispetto a prima.
Ti consiglio di optare per questo metodo quando la velocità non è elevata...
ci vuole un'ottima tecnica
- puoi anche, per fermarti, effettuare delle veloci curve mantenendo i
pattini paralelli: è simile al movimento degli sciatori in curva....
Lezione 5: frenata convergente
La frenata
convergente è un modo di frenare che usano inconsciamente i principianti,
che quando sono terrorizzati aprono le gambe nel tentativo di perdere un pò
di velocità.
Premettiamo quindi che la frenata convergente (o "a spazzaneve", ma qui la
neve non c'è) NON è un metodo efficace di frenata, poichè l'unica frenata
che funziona sempre e comunque è la frenata a T, e anzi nelle discese
peggiori non rimane che regredire alla frenata in curva che è in molti casi
l'unica salvezza.
Ma partiamo con il nostro obiettivo, ovvero imparare a frenare aprendo le
gambe.
ESERCIZIO 1: mantenere le gambe aperte
Sembra stupido, ma provate a farlo: datevi un pò di spinta e, da una posizione a piedi paralleli larghi quanto i fianchi, allargate le gambe almeno come 2-3 volte i fianchi, come mostrato nel video seguente. La posizione deve essere mantenuta per almeno 5-10 metri e ripetuta senza staccare i piedi da terra.
ESERCIZIO 2: la posizione
Ora c'è un pò di teoria da fare:
Perchè si perde velocità se apro le gambe? Io non perdo velocità
MENTRE apro le gambe, anzi la acquisisco, io la perdo quando sono a gambe
aperte!
Infatti per perdere velocità, l'energia cinetica del nostro corpo (1/2*mv^2)
va dispersa in qualche modo.
Come la disperdo? Spingendo in fuori ai lati del corpo.
Pertanto provate, da fermi, a mantenere una posizione a gambe aperte e a
spingere in fuori. Le ruote dovrebbero muoversi in modo trasversale,
facendovi fare fatica.



Se non volete andare in spaccata, sarà opportuno usare degli accorgimenti.
In particolare, mettete le ginocchia in fuori facendo con le vostre gambe
una forma a "casetta", invece di quella sbagliata a "triangolo". Le ruote vi
reggeranno di più e potrete spingere meglio in fuori.
Notate poi che facendo convergere LEGGERMENTE le punte (da qui il nome
"frenata convergente") compenserete l'eventuale apertura delle gambe data
dalle vostre spinte laterali.

ESERCIZIO 3
Capito perchè
si frena?
Bene, allora ritornate bel belli alla vostra linea e provate a frenare, dopo
un pò di spinta, mettendo la posizione proprio come spiegato nell'esercizio
percedente.
In 9-10 metri dovreste riuscire a perdere tutta la velocità che avete
acquisito.
Pian pianino dovreste riuscire a ridurre questa distanza e a migliorare le
vostre prestazioni, tendendo a fare come nel seguente video.
ESERCIZIO 4
Se l'esercizio precedente è riuscito, provate al solito ad alternare spinta e frenate, mantendendo il controllo della linea e senza scossoni.
ESERCIZIO 5
Infine andate su una discesa non troppo ripida e provate, come mostrato nel seguente video, inizialmente a MANTENERE una velocità costante, e infine a riproporre una frenata in una soluzione unica.
Fatto questo, dovreste essere in grado perlomeno di sopravvivere a una
discesetta.
se le cose vanno male e vi accorgete di avere dei problemi ad affrontarla,
potete sempre mettervi nella posizione laterale spiegata nella prima lezione
e finire così la discesa senza grossi rischi.
ATTENZIONE: NON sapete ancora frenare! Prudenza!!!
.
Lezione 6: la frenata a T
Eccoti giunto
alla parte più impegnativa per un principiante, e che ti farà distinguere
dal livello base in modo notevole, ovvero la frenata a T.
Non ti insegniamo la frenata col freno perchè prima o poi esso finirà, e
quindi quella puoi impararla da solo (c'è anche scritta sulle istruzioni dei
pattini, quindi imparala lì).
Questa invece la userai SEMPRE, congiuntamente alla frenata convergente e
alla curva stretta: solo dopo MOOOLTA pratica potrai provare altri tipi di
frenata, per i quali ti rimandiamo alle lezioni di livello intermedio e
alto.
Ma iniziamo a lavorare, ti consigliamo un posto con asfalto liscio per
provare senza consumare le ruote eccessivamente, ad esempio sulla terrazza
del Pincio o in un parcheggio.
Esegui gli esercizi rigorosamente nel'ordine in cui sono segnati, e vai
avanti negli esecizi solo quando li hai eseguiti correttamente.
Inoltre dimentica tutto quello che avevi imparato sulle frenate e azzera la
tua mente.
ESERCIZIO 1: preparazione e confidenza con la posizione a T
Prima di
procedere assicuratevi di saper restare un pochino su un piede solo. Questo
non vuol dire che dovete saper stare esclusivamente su un solo piede, ma
semplicemente che dovete imparare a muovere il peso sull'altro, alleggerendo
il piede libero dal peso senza necessariamente staccarlo da terra.
Il segente esercizio dovrebbe aiutarvi a spostare il peso e
contemporaneamente introdurvi alla frenata a T.
Da fermi, con i piedi parallele e le gambe piegate, alzate un piede
spostando l'equilibrio tutto sull'altro, magari appoggiandovi a un sostegno:
dovete restarci almeno 4 secondi senza ricadere per terra col piede.
Il segreto è stare sulla parte esterna delle ruote, in modo da bilanciarsi
al meglio: stando sulla parte interna si ricarde subito!

Sempre da fermi provate a mettere un piede sulla punta portandolo indietro:
il telaio del pattino deve essere il più possibile verticale, e le ruote
devono toccare con la parte esterna, pena una incontrollabilità totale del
pattino. La gamba sulla punta deve essere leggera leggera leggera come una
farfalla, mentre la gamba che resta a tera deve sostenere interamente il
vostro peso.
Fate questo esercizio partendo da posizione parallela dopo esservi dati una
piccola spinta: contate i soliti quattro secondi e riportatevi in posizione
parallela.
Ricordate che questo serve anche per prendere confidenza col vostro mezzo
(il pattino).
ESERCIZIO 2: la posizione a T
Ora, la
posizione a T:
Un piede va dritto, l'altro si mette di traverso in modo che il tacco
del piede che va dritto si trovi in una posizione che va da una T a una L.
I piedi non sono attaccati, ma sono distanti una trentina di
centimetri.

La parte esterna: è essenziale che il piede di appoggio stia sualla
parte esterna, pena l'impossibilità di andare dritti durante gli esercizi.

Dato che il peso va sul piede avanti, piegare il ginocchio
corrispondente per avere una maggiore stabilità.

Per iniziare è opportuno mettere entrambe le mani in avanti, come se
si spingesse un muro, in modo che le spalle aiutino a mantenere una
traiettoria rettilinea.


Come di consueto, provate da fermi a mettere e togliere la posizione a T
partendo da quella a piedi paralleli.
ESERCIZIO 2: la NON frenata a T
Adesso, magari
provando prima da fermi col solito sostegno e poi in movimento, dovete
seguire il seguente schema:
PARALLELO - ALZO - PUNTA - ALZO - T - ALZO - PUNTA - ALZO - PARALLELO.

La posizione a punta e quella a T devono cadere come un martello e poi far
sollevare subito il piede.
E' importantissimo sollevare il piede tra una posizione e l'altra, poichè in
questo modo evitate movimenti laterali del piede che vi possono far perdere
l'equilibrio.
Se ci riesci, esegui la sequenza punta-t-punta 3 volte di fila con una solan
fase di spinta.
A questo punto dovresti aver preso un pò di confidenza sia con la posizione
a T che con la gamba che dovrà sorreggere il tuo peso.
Ora per capire la T a fondo basterà saper mettere il piede in posizione NON
frenante. In seguito basterà aumentare la pressione per frenare. Ma
procediamo con ordine.
Datti un pò di spinta e solleva un piede (quello che preferisci) fino a
metterlo dietro l'altro, in una posizione a T ma senza che quello che hai
alzato tocchi quello che resta a terra.
Devi essere capace di restare su questo piede almeno per cinque metri.
Il passo successivo consiste nel non frenare, ovvero devi mettere il piede
che nell'esercizio precedente era sollevato a terra, senza però frenare: le
ruote devono toccare terra senza fare assolutamente pressione su di essa.
Lo so, è difficle ma DEVI farlo per cinque-sei metri dopo una certa
rincorsa.
Ricorda che il piede sospeso deve essere con le 4 ruote parallele al
terreno, e non con la punta verso il basso!!!
Nota che devi continuare ad andare dritto mentre sei su di un piede e con
l'altro sospeso, e non girare da una parte o dall'altra: questo ti aiuterà
dopo, quando dovrai fare pressione su quello dietro...
In genere il piede, se non tocca terra, si mette nella posizione naturale
della frenata a T: è quella che dovrai cercare di eseguire dopo!!!
La pressione del piede indietro sull'asfalto deve rasentare lo zero, SOLO IN
SEGUITO dovrete premere per diminuire il vostro spazio di frenata.
ESERCIZIO 4: la frenata a T
Perfetto, se sei arrivato fin qui seguendo i precedenti esercizi passo dopo passo non dovresti avere difficoltà a fare il salto di qualità: ripeti l'esercizio di prima premendo su quello di dietro, ovvero frenando.
Come per la frenata convergente, per essere sicuri di conoscere a fondo
questa frenata dovrete inizialmente fare una frenata lunga e leggera che
mantenga la velocità costante, in seguito provare a frenare in un'unica
soluzione, come riassunto nel seguente video.
ERRORI NELLA FRENATA A T
Sappiamo
che li farai, quindi ti scriviamo i più comuni in modo che tu riconosca
subito il tuo.
Come noterete sin da subito, in base alla posizione del piede il vostro
corpo tenderà a girare, sia da una parte che dall'altra.
Questo è perchè il piede davanti, che vi guida, non si trova sul filo
esterno e quindi praticamente state facendo un giro in papera.

Se invece cominciate a curvare appena poggiate il piede, e non quando il
piede è sollevato, è perchè non mettete abbastanza peso sul piede davanti.

Oppure potreste mettere il piede non esattamente a T ma leggermente aperto,
il che vi crea una curva!

Dovete quindi trovare il punto giusto che vi faccia frenare andando dritti,
altrimenti in discesa farete un sacco di capitomboli. Il nostro consiglio è
di provare a casa, nel corridoio (sempre se lo avete), magari appoggiandovi
a muri, divani, mobili per non cadere mentre cercate la posizione giusta.
E questo è tutto: mettiti un paio di giorni e, ora che sai frenare e girare,
impara ad evitare vecchine, bambini e mamme all'ultimo momento.
! .
Le focaracce di Villa Oliveti!

XIX Edizione de Lu Carrature D'Ore
VILLA
OLIVETI -
La
manifestazione dedicata alla cucina regionale ha presentato grandi novità e un
numero record di giovani partecipanti, suddivisi in due diverse sezioni, una
riservata alle scuole alberghiere e l’altra agli chef professionisti, impegnati
nell’interpretazione creativa dei prodotti tradizionali abruzzesi. Ad
aggiudicarsi quest’anno
Lu
Carrature d’Ore è stato lo chef roscianese Angelo Taricani
(libero professionista) che ha preparato “ceppe” di solina con stracotto di
capretto, salsa dii carciofi, peperoni arrostiti e olio all’arancia”. Secondo
posto per Moreno D’Antuono del ristorante “La taverna del capitano” di Cepagatti
con “chitarra di gallinella di mare con calamaretti spillo, scampi e salsa
brodetto alla pescarese”, mentre terza classificata è stata Martina Di Fabio del
ristorante Romantik Hotel Sporting Villa Maria” di Francavilla al Mare che ha
proposto in concorso i “fagottini selvatici al profumo di bosco”. Il
riconoscimento speciale “Lu
buccunotte d’Ore”, assegnato al miglior dessert, è andato a Matteo Ciccocioppo
del Grand Eurhotel Montesilvano con crema tiepida alla ricotta con cristalli di
Centerba Toro e cialda croccante di miele di Sulla. Mousse al parrozzo. Pensando
al bocconotto. Il trofeo “Giano”, attribuito al piatto più innovativo, è stato
consegnato a Dario Stenta del ristorante “Tonino” di Cepagatti con millefoglie
di pane Solina tostato, borragine, panocchie dell’Adriatico e pomodoro a
pezzetti con emulsione di olio extravergine d’oliva dop Aprutino-Pescarese,
aglio rosso di Sulmona e bastardone tritato. Il trofeo “De Victoriis Medori”,
premio per la tradizione, è andato a Isolina Petrini del ristorante “Il Bacucco
d’Oro” di Mutignano di Pineto (Te) con le Virtù. Tra gli istituti alberghieri è
l’Istituto alberghiero di Pescara (alunno Luca Spinosi) ad aggiudicarsi il primo
premio nella categoria dei primi piatti con “surgitti cascigni e pecorino di
Farindola” mentre in quella dei secondi e del dessert primeggia l’Istituto
alberghiero di Teramo con “agnello cacio e ove con pane alle erbe e patate
croccanti (alunno Enea Kolila) e con la “pizza dolce” (alunna Alessandra Di
Francesco). Il trofeo “Centerba Toro” è andato all’Istituto
alberghiero di L’Aquila (alunna Anna Di Loreto) con perle
abruzzesi alla centerba Toro.
L'Associazione "Le Rose" si presenta al paese
Nasce una nuova associazione a Villa Oliveti,
"Le Rose"
VILLA
OLIVETI - DOMENICA 8 MARZO 2009, tutto il paese è stato invitato dalle ore 16:00,
presso la sede dell’associazione nei locali dell’ex Scuola elementare per
l’inaugurazione dei lavori. Il pomeriggio è stato allietato dal Coro “Sotto la
torre” di Cepagatti diretto dal maestro Luca Luciani e dall’esibizione del
fisarmonicista Loris Mincone. Un centinaio di persone sono accorse alla festa
alla quale ha presenziato anche Camillo Sborgia e alcuni amministratori locali.
Tanti consensi e molte adesioni fanno ben sperare per questa ammirevole
iniziative della Presidentessa Diomede Paola.
Raccolti 10.330 € devoluti all'AIRC
Grazie di cuore a tutti!



La Paŋarda
LU SANT’ANDONIE
Villa San Giovanni di Rosciano
SABATO 17 GENNAIO ’09
PROGRAMMAOre 16.00: Sacra paraliturgia per la benedizione degli animali (piazza della chiesa)
Gruppo “Sant’Antonio” di Tollo
“Le Santandunire” di Catignano
Gruppo “San Pasquale e dintorni” di Torrevecchia Teatina
Gruppo “Folclore di Sant’Antonio” di Scagnano di Caramanico Terme
RIPRESE TELEVISIVE A CURA DE LU BARACCONE
Seguiranno: PORCHETTATA E VINI ROXAN
Le foto si commentano da sole...
Vandali ed ignoranti del nostro Comune
foto lungo C.da San Michele (fiume Nora)
(foto in paese nei pressi del campo di calcetto)
PER SAPERNE DI PIU': VAI SU NEWS RIFIUTI O SUL FORUM WWW.PUNGOLONEWS.PUNTOFORUM.IT (iscriviti!)
Libretti di risparmio postale "dormienti"
![]()
Banco posta sta per farla davvero grossa... hanno bisogno di soldi, li stanno rastrellando come possono. Visitate il sito: http://www.poste.it/bancoposta/dormienti/libretti_dormienti.shtml
"In questa pagina web è possibile consultare l'elenco dei Libretti di risparmio postale cosiddetti "dormienti", ovvero dei libretti non movimentati da 10 anni dalla libera disponibilità delle somme e con saldo superiore ai 100 euro (artt. 1 e 2 D.P.R. 22 giugno 2007 n. 116 – Regolamento di attuazione dell'art. 1, c. 345, della legge 23 dicembre 2005 n. 266 in materia di depositi dormienti). I titolari sono invitati a recarsi, entro il 26 agosto 2008, presso qualsiasi ufficio postale per dare disposizioni e consentire il censimento anagrafico del proprio Libretto. Superato il termine suddetto senza che siano state impartite disposizioni, Poste Italiane dovrà procedere all’estinzione del Libretto. Le somme su di esso depositate saranno devolute al Fondo istituito dalla Finanziaria 2006 (art. 1 L. 266/05). " In pratica se hai un libretto di risparmio "dormiente" da 10 anni (solo 10) devi andare preso l'ufficio postale entro il 26 agosto a dire che cosa vuoi fare di quei soldi. (il 26 agosto, potevano mettere entro il 15 agosto così rischiano che qualcuno se ne accorga in tempo) se non lo fai i soldi verranno "devoluti" ad un fondo. Se avete un conto o libretto banco posta, correte!
Alla Villa, vinti 10.000 €

La Red Bull: ecco la verità sul mix mortale!

Di Jorge Mier Hoffman:
"Il Red Bull fu creato per stimolare il cervello delle persone sottoposte ad un
grande sforzo fisico (stress) e mai per essere consumato come una bibita
rinfrescante.
Red Bull è una bibita vitalizzante che si commercializza a livello mondiale
così: 'Aumenta la resistenza fisica, aiuta la capacità di concentrazione e la
velocità di reagire, apporta più energia e migliora lo stato d’animo emotivo
(apparentemente, ma in realtà). Tutto questo si può trovare in una lattina di
Red Bull, la bibita energetica del millennio!'.
Red Bull è riuscita a penetrare in quasi 100 paesi di tutto il mondo. La marca
del Toro Rosso ha come clienti sopratutto giovani e sportivi, due segmenti
attrattivi per stimolare la causa della bibita.
Probabilmente non tutti sanno che la Red Bull, questa controversa bibita, è semplicemente la versione riadattato per le esigenze del pubblico Europeo di una bibita che esisteva già e viene tuttora commercializzato e prodotto dalla Thailandia per il mercato asiatico. La società è la TC Pharmaceutical, con un prodotto che si chiama "Krating Daeng" (che significa toro rosso nella lingua locale) ovvero sia la Red Bull thailandese, ma che era solo conosciuto solo nel continente asiatico. La sua ricetta deriva ed era/è basata sul lipovitano, uno dei primo energy drink che erano stato importati dal Giappone alla Thailandia. La bibita Krating Daeng veniva venduta e commercializzato sopratutto tra i camionisti, operai edili, e contadini asiatici a cavallo tra gli anni settanta ed ottanta. I camionisti la bevevano per rimanere svegli durante i lunghi tragitti che dovevano affrontare nella notte, così come non è raro che quelli europei che assumono anfetamine per stare svegli tutta la notte. La sua immagine entrava sempre più nell'immaginario collettivo attraverso le sponsorizzazioni degli eventi sportivi tali come agli incontri di box thailandese, raffigurato e rappresentato dal logo delle teste di due tori che si incornavano.
Il prodotto thailandese venne trasformato e rilanciato in una marca conosciuto a livello globale da un'imprenditore austriaco, tale Dietrich Mateschitz che allora un direttore commerciale internazionale per la Blendax, un dentifricio tedesco. Nel suo viaggio in Thailandia nel 1982, scoprì che la Krating Daeng lo aiutava a riprendersi dai vari e differenti fusi orari internazionali. A cavallo tra il 1984 e il 1987 egli lavorava per la TC Pharmaceutical (che apparteneva alla stessa Blendax) per riconvertire la Krating Daeng ai gusti del grande pubblico europeo. Lo stesso Mateschitz insieme a Chaleo Yoovidhya fondarono appunto la Red Bull GmbH investendo a testa mezzo milione di dollari americani e assumendone il pacchetto di maggioranza della nuova società con una quota del 49% sempre ciascuno. Il rimanente 2% venne dato al figlio di Chaleo: Chalerm. Ma erano anche d'accordo che la gestione sarebbe rimasto allo stesso Dietrich. La Red Bull GmbH lanciò la versione austriaca della Red Bull nel 1987, con la sostanziale differenza che era carbonata e meno dolce rispetto alla versione originale della bibita thailandese. Solo successivamente nel 1992 venne esportato sul suo primo mercato estero in Ungheria, nel 1997 approda negli Stati Uniti passando attraverso la California. La versione austriaca ebbe talmente successo, che attualmente ha conquistato la metà del mercato statunitense per quel che riguarda il mercato degli energy drinks, mentre la sua versione originale asiatica tuttora detiene ben l'ottanta per cento del mercato in alcuni paesi asiatici. Tanto è vero che la prestigiosa rivista americana di finanza Forbes, nel 2006 aveva classificato Chaleo come la 292esima persona più ricca al mondo con un patrimonio estimato sopra i 2,5 bilioni di dollari americani, mentre Mateschitz era al 317esimo posto in classifica.
La Red Bull ha applicato da sempre una campagna pubblicitaria aggressiva, multi angolata a 360', e con spot pubblicitarie internazionali. Sponsorizzando e promuovendo eventi sportivi estremi e meno, come le arrampicate sulla roccia, la formula uno, lo snowboarding, il surf. Fino ad altri popolari eventi come contesti automobilistici, gare ed eventi di vario tipo con lo scopo di associare l'immagine della bevanda in modo che quando si pensi a Red Bull ci venga in mente un'associazione molto cool e tosta. E devo ammettere che ci sono riusciti in questo scopo...Hanno addirittura registrato brevettando anche lo slogan "ti mette le ali"con tutti i diritti tutelati, persino a tal punto che hanno fatto causa a un'ente onlus polacco "Fundacia Grazyny Malecha" per aver utilizzato il loro slogan..
Ho letto diverse opinioni contrastanti tra di loro, a chi piace, a chi meno e a chi per niente. A me piace, ha un gusto leggermente acido aromatico sul dolce e frizzante con le bollicine. Ha anche una forte odore percettibile con l'olfatto. Proposta come bevanda energetica, che migliora le prestazioni fisiche, concepito particolarmente per i momenti di maggior sforzo mentale e fisico. Migliora la capacità di reazione e concentrazione, alza la soglia di attenzione, stimola ed aumenta la sensazione di benessere, oltre a stimolare il metabolismo. Esso è sopratutto una bevanda analcolica effervescente a base di alcuni principi come la taurina e la caffeina (32mg/100ml). Per ogni lattina da 250 ml contiene: 26,30 g di zucchero (21,5 g di saccarosio, 5,25 di glucosio), 1 g di taurina, 600 mg di glucuronolattone, 30 mg di vitamine (20 mg di niacina, 5 mg di vitamina B6, 5 mg di acido pantotenico, 0,005 mg di vitamina B12) e 80 mg di caffeina (una tazzina di caffè italiano ne può contenere da 50 a 120 mg). Una versione senza zucchero è entrata in commercio dal 2003. Viene prodotta esclusivamente in Austria ed esportata in più di cento paesi, con una vendita stimata nel 2000 di quasi un miliardo di lattine da 250 ml, un quarto di queste nel Regno Unito uno dei più grossi paesi consumatori.
In alcuni paesi è stato vietato la vendita di questo prodotto, dovuto sopratutto al fatto che tra i suoi ingredienti ci siano dei principi tali come la taurina e un elevato tasso di caffeina. Tuttavia in questi stessi paesi dove hanno bandito la Red Bull, vendono altri altre bevande contenenti la taurina o bevande con percentuali più elevate di caffeina, tra cui la Svizzera e la Finlandia. Mentre in paesi come la Norvegia, l'Uruguay, la Danimarca ed l'Islanda tuttora ne è vietata la vendita. Nel 2001 la bevanda era stato sottoposto sotto indagine in Svezia dall'associazione nazionale svedese di somministrazione di cibi, dopo che era stato collegato con la morte di tre consumatori. Inoltre è stato soggetto a diversi casi di salute relativo alla Glucuronolattone. La glucuronolattone è un naturale composto chimico prodotto dal metabolismo del glucosio nel fegato umano. Circolano poi delle leggende urbane in cui si credeva che durante la guerra del Vietnam il governo americano somministrasse delle droghe chimiche contenenti la glucuronolattone per alleviare la depressione e dare euforia ai proprio soldati mandati sul fronte, e che questi poi causasse effetti con conseguenze come dei tumori al cervello. Insomma è come la stessa cosa come chi crede che le radiazioni dai cellulari a lungo andare provochino dei danni sulla persona... Personalmente io ogni tanto lo bevo, a differenza del caffè che non ho come abitudine, per tanto se fosse nocivo alla salute non penso che verrebbe messa in commercio. Chiaro non si può paragonare questo prodotto con la controversia della sigarette minimamente.. Infine servita ghiacciata è ottima.
In bici... per la vita
VILLA OLIVETI - ANCHE QUEST’ANNO GRAZIE ALLA VOSTA COLLABORAZIONE, CI RIUNIAMO A VILLA OLIVETI PER UNA PASSEGGIATA IN BICI. OVVIAMENTE POSSIAMO PARTECIPARE TUTTI… MAMMA, PAPA’, NONNO, NONNA E SOPRATTUTTO NOI… BIMBI. SARA’ UNA GIORNATA DA NON DIMENTICARE. AH… DIMENTICAVO… VI E’ UNA PICCOLA QUOTA DI ISCRIZIONE CHE VERRA’ DEVOLUTA ALL’ASSOCIAZIONE PER LA RICERCA CONTRO IL CANCRO. QUOTA MINIMA € 5,00. PS: Per Info. Rivolgersi a Marco 346/5102262----338/4433109 14:30 - 15:30 - Incontro in piazza per le ultime iscrizioni 16:00 - Benedizione di tutti noi 16:30 - Partenza per la passeggiata 18:15 - Rientro in piazza, dove ci aspetta un bel rinfresco Vi aspettiamo numerosi! Marco Giansante

Il torneo di biliardino villese 10-12/05/2008
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(CONTINUA IN NEWS RIFIUTI)
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L'esperienza la fa da maestra...
Si dice che l’esperienza la fa da maestra! Mio malgrado, purtroppo, ho preso coscienza di una realtà che non voglio accettare! Passo sempre più tempo a riflettere e a chiedermi il perché di tante cose. Si parla continuamente di valori, di fiducia, di lealtà e potrei continuare all’infinito…. ma sono solo parole. Quello che vedo e che vivo quotidianamente, ma penso come tanti altri, è una lotta per la sopravvivenza, rapporti diversi ma basati su una falsa apparenza. La semplicità dei gesti, la spontaneità delle parole, il rispetto…. dovrebbero essere delle doti, mentre, oggi come oggi, si riducono ad essere un punto debole che gioca a sfavore di chi le possiede. “ La bontà non è sinonimo di stupidità". La società è succube di miti, mode, tendenze e rende anomali chi non le segue, i pregiudizi poi sono un presupposto fondamentale, che per quanto possano essere scontati , sono comunque difficili da accettare. Puntare il dito, fare considerazioni gratuite su situazioni altrui, è facile così come lo è condannare una persona in base all’apparenza o ancora peggio in base ad un fatto accaduto. Chiunque capiti in questa morsa dei pregiudizi, oltre che dover combattere con la propria condizione, si trova costretta ad affrontare sguardi indiscreti e chiacchiere banali che creano un muro di superficialità ed indiscrezione. Non ci si rende conto purtroppo che l’atteggiamento di mediocrità che si assume nel giudicare le persone può ferire e fare molto male; spesso purtroppo sono proprio le persone più vicine, da cui ci si aspetta un minimo di sollievo, ad aggravare la situazione e ci si rende conto che le parole “ di conforto” spesso viaggiano all’inverso dei pensieri reali….. sono i gesti concreti che contano e che dimostrano l’onestà di chi si ha di fronte. Ormai l’arrivismo, la rivalità, l’egoismo, sono sentimenti troppo comuni e costanti tra le persone, tanto da offuscare ogni sensibilità nel porgere la mano, e chi non possiede queste tre “qualità”, è debole…è perso! L’insieme delle situazioni e degli atteggiamenti, portano ad uno stato psicologico così delicato che si finisce per toccare il fondo; si viene travolti da una sorta d’inquietudine che angoscia l’animo fino a sentirsi vuoti; il modo per uscire da una così grande confusione interiore è il saper ritrovare la forza e soprattutto la volontà di reagire, trasformando la delusione e la sofferenza in coraggio ed ostinatezza nel volersi rialzare. E’ da qui che le insicurezze e i dubbi con il tempo, diventano un punto fermo da cui ripartire; le incertezze si convertono in dati di fatto ed è così che si riesce ad accettare e quindi a convivere con la consapevolezza di una realtà che esiste, di un passato che non si può cambiare ma soprattutto di un futuro che si può migliorare, l’importante è non fermarsi. Ma è inevitabile che il processo a cui una persona è sottoposta nel momento in cui si trova ad affrontare una stato di sofferenza, in molti casi riesce a far emergere quel lato della personalità probabilmente sconosciuta. Una personalità sviluppata ed evoluta in base a delle situazioni specifiche, caratterizzata poi da varie sfaccettature, le quali di certo, vengono condizionate dagli stati d’animo che inevitabilmente si vengono ad alternare e con i quali bisogna imparare a convivere. La diffidenza diventa un’arma importante grazie alla quale si riesce a mantenere un certo distacco da tutti; l’aggressività poi, diventa uno scudo, la difesa migliore nel momento in cui ci si sente minacciati anche solo da un pensiero, da un parere, rendendo vano anche il più piccolo tentativo di aiuto da parte di qualcuno. La paura di stare male diventa una fobia che limita la libertà dell’animo e proibisce a volte di vivere emozioni vere. Ovviamente anche questo atteggiamento è oggetto di giudizio! Una canzone dice “se sei buono ti tirano le pietre… Se sei cattivo ti tirano le pietre…” ma anzichè giudicare, basterebbe solo un po’ di autocritica!
... E’ vero, “l’esperienza la fa da maestra”.
Annaluisa
È arrivata la primavera!
Astronomicamente la bella stagione inizia il 21 marzo con il solstizio di primavera, ma a livello pratico non sempre questa data coincide con l’arrivo delle temperature miti. Di solito gli effetti positivi della luce solare si cominciano ad avvertire con il passaggio dall’ora solare all’ora legale (o anche detta estiva), cioè con lo spostamento in avanti di un’ora delle lancette dell’orologio. Oltre ad un notevole risparmio energetico, di sicuro un’ora di luce in più al giorno favorisce tutte le attività all’aria aperta. Il primo a rendersene conto fu Benjamin Franklin, scrittore e scienziato americano, che nel 1725 intuì la convenienza di questo meccanismo. L’Italia aderì per la prima volta a questa iniziativa nel 1917 e dopo varie sospensioni fu adottata definitivamente nel 1965. Tuttavia questo cambiamento può provocare alcuni lievi disagi: disturbi legati al sonno, ansia o cattivo umore. Ma generalmente con la primavera si assiste ad una vera e propria rinascita dei sensi: la luce ha un’influenza notevole sulla nostra vitalità e questo dipende dalla regolazione dell’ormone melatonina. Ogni giorno, con l’avvicinarsi della sera, la sua produzione aumenta, salgono i suoi livelli nel sangue e ciò determina una modesta diminuzione della temperatura corporea che fa strada alla sonnolenza. Così, di solito, nei mesi estivi si è più attivi e vitali e durante quelli invernali un po’ più pigri. Naturalmente ci sono sempre le eccezioni da tener presente: per esempio coloro che soffrono di allergie legate alla fioritura delle piante e dei fiori; con questi presupposti è difficile rimanere vitali ed attivi dopo aver ingerito una buona dose di antistaminici, che sicuramente calmano la rinite allergica, ma non aiutano a restare svegli. Ma anche in questo caso, dopo le prime settimane di assestamento, ci si fa l’abitudine e tutto rientra nella normalità. E per tutti coloro che come me non amano le mezze stagioni , non resta che attendere a braccia aperte l’arrivo dell’ estate.
Sara Di Battista
Cultura, non è solo quella che si apprende dai libri
Cultura, non è
solo quella che si apprende dai libri. Cultura è ciò che arricchisce. Che dalla
curiosità prende vita e dalla pratica si riempie di senso ed esperienza. Cultura
è anche cibo, tavola. Enogastronomia.
Afferma
Niko Romito (chef da 1 stella Michelin): “E’ cultura quando si prepara, si
produce , si consuma e si trasforma. Noi cuochi, rappresentiamo questa cultura,
siamo gli ambasciatori delle nostre tradizioni gastronomiche e dei bacini
gastronomici di qualità”.
“Lu Carrature D’Ore”, concorso gastronomico regionale,
è portatore di tradizioni ed innovazioni da 20 anni: nel 1988 l’Associazione
Provinciale Cuochi di Pescara lo istituì con lo scopo di riscoprire e rinnovare
e piatti della nostra tradizione. Giunto alla XVIII° edizione con il patrocinio
della Regione Abruzzo, l’Assessorato all’Agricoltura, l’ARSSA, il Comune di
Rosciano, ed altri e sponsorizzato da “Centerbe Toro”, “Pac Food” e “Metro”, il
concorso propone il classico podio: “Carrature d’Ore” al 1° classificato Vito
Giansante; “Carrature D’Argente” per il 2° classificato Rocco Di Federico e
“Carrature De Bronze” al 3° classificato Sandro Di Sciullo.
Novità di quest’anno
è “Lu bocconotte D’Ore”, premio per il miglior dolce in concorso, vinto da Rita
Visciola. Il trofeo “Angelo De Victoriis-Medori” al piatto tradizionale è andato
ad Aldo D’Ostilio; il trofeo “Giano” al piatto ritenuto più innovativo, è stato
vinto da Nicola Franzacca. Dal 23 febbraio al 3 marzo presso il ristorante
“Giardino degli Ulivi” di Rosciano, hanno gareggiato non solo i cuochi
professionisti, ma anche gli studenti di altrettante scuole alberghiere
regionali: al miglior piatto che ha utilizzato la Centerba Toro, è stato
assegnato il trofeo “Centerba Toro”, vinto da Roberta Tortù, dell’IPSSAR di
Teramo. Il giornalista enogastronomico Massimo Di Cintio ha presieduto la giuria
di quest’anno, composta da F. Camplone, A. De Santis, G. Di Malta, L. Ferretti,
S. Savaglia e A. Zona. La premiazione durante la cena finale, condotta dal
giornalista televisivo Pasquale Tritapepe, ha visto presenti tra tutti
l’Assessore Provinciale alla Cultura Fornaroli, il Presidente del Consiglio
Regionale Roselli, l’Assessore alla Cultura del Comune di Rosciano Mezzanotte e
il Direttore dell’ARSSA De Falcis.
Maddalena
L'ufficio postale: disagi ed incresciosi problemi telematici
VILLA OLIVETI - Qui di seguito la lettera inviata dai cittadini di Villa Oliveti alle Poste Italiane e al Sig.re Sindaco di Rosciano sugli annosi problemi che incombono sull'utenza villese.


Convegno il 17/02/2008:
L'occhio, questo grande sconosciuto
VILLA OLIVETI - Ben riuscita la prima conferenza organizzata dalle donne del paese, in collaborazione con l'associazione Abruzzo Donna Futuro, domenica 17/2/2008 nei locali dell'ex scuola elementare di Villa Oliveti. Accorse una sessantina di persone interessate al tema proposto: l'occhio, questo grande sconosciuto. Oltre alla D.ssa Annamaria Cerulli oculista, era presente la presidentessa dell'Associazione Anna Maria Peca.

Il sesso debole non esiste più e forse, non è mai esistito
Pensavo che collaborare al giornalino del mio paese fosse un’idea carina... mi è sempre piaciuto scrivere! Credo che addirittura certe cose si riescono ad esprimere meglio scrivendo che parlando... anche perché come si dice “ le chiacchiere se le portano il vento”. Però c’è qualcuno che non la pensa così... le voci girano! Un po’ me l’aspettavo anche perché mi rendo conto della realtà in cui viviamo; certo non avrei mai pensato ai miei coetanei.. L’epoca del maschilismo è ormai finita da tempo, ma ci sono sempre i suoi sostenitori che vedrebbero bene le donne solo in cucina e ad accudire la prole. Già.... perchè la donna con la testa, con le sue idee, con una sua formazione culturale e che magari pensa al suo avvenire, fa paura; spaventa l’uomo che non ha più l’esclusiva in nessun ambito (basta pensare allo sport, alla politica, al lavoro) e che ogni giorno deve confrontarsi con individui del cosiddetto “sesso debole” più in gamba di lui. In Italia, però, non siamo ancora all’altezza del resto d’Europa, soprattutto per quanto riguarda i ruoli di potere. Significativo, da questo punto di vista, è il libro del massmediologo Klaus Davi “Fallocrazia. Perchè gli uomini hanno paura delle donne e le escludono dal potere.” Qui l’autore afferma che la politica e la società italiana sono orientate al culto della virilità. Per questo la percentuale “rosa” nelle stanze del potere in Italia è tra le più basse d’Europa. Sicuramente è un libro dal forte carattere provocatorio, anche perché analizza con ironia le molte facce del maschilismo e rigira il coltello nella piaga sociale della discriminazione professionale. Davi arriva a spiegare le cause del perché le donne in Italia non arriveranno mai a ricoprire incarichi di prestigio. Questo tipo di lettura è sicuramente interessante ed attuale ma avrei preferito un risvolto un po’ più ottimista... La speranza è l’ultima a morire! Sicuramente io continuerò a scrivere ed anche se non arriverò mai a rivestire incarichi di potere, avrò sempre una mia opinione e sarò sempre pronta ad esternarla anche se a qualcuno potrebbe non piacere.
Sara Di Battista
I love shopping
VILLA OLIVETI - Nonostante si parli in continuazione di crisi economica, di aumento dei prezzi e della difficoltà di arrivare a fine mese per molte famiglie italiane, la società moderna è caratterizzata da un forte atteggiamento consumistico. Da parte dei mass media c’è sempre più la tendenza ad incoraggiare il comportamento d’acquisto, spesso alimentando falsi fabbisogni; le vetrine fungono da attrattiva così come i messaggi pubblicitari che ci bombardano ogni giorno. A tutti piace comprare, ci rende momentaneamente felici ed appagati, ma molti non si accontentano di questo: spesso il desiderio diventa quasi irrefrenabile e si comprano oggetti inutili. In questo caso possiamo parlare di Sindrome da shopping convulsiva: questo termine fu usato per la prima volta da E. Kraepelin nel 1915 per definire un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato da una tendenza a manifestare vere e proprie crisi d’acquisto. Gli studiosi moderni parlano di Oniomania (comunemente detta shopping mania) e anche se non si conosce molto di essa, sappiamo che quasi l’8% della popolazione italiana ne è afflitta. Non sempre si ha la consapevolezza di soffrire di un vero e proprio disturbo psicologico, ma la maggior parte degli individui ne prende coscienza quando la propria situazione economica precipita bruscamente. Sicuramente le donne sono più predisposte a questo tipo di disturbo, ma anche gli uomini non sono del tutti immuni: mentre le prime sono più attratte da abiti, scarpe e prodotti per la cura del corpo, gli uomini prediligono prodotti tecnologici (telefonini, PC ecc..) in quanto simboli di potere e prestigio. Il neurologo Rosario Sorrentino, dopo diversi studi e sondaggi, é riuscito a tracciare l’identikit del paziente tipo: innanzitutto è donna, ha un’età compresa tra i trenta ed i quarant’anni, é provvista di carta di credito ed é affascinata dal mondo della moda; davanti alle vetrine viene colta da un senso d’eccitazione, ma anche inquietudine ed ansia, che si placano solo dopo che ci si è aggiudicato il momentaneo oggetto del desiderio. Infatti l’acquisto libera la dopamina nel cervello regalando un intenso ma effimero senso di soddisfazione e piacere. Così si torna a casa con un oggetto in più, in genere inutile, che viene accumulato negli armadi. Altri esperti del settore hanno formulato diverse diagnosi per questa patologia:
- si fa shopping per necessità;
- si fa shopping per edonismo;
- si fa shopping per essere alla moda;
- si fa shopping per sopperire a qualche bisogno o mancanza.
Naturalmente questi rappresentano dei casi limite... Mi sento di dire che la maggior parte delle donne ama fare shopping perché è una cosa che ci appartiene, è connaturata alla natura femminile (e non solo) e non potrebbe essere altrimenti! Chi più chi meno tutte ci riconosciamo nella protagonista del libro I love shopping della scrittrice inglese Sophie Kinsella. Becky è una giornalista di un prestigioso giornale londinese che si occupa di finanza: dovrebbe dare consigli su come risparmiare e fare degli investimenti sicuri ed invece... ha una passione irrefrenabile per lo shopping e sicuramente è la persona meno adatta a cui rivolgersi per economizzare le proprie finanze. In ogni negozio la nostra protagonista trova sempre la grande occasione, quell’oggetto irresistibile di cui non si può assolutamente fare a meno; le vetrine la incantano e la scritta SALDI la manda in fibrillazione. Il problema poi si pone quando arriva l’estratto conto della carta di credito o quando si rientra a casa col portafogli vuoto!!
Sara Di Battista
Le donne ed il calcio
VILLA OLIVETI - È riduttivo affermare che agli italiani piace il calcio: nel nostro Paese si parla ovunque di calcio, si seguono le partite negli stadi ed in TV, si tifa per la propria squadra, si piange e si esulta per le sconfitte o le vittorie…in pratica si vive di calcio. Ma tutto ciò vale solo per gli uomini? Da un po’ di anni non è più così… « Perché perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone..»: così cantava Rita Pavone in una sua famosissima canzone del 1963. A quei tempi pensare ad una donna allo stadio a tifare la squadra del cuore era pura fantascienza. Ma oggi i tempi, si sa, sono cambiati... Una ricerca dell’università “La Sapienza” di Roma rivela come il tifo femminile abbia conosciuto, soprattutto negli ultimi anni, un crescente sviluppo, differenziandosi per alcuni aspetti da quello maschile. In effetti, mentre gli uomini tendono tendono sempre più ad individualizzare il tifo, le donne preferiscono far gruppo e condividere insieme la propria passione. L’età media della donna tifosa va dai 35 ai 45 anni; nella maggior parte dei casi si scopre questa passione fin da bambine grazie ad una preesistente tradizione calcistica familiare. Per di più la cosiddetta “donna da stadio”, riesce a comprendere perfettamente aspetti tecnici e tattici che fino a qualche anno fa erano considerati cosa per soli uomini. Sto parlando di donne che non sono più costrette a seguire e ad assecondare il proprio partner affamato di calcio, ma di donne che fanno di questo sport la propria passione, rendendo lo stadio un luogo di aggregazione. E con le donne a cui il calcio non interessa proprio come la mettiamo? Sicuramente è sbagliato farselo piacere per forza solo per assecondare mariti e fidanzati... basta trovarsi un diversivo la domenica pomeriggio ( o il sabato e la domenica sera in caso di anticipi e posticipi)! Sara Di Battista
Le feste sono finite...
VILLA OLIVETI - Le feste sono finite, i bagliori dell’ultimo dell’anno si sono appena spenti.. e noi ci risvegliamo in questo Gennaio 2008 pieni di buoni propositi e di importanti progetti per il nuovo anno, ma con un piccolo peso sulla coscienza (e non solo). Dopo la pausa natalizia la prova bilancia “condanna” quasi 6 italiani su 10: buongustai che non hanno resistito alle tentazioni e che ora, visibilmente ingrassati, si dichiarano pentiti e si danno da fare per rimettersi in forma prima della bella stagione. A questo punto, molti di noi, come sempre dopo Capodanno, fanno promesse di cambiamento, anche per quanto riguarda il regime alimentare. Bene, ma quale nuova via intraprendere? Come faremo a smaltire gli stravizi del natale appena trascorso? Innanzitutto è basilare ritornare ai pasti fondamentali: colazione, pranzo e cena più due piccoli e leggeri spuntini; evitare inutili digiuni che causerebbero più problemi che benefici; ridurre la quantità di sale nella dieta; bere molta acqua. Ma soprattutto bisogna privilegiare cibi leggeri e depurativi e praticare con costanza un’attività fisica. Tra gli alimenti da cui possiamo trarre enormi benefici ricordiamo in primis frutta e verdura, le cui proprietà terapeutiche sono utili per accompagnare il ritorno alla normalità dopo lo stress dei viaggi e dei banchetti natalizi ed a fronteggiare l'arrivo del freddo e del maltempo. Inoltre sono cibi ricchi di fibre, vitamine e acqua e dal ridotto apporto calorico. Per quanto riguarda l’attività fisica dipende molto dall’età, ma anche dallo stile di vita di una persona. Per chi non è abituato, bisogna evitare sforzi da superuomo e prediligere le passeggiate a piedi o in bicicletta, lasciando parcheggiata la macchina sotto casa. Per chi invece la pratica abitualmente, o per chi si sente particolarmente in colpa, basta aumentare la frequenza degli allenamenti (magari da due volte a settimana a tre) anche in questo caso senza strafare. L’ideale per una sana e produttiva attività motoria, sarebbe praticarla durante tutto l’anno in modo da poter aumentare mano a mano lo sforzo cardio-vascolare e consumare le calorie in eccesso nel nostro organismo. Sicuramente molti di voi penseranno: ogni anno si ripete la stessa storia.. bisogna pensarci prima!! Come darvi torto: abbuffarsi fa sicuramente male, è sbagliato, ma è ancora più insensato prestare eccessiva attenzione a ciò che si mangia a tavola, creandosi problemi. È bello sedersi a tavola con grande tranquillità e godersi i piaceri della cucina e della compagnia dei propri cari. (Sara Di Battista)
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La tombolata della Befana
Ecco i vincitori: AMBO: ERMINDA - ANNALISA TERNO: ADELAIDE - KASSANDRA QUATERNA: DIANA - ANTONELLA DI GIROLAMO CINQUINA: DIANA - BELLI ALICE TOMBOLA: FULVIA - VIVIANA
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Auguri a Murigno Junior
VILLA OLIVETI- Dopo undici ore di travaglio la “signora Campanelli”, Marcella ha dato alla luce “Murigno Junior, Samuel, un bellissimo maschietto. Tanti auguri ai genitori da parte della redazione di Pungolo. Speriamo solo che se giochi a pallone da grande, non sia scarso come il padre...
Il sabato sera dei giocatori
ROSCIANO - Dalla mattina al pomeriggio al frantoio e la notte? Nessuno lo sa! Continuano le chiacchiere attorno al brasiliano di Rosciano, “Valentigno” che a differenza dei più noti Adriano e Ronaldino al carnevale di Rio preferisce le belle donne dell’interland pescarese e non solo (vedi foto in basso !?!).

ROSCIANO - Prima si parlava di lui per i goal fatti alla Pippo Inzaghi, come bomber di scorta, ora, per le sue notti “brave” nelle discoteche come “show man”. Qui nelle due foto, al cantinAccademia mentre si cimenta nella performance del “mangia-bevi”.

RIAPRE L'UFFICIO POSTALE
luglio 2007
VILLA OLIVETI - Pare che oramai sia tutto risolto, visto che i lavori sono già iniziati e per fine mese si provvederà al trasloco delle carte e quant’altro possa servire all’operatore del nuovo ufficio postale di Villa Oliveti, ubicato presso il vecchio stabile della scuola elementare del paese. Presto quindi riavremo un ufficio ben allestito, ma la signora delle poste? Bè lei tornerà al massimo per agosto dopo una breve parentesi a Villa San Giovanni. Quindi tutto dovrebbe tornare alla normalità, speriamo solo che ritorni ad essere operativo per tutta la giornata(!!!). Quindi a presto, dopo le vacanze estive per un nuovo e definitivo aggiornamento su questo annoso problema che ha messo a disagio tutta la realtà del paese di Villa Oliveti e non solo (!!!), ma che ha trovato una soluzione (almeno si spera...) dopo la “roboante rivolta” di tutto il paese (!!!).
HA APERTO L'EDICOLA!
L’EDICOLA - Un paese in fermento, tante abitazioni nuove o ancora da costruire, una gastronomia ed anche un’edicola in paese, vicino ai giardinetti per dare lustro ed informazione, oltre che un servizio utile alla cittadinanza costretta fin’ora a comprare il giornale a Rosciano, a Vallemare o Cepagatti. Quindi riviste, quotidiani e anche Pungolo sugli scaffali della nuova edicola.
La fontanella del paese e la manopola...
VILLA OLIVETI - Dopo le vicissitudini legate alla raccolta differenziata, parliamo di luci ed ombre legate alla fontanella del paese che da più di un anno necessita di una nuova manopola per l’apertura, di cui nessuno si è mai lamentato...