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Sentieri&Attrazioni

 

CAPANNE IN PIETRA A SECCO
 

Le capanne a tholos sono strutture in pietra a secco costruite da pastori e contadini come ripari ; ricordano per struttura i trulli pugliesi e i nuraghe sardi. Sono stati descritti per la prima volta nel 1876 dal chietino Giovanni Chiarini, ma solo nel 1992 uno studio di Edoardo Micati tenta un censimento completo dei migliaia di tholos presenti sulla Maiella sul Gran Sasso e sulla Montagna dei Fiori. Tra le zone citate la Maiella è la più ricca di capanne (circa il 75% del totale) e sono diffuse fino a 1850 metri di quota. I complessi più interessanti si possono osservare vicino a Roccamorice, nel Parco della Maiella, dove ci sono le capanne di La Valletta, Colle della Civita e Valle Giumentina la quale presenta uno dei più grandi tholos di tutta la Maiella. Il massimo esponente sul tema è lo studioso e ricercatore Edoardo Micati.

LE GROTTE PASTORALI DELLA MAJELLA

Quanto rimane dei ricoveri pastorali sulla montagna abruzzese è ben poca cosa se paragonato al numero di ovini un tempo transumanti ed al lunghissimo arco di tempo interessato da queste migrazioni stagionali. Vi sono, è vero, alcune grandi masse- ne che costituivano il centro di grosse aziende armentizie e che ancor oggi parlano con le loro mura dirute dell’antica prosperità, ma sui pascoli rimanevano soprattutto i circoli scuri degli stazzi e gli scheletri delle minuscole capanne di rami che si sarebbero disfatti nel corso dell’inverno. Tracce poco più evidenti hanno lasciato gli alleva tori stanziali che praticavano la monticazione ed erano più legati a luoghi fissi anche perché a volte associavano all’allevamento una magra agricoltura di montagna. Per essi la piccola casetta in muratura, la capanna, o il complesso in pietra a secco, la grotta scavata nel tenero conglomerato ed il riparo sotto roccia chiuso con pietre e rami rappresentarono l’abitazione estiva: il quotidiano o saltuario ritorno in paese da questi luoghi dipendeva esclusivamente dalla distanza e dal grado di sicurezza che si aveva nel lasciare il bestiame incustodito anche se rinserrato nel ricovero. Le caratteristiche del luogo ed i materiali di cui si poteva dispone determinavano la scelta della abitazione stagionale. Certamente la presenza di ricoveri naturali quali grotte, o anche semplici ripari sotto roccia, non poneva dubbi sulle scelte, in quanto bastava realizzare solo alcune sommarie opere di chiusura per renderle abitabili. In questo lavoro, tratto da un’ ampia ricerca sui ricoveri agro-pastorali in Abruzzo, esamineremo alcune grotte pastorali e la tipologia di chiusura. Le grotte sono quelle che si aprono nei numerosi valloni della Majella poiché solo su questa montagna la montiCazione in grotta assume una importanza ed una entità tale da permettere uno studio completo. Il fenomeno della monticazione, transumanza verticale che avveniva nell’ambito dello stesso comune, sicuramente meno epico ed imponente della transumanza, e forse anche per questo meno noto, vanta però una ininterrotta continuità nel tempo, poiché esso ha risentito in misura minore dei numerosi sconvolgimenti che negli ultimi due millenni hanno interessato l’Italia. Infatti, mentre per la transumanza la stabilità politica era condizione necessaria per garantire con leggi protettive un tranquillo esodo alle greggi che dai monti abruzzesi si recavano nei lontani pascoli invernali e viceversa, per la monticazione è lecito pensare che periodi politici meno tranquilli non ne impedivano l’esistenza, poiché ci appare molto improbabile che in tali periodi sia scomparsa ogni forma di allevamento ed è logico suppone che, pur tra mille difficoltà, si siano conservati sparuti greggi per una economia di pura sopravvivenza. D’altra parte questo periodo estivo trascorso sui pascoli montani poteva anche rappresenta re una parentesi di maggiore tranquillità per gli uomini e di sicurezza per le greggi: non dimentichiamo infatti che nel corso di invasioni o di incursioni piratesche una delle poche vie di salvezza era rappresentata dalla fuga sui monti. Fino a qualche decennio fa ogni vallone costituiva un microcosmo densamente popolato di uomini, pecore e cani, con tutti i problemi che tale affollamento creava: sconfinamenti sui pascoli altrui, corsa all’occupazione delle grotte migliori, liti e vecchi rancori fra famiglie portati su dal paese insieme al gregge e alle poche masserizie. Le condizioni di vita dei pochi pastori che vivono ancora in grotta non sono cambiate molto da allora e rispetto ai secoli passati: alcuni usano ancora il caglio di capretto, portano ai piedi le “chiochie”, dormono sulla lettiera di pino mugo. Troviamo alcune intrusioni moderne nel materiale di recupero usato per chiudere la grotta, o per recintare Io stazzo: lamiere, teli di plastica e reti metalliche. Ma i tempi del lavoro ed i gesti sono rimasti quelli di una volta e così pure la mentalità del pastore. Tutto in lui è essenziale, senza alcuno spreco di energie. Per il gregge che si sbanda basta un fischio indirizzato al cane, o una pietra lanciata nel punto giusto. La grotta, nonostante sia frequentata da anni con continuità visto che non vi sono più contese per occuparla, è sempre estrema mente povera; non si nota alcuna concessione alla minima comodità, alcuna volontà di renderla un po’ più confortevole. Ciò rivela la mentalità ormai acquisita, ereditata, divenuta quasi caratteristica di una razza, di chi cioè è abituato a partire all’improvviso per un riparo posto più in alto, o a ridiscendere la valle in un autunno precoce e non ha la certezza di tornare negli stessi luoghi. Non vale la pena di affaticarsi troppo per qualcosa che appartiene solo alla montagna; conviene vivere quei pochi mesi estivi come il proprio gregge: ai sole, all’acqua, al vento. Dopo il duro inverno, durante il quale le pecore stanziali, a piccoli gruppi, si accontentavano di poco brucando sulle stoppie e sui terreni esenti da coltivazioni, in terreni pietrosi abbandonati, lungo le siepi, agli argini delle strade, sui tratturi, sui prati stabili dopo la seconda e terza falciatura, i valloni della Majella si popolavano di pecore e pastori che lentamente rioccupavano le antiche grotte seguendo quasi il ritiro delle nevi. La salita ai pascoli alti inizia va nel mese di maggio, con l’occupazione delle grotte più vicine ai paesi, e terminava verso la fine di giugno, quando le greggi raggiungevano le sedi stabili, le grotte più alte vicine ai pascoli estivi. Qui avrebbero trascorso almeno due mesi fino a quando i primi freddi non avessero consigliato il ritorno in paese. Tutti le valli della Majella erano interessate un tempo da questo fenomeno, e due di queste hanno conservato fino ad oggi, quale raro relitto, alcuni esempi di vita pastorale in grotta: la Valle di Pennapiedimonte (Chieti) e la Valle di Fara S. Martino (Chieti). Alcuni pastori con le loro greggi compiono l’antico tragitto occupando alcune grotte in funzione della crescita delle erbe primaverili. Le grotte più vicine ai paesi (dai 500 ai 1000 m) sono molto curate e chiuse da alte mura a secco: ciò è dovuto al fatto che il pastore torna ogni sera alla propria abitazione ed è pertanto necessario proteggere il gregge lasciato incustodito. Al di sopra del muro viene realizzata una coronatura con rami di pino mugo o ginepro per rendere ancora più difficile l’ingresso ai predatori. Nel ricovero ovviamente manca la zona adibita a giaciglio per il pastore ed anche il focolare è piuttosto raro: il latte della mungitura viene portato giù in paese. L’ingresso allo stazzo è minuscolo (H=60-80 cm, L= 40cm), chiuso spesso da un cancelletto realizzato con rami intrecciati. Le mura a secco sono a volte aggettanti verso l’interno e realizzano quasi la completa chiusura del riparo. In alcuni casi lo spazio terminale viene chiuso da larghi lastroni obliqui che si appoggiano alla parete rocciosa. Nelle grotte della parte centrale delle valli (dai 1000 ai 1500 m), ad una distanza dal paese che permette il rientro con alcune ore di cammino, si comincia a notare la presenza di un sommario giaciglio e di un focolare ricavati nello stesso recinto dello stazzo. Le mura rimangono sempre di spessore ed altezza considerevoli, ma i segni di una permanenza fissa del pastore sono piuttosto scarsi. Quando il pastore non scende a valle è facile per i familiari raggiungerlo periodicamente per portargli le provviste e ritirare i formaggi. Nelle grotte più alte (dai 1500 ai 2500 m), quelle che si aprono immediatamente al di sotto degli ampi pascoli estivi, la tipologia di chiusura del riparo cambia bruscamente. Basse mura a secco fatte con poca cura sostengono recinti in rete o in rami di pino mugo. Nelle grotte che presentano una buona abitabilità lo stazzo occupa la parte più interna ed è chiuso da una semplice rete. In questi casi la difesa del gregge è lasciata alla prontezza del pastore e dei suoi cani. Vicino allo stazzo, ma al di fuori di esso, si trova un piccolo recinto in pietra costruito nella parte più asciutta del riparo: le mura in pietra a secco raggiungono spesso la volta rocciosa realizzando la completa chiusura del piccolo ambiente. All’interno troviamo una lettiera costruita con tronchi e rami di pino mugo e, vicino a l’ingresso un focolare. Le poche suppellettili del pastore sono custodite in nicchie scavate nella roccia o appese a rami incastrati fra suolo e volta rocciosa e a ganci di legno infissi nella volta. Per dare un’idea della ricchezza numerica di tale fenomeno pastorale ricordiamo che solo sul massiccio della Majella ci sono circa 300 grotte pastorali. Grotticelle alle saliere.  Si tratta di alcune grotticelle che si trovano nel Vallone di Izzo (Lettopalena-Chieti) a circa 900 m. di quota. Esse sono parzialmente o completamente chiuse da mura a secco aggettanti verso la parete. Una di esse presenta delle mura particolarmente alte realizzate a gradoni per ovviare alla ripidità del pendio. In queste grotte il pastore rinserrava le pecore chiudendo l’ingresso con solidi cancelletti in legno e scendeva in paese per la notte. Il loro nome deriva dalla presenza nei dintorni di alcune pie tre piatte ove si metteva il sale per le pecore. Grotta Cavaliere. In un isolato sperone roccioso della valle di Pennapiedimonte (Chieti), a quota 1100 circa, si aprono una grande grotta e due piccoli ripari chiusi con muri a secco situati alla base ed alla sommità della rupe. La grotta principale, detta anticamente S. Angelo, e i due ripari non mostrano segni di giacigli e di focolari: data la vicinanza al paese i! pastore, rinserrate  le pecore nell’ovile, rientrava a casa per la notte. Grotta di maccalette.     È un grande riparo posto ad oltre 1000 metri di quota nel Vallone di Izzo (Lettopalena-Chieti). È chiuso con mura a secco che arrivano quasi alla volta rocciosa. Dilato all’unico ingresso si distingue un piccolo ambiente ove si trovava il giaciglio del pastore. È una delle ultime grotte che si incontrano risalendo la valle. Grotta dell’Acqua del Tasso. È un ampio riparo della Valle di S. Spirito (Roccamorice Pescara) chiuso in pietra a secco e situato al di sopra di una sorgente. È evidente una piccola e modesta appendice, vicina all’ingresso dello stazzo, riservata al pastore. Poiché la zona è ricca di complessi agro pastorali in pietra a secco, questa modesta zona abitativa fa pensare che il riparo rappresentasse una dipendenza di uno dei vicini complessi di capanne. Secondo una antica tradizione Torquato Tasso, dopo la fuga dal convento di S. Francesco di Ferrara, soggiornò nell’eremo di S. Spirito e si recava spesso a questa fonte per cercare pace e tranquillità.  Pietro Cioppo. È  un ampio riparo a quota 1700 m., da molti anni occupato da un pastore di Pennapiedimonte (Chieti). Di recente il ricovero è stato attrezzato a bivacco per escursionisti. Grotta del Peschio. Questa bella grotta, a quota 1500metri circa, domina la parte centrale della valle di Fara 5. Martino (Chieti). L’ampia balconata rocciosa antistante l’ingresso è un magnifico belvedere naturale. La parte più interna della grotta è chiusa con pali e rete metallica. In un angolo, all’ingresso della grotta, c’è un piccolo ambiente abitativo realizzato in pietra a secco nel quale troviamo una bella lettiera in pino mugo. Edoardo Micati.  Ricercatore, esperto in architettura in pietra a secco, eremi, luoghi di culto rupestri e mulini ad acqua. È autore di numerose pubblicazioni, collabora con la rivista francese Cerav dell’Università di Parigi

 

LA ZONA DEI LUCHI

La valle dei Luchi è una particolare formazione geologica che si trova nei pressi di Caramanico, all'interno del Parco Nazionale della Maiella. Il suo nome sembra avere origine da Lucus, bosco sacro, e infatti questo sembra proprio un luogo incantato. Poco dopo la frazione di S. Tommaso, si scende in questa bellissima valle che è delimitata da un lato da una muraglia rocciosa detta di Santa Lucia. E’ proprio questa muraglia rocciosa, insieme ad altre formazioni di minore dimensione, a costituire la particolarità geologica di questo luogo. Queste rocce affiorano per millenni di erosione, ma anche per lo sprofondamento del terreno e troviamo, accanto a queste formazioni rocciose, estesi terrazzamenti. La facilità di coltivare il terreno grazie alla naturale disposizione a terrazzamento e alla fertilità della terra hanno costituito nel passato un luogo ideale d’insediamento umano, testimoniato anche dai resti di un castello medioevale. Continuando a camminare per questa valle si giunge al fiume scoprendo un’altra meraviglia di questi luoghi: qui il torrente ha eroso il calcare della roccia formando le splendide “marmitte”.

 

La Madre Majella

 

Rifugio POMILIO - m 1892

 

Majelletta

 

0871 83408 - sig. Di Febo

Bivacco FUSCO - m 2450

 

Murelle

 

0871 331198 - CAI Chieti

Bivacco PELINO - m 2793

 

Monte Amaro

 

0864 210635 - CAI Sulmona

Rifugio MANZINI - m 2520

 

Valle Cannella

 

0871 66624 - Amm. Foreste Demaniali - CHIETI

Rifugio FONTE TARI' - m 1540

 

Lama dei Peligni

 

0872 980225 - sig. Di Natale

Rifugio GROTTA DEI PICCIONI - m 1600

 

Piano della Casa

 

0872 980225 - sig. Di Natale

Bivacco GROTTA DEI PORCI - m 1550

 

Valle di Macchia Lunga

 

0872 980155 - Comune di Fara S. Martino

Rifugio UGNI I - m 1863

 

Montagna d'Ugni

 

0871 895145 - CFS Palombaro (CH)

Rifugio UGNI II - m 2035

 

Montagna d'Ugni

 

0871 895145 - CFS Palombaro (CH)

Rifugio PAOLUCCI - m 1250

 

Passo Lanciano

 

0871 896110 - Rifugio Albergo

Rifugio PAOLO BARRASSO - 1542

 

Monte Rapina

 

085 54621 - CAI Pescara

Rifugio FILIPPO DI DONATO - m 1250

 

Lama Bianca

 

085 54621 - CAI Pescara

Rifugio MARCELLO DI MARCO m 1747

 

Piana Grande

 

085 54621 - CAI Pescara

Rifugio CELIDONIO - m 1280

 

Passo S. Leonardo

 

0864 41138 - rifugio

 

Sentieri&Attrazioni

 

Le foto di Madre Maja

 

       

       

      

      

    

       

       

 

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Sentieri&Attrazioni
 
  Rifugio Fusco - Immagini
 
  • Anfiteatro delle Murelle e Bivacco Fusco dal Blockhaus

     

 

 
  • Dal Blockhaus (2045 m) al Monte Amaro (2793 m). 3h45 in salita 3h30 in discesa.

    E' uno dei percorsi più frequentati, piuttosto lungo e faticoso, soprattutto in discesa. Anche se il dislivello non è eccessivo, i tre Portoni, con i loro saliscendi, allungano il percorso rendendolo faticoso soprattutto al ritorno. Il sentiero parte dalla base del Blockhaus, raggiungibile in auto da Passo Lanciano seguendo la strada per la Maielletta e proseguendo oltre i deturpanti ripetitori. Alla fine della strada asfaltata, sono possibili due sentieri, uno prende a sinistra sul versante orientale, l'altro sale sul crinale del Blockhaus, chiamato così per i ruderi di un fortino Borbonico sulla sua sommità. Entrambi i sentieri si ricongiungono appena oltre il Blockhaus. Sulla sinistra si apre il vallone delle Tre Grotte tagliato in due dalle le Gobbe di Selvaromana, visibili al centro, davanti a noi, in lontananza, appare l'arduo pendio del monte Focalone. Si prosegue verso Sud superando la cresta che separa la valle dell'Orfento dal vallone di Selvaromana, si attraversa il versante Est del Monte Cavallo ed è possibile visitare a destra, la cosiddetta
    Tavola dei Briganti, un lastrone di roccia che porta scolpite alcune iscrizioni lasciate dai briganti di fine '800. Proseguendo sempre per il sentiero che segue la cresta, in mezzo a distese di pini mughi, si giunge ad una fontana (il Fontanino 2100 m 1h, verso la fine dell'estate non versa acqua). A questo punto inizia l'ascesa al Focalone. Seguire il sentiero che sale a destra, sale inizialmente tra i pini mughi si affaccia sul versante Ovest e poi piega decisamente verso Est, seguendo gli strati rocciosi, verso il bivacco Fusco (2455 m) affacciato sull' anfiteatro delle Murelle. Dopo una sosta al bivacco, tra l'altro non molto confortevole, si prosegue per il sentiero segnato dai paletti di delimitazione dell'area protetta del feudo d'Ugni, e che si arrampica per la cresta, torna verso Ovest per girare a Sud verso la parte sommitale del Focalone. La cima (2676 m 2h30 dalla partenza) in realtà è un altopiano spazzato dal vento.Si prosegue scendendo verso destra seguendo il filo della cresta che separa valle dell'Orfento da valle delle Mandrelle, dove e' ben visibile la traccia del sentiero. Dopo la discesa, il sentiero risale verso cima Pomilio (Primo portone), e proseguendo scende di nuovo al secondo Portone passando nei pressi di monte Rotondo e salendo all’altopiano che unisce Monte Amaro e Monte Pescofalcone (2653 m 30 min) seguendo il versante meridionale della cresta, in vista del rifugio Manzini nella valle Cannella. Il sentiero prosegue a mezza costa sulla parete ripida. In breve si giunge all’altopiano. Dopo un ampio giro che ritorna verso Est, si segue l'ampia cresta che arriva alla cima di monte Amaro, dove è visibile da lontano la cupola rossa.

 

  • Il brigantaggio

Il brigantaggio è stato un fenomeno endemico della Majella. Abbiamo già ricordato alla fine del 500 le imprese di Marco Sciarra e della sua banda e per tutto il seicento e settecento ad ogni crisi ricorrente sulla montagna si riversavano uomini disperati che si univano per il saccheggio e la depredazione. Sempre furono segnalati scorrerie ed atti di vandalismo con continue recrudescenze nel corso dei decenni. La nuova legislazione piemontese ed in particolare la ancora una volta disattesa riforma agraria  insieme alla coscrizione obbligatoria furono il motivo scatenante del riacutizzarsi di questa piaga che divampò cruenta tra il 1860 ed il 1868. Il brigantaggio trasse alimento da una sollevazione corale contro la miseria e le misure restrittive del governo che non facevano intravedere sbocchi imminenti alle aspettative di miglioramento di vita delle popolazioni soprattutto dopo la popolazioni rurali e montane. Dopo la promulgazione della legge Pica nel 1863- si assistette ad una repressione sanguinaria, ad una serie di processi e di fucilazioni che insanguinarono tutta la Majella  In tutti i versanti del monte furono attive bande di briganti che, dopo una fase iniziale in cui godevano dell’ appoggio delle popolazioni locali, poi si diedero a saccheggi ed uccisioni terrorizzando intere comunità. Incendiarono e depredarono, casolari isolati e masserie prima; dopo divennero tanto numerosi da assaltare gli stessi centri abitati della montagna. Le bande che furono maggiormente atti ve scorazzarono -infatti- per tutto il territorio del massiccio e qui si rifugiavano in nascondigli me spugnabili. La vegetazione folta, dei valloni d’alta montagna, le grotte e anfratti naturali dove si ritiravano dopo ogni impresa banditesca impedivano all’esercito regio di inseguirli. Per arginar li fu costruito sul monte Cavallo un fortino il Blockhaus’ che di venne l’avamposto avanzato del l’esercito piemontese ed i cui resti sono ancora esistenti a poche centinaia di metri dalla tavola dei briganti, un pianoro di roccia viva sui cui massi questi irridevano, quasi come in una guerra di trincea, con scritte dileggianti Vittorio Emanuele. Non vi fu centro della montagna che non ebbe in questi anni lutti e distruzioni ed anche dopo che la commissione di inchiesta stabilì come causa principale degli eventi la mancata attuazione della riforma agraria. questa rimase ancora nel dimenticatoio. I centri dei brigantaggio, da cui provenivano i nomi di spicco ed i capi furono Guardiagrele con Domenico Di Sciascio, Mai capo indiscusso della famigerata le “Banda della Majella” insieme a l Nicola Marino di Roccamorice; Caramanico, dove operarono Luca Pastore ed Angelo Colafella; Pacentro con Pasquale Mancini. Questi caddero tutti, eccetto il Colafella che ebbe il carcere a vita, fucilati o in scontri a fuoco non prima però di aver costretto per quasi dieci anni nel terrore l’intera comunità della Majella.

 

  •  Il lago di Bomba

 

 

  • Il lago di Scanno

 

 

  • Il lago di Barrea

 

  •  Il Monte Sirente

 

  • Una passeggiata sulla cresta del Porrara (Porrara-Coccia) da Palena a Campo di Giove

   

 

  • Grotta Delle Praie (Lettomanoppello)

 

  • I MONTI DELLA LAGA: il Bosco Martese e le cascate della Morricana

    Nell'angolo più isolato e selvaggio dei monti della Laga (attualmente compresi nel Parco Nazionale Gran Sasso - Laga), si trova una delle sempre più rare aree di Wilderness presenti in Italia. Poco accessibile, scomodo da raggiungere anche in auto, ma d'incomparabile bellezza, il Bosco Maltese (immerso nella Valle del Rio Castellano), è sicuramente una delle perle offerte dai Monti della Laga al visitatore attento. Il Bosco si trova nel versante teramano della Laga, e per visitarlo occorre giungere al Ceppo, a circa 35 km da Teramo. Sicuramente i periodi migliori, per apprezzarne la bellezza, sono la primavera inoltrata e l'autunno con l'esplosione dei colori. Ciò nulla toglie al fascino delle cascate ghiacciate e del bosco ricoperto di neve nel periodo invernale, e al verde sterminato dell'estate. La primavera, in questo angolo nascosto della Laga, è una festa dell'acqua. Cascate, ruscelli, scivoli. Il borbottio dei torrenti carichi e il rumore del tonfo dell'acqua alla base delle tante cascate fanno da colonna sonoraall'escursionista. Inoltre orchidee spontanee, fioriture varie e numerosi uccelli di bosco, catturano l'interesse del visitatore. In questo periodo si deve fare attenzione a non scivolare quando si cammina sulle rive dei torrenti, gonfi anche per lo scioglimento delle nevi sulle cime circostanti, tutte cime ben al di sopra dei duemila metri. L'autunno offre scenari di struggente bellezza. Una mano invisibile dipinge con nuovi e spettacolari colori il bosco: il verde cupo degli abeti si accompagna al giallo dei faggi, gli aceri diventano rossi, il sottobosco e le felci, in una continua gradazione d'oro, impreziosiscono il paesaggio. Il terreno diventa un tappeti di funghi, dalle velenose ma affascinanti amanite, ai succulenti boleti, passando per centinaia di specie. Il bosco sprigiona tutta la sua magia. Camminarvi lentamente sapendo che forse un lupo ti osserva attento, nascosto dagli alberi, che il picchio rosso interrompe la sua attività al tuo passaggio, che il misterioso e sfuggente Gatto selvatico nel folto della vegetazione continua la sua implacabile caccia ai piccoli mammiferi che popolano la foresta, trascina l'escursionista in un mondo lontano un'eternità dalle convulsioni e dagli isterismi della vita cittadina. Forse l'antica consacrazione del Bosco Martese al dio Marte (dio della guerra…in guerra, ma protettore dei boschi e dei giardini in tempo di pace), conserva ancora oggi una sua sacralità che si trasmette a chi lo percorre senza frenesia. L'itinerario (2 ore circa) Dall'albergo del Ceppo si prende la strada sterrata che costeggia un campeggio e che si deve seguire per circa 6 chilometri, senza particolari dislivelli, passando per la Fonte del Guardaboschi (circa 1340 slm) attraverso il bosco di abeti. Al termine della strada girare a sinistra superando un fosso solitamente abbondante d'acqua nella stagione della pioggia. Qui occorre un po’ di attenzione, risalendo sempre sulla sinistra il versante della valle, districandosi fra tronchi e rami e superando numerosi fossi, che rendono scivoloso il percorso. Continuando ancora in questa situazione, si supera l'ultimo fosso che precede la Cascata della Morricana. Superando massi e tronchi si giunge alla base della cascata, davvero impressionante con uno spettacolare salto di 40 metri. Il rumore è assordante, gli schizzi d'acqua bagnano anche a diversi metri di distanza. Se si percorre questo itinerario nei giorni festivi, è facile trovare qualche gruppo di persone intente a godersi la cascata e utilizzare la sosta per rifocillarsi. Il consiglio è di attendere che il posto si svuoti, torni solitario e che l'unico suono sia il tonfo dell'acqua. E contemplare lo spettacolo della natura, che qui raggiunge i livelli più alti. In fondo, un Bosco dedicato al dio Marte, abitato dal Lupo e dal Picchio che nei tempi antichi erano considerate le Epifanie del dio, deve per forza trasmettere sensazioni particolari. Sensazioni che vale la pena di vivere.

     

  Valle dell'Orfento e Sorgenti sulfuree del Lavino
   

Sorgente sulfurea del fiume Lavino (Scafa)

   

 

Valle Dell'Orfento (Caramanico)

      

      

 

  Alloggi - Indirizzi e numeri utili
 
  • Hotel Re di Roma - Via Vercelli, 21 - 00182 Roma
    Ph: +39 06 70302501 - Fax: +39 06 70399231 - P.IVA: 09107491004
    info@hotelrediroma.com -  

    Tipo di camera

    sab

    Tariffa totale*

    Matrimoniale standardInclude: Colazione a buffet

    € 63

    € 68,98

    Prenota

     The Secret Garden
    Via Nino Bixio 48 - 00185 Rome
    Tel: +39 348.2548540/41/42 - Fax:+39 06.7020901
    info@secretgardenrome.com

    Descrizione camera/unità

    sab

    Tariffa totale**

    Double

    € 55

    € 55,00

    Prenota

     Sleeping Beauty hotel roma

    Tel: (+39) 06-7049-5708
    cell: (+39) 346-3336-491 oppure (+39) 320-0469-073
    Ufficio prenotazioni Gran Bretagna: 0044-1604-675789
    Email:info@ilcastello.com

    Descrizione camera/unità

    sab

    Tariffa totale**

    Double Shared Bath

    € 65

    € 65,00

    Prenota

    Triple Shared Bath

    € 65

    € 65,00

    Prenota

    Double Private Bath

    € 72

    € 72,00

    Prenota

     Hotel ducale Via Achille Grandi 4 Rome, 00185

    Descrizione camera/unità

    sab

    Tariffa totale**

    Double

    € 69

    € 69,00

    Prenota

    Hotel Roi

    Piazza Dei Re Di Roma 64 Rome, RM 00182 Italia 06 70399394 Telefono: +39.0670399394 - Fax: +39.0670309461

    Descrizione camera/unità

    sab

    Tariffa totale**

    Double

    € 60

    € 60,00

    Prenota

    Triple

    € 85

    € 85,00

    Prenota

 

     

 

 Hotel San Germano **** Via Beccatelli, 41- 80125 - Napoli

Tel. +39 081 5705422; Fax. +39 081 5701546

   Montespina Park Hotel**** Via San Gennaro, 2- 80125 Napoli

Tel. +39 081 7629687; Fax. +39 081 6102052 ; e-mail: info@montespina.it

 American Hotel Srl**** Via Antiniana, 15- 80078 - Napoli

Tel. +39 081 5706529; Fax. +39 081 5708180 e-mail: info@americanhotelnapoli.it

 Suites & Residence Hotel**** Via Antiniana, 19- 80078- Napoli Tel. +39 081 7620019; Fax. +39 081 5708180; e-mail: info@suitesresidencehotel.it;

 

 

Florence Hotel Marzia. Home Page Tel. +39 055.751203 / 055.750548 info@hotel-marzia.it

B&B Maranhata Via Del Pantano, 1, Scandicci (Firenze) Telefono 055 751123 Fax 055 751123 Mobile 347 3847200

AGRITURISMO  B&B  IL PIASTRINO Via Piastrino, 30 50059   V I N C I   (Firenze)  tel. e fax +39 +57156148


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La Torretta dei Fiori - Via Torricella 149 - 50013 Campi Bisenzio - Firenze - Tel/Fax 055 8966974 - Cell. 3387520330

Laghetto Primo S.a.S- Via di San Pantaleo 122 - 50059 Vinci (Fi) Tel. +39 0571 841046 E-Mail:info@palmasclub.com

RURI EST bed & breakfast via del Casone, 170 51039 Quarrata (Pistoia)  Indicazioni stradali 0573 737 674
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