Pungolo il mensile d'informazione libera

AMBIENTE                                                                            

TERREMOTO IN ABRUZZO

FOTOVOLTAICO

CENTRO OLI DI ORTONA

INFN GRAN SASSO - TOUR NEI LABORATORI

 

Il nostro tour nell'aquilano

 

L'AQUILA 11/05/2009 -Ecco il nostro tour nell'aquilano passando per Onna, Fossa, Paganica, L'Aquila e Campotosto, nella nostra slide

 MAPPA SISMICA - TERREMOTI ON-LINE - ZONE SISMICHE

 

 

Terremoto: l'altra faccia della medaglia

TORTORETO - 24/04/2009 Intervistata da noi della redazione di Pungolo, la Sociologa Tiziana Pasetti, (la ricordate durante l'intervista di G. Giuliani?) una sfollata dell'Aquila, scampata dal terremoto, ora domiciliata momentaneamente a Tortoreto Lido. Un'importante testimonianza su quel tragico giorno e sull'altra faccia della medaglia: gli aiuti "mai visti" e le notizie "mascherate". Le tendopoli fantasma senza servizi igienici ad hoc e i volontari sempre meno presenti. Non è tutt'oro quel che riluce!

Alcune immagini della tendopoli di San Demetrio

       

Alcune immagini dell'Aquila

                            

                 

VEDUTA DI FOSSA, SENZA CASTELLO         

06/04/2009 TERREMOTO IN ABRUZZO:

Il ricercatore, inventore di un sistema per prevedere i terremoti,
i primi di aprile era stato accusato dalla magistratura di procurato allarme

Lo sfogo di Giampaolo Giuliani: "Qualcuno deve chiedermi scusa"

Il video sconcertante di Byoblu

Lo studio di G. Giuliani   

Scaricate i file in PDF sui suoi studi, per una migliore informazione. Per info www.chiocciolandia.it (Date sempre un occhio al SISMOGRAFO!)

Cronistoria

Il Capoluogo

Moretti

Rete Antisismica

Bertolaso (2006)

De Amicis

 

I terremoti si possono prevedere (prima parte)
 
Gli studi di molti ricercatori in tutto il mondo convergono. La sperimentazione è ormai matura. Ma questo è il paese delle contraddizioni, dei paradossi, delle poltrone da tenersi strette, del business che viene prima di tutto. E' il paese dei conti cinici e sommari fatti sulla pelle degli altri: in fondo, quanto costano trecento morti? Di meno rispetto a quanto ci vuole per mantenere in piedi un apparato in grado di proteggerli. Quindi...  E dire che proprio a L'Aquila, dove vive e lavora il Cacciatore di Terremoti, il piccolo grande uomo che li ha fregati tutti, sviluppando la tecnica più avanzata e funzionale disponibile al mondo, si è verificato il disastro annunciato più sconcertante di tutti.  Su quale altare sono state sacrificate le vite di tanta gente? Di chi erano gli interessi da tutelare? Chi ha preso la decisione di azzittire Giampaolo Giuliani con una querela per procurato allarme, quando lui non disse mai le cose che gli furono imputate? Chi ha sulla coscienza centinaia di corpi travolti dalle macerie o decedeuti per soffocamento nell'aria satura di polveri di gesso e calce? Chi dice che i terremoti non si possono prevedere? Per quali interessi lo fa?
 

 Tante domande. Ma le risposte stanno arrivando...
 Per il momento, iniziate ad ascoltare la cronistoria ufficiale degli avvenimenti, ricostruita dallo stesso Giuliani.
 

 

Giampaolo Giuliani: "Noi abbiamo tre stazioni di monitoraggio di Radon, che rilevano i precursori sismici e attraverso di essi ci danno informazioni sulla possibilità di un evento sismico tra le 6 e le 24 ore prima dell'evento stesso. Il sindaco dell'Aquila, che aveva tra l'altro messo a disposizione una di queste stazioni, mi aveva chiesto di fargli delle piccole relazioni qualora io avessi osservato delle situazioni anomale che avrebbero potuto condurre a un evento di terzo o quarto grado, in maniera che lui potesse evacuare, magari anche con una scusa banale, gli alunni di alcune scuole a rischio sismico.
 Il 27 e il 28 marzo gli mando una piccola relazione dicendo che ci sarebbe stato un evento di magnitudo 2.3, 2.4 previsto per il 28. Il 28 gli mando un'altra segnalazione circa un nuovo evento che si sarebbe verificato nella mattinata, all'Aquila, sempre di magnitudo 2.2, 2.4 - poi si è verificato il 2.4 alle 8 del mattino - e segnalando anche un ulteriore evento un po' più forte che si sarebbe verificato a 50 o 60km dall'Aquila, che quindi non avrebbe interessato la città.
 Il 29 mattina si ebbe un 2.4 a L'Aquila, e alle 9.40 un 3.8 a Sulmona, circa 50 km da L'Aquila. Il sindaco mi chiamò nella mattinata per chiedermi cosa si sarebbe dovuto fare. Gli risposi che ormai l'energia era stata scaricata, gli eventi si erano verificati, e che se nell'arco della giornata avessi verificato qualche dato ulteriore gliel'avrei fatto sapere. Gli dissi anche che avrebbe potuto correlarsi con il sindaco di Sulmona, e analizzando i dati delle tre stazioni avremmo potuto vedere se ci sarebbero state altre scosse di assestamento a Sulmona.
 La mattina del 29 marzo 2009 il sindaco di Sulmona mi telefona chiedendomi come si sarebbe evoluta la situazione nella sua città. Io gli dico di aver bisogno di almeno tre ore per analizzare tutti i dati e che mi sarei fatto sentire non appena l'analisi fosse stata pronta. Inizio ad elaborare i dati di tutte le stazioni e alle 13.00 vedo i grafici, i quali indicano che il picco che aveva procurato l'evento del 3.8 era in discesa, quindi si trattava di una situazione che stava tornando alla normalità. Alle 15.00 questo picco continua a scendere, segnalando una situazione piuttosto stazionaria.
 Alle 15.30 chiamo il sindaco di Sulmona sul cellulare e non mi risponde. Allora chiamo la sala dove era riunita la Protezione Civile, mi risponde l'Assessore alla Protezione Civile al quale dichiaro che le macchine osservano che dalle 15.30 alla mezzanotte non ci saranno altri eventi, neanche scosse di assestamento. Avrebbe quindi potuto tranquillizzare la popolazione, perchè non avrebbero avuto nemmeno delle piccole scosse. Gli ho detto che avrei continuato a monitorare la situazione con i dati che sarebbero pervenuti nell'arco della giornata e, se avessi notato delle anomalie, avrei richiamato personalmente. Dato che non c'erano state anomalie, mentre invece osservavo una situazione in cui il Radon cresceva e che interessava L'Aquila, non ho avvisato più il sindaco di Sulmona.
 La mattina dopo, svegliandomi, ho scoperto attraverso i media di aver ricevuto un avviso di garanzia perchè il sindaco dichiarava che gli avevo detto che Sulmona sarebbe stata colpita da un evento catastrofico più forte di quello della mattina.
 Il 31 marzo osserviamo una situazione che va crescendo in L'Aquila, un innalzamento del Radon al di fuori della norma. Non so più che cosa fare, se avvisare o se non avvisare. Rileviamo che abbiamo intanto un quarto grado a L'Aquila, e poi tutta la sequenza degli eventi che conduce fino alla notte tra il 5 e il 6 di aprile, una settimana dopo, quando si è verificato l'evento catastrofico.
 Il 5 aprile, alle 20.00, constato che la situazione è fortemente anomala, e vado a scaricare i dati alla scuola Edmondo De Amicis. Incrociando i dati, verso le 22.00 o le 23.00, vedo che la situazione si sta evolvendo verso una situazione catastrofica, un forte evento. Non so chi avvisare. Tantissimi nell'aquilano che conoscono la mia tecnica e i nostri studi osservano i grafici su internet che denunciano una situazione piuttosto allarmante, e prendono autonomamente la decisione di abbandonare le case e passare la notte fuori. Io invece ho vissuto una situazione drammatica perchè vedevo montare un evento disastroso e non sapevo cosa fare."
 Claudio Messora: "Perchè lei è stato querelato e temeva successive azioni legali.."
 Giampaolo Giuliani: "Certo! Avevo subito pressioni: anche se avessi visto un evento catastrofico non avrei dovuto allertare e dirlo a nessuno! A chi mi telefonava e mi diceva di avere visto dai grafici che stava succedendo qualcosa, io domandavo che tipo di casa avessero. A chi aveva una casa vecchia, antica suggerivo di passare la notte fuori. C'è stato un passaparola tra le persone, e mi hanno detto che tantissimi amici sono usciti e si sono salvati. Nella notte, mentre controllavo e rifacevo i calcoli, e controllavo in linea anche il nostro sismografo vicino alla stazione principale dove c'era il monitoraggio del Radon, e vedevo che caricavano piccole scosse premonitrici di un forte evento, e vedevo il Radon che continuava a salire, il tempo di continuare a fare i calcoli nella speranza di avere sbagliato qualcosa, ... e l'evento me lo sono beccato io stesso dentro casa!
 E' stato un evento violentissimo, anche perchè l'epicentro era a pochissimi distanza da me: 4 o 5 km dalla mia abitazione dove stavo in quel momento ricontrollando tutto, per cui anche gli allarmi che arrivavano, rispetto alla media degli allarmi, hanno anticipato di un'ora, un'ora e mezza circa rispetto alle sei ore di anticipo con cui ci dovrebbe arrivare il primo allarme. Tante persone che non hanno avuto la possibilità di saperlo, trecento persone, sono morte. Ma se fosse stata data la segnalazione, come è successo per tanti per cui c'è stato un porta a porta tranquillo, senza scatenare il panico, senza correre rischi, che infatti hanno preso le famiglie e le hanno messe nei camper, nelle roulottes, sono usciti per strada, sono andati in qualche altro posto, forse... avrebbero potuto essere salvate molte persone in più."
 Claudio Messora: "Se lei non avesse ricevuto questo avviso di garanzia, probabilmente la situazione avrebbe potuto cambiare perchè lei non si sarebbe sentito costretto a tacere, con la museruola."
 Giampaolo Giuliani: "Certo, in una situazione del genere, con un simile sciame sismico, avrei detto che se si fosse sentita una scossa premonitrice in cui in casa si muove il tavolo, si muovono le sedie, tintinnano i bicchieri, si muovono i lampadari, visto che viviamo su un territorio a rischio sismico, a questo primo accenno la gente avrebbe dovuto abbandonare la casa e passare la notte fuori."
 Claudio Messora: "Si è fatto un'opinione sulle motivazioni di questo avviso di garanzia?"
 Giampaolo Giuliani: "Ritengo che sia falso. E' difficile poter male interpretare 'State tranquilli, perchè fino alla mezzanotte non ci sarà un evento sismico' e trasformarlo in 'ci sarà un evento catastrofico più grande di quello che avete avuto'."
 Claudio Messora: "Quindi possiamo ipotizzare che sia stata un'azione dolosa?"
 Giampaolo Giuliani: "Secondo me sì. Perchè poi lo dovrei pagare io questo dolo, se ho detto qualcosa di diverso, che poi è stato riportato in maniera catastrofica?"
 

 Ipotesi possibile, prevedere i terremoti (seconda parte)

 

 
Giuliani: come prevedo i terremoti from Claudio Messora on Vimeo.

La ricostruzione de L'Aquila costerà ai contribuenti almeno 12 miliardi di euro, spicciolo più spicciolo meno. Mafiosi, camorristi, politici corrotti, imprenditori senza scrupoli e uomini di malaffare sono già in fibrillazione da tempo.
Con soli 500.000 euro Giuliani può mettere in piedi una rete composta da cinque stazioni di rilevamento. Con cinque stazioni si mettono in sicurezza tre regioni: Abruzzo, Marche e Molise.

Intervista a Giampaolo Giuliani

 

Ecco come si possono prevedere i terremoti


 

Claudio Messora: «Sono con Giampaolo Giuliani. Vorrei chiarire con lui, per i non esperti, come funziona la tecnica di previsione dei terremoti cui lui sta lavorando da tanto tempo.»

Giampaolo Giuliani: «Noi abbiamo realizzato un rivelatore gamma, una macchina che permette di monitorare il Radon che fuoriesce dalla crosta terrestre. Dieci anni fa, non avendo la disponibilità per acquistare un radometro, abbiamo realizzato questo strumento in maniera piuttosto artigianale, utilizzando del materiale che normalmente viene utilizzato per la ricerca sulle particelle cosmiche.»

Claudio Messora: «Perchè è così importante il Radon?»

Giampaolo Giuliani: «Il Radon è un elemento radioattivo che fa parte della famiglia dell'Uranio 238. Nasce appunto dal decadimento di questo elemento. Il suo padre è il Radio 226, ed è l'unico elemento della catena di decadimento radioattivo ad essere un gas. Tutti gli altri sono dei metalli. Inoltre è un elemento che non si combina con niente e con nessuno. E' inerte. E' un gas nobile ed ha una caratteristica che lo distingue, un modo di evolversi diverso: ha un'emivita di 3.8 giorni; dopo 4-5 giorni scompare, una volta venuto su dalla crosta terrestre perde la sua concentrazione e quindi anche la sua caratteristica di essere radioattivo e pericoloso per la salute dell'uomo. Il Radon si concentra in particolar modo nelle cantine, lì dove c'è poca aerazione. Se inalato può produrre gravi danni all'organismo, addirittura si parla di cancro ai polmoni.
L'analisi di questo gas la facciamo indirettamente, perchè non avendo avuto un radometro ci siamo costruiti una macchina che studia in realtà due suoi isotopi che nascono subito dopo il suo decadimento.»

Claudio Messora: «Perchè è importante il Radon in relazione ai sismi?»

Giampaolo Giuliani: «Perchè da più di 40-50 anni la scienza dice che in prossimità di forti terremoti si è sempre notata una forte concentrazione di Radon che fuoriusciva dalla terra. Quando abbiamo iniziato non avevamo nessuna velleità di scoprire i precursori sismici e la possibilità di prevedere i terremoti. Eravamo solo curiosi di vedere se la forte concentrazione di Radon che usciva dalla crosta terrestre si verificasse prima, durante o dopo un evento sismico. Attraverso una serie di ricerche effettuate sul campo, in particolare su 90 giorni di osservazione, di monitoraggio sull'andamento del Radon, abbiamo avuto 28 eventi sismici, ed abbiamo riscontrato su ogni evento sismico che prima di ogni evento c'era un forte incremento di Radon

Claudio Messora: «Ma c'è una teoria che spiega perchè il Radon si sprigioni dalla crosta terrestre in prossimità di un sisma?»

Giampaolo Giuliani: «Ce ne sono diverse, perchè il Radon nel contesto degli eventi sismici viene studiato un po' in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Russia, in Giappone, in Israele, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Il Radon si trova su tutta la crosta terrestre, possiamo misurarlo in qualsiasi punto. Presenta delle caratteristiche che permettono di verificarne anche la provenienza. La scienza ufficiale pensa che sia solo il Radon contenuto nelle rocce. L'Uranio è contenuto nelle rocce appena sotto la superficie della crosta terrestre, e dal suo decadimento fuoriesce il Radon.»

Claudio Messora: «Essendo un gas, affiora dunque alla superficie e può essere misurato.»

Giampaolo Giuliani: «Esattamente. Noi abbiamo riscontrato, per mezzo di questa macchina, delle caratteristiche peculiari che con i normali radometri non sono ancora state riscontrate. Da qui abbiamo effettuato delle correlazioni che ci hanno permesso di risalire al precursore sismico contenuto nel segnale che il Radon porta fuoriuscendo dalla crosta terrestre.»

Claudio Messora: «Cosa si intende per precursore sismico?»

Giampaolo Giuliani: «Il precursore sismico è un'anomalia sulla media mobile del flusso di questo gas che noi misuriamo. E' praticamente un incremento di Radon che avviene prima di un terremoto e si manifesta in maniera piuttosto evidente.»

Claudio Messora: «Quando sono cominciati questi studi?»

Giampaolo Giuliani: «Sono cominciati nel 2000. Il primo rivelatore lo abbiamo finito di costruire nel 2002. Nel 2002 è cominciata la serie di osservazioni e l'acquisizione dei dati. Nel 2004 è nato il secondo rivelatore, che abbiamo predisposto a 50 km da L'Aquila per avere delle risposte che si correlassero per osservare il Radon da diversi punti. Nel 2005 sono nate altre due stazioni, quella del Gran Sasso e quella di Pineto. Sempre nel 2005 abbiamo costruito una barca laboratorio, ed abbiamo effettuato delle misure del Radon sul fondo del mare, al largo della costa adriatica, a circa sei miglia dalla costa, a 25 metri di profondità. Presumiamo di avere effettuato i primi 160 minuti di monitoraggio del Radon dal fondo del mare. Tra il 2008 e il 2009 abbiamo buttato le basi per cinque stazioni, due già in rete e una che doveva nascere sempre in rete. Le altre due sono in fase di montaggio e quindi dovremmo ben presto avere cinque stazioni che ci permettereanno di monitorare un territorio grande quasi 10.000 / 12.000 chilometri quadrati

Claudio Messora: «Queste cinque stazioni come parlano tra di loro?»

Giampaolo Giuliani: «Sono interallacciate tra di loro. Ogni stazione manda un segnale ad un'unica sala sismica, dove un sistema di computer provvede all'analisi dei segnali di tutte le stazioni. Questo programma provvede anche a rilevare il precursore sismico, e da ogni stazione, quando tale precursore viene rilevato, viene lanciato un allarme. Se tutte le stazioni lanciano lo stesso allarme con un ritardo di due o quattro ore, significa che l'evento sismico è osservato da tutte le stazioni. Da un sistema trigonometrico calcolato su tutte le stazioni è possibile ottenere l'epicentro dell'evento e il grado sismico dell'evento, in una finestra che va dalle 6 alle 24 ore

Claudio Messora: «Nel caso del sisma all'Aquila cosa era successo?»

Giampaolo Giuliani: «E' successo che delle tre stazioni che fino al momento del sisma stavano funzionando, e funzionavano bene, una indicava come vettore la posizione dell'epicentro dell'evento che abbiamo avuto. Le altre due stazioni denunciavano il grado sismico dell'evento, ed è da una in particolare, quella più vicina all'epicentro, che si capiva che qualcosa di disastroso stava avvenendo.»

Claudio Messora: «Quindi secondo te, Giampaolo, oggi è possibile prevedere con un certo grado di approssimazione i forti sismi, grazie a questa tecnica?»

Giampaolo Giuliani: «Piccoli, grandi, mediograndi e forti sismi... sì! Certo, la nostra è una ricerca sperimentale. Sicuramente abbiamo una notevole mole di dati che ci permettono di avere informazioni anche scientifiche sul comportamento del Radon che ancora oggi non sono ben conosciute. Non solo, ma questo sistema ci ha dato garanzia, non ultima l'evento che abbiamo subito, che un forte evento può essere in qualche modo allarmato con un certo margine di anticipo.»

Claudio Messora: «Questi dati, questi risultati sono stati presentati alla comunità scientifica?»

Giampaolo Giuliani: «Abbiamo tentato dal 2002-2003 di avere un supporto da tutte le comunità scientifiche: dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) alla Protezione Civile... Ci siamo sottoposti a test di funzionamento ufficiali.  Addirittura, tra l'altro, il prof. Boschi è stato nel 2003 la persona che ha indicato i termini di funzionamento che la macchina avrebbe dovuto avere, con l'allora On. Zamberletti, il Presidente della ISPRO (Protezione Civile e Difesa Civile).»

Claudio Messora: «A beneficio del pubblico, chi è il prof. Boschi?»

Giampaolo Giuliani: «Il prof. Boschi è... fino all'anno scorso, credo... era il Presidente dell'INGV. Credo che lo sia stato da sempre, che sia nato Presidente dell'INGV. Ma dall'anno scorso credo che in qualche modo lui abbia lasciato, o stiano cambiando la presidenza. In ogni caso è l'unica voce che in Italia continua a dire che i terremoti non possono essere previsti e che non potranno mai essere previsti. Tutte le richieste di collaborazione che abbiamo fatto ci sono state rigettate perchè tutti i tecnici che avrebbero in qualche modo dovuto guardare, vedere che cosa stavamo ottenendo, ci dicevano "I terremoti non possono essere previsti. Non potranno mai essere previsti, quindi quello che lei sta studiando non serve!".»

Claudio Messora: «Ma la storia della scienza in realtà è costellata di teorie che poi sono state accantonate, per fare posto a teorie nuove che le hanno rimpiazzate. Quindi uno scienziato come approccio suo intrinsico non dovtrebbe avvicinarsi alle nuove ricerche in questa maniera. Tu credi che ci sia un disinteresse da parte della comunità scientifica a studiare ed avvalorare queste ricerche? E se sì, perchè?»

Giampaolo Giuliani: «Sicuramente adesso, col senno di poi, alla luce di tutto quello che abbiamo passato, sembrerebbe proprio come se ci fosse un interesse a che questo non venga portato alla luce. Io quello che so è che in questa circostanza i media hanno permesso di far conoscere quello che è avvenuto. Da tantissime parti del mondo, da tantissime univeristà mi hanno telefonato, mi hanno scritto, mi hanno mandato messaggi.. Dalla Russia, dalla Germania, dalla Romania, dagli Stati Uniti, dal Giappone... I professori delle università di tutto il mondo mi hanno detto: "Non sei solo in questa storia. Quello che stai facendo è vero. Anche noi, che osserviamo e misuriamo le stesse cose che stai osservando tu, abbiamo gli stessi riscontri e gli stessi risultati. Vai avanti!

Claudio Messora: «Ma tu stai andandao avanti?»

Giampaolo Giuliani: «Adesso sono fermo perchè disastrato, terremotato. Abbiamo avuto due stazioni ferme per il terremoto con dei danni anche sulla strumentazione. Ci siamo pagati tutto da soli in questi dieci anni. Ci rimboccheremo le maniche, rimetteremo in moto tutto, porteremo avanti la nostra ricerca, metteremo in piedi le altre due stazioni che dovevano nascere, e con cinque stazioni forse riusciremo ad evitare, se dovesse ricapitare domani, un disastro del genere. Forse riusciremo ad evitare che ci possano essere così tanti morti, ...perchè molti di questi potevano in qualche modo essere salvati.»

Claudio Messora: «Noi ti ringraziamo tanto, e ti staremo vicini con la telecamera perchè tu possa avere una voce ed un'amplificazione in più. Tu sei stato al centro di questa, chiamiamola aggressione mediatica, questo ciclone dei media negli ultimi giorni, e quindi hai potuto sperimentare da vicino il comportamento dell'informazione ufficiale. Quale è l'impressione che hai ricavato sul modo e l'approccio che hanno usato nei tuoi confronti?»

Giampaolo Giuliani: «Sono stati tutti, tutti indistintamente, molto gentili. Mi sono stati vicini, vuoi per la drammaticità del momento, vuoi perchè tanti non conoscevano questo sistema e non sapevano neanche se ciò che io stavo raccontando loro fosse vero o no. Questo mi ha fatto veramente molto piacere. Si sono avvicinati con molta umiltà e mi hanno fatto coraggio. Io li ringrazio tutti, da Bruno Vespa e i più grandi nomi ai più piccoli giornalisti che sono venuti. Ma sono venuti da tutto il mondo. Ho avuto a casa mia la BBC, la televisione tedesca, la radiotelevisione francese, sono venuti i giornalisti russi, la televisione della California. Ho rilasciato più interviste con la televisione argentina che con chiunque altro, sembravano di casa. Tutti si sono avvicinati con molta umiltà. Mi hanno chiesto. Volevano sapere come facessi. Si sono tutti quanti stretti a me. Mi sono sentito veramente... sono stati quelli che in un primo momento mi hanno aiutato a superare questo dramma. Li ringrazio tutti!»

Claudio Messora: «Un'ultima battuta. Casa tua è illesa. Quando è stata costruita?»

Giampaolo Giuliani: «E' stata costruita nel 1984 da mio suocero, che è un vecchio muratore, con le sue mani. Lui mi ha sempre detto "Tu qui non sentirai mai una scossa sismica. Nel momento in cui tu dovessi avvertire una scossa sismica significa che L'Aquila è stata distrutta almeno per metà". E così è stato.»

Claudio Messora: «La casa di fronte a te invece è più recente ed è danneggiata profondamente.»

Giampaolo Giuliani: «La palazzina affianco alla mia, consegnata l'anno scorso, struttura antisismica in cemento armato, è inagibile.»

Claudio Messora: «Credo che questo sia sufficiente. Grazie.»

Giampaolo Giuliani: «Grazie a te.»

LE VIGNETTE E IL TERREMOTO IN RAI

 

Ma quante sono le vittime sconosciute, con affitti in nero?

Il centro storico dell'Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno. Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari, come italiani qualsiasi. Spesso ammassati. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data gratis.  All'Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi.

 

Vittime innocenti, ma i prossimi a morire chi saranno?

300 bare. 300 nomi. Uccisi, ma non dal terremoto. Dalle case assassine. Costruite rubando sui materiali, rubando sulla sicurezza. Uccisi dall'edilizia selvaggia, da parcheggi sotterranei ricavati erodendo le fondamenta degli edifici. Da chi doveva vigilare e non ha vigilato. Da chi doveva fermare i lavori e non è intervenuto. Da una causa rimasta pendente, da una condanna che non è mai arrivata.
 300 cadaveri, disposti in file ordinate davanti al Presidente del Consiglio. 300 altri, disposti alla rinfusa, sotto alle macerie. In Irpinia furono coperti da colate di cemento, per evitare epidemie. Verranno fuori tra duemila anni, come a Pompei.
 Nel frattempo, altri se ne andranno. Molto prima, forse tra venti o trent'anni. Quando meno se lo aspettano, implacabilmente, inesorabilmente. Con tutta probabilità, inspiegabilmente. Noi invece il perchè lo conosciamo già...
 L'eternit è un materiale isolante fatto con l'amianto. L'amianto è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare in sospensione nell'aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare. Basta inalarne uno, uno solo. Poi, non resta che aspettare.  Le patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent'anni. Si chiamano abestosi, mesotelioma, carcinoma polmonare, e sono tutte mortali.
 Nei giorni successivi al sisma, i comuni colpiti erano polveriere di calce ed altri materiali finemente triturati. A fine giornata, il sapore di calcinacci e muratura rimaneva nella gola e nei polmoni. Quanti degli edifici crollati avevano un tetto in eternit? Almeno il 20, 30%. L'aria era satura di amianto.
 Dal momento del crollo in poi, ogni respiro a L'Aquila e dintorni è stato una probabile condanna a morte. I sopravvissuti, i soccorritori, i giornalisti, gli operatori, le forze dell'ordine e i parenti accorsi alla disperata ricerca di notizie dei loro cari, ...tutti.
  Saranno i prossimi a morire. (Byoblu)

 

SISMA: SI CERCA LA NORMALITA'

L'AQUILA - 16/04/2009 Banche, scuole, negozi, caserme. L'Aquila cerca un disperato ritorno alla normalità: soldi, consumi, aule nelle tende, lenti a contatto. Tutto concorre a cercare di riportare la vita più avanti del 6 aprile. A partire dalla ricostruzione degli alloggi per gli sfollati con la precisa richiesta del Difensore Civico aquilano di far lavorare le aziende del posto e non importare case di legno dall'estero. Muovere l'economia, smuovere le macerie psicologiche dell'apparato produttivo. Hanno riaperto oggi i battenti all'Aquila diverse banche, ospitate da edifici che hanno retto al sisma e anche qualche negozio. E si sposta anche il Comando Militare Esercito Abruzzo che ha trasferito la propria sede operativa presso il 33/o reggimento Artiglieria dell'Aquila. Sul fronte scuole si riaprono i battenti a Pianella e il ministro Gelmini ha assicurato che tutti gli istituti saranno attivi da lunedì prossimo. Il tutto nel giorno in cui il Presidente del Consiglio Berlusconi e il Ministro hanno dato il là alla simbolica riapertura delle tre tende a Poggio Picenze, dove ci sono 30 bambini delle scuole materne e elementari. la normalità passa anche se non soprattutto attraverso il lavoro.  A turbare gli animi ancora lo sciame sismico in provincia dell'Aquila. Gli strumenti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno registrato fra le altre una scossa di magnitudo 3.8 alle 19:49.
RIAPRE LA SCUOLA NELLA TENDOPOLI
E' mancato solo il suono della campanella questa mattina nelle tre scuole-tenda di Poggio Picenze, la prima struttura scolastica a riavviare la propria attivita' nell'area colpita dal sisma del 6 aprile. La campanella non ha suonato perche' manca ancora la corrente nella tendopoli che ospita una comunita' di circa mille persone, allestita dalla Protezione civile della Regione Campania, ma i bambini erano eccitati come in un primo, vero, giorno di scuola. Sulla lavagna hanno scritto: ''Siamo contenti di essere di nuovo insieme, questa e' una scuola speciale che ci permette di ricominciare''. Ed anche la loro giornata e' stata speciale, con la presenza del premier Silvio Berlusconi e del ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, a sottolineare l'importanza dell'evento. ''Un piccolo segnale ma molto importante - ha detto il ministro - perche' riaccende la speranza di un ritorno, anche se lento, verso la normalita'''. Ma la tensione nel campo non manca. E arriva anche la contestazione: ''vergognatevi, dateci i 440 milioni (i risparmi in caso di election day, ndr) invece di fare passerelle'', grida uno degli sfollati. Poi, pero', tutto torna tranquillo. Nelle tre tende azzurre hanno trovato sistemazione 30 degli 80 bambini della scuola ''Ignazio Silone'', 500 metri piu' in la', resa inagibile dal terremoto. Gli altri hanno trovato per ora sistemazione lungo la costa con le loro famiglie. Sui banchi, stamani, hanno trovato dei fiori, penne e quaderni e un cornetto ripieno di crema. Hanno ritrovato anche tutti e sei i loro insegnati, emozionati come loro, e forse anche piu'. Non hanno trovato, invece, Loris e Alena, i loro compagni della 5/a elementare, uno italiano l'altra macedone, uccisi nel sonno dal crollo delle loro abitazioni. Li ricorda padre Giorgio, nella preghiera che precede la cerimonia di inaugurazione. ''E' soprattutto nel loro ricordo - aggiunge il sindaco di Poggio Picenze, Nicola Menna - che abbiamo voluto ripartire dai bambini, per trarre da loro la forza di ricominciare''. ''Questi bambini - fa eco il ministro Gelmini - hanno subito un trauma molto forte e la scuola puo' e deve aiutarli a superarlo''. Nel frattempo, a ridargli un po' di allegria e di serenita' ci pensa il premier. ''Sono il maestro arrivato da Roma'', scherza Berlusconi entrando nella prima tenda: ''Se siete bravi e preparati ho dei regali per voi''. Poi si siede in cattedra e, tra una battuta e l'altra, recita anche una poesia, Rio Bo di Aldo Palazzeschi: ''Tre casettine dai tetti aguzzi, un verde praticello...'' recita il premier. Ma i bambini non la sanno. Allora, via coi regali: qualche pallone da calcio e da football americano, il pallone originale che useranno per la finale di Champions a Roma e tante magliette di Milan e Juve. Prima delusione: ne avanzano due rossonere. ''E tu Mariastella quale maglietta vuoi?'', chiede scherzosamente al ministro Gelmini. Seconda amarezza: ''Quella della Juve''. Ma il premier incassa con eleganza: ''bene, eccola, espulsa dal governo pero'? I bambini ridono e Berlusconi li accarezza e firma autografi. ''Speriamo che conservino sempre questo sorriso'', commenta con gli occhi lucidi una delle insegnanti.
RAGAZZO MORTO A ROMA, E' 294/A VITTIMA - E' morto al Forlanini di Roma in seguito alle lesioni riportate in occasione del sisma del 6 aprile Tonino Colonna, di 19 anni. A comunicarlo è stata la Questura dell'Aquila, che riporta il conto ufficiale delle vittime a 294. Nei giorni scorsi l'elenco delle vittime trasmesso dagli investigatori alla Procura era infatti fermo a 293 morti (per quanto altre fonti parlavano di un bilancio di 294 morti).
BERLUSCONI, PER RIFARE CASE STATO DARA' 33%
- Per la sesta volta in dieci giorni Silvio Berlusconi torna in mezzo ai terremotati dell'Abruzzo a portare parole di speranza. "Il governo non intende costruire baraccopoli e men che meno tendopoli. Vorremmo chiudere le tende e costruire vere case prima che inizi il freddo, prima dell'autunno", è la promessa. Controlli contro mafia e speculazione "saranno rigidissimi". Le nuove abitazioni saranno "super sicure e a prova di qualsiasi tipo di scossa, come quelle costruite in Giappone ". Ma soprattutto, chi vuole ristrutturare o ricostruire, potrà contare sullo Stato, con "aiuti fino ad una cifra del 33%, mutui a tasso agevolato al 4% fino al 50% del valore dell'immobile". Insomma, "ognuno potrà essere artefice del proprio futuro". Il premier stringe mani, accarezza bambini, mangia formaggio e beve vino con gli alpini, non finisce di ringraziare i volontari per la loro "straordinaria generosita". "Veramente non avrebbero potuto fare di più", dice seppellendo le polemiche contro i ritardi nei soccorsi, al braccio dell'ormai inseparabile sottosegretario alla Protezione Civile Guido Bertolaso. "Stiamo lavorando con esiti che lasciano ben sperare sulla ricostruzione e abbiamo praticamente individuato i fondi, siamo sereni al riguardo", spiega Berlusconi annunciando una riunione per domani al riguardo. Di cifre non vuole farne. "Dodici miliardi? Adesso nessuno può ragionevolmente fare cifre". Di ipotesi sul tappeto ce ne sono tante. Non però quella della tassa sui ricchi. "Qualcuno l'ha evocata - minimizza Berlusconi - Io assolutamente ho detto che non c'é stata nessuna decisione. Quanto al 5 per mille, non deve togliere agli altri, per esempio alle onlus". Funziona, per il Cavaliere, il modulo di affidare a singole province e regioni la responsabilità su diversi progetti di ricostruzione, previa "verifica nazionale". La grande disponibilità degli italiani, che hanno messo a disposizione le proprie case, e delle associazioni alberghiere consentirà a regime di dare un alloggio a tutti "ed entro l'estate ci sarà la possibilità di togliere la gente dalle tende". Quanto ai monumenti, il Cavaliere ha in mente di stilare una sorta di 'lista di nozze' dei monumenti importanti, da far restaurare a mecenati italiani e nel mondo. "Hanno detto 'fate la passerella dei ministri'. Non è vero. Il Consiglio dei ministri a L'Aquila significa l'impegno di tutta la squadra di governo nei confronti dell'Abruzzo. Una promessa che ho fatto davanti alle bare e che intendo rispettare", dice il premier prima di lasciare l'Abruzzo dove é pronto a tornare nel week end.
1 MAGGIO: PAPA E SINDACATI A L'AQUILA
Il primo maggio potrebbe essere il giorno giusto. Prende corpo l'ipotesi che il papa scelga questa data per compiere quella visita alle popolazioni colpite dal terremoto, che ha in mente di fare da quando il sisma si è abbattuto sull'Abruzzo. Per il Vaticano comunque la data "al momento" è ancora "una ipotesi da confermare". Sembra che anche i sindacati stiano valutando di essere presenti tra i terremotati il giorno della festa del lavoro: i leader delle tre confederazioni, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti starebbero esaminando la possibilità di spostare la manifestazione, prevista a Siracusa, nel capoluogo abruzzese colpito dal sisma, per portare la solidarietà delle organizzazioni sindacali alla popolazione. Il papa, - sulle orme di Wojtyla che si recò tra le popolazioni colpite sia in Irpinia nell'80 (a 48 ore dal terremoto, insieme al presidente della Repubblica Sandro Pertini) che ad Assisi nel 2007 (le scosse furono in settembre e il papa, dopo una prima idea di partire subito per l'Umbria, andò il successivo gennaio) - sarà dunque tra i terremotati, per manifestare quella "partecipazione" per la quale oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha ringraziato a nome della comunità nazionale. Benedetto XVI, che ha raccontato di seguire la vicenda "fin dalla prima scossa", si é reso presente nei giorni scorsi sia inviando i segretario mons. Georg Gaenswein e il segretario di Stato Tarcisio Bertone ai funerali di Stato, che facendo pervenire al vescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari danaro, uova di pasqua per i bambini, calici e paramenti sacri. La Chiesa italiana si è fatto presente ieri con la visita di del presidente della Cei Angelo Bagnasco, mentre il segretario della Cei mons. Mariano Crociata ha partecipato ai funerali di Stato e ha celebrato la messa della domenica di Pasqua in una tendopoli. Per i terremotati era stato, domenica di Pasqua, il primo dei saluti papali dopo il messaggio "Urbi et Orbi": rivolto agli "uomini e donne d'Italia, in particolare a quanti soffrono a causa del terremoto" papa Ratzinger aveva auspicato: "il Cristo risuscitato guidi tutti su sentieri di giustizia, di solidarietà, di pace e ispiri a ciascuno la saggezza e il coraggio necessari per proseguire uniti nella costruzione di un futuro aperto alla speranza".
GRASSO: ATTENZIONE A RISCHI INFILTRAZIONI

 "Non voleva essere un allarme sui rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle ricostruzione delle zone terremotate perché non ci sono ancora le condizioni. La fase della ricostruzione comincerà quando sarà finita quella delle emergenze. In realtà è una attenzione vigile che viene fuori dalle esperienze passate". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ospite del programma Panorama del giorno. "Ancora forse non sono nemmeno definiti i processi per le responsabilità della ricostruzione in Irpinia - ha spiegato - e quindi è giusto che tutti i soldi dello Stato vadano interamente ai cittadini della provincia dell'Aquila e non ad arricchire persone e fare in modo che non facciano gli sciacalli con le casse dello Stato così come hanno fatto con le case".
Una lista di grandi aziende "pulite" che dovranno avere il ruolo di organizzatori di quanto c'é da fare per la ricostruzione delle zone terremotate. E' la proposta del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. "Nelle 'why list' potranno entrare anche piccole aziende e quindi non c'é il rischio di discriminazioni - ha spiegato intervenendo al programma 'Panorama del giorno' - bisogna partire dagli accertamenti sul territorio per cominciare a distinguere cosa va abbattuto e ricostruito, cosa va ristrutturato o puntellato. E' questa la parte più importante per la creazione di una mappa di massima che poi consenta di stabilire la necessità dei finanziamenti e i tempi delle varie ricostruzioni".
Creare una "task force" che sarà possibile consultare e darà tutto l'aiuto necessario al procuratore dell'Aquila per evitare i rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nella ricostruzione delle zone terremotate. A questo sta pensando il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. "Ho già in mente di costituire un gruppo di lavoro nel mio ufficio - ha detto durante la trasmissione di Canale 5 'Panorama del giorno' condotta da Maurizio Belpietro - composta da magistrati ed esperti anche nelle criminalità che più tradizionalmente operano in Italia".
La task force è la risposta all' intenzione manifestata dal procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini di chiedere la collaborazione della Direzione nazionale antimafia. Nel ricordare che il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha già dato la massima disponibilità per cercare di colmare i vuoti di organico negli uffici abruzzesi, Grasso ha spiegato: "Il nostro ufficio potrebbe occuparsi di tutta la parte che già esiste di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia applicando già qualche magistrato per sgravare la Procura dell'Aquila che si occupa delle indagini ordinarie. Questo certamente lo faremo".
"Ci saranno controlli rigidissimi contro la mafia e le speculazioni", dice il premier Silvio Berlusconi.  "Le speculazioni saranno impossibili, ricostruiremo in 6 mesi tenendo fuori speculazione e mafia. Siamo sul pezzo", ha aggiunto. Il premier ha poi spiegato agli sfollati presenti che possono ristrutturare e rifare le proprie case. "Nel caso vogliate ricostruire il governo vi sosterrà con un mutuo fino al 50% del valore dell'immobili, al 4% di interesse. Io penso ad una formula un terzo, un terzo, un terzo". "Le nuove case saranno tecnologicamente avanzate e supersicure - prosegue Berlusconi - perché costruite su una piastra che separa il tutto dal terreno e può avvenire qualsiasi tipo di scossa ma non accadrà nulla. Su queste costruzioni metteremo pannelli solari anche per quanto riguarda l'energia, avranno metrature che vanno dai 50 ai 102-104 metri quadri. Io ho una vecchia esperienza da costruttore, cittadine ne ho fatte diverse, faremo case anche esteticamente apprezzabili".
 

14/04/2009 Tamponata l'emergenza dei primi giorni relativa ai crolli e alle persone da trarre in salvo da sotto le macerie, ora che tutti gli sfollati hanno trovato un ricovero sicuro nelle tendopoli, le nuove emergenze nelle zone terremotate dell'Aquila e dintorni sono diventate il freddo e la paura di nuove scosse, che spinge la gente a stare lontano dalle abitazioni, anche se gia' collaudate e dichiarate agibili. Dalla notte scorsa e per tutta la giornata di oggi l'intera zona del sisma e' stata interessata da vento forte e freddo, con piogge sparse e a tratti insistenti. Le temperature sono scese di diversi gradi anche di giorno e nella notte l'asticella del termometro si e' avvicinata di molto allo zero. E tendera' a scendere ancora: secondo Meteo Italia, il capoluogo abruzzese sara' nei prossimi giorni la citta' piu' fredda d'Italia. Questa situazione rende necessario, per gli uomini della Protezione Civile e i volontari, accelerare le operazioni di completamento delle tendopoli con la fornitura di tutte le attrezzature che le rendano sufficientemente autonome. In molti dei campi, soprattutto in quelli piu' lontani dal capoluogo, mancano ancora in parte energia elettrica e stufe per il riscaldamento. ''Questo perche' - spiega la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane - il numero delle tendopoli e' cresciuto in pochi giorni in modo esponenziale, passando da 32 a piu' di 100, ma ci stiamo organizzando e stiamo facendo il possibile''. Il Dipartimento della Protezione civile ha accelerato i tempi per l'arrivo all'Aquila di ulteriori stufe e coperte. Si solleva qualche protesta, soprattutto dai centri piu' limitrofi rispetto all'epicentro del sisma. Ma, in generale, la gente capisce le difficolta' della macchina organizzativa e non si lamenta, reagendo con dignita' e attrezzandosi con sacchi a pelo e coperte. C'e' anche chi, come Giovanni Di Battista, autista di autobus di Tornimparte (L'Aquila), ha messo a disposizione il suo agriturismo e l'annessa area destinata a maneggio per ospitare un piccolo nucleo di una decina di tende della Protezione civile. E non solo, anche l'autobus, dove di giorno ospita gli anziani che hanno paura a stare nel suo ristorante. Poco distante, un altro campo gestito autonomamente dagli abitanti di Tornimparte (che ha 18 frazioni): 12 tende disposte su quattri file, con due bagni chimici, ma anche qui senza riscaldamento. ''Ci si attrezza come si puo' - dice Di Battista - in attesa che arrivino le stufe''. Piu' in basso, nella frazione di Palombaia di Sassa, c'e' la tendopoli piu' grande, gestita dalla Protezione civile della Regione Sicilia: 50 tende per 300 posti, una cucina da campo da 700 pasti l'ora, tenda-sala tv e cappella-tenda per la messa. ''Ora abbiamo poco piu' di 200 ospiti, ma il numero delle richieste aumenta ogni giorno - spiega Giovanni Spampinato, uno dei responsabili della Protezione civile nella tendopoli - soprattutto perche' molta gente ha paura di tornare nelle case, anche se risultate agibili''. E questa, appunto, e' la seconda emergenza. Con l'avvio delle prime verifiche tecniche, infatti, molte abitazioni vengono dichiarate agibili e i proprietari autorizzati a rientrare. Ma le case continuano a restare vuote, soprattutto di notte. Lo sciame sismico non si placa e la gente ha paura a tornarvi. Ben 10mila le scosse registrate in questi sette giorni, alcune delle quali con una magnitudo sempre molto vicina al 3.0, con punte fino al 5.6. 

 

07/04/2009 Il terremoto, di magnitudo 5,8 Richter, ha colpito poco dopo le 3.30 l'Abruzzo, epicentro L'Aquila. Il conto delle vittime sale a  179, oltre 17mila gli sfollati. Piu' di 100  le persone trovate vive dopo il violento terremoto. A L'Aquila estratta dalle macerie Marta, una studentessa,  23 ore dopo il sisma.  Ancora scosse nella notte, la piu' forte di magnitudo 4.8 alle 1.15.  Ad Onna paura e proteste. Molti i crolli, si scava anche a mani nude tra le macerie.

 

 

 

Protezione civile: non mettersi in viaggio nella zona del sisma. Centinaia di persone in strada, accampata nelle piazze, nei parcheggi dei supermercati, anche nei campi sportivi. E, purtroppo, anche morti in strada, cadaveri estratti dalle macerie dei palazzi crollati e adagiati in terra coperti da un lenzuolo. Per le strade vagano decine di giovani, vecchi e donne, molti con delle coperte sulle spalle, altri ancora in pigiama; i volti tirati, lo sguardo ancora impaurito dopo la scossa, violentissima, del 5/4. E a rendere ancora più difficile le situazione delle migliaia di sfollati, le continue scosse di assestamento: l'ultima neanche mezz'ora fa che ha fatto crollare diversi cornicioni e tegole. Dalla notte scavano con le mani cittadini e soccorritori e con il passare delle ore stanno convergendo sull'Aquila centinaia di colonne di soccorso.Per le strade, intanto, i cittadini si spostano con valigie e i pochi bagagli che sono riusciti a prendere camminando al centro della strada per evitare eventuali crolli e in provincia, dicono testimoni, ci sono intere frazioni che sarebbero crollate. Appello dei Centri di servizio per il volontariato (Csv) di Pescara a tutti i volontari di Pescara e provincia, a contribuire nei limiti delle loro possibilità ad aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. Le associazioni di volontariato o i singoli volontari interessati a mettersi a disposizione per l'emergenza terremoto che ha colpito l'Abruzzo possono contattare il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara, telefonando allo 085 2057631.  Chiunque fosse invece interessato a donare sangue, può farlo recandosi o presso il Centro Trasfusionale dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto soccorso), o presso il centro raccolta sangue Avis Pescara, corso Vittorio Emanuele II n.10.  Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite, infine, può portare i generi di prima necessità presso il Banco Alimentare dell'Abruzzo, in via Celestino V: il Banco Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati nell'Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal terremoto. "Ci sono persone che devono chiedermi scusa e che avranno sulla coscienza il peso di quello che è accaduto". È arrabbiato, distrutto, Giampaolo Giuliani, il ricercatore che ha messo a punto un sistema in grado di prevedere i terremoti. Nei giorni scorsi lo strumento da lui creato aveva rilevato la presenza massiccia di precursori dei terremoti nella zona di Sulmona, attraverso i livelli di radon liberati dalla terra. Poi il sisma non era avvenuto e lui era stato denunciato per procurato allarme. Ma le sue previsioni, evidentemente, non erano errate, ma soltanto anticipate.
Cosa ha pensato quando ha visto che il suo allarme non era ingiustificato?
"Questa notte non sapevo più a chi rivolgermi, vedevo la situazione che stava precipitando e io non potevo fare nulla perché ho ricevuto un avviso di garanzia per aver detto che ci sarebbe stato un terremoto".
Lei vive all'Aquila, come ha vissuto il sisma?
"Qui ci sono dei morti, cinquantamila persone senzatetto, una situazione drammatica, nemmeno durante i bombardamenti in guerra si vedevano cose del genere. Vedevamo le case muoversi, una sensazione tremenda, anche se per me si aggiungeva la rabbia ".
Lei è stato anche messo in ridicolo per la sua previsione. Come si sente adesso?
"Di me sono state dette delle cose tremende. Mi hanno dato dell'imbecille, perché i terremoti non si possono prevedere. Ma era una situazione creata ad arte. Io adesso non ce la faccio nemmeno a parlare, la situazione è troppo grave. Ma adesso c'è gente che mi deve chiedere scusa".
A chi si riferisce?
"Al capo della protezione civile Guido Bertolaso: andate a leggere cosa ha dichiarato di me. E poi parlo del sindaco di Sulmona e dell'assessore alla protezione civile. Mi devono chiedere scusa sulle pagine dei giornali nazionali. Queste persone portano sulla coscienza un peso enorme".

 

 

                        

 

 

 

La sequenza sismica dell'Aquilano - Aprile 2009

Il 6 Aprile 2009 alle ore 03:33 la zona dell'Aquila è stata colpita da un forte terremoto.

AGGIORNAMENTO AL 14 APRILE 2009   ORE 12


La scossa principale ha raggiunto la magnitudo Ml=5.8 e Mw=6.3. La sequenza sismica continua la sua evoluzione, con moltissime repliche che vengono localizzate dal personale INGV in turno H24 con i dati della Rete Sismica Nazionale integrati da ulteriori stazioni sismiche installate subito dopo la scossa principale nell'area epicentrale. Tre eventi di M>5 sono avvenuti il 6 aprile (Ml=5.8), il 7 aprile (Ml=5.3) e il 9 aprile (Ml=5.1). I terremoti di Ml compresa tra M=3.5 e 5 sono stati in totale 31. Dall’esame dei segnali riconosciuti automaticamente alla stazione INGV MedNet de L’Aquila (AQU, ubicata nei sotterranei del castello cinquecentesco), sono state conteggiate oltre 10.000 scosse.  La distribuzione in pianta delle repliche evidenzia molto bene l'area interessata dalla sequenza sismica che si estende per oltre 30 km in direzione NO-SE, parallelamente all'asse della catena appenninica. La replica più forte, registrata alle 19:47 del 7 aprile, ha interessato il settore più meridionale dell'area, in prossimità dei centri di San Martino d'Ocre, Fossa, San Felice d'Ocre, dove erano state localizzate piccole scosse nella stessa giornata. L'evento del 9 aprile di Ml=5.1 è localizzato invece più a nord, lungo una struttura di più limitata estensione, sempre parallela alla catena appenninica.


 

L'AQUILA - Un terremoto con forza intorno ai 6 gradi della scala Richter è avvenuto alle 3,32 con epicentro in Abruzzo, a circa 10 km dall'Aquila. La scossa è stata nettamente avvertita in tutto il centro Italia, dalla Romagna a Napoli. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha firmato lo stato d'emergenza (mobilitando Esercito, Aeronautica e Carabinieri) e ha affidato la gestione a Guido Bertolaso, ha deciso di annullare il proprio viaggio ufficiale a Mosca e di recarsi subito all'Aquila per accertarsi di persona della situazione. Arrivato a l'Aquila anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e quello delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli. Il capo della Protezione civile, che è giunto per primo all'Aquila, ha parlato di una «situazione drammatica, la peggiore tragedia di questo inizio millenio».

IL PAPA E IL PRESIDENTE - Sia Benedetto XVI che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno inviato messaggi di solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto. Messaggi di solidarietà all'Italia anche da ogni nazione. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo ed è stata riportata in apertura da tutti i principali siti di informazione internazionali.

LA SCOSSA - Il terremoto è avvenuto a una profondita di 8,8 km. Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, ha dichiarato che un sisma di 5,8 gradi Richter è considerato «moderato, con un'intensità 30 volte inferiore a quella che nel 1980 devastò l'Irpinia». L'Abruzzo è interessato da uno sciame sismico iniziato lo scorso 16 gennaio con centinaia di scosse. Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha dichiarato che era impossibile prevedere il sisma, ma già infuriano le polemiche per l'avviso della scorsa settimana del ricercatore Giuliani, indagato per procurato allarme.
  
BILANCIO PROVVISORIO - Drammatico il bilancio, provvisorio e purtroppo destinato ad aumentare: almeno 92 morti accertati, centinaia di feriti e migliaia di sfollati. Tra le vittime ci sono almeno cinque bambini. Centinaia gli edifici crollati completamente o in parte, migliaia quelli lesionati e inagibili. Gli sfollati potrebbero essere 45-50 mila solo all'Aquila, più altri 20-25 mila in provincia. La Caritas parla già di 100 mila persone e si sta attivando per mobilitare aiuti e volontari. I soccorsi sono resi difficili dalle continue scosse di assestamento che rischiano di far crollare gli edifici lesionati e dal fatto che la prefettura, dalla quale si dovevano coordinare i soccorsi, è interamente distrutta. Anche la sede della provincia e altri uffici regionali sono intensamente danneggiati. Il coordinamento dei soccorsi è stato istituito alla scuola della Guardia di finanza. Il sindaco, Massimo Cialente, ha invitato i cittadini «a lasciare immediatamente il centro storico, perché anche le case non crollate possono essere gravemente lesionate».

PAESI VICINI - Anche dai paesi vicini all'Aquila, raggiunti solo nelle prime ore della mattina, arrivano notizie di vittime e danni ingenti. Una delle situazioni più drammatiche è a Onna, dove il 50% delle case è crollato e l'altro 50% è danneggiato. Il presidente della provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane, ha dichiarato che a Onna ci sono otto morti accertati e 20-30 dispersi: «Onna è un paese di anziani. Se non arrivano i figli a dire chi è scomparso, magari nemmeno lo si viene a sapere». A Fossa di sono 4 morti, una bambina russa di 3 anni e tre anziani. A Paganica è deceduta la badessa del convento di Santa Chiara. Diversi edifici lesionati anche a Sulmona e a Castel di Sangro, dove però non risultano feriti. Inagibile il tribunale di Avezzano. Secondo la Protezione civile, oltre a L’Aquila, i Comuni più colpiti dal sisma sono: San Demetrio, Pizzoli, Rocca di Mezzo, Paganica, Fossa, Villa Sant’Angelo, San Gregorio, Poggio Picenza, Onna, San Pio, Barrile, Ocre, Rovere, Rocca di Cambio, Pianola, Poggio di Roio, Tempera, Camarda. Particolarmente colpito il patrimonio artistico e storico dell'Abruzzo.

LA MACCHINA DEI SOCCORSI - Già alle prime luci dell'alba la situazione nel capoluogo si è presentata drammatica. A metà mattinata c'erano ancora cadaveri estratti dalle macerie e adagiati in terra coperti da un lenzuolo. Per le strade vagavano centinaia di persone in stato di choc, molte con coperte sulle spalle, altre ancora in pigiama. Sono state date indicazioni agli sfollati di raggiungere la zona dello stadio dove è in fase di allestimento un campo di accoglienza e alle 14 saranno distribuite 6 mila pasti caldi. Ma le persone uscite in strada in quanto temevano crolli per le scosse di assestamento se fossero restate nei loro edifici lesionati, hanno nelle prime ore ostacolato la gestione organizzata dei soccorsi. La Protezione civile ha quindi invitato la popolazione a lasciare libere le strade per consentire ai soccorsi di operare al meglio. All'ospedale (rimasto senza acqua potabile e dichiarato inagibile al 90%) si sono effettuati i primi interventi in piena emergenza. Un ospedale da campo è in arrivo dalle Marche. I feriti più gravi sono stati trasferiti in elicottero in altri ospedali abruzzesi, a Rieti e a Roma. Maroni ha annunciato che sono in arrivo all'Aquila 1.500 vigili del fuoco, cento poliziotti e cento carabinieri da varie parti d'Italia.

SFOLLATI E FERITI - Per gli sfollati sono in corso di allestimento almeno sette campi nel capoluogo e nelle frazioni vicine per un totale di circa 7 mila posti. Altri saranno realizzati non appena arriveranno all'Aquila le colonne mobili partite da varie regioni, della Protezione civile, dei Vigili del fuoco e dell'Esercito. Inoltre saranno attrezzati come ricoveri gli impianti sportivi al coperto. Sono 4 mila i posti letto in alberghi e campeggi messi a disposizione a Pescasseroli, nel Parco nazionale d'Abruzzo, più altri 4 mila sulla costa. Maroni ha assicurato che «gli sfollati saranno tutti sistemati in alberghi o nelle strutture che sono in corso di realizzazione in tempi rapidi». Il ministro dell'Interno ha poi spiegato che non ci sono problemi per i feriti: «I posti sono sufficienti, quelli gradi sono stati già evacuati».

EDIFICI CROLLATI E INAGIBILI - Secondo una prima stima della Protezione civile, gli edifici inagibili potrebbero essere 10-15 mila. Molti i palazzi interamente crollati: tra questi la Casa dello studente, uno in via Sant'Andrea, due in via XX Settembre, l'hotel Duca degli Abruzzi. Una donna di circa 50 anni è stata estratta viva dalle macerie di un edificio di tre piani presso piazza della Repubblica. Un ragazzo è stato estratto vivo dalla Casa dello studente, ma un'altra decina è ancora sotto. I soccorritori stanno scavando con le mani perché l'area è inaccessibile ai mezzi meccanici. Mancano all'appello uno studente greco (sua sorella è rimasta ferita) e uno israeliano, comunicano i rispettivi ministeri degli Esteri. In piazza Duomo sono crollate parti della facciata e dell'abside della chiesa di Santa Maria del Suffragio. A S. Gregorio una bimba di 2 anni è stata estratta viva, mentre la madre è morta facendole da scudo con il suo corpo.

DANNI IN ALTRE ZONE - Crolli di cornicioni e lesioni vengono segnalati anche in provincia di Pescara, ma non si evidenziano feriti. Una palazzina con gravi lesioni è stata evacuata a Sora, in provincia di Frosinone. Danni anche in alcuni centri della provincia di Rieti. Un ferito a Palena, in provincia di Chieti, dove un uomo si è lanciato per la paura dal terzo piano.

EDIFICI PUBBLICI E COLLEGAMENTI - La rete della telefonia mobile e fissa nelle zone colpite dal terremoto è stata rimessa in funzione. L'80% delle 15 mila utenze di energia elettrica saltate è stata ripristinata già entro le 9. Le linee ferroviarie principali sono tutte operative, mentre sono in atto gli accertamenti sulle linee regionali. In corso verifiche sui tratti autostradali, alcuni dei quali sono stati chiusi. In corso lavori di riparazione sugli acquedotti nel Teramano e a Pescara. Chiuse le scuole: «Prima di riaprirle faremo molti accertamenti», ha detto il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. Le carceri hanno invece «complessivamente tenuto», ha dichiarato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

AIUTI DA TUTTA EUROPA - Oltre che da tutte le regioni italiane, offerte di aiuto stanno arrivando da molti Paesi e dalla Commissione europea. «In questo momento possiamo dire che la macchina italiana è perfettamente in grado di far fronte alle esigenze», ha detto Agostino Miozzo, dirigente della Protezione civile. «Se nel corso delle operazioni dovessimo avere problemi, i nostri amici sarebbero pronti a intervenire».


Il terremoto

I terremoti (dal latino terrae motus) sono vibrazioni della crosta terrestre, provocate da un'improvvisa liberazione di energia in un punto profondo della crosta terrestre; da questo punto si propagano in tutte le direzioni una serie di onde elastiche, dette "onde sismiche".

La superficie terrestre è in lento ma costante movimento (vedi placca tettonica) e i terremoti si verificano quando la tensione risultante eccede la capacità del materiale di sopportarla. Questa condizione occorre molto spesso sui confini delle placche tettoniche nelle quali la litosfera terrestre può essere suddivisa. Gli eventi sismici che si verificano nei confini tra placche sono detti terremoti interplacca, quelli meno frequenti che avvengono all'interno delle placche della litosfera sono detti terremoti intraplacca.

I terremoti si verificano ogni giorno sulla Terra, ma la maggior parte causa poco o nessun danno. La durata media di una scossa è molto al di sotto dei 30 secondi; per i terremoti più forti, però, può arrivare fino a qualche minuto. Le onde elastiche che si propagano durante un terremoto sono di diverso tipo e in alcuni casi possono risultare in un movimento prevalentemente orizzontale o verticale del terreno (scossa ondulatoria o sussultoria). Un terremoto può essere accompagnato da forti rumori che possono ricordare boati, rombi, tuoni, sequenze di spari, ...; questi suoni sono dovuti al passaggio delle onde sismiche all'atmosfera e sono più intensi in vicinanza dell'epicentro.

Danni provocati da un terremoto

I terremoti possono causare gravi distruzioni e alte perdite di vite umane, attraverso una serie di agenti distruttivi, il principale dei quali è il movimento violento del terreno, accompagnato da altri effetti quali inondazioni (ad esempio, maremoto o rottura di infrastrutture ex.dighe), cedimenti del terreno (frane, smottamenti), incendi o fuoriuscite di materiali pericolosi. In un particolare terremoto, ciascuno di questi agenti può essere predominante e, storicamente, ha causato gravi danni o numerose vittime. I terremoti sono gli eventi naturali di gran lunga più potenti sulla terra. I grandi terremoti possono rilasciare un'energia superiore a migliaia di bombe atomiche in pochi secondi, solitamente misurata in termini di momento sismico. A tal riguardo basti pensare che un terremoto riesce a spostare in pochi secondi volumi di roccia di centinaia di chilometri cubi. Qui c'è un semplice programma che permette di calcolare l'energia rilasciata da un terremoto in funzione della sua magnitudo.

Ipocentro ed epicentro

I terremoti di maggiore magnitudo sono di solito accompagnati da altri eventi secondari (e non necessariamente meno distruttivi) che seguono la scossa principale e si definiscono repliche (spesso definite in modo non corretto scosse di assestamento). Quando si verificano contemporaneamente o quasi, allora si tratta di terremoti indotti (quando il sisma innesca la rottura di altra roccia che era già prossima al punto critico di rottura). La fonte del terremoto è distribuita su un'area significativa -nel caso dei terremoti più devastanti, ha un raggio di oltre un migliaio di chilometri- ma è normalmente possibile identificare un punto preciso dal quale le onde sismiche sono apparentemente partite. Questo si chiama "ipocentro" e qui si è originato il movimento della frattura (faglia) o la sua improvvisa generazione. La proiezione verticale dell'ipocentro sulla superficie terrestre viene invece detta "epicentro".

Le onde sismiche

Le onde sismiche si propagano sfericamente a partire dall'ipocentro, ossia il punto all'interno della Terra da dove si sprigiona l'energia. Si distinguono tre tipi di onde sismiche:

Onde longitudinali o di compressione (P)

Le onde P (onde prime) fanno oscillare la roccia avanti e indietro, nella stessa direzione di propagazione dell'onda. Esse generano quindi "compressioni" e "rarefazioni" successive nel materiale in cui si propagano. La velocità di propagazione dipende dalle caratteristiche elastiche del materiale e dalla sua densità. Poiché le onde P si propagano più rapidamente, sono anche le prime (P = Primarie) a raggiungere i sismometri, e quindi ad essere registrate dai sismografi. Nella crosta terrestre tali onde viaggiano a una velocità che può raggiungere anche i 10 km al secondo.

Durante la Guerra fredda, queste onde sono state studiate per tenere sotto controllo le nazioni che praticavano esperimenti nucleari. infatti il primo arrivo (così vengono definite in gergo le prime onde percepite) di un'onda generata da un'esplosione nucleare è sempre un'onda P.

Onde di taglio o trasversali (S)

Le onde S, ovvero onde "seconde" muovono la roccia perpendicolarmente alla loro direzione di propagazione (onde di taglio). Esse sono più lente delle onde P, viaggiando nella crosta terrestre con una velocità fra 2,3 e 4,6 km/s. Le onde S non possono propagarsi attraverso i fluidi perché questi non oppongono resistenza al taglio.

Onde superficiali (R e L)

Le onde superficiali, a differenza di quello che qualcuno potrebbe pensare, non si manifestano dall'epicentro (il corrispondente verticale sulla superficie dell'ipocentro), ma solo ad una certa distanza da questo. Tali onde sono il frutto del combinarsi delle onde P e delle onde S, sono perciò molto complesse. Le onde superficiali sono quelle che provocano i maggiori danni.

Le onde di Rayleigh, dette anche onde R, muovono le particelle secondo orbite ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, come avviene per le onde in acqua.

Le onde di Love, dette anche onde L, muovono invece le particelle trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo sul piano orizzontale.

I maremoti

I terremoti, specialmente quelli che avvengono sotto il mare o gli oceani, possono provocare maremoti, sia come risultato diretto della deformazione del letto marino causata dal terremoto, sia come risultato di uno smottamento subacqueo indirettamente innescato da questo.

Cause dei terremoti

Alcuni terremoti sono causati dal movimento magmatico all'interno di un vulcano, e possono essere indicatori di una imminente eruzione. In rarissimi casi dei terremoti sono stati associati all'accumulo di grandi masse d'acqua dietro a delle dighe, come per la diga di Kariba in Zambia, Africa, e con l'iniezione o estrazione di fluidi dalla crosta terrestre (Arsenale delle Montagne Rocciose). Tali terremoti avvengono perché la resistenza della crosta terrestre può essere modificata dalla pressione del fluido. Infine, i terremoti (in senso molto ampio) possono essere il risultato della detonazione di esplosivi.

Nel periodo della guerra fredda, i due blocchi studiavano i progressi nucleari del blocco contrapposto grazie all'utilizzo dei sismometri, al punto che i test nucleari (sotterranei o in atmosfera) sono stati usati sia dagli USA che dall'URSS come una sorta di comunicazione indiretta col nemico.

I terremoti più forti del XX secolo

   1. Al largo della costa dell'Ecuador - magnitudo 8.8 - 31 gennaio 1906
   2. Messina e Reggio Calabria, Italia - magnitudo 7.2 - 28 dicembre 1908
   3. Kamčatka, Russia - magnitudo 8.5 - 3 febbraio 1923
   4. Mare di Banda, Indonesia - magnitudo 8.5 - 1 febbraio 1938
   5. Assam, Tibet - magnitudo 8.6 - 15 agosto 1950
   6. Kamčatka, Russia - magnitudo 9.0 - 4 novembre 1952
   7. Isole Andreanof, Alaska - magnitudo 8.6 - 9 marzo 1957
   8. Valdivia, Cile - magnitudo 9.5 - 22 maggio 1960
   9. Isole Kurili, Russia - magnitudo 8.5 - 13 ottobre 1963
  10. Prince William Sound, Alaska - magnitudo 9.2 - 28 marzo 1964
  11. Isole Rat, Alaska - magnitudo 8.7 - 4 febbraio 1965
  12. Yungay, Perù - magnitudo 7.9 - 31 maggio 1970
  13. Friuli, Italia - magnitudo 6.4 - 6 maggio 1976
  14. Shkoder, Albania - magnitudo 7.9 - 15 aprile 1978
  15. Irpinia - Conza della Campania (AV), Italia - magnitudo 7 - 23 novembre 1980
  16. Nicomedia, Turchia - magnitudo 7.4 - 17 agosto 1999

I terremoti più forti del XXI secolo

   1. Al largo della costa nord di Sumatra - magnitudo 9.0 - 26 dicembre 2004
   2. Sumatra, Indonesia - magnitudo 8.7 - 28 marzo 2005
   3. Giakarta, Indonesia - magnitudo 8.4 - 12 settembre 2007
   4. Ica, Perù - magnitudo 7.9 - 15 agosto 2007
   5. Calama, Cile - magnitudo 7.7 - 14 novembre 2007
   6. Wenchuan, Cina - magnitudo 7.8 - 12 maggio 2008
   7. Iwate e Tohoku, Giappone - magnitudo 7.2 - 14 giugno 2008


 
Scala Mercalli
 


 

Grado Scossa Descrizione
I strumentale avvertita solo dagli strumenti
II leggerissima avvertito solo da poche persone sensibili in condizioni particolari
III leggera avvertito da poche persone
IV mediocre avvertito da molte persone; tremiti di infissi e cristalli; oscillazione di oggetti sospesi
V forte avvertito da molte persone, anche addormentate; caduta di oggetti
VI molto forte qualche lesione agli edifici
VII fortissima caduta di comignoli; lesione agli edifici
VIII rovinosa rovina parziale di alcuni edifici; vittime isolate
IX disastrosa rovina totale di alcuni edifici; molte vittime umane; crepacci nel suolo
X disastrosissima crollo di parecchi edifici; numerevoli vittime umane; crepacci evidenti nel terreno
XI catastrofica distruzione di agglomerati urbani; moltissime vittime; crepacci; frane; maremoto
XII grande catastrofe danneggiamento totale; distruzione di ogni manufatto; pochi superstiti; sconvolgimento del suolo, maremoto

 
 Scala Richter
 
 
magnitudo TNT equivalente Frequenza
0 1 chilogrammo circa 8.000 al giorno
1 31,6 chilogrammi
 
1,5 178 chilogrammi
 
2 1 tonnellata circa 1.000 al giorno
2,5 5,6 tonnellate
 
3 31,6 tonnellate circa 130 al giorno
3,5 178 tonnellate
 
4 1000 tonnellate circa 15 al giorno
4,5 5600 tonnellate
 
5 31600 tonnellate 2-3 al giorno
5,5 178000 tonnellate
 
6 1 milione di tonnellate 120 all'anno
6,5 5,6 milioni di tonnellate
 
7 31,6 milioni di tonnellate 18 all'anno
7,5 178 milioni di tonnellate
 
8 1 miliardo di tonnellate 1 all'anno
8,5 5,6 miliardi di tonnellate
 
9 31,6 miliardi di tonnellate 1 ogni 20 anni
10 1000 miliardi di tonnellate sconosciuto

La previsione dei terremoti con la tecnica del radon

 

 

 

Venerdi 27 marzo le macchine cominciano a segnalare un'attività anomala, com'era accaduto nel 2002, alla vigilia del terremoto di S. Giuliano, nel 2003 prima del sisma sui Monti Frentani, nel 2004 ad Ascoli Piceno ecc. I picchi arrivano giovedi 2 e venerdi 3 aprile. Le misure effettuate dal tecnico dell'Inaf Gioacchino Giuliani nei giorni precedenti il terremoto dell'Aquila appartengono ad una serie di osservazioni iniziate parecchi anni fa e condivise con i fisici Victor Aleeksenco, direttore negli anni '70 del laboratorio russo underground di Baksan, e Nicola Zaccheo, all'epoca ricercatore alla Caltech University di Pasadena (vedi Il Sole 24 Ore del 10-6-2005): risale a otto anni fa, infatti, la messa a punto del primo apparato rivelatore, con cui si decide di analizzare il fenomeno delle emissioni del radon, un gas che si libera dal sottosuolo in particolari situazioni d'instabilità e che si sospetta legato ai terremoti. Il fenomeno, va precisato, è già noto da tempo e ben descritto in un lavoro svolto da Chu King per lo U.S Geological Survey. Ma la previsione dei terremoti è materia difficile, su cui ci si deve muovere con i piedi di piombo: se si annuncia un terremoto, bisogna anche dire quando, dove, quanto, e una generica stranezza nel comportamento del radon non basta. Anche a voler essere cauti, però, le misure di Giuliani sono tali e tante che un paese ad altissimo rischio sismico dovrebbe prenderlo in considerazione e lavorarci seriamente sopra. Tutto si basa su un particolare algoritmo ed un rivelatore di tipo innovativo, derivato dalla Fisica delle particelle, che segnala gli spike-likes, picchi istantanei tipici del radon: picchi che sembra si siano sempre prodotti finora nell'area interessata e nell'imminenza di scosse (poi puntualmente registrate dall'Ingv). Non è un caso che di mezzo ci sia la Caen, industria toscana con sedi operative negli Usa, che sui grandi esperimenti di Fisica ha costruito la sua fortuna. La Caen si è occupata per vari anni dell'ottimizzazione del sistema radon e dell'analisi dei dati, sperando di avviare un programma di ricerca con le autorità del settore e di sperimentare la tecnologia su scala maggiore: "La nostra idea –spiega il Presidente Marcello Givoletti- era quella di costruire una rete di sensori nei territori a più alto rischio. Ma dopo anni di lavoro, ci siamo dovuti arrendere: poiché la nostra proposta non aveva seguito, abbiamo deciso di sospendere gli sforzi e gli investimenti, e abbiamo affidato gli strumenti a Gioacchino Giuliani, restando però sempre al corrente dei dati, fino a quelli della scorsa settimana". A credere che la strada del radon sia degna di essere percorsa è anche Giacomo Cuttone, che presiede la commissione scientifica nazionale V dell'Infn: "Quello che serve per valutare l'efficacia del metodo e l'efficienza del sistema, è anzitutto una rete in grado di effettuare le misure del radon in continuità e su vasta area, e quindi un team interdisciplinare che integri competenze come le nostre nel campo dei rivelatori, con altre competenze tra cui quelle che fortunatamente il nostro paese possiede in campo geosismologico."

SOS fotovoltaico: tutto quello che vorreste sapere ma che non avete mai osato chiedere.

 

 

Oggi aiutare l’ambiente realizzando anche un piccolo guadagno si può. Basta installare un impianto fotovoltaico e usufruire degli incentivi statali previsti dal nuovo Conto Energia.

SOMMARIO

  Il fotovoltaico
  Il Conto Energia
  Un esempio pratico
  Conclusioni
  Contatti e informazioni


IL FOTOVOLTAICO

Gli impianti fotovoltaici si misurano in chilowatt di picco. Le energie rinnovabili, infatti, sono caratterizzate dall’avere un potenziale sovrabbondante, dall’essere teoricamente illimitate, ma anche dall’essere intermittenti. Quando non tira vento, le pale di un mulino a vento languono desolatamente. Allo stesso modo in assenza di luce, per esempio di notte, non importa quanto grande sia la vostra fattoria solare: niente elettricità. E' per questo motivo che la potenza nominale si definisce di picco: è la potenza massima erogabile in condizioni ottimali.

Ma come? Allora, se installo un impianto fotovoltaico, di notte sto al buio? Ma no: lasciatemi spiegare!

Un impianto fotovoltaico è nella maggior parte dei casi grid connected, cioè connesso direttamente alla rete elettrica. Questo fa sì che voi diventiate dei veri e propri produttori di corrente: l’energia pulita che erogate (di cui la comunità ringrazia) viene resa disponibile al mondo, e contabilizzata mediante un apposito contatore.
Allo stesso modo, voi continuate a prelevare l’elettricità che vi serve mediante il vostro usuale fornitore. Alla fine dell’anno si fa un bilancio tra i chilowattora che avete prodotto e ceduto, e quelli che avete prelevato. Se siete in attivo, l’energia in surplus vi viene messa da parte, e la potrete consumare liberamente nell’arco di tre anni. Se invece avete avuto bisogno di più energia rispetto a quella che avete prodotto, pagherete unicamente i chilowattora aggiuntivi che avete prelevato.

Quindi un impianto fotovoltaico vi fa innanzitutto risparmiare sul costo della corrente, perché potete evitare di comprare quella che già producete, autoconsumandola. Il vostro fornitore di energia accumulerà per voi l’eventuale surplus energetico, prodotto ma non consumato. Questa modalità si chiama scambio sul posto.
E’ anche possibile vendere l’energia in surplus, ma per un privato non è molto conveniente. Ne parleremo se tratteremo i grossi impianti.

Come si fa a capire quanta elettricità produce un impianto fotovoltaico? Dipende ovviamente da quanto sole cade annualmente sul sito di installazione. Sembra complicato, ma in realtà è molto semplice: grazie all’ENEA esistono mappe che riportano i valori medi mensili della radiazione solare giornaliera per oltre 2000 comuni italiani, stimati a partire dalle immagini satellitari di copertura nuvolosa per diversi anni fino al 1999.

Carte alla mano, possiamo così calcolare con grande approssimazione la produzione annua di energia elettrica dei singoli impianti fotovoltaici. Sappiamo per esempio che in un piccolo comune tra Milano e Pavia, un impianto da 1KwP (un chilowatt di picco) è capace di produrre 1200 chilowattora ogni anno. Di conseguenza un impianto da 3KwP ne produrrà circa 3600, e così via.

Va bene. Ma gli incentivi? Seguitemi, il bello deve ancora venire.

CONTO ENERGIA

Per riuscire ad abbattere le emissioni di anidride carbonica come previsto dal protocollo di Kyoto, la Comunità Europea ha imposto all’Italia l’obiettivo di raggiungere 1200 megawatt di energia prodotta da fotovoltaico entro il 2012. Per arrivare a questo risultato non restava che copiare il modello di incentivazione che tanto ha funzionato in Germania, a tutt’oggi la nazione più virtuosa in questo settore.

Questo modello, confluito nel cosiddetto Conto Energia, è entrato in vigore con il Decreto Ministeriale del 19 febbraio 2007, e prevede che lo stato incentivi per vent’anni la produzione di corrente elettrica, privilegiando gli impianti piccolini e quelli a minor impatto architettonico, secondo la tabella seguente:

 
Potenza impianto Non integrato (€/kWh) Parzialmente integrato (€/kWh) Integrato (€/kWh)
1 kW P 3 kW 0,40 0,44 0,49
3 kW < P 20 kW 0,38 0,42 0,46
P > 20 kW 0,36 0,40 0,44


Per esempio, a chi costruisce un impianto da 3KwP e lo integra sul tetto sostituendo la copertura originale, il Conto Energia riconosce ben 49 centesimi di euro per ogni chilowattora prodotto. Per vent’anni. Significa avere 1764€ all’anno, ovvero 35.280€ in totale.
Invece, se l’impianto è appoggiato sul tetto in maniera complanare, lo stato versa un po’ meno: 44 centesimi al chilowattora. Niente male lo stesso: fanno pur sempre 1584€ in dodici mesi.

Se poi avete un tetto vecchio e dovete smaltire l’amianto, installare un impianto fotovoltaico è la soluzione per eccellenza! Infatti in aggiunta alle tariffe di cui sopra viene riconosciuto un addizionale 5%. Fantastico, c'è di che ripagarsi la sostituzione di tutta la copertura!

ESEMPIO

Bene. Adesso abbiamo tutti gli elementi per capire come si può salvare il mondo guadagnandoci anche qualcosa di soldi!

Non esageriamo. Prendiamo il caso medio. Siamo al nord. Tra Pavia e Milano. Abbiamo un tetto e ci facciamo sopra un bell’impianto fotovoltaico appoggiato in maniera complanare, per una potenza di 2,9KwP. E perché non 3KwP? Perché magari 3KwP non ci stanno. Non vi ho detto che per ogni KwP ci vogliono circa 8 metri quadrati di superficie? Beh, ve lo dico adesso!
Ora, 2,9 chilowatt di picco a queste latitudini, mappe di radiazione solare alla mano, rendono 3480 chilowattora all’anno tondi tondi.

Sì, ok! Ma quanto mi costa?
Beh.. circa.. più o meno.. fra oneri di progettazione, moduli fotovoltaici, cablaggio, inverter, accessori, spese di cantiere.. iva 10% inclusa.. diciamo 21.700€.
E se uno non ha tutti questi soldi? Al tempo: non bisogna spaventarsi. Alcune aziende hanno stretto accordi di collaborazione con primari istituti di credito, che arrivano in alcuni casi a non chiedere alcun anticipo e ad addebitare la rata del prestito solo quando l’impianto è correttamente entrato in funzione e inizia a fruttare denaro liquido.

Beninteso: fermo restando che nessuno ci impedisce di acquistare l'impianto di tasca nostra, se incappiamo in un’offerta simile avremo un piano a quindici anni con rata annuale di 2054€, che però inizieremo a pagare solo quando inizieremo anche ad incassare.
2054 euro solo il primo anno, dunque. Bene: il nostro impianto, in un anno, quanto rende?

Semplice: 3480Kwh (l’energia prodotta in dodici mesi) x 0.44€ (l’incentivo statale) cui vanno aggiunti 3480 x 0,19€ (il prezzo dell’energia al chilowattora che non saremo costretti ad acquistare). Fatemi fare i conti.. fanno 1531+ 661 = 2192€.
Duemilacentonovantadue euro sono di più dell’importo della rata del mutuo di cui sopra: per la precisione ci ho guadagnato ben 138€!
Ho installato un impianto fotovoltaico, non ho speso niente e mi sono rimasti attaccati 138€ solo il primo anno.
Per non parlare della rivalutazione dell’immobile: quella non l’avevamo neppure presa in considerazione!

Il bello è che il ricavo annuale è destinato ad aumentare di anno in anno, mentre la rata del mutuo resta stabile. Infatti il prezzo dell’energia sale vertiginosamente, e anche se prendessimo come base di calcolo un incremento pari solo al 3%, dopo quindici anni la cifra risparmiata sarebbe già salita a oltre mille euro.
Insomma, tra il primo e il quindicesimo anno l’impianto ci farebbe guadagnare dai 138€ agli oltre 400€. Dopo il quindicesimo anno, venuta a mancare la rata del mutuo, il guadagno salirebbe a più di 2600€ annui, portando il guadagno complessivo nei vent’anni a oltre diciassettemila euro.

Insomma, niente male per avere evitato due tonnellate di anidride carbonica, avere rivalutato il nostro immobile e non avere speso niente, non trovate anche voi?

E dopo i vent’anni? Il Conto Energia cessa di incentivare la nostra produzione energetica, ma l’impianto resta in funzione e, sebbene sia previsto un leggero calo fisiologico della resa di conversione, continuerà a darci energia gratis, facendoci ancora risparmiare per tantissimi anni a venire.

Ad un piccolo costo extra, riassorbito fin da subito nella resa dell’impianto, potremo avere anche manutenzione e assicurazione comprese. L’assicurazione può coprire tutto: danni diretti, indiretti, ricorsi vicini e/o terzi, eventi atmosferici, e perfino il danno economico derivante da un imprevisto fermo dell’impianto, con risarcimento degli incentivi statali perduti.

CONCLUSIONI
A questo punto la domanda più ricorrente è: beh, ma allora perché non lo fanno tutti?
Infatti lo stanno facendo tutti.
Ma bisogna affrettarsi: primo perché al raggiungimento dei 1200 megawatt di installazioni gli incentivi statali cesseranno di esistere (comunque ci sono ancora ampie possibilità); secondo perché ogni anno che passa gli incentivi sui nuovi impianti costruiti saranno decurtati del 2%. Non sembra, ma sono tanti soldi: meglio iniziare subito i lavori, di modo che l’impianto sia terminato prima della fine del 2008.

Se ti sei incuriosito oltre ogni limite, in rete ci sono tante risorse che possono aiutarti, a cominciare dal sito del Gestore Servizi Elettrici, che è l’organo con cui si stipulano i contratti di incentivazione ventennali.
Se poi hai bisogno di una mano, scrivimi pure qui: energia@byoblu.com, oppure fatti un giro sul canale energia di Byoblu.Com.

Il metano ti ha sempre dato una mano, ma il sole oggi ti da tutto il braccio!
 


Stai pensando di farti un impianto fotovoltaico sul tetto. Hai trovato un'offerta che ti convince, ma ecco arrivare il classico amico che ti guarda e, con un lungo sospiro, te lo sconsiglia. Del resto, ha proprio l'aria di saperla lunga. A questo punto sei confuso. Non sei più sicuro di niente e non ti fidi più di nessuno.
Qual'è la verità?


Se ancora non sai niente al riguardo, questo breve e semplice corso sul fotovoltaico e sul funzionamento del conto energia - gli incentivi statali - ti schiarirà le idee.


 
Fotovoltaico for dummies Effetto serra for dummies

 



Una volta fatto, ascolta l'intervista in cui Michele Boato parla di fotovoltaico insieme a Byoblu, in questo stesso post. Poi leggi la miniguida che segue, un bigino dove andremo ad enunciare solide ed incontrovertibili verità, su cui non si discute.
Se hai delle obiezioni, e sono frutto di sentito dire, allora fidati di quello che leggi qui. Mi taglio il pizzetto se riesci a dimostare che ho torto. Se invece ti senti un vero e proprio esperto, prima di confondere le idee considera se le tue convinzioni non si basino su informazioni obsolete, magari valide fino a qualche anno fa. Dal 19 febbraio 2007 il conto energia è tutta un'altra cosa rispetto a quello che conoscevi tu. Il mondo cambia in fretta.

La guida si arricchirà via via di nuove domande e risposte, a mano a mano che esprimerete i dubbi residui.

 

E se poi finiscono i fondi, chi mi paga gli incentivi di anno in anno?


I fondi non finiscono, semplicemente perchè non ci sono fondi. Gli incentivi statali arrivano da una quota accantonata per legge sulle bollette energetiche degli italiani, espressamente dedicata al fotovoltaico.

 

Già, ma se lo facessero tutti, i fondi non sarebbero sufficienti per chiunque!


Non lo possono fare tutti, ma solo i primi. Questo perchè esiste un tetto di 1200 MegaWatt di installazioni, oltre il quale non verranno più sottoscritti contratti di incentivazione. Al raggiungimento dei 1200Mw, insomma, il Conto Energia sui nuovi impianti non si potrà più applicare.

 

E se io firmo un'offerta oggi ma poi, prima che il mio impianto sia finito, si raggiunge la quota dei 1200Mw?


Tranquillo. Il meccanismo del tetto prevede anche questo. Al raggiungimento dei 1200Mw di installazione, i contratti di incentivazione andranno ancora avanti fino ad un massimo di 1400Mw. Ma nessuno potrà più vendervi impianti che si avvantaggino del Conto Energia.

 

Allora c'è tempo...


Mica tanto! Ogni anno che passa, la tariffa di incentivazione che viene riconosciuta per vent'anni viene diminuita del 2%. Questo significa che il reddito da incentivazione, già per gli impianti che entrano in funzione nel 2009, sarà leggermente inferiore. Se poi l'impianto entra in funzione nel 2010, tale reddito sarà inferiore di un altro 2% (il 2% della tariffa in vigore nel 2009) e via di seguito. Meglio farlo il prima possibile.

 

Come faccio a verificare a quanti MegaWatt di installazioni siamo arrivati?


Qui trovate lo stato attuale degli impianti a tutt'oggi incentivati con il nuovo Conto Energia (quello per l'appunto in vigore dal 19 febbraio 2007): http://www.grtn.it/ita/fotovoltaico/AttivitaGSE.asp. Attualmente (ottobre 2008) siamo a circa 80Mw. Guarda il PDF con tutti i dati.

 

E se poi lo stato si rimangia la parola e smette di riconoscermi gli incentivi? Vent'anni sono tanti.


Lo stato non può rimangiarsi il contratto di incentivazione sottoscritto. Sarebbe come dire che smette di pagare le pensioni. Impossibile! E se per caso qualche ministro dovesse mai proporlo, il TAR vi ridarebbe gli incentivi in quattro e quattr'otto. L'unica possibilità è di finire come l'Argentina. Ma in quel caso concordate con me che i problemi sarebbero ben altri.

 

Perchè lo stato non finanzia direttamente l'impianto?


Per un semplice motivo. Lo scopo è quello di raggiungere il target imposto dalla comunità europea, e cioè i famosi 1200Mw di installazioni entro il 2012.
Ma non basta! Di impianti spenti o malfunzionanti nessuno se ne fa niente: l'obiettivo non è gonfiare il fatturato delle aziende, ma risolvere il problema energetico minimizzando l'impatto sull'ambiente. Quindi è necessario avere 1200MW di impianti funzionanti! Attivi. Che producono energia. Se lo stato finanziasse l'impianto con una cifra iniziale, tu potresti anche tenerlo spento. Invece lo stato incentiva l'energia prodotta, mese per mese, in maniera tale che se smetti di produrla, perdi gli incentivi.

 

Si, però se l'impianto si rompe e sta fermo due mesi, io perdo due mesi di incentivi!


No. Le aziende serie includono nell'offerta un contratto di assicurazione con una società assicurativa di tutto rilievo, il quale garantisce anche dal fermo impianto. Come? Attraverso il risarcimento dei danni subiti, tra cui in primis gli incentivi persi a causa della mancata produzione dell'energia.
Quindi, se un topo vi mangia un cavo, non preoccupatevi. Ma fate il contratto giusto!

 

E se grandina forte?


Hai mai preso a calci un pannello di silicio? Ecco: non farlo, se non vuoi farti male sul serio. La grandine non è un problema. In ogni caso l'assicurazione copre anche gli eventi atmosferici. Compresi i meteoriti.

 

D'accordo. L'offerta sta in piedi se lo stato mi riconoscerà un contratto dove mi darà, per esempio, 49 centesimi per ogni Kwh prodotto. E se io firmo l'offerta, ma poi lo stato non mi garantisce quella cifra? Mettiamo che mi riconosce 46 centesimi, la tariffa inferiore. Sono fregato!


Sì, sei fregato, ma solo se non hai sottoscritto il contratto giusto. Quando un impianto è terminato, il tuo installatore (o tu, se non ti sei affidato ad un'azienda forte) si reca al GSE (Gestore Servizi Elettrici) e fa domanda di incentivazione, presentando le caratteristiche dell'impianto in base alle quali richiede una certa tariffa.
Se l'impianto non è realizzato a regola d'arte, il GSE può non riconoscere quella tariffa. Per esempio: se facciamo richiesta di incentivazione per un impianto parzialmente integrato, e poi i pannelli non sono installati in maniera perfettamente complanare al tetto, il GSE può riconoscere la tariffa per un impianto non integrato. Che è ovviamente inferiore. Questo dipende dalla perizia del vostro installatore.
Ci sono alcune - poche - aziende, però, che sono talmente forti sia a livello economico che in quanto a professionalità, che possono permettersi di garantirvi che il GSE vi riconoscerà la tariffa prevista dal contratto che avete stipulato con loro. In caso contrario, metteranno di tasca loro la differenza. Alcune - pochissime, forse una - garantiscono addirittura mediante fidejussione bancaria. Soldi liquidi da incassare subito, senza se e senza ma.

 

Sì, ma qui parliamo di vent'anni. Mi hanno detto che i pannelli però durano molto meno. Dopo qualche anno non producono più niente.


Falso! Talmente falso che ci sono alcuni produttori di pannelli fotovoltaici che garantiscono i loro prodotti addirittura per 25 anni dalla data di installazione. Cosa significa? Significa che se i pannelli hanno un calo nella resa di conversione superiore al 10% nei primi 10 anni, i pannelli vengono sostituiti gratuitamente. Lo stesso accade se i pannelli hanno un calo superiore al 20% entro i primi 25 anni. Un leggero calo è fisiologico, ma è contenuto entro questi limiti, e il calcolo sulla resa finanziaria ne tiene assolutamente conto.

 

Ma se i pannelli hanno un calo fisiologico nel tempo, allora gli incentivi diminuiranno di anno in anno.


Sì. E allora? L'importante è che questo calo della resa, così come è limitato dal contratto di garanzia, sia previsto nel piano economico accluso all'offerta che avete ricevuto. Se il calo di resa è previsto e calcolato nel peggiore dei casi - cioè se si stima una resa dell'80% in 25 anni -, allora potete essere sicuri che avrete in ogni caso un piano più che attendibile. Addirittura per difetto, nel senso che se siete sfigatissimi e i pannelli perdono ben il 20% in 25 anni, il piano economico sta comunque in piedi. E se perdono più del 20% vengono sostituiti. Quindi andate tranquilli!

 

Ma la banca si ciucca troppi interessi, così non è conveniente!


Non dovete vederla in questa luce. Vedetela piuttosto così. Quanto ricevete un'offerta, se vi siete affidati ad un'azienda seria avrete anche un piano finanziario accluso, con la possibilità di sfruttare una convenzione bancaria, che le migliori aziende riescono a stringere con gli istituti di credito.
In questo piano finanziario vengono evidenziati tutti i ricavi che il vostro impianto fotovoltaico genererà anno per anno - incentivi + energia risparmiata - e tutti i costi - rata del mutuo o del prestito + manutenzione + assicurazione.
Il piano evidenzierà come sin dal primo anno potrete avere un piccolo attivo, o un piccolo passivo a seconda della latitudine e di altre variabili del caso. L'attivo è già al netto di tutti i costi, ovvero prestito/mutuo/assicurazione/manutenzione compresa, quindi rappresenta il bilancio finale. Guardando l'evoluzione del piano negli anni, vi accorgerete che a un certo punto questo attivo diventerà molto più grande, e questo perchè avrete finito di pagare l'impianto, ma gli incentivi continueranno ad arrivare fino al ventesimo anno.
Il ricavo totale è sempre più che vantaggioso nel tempo, indipendentemente dagli interessi che sono stati applicati con la convenzione bancaria sottoscritta.

 

Se investo in borsa o in qualche titolo la resa è migliore.


Grazie per la domanda, perchè mi da modo di evidenziare un atteggiamento mentale molto diffuso in Italia. Questo è molto importante: leggete con attenzione!
Supponiamo che siate sensibili all'ambiente. Volete costruire un impianto fotovoltaico per dare una mano a ridurre le emissioni di anidride carbonica. L'impianto però è molto costoso, eccessivamente costoso. Non ce la fate da soli.
Ecco che lo stato interviene e dice: «bene, se tieni l'impianto acceso e funzionante, io ti regalo una somma proporzionale all'energia che produci, che ti basta per rendere l'impianto redditizio
A questo punto voi fate due conti e comprendete che non solo potete finalmente costruire l'impianto in maniera che il bilancio totale sia a costo zero per voi, ma che potete addirittura guadagnarci, poco o tanto che sia, considerando anche l'energia che risparmierete.
Morale: il motivo che deve spingervi a realizzare un impianto fotovoltaico non deve essere nè farsi bello con gli amici, nè essere trendy, e tantomeno realizzare il miglior investimento possibile in un'ottica speculativa.
Voi dovete realizzare un impianto perchè siete persone sensibili alle condizioni in cui versa il mondo in cui vivete, e volete fare qualcosa per voi stessi, per gli altri e per i vostri figli. Se ragionate così, il semplice fatto che possiate realizzarlo ad un costo ridicolo sarà sufficiente per farlo subito. Figuriamoci se poi ci potete anche guadagnare su!
In Germania sono avanti anni luce, con un tetto su quattro in fotovoltaico - in continua crescita - proprio perchè ragionano in questa maniera.
Andiamo! Un italiano può essere meno sensibile di un tedesco??

 

Ma chi è che mi paga questi incentivi? E quando me li danno?


Gli incentivi te li paga direttamente lo stato, mediante il suo braccio armato: il GSE - Gestore Servizi Elettrici.
Dal momento in cui l'impianto è terminato ed è in funzione si può fare la richiesta di incentivazione. Il GSE entro 60 giorni vi fa firmare il contratto di incentivazione, e da quel momento iniziate a ricevere gli accrediti calcolati sull'energia prodotta. Li potete ricevere mensilmente o con altra periodicità, dipende da voi. Arrivano direttamente sul conto in banca che avrete indicato nel contratto. Dal momento in cui iniziano ad arrivarvi gli incentivi, vi saldano anche gli arretrati, ovvero gli incentivi che avete maturato dal giorno in cui avete acceso l'impianto fino al giorno in cui avete firmato il contratto di incentivazione.

 

La corrente la vendo? E a chi la vendo?


Ci sono due modalità di funzionamento per gli impianti fotovoltaici. Possono essere sottoscritte entrambe, a scelta, da chi realizza un impianto entro i 20KwP di potenza. La prima si chiama scambio sul posto. La secondo vendita diretta.
Con lo scambio sul posto, voi non vendete la corrente. La corrente che producete passa attraverso un apposito contatore, e poi finisce nella rete pubblica. Il vostro vecchio contatore, peraltro, continua a segnare la corrente che voi consumate, e che proviene dalla rete. Ogni bimestre si fa un bilancio tra l'energia prodotta e quella consumata, e voi pagate solamente la differenza, se c'è. Se invece avete prodotto più corrente di quella che avete consumato, la differenza vi viene accumulata - diciamo così - e scalata dalle future bollette entro un massimo di 3 anni. Poi la perdete. E' per questo che gli impianti costruiti avendo in mente lo scambio sul posto, devono essere dimensionati in maniera da produrre un po' meno energia di quella che vi serve, in maniera da non avere mai un credito energetico eccessivo, che non riuscireste a consumare nell'arco di tre anni.
Se siete clienti residenziali, lasciate perdere la modalità di vendita dell'energia, perchè non fa per voi. Ve la pagherebbero la metà, e in più non potreste neppure scaricare l'IVA, oltre che essere costretti ad aprire posizioni burocratiche particolari. Date retta a me. Andate in scambio sul posto.

 

Ma allora la corrente che produco, se va in rete, non è la stessa che consumo?


No, infatti. La corrente va sempre e comunque tutta nella rete pubblica. Voi continuate ad avere lo stesso vecchio contatore, quello che segna l'energia che consumate dalla rete. Si tratta meramente di un fatto contabile. L'energia che il vostro tetto produce non va direttamente nel televisore!

 

Ma se lo stato mi paga l'energia con una certa tariffa (gli incentivi), io poi come faccio a venderla?


Stai facendo confusione! Gli incentivi statali sono, per l'appunto, INCENTIVI. Significa che lo stato ti riconosce un regalino per ogni KwH prodotto. Non ti sta comprando l'energia, ti sta solo ricompensando per la tua buona volontà. L'energia che hai prodotto, e che lo stato ti ha "incentivato", resta a tua disposizione per qualsiasi uso tu ne voglia fare.
Gli usi possibili sono per l'appunto due: scambio sul posto e vendita diretta. Per impianti FINO A 20KwP di potenza, puoi scegliere tu. Oltre i 20KwP puoi solo vendere l'energia in eccesso.

 

Ma se la vendo, allora non la posso consumare? Cosa si intende per autoconsumo?


Andiamo con ordine. L'impianto sul tuo tetto produce, diciamo, 1200KwH all'anno. Supponiamo che la tua abitazione abbia un fabbisogno di 800KwH all'anno. Come dicevamo, quando attivi il tuo impianto puoi scegliere cosa fare della tua energia, cioè andare in scambio sul posto o in vendita. IN ENTRAMBI I CASI puoi andare in AUTOCONSUMO. "Autoconsumo" significa che la corrente che produci verrà utilizzata per pareggiare i bilanci con i consumi fatturati per la tua abitazione. Potrai poi decidere cosa fare della tua produzione energetica in eccesso, se mai ce ne fosse, quella cioè che avanza.
Nel nostro esempio, i primi 800Kwh prodotti dal tuo impianto, serviranno a pareggiare i consumi fatturati sulla tua bolletta energetica, e gli altri 400KwH potranno essere o accumulati per un utilizzo posteriore, sempre entro 3 anni - scambio sul posto - oppure venduti a poco più di 9 centesimi al KwH.

 

Posso scegliere io se vendere oppure accumulare l'energia in eccesso?


Sì, ma solo in fase di contrattualizzazione, cioè all'inizio. Una volta che hai avuto accesso al meccanismo di incentivazione non puoi più cambiare.
Inoltre, se hai un impianto con potenza pari o superiore a 20KwP, puoi solo vendere l'energia prodotta in eccesso.

 

Ma insomma, questa energia in eccesso rispetto a quella che produco, mi conviene venderla o accumularla?


Se sei un privato (no partita iva) non ci sono dubbi: molto meglio andare in scambio sul posto. Perchè? Semplicissimo: facendo una media - riferendosi ai prezzi per kwH di prima metà 2008 - tra i costi variabili e i costi fissi, paghi l'energia che consumi - quella che prelevi usualmente dalla rete - a circa 19€c (centesimi di euro) al Kwh. Quindi se l'impianto sul tuo tetto producesse 3600KwH all'anno, tu - incentivi statali esclusi - avresti un capitale di 3600 x 0,19 = 684€ all'anno sul tuo tetto. Se lo usi per pareggiare i costi del tuo fabbisogno energetico - i KwH fatturati in bolletta, la tua produzione ti vale esattamente 684€. Se invece vendi l'energia, ogni KwH ti viene pagato poco più di 9 centesimi. Meno della metà. Sarebbe come avere un campo di pomodori che valgono 1 euro l'uno, e trovarsi a venderli a 50 centesimi. Senza considerare che l'IVA non la scarichi.
Invece per le aziende è diverso, perchè pagano la corrente molto meno, e quindi per loro non c'è molta differenza tra consumarsi l'energia prodotta oppure venderla.
Unica cosa cui fare attenzione, quando si va in scambio sul posto: dimensionare l'impianto in maniera che abbia una produzione energetica lievemente inferiore al vostro fabbisogno. In questo modo non vi capiterà mai di accumularne una quantità tale da non riuscire più a riconsumarvela nell'arco di tre anni. Infatti, ricordate che se ne producete in più non potete venderla, ma solo accumularla.


 

Ma se voglio andare in scambio sul posto per accumulare l'energia in eccesso, devo installare degli accumulatori?


Assolutamente no! L'accumulo è solo virtuale, cioè contabile. Ci sono infatti due contatori: uno è quello che avete sempre avuto e che misura l'energia che prelevate dalla rete. Uno è quello che misura l'energia che il vostro impianto produce, e che immettete in rete. Il vostro fornitore di energia farà semplicemente un bilancio tra i due contatori. Ricordatevi quindi che l'energia che producete va sempre tutta quanta in rete, per essere disponibile a tutti, su tutto il territorio.

 

E se c'è un blackout? Producendomi da solo l'energia, immagino di esserne esente.


Purtroppo non è così. Il motivo è semplice. Come abbiamo detto prima, l'energia che producete va sempre direttamente in rete. Esiste una regolamentazione che prevede che, in caso di blackout, il vostro impianto fotovoltaico si disconnetta dalla rete. Per quale motivo? Semplice: quando in rete non c'è tensione, si presuppone che ci sia un guasto. Di conseguenza ci sarà qualche operatore che va a riparare il guasto, chiave inglese alla mano, con la matematica certezza che la corrente in quel preciso momento non attraversa le apparecchiature in alta tensione, e seguendo i procedimenti di sicurezza standard. Se il vostro impianto fotovoltaico immettesse energia in rete, il povero operaio andrebbe ad alimentare le morti bianche, e questo non è carino. Quindi l'impianto fotovoltaico in caso di blackout sulla rete si disconnette in maniera automatica.
Si può, eventualmente, realizzare un particolare circuito che si stacca dalla rete ed eroga l'energia direttamente in ambito domestico, ma implica oneri e costi aggiuntivi. Se non è proprio necessario, non vivendo condizioni di blackout frequente, non ha molto senso.

 

Che pannelli mi installeranno? Voglio avere il meglio del meglio.


Questo è un falso problema. Ci possono essere oggettive difficoltà nel garantire una certa marca e modello di pannelli piuttosto che un'altra. Il motivo è che per lungo tempo c'è stata scarsità nell'offerta: le code di produzione non erano sufficienti a garantire la domanda. Questo fa sì che se ricevete un'offerta - un preventivo - oggi, che indica una certa marca/modello di pannello, quando vi decidete a firmare il preventivo non è detto che quel particolare pannello sia ancora disponibile.
Non è necessario il pannello migliore in assoluto: quello che vi serve davvero è il pannello giusto!
Qual'è il pannello giusto? E' il pannello che per resa, dimensioni e caratteristiche può adattarsi bene al vostro tetto e garantirvi la resa economica prevista dal contratto, in termini di produzione energetica. Se il contratto prevede che il vostro impianto generi 1200KwH all'anno, l'importante è che abbiate pannelli che producono 1200KwH all'anno, e garantiti per 25 anni.
Cosa volete di più dalla vita?
Volete per forza l'ultimo modello di pannello, dalle performance leggermente migliori? Bene: potreste ritrovarvi con un piano finanziario dalla resa economica inferiore perchè l'impianto costa di più, e perchè la corrente in eccesso non vi serve. Quindi lasciate perdere queste fisime sul pannello migliore.
Concentratevi invece sulle garanzie espresse nel contratto.

 

Quanto anticipo devo versare?


Anche lo 0%, dipende dall'azienda a cui chiedete un preventivo.

 

E quando devo cominciare a pagare?


Se chiudi il contratto con un'azienda che lo prevede, inizi a pagare solo dopo che l'impianto è stato costruito ed è entrato correttamente in funzione, quando cioè il GSE inizia a mandarti gli incentivi e l'impianto produce corrente che ti evita di doverla comprare.
Per questo si dice che inizi a guadagnare da subito.

 

E se ho un tetto con l'amianto da smaltire?


Meglio ancora! Se hai un tetto in eternit e lo vuoi sostituire, sai che devi andare incontro a costi puri, che comprendono gli oneri di smaltimento e il rifacimento del tetto. Sono soldi che spendi e per i quali non hai alcuna contropartita.
Bene: se realizzi un impianto fotovoltaico al posto di un tetto in eternit, smaltendo l'amianto, lo stato ti premia riconoscendoti un addizionale 5% sulle tariffe di incentivazione ventennali.
Quindi: ti rivolgi ad un'azienda seria, fai fare un preventivo che comprenda la rimozione del tetto, lo smaltimento dell'amianto e la costruzione di un tetto nuovo con un impianto fotovoltaico integrato, e vedrai che nel tempo il tuo impianto non solo ti ripagherà tutti i costi della sostituzione del tetto, ma ti farà anche guadagnare.
Più di così...

 

Se è così conveniente, perchè non lo fanno le banche? Io posso affittare il tetto.


Gli istituti di credito si occupano di finanziare e spesso di acquistare gli impianti grossi, dove hanno ritorni da centinaia di migliaia di euro. Sono impianti per i quali acquistano direttamente il terreno e costruiscono exnovo un impianto da diversi MegaWatt di potenza.
Nessuno costruisce un impianto sul tuo tetto, per il semplice motivo che la garanzia dell'investimento si ha con la certezza che l'impianto resterà al suo posto almeno per i vent'anni dell'incentivazione statale.
Cosa succederebbe infatti se tu decidessi di vendere la casa un anno dopo la costruzione dell'impianto? Il nuovo proprietario non sarebbe obbligato a mantenerlo, o magari potrebbe voler ristrutturare la mansarda, aggiungere un piano.. Insomma, dove non c'è garanzia - ovvero la proprietà dell'immobile - nessuno investe soldi suoi.
La garanzia la puoi mettere solo tu, costruendo il tuo impianto sul tetto di casa tua, e firmando un contratto di incentivazione statale a tuo nome.

 

Abito in un condominio. Possiamo costruire un impianto comune sul tetto?


Certamente. Tieni presente tre cose però.

 

  1. Tutti i condomini devono essere d'accordo, o perlomeno la maggioranza, e non è un affare semplice. Se hai frequentato qualche riunione di condominio in vita tua saprai esattamente a cosa mi riferisco.
  2. L'impianto servirà ad alimentare le parti comuni: luci sulle scale, garage e giardini, ascensori, pompe dell'acqua e via dicendo. Dovete fare il conto di quanto spendete di energia annualmente per le sole parti comuni e dimensionare l'impianto su quello. Il motivo è che differenziare il consumo di corrente nei singoli appartamenti è una follia burocratica. Implica conteggi e divisioni infiniti per le quali il vostro amministratore vi maledirebbe a vita. Inoltre, spesso non ci sarebbe abbastanza spazio sul tetto per un'operazione del genere. Abbattere le spese comuni è già un obiettivo estremamente significativo!
  3. Non tutti gli Istituti di Credito finanziano i condomini. Il motivo è che se poi il condominio non paga, non sanno a chi rivolgersi per esigere quanto dovuto. Un condomino potrebbe infatti vendere il suo appartamento ad un altro, e così via... Attualmente sono a conoscenza di una sola linea di credito che finanzia i condomini, per un importo massimo di 70.000€, con garanzie chirografare. Ovviamente resta sempre in piedi, per tutti, la possibilità di pagare l'impianto di tasca propria, evitando tra l'altro tutti gli interessi del caso.


 

Qual'è l'orientamento migliore per il tetto?


L'orientamento dipende dalla latitudine. Alle nostre latitudini - italiane - l'orientamento migliore è SUD, con un inclinazione del tetto di 30°.
In ogni caso va bene qualsiasi esposizione tra sud-ovest e sud-est, basta che non sia a nord oppure sull'asse est-ovest.

 

Cosa succede se il mio tetto ha un'esposizione sull'asse est-ovest?


Succede che l'irraggiamento, ovvero la quantità di energia solare che cade sul tetto, si riduce di un 20-30%. Il che di per sè non significa niente, se non che una produzione di energia inferiore del 20-30% significa anche che si prendono fino a un terzo di soldi in meno dallo stato. Il che in alcuni casi rende l'impianto antieconomico. Se poi a uno non interessa, perchè il suo scopo è fare qualcosa di buono, allora può tranquillamente realizzare un impianto fotovoltaico anche sul suo tetto.

 

Come si fa a capire quanto sole cade sul mio tetto in un anno?


L'Enea ha compiuto studi dettagliati, producendo mappe che riportano i valori medi mensili della radiazione solare giornaliera per oltre 2000 comuni italiani, stimati a partire dalle immagini satellitari di copertura nuvolosa per diversi anni fino al 1999.
Dunque se in un preventivo si stimano 1200KwH di energia prodotta all'anno, questo valore potrà oscillare di anno in anno, ma in media si può essere sicuri che resterà quello.

 

Ho una baita in montagna, lontana dalle linee elettriche. Posso avvantaggiarmi del Conto Energia costruendovi un impianto fotovoltaico?


Puoi senza ombra di dubbio costruire un impianto fotovoltaico e avere la tua fonte di energia autonoma, magari accludendo un accumulatore per la notte, ma non puoi avvalerti del Conto Energia. Il Conto Energia vale solo per gli impianti Grid Connected, cioè connessi alla rete, perchè lo scopo è quello di distribuire energia pulita sul territorio a vantaggio di tutti. Un impianto come il tuo si chiama viceversa Standalone - stand + alone: solo -, cioè disconnesso dalla rete. Non essendo utile a nessuno se non a te, lo stato non te lo incentiva.

 

IL CENTRO OLI DI ORTONA

 

 

Conoscere significa sperimentare attraverso i sensi. Tutto il resto è una proiezione mentale. Per esempio, la guerra vissuta attraverso i giornali fa male, ma andare dove la gente rischia la vita tutti i giorni, incrociare i loro sguardi, parlare con loro fa molto di più: rende partecipi. L'esperienza diretta spoglia le frasi della loro più appassionata retorica e le riempie di significato. Dopo avere visto, difficilmente si può dimenticare.
Mi sono caricato in spalla il candidato presidente alle regionali d'Abruzzo, Carlo Costantini, e l'ho portato a Contrada Feudo, vicino a Ortona. Dovevo vedere i luoghi dove si vuole costruire una raffineria petrolifera. E ho creduto che dovesse vederli anche lui, toccare quella terra con le sue proprie mani, sentire il profumo dei suoi frutti, parlare con chi sta combattendo quella guerra. La guerra dei mostri meccanici, delle piogge acide, della desertificazione, contro l'intima vocazione di un territorio dalla bellezza inequivocabile, che colpisce i sensi e lo stomaco lasciando senza fiato, a bocca aperta.
Ho effettuato qualche ripresa strada facendo, vi ho fatto vedere la sterminata sequela di vigneti che caratterizza quelle zone, da cui tra l'altro si ricava il rinomato montepulciano d'Abruzzo. Vi ho fatto vedere il panorama, le colline, i prati, i volti induriti dal sole e perfino le mosche che si inseguono pigramente, nell'ozio di un pomeriggio di fine ottobre. Ve l'ho messi davanti agli occhi perché è proprio lì che i poteri forti vogliono costruire una raffineria. L'hanno chiamata Centro Oli, perché possa sembrare innocua come un frantoio. Ma non è un frantoio: è l'apocalisse. Come è stato in Basilicata, genererà piogge acide e renderà non più commestibili tutte le coltivazioni circostanti, in un raggio di sessanta chilometri. Consumerà milioni di metri cubi di acqua, in una terra dove l'acqua è preziosa e già oggi non c'e n'è abbastanza per gli uomini, le donne e i bambini che la abitano. Renderà l'aria irrespirabile e rappresenterà il cavallo di troia grazie al quale in Abruzzo scenderanno squadroni di petrolieri, inviati da generali banchieri, che bucheranno tutta la regione come un groviera, distruggendola e impedendogli di valorizzare la sua selvaggia, a tratti incontaminata e sconvolgente bellezza.

Sì, l'Abruzzo è meraviglioso. Forse... ancora per poco.

 

 

LE VERITA’ SUL GRAN SASSO

 

 DI FABRIZIO FEDELE

 

                   

 

 

INDICE:

 

1. I PUNTI DELLA DISCORDIA

2. CRONOLOGIA DEI FATTI

3. GIUDIZI DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE

4. INDAGINE SULL’IMPATTO IDROGEOLOGICO

5. UN GIORNO NEI LABORATORI DELL’ INFN DEL  GRAN SASSO

6. LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE, LE PROVINCIE E  I COMUNI

7. RASSEGNA STAMPA

 

 

INFN: scopi e origini

 

L’Infn è l’ente dedicato allo studio dei costituenti fondamentali della materia e svolge attività di ricerca, teorica e sperimentale, nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare. La ricerca fondamentale in questi settori richiede l’uso di tecnologie e strumenti di ricerca d’avanguardia che l’Infn sviluppa nei propri laboratori e in collaborazione con il mondo dell’industria. L’Istituto promuove inoltre il trasferimento delle competenze, delle metodologie e delle tecniche strumentali sviluppate nell’ambito della propria attività verso campi di ricerca diversi quali la medicina, i beni culturali e l’ambiente. Tutte queste attività si svolgono in stretta collaborazione con il mondo universitario. L’Infn venne istituito l’8 Agosto 1951 da gruppi delle Università di Roma, Padova, Firenze e Milano al fine di proseguire e sviluppare la tradizione scientifica iniziata negli anni ‘30 con le ricerche teoriche e sperimentali di fisica nucleare di Enrico Fermi e della sua scuola. Nella seconda metà degli anni ‘50 l’Infn progettò e costruì il primo acceleratore italiano, l’elettro sincrotrone realizzato a Frascati dove nacque il primo Laboratorio Nazionale dell’istituto. Nello stesso periodo iniziò la partecipazione dell’Infn alle attività di ricerca del CERN, il Centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra, per la costruzione e l’utilizzo di macchine acceleratrici sempre più potenti. Oggi il contributo dei ricercatori dell’Infn è significativo non solo nei vari laboratori europei, ma in numerosi centri di ricerca mondiali.

INFN: organizzazione

L’attività dell’Infn si basa su due tipi di strutture di ricerca complementare, le Sezioni e i Laboratori Nazionali. Le 19 Sezioni hanno sede in dipartimenti universitari e realizzano il collegamento diretto tra l’istituto e le Università, I quattro Laboratori, con sede a Catania, Frascati, Legnaro e Gran Sasso, ospitano grandi apparecchiature e infrastrutture messe a disposizione della comunità scientifica nazionale e internazionale, Il personale dell’Infn conta circa 2000 dipendenti propri e quasi 2000 dipendenti universitari coinvolti nelle attività dell’istituto e 1300 giovani tra laureandi, borsisti e dottorandi. L’organizzazione dell’Infn rappresenta un efficace equilibrio fra gestione centralizzata e decentralizzata ed è frutto di consuetudini consolidate negli anni. L’organo decisionale dell’istituto è il Consiglio Direttivo, costituito dal Presidente e dalla Giunta Esecutiva, dai quattro Direttori dei Laboratori Nazionali e 19 Direttori delle Sezioni, da rappresentanti del MURST, del Ministero dell’industria, del Cnr e dell’Enea. L’attuazione delle decisioni dei Consiglio compete, secondo i casi, al Presidente, alla Giunta, ai Direttori di Laboratorio o di Sezione per l’organizzazione delle attività a livello locale, il tutto con l’ausilio dei dirigenti dell’Amministrazione Centrale.

 

 

1. I PUNTI DELLA DISCORDIA

 

 

I Laboratori

 

Nelle viscere del Gran Sasso, a lato del traforo dell'autostrada Teramo-L'Aquila, esistono tre sale adibite a laboratorio di considerevoli dimensioni, interamente scavate nella roccia.
Ogni sala ha dimensioni interne vicine a quelle di una delle nostre cattedrali. All'interno si fanno esperimenti per conto dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) studiando le parti più infinitesimali della materia con lo scopo di dare risposte ai grandi quesiti dell'Universo. Vi lavorano stabilmente pochi operatori in quanto la maggior parte dei ricercatori svolge la propria attività, attraverso collegamenti telematici, nel centro di ricerca vero e proprio situato nei pressi del casello autostradale di Assergi.

 

Il rilievo internazionale dei laboratori

 

L'importanza a livello internazionale dei laboratori del Gran Sasso è unanimemente riconosciuta ma appare strano che potenze economiche e industriali come gli Stati Uniti o il Giappone si servano delle strutture del Gran Sasso e non pensino a crearle sul loro territorio, avendone ampiamente le possibilità.
Non sarà che scavare milioni di metri cubi di roccia in una montagna carsica ricca d'acqua è considerato dai previdenti governi stranieri un costo troppo elevato in termini di rischio idrogeologico?

 

Il terzo traforo

 

Con questo nome generico, così riportato dai mezzi di informazione, si intende in realtà il progetto di un'opera di ampliamento degli attuali laboratori del Gran Sasso che prevede oltre alla realizzazione di un cunicolo di collegamento, tra le sale sotterranee e l'esterno, anche due nuove sale laboratorio da affiancare alle tre già esistenti. Il nuovo cunicolo, oltre a far transitare il personale diretto al laboratorio, servirebbe anche per alloggiare i canali di servizio e di ventilazione. Lo si vorrebbe realizzare scavando al di sopra delle due gallerie autostradali esistenti.

 

Le motivazioni

 

In tutto il mondo laboratori così particolari e di questa dimensione hanno una sorta di lista di attesa dei grandi gruppi di ricerca, di vari Paesi nel mondo, che chiedono di poter utilizzare gli spazi a disposizione. La particolare condizione di schermatura dai raggi cosmici consente, infatti, solo in questo tipo di laboratori sotterranei, la realizzazione di particolari programmi di ricerca sulla costituzione della materia. La lista di attesa, ad oggi, si è allungata molto per i Laboratori del Gran Sasso e così, per rimanere al passo con la concorrenza internazionale, l'INFN ritiene necessario ampliare gli spazi disponibili. La realizzazione di un diretto collegamento con l'esterno consentirà inoltre di migliorare i livelli qualitativi di sicurezza per il personale che lavora all'interno delle sale sotterranee.

 

Il progetto

 

L'intervento di ampliamento dei laboratori e la realizzazione del terzo cunicolo è un'opera prevista con una legge del 1990 che ha stanziato le somme necessarie per realizzare l'intervento. Nella stessa legge sono definite anche le somme necessarie per recuperare i danni ambientali causati dalla realizzazione delle gallerie autostradali e per attuare un monitoraggio del sistema di circolazione delle acque all'interno del Gran Sasso. Il progetto è stato predisposto dall'ANAS, insieme all'INFN, ed ha avuto vari rimaneggiamenti in relazione alle prescrizioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ed all'esito della Valutazione di Impatto Ambientale. Alla conclusione del progetto definitivo, qualche anno fa, nonostante l'eliminazione di varie opere, la previsione di spesa è risultata di 115 miliardi di lire, a fronte dei 101 miliardi stanziati dalla legge per i lavori di ampliamento e messa in sicurezza. Nelle relazioni allegate dall'ANAS al progetto definitivo del "Terzo Traforo" e dell'ampliamento dei laboratori si riconosce che i lavori causeranno una perdita di acqua di più di 200 litri al secondo. I progettisti la ritengono una perdita "trascurabile" senza forse sapere che l'acqua sta diventando il bene principale del prossimo futuro e che nel 2060 è stimato che metà popolazione mondiale sarà senza acqua. La relazione idraulica del progetto conferma inoltre che durante i lavori verranno contaminati 310 litri al secondo di acqua. Questa è una previsione ottimistica perché durante i successivi lavori di consolidamento della nuova opera potrebbero essere TOTALMENTE contaminate le acque drenate dalle attuali gallerie. Ricordiamo che l'acqua del Gran Sasso serve circa 500.000 persone. Chi vuole il terzo traforo è arrivato a dire che non verrebbero toccate le falde acquifere perché la galleria verrebbe realizzata sopra quelle attuali, dove le falde non ci sono. Questo è parzialmente vero per i primi 4,8 Km ma nel successivo tratto (1,2 Km), l'acquifero sarà sicuramente interessato.

 

I recuperi ambientali

 

Le aree di cantiere ex-Cogefar utilizzate per la realizzazione delle gallerie autostradali, a Casale San Nicola ed Assergi, nei pressi dei due imbocchi del traforo, non sono mai state riqualificate dalla data della loro dismissione. I recuperi ambientali andavano realizzati al termine dei lavori eliminando i resti dei macchinari, rimuovendo le montagne di roccia estratte nello scavo e demolendo i ruderi delle baracche degli operai, tra l'altro realizzate con materiali isolanti contenenti amianto.
La legge del 1990 ha ribadito la necessità di operare le riqualificazioni, ma nonostante abbia stanziato i fondi necessari, i lavori di bonifica non sono ancora iniziati.

 

L'Acquifero

La stessa legge ha stanziato anche cinque miliardi per uno studio approfondito sul Gran Sasso e in particolare su come è strutturato il suo acquifero profondo. La somma sembra sia stata interamente spesa dal Consorzio incaricato delle ricerche che però ha chiuso i battenti qualche anno fa senza rendere noti i risultati ottenuti. Nonostante tali somme siano state utilizzate per installare costose centraline in molti punti della montagna e lungo i fiumi, non un solo dato utile è stato divulgato fino ad oggi.

 

 

Le sorgenti

 

L'acqua del Gran Sasso alimenta gran parte degli acquedotti che servono le province di Teramo, L'Aquila e Pescara. Il Consorzio acquedottistico di L'Aquila gestisce una serie di prese che dalle sorgenti del Chiarino fino alle pendici meridionali del Gran Sasso forniscono acqua all'intera vallata aquilana ed alle sue aree limitrofe. Più a sud le sorgenti del Tirino e del Pescara oltre a fornire acqua di uso corrente sono oggetto di imbottigliamento per la grande distribuzione. Sul versante pescarese con le acque delle sorgenti del Tavo si alimenta gran parte del comprensorio settentrionale della provincia, compresi importanti centri come Penne e Farindola. L'intera provincia di Teramo è alimentata dall'acqua del Gran Sasso. Intervenire sull'acquifero del Gran Sasso potrebbe comportare riduzioni degli apporti alle sorgenti con problemi nella distribuzione dell'acqua potabile nelle tre province oltre ad enormi conseguenze locali e globali all'ambiente naturale.

 

Le acque recuperate

 

In occasione dei primi lavori alle gallerie del Gran Sasso si è avuta una enorme perdita di portata alle sorgenti. Una parte dell'acqua persa è stata recuperata, centinaia di metri più in basso, all'interno del traforo. Così oggi i due acquedotti dl L'Aquila e Teramo hanno gran parte del loro apporto direttamente dalle gallerie autostradali. Tali adduzioni di acqua potabile sarebbero direttamente interessate dai lavori di scavo del nuovo cunicolo e delle sale, col rischio di essere inquinate durante i lavori e non è da escludere che l'inquinamento possa verificarsi anche successivamente.
Non si conosce al momento quale potrebbe essere la fonte alternativa di acqua per continuare una regolare distribuzione durante il periodo dei lavori.

Gli esperimenti

Gli esperimenti che sono portati avanti all'interno dei laboratori, per ragioni di sicurezza e di riservatezza, sono conosciuti solo approssimativamente all'esterno. Tale riservatezza ha fatto nascere nell'opinione pubblica alcune preoccupazioni sugli esperimenti nel laboratorio del Gran Sasso rafforzati da episodi mai verificatisi in passato: le improvvise morie di pesci sul Fiume Mavone, che riceve le acque di scarico dei laboratori; le abnormi percentuali di tumori in uno dei paesi ai piedi della montagna. Di certo si sa solo che alcuni materiali utilizzati nelle ricerche, come il Gallio, sono forzatamente tenuti in uno stato molecolare differente da quello in cui si trovano in natura. In seguito a incidenti imprevedibili, tali sostanze potrebbero inquinare l'acqua del Gran Sasso.  Gli esperimenti più importanti che si fanno nei laboratori prevedono l'utilizzo massiccio di sostanze altamente pericolose ed inquinanti, con l'ampliamento dei laboratori aumenterebbe il rischio di contaminazione della falda idrica in caso di gravi incidenti.

I lavori

L'esecuzione dell'opera di ampliamento, dovrebbe avvenire scavando con l'utilizzo di speciali macchine perforatrici automatizzate dal versante di L'Aquila verso l'interno della montagna. Siccome però in alcuni tratti si incontreranno zone franose in cui si concentrano grandi quantità di acqua, per evitare gli incidenti accaduti nello scavo del traforo autostradale, si prevede di operare con fitte iniezioni di cemento, eseguite trivellando dall'interno delle gallerie autostradali. Finito il consolidamento si interverrà con lo scavo del cunicolo e solo al termine di questo si lavorerà per realizzare le due nuove sale utilizzando anche cariche esplosive che demoliranno la roccia più dura.
Non si sa bene per quanto tempo le gallerie autostradali dovranno rimanere chiuse per l'esecuzione di questi lavori, ma è prevedibile una durata di almeno 5 anni.

Gli accessi

Attualmente si accede alle sale laboratorio sotterranee attraverso tunnel di collegamento alla galleria autostradale TE-AQ. Inizialmente si pensava di realizzare degli appositi spazi di accelerazione e decelerazione allargando le gallerie nei punti interessati ma successivamente si preferì ridurre la carreggiata stradale per destinare una corsia a tale scopo. Nel progetto di ampliamento attualmente in discussione non è prevista la rimozione di questa "strettoia" in quanto il nuovo cunicolo potrà essere utilizzato solo da piccole navette elettriche per il trasporto delle persone mentre i camion o i mezzi di servizio dovranno continuare ad entrare ed uscire dalla galleria autostradale.

 

Il traffico autostradale

Chi transita sotto il traforo del Gran Sasso può notare che esistono vari sistemi di sicurezza quali ventilazione, vie di fuga, colonnine SOS. Da recenti inchieste, conseguenti l'incidente del Monte Bianco, si è in più parti illustrato che le gallerie autostradali del Gran Sasso, proprio per il fatto di essere due, appaiate e collegate tra loro, risultano essere tra le più sicure al mondo. Inoltre da un relazione della Polizia stradale, lungo la canna TE-AQ, ad oggi non si è registrato alcun incidente grave e l'indice rilevato di pericolosità è di gran lunga inferiore alla media del resto della rete.

La sicurezza

Attualmente i Laboratori INFN del Gran Sasso hanno sicuramente i necessari margini di sicurezza per consentire le ricerche all'interno. Ciò è possibile grazie ai piani di sicurezza, coordinati dalle prefetture di Teramo e L'Aquila, testati anche di recente con una esercitazione, unica nel suo genere in Italia, con simulazione di incidente proprio in prossimità dell'ingresso ai laboratori.
In caso di ampliamento dei laboratori l'attuale piano non sarebbe più sufficiente a garantire la sicurezza necessaria. Miglioramenti della sicurezza dei laboratori, nella loro configurazione attuale, si potrebbero invece ottenere trovando soluzioni tecniche alternative.

La via di fuga

La domanda sorge spontanea: se si ritiene necessario creare una terza via di fuga per aumentare la sicurezza, perché invece che progettare una galleria di 6,5 km verso L'Aquila non si sceglie la strada più breve di 2,5 km verso Teramo come accade attualmente per gli scarichi e i condotti di aerazione?
Le gallerie autostradali del Gran Sasso, proprio per il fatto di essere due, sono tra le più sicure al mondo. Oltretutto, il restringimento di carreggiata esistente sulla galleria Teramo - L'Aquila per l'accesso ai laboratori funge da importante limitatore di velocità (non a caso il numero di incidenti verificatisi su questa direzione è molto minore rispetto a quelli verificatisi sull'altra). Nel progetto di ampliamento non è prevista la rimozione di tali corsie in quanto il cunicolo nuovo potrà essere utilizzato solo da piccole navette elettriche per il trasporto delle persone, mentre i camion o i mezzi di servizio dovranno continuare ad accedere dalla galleria autostradale. Un esempio: dopo la tragedia del traforo del Monte Bianco (galleria attraversata da circa 2 milioni di autoveicoli l'anno) per riaprire la galleria in condizioni di sicurezza la commissione interministeriale ha ritenuto sufficiente collegare i rifugi antincendio ad un camino di aerazione esistente.
Per aumentare la sicurezza del personale dei laboratori basterebbe un camino di aerazione verticale, lungo appena 600 m, e sufficiente a raggiungere l'esterno in località Campo Imperatore.

L'incidente

Eventualità non sufficientemente approfondita risulta essere quella di un incidente grave all'interno dei laboratori e di ciò che comporterebbe per il comprensorio del Gran Sasso.
La presenza di sostanze pericolose che potrebbero inquinare aria e acqua diviene, infatti, un forte fattore di rischio per le aree circostanti la montagna. Nel nuovo progetto sono previste anche tubazioni di trasporto di queste sostanze lungo il nuovo cunicolo. Un terremoto che riattivasse le faglie presenti nell'area comporterebbe una fuoriuscita incontrollata di questi materiali. In tale eventualità, la società moderna è pronta ad affrontare un nuovo terremoto con edifici antisismici e sistemi di soccorso, ma non è pronta per una presenza di agenti altamente inquinanti provenienti dall'interno della montagna.

 

La V.I.A.

Nel 1992 il Ministero dell'Ambiente ed il Ministero dei Beni Culturali hanno rilasciato il parere positivo di Compatibilità Ambientale conseguente una Valutazione effettuata sullo Studio di Impatto Ambientale predisposto dall'ANAS e dall'INFN. La Compatibilità Ambientale è stata espressa in ragione del fatto che enormi sarebbero risultati i benefici goduti dalla collettività perché con la realizzazione dell'opera si sarebbe potuta aprire la galleria autostradale TE-AQ fino ad allora chiusa come esclusivo accesso ai laboratori. Oggi la cosa non ha più motivo d'essere poiché la galleria è perfettamente funzionante. La Valutazione di Impatto Ambientale va eseguita esaminando varie opzioni ed attivando inchieste pubbliche che possano far stimare, e quindi valutare, la bontà delle scelte effettuate. Negli studi condotti non sono in alcun modo valutati né i pareri della collettività né la cosiddetta "opzione zero", che vuole tra le alternative possibili quella di non realizzare l'opera. Lo Studio predisposto, inoltre, esaminava un progetto e condizioni ambientali differenti dagli elaborati attualmente in discussione e dal contesto naturalistico odierno.

Flora e fauna


Al momento in cui si effettuavano gli studi per la realizzazione dell'opera si consideravano delle condizioni di naturalità in degrado ed avviate ad un peggioramento. Non si poteva prevedere che, di lì a poco, con l'istituzione di un Parco Nazionale, in quelle zone sarebbero tornate specie animali come l'Aquila reale, il Lupo ed il Camoscio d'Abruzzo oltre a rare specie floristiche di alta quota.

 

Il Parco

L'istituzione del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga nel 1991 ha cambiato gli indirizzi di gestione dei territori montani fino a ieri in spopolamento e con poche speranze di invertire la tendenza. Oggi invece la speranza di valorizzare questi ambienti per le bellezze naturalistiche contenute e poter usufruire degli apporti economici del turismo è una realtà.
L'esecuzione di lavori di tale entità ai piedi del Gran Sasso, che necessiterebbero di gigantesche opere di cantiere, con vasti sbancamenti, forti rumori ed esplosioni, nuovi elettrodotti e nuove strade di servizio e transito continuo di camion, sono assolutamente incompatibili con i programmi di promozione locale.

Il no del Parco

La realizzazione dell'opera si è attualmente fermata con il diniego dell'Ente Parco.
Ci sono infatti passaggi della legge quadro sulle aree protette e del Decreto istitutivo dell'Ente Parco che vietano espressamente tali tipi di intervento. Nella fase istruttoria, nella ricerca della effettiva risposta da dare alla richiesta di autorizzazione, l'Ente Parco si è avvalso della collaborazione, oltre che dei propri servizi, di consulenti esterni e di dettagliati pareri dell'Agenzia nazionale per l'Ambiente e del servizio Geologico Nazionale che hanno rilevato l'importante sconvolgimento ambientale che si avrebbe con la realizzazione di tale opera.

 

 

 

2. CRONOLOGIA DEI FATTI

 



1968
L'A.N.A.S. inizia i lavori di realizzazione del traforo autostradale del Gran Sasso.

1969
L'enorme fuoriuscita di acqua dalla montagna (dai 700 litri/secondo ai 20.000 litri/secondo) causa gravi incidenti nelle gallerie.

1970
Si fermano i lavori a causa del completo allagamento delle gallerie.

1971
Il 15 dicembre, con la legge n. 1240, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare diviene Ente di Diritto Pubblico.

1972-79
Proseguono i lavori di scavo del traforo autostradale del Gran Sasso.

1980
L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare chiede all'A.N.A.S. la realizzazione di un piccolo laboratorio (50 x 50 x 20m) in adiacenza alle costruende gallerie del Gran Sasso.

1981
Il 12 febbraio il Ministero dei Lavori Pubblici trasmette alla Presidenza del Consiglio il disegno di legge per la costruzione di un laboratorio sotterraneo sotto il Gran Sasso.

1982
Con legge n. 32 del 9 febbraio si incarica l'A.N.A.S. di realizzare il laboratorio sotto il Gran Sasso per conto dell'I.N.F.N. con una spesa di 20 miliardi.

1983
Vede la luce il primo progetto del laboratorio che prevede una unica sala, più grande della precedente (50 x 100 x 40m) ma collegata con uno svincolo sotterraneo ad entrambe le gallerie autostradali.

1984
Il 12 giugno, con la legge n. 231, l'importo dei lavori per la realizzazione del laboratorio viene elevato a 77 miliardi.

1985
La realizzazione del laboratorio si concretizza in un complesso di gallerie, assai più grande del progetto iniziale, costituito da tre enormi sale (20 x 120 x 20m circa ognuna) ed un reticolo di gallerie di servizio carrabili che hanno gli svincoli di ingresso ed uscita collegati ad uno solo dei due tunnel autostradali.

1986
Si istituisce formalmente il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, il più grande del mondo per ricerche sulla stabilità della materia e sui neutrini solari.

1987
Si concludono gli scavi per la realizzazione del Laboratorio e si concludono i lavori di istallazione degli impianti e delle attrezzature compresi i sistemi di sicurezza.

1988
Il 10 agosto, con il d.p.c.m. n. 377, anche l'Italia recepisce le direttive europee in merito alla Valutazione di Impatto Ambientale sui progetti di una certa consistenza.

1989
Iniziano gli esperimenti previsti nei laboratori denominati secondo i filoni di ricerca: Gallex, LVD, Macro, Icarus, Borex ed EAS TOP. Per quest'ultimo si realizzano in superficie, a Campo Imperatore, una dozzina di capannoni che contengono dei rilevatori per la cui protezione si montano anche dei paravalanghe sulle pendici di Monte Aquila.

1990
Legge 29 novembre n. 366, Completamento ed Adeguamento delle strutture del Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso, pubblicata in G.U. 6 dicembre 1990, n. 285.

1991
Parere del Consorzio Speciale per i Beni Ambientali del 7 febbraio.

1991
Legge quadro sulle aree protette n. 394 del 12 dicembre che istituisce il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

1992
Ministero dell'Ambiente, parere della commissione per le Valutazioni dell'Impatto Ambientale, parere n. 56 del 20 febbraio.

1992
Pronunciamento di Compatibilità ambientale avvenuto a firma dei due Ministri dell'Ambiente e dei Beni Culturali ed Ambientali, Decreto n. 1169 del 20 maggio emanato dal Ministro dell'Ambiente di concerto con il Ministro per i Beni Culturali ed Ambientali.

1993
27 settembre. Apertura al traffico di entrambe le gallerie.

1995
D.P.R. 5 giugno che stabilisce le norme di salvaguardia del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

1996
Protocollo operativo sulla sicurezza predisposto da una apposita Commissione promossa dalla Prefettura di L'Aquila, che ha lavorato tra il 6 marzo 1996 e il 14 novembre 1997 e che ha prodotto l'atto finale che porta la firma dei vertici dell'INFN, della SARA, dell'ANAS, della Polizia Stradale e dei Vigili del Fuoco.

1998
Invio all'Ente Parco il 28 luglio da parte dei Laboratori del Gran Sasso del "progetto definitivo riguardante le opere di completamento dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso e di ripristino ambientale (...), per gli adempimenti previsti (...) a norma del D.P.R. 5 giugno 1995 istitutivo dell'Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga".

1999
Pareri del Servizio Geologico Nazionale e dell'Agenzia Nazionale per l'Ambiente espressi su richiesta dall'Ente Parco ai fini dell'istruttoria per l'autorizzazione del progetto di completamento dei laboratori.

1999
L'Ente Parco esprime il proprio diniego al progetto con Delibera Consiliare n. 32 del 28 ottobre, dopo aver valutato, attraverso istruttorie dell'ANPA, del Servizio Geologico Nazionale, di specifici consulenti del settore e dei propri Servizi, l'assoluta incompatibilità dell'intervento.

2000
16 maggio, convocazione da parte dell'ANAS di una conferenza di servizi presso il Ministero dei Lavori Pubblici.

20 maggio 2000, la Commissione Ambiente della Camera richiede ufficialmente al Ministero dei Lavori Pubblici l'elaborazione di una nuova Valutazione d'Impatto Ambientale.

14 dicembre 2000, approvazione, da parte della Commissione Ambiente della Camera della proposta di legge di modifica della l. 366/90 che destina ad altri scopi i 110 miliardi stanziati per il progetto.


2 giugno 2001
, riproposizione al nuovo Parlamento della proposta di legge di modifica della legge 366/90 che destina ad altri scopi i 110 miliardi stanziati per il progetto

 

2002

REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER L’ABRUZZO L’AQUILA­  -  TAR  -  Registro Ordinanze: 230/2002 e Registro Generale: 245/2002 (nelle persone dei Signori:SANTO BALBA Presidente; ROLANDO SPECA Cons.; MARIA LUISA DE LEONI Cons.,), nella Camera di Consiglio del 24 Luglio 2002. Considerato che il ricorso ed i connessi motivi aggiunti, ad un primo sommario esame, appaiano assistiti da notevoli elementi di fondatezza; che, il decreto impugnato con i motivi aggiunti prelude all'immediato e urgente avvio dei lavori, configurando l'ipotesi del danno di estrema gravità; che, nella considerazione della complessità della questione sottoposta all’esame, appare opportuno concedere la richiesta della tutela cautelare, “Accoglie la su indicata domanda incidentale, di sospensione dell’impugnato decreto n. 1339 del 6 maggio 2002 e fissa, per la trattazione del merito, l'udienza pubblica del 9 ottobre 2002,ore 10.”Il TAR Abruzzo, all'udienza cautelare del 24 luglio,  con un ordinanza ha sospeso fino all'udienza di merito fissata per il giorno 9 ottobre 2002,  la progettazione e l'avvio dei lavori per la realizzazione della terza canna, accogliendo così il ricorso della Provincia di Teramo e accertando la gravità ed instabilità  ambientale di una parte della legge Lunardi sulle infrastrutture strategiche. Recita la formula contenuta nell'ordinanza del TAR: " Il ricorso ed i connessi motivi aggiunti, a un primo fondato esame, appaiono assistiti da notevoli elementi di fondatezza. Considerato che il decreto impugnato con i  motivi  aggiunti prelude all'immediato e urgente avvio ai lavori, configurando l'ipotesi del danno di estrema gravità, si accoglie la domanda di sospensione dell' impugnato decreto". Il ricorso presentato dalla Provincia di Teramo, evidenzia molte violazione, quali:una violazione normativa sulla tutela delle acque, in quanto la terza canna metterebbe in serio pericolo la falda acquifera del Gran Sasso ( che si è già abbassata di 550 metri circa, per i precedenti lavori realizzati );una violazione alla normativa dei Parchi, in quanto manca il nulla osta del Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga;una violazione normativa V.I.A., violazione di impatto ambientale, in quanto realizzando la nuova galleria, non verrebbe eliminata la strozzatura per la corsia di accesso al laboratorio;una violazione ulteriore in quanto alla decisione di dare il via libera al terzo traforo, alla Conferenza dei servizi del 21 gennaio 2002, non furono convocati tutti gli Enti interessati e il voto fu a maggioranza e non all'unanimità. Intanto all'Aquila scoppia l'ira, dopo il pronunciamento del TAR e i partiti del centro destra hanno annunciato tra l'altro che proporranno un referendum per far uscire la città dell'Aquila dal Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga. Soddisfatte tutte le associazioni ambientaliste, unite per perseguire uno sviluppo sostenibile non fatto di sole parole ma di fatti. Il primo passo, per una reale esigenza e per la tutela del bene acqua in Abruzzo, sarebbe quello di migliorare il sistema idrico abruzzese, che stando alle ultime rilevazioni perderebbe più del 50% di acqua, per carenza di infrastrutture. Sono queste notizie eclatanti e gravissime. E' nota infatti a molti  la mancanza di adeguamento delle strutture idriche esistenti e la scarsa manutenzione, come recentemente affermato dal vicepresidente del Consiglio regionale, Stefania Pezzopane. Il progetto del terzo traforo del Gran Sasso previsto dalla legge 336/1990, prevede una spesa complessiva di 72 milioni di euro, già interamente finanziati ma questo caso dimostra che quando si vogliono fare le opere senza cercare il consenso del territorio e con procedure affrettate e pasticciate, alla fine si cade in errore. La Regione Abruzzo, intanto aspetta la decisione finale, ma sembra intenzionata a fare ricorso al Consiglio di Stato contro l'ordinanza di sospensiva. Intanto la commissione dei lavori pubblici del Senato, effettuerà un sopralluogo sul Gran Sasso per verificare le condizioni ambientali e quelle di sicurezza in caso di realizzazione della terza canna della galleria.

 

16 Agosto 2002: sversamento dai Laboratori dei Gran Sasso di 1,2,4 trimetilbenzene nel torrente Mavone a Casale San Nicola e poi nel Torrente Mavone a Isola del Gran Sasso. Alcune persone avvertono nausea e vomito e chiamano le autorità. L’allarme scatta con ritardo da parte dei Laboratori del Gran Sasso.

 

19-20 agosto: Il commissario dell’Arta, Dionisio e il Presidente della Regione, Pace cercano di tranquillizzare l’opinione pubblica circa le conseguenze dello sversamento che, a loro parere, non avrebbe comportato danni all’ambiente acquatico e all’acqua potabile.

 

20 Agosto: Il Wwf Abruzzo descrive in una conferenza stampa le reali caratteristiche del “1,2,4 trimetilbenzene” e la sua pericolosità per l’uomo e per l’ambiente.

A fine mese le prime ammissioni su un possibile danno ambientale da parte dell’Arta e della Regione, che però continuano ad escludere la possibilità che l’acqua potabile sia sta ta interessata dall’inquina mento. La Provincia di Teramo presenta un esposto alla Procura.

Invece, il comitato per la “Tutela delle Acque del Gran Sasso” ritiene possibile che le rete delle acque potabili sia vulnerabile.

 

11/9/2002 delibera n°790, è stato istituito dal Presidente della Regione un Gruppo di Lavoro per la valutazione e l’analisi dei rischi dipendenti dalle attività del Laboratorio Nazionale del Gran Sasso.

 

Settembre 2002: ritrovamento di tracce di 1,2,4 trimetilbenzene nell’acqua di Pineto e Silvi, proveniente dal campo pozzi sul Vomano di Pineto. Alcuni enti cercano successivamente di collegare questo inquinamento a scarichi provenienti da industrie o da cisterne pirata. Non si spiega, però, perché non vengano trovati altri idrocarburi, visto che solo presso i laboratori si usa l’1,2,4 trimetilbenzene puro, mentre in altri campi questo composto viene usato in piccole proporzioni rispetto ad altri componenti.

Commissione: la Regione Abruzzo istituisce una commissione per verificare le future condizioni di sicurezza dei Laboratori. Paradossalmente questi ultimi ne fanno parte mentre non vengono coinvolte le realtà sociali che avevano segnalato i pericoli da tempo.

 

Ottobre 2002: il Tar di L’Aquila boccia definitivamente la Delibera Cipe che sblocca il terzo traforo.

La Procura di Teramo dispone il sequestro dell’apparato dell’esperimento Borexino, situato nella Sala C dei Laboratori.

 

29 Ottobre 2002: il PM David Mancini dispone una perizia, affidandola al Prof. Botrè, Università La Sapienza, nell’ambito dell’accertamento penale sullo sversamento del 16 Agosto 2002.

 

28 Novembre 2002: il TAR del Lazio accoglie il ricorso dell’Ordine degli Ingegneri di Teramo contro il diniego dell’INFN di rendere accessibili i documenti sulla sicurezza del sistema Gran Sasso e dei Laboratori. Successivamente l’Infn presenterà ricorso al Consiglio di Stato.

 

Tra Agosto 2002 e Gennaio 2003 si succedono alcune decisioni del Tribunale di Teramo: si avviano due procedimenti, uno di tipo civile (in cui il Tribunale accoglie come parti lese la Provincia di Teramo e il WWF) e uno di tipo penale.

 

Dicembre 2002: ricorso al TAR della Provincia di Teramo e della Provincia di Pescara contro la decisione del Consiglio Regionale di bocciare la proposta di referendum sul traforo proposto dalle due province.

 

Nel 2003 l’affare Gran Sasso subisce un’accelerazione.

Gennaio 2003: il Tribunale dispone una perizia nell’ambito del procedimento civile, affidandola al Prof. Berardo Naticchia dell’Università di Ancona. Vengono nominati periti di parte della Provincia di Teramo e del Wwf

 

10 Gennaio 2003: Regione Abruzzo, Infn e Ministero delle infrastrutture ricorrono al Consiglio di Stato contro la decisione del TAR di bocciare il terzo traforo.

 

Febbraio 2003: la petizione organizzata dal Wwf, in collaborazione con l’Abruzzo Social Forum, supera le 30000 firme di cittadini contrari al terzo traforo.

 

Aprile 2003: La Commissione Regionale individua, tramite l’uso di traccianti in  acqua, dei punti di commistione tra la rete delle acque di stillicidio (della portata di circa 200 lt/s) e della rete dell’acquedotto del Ruzzo di Teramo. Quest’ultimo per precauzione pone a scarico circa 80 litri/secondo di acqua potabile.

 

Fine Aprile 2003: vengono consegnate le perizie al Tribunale (perizie Botrè e Borgia per il procedimento penale e perizia Naticchia per il procedimento civile).

 

28 Maggio 2003: Sequestro del l’intera Sala C dei laboratori dei Gran Sasso e interruzione, da parte dell’Infn di tutti gli esperimenti con manipolazione di sostanze pericolose anche nelle altre sale.

 

6 Giugno 2003: viene divulgata dal quotidiano il Centro e non smentita la notizia che il tracciante utilizzato per verificare eventuali commistioni tra la rete delle acque di stillicidio attorno ai Laboratori è stato trovato anche nell’acquedotto dell’Aquila.

 

11 Giugno 2003: Ritrovamento di rifiuti speciali in discariche abusive provenienti dall’esperimento Macro.

 

 

 

Ecco chi deciderà le sorti della nostra acqua e della nostra montagna

 

 Ma chi e’ il Ministro Lunardi?

 

La sua carriera inizia nel 1967 con l’impresa Cogefar, segue la progettazione e la realizzazione di grandi opere in Italia e all’estero. In particolare i grandi trafori del Gran Sasso e del Frejus. Diventa consulente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare per il laboratorio del Gran Sasso.

Con la Rocksoil fondata nel 1979 progetta e partecipa ad un elenco infinito di opere.

Consigliere, a Palazzo Chigi, di Giovanni Goria, negli anni d’oro del costruttore Dc Leonardo Longarini (30 anni per fare 7 km di tangenziale ad Ancona).

Poi “braccio destro” di Remo Gaspari per l’alluvione in Valtellina.

Membro della commissione grandi rischi con Vito Lattanzio.

Progettista di Rutelli per la metro di Roma.

Nel 1999 e’ stato nominato Presidente della Commissione di indagine sul disastro del Monte Bianco e nello stesso tempo della Spea (della società autostrade).

la Spea un mese prima aveva firmato con la Rocksoil il progetto esecutivo per l’autostrada della Val Trombia e la ristrutturazione del traforo.

Diventato Ministro ha bloccato il decreto Nesi che proibiva i tunnel monotubo in Val Trombia salvando le progettazioni in corso realizzate dalla sua società.

L’11 giugno 2001 ha risolto legalmente il conflitto d’interessi dimettendosi dalle cariche direttive della Rocksoil e ha poi trasferito la proprietà del capitale alla moglie e ai figli e poi la società Rocksoil ha fornito la propria consulenza e assistenza al consorzio Cavet per il progetto alta velocità Bologna - Firenze, in particolare per il gallerie!!!

Per ovviare ai problemi dell’indagine giudiziaria sui danni ambientali per lo smaltimento del materiale estratto dalle gallerie ha inserito in un decreto legge un codicillo: “le terre e le rocce da scavo anche di galleria non costituiscono rifiuti anche se contaminate da sostanze inquinanti derivate dalle attività di escavazione, perforazione e costruzione.”

A nome del governo, il ministro Lunardi intende accelerare le opere pubbliche smantellando le regole e le procedure per la valutazione d’impatto ambientale e il coinvolgimento delle comunità locali, attraverso la legge obiettivo. QUESTA LEGGE E’ IL VERO SCANDALO DELLE LOBBY DELLA CEMENTIFICAZIONE: Una Legge centralista che sottrae competenza agli enti locali nella programmazione delle infrastrutture, attribuendo il ruolo decisionale al comitato interministeriale per la programmazione economica con la giustificazione dell’improrogabilità’ e dell’interesse nazionale.

Basta che il Ministro dica che l’opera e’ strategica e urgente per andare in deroga a tutte le norme europee e italiane sulla trasparenza degli appalti e cancellare ogni forma di tutela dell’ambiente.

Solo in Italia è possibile che il Ministro Lunardi controlla e decide ciò che fa l’Ingegnere Lunardi.

“LUNARDI UN PERICOLO PER IL GRAN SASSO E PER IL PIANETA TERRA

Ma non ha ancora fatto I conti con noi. -  TERAMO SOCIAL FORUM” (cfr. “Ecco chi deciderà le sorti della nostra acqua e della nostra montagna”, tratto da http //www abruzzosocialforum. org/traforo/lunardi.htm in data 27/11/2003, ore 12:19)

 

 

TERZO TRAFORO :

CI STANNO PRENDENDO IN GIRO

 

I RISCHI AMBIENTALI

 

L’abbassamento accertato della falda acquifera di 600 m., causato dalla costruzione degli attuali laboratori di fisica nucleare, è considerato dai geologi di tutto il mondo uno dei più gravi disastri idrogeologici irreversibili causato dall’uomo nell’Europa occidentale.

H nuovo progetto, se realizzato, aggraverà drasticamente il danno ambientale già fatto.

ECCO LA VERITA’:

Nelle relazioni allegate dall’ANAS al progetto definitivo del 3° traforo e dell’ampliamento dei laboratori si riconosce che i lavori causeranno una perdita di acqua di più di 200 litri al secondo. I progettisti la ritengono una pèrdita “trascurabile” senza forse sapere che l’acqua sta diventando il bene principale del prossimo futuro e che nel 2060 è stimato che metà popolazione mondiale sarà senza acqua.

La relazione idraulica del progetto conferma inoltre che durante i lavori verranno contaminati 310 litri al secondo di acqua. Questa è una previsione ottimistica fatta dagli stessi progettisti del traforo, bisogna invece considerare che durante i successivi lavori di consolidamento della nuova opera potrebbero essere TOTALMENTE contaminate le acque drenate dalle attuali gallerie. Ricordiamo che l’acqua del Gran Sasso serve circa 500.000 persone.

Chi vuole il terzo traforo è arrivato a dire che non verrebbero toccate le falde acquifere perché la galleria verrebbe realizzata sopra quelle attuali, dove le falde non ci sono. Questo è parzialmente vero per i primi 4,8 Km ma nel successivo tratto (1,2 Km), l’acquifero sarà sicuramente interessato. Inoltre nella relazione presentata dall’ANAS non vengono riportati i dati prelevati dalle centraline di monitoraggio e riguardanti il comportamento delle sorgenti e delle acque profonde nel lungo periodo. Questi dati attualmente on sono ancora resi pubblici.

Gli esperimenti più importanti che si fanno nei laboratori prevedono l’utilizzo massiccio di sostanze altamente pericolose ed inquinanti, con l’ampliamento dei laboratori aumenterebbe il rischio di contaminazione della falda idrica in caso di gravi incidenti.

Fra le sostanze più pericolose presenti nei laboratori ci sono:

- 100 Tonnellate di Cloruro di Gallio: da alcune prove in laboratorio, 2 millesimi di grammo di questa sostanza in un litro di aria uccidono le cavie. In caso di incendio con Cloruro di Gallio non si è in grado di affermare con certezza quale sia il metodo migliore per spegnere le fiamme.

- 1.800 tonnellate di isoAlcani: possono avere effetti negativi persistenti per gli ambienti acquatici e possono formare nubi esplosive più pesanti dell’aria.

- 600 tonnellate di Argon liquido

- 16 kg di Germanio arricchito

- 1250 tonnellate di 1,2.,4-Trimethylbenzene (o Pseudocumene): un liquido incolore infiammabile, irritante e potenzialmente pericoloso peri persistenti effetti sugli ambienti acquatici. La quantità che dovrebbe essere collocata nei Laboratori e pari a circa 1/5 dell’intera quantità importata dagli USA in un anno

Ma tutte queste sostanze saranno in condizioni di massima sicurezza!!!

Alcuni scienziati californiani che hanno lavorato in questi ultimi anni nei laboratori sotterranei hanno dichiarato: « Olio, olio ovunque. Approssimativamente il 50 per cento dei serbatoi cola.». Dicembre ‘93: «Disastro: quello che doveva accadere è alla fine accaduto: due di quei triangoli di Pvc del serbatoio 6W06-1 sono scoppiati insieme stanotte, in un serbatoio verticale ancora senza barra di protezione. Risultato: una doccia di puro olio». Nel ‘97 uno di questi scienziati racconta di una discussione con il direttore dei laboratori, Prof. Bettini, quest’ultimo gli dice: «Il pericolo di incendio a causa delle perdite di olio è trascurabile fino a quando noi evitiamo che l’olio arrivi su oggetti che possono fare da esca come vestiti, tovaglioli, pannolini, etc. Comunque l’apparenza amatoriale e non professionale dei bicchieri di plastica attaccati con pezzi di filo metallico sui nostri serbatoi per intercettare le perdite, ha un forte impatto psicologico». Tutto vero e documentato.

Un esempio sul rischio incidenti:

Nei laboratori sono depositate 100 TONNELLATE di Cloruro di Gallio, questa sostanza è classificata dall’EPA come “sostanza altamente rischiosa”( negli esperimenti in laboratorio è stato sufficiente una concentrazione di 2 decimillesimi di grammo per litro d’aria per causare la morte delle cavie), ebbene, in caso di incendio con Cloruro di Gallio attualmente non si è in grado di affermare con certezza quale sia il metodo migliore per spegnere le fiamme. Se la falda acquifera del Gran Sasso venisse contaminata con il Cloruro di Gallio, avremmo uno dei più grandi disastri ambientali mai visti.

Un incidente già successo:

Il 16 Agosto 2002 a causa di un incidente all’esperimento Borexino 50 Litri di Trimetilbenzene (almeno questa è la quantità resa nota) sono fuoriusciti tramite un tombino in un ruscello a San Nicola di sola del Gran Sasso (ai piedi della montagna lato teramano). Molti cittadini di Isola recatisi sul posto incuriositi da una strana schiuma bianca, hanno accusato dei malori. Dopo un mese hanno trovato tracce di trimetilbenzene nell’acquedotto di Sceme di Pineto e in una fontana pubblica di Silvi. Attualmente sono in corso altre rilevazioni e una inchiesta del WWF e Comitato per la difesa delle acque del Gran Sasso. Poche settimane dopo questo incidente il direttore dei laboratori Alessandro Bettini, interrogato dai giornalisti, aveva rassicurato sui possibili rischi per la popolazione e inoltre aveva detto che non si erano mai prima di allora verificati incidenti simili. Pochi giorni dopo Legambiente ha reso pubblico un fumato che risale a dicembre 2001 dove nello stesso ruscello di Isola si vede la stessa schiuma bianca dell’incidente di agosto.

DICONO CHE IL TERZO TRAFORO AUMENTERA’ LA SICUREZZA:

Le gallerie autostradali del Gran Sasso, proprio per il fatto di essere due, sono tra te più sicure al mondo. Oltretutto, il restringimento carreggiata esistente sulla galleria. Teramo - L’Aquila per l’accesso ai laboratori funge da importante limitatore di velocità (non a caso il numero di incidenti verificatisi su questa direzione è molto minore rispetto a quelli verificatisi sull’altra).

Nel progetto di ampliamento non è prevista la rimozione di tali corsie in quanto il cunicolo nuovo potrà essere utilizzato solo da piccole navette elettriche per il trasporto delle persone, mentre i camion o i mezzi di servizio dovranno continuare ad accedere dalla galleria autostradale.

Un esempio

Dopo la tragedia del traforo del Monte Bianco (galleria attraversata da circa 2 milioni di autoveicoli l’anno) per riaprire la galleria in condizioni di sicurezza la commissione intermnisteriale ha ritenuto sufficiente collegare i rifugi antincendio ad un camino di aerazione esistente.

Per aumentare la sicurezza del personale dei laboratori basterebbe un camino di aerazione verticale, lungo appena 600 m, e sufficiente a raggiungere l’esterno in località Campo Imperatore.

MA CHI CI GUADAGNA?

Ci guadagnerà senz’altro l’INFN che grazie ad altri due cameroni potrà beneficiare di miliardi di finanziamenti. Ci guadagneranno le multinazionali che collaboreranno ai nuovi esperimenti che si potranno fare, triplicando i profitti (ad esempio Ansaldo Superconduttori e Neuri.Cam)

Dichiarazione ufficiale del Prof. Maiani ex-presidende dell’IINFN: “Per quanto riguarda le conseguenze delle ricerche, alcune - quali quelle relative alla superconduttività, all’elettronica, alla meccanica di precisione - hanno permesso un accumulo di know how trasferibile alle imprese. Si ritiene che le imprese europee che collaborano con gli esperimenti del CERN mettano a frutto sul piano industriale le tecnologie triplicando le loro conquiste sul mercato”.

Infine bisogna capire A CHI VERRÀ APPALTATO IL LAVORO dell’intera opera.

Il caro ministro Lunardi è consulente dell’I.N.F.N. per il Progetto Gran Sasso ha seguito la progettazione delle attuali due gallerie, è proprietario della Rocksoil S.p.A. (anzi per il conflitto di interessi a intestato tutto a moglie e figli) che a suo tempo costruì gli interi laboratori sotterranei. La Rocksoil è fra le più grandi società europee che operano nel campo delle gallerie e grandi opere, quale sarà il suo ruolo nel terzo traforo del Gran Sasso?

(articolo tratto da http://www.abruzzosocialforum.orgltraforo/terzotraforoverita.htm)

  

 

3. GIUDIZI DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Provincia dell'Aquila ed anche il Comune dell'Aquila sono ampiamente favorevoli all'apertura del terzo tunnel, per un evidente ed ovvio tornaconto economico, legato al possibile ulteriore sviluppo del Laboratorio, nonché di prestigio, ospitando la maggior parte degli studiosi, molti di livello internazionale. D'altra parte il rischio acqua non c'è e per quel che riguarda il rispetto del Parco..."Ubi maior, minor cessat!"... La "necessità" della terza galleria è stata sostenuta da tutti i partiti: la conferenza dei capigruppo è stata unanime nel consenso.

 

Giugno 1997

 

La prevista realizzazione della galleria dei servizi, la terza galleria, dopo le due autostradali già realizzate, per l’accesso ai laboratori sotterranei del Gran Sasso e l’ampliamento dei laboratori stessi, hanno spinto ad indagare l’influenza che tali opere avranno sulla idrogeologia del massiccio. Come è ormai noto durante la realizzazione delle gallerie autostradali si ebbero infatti diversi fenomeni di interferenza tra la falda e la galleria, in particolare: lato l’Aquila, settembre 1970, nell’attraversamento della faglia di Valle Fredda si ebbe una consistente venuta d’acqua; lato Teramo, 1976, nell’attraversamento della faglia marne-calcari si ebbe un elevato ingresso d’acqua in galleria con notevoli disagi nella realizzazione della stessa. Tali captazioni sono diminuite nel tempo e si sono attestate intorno a 400 l/s lato l’Aquila e 900 l/s lato Teramo. Questo drenaggio ha modificato, all’interno della galleria, la falda, abbassandone il livello piezometrico; ovviamente le sorgenti in quota e più vicine idraulicamente alla galleria hanno risentito di tale cambiamento con una diminuzione delle portate che, in condizioni, di regime, sono pari a quanto edotto dalle gallerie.

I principali risultati ottenuti dallo studio, in particolare per quanto riguarda la parte idrogeologica:

• L’apporto meteorico al bacino, pur con elevata variabilità, è diminuito nel periodo che va dal 1955 al 1996; tale diminuzione è dell’ordine del 7% ogni 10 anni, ed è maggiore sui lato

teramano che sull’aquilano.

• La nevosità, anch’essa molto variabile di anno in anno, non presenta una significativa tendenza temporale.

• Quanto detto per la nevosità è valido anche per la temperatura.

• Gli afflussi ai bacini, sottesi dalle stazioni di misura poste sui corsi d’acqua al contorno del massiccio, presentano un trend negativo, così come i deflussi misurati, che risultano

correlati agli afflussi.

• Le portate delle sorgenti, pur nella loro frammentarietà, evidenziano quanto segue: quelle più rilevanti e basali sono o costanti o denunziano una diminuzione fortemente correlata alla parallela diminuzione degli afflussi; quelle più in quota e più vicine idraulicamente alla galleria hanno invece subito una decisa contrazione non spiegabile con la sola diminuzione degli afflussi.

• Per quanto riguarda il deflusso dalle gallerie, si rileva che dopo l’iniziale portata elevata, questa si è via via attenuata, attestandosi attorno a 1.2 m inoltre si è osservato che la realizzazione dei laboratori ha causato un drenaggio la cui portata è pari ad una parallela ed identica diminuzione della portata drenata dalla galleria.

Per quanto riguarda le nuove opere si è osservato:

• La nuova galleria dei servizi transita al di sopra delle esistenti gallerie, in una zona in cui non vi è acquifero, e quindi la sua realizzazione non modificherà l’assetto delle falde.

• L’ampliamento dei nuovi laboratori ricade in zona satura e quindi drenerà l’acquifero, ma ciò avverrà sostanzialmente con una diminuzione delle acque drenate dalle infrastrutture esistenti; l’assetto globale dell’acquifero non subirà variazioni di un qualche interesse.

• Essendo le acque attualmente drenate dalle gallerie utilizzate per scopi idropotabili, sia lato l’Aquila che lato Teramo, si dovrà avere particolare attenzione durante lo scavo e la realizzazione delle nuove opere al possibile inquinamento di tali risorse, in particolare ai solidi in sospensione.

In definitiva, si può affermare quanto già osservato dai prof. T.Bestini e G.Rimedia ( Studio di impatto ambientale redatto nell’ottobre 1991 – ANAS ), ossia la scarsa o nulla influenza delle nuove opere sull’acquifero.

( “INDAGINE SULL’EVENTUALE IMPATTO AMBIENTALE IDROGEOLOGICO PREVEDIBILE CON LA REALIZZAZIONE DELLA GALLERIA SERVIZI E DELL’AMPLIAMENTO DEI LABORATORI DEL GRAN SASSO”, redatto dal DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA DELLE STRUTTURE, DELLE ACQUE E DEL TERRENO, UNIVERSITA’ DELL’AQUILA ).

 

 

LAVORI DI COMPLETAMENTO ED ADEGUAMENTO DELLE STRUTTURE DEI LABORATORI NAZIONALI DEL GRAN SASSO.

 

Audizione presso la Commissione Ambiente

CAMERA DEI DEPUTATI

20 Novembre 1997

Luciano Maiani

Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

 

 

1. I Laboratori Nazionali del Gran Sasso

La realizzazione delle attuali strutture da parte dell’ANAS è iniziata quindici anni fa, mediante il finanziamento delle leggi 32/82 e 231/84. L’ANAS ha provveduto, con successivi atti dal 1987 al 1991 alla consegna provvisoria all’INFN delle opere civili e degli impianti ed ha preso l’impegno di “trasferire all’INFN il diritto di uso, ai sensi dell’art. 1 della Legge 32/82, una volta completati i lavori e collaudati le opere”.

In Fig. 1 è riportata una vista dei Laboratori in superficie. La vicinanza dell’autostrada Roma-L’Aquila-Teramo assicura in modo efficiente i collegamenti nazionali ed internazionali.

Completati verso la fine degli anni ‘80, i laboratori del Gran Sasso si sono affermati come la più importante struttura sotterranea, a livello mondiale, per ricerche nella fisica delle particelle senza acceleratori (la cosiddetta fisica astro-particellare, cfr. l’illustrazione in fig. 2).

Al Gran Sasso, sono stati ottenuti risultati di grande importanza scientifica (cfr. figg. 3-5), primo fra tutti l’osservazione dei neutrini prodotti nel Sole.

Presso i laboratori del Gran Sasso operano circa 500 scienziati, fig. 6, di cui quasi la metà provenienti da Istituzioni scientifiche estere. Le loro attività più rilevante sono osservazioni astronomiche fatte non guardando la luce, ma le particelle che penetrano lo spessore della montagna.

Nel trattato bilaterale Italia-USA per la cooperazione scientifica e tecnologica del Maggio 1995), si ricorda esplicitamente (fig. 7) che: la comunità scientifica degli Stati Uniti considera i Laboratori del Gran Sasso un’installazione dalle caratteristiche uniche, di interesse mondiale. Questo interesse è stato ribadito nella nuova edizione del trattato, siglata nel Novembre 1997, dove si ricorda che fisici degli Stati Uniti sono attivi su quattro dei cinque grandi esperimenti al Gran Sasso e si sollecitano misure per incoraggiare la presenza per periodi di lunga durata degli scienziati USA nel corso di questi esperimenti.

In effetti, al momento, i Laboratori del Gran Sasso sono il terzo laboratorio europeo per quanto riguarda l’affluenza di fisici dagli Stati Uniti, dopo il CERN di Ginevra e DESY di Amburgo.

L’INFN sostiene vigorosamente i Laboratori. Possiamo stimare che circa il 10% del bilancio annuo è destinato ai laboratori e agli esperimenti che in essi si svolgono.

Al momento attuale, gli spazi disponibili nei laboratori sono tutti assegnati ad apparati

sperimentali funzionanti, in costruzione o comunque già approvati e finanziati dall’INFN e da

analoghi Enti dei paesi stranieri. I grandi apparati sperimentali sono così distribuiti:

- LVD e GALLEX in Sala A;

-MACRO in Sala B;

- BOREXINO (Fig. 8) e ICARUS, in fase di costruzione, in sala C.

Oltre a questi, vi sono molti “piccoli” esperimenti, installati ove possibile, in particolare nelle gallerie di collegamento fra le sale. Diverse altre proposte sperimentali sono allo studio o in lista di attesa. Le nuove proposte sono state esaminate dalla Commissione Scientifica dei Laboratori e presentate in Workshop e Conferenze Internazionali. Esse non saranno, nel complesso, gestibili con il normale turn-over della sperimentazione.

Appare dunque indispensabile procedere finalmente alla realizzazione delle due nuove sale previste dalla legge 366/90.

2 . La legge 366/90: “Completamento ed adeguamento delle strutture del Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso”

Per risolvere i problemi dell’ampliamento del Laboratorio e la realizzazione di un collegamento autonomo, è stata approvata la Legge n. 366 del 29 Novembre 1990, che prevede la realizzazione da parte dell’ANAS di:

a) due nuove sale-laboratorio in sotterraneo;

b) una galleria carrabile di accesso e servizio per il collegamento autonomo del Laboratorio in sotterraneo con l’esterno sul versante aquilano, ivi compresa la corsia di attesa, le nicchie ospitanti il monitoraggio ambientale e gli eventuali cunicoli di emergenza;

c) l’ampliamento e l’adeguamento del centro direzionale laboratorio-esterno;

La legge prevede altresì:

d) il miglioramento ed il restauro, da parte ANAS, dell’ambiente delle zone interessate dalle opere da, realizzarsi, nonché in quelle interessate dai lavori già eseguiti per il traforo autostradale e le sale già esistenti;

e) la rimozione da parte INFN delle strutture alle pendici del Monte Aquila ed il ripristino dello stato esistente;

f) la costituzione di un Consorzio per l’approntamento di una rete di rilevamento e controllo ambientale della regione del Gran Sasso, da consegnare dopo cinque anni, ai Servizi Tecnici dello Stato;

g) la creazione di un Museo della Fisica e dell’Astrofisica a Teramo.

Per queste opere, la legge 366 ha previsto uno stanziamento di 110 Miliardi, così suddivisi:

- 90 Miliardi, presso ANAS, per le opere di cui ai punti a), b),c);

- 11 Miliardi presso ANAS, per il ripristino ambientale di cui al punto d);

- 5 Miliardi, interamente versati al Consorzio, punto f);

- 4 Miliardi, presso INFN, per il Museo di Teramo, punto g).

3. Necessità della galleria di servizio

La galleria di servizio deve consentire una netta separazione tra i Laboratori e l’autostrada. Nonostante il collegamento attuale abbia funzionato al di là delle aspettative, l’assenza di una via di accesso indipendente alle sale crea problemi di sicurezza (per quanto riguarda la viabilità), di inquinamento e di ventilazione (l’attuale sistema aspira aria pulita attraverso una tubazione che corre sul soffitto della galleria autostradale).

L’opportunità della galleria di servizio è stata affermata più volte dall’ISPESL, chiamato per legge a fornire all’INFN consulenza sulle questioni di sicurezza. In data 7 Giugno 1993, la Commissione ISPESL, ribadiva “la necessità di realizzare una Galleria di Servizio, per ottenere, in modo autonomo dalla Galleria autostradale, l’accesso e l’uscita, anche di emergenza, del personale; l’alloggiamento di una adeguata condotta di ventilazione, nonché il posizionamento in sicurezza delle linee di controllo e allarme con il Centro direzionale di Assergi.

Il problema è stato riproposto con forza dall’incidente avvenuto in data 27 Ottobre 1996, quando un banale corto-circuito nei Laboratori ha provocato fumi che hanno richiesto, per due ore, il blocco della canna autostradale Teramo-L’Aquila

La questione è stata esaminata a fondo dalla Commissione per la sicurezza nell’autostrada e nei laboratori, nominata dal Prefetto dell’Aquila, Dr. Iadanza, che ne ha riportato le conclusioni in una lettera inviata il 13 Novembre 1996 alle autorità competenti. Dopo aver ricordato che “è infatti bastato un incidente di poco conto, all’interno del Laboratorio di Fisica Nucleare, per causare la necessaria interruzione del traffico autostradale e, conseguentemente, notevoli disagi agli automobilisti che intendevano raggiungere l’Aquila o Roma”, pur essendo state “esattamente rispettate tutte le procedure previste dal caso”, il Prefetto ribadisce “i ‘inderogabile necessità della completa realizzazione delle opere previste dalla legge 366/90, opere che vedono ora la loro piena giustificazione nella dura realtà dei fatti appena verificatisi”.

L’INFN non ha mancato di richiedere fermamente, a diverse riprese, l’avvio dei lavori di completamento delle strutture, con lettere ufficiali inviate a:

- Ministro LL.PP, ing. F. Merloni, 09.07.93 (copia a Ministro URST, prof. U. Colombo);

- Ministro LL.PP, prof. P. Baratta, 20.02.95;

- Ministro URST, prof. G. Salvini, 20.02.95;

- Presidente ANAS, Dr. O. D’Angiolino, 10.10.96;

- Ministro LL.PP, Dr. A. Di Pietro, 12.10.96;

- Presidente Commissione VIII, Camera dei Deputati, On. le M.R. Lorenzetti, 14.10.96;

- Capo di Gabinetto, Ministero LL.PP., Dr. L. Giampaolino, 14.10.96;

- Presidente Commissione V, Camera dei Deputati, On.le B. Solaroli, 15.10.96;

- Ministro LL.PP, Dr. A. Di Pietro, 17.10.96;

- Presidente ANAS, Dr. G. D’Angiolino, 25.07.97;

- Ministero Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica, 29.01.97.

4. Impatto ambientale dei lavori di ampliamento

Lo studio di impatto ambientale, SIA, delle sale e della galleria di servizio, previsto dalla legge 366, è stato completato nell’Ottobre 1991, ed ha raggiunto conclusioni del tutto favorevoli all’iniziativa. Il SIA è stato approvato dal Ministero dell’Ambiente, con delibera del 20Maggio 1992.

Nel Giugno 1997 è stato completato un nuovo studio, commissionato dall’INFN all’Università dell’Aquila, che, sulla base di dati storici più estesi nel tempo, ha confermato le conclusioni dello studio precedente, concludendo che “l’ampliamento ... ricade in zona satura e quindi drenerà l’acqua ma ciò avverrà con una sostanziale diminuzione delle acque drenate dalle infrastrutture esistenti; l’assetto globale dell’acqua non subirà variazioni di qualche interesse”.

In Appendice è riportata una breve analisi della situazione del sistema idrogeologico e delle conoscenze attuali, in relazione ai lavori di ampliamento.

In sintesi, si può affermare che, sulla base di tutte le indicazioni raccolte, i lavori della galleria e delle nuove sale non modificheranno in modo apprezzabile l’equilibrio raggiunto.

È bene, peraltro, ricordare che il drenaggio prodotto, in massima parte dal Tunnel autostradale, e in misura assai inferiore dai Laboratori esistenti, ha portato ad uno sfruttamento razionale delle acque della falda profonda del Gran Sasso, con la creazione di due acquedotti che hanno aumentato la disponibilità di risorse idriche delle province dell’Aquila e di Teramo, ben al di là di quanto fosse possibile con gli impianti preesistenti, del Ruzzo e dell’acquedotto dell’ Aquila.

I lavori di completamento dei Laboratori ,non turberanno né la raccolta delle acque potabili convogliate verso le province dell’Aquila e di Teramo, né la loro ripartizione tra i due acquedotti.

5. Stato del progetto di ampliamento dei Laboratori

Il progetto di ampliamento è stato esaminato una prima volta al Consiglio Superiore dei LL.PP., in data 17 Maggio 1996. A seguito del parere e delle osservazioni in quella sede, il progetto è stato rielaborato da ANAS e INFN, ed è, attualmente, nella fase conclusiva prima della risottomissione al Consiglio. Sono stati, in particolare, curati i seguenti aspetti:

- la revisione della galleria di accesso affinché si attui una netta separazione degli accessi ai laboratori dal traffico autostradale;

- la revisione del progetto di ventilazione per evitare interazioni con quello della galleria autostradale sia nelle condizioni normali di esercizio che in caso di emergenza;

- la revisione del progetto idraulico delle acque drenate dalla nuova galleria e i riflessi su quelle drenate dalle canne autostradali;

- il miglioramento delle condizioni di sicurezza della gestione dell’opera e la realizzazione di ulteriori vie di fuga.

6. Stato di realizzazione degli altri aspetti della 366

1. Il Consorzio ha svolto ormai pienamente i suoi compiti. Si registra qualche difficoltà da parte dei Servizi di Stato ad assumere in proprio la rete di monitoraggio.

Insieme all’Università dell’Aquila, 11 Consorzio ha presentato, nell’ambito della legge 488, un progetto per creare un Centro di Calcolo parallelo avanzato, distribuito tra i Laboratori del Gran Sasso, l’Università dell’Aquila, e l’Osservatorio di Coll’Urania a Teramo. I dati della rete di monitoraggio potrebbero essere analizzati e incorporati in modelli idrogeologici del Gran Sasso, permettendo studi idrogeologici e ambientali di grande interesse. Sarebbe auspicabile, ed è auspicato da diverse realtà locali, un r del Consorzio.

Il Museo di Teramo ha avuto alterne vicende, soprattutto per la difficoltà di reperire i locali ed il contesto idonei a rendere fruibile l’iniziativa. Nelle more della realizzazione, l’INFN ha promosso alcune iniziative culturali, tra cui due mostre:

- Da Coll’Urania al Gran Sasso (astronomia e fisica delle particelle per comprendere la struttura dell’universo), Teramo 15-30 ottobre 1994;

- Da Teramo al Cosmo via internet (Laboratori virtuali) (Teramo 8-20 novembre 1996).

Una svolta positiva si è avuta di recente, con l’avvio, da parte dell’Amministrazione Comunale, dei lavori di ristrutturazione di un complesso di edifici in cui verrà realizzata una struttura multimediale, a cura del Comune stesso. Lo stesso complesso è stato proposto dal Comune come sede del costituendo Museo, che troverebbe, in questo modo, una collocazione pienamente soddisfacente e tale da consentire il passaggio, in tempi brevi, alla fase attuativa del Museo stesso.

2. Il restauro dell’ambiente, da parte ANAS, delle zone interessate dalle nuove opere e dai lavori per il traforo autostradale e le sale esistenti non ha avuto seguito, data anche la raccomandazione del Ministero dell’Ambiente che “il progetto di ripristino ambientale sia realizzato contestualmente agli altri interventi” (delibera del 20 Maggio 1992 già citata).

È allo studio, con l’ANAS, la possibilità di una ridistribuzione nel tempo dei lavori, in modo da dare corso anticipato ad almeno una parte di essi.

3. Le strutture INFN alle pendici del Monte Aquila (il laboratorio EAS-top) costituiscono un apparato di grande valore scientifico per lo studio degli “sciami estesi”, i raggi cosmici di grandissima energia la cui natura non è stata ancora completamente chiarita. Le installazioni sono state costruite in collaborazione con il CNR (Istituto di Cosmogeofisica di Torino) e la loro unicità sta nel fatto di poter studiare lo sciame sia con EAS-top, sia con gli apparati situati nelle sale sotterranee, dopo 1000 metri di roccia. Questo permette uno studio differenziale il cui valore è stato più volte affermato dalla comunità scientifica internazionale. Per questi motivi scientifici, e per salvaguardare investimenti cospicui dei due enti di ricerca, (cfr. lettera al Ministro URST del 17 Ottobre 1996) le installazioni EAS-top sono state autorizzate fino a tutto il 1999, data in cui si prevede di terminare il programma scientifico in corso. L’INFN è pronto a rinunciare a nuovi programmi, dopo quella data, e a ripristinare l’ambiente preesistente, come previsto dalla 366, a fronte di una concreta realizzazione delle opere di adeguamento dei laboratori sotterranei.

Conclusioni

La realizzazione di una infrastruttura importante come quella in discussione necessita di un’analisi approfondita dei costi e dei benefici. Nel caso dei lavori di ampliamento del Gran Sasso, i costi ambientali quali possono essere stimati oggi, al meglio delle conoscenze acquisite in più di dieci anni di operatività del Traforo, sembrano decisamente modesti. 11 bilancio sembra essere nettamente dalla parte dei benefici, in termini di sicurezza dei Laboratori e della loro affermazione a livello mondiale, con ricadute importanti, culturali ed economiche, sul Paese e sulla Regione Abruzzo. Anche importante ci sembra la necessità di completare le opere di ripristino ambientale, inserendo in un assetto definitivo e soddisfacente il complesso del Traforo e dei Laboratori sotterranei.

Spero che la Commissione Ambiente faccia propria questa posizione, che l’INFN sostiene nel rispetto di una rigorosa politica di difesa dell’ambiente, e permetta così di non sottrarre risorse importanti alla ricerca, in un settore che si trova oggi in una fase cruciale di sviluppo.

Allegati: a), b)

APPENDICE

Notizie sulla situazione idrogeologica, in relazione ai lavori previsti dalla legge n. 366/90

i - Il sistema di approvvigionamento idrico nelle province dell’Aquila e di Teramo antecedente alla costruzione del Traforo del Gran Sasso

- Nell’ambito della città dell’Aquila, la Cassa per il Mezzogiorno aveva provveduto ad integrare le scarse risorse preesistenti, con le opere di captazione dell’acquedotto Acqua Oria, per circa 320 l/s, la cui utilizzazione richiedeva peraltro costosi oneri per il sollevamento in quota delle acque captate.

- Nel comparto esteso a Nord Est del Massiccio, l’Acquedotto del Ruzzo, alimentato dall’omonimo gruppo di sorgenti con quantitativi variabili da 400 a 600 l/s, approvvigionava gran parte della provincia di Teramo, ad eccezione delle aree più vicine al mare.

2 - Gli effetti dei lavori di costruzione delle canne autostradali e dei laboratori sul corpo idrico del Massiccio del Gran Sasso

Durante la fase di scavo le portate effluenti dalle gallerie hanno raggiunto punte massime di 750 l/s nel tratto scavato a partire dall’imbocco aquilano e 2150 l/s in quello teramano, in corrispondenza delle formazioni più acquifere attraversate, superate le quali le portate si sono progressivamente ridotte.

Nel 1982, dopo circa due anni dal termine degli scavi, le portate misurate agli imbocchi aquilano e teramano erano attestate rispettivamente, a 450 e 1350 l/s.

Nel periodo dal 1991 al 1996 è stata osservata una stabilizzazione delle portate sia sul versante aquilano, ove oscillano tra 484 e 480 l/s, sia sul lato teramano ove sono comprese tra valori di 1000-900 l/s, mantenutesi entrambe fino ad oggi dello stesso ordine di grandezza. Entrambe le portate sono utilizzate per usi idropotabili.

Si può quindi affermare che dopo oltre 10 anni dal termine di tutti gli scavi, è stato effettivamente raggiunto un nuovo equilibrio idrogeologico all’interno del massiccio

Circa il gruppo di sorgenti Vitello d’Oro - Mortaio d’Angri, è probabile che anch’esso abbia avuto una certa diminuzione delle portate a seguito del drenaggio delle gallerie.

Tuttavia, questo gruppo di sorgenti, alimentanti l’acquedotto del Tavo, risulta tutt’oggi copiosamente attivo, avendo erogato negli anni 199 1-1996 portate medie variabili tra 270 e 350 l/s.

L’affermata scomparsa della cascata del Vitello d’Oro e delle acque del fiume Tavo nell’ area corrispondente è determinata dall’ attivazione di una serie di pozzi verticali, realizzati dalla Cassa per il Mezzogiorno, ubicati nei punti di alimentazione delle sorgive del Tavo, che alimentano l’acquedotto omonimo nel periodo di maggiore fabbisogno.

Anche sulla base del più recente studio di impatto ambientale del Giugno 1997 gli effetti segnalati nel documento parlamentare non sembrano collegati al drenaggio delle gallerie autostradali dei laboratori, bensì derivano dal diretto prelievo dell’acqua della cascata per gli usi idropotabili attraverso l’acquedotto del Tavo.

3 - Effetti previsti sull’ambiente idrico in seguito ai futuri lavori di completamento dei Laboratori

I nuovi lavori programmati, consistenti in una galleria di accesso e servizi e nell’ampliamento dei Laboratori dell’INFN interesseranno in massima parte le stesse porzioni di roccia già drenate con le opere precedenti, collocandosi per lo più a quote superiori a quelle di recapito dei drenaggi attualmente operanti.

Da ciò risulta la scarsissima interferenza dei nuovi scavi sulla situazione idrogeologica oggi esistente

In particolare:

- sul lato aquilano, interessato dagli scavi della sola galleria dei servizi, le estese perforazioni geognostiche in direzione del nuovo tracciato non hanno evidenziato presenza di falda in pressione.

Le operazioni di scavo della galleria dei servizi avverranno pertanto in assenza di pressioni interstiziali e solo minimi quantitativi di acqua di percolazione potranno interessare il cantiere.

Tutta l’acqua raccolta sarà comunque recuperata e, attraverso opportune canalizzazioni, inviata, tramite le gallerie autostradali, alle installazioni di difesa igienica dell’acquedotto e immessa in rete.

- sul lato teramano in corrispondenza dell’ammasso roccioso in cui si svolgeranno gli scavi dei nuovi Laboratori e della tratta terminale della galleria dei servizi, è stata evidenziata una falda a moderata pressione e le operazione di scavo si svolgeranno in presenza di quantitativi di acqua, peraltro non rilevanti.

Dalle indagini eseguite è stato accertato che i nuovi scavi interesseranno il medesimo acquifero attualmente drenato dal complesso delle gallerie e sale dei Laboratori esistenti e pertanto gli scavi in progetto non modificheranno in modo sensibile il volume attuale globale di acqua che comunque sarà convogliata nell’acquedotto del Ruzzo.

Tali concetti, già emersi nello studio di impatto ambientale del 1991, sono stati ribaditi nelle conclusioni dello studio dell’Università dell’Aquila del Giugno 1997, già citato, che abbraccia dati storici più estesi nel tempo.

 

 

“Un appello alla Regione: adesso riflettiamo”

commenta Ruffini dopo l’ordinanza del Tar sul Terzo Traforo

del Gran Sasso

 

(da Ufficio Stampa Provincia di Teramo del 25 luglio 2002)

 

“E’ offerta a tutti  l’opportunità di riflettere, una pausa di riflessione per tutti coloro che insistono testardamente a voler realizzare un’opera che la maggioranza degli abruzzesi non vuole. Soprattutto al Ministro Lunardi, ministro tecnico non eletto dal popolo”. Così si è espresso il presidente Ruffini, commentando l’esito dell’ordinanza del TAR del 24 luglio 2002. Secondo il Tribunale amministrativo de L’Aquila “ il ricorso e i connessi motivi aggiunti, ad un primo sommario esame, appaiono assistiti da notevoli elementi di fondatezza;  il decreto impugnato con i motivi aggiunti prelude all’immediato e urgente avvio dei lavori, configurando l’ipotesi del danno d’estrema gravità”. La Provincia di Teramo ha presentato un primo ricorso contro la delibera Cipe, quella contenente il programma delle grandi infrastrutture strategiche e fra queste il terzo Traforo e successivamente, motivi aggiunti contro il Decreto Compartimentale del Ministero delle Infrastrutture che ha autorizzato la realizzazione dell’opera. Ed è per quest’ultimo che la Provincia ha chiesto la sospensiva, poi concessa dal TAR. Nel merito saranno esaminati  nella seduta del prossimo 9 ottobre. “Alla luce del pronunciamento del Tar rivolgo due appelli – ha proseguito Ruffini -  uno al Presidente Pace affinché faccia il presidente di tutti gli abruzzesi e apra un tavolo di mediazione con il Governo per bloccare l’opera. Ammesso che vi siano questioni di sicurezza, ormai è chiaro a tutti che esistono soluzioni alternative praticabili e che, comunque, la vita di uno scienziato vale quanto quella di un abruzzese. Il secondo appello lo rivolgo ai consiglieri regionali per la seduta del 30 luglio, quando si esaminerà la richiesta di ammissibilità del referendum.  Bocciare l’istanza significherebbe scrivere una pagina buia, una pagina di anti-democrazia soprattutto dopo le dichiarazioni del Ministro Lunardi che ha anticipato l’esito delle decisioni del Consiglio con il chiaro intento di condizionare la volontà dei consiglieri”. Nel corso della conferenza stampa, Antonio Zecchino, avvocato dell’ente e componente del collegio difensivo nominato dall’amministrazione e coordinato da Vincenzo Cerulli Irelli, ordinario di Diritto Amministrativo alla Sapienza di Roma, ha sintetizzato i motivi del ricorso. Oltre ai profili di illegittimità che riguardano il procedimento di adozione della delibera CIPE,  vengono rilevate violazioni alla normativa sulla Conferenza dei Servizi (mancata convocazione di tutti gli enti interessati e decisione assunta a maggioranza dei presenti e non all’unanimità); alla normative sulla legge istitutiva dei Parchi (non c’è il prescritto nulla osta dell’ente Parco); violazione della normativa sulla Valutazione dell’Impatto Ambientale, in quanto non sarebbe sufficiente quella rilasciata nel ’92; violazione, infine, della normativa sulla tutela delle acque e sulla tutela della salute pubblica. Sempre secondo l’avvocato Zecchino, nel Decreto attuativo ci sono evidenti incongruenze, come quella, secondo la quale  i pareri negativi manifestati in sede di Conferenza di Servizi sarebbero stati formulati solo da amministrazioni territorialmente incompetenti mentre sia la Provincia di Teramo che l’Ente Parco, in particolare, si sono espressi a pieno titolo contro il Terzo Traforo. Inoltre, fra gli elementi che rendono evidente la necessità di una nuova Via (la Via del ‘92 si riferisce ad progetto iniziale poi integralmente rielaborato) vi è la circostanza che uno dei presupposti di una nuova galleria è quello di eliminare la strozzatura per la corsia di accesso al laboratorio . Con il progetto definitivo, quello del ’98, invece, la strozzatura rimane, in quanto il diametro della prevista  terza canna non consentirà, comunque, il transito dei Tir diretti ai laboratori; i mezzi pesanti, infatti, dovrebbero necessariamente continuare ad utilizzare la corsia esistente, senza alcun miglioramento delle condizioni attuali di sicurezza. Il collegio difensivo dell’ente è composto dall’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli, professore  Ordinario di Diritto Amministrativo alla Sapienza di Roma, già presidente della Bicameralina, ex parlamentare;  dall’avvocato Antonio Bargone, già Sottosegretario ai Lavori Pubblici; dall’avvocato Alessandro Pace,  professore Ordinario di Diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma e dal legale dell’ente, l’avvocato Antonio Zecchino.  “Non solo è stata sospesa la realizzazione del progetto ma nel testo dell’ordinanza si rileva che il ricorso è assistito da notevoli elementi di fondatezza e che appaiono fondati i timori di estrema gravità – dichiara il coordinatore del collegio, il professor Cerulli Irelli - . Il procedimento avviato dal Governo non può concludersi con esito positivo date le colossali illegittimità e incongruenze del provvedimento. Parafrasando il Ministro Lunardi, direi, che così come è formulato il procedimento, il Traforo non si farà e basta. Per quanto riguarda il problema della sicurezza, questo deve essere affrontato sulla base di un nuovo procedimento, corretto e completo di quegli elementi che oggi mancano”.

 

IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA

( articolo tratto da Park News anno 2 n° 9  1/9/2002 di Fabrizio Fedele)

Bettini: «In caso d’incendio resteremo intrappolati»

 

Il professor Alessandro Bettini, da anni ormai “costretto” a spiegare a chi scienziato non è, cosa ci fanno là sotto, nel cuore della montagna, 50 super ricercatori e macchinari da fantascienza. Cercano di capire da che cosa è formata la materia e le forze che genera. Studiano i neutrini. E per farlo usano mezzi e strutture sofisticate. La cui costruzione da sola richiede uno sforzo tecnologico d’avanguardia perle aziende.  I tre grandi saloni ricavati sotto la montagna, e una serie di gallerie di collegamento che formano i Laboratori nazionali del Gran Sasso, sono stati ricavati all’interno della montagna. Sono coperti, cioè da uno strato di roccia di oltre 1.400 metri che serve da schermo alla, radioattività emanata dal sole. I laboratori si trovano in corrispondenza del monte Aquila, praticamente a metà percorso del tunnel autostradale che collega Teramo all’Aquila. Alte 20 metri, larghe circa 18 e lunghe 100 le tre sale che ospitano gli apparati scientifici, sommate ai raccordi e i cunicoli di emergenza, fanno si che i laboratori sotterranei occupano un volume pari a 180.000 metri quadrati.

 

 

 

La temperatura delle sale si mantiene intorno ai 6-7 gradi. “Per ottenere una climatizzazione ottimale per le attività che vi si svolgono, le sale sperimentali sono impermeabilizzate e coibentate.  La ventilazione, assicurata da una lunga tubazione che corre lungo la galleria autostradale, convoglia dall’esterno circa 35.000 metri cubi di aria all’ora (in caso di necessità si possono raggiungere 145.000 metri cubi)” spiega il direttore dei laboratori. E proprio questo collegamento  con l’esterno, è il punto debole del laboratorio. “In caso di un incidente automobilistico, a cui seguisse un incendio, nelle gallerie autostradali, come si è visto sotto il Monte Bianco, le  temperature che si raggiungono sfiorano i 1500 gradi centigradi. Il condotto dell’aria verrebbe ad essere interrotto immediatamente, liquefatto e noi resteremmo intrappolati e senz’aria”. Di qui la richiesta dei Laboratori nazionale di Fisica nucleare (Lngs): «Realizzare una galleria di servizio che renda sicuri i laboratori e li renda autonomi dalle gallerie autostradali». In verità la richiesta e il progetto iniziale prevedeva anche la realizzazione di altre due nuove sale. La Regione, per bocca del suo Presidente Giovanni Pace e dell’Assessore Giorgio De Matteis dicono che le nuove sale non si faranno. In aula, alla Camera, rispondendo ad un’interrogazione, il ministro Lunari ha ribadito la volontà di dare esecuzione alla legge e al progetto. La questione rimane aperta e si prevedono molti colpi di scena.

 

 

 

Sequestro giudiziario, per gravi carenze di sicurezza, della sala C del laboratorio del Gran Sasso in data 28 maggio 2003.

 

Dopo il sequestro giudiziario, per gravi carenze di sicurezza, della sala C del laboratorio del Gran Sasso, e dopo la sospensione delle attività nell’intera struttura decisa dall’istituto di fisica nucleare, si apre una nuova fase nella cosiddetta “battaglia per l’acqua”. L’Infn è alle corde: la magistratura  che, va sottolineato, si è avvalsa di diverse perizie tecniche ha trovato una quantità tale di irregolarità che l’esito dei processi che saranno prima o poi celebrati pare già ipotecato. Ma i processi, a questo punto, potrebbero anche passare in secondo piano.Premesso che è imprescindibile la messa in sicurezza del laboratorio, circola l’ipotesi che gli scienziati possano pro porre alle istituzioni contro cui combattono una sorta di mediazione: la rinuncia alla realizzazione del terzo traforo in cambio della possibilità di continuare l’attività senza la spada di Damocle delle inchieste e dei ricorsi. In questo senso potrebbe muoversi il nuovo Direttore dei laboratori, Eugenio Coccia, a quanto pare un deciso fautore del dialogo, che dal 16 giugno sostituirà il “duro” Alessandro Bettini.                                                                                                                                      Domanda d’obbligo al presidente della Provincia di Teramo, Claudio Ruffini, da anni in prima fila nella battaglia per l’acqua: se Coccia proponesse una mediazione del genere? «Accetterei», dice Ruffini, intervistato da un giornalista de Il Centro in data  12 giugno 2003, «perché noi non siamo mai stati contro la ricerca scientifica. Ci siamo solo legittima mente difesi da un attacco al nostro territorio, a una risorsa primaria com’è l’acqua. Se all’ Infn si mettono in regola, e rinunciano al terzo traforo, la guerra non avrebbe ragione di continuare».                                                                                                                            Ruffini ammette che negli ultimi mesi la posizione di inferiorità di chi combatteva contro l’Infn (e il governo) non è più tale. «Le cose sono cambiate», dice. «Va tenuto presente che gli scienziati sono sempre stati molto protetti da Roma. Anche il governo di centrosinistra spingeva per il terzo traforo, sebbene non con la prepotenza di Lunardi».                                                                  Già, Lunardi. Cosa farà ora? «Non so», conclude Ruffini, «ma stia sicuro che, se insiste con il progetto, noi ci difenderemo a oltranza».                                                                                                                                                      Il  sequestro della sala C dei laboratori ha scatenato la polemica anche contro l’Arta, l’agenzia regionale di tutela ambientale. Il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, chiede le dimissioni di Maurizio Dionisio, commissario del l’agenzia, accusato di «latitanza». E il legale del Wwf Abruzzo, Tommaso Navarra, nel ricordare che proprio un esposto dell’associazione oltre un anno fa avviò l’inchiesta ricorda anche che, «a proposito del le sostanze pericolose stoccate senza autorizzazione nei laboratori, dall’Arta ci fu risposto che era tutto in regola e ci vennero minacciate denunce per procurato allarme».                                                                                                                     Dionisio replica così: «Fu proprio l’Arta, nei primi mesi del 2002, in seguito all’esposto del Wwf, a effettuare un sopralluogo nei laboratori e a rimettere, alla procura della Re pubblica dell’Aquila, la relazione. Il sostituto procuratore, Alberto Sgambati, si attivò un mediatamente, delegando le indagini alla Forestale. L’indagine fu archiviata. Nulla, quindi, può essere obiettato all’Arta né al suo commissario».

 

Sequestrati i laboratori del Gran Sasso

Omissioni autorizzative e lacune sulla sicurezza

 Il WWF, che un anno e mezzo fa sollevò il problema della presenza di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose nelle viscere del Gran Sasso, ritiene che il sequestro della sala C dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso d’Italia dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sia l’ennesima ma amara vittoria di chi da tempo sostiene quelle tesi sulla pericolosità dei Laboratori ora confermate dalla magistratura. L’atto di sequestro cita una impressionante ed enorme mole di omissioni autorizzative e lacune sulla sicurezza: quasi un triste record negativo che è ancora più grave perché coinvolge un’istituzione che fa ricerca e che, non dovendo fare profitto come un petrolchimico, avrebbe dovuto dimostrare una sensibilità maggiore rispetto ai problemi dell’ambiente e della società che li ospita. Constatiamo con amarezza che solo la magistratura, ambienta listi e pochi altri enti pubblici, come comuni e province di Teramo e Pescara, hanno lavorato per fare chiarezza sulla questione della sicurezza di laboratori. Esse sono state lasciate sole da tutte quelle amministrazioni che dovevano sorvegliare sulla sicurezza dei cittadini e dell’ambiente e che invece non hanno mosso un dito per controllare e verificare quanto da noi da tempo segnalato. Dopo aver lavorato per fare luce rispetto alle condizioni di sicurezza dei laboratori e delle modalità di conduzione degli esperimenti per la nostra associazione e giunta quindi l’ora di spostare l’attenzione sulle precise responsabilità di chi (in particolare Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Protezione Civile, Prefettura, Regione Abruzzo) era stato avvertito e non aveva dato quelle risposte che ora la magistratura deve cercare con atti ditale gravità. Ricordiamo che era stato il WWF a sollevare, inviando due documentate lettere a decine di enti (tra questi: ministero dell’ambiente, ministero della ricerca, ISPESL, Presidente della Regione Abruzzo, assessorato alla protezione civile della regione Abruzzo, prefetture di L’Aquila e Teramo, Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) a Gennaio 2002 il problema della presenza nei Laboratori di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose e delle modalità di conduzione di alcuni esperimenti. Inoltre il vicepresidente nazionale del WWF aveva presentato un esposto sulla possibile inosservanza della Direttiva Seveso bis, uno dei rilievi dell’atto di sequestro. Quindi 8 mesi prima dello sversamento del 16 Agosto 2002 gli enti sapevano e vi era tutto il tempo per intervenire. Gran parte degli enti non fece nulla e, anzi, il commissario dell’ARTA regionale promise di denunciare per procurato allarme il Presidente del WWF Abruzzo. Anche il responsabile nazionale della Protezione Civile Bertolaso visitò i LNGS sostenendo che per la sicurezza si doveva scavare il terzo traforo. Nulla invece sulle modalità di conduzione degli esperimenti. Possibile che tutti costoro, seppur sollecitati, dimenticarono di chiedere ai Laboratori almeno quelle autorizzazioni che si chiedono quando si apre un comune laboratorio di analisi?

      

Scoperti rifiuti tossici

 

 

 

 

Un’altra tegola sul laboratorio Infn sotto il Gran Sasso, che ha scatenato l’allarme del Wwf e del Comune dell’Aquila. Rifiuti provenienti dall’esperimento “Macro”, condotto nei laboratori, sono stati abbandonati, anziché smaltiti. La forestale ha denunciato 8 persone. Alcuni olii, secondo la Forestale, sarebbero stati rivenduti come nuovi e anche come olio commestibile. A scoprire i rifiuti tossici, è stato il Nipaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale) della Forestale. Oltre all’Aquila, i rifiuti tossici sono sta ti rinvenuti nelle province di Roma, Napoli e Milano. Otto, in tutto, le persone denuncia te alla procura, tra dirigenti Infn e ditte incaricate dello smaltimento. L’appalto era stato vinto da una società aquilana, autorizzata al trattamento dei rifiuti e al loro smaltimento in discariche idonee. Invece, secondo le indagini della Forestale, che teneva d’occhio i laboratori da tempo, tonnellate di rifiuti pericolosi non avrebbero mai la sciato la città: sono stati dislocati a Pettino, in una zona vicino all’ospedale, dove c’è anche l’oasi del laghetto di Vetoio, a Sassa e a Tempera. Vicino al San Salvatore, sono state scoperte alcune de cine di tonnellate di rifiuti plastici contaminati da olio misto a trimetilbenzene, il temibilissimo pseudocumene, come ha precisato la Forestale. Lo scorso 29 maggio, la Forestale ha sequestrato la sala C dei laboratori Infn, dopo avere riscontrato l’assenza di fondamentali norme di sicurezza. La sala ospita l’e sperimento Borexino, causa indiretta, il 16 agosto scorso, dello sversamento nel torrente Mavone proprio di trimetilbenzene (o pseudocumene), pericolosissimo per le acque, e quindi chi beve, e anche per chi lo respira.                                                                                                                                   Immediate le reazioni, di Wwf Abruzzo e comune del l’Aquila. «I ritrovamenti di mostrano che la verità sui Laboratori è ancora lontana», dice il presidente del Wwf, Dante Caserta, «e che la magistratura fa bene ad impedire ai laboratori di continuare a inquinare».                                                                                                                              Il Wwf accusa anche l’Arta, in quanto aveva già ricevuto segnalazioni in proposito. Il comune dell’Aquila, dal canto suo, chiederà di esaminare gli atti sul ritrovamento di rifiuti, in modo da effettuare delle verifiche per proprio conto. «L’azione della foresta le», afferma l’assessore al l’Ambiente, Fabrizio Fiore, «evidenzia una situazione gravissima e allarmante. Vanno effettuati immediati approfondimenti, per fare chiarezza sulla vicenda».

Respinta l’istanza di dissequestro

 

Respinta l’istanza di dissequestro presentata dall’INFN. I giudici hanno però autorizzato l’ingresso dei tecnici addetti alla manutenzione dei macchinari e all’installazione di nuovi impianti. ( Presidente Armanda Servino, giudice relatore Flavio Conciatori ).  A difesa degli indagati l’avv. Francesco Coppi, difensore di Giulio Andreotti; a rappresentare le controparti gli avv.ti della Provincia di Teramo, Antonio Zecchino e del WWF, Tommaso Navarra.

 

 

 

                      

 

 

 

Quello in alto è lo schema dei laboratori con gli esperimenti in corso nelle singole sale e dell’autostrada. Il Gran Sasso è un grosso bacino che si estende dal lago di Campotosto a Bussi. Dal Vomano all’Aterno. Una superficie che misura 40 chilometri di lato circa. Un bacino che produce 24-26 mila litri di acqua al secondo. Di questi solo 1200 vengono dalle opere realizzate sotto la montagna dopo la castrazione dei trafori (versante Teramo e versante dell’Aquila sommati). Il massiccio roccioso è formato da 1600 miliardi di metri cubi di materiale roccioso e argilloso. Di questi 1800 milioni di metri cubi vennero prelevati per effetto dei cantieri per costruire le canne e i laboratori di fisica. Per la quarta canna, quella di servizio che dall’Aquila arriva ai laboratori, si verrebbero a rimuovere per effetto degli scavi, 200.000 metri cubi di materiale...

 

 

Il resoconto

 

Ci vogliono duecentoquaranta giorni, otto mesi, prima che l’acqua che cade sulle cime, sui prati e sui pendii del Gran Sasso, filtrando tra le rocce calcaree, finisca poi dentro il grande serbatoio idrico naturale. Il più grande conosciuto in Italia. Un’enorme sacca d’acqua minerale purissima. Un’immensa riserva proprio al centro della montagna, attraversata dall’autostrada. Così che solo l’acquedotto del Ruzzo arriva a servire i rubinetti dell’80 per cento delle famiglie abruzzesi. Dissetando circa 800 mila persone. Ma dal 16 agosto dello scorso anno qualcosa in Abruzzo è cambiato. Quel giorno 50 litri di trimetilbenzene, un “liquido nocivo per la salute”, come riferito dal Wwf, inquinò due torrenti del Gran Sasso. Da quel 16 agosto gli abitanti di questa regione hanno capito che sulla sorte del loro grande serbatoio non potevano più stare tranquilli. Sotto la Montagna tra scienziati e macchine in transito qualcosa non funzionava più come si era sempre creduto. Oggi sappiamo che le condutture di raccolta del le acque di scolo dei Laboratori e dell’autostrada sono un colabrodo. Dovevano essere a tenuta stagna, così da tenere al sicuro l’immensa vena acquifera che c’è affianco ai laboratori sotto l’autostrada. Invece, sappiamo di certo, dal 16 agosto di un anno fa, che non è così. La realtà, per quanto drammatica, è sotto gli occhi di tutti. Anche di coloro che erano i più ostinati sostenitori della realizzazione della terza Canna. I Laboratori sono un patrimonio per la nostra regione e non solo. Ma questo deve necessariamente sposarsi con una maggiore sicurezza per quanto riguarda l’acqua. Anche questo è un patrimonio. Infinitamente importate. Perché non utilizzare per la messa in sicurezza dei laboratori dell’autostrada, proprio i fondi destinati alla terza canna da una legge del 1991, di circa 110 miliardi di vecchie lire. Invece, assistiamo ad un comportamento contraddittorio di pezzi dello stesso governo. E se l‘ex direttore Alessandro Bettini ha sempre ricordato che tutte le attività sono garantite con la certificazione ISO14001, il Wwf continua ad essere scettico: «Per quanto riguarda i controlli, Bottini fa riferimento alla Certificazione ambientale IS014001, vale a dire una certificazione prodotta dalle aziende stesse sulla cui validità nella prevenzione reale dei grandi rischi ci sentiamo di dubitare (anche perché in altri casi non è servita a molto), ed a controlli affidati ad una ditta specializzata. Non si fa alcun riferimento ai controlli d’organismi di tipo pubblico all’avanguardia nelle prevenzione del rischio».

Sarebbe il caso sapere da tutti i ministeri e gli organismi scientifici dello Stato se sono in grado di rispondere ad una serie di domande:

Esiste un elenco delle sostanze presenti nei Laboratori e dei rispettivi quantitativi?

Prima dell’avvio dei singoli esperimenti, viene valutata l’entità del rischio per la popolazione connessa ad eventuali incidenti?

Sono state condotte simulazioni circa il comportamento delle sostanze eventualmente rilasciate, sia per quanto riguarda la reazione con altre sostanze presenti nei Laboratori sia, in particolare, rispetto al la vastità aree che verrebbero interessate?

Per esempio, il cloruro di Gallio, una volta fuoriuscito dai contenitori, potrebbe penetrare nella falda sottostante ai Laboratori vista la sua solubilità?

Potrebbe arrivare ad inquinare i corsi d’acqua superficiali?

Fino a che distanza dai Laboratori in ogni direzione?

Quante persone sarebbero coinvolte da un’emergenza di questo genere?

Sarebbe possibile una bonifica delle aree e con quali costi?

Esistono piani d’emergenza per la popolazione interessata, direttamente o indirettamente, da eventuali emissioni di sostanze pericolose?

Sono previste esercitazioni con il coinvolgimento della popolazione?

Quali e quanti sono i controlli periodi ci cui vengono sottoposti i Laboratori, i lavoratori e la popolazione dei paesi circostanti, anche per evidenziare eventuali rilasci accidentali di sostanze pericolose nell’ambiente?

Quali sostanze vengono monitorate?.

A detta degli ambientalisti, a questo punto il governo deve fare chiarezza. Il problema della tenuta stagna dei canali di scolo dei laboratori e dell’autostrada è una realtà drammatica. La convivenza con la più grande risorsa idrica non ammette mezze risposte. Occorrono solo certezze e garanzie.

 

 

4. INDAGINE SULL’IMPATTO IDROGEOLOGICO

 

Nella regione abruzzese possono essere distinte in linea generale, due principali tipi di acquifero: i grandi acquiferi carbonatici generalmente profondi, e gli acquiferi dei depositi detritici pleistocenici (alluvionali e pedemontani), relativamente superficiali in genere di importanza locale.

Il quadro idrogeologico regionale è quindi dominato dalla presenza di estese dorsali carbonatiche, generalmente interessate da una elevatissima infiltrazione efficace e da una attiva circolazione sotterranea che alimenta falde imponenti. Queste ultime, saturano la base dei massicci carbonatici e defluiscono lentamente verso le grandi sorgenti poste alla periferia delle strutture idrogeologiche.

L’area di alimentazione della struttura idrogeologica del Gran Sasso (Fig. 1) si estende su un territorio di circa 780 km dei quali circa 570 a quote comprese fra 2.912 e 1000 m s.l.m. e quasi 210 a quote inferiori fino a 250 m s.l.m.

La complessa struttura idrogeologica del Gran Sasso caratterizzata dalla presenza di successioni litostratigrafìche diverse che indicano un ambiente di sedimentazione variabile nel tempo e nello spazio. In alcuni settori, appena a Sud della catena, affiora una successione esclusivamente carbonatica che testimonia la persistenza in quest’area, dal Lias inferiore al Miocene inferiore, di una piattaforma carbonatica di acqua bassa. Si tratta di una potente e monotona successione micritica, calcareo-dolomitica e calcareo-bioclastica, interessata da una elevata e diffusa permeabilità per fratturazione che consente una abbondantissima infiltrazione ed un’attiva circolazione idrica sotterranea.

Nell’ambito del massiccio vero e proprio del Gran Sasso, che costituisce la maggior pane della struttura idrogeologica in esame, affiorano varie successioni composte da numerose formazioni che presentano spesso brusche variazioni (laterali e verticali) di facies e di spessore. In linea generale si può distinguere una Successione basale dolomitico-bituminosa, dolomitica e calcareo-dolomitica (Trias superiore - Lias inferiore), seguita da una successione (Lias medio - Miocene medio-superiore) costituita da facies micritiche, facies calcarenitiche e calciruditiche risedimentate, e facies calcareo-marnose.

Nell’area in esame si riconoscono due elementi morfo-strutturali principali: a Sud l’elemento Campo Imperatore - Valle Fredda ed a Nord la dorsale di M. Aquila.

Il primo elemento, che nelle grandi linee può essere considerato un imponente blocco monoclinale immergente verso NNE, interessato da due grandi faglie dirette di notevole rigetto, ad andamento appenninico (NW-SE) e immergenti verso SW di circa 50°-60°. La prima (Faglia di Valle Fredda) suddivide il grande blocco monoclinale in due settori principali, la seconda (Faglia di Campo Imperatore) delimita a Nord l’elemento meridionale ponendolo a contatto con quello settentrionale.

Il secondo elemento presenta una struttura assai più complessa, caratterizzata da due unità tettoniche principali sovrapposte, separate da una faglia di sovrascorrimento:

sovrascorrimento:l’unità superiore di M. Aquila, compresa tra la Faglia di Campo Imperatore a Sud e la faglia di sovrascorrimento con direzione media NW-SE ed immersione a SW (10° 45°) con una superficie ad andamento listrico; la superficie inferiore di Valle dell’inferno, sottostante ai piano di sovra scorrimento, rappresentata da una grande sinclinale rovesciata con piano assiale ad andamento medio ed inclinazione di circa 30° a Sud.

Nei dettagli, le suddette uniti tettoniche principali, si presentano geometricamente complesse. L’unità inferiore di Valle dell’inferno ulteriormente complicata dalla i senza, appena al disotto del piano di sovrascorrimento, di piccole scaglie tettoniche discontinue accavallatesi lungo superfici di taglio subparallele al piano principale di sovra scorrimento. L’unità superiore di M. Aquila presenta invece, oltre alle faglie della tettogenesi appenninica, anche paleofaglie riferibili alla tettonica disgiuntiva mesozoica, alcune delle quali probabilmente riattivate in tempi successivi al Miocene medio.

Al livello delle gallerie autostradali, i due elementi morfo-strutturali sopra descritti, si estendono all’incirca con pari lunghezza. In particolare, procedendo dall’imbocco di Casale S. Nicola (Fig. 2), si attraversano prima marne e calcari marnosi miocenici (Formazione della Laga e Marne), tettonicamente solidali con la struttura plicativa N.S, M. dei Fiori - Cima Alta, che proprio in questa zona interferisce con il fronte E-W del Gran Sasso. Quindi si entra (dopo aver attraversato un piano di sovrascorrimento poco inclinato al quale associata la scaglia calcareo-mamosa di Grotta dei Mulattieri) nell’unità inferiore di Valle dell’inferno, incontrando prima il fianco diritto della sinclinale caratterizzato sempre dalle marne mioceniche, quindi il nucleo della sinclinale stessa, dove le marne con intercalazioni arenacee sono molto tettonizzate, ed infine, dopo poco più dì 2 km dall’imbocco, il fianco rovesciato della sinclinale costituito sia dalle formazioni marnoso-arenacee e calcareo-marnose prevalente mente mioceniche che da quelle calcaree quasi esclusiva cretacee. Queste ultime (Scaglia, Calcari bioclastici superiori, Maiolica) sono interessate da una tettonizzazione così intensa da non consentire una facile correlazione tra le situazioni incontrate con le due gallerie. A circa 5 km dall’imbocco si incontra il piano di sovrascorrimento che pone a contatto i calcari cretacei dell’unità inferiore di Valle dell’inferno, con la serie dolomitica e calcarea (Trias superiore- Lias medio) della sovrastante unità di M. Aquila. Nei calcari selciferi intensamente tettonizzati del Cretaceo superiore (Scaglia) sono stati scavati i laboratori I.N.F.N., mentre l’adiacente stazione interferometrica attraversa il piano di sovrascorrimento.

A poco più di 5 km, sempre dall’imbocco di Casale S Nicola, si attraversa la Faglia di Campo Imperatore per entrare nell’elemento meridionale caratterizzato da un grande blocco monoclinale immergente a NNE. L’elemento meridionale, come gi accennato, risulta suddiviso, dalla Faglia di Valle Fredda, in due settori principali di diversa lunghezza (fig. 2): il primo, dalla Faglia di Campo imperatore alla Faglia di Valle Fredda (circa 3 km), costituito dalle formazioni carbonatiche comprese tra il Lias inferiore ed il Miocene medio, e presenta una giacitura monoclinalica con immersione progressivamente decrescente verso Nord (da 600 a 20°); il secondo, dalla Faglia di Valle Fredda all’imbocco di Assergi (ultimi 2 km), caratterizzato dalle formazioni calcaree del giurassico superiore e del cretaceo, sempre con giacitura complessivamente a monoclinale.

Sia la Faglia di Campo Imperatore che pone a contatto, a livello galleria, i calcari cretacei con le dolomie triassiche sia la Faglia di Valle Fredda che pone a contatto la Maiolica con il Calcare massiccio, sono accompagnate da una fascia di intensa frantumazione cataclastica dei termini dolomitici e calcareo-dolomitici dello spessore di alcune decine di metri a partire dal contatto tettonico.

Il quadro strutturale di tutto il settore esaminato, risulta infine complicato dalla presenza di un fitto corteo di faglie normali, da subverticali a poco inclinate, alcune delle qua li Intersecano la superficie di sovrascorrimento con modesti spostamenti.

Il calcolo del bilancio della struttura idrogeologica del Gran Sasso, basato sui dati idrologici attualmente disponi bili in letteratura [ MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI, 1921-1976, 1964], presenta dei limiti oggettivi per la incertezza e la carenza dei dati di base.

I dati pluviometrici per esempio, relativi a 28 stazioni Pluviometriche installate nell’area della struttura idrogeologica ed in zone attigue non sono ritenuti quantitativamente e qualitativamente sufficienti, per due motivi: il primo perché il numero delle stazioni pluviometriche alle quote più alte del massiccio, dove si estendono le principali aree di ricarica degli acquiferi e dove le precipitazioni sono presumibilmente più elevate, appaiono del tutto insufficienti (solo 8 stazioni per un’area di circa 570 kmq posta al disopra dei 1000 m di quota); il secondo perché alle alte quote, nella stagione invernale, sono prevalenti le precipitazioni nevose e queste non possono essere adeguatamente misurate con i comuni pluviometri, poco adatti allo scopo. E’  probabile quindi, dato che circa il 70% dell’area di alimentazione della struttura idrogeologica del Gran Sasso si trova a quota superiore ai1000m s.l.m. , che la valutazione dell’apporto meteorico medio (947 mm/anno) sia sottostimato. La differenza rispetto ai valori reali, dovrebbe comunque essere piuttosto esigua. I dati ottenuti per il periodo ottobre 1980 - ottobre 1982 dai due pluvio-nivometri totalizzatori installati dalla CASMEZ in località Fontari a quota 1950 m ed a Fonte Vetica a quota 1610 m, sull’altopiano di Campo Imperatore, indicano infatti un apporto medio annuo di 1228 mm.

Ma parliamo ora dei lavori di scavo.

Dagli imbocchi, posti a 958 m s.l.m. quello di Assergi ed a 889 m s.l.m. quello di Casale S. Nicola, le gallerie, che corrono ad un interasse medio di 60 m e sono collegate da vari by-pass, salgono verso il vertice altimetrico posto a 973 m, a circa 5.330 km dall’imbocco di Assergi.

La sezione media di scavo di 80 mq nei tratti in roccia calcarea senza arco rovescio (70% dello sviluppo del Traforo) e di 110 mq nei tratti in materiali argillitico-marnosi (30%) con arco rovescio.

A fianco della galleria in via sinistra, a circa 6.250 km dall’imbocco di Assergi, sotto la copertura massima del Traforo che è di circa 1400 m, sono stati scavati i laboratori dell’I.N.F.N. comprendenti tre sale sperimentali collegate da varie gallerie e by-pass, ed una stazione interferometrica costituita da tre gallerie minori disposte a triangolo.

I lavori del Traforo autostradale, iniziati nel mese di aprile del 1969, sono stati ultimati nell’aprile del 1982, mentre lo scavo e le successive opere edilizie dei laboratori I.N.F.N., iniziati verso la fine del 1982, sono stati ultimati nel maggio 1987. Il  volume di roccia scavata (Traforo: 1.930.000 mc; Laboratori; 190.000 mc) ammonta complessivamente a circa 2.120.000 mq.

Le complesse condizioni lito-strutturali ed idrogeologiche descritte in precedenza, in particolare la presenza di potenti acquiferi, di notevoli carichi idrostatici (fino a 64 atmosfere), di faglie marcate da spesse fasce cataclastiche sotto forti pressioni idriche, hanno costituito enormi difficoltà durante i lavori di scavo del Traforo, rallentando notevolmente, come è noto, l’avanzamento. Basti ricordare l’attraversamento (lato Casale S. Nicola) delle formazioni calcaree interessate da fitti reticoli di faglie e fratture, caratterizzate da un acquifero ad elevata trasmissività e con pressioni idriche di 60 atmosfere, e l’attraversamento (lato Assergi) della Faglia di Valle Fredda durante il quale si verificarono notevoli ed improvvisi colpi d’acqua, con portate fino a 20000 l/s e con conseguente trascinamento in galleria di una notevole quantità di materiale cataclastico.

Per abbattere le enormi pressioni idriche e porre quindi in condizioni di sicurezza l’avanzamento, il drenaggi naturale esercitato dallo scavo è stato integrato con un sistema drenante artificiale, realizzato lungo il perimetro scavo con cunicoli ed aureole di fori drenanti più o meno radiali, lunghi da 20 a 100 m. Una volta rivestita la galleria, il ripristino della pressione idrica sui rivestimenti, è stato e viene tuttora impedito mediante un continuo drenaggio e captazione operato a paramento lungo la intera sezione ed al piede.

 

                            

L’enorme volume d’acqua, che per numerosi anni è fuoriuscito dagli imbocchi delle gallerie autostradali, è stato utilizzato, sul versante teramano, a partire dal settembre 1980, dall’acquedotto del Ruzzo che preleva attualmente circa 1020 l/s. Sul versante aquilano, si sta realizzando, per tutelare la potabilità dell’acqua drenata da eventuali inquinamenti accidentali relativi al traffico autostradale, un complesso di dispositivi idraulici che con sentirà di utilizzare, ad opere ultimate, circa 500 Vs.

Il notevole drenaggio effettuato dalle gallerie, ha prima interessato le acque profonde a lentissima circolazione

(acque vecchie qualche decina di anni), successivamente ha esercitato un’azione di richiamo delle acque più recenti dai livelli superiori della falda, avviando un lento processo di mescolamento e di sostituzione. Testimonia ciò il progressivo aumento del contenuto di Tritio (isotopo di massa 3 dell’idrogeno), osservato nelle acque di galleria nel corso degli anni.

L’effetto più rilevante dell’azione di drenaggio naturale e/o forzato delle gallerie è stato il locale abbassamento di 600 m (all’incirca da 1600 m s.l.m. fino alla quota del piano autostradale) della superficie piezometrica. Attualmente il probabile profilo piezometrico, la cui geometria può comunque variare in relazione alla presenza di discontinuità strutturali ed alla locale permeabilità degli ammassi rocciosi, è verosimilmente caratterizzato da una de pressione lineare (con linee di flusso convergenti al piede delle gallerie) localizzata lungo l’asse del Traforo autostradale che ancora assume il ruolo di importante asse di drenaggio dell’acquifero carbonatico profondo.

La notevole depressione della superficie della falda ha naturalmente prodotto vistosi effetti sul sistema delle sorgenti alimentate dalla falda di fondo stessa, in particolare su quelle più prossime al Traforo.

La maggiore riduzione si è avuta nelle sorgenti sopra Casale S. Nicola, dove a partire dal 1976 (anno in cui è iniziato il drenaggio dovuto agli scavi autostradali sul versante teramano) si è manifestata una progressiva diminuzione di portata, passando da 363 l/s (valore medio relativo agli anni precedenti il 1976) a 117 l/s nel 1983, con una flessione del 70%. Quasi la stessa riduzione nelle portate, hanno subito le sorgenti del Ruzzo, le quali sono passate da 609 l/s (valore medio degli anni precedenti l’inizio del drenaggio del Traforo) a circa 190 l/s nel 1982, con una flessione di quasi il 70%. Anche le altre sorgenti (sempre alimentate dalla falda di fondo), almeno a quanto risulta che dai dati della CASMEZ, hanno accusato riduzioni nelle portate, non dovute alla sola diminuzione degli afflussi meteorici, riscontrata negli anni 1981 e 1982. In particolare, le sorgenti del Chiarino, di Rio Arno, del Vitello d’Oro e Mortaio d’Angri, hanno subito una flessione variabile dal 35% al 45%, mentre per le sorgenti di Tempera e Vetoio la riduzione è stata di circa il 20%-30%. Una modesta riduzione, circa il 10%, risulta infine per la portata delle risorgenze del Tirino e del Pescara.

 

( notizie riprese dagli studi del  geologo, libero professionista,  Prof. LEO ADAMOLI )

 

 

Per abbattere le enormi pressioni idriche e porre quindi in condizioni di sicurezza l’avanzamento, il drenaggi naturale esercitato dallo scavo è stato integrato con un sistema drenante artificiale, realizzato lungo il perimetro scavo con cunicoli ed aureole di fori drenanti più o meno radiali, lunghi da 20 a 100 m. Una volta rivestita la galleria, il ripristino della pressione idrica sui rivestimenti, è stato e viene tuttora impedito mediante un continuo drenaggio e captazione operato a paramento lungo la intera sezione ed al piede.

 Il notevole drenaggio effettuato dalle gallerie, ha prima interessato le acque profonde a lentissima circolazione (acque vecchie qualche decina di anni), successivamente ha esercitato un’azione di richiamo delle acque più recenti dai livelli superiori della falda, avviando un lento processo di mescolamento e di sostituzione. Testimonia ciò il progressivo aumento del contenuto di Tritio (isotopo di massa 3 dell’idrogeno), osservato nelle acque di galleria nel corso degli anni.

L’effetto più rilevante dell’azione di drenaggio naturale e/o forzato delle gallerie è stato il locale abbassamento di 600 m (all’incirca da 1600 m s.l.m. fino alla quota del piano autostradale) della superficie piezometrica. Attualmente il probabile profilo piezometrico, la cui geometria può comunque variare in relazione alla presenza di discontinuità strutturali ed alla locale permeabilità degli ammassi rocciosi, è verosimilmente caratterizzato da una de pressione lineare (con linee di flusso convergenti al piede delle gallerie) localizzata lungo l’asse del Traforo autostradale che ancora assume il ruolo di importante asse di drenaggio dell’acquifero carbonatico profondo.

La notevole depressione della superficie della falda ha naturalmente prodotto vistosi effetti sul sistema delle sor genti alimentate dalla falda di fondo stessa, in particolare su quelle più prossime al Traforo.

Da quanto enunciato in precedenza, si può sinteticamente concludere che i principali effetti negativi che deriverebbero dalla realizzazione dei due nuovi cameroni e del tunnel di servizio dell’INFN sono:

• Aumento del rischio permanente di contaminazione della falda idrica del massiccio del Gran Sasso causato dall’incremento dei punti di contatto con l’acquifero e dall’avvio di nuovi esperimenti nei laboratori sotterranei.

• Contaminazione delle acque sorgive e di falda, per tutto il periodo della fase di cantiere (alcuni anni), con la conseguente impossibilità di utilizzo di una portata di circa 400 l/s ( 35 % della disponibilità totale dell’acquedotto) che dovrà quindi essere messa a scarico.

• Diminuzione permanente della portata captata dall’attuale impianto acquedottistico per 90 l/s con r negativi sul grado di copertura della domanda idrica.

• Riduzione del livello qualitativo globale delle acque erogate dall’acquedotto nella provincia di Teramo per la contestuale riduzione di acque di buona qualità a cui si dovrà far fronte con risorse idriche alternative decisamente meno pregiate.

• Incremento dei costi di gestione per l’acquedotto e conseguentemente per gli utenti dovuto alla necessità di far ricorso al trattamento di acque superficiali.

 

Nel 1970 durante i lavori si notò la presenza di un acquifero di vaste proporzioni ( acque  20000 lt/sec) e vennero applicati dei fori drenanti  di oltre 100mt. che contribuirono all’abbassamento della falda acquifera.                                                                                                                              C’è quindi un aumento del rischio permanente di contaminazione della falda idrica del massiccio del Gran Sasso causato dall’incremento dei punti di contatto con l’acquifero e dall’avvio di nuovi esperimenti nei laboratori sotterranei.

Oltre ad una contaminazione delle acque sorgive e di falda, per tutto il periodo della fase di cantiere (alcuni anni), con la conseguente impossibilità di utilizzo di una portata di circa 400 l/s ( 35 % della disponibilità totale dell’acquedotto) che dovrà quindi essere messa a scarico.

È altresì possibile una diminuzione permanente della portata captata dall’attuale impianto acquedottistico per 90 l/s con risvolti negativi sul grado di copertura della domanda idrica. A tal proposito proprio il Prof. Leo Adiamoli, che ho intervistato personalmente in data 5 novembre 2003 all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti, ove insegna alla facoltà di Geologia, ci riferisce che “il massiccio carbonatico del Gran Sasso costituisce una importante, anzi la più importante delle 10 idrostrutture carbonatiche che abbiamo qui in Abruzzo. È estesa più di 900 chilometri quadrati e contiene un acquifero carsico anche se di tipo compartimentato, che ha una notevolissima importanza per quanto riguarda l’approvigionamento idropotabile. Da sottolineare che gli acquiferi carsici, appunto costituiscono il patrimonio idropotabile più importante per l’Italia ed è un patrimonio che va conosciuto e tutelato. Nel nostro caso il nostro alimenta ben tre acquedotti:

il Ruzzo Teramano,

il Cogeri Aquilano e

l’Aca Pescarese.

Complessivamente circa un milione e duecentomila persone.” Questi i dati e le caratteristiche idrogeologiche, in breve del massiccio del Gran Sasso.

Andiamo ora ad analizzare meglio quello che accadde ben 30 anni fa durante i lavori nelle gallerie e precisamente nel 1970 circa.

“Solo a lavori avviati – continua lo stesso Adiamoli - ci si rese conto che dal punto di vista delle pressioni idrostatiche c’erano valori notevolissimi. Questo accadde dopo il cosiddetto “evento di Vallefredda”, sul versante  aquilano. Infatti dopo la perforazione della faglia di Vallefredda, ci fu un’invasione di acqua in galleria  e ci si rese conto che non si poteva continuare a scavare in quelle condizioni. I lavori furono fermati per un paio di anni e pian piano ripresero dopo accurati studi che a mio avviso andavano fatti in precedenza. Ricordiamo infatti che i lavori negli anni ’60 procedevano senza una accurata V.I.A., Valutazione di Impatto Ambientale e né c’era una grande sensibilità per la risorsa acqua.

In definitiva furono fatti tre sondaggi profondi e ci si rese conto che nelle condizioni naturali, quindi in condizioni indisturbate dell’acquifero, la superficie piezometrica era sulla verticale del traforo in media, a circa 1600 metri di quota.    Quindi 600 metri più in alto dell’attuale galleria autostradale. Per eseguire gli scavi in sicurezza era quindi necessario abbattere l’acquifero e quindi deprimere la superficie piezometrica. Per far questo furono fatti dei drenaggi artificiali, dei gruppi di fori drenanti in tutte le direzioni, a ventaglio praticamente. Tali fori erano lunghi dai 20 ai 100 metri. L’acqua venne così drenata forzatamente e quando la pressione idrostatica raggiunse un livello accettabile, allora si continuò a scavare.                                                                                                              

I geologi dell’epoca che fecero degli studi preliminari per questo progetto, avrebbero dovuto mettere in guardia gli ingegneri o chi di dovere. Chiaramente il problema della sicurezza era un problema serio e necessario da affrontare. E sicuramente le condizioni morfologiche e litologiche , lasciavano chiaramente intuire che nella zona c’era un acquifero profondo che poteva causare i problemi che poi ha causato. Sicuramente allora era il caso di  trovare un’altra soluzione, un’altra zona dove scavare. E non in quella, che oggi possiamo dire che è la zona peggiore, in quanto  è l’area di massima elevazione della superficie piezometrica. È quindi il punto peggiore dove scavare. Avessero realizzato chilometri più ad Ovest dove la maggior parte del rilievo era nella formazione della Laga  e quindi certamente non acquifero carbonatico, avrebbero fatto molto meno danni. Un giorno queste responsabilità dovranno emergere!!!

Sul Gran Sasso sono stati fatti dei danni notevolissimi, sulla verticale del traforo  alcune sorgenti che venivano direttamente alimentate dalla falda profonda, carsica, sono scomparse. Così come numerose altre sorgenti,  quelle importanti che sono alla base del massiccio carbonatico sia sul versante Teramano, sia Pescarese e sia Aquilano, ma anche sorgenti molto distanti, basti pensare alle sorgenti del Pescara, 7000 litri/secondo, una sorgente quindi di notevole portata, che si trova ad oltre 30 chilometri dal massiccio del Gran Sasso, anch’essa è alimentata principalmente dal suo acquifero carbonatico. Ci  sono state numerose diminuzioni di portata dal 50 fino al 60% ed in più è stata depauperata notevolmente ed in modo permanente quella che è la cosiddetta riserva permanente dell’acquifero. Ovvero la parte più profonda dell’acquifero che in teoria non andrebbe mai utilizzata. Ed è questo un danno notevole e grave. È in definitiva come se noi avessimo un capitale di un miliardo in banca e in teoria dovremmo vivere con gli interessi. Ogni anno se l’andamento della borsa è uniforme vivremmo con tali utili. Anche quelli che verranno dopo di noi, quindi i figli, i nipoti, se le cose rimangono così, quindi se non ci sono variazioni climatiche potranno usufruire di queste risorse, dell’acqua quindi.

Nel nostro caso se andiamo ad intaccare  il capitale, riserva permanente e lo buttiamo a mare, come letteralmente è stato fatto, di certo gli interessi annui diminuiscono sia per noi e sia per le generazioni future che verranno. Questo indipendentemente dalle variazioni climatiche. Se infatti consideriamo che attualmente ci sono variazioni che stanno portando ad una diminuzione dell’afflusso pluviometrico, alla falda e quindi una diminuzione della ricarica per motivi naturali, è chiaro che in futuro la disponibilità idrica diminuirà considerevolmente. E quindi la situazione peggiorerà ulteriormente. E dobbiamo preoccuparci di questo”.

Parlando poi di BOREXINO, esperimento che ha causato indirettamente il 16 agosto 2002, lo sversamento nel torrente Mavone di una certa quantità di trimetilbenzene, il Prof. Leo Adiamoli ci riferisce in proposito che “si parla di pseudocumene che è un isomero del trimetilbenzene. Caratteristica principale è il cattivo odore. È un idrocarburo e come tale è pericoloso per la salute dell’uomo e quindi è bene che in acqua non deve esserci. Sicuramente è inquinante. All’interno del laboratorio ci sono tre esperimenti che utilizzano miscele di idrocarburi. Fra cui l’apparato BOREXINO, esperimento che ha causato indirettamente il 16 agosto 2002, lo sversamento nel torrente Mavone di trimetilbenzene. Questo sversamento accidentale dovuto ad un errore umano è accaduto, e speriamo non sia successo anche in passato. Sono state fatte delle analisi utilizzando un tracciante e pare non sia andato a finire nella falda profonda. Però è stato poi verificato dalla Commissione Tecnica nominata dalla Regione, attraverso un’analisi utilizzando un tracciante, la floresceina, sono stati immessi dei traccianti nei pozzetti del INFN e con due captatori è stata controllata l’acqua sia nel Ruzzo che nel Cogeri. L’acqua è arrivata fin lì con il tracciante. Non vi è quindi isolamento idraulico tra i due trafori autostradali e l’acquifero.  Infatti ricordiamo che nelle due gallerie ogni giorno circolano macchine e ogni giorno viene prodotto inquinamento, particolato, una polvere sottile, nera altamente pericolosa e gli IPA, idrocarburi policiclici aromatici. Tutte queste sostanze non sono isolate rispetto all’acquifero sotterraneo. E quindi mi chiedo, DOVE VANNO A FINIRE QUESTE SOSTANZE?”- conclude lo stesso Adiamoli.

E’ quindi inutile parlare ancora del livello di sicurezza autostradale e dei laboratori allo stato attuale. Il problema della presenza nei Laboratori di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose e delle modalità di conduzione di alcuni esperimenti era stato sollevato dal gennaio 2002 dal WWF. Inoltre il vicepresidente nazionale del WWF aveva presentato un esposto sulla possibile inosservanza della Direttiva Seveso bis, uno dei rilievi dell’atto di sequestro. Quindi 8 mesi prima dello sversamento del 16 Agosto 2002 gli enti sapevano e vi era tutto il tempo per intervenire.

Oggi sappiamo che le condutture in cemento per la raccolta delle acque di scolo dei Laboratori e dell’autostrada sono un colabrodo e logore dal tempo (la tenute idraulica lascia a desiderare).    MA QUAL È ALLORA LA QUALITÀ DELL’ACQUA CHE CI ARRIVA A CASA?                         QUALE È LA SOLUZIONE? E COSA COMPORTEREBBE L’ASPORTAZIONE DI 500.000 MQ DI ROCCIA, PER LA CREAZIONE DEL “TERZO BUCO” NEL VENTRE DEL GRAN SASSO? POTREBBE ABBASSARE ULTERIORMENTE LA FALDA ACQUIFERA E AVREBBE RIPERCUSSIONI SU TUTTO IL SISTEMA IDRICO ABRUZZESE?  La risposta è purtroppo affermativa.                                                                                                                                 È importante innanzi tutto la messa in sicurezza dell’acqua del sistema idrico del Gran Sasso. Poi si dovrà valutare se vi è compatibilità fra il traffico autostradale e le esperienze del laboratorio di fisica nucleare che almeno tre su quindici utilizzano queste sostanze pericolose. Aspettiamo che questa commissione di esperti faccia il proprio dovere per il bene della collettività.                                  Infine vediamo cosa ha risposto il Prof. Adiamoli alla domanda che penso sia un po’ di tutti noi abruzzesi e non solo: CHI HA SBAGLIATO VERAMENTE, IN QUESTA VICENDA?                    “Sulla realizzazione del traforo del Gran Sasso – ci riferisce Adiamoli – ci sono responsabilità ben precise. In quei tempi, nessuno contestò l’operato degli ingegneri. Personalmente ero all’ultimo anno di liceo e non ero ancora in grado di valutare personalmente tali questioni. Non c’erra ancora una coscienza ambientalista, nessuno si preoccupava per l’acqua,quindi dominavano gli ingegneri e i politici  decidevano dove e come fare le opere, a quei tempi. Ci siamo resi conto noi, come Legambiente, infatti ero membro del Comitato scientifico nazionale, negli anni ’80, della gravità della faccenda del “terzo traforo”, sulla base dei dati esistenti. Parlo della mia prima relazione 1/1/1988. Grosse preoccupazioni furono manifestate ma rimasero inascoltate. L’incidente del 16 agosto 2002  ha messo in evidenza la fragilità di tutto il sistema e forse adesso daranno ascolto un po’ a tutti. Il progetto del “terzo traforo” va messo comunque da parte, viste le condizioni. È importante innanzitutto la messa in sicurezza dell’acqua del sistema idrico del Gran Sasso di cui non possiamo fare a meno.                                                                                                                                                          Qualcuno ha  voluto persistere su quell’idea, andando avanti ad ogni costo. Tutelare l’acquifero è doveroso e di importanza primaria allo stato attuale delle cose. Personalmente, sono nettamente contrario alla realizzazione del terzo traforo del Gran Sasso, così some è stato pensato e progettato. Assolutamente non va bene. Anche per l’elevato rischio sismico della zona, di cui non ho ben parlato. È un sistema molto delicato e vulnerabile. Siamo nelle peggiori condizioni. Nel cuore di questo acquifero dove noi preleviamo acqua da bere, abbiamo poi realizzato due gallerie autostradali altamente inquinanti e un laboratorio che stocca sostanze ritenute altamente pericolose. Le gallerie fungono come punto di drenaggio, che sono i vecchi dreni che fungono oggi da posto di captazione dell’acqua e questo è un fatto illegale e assurdo. Un fatto unico al mondo! Ho già indicato una strada alternativa in tal senso, attualmente al vaglio della Commissione. Ma è indispensabile ed importante innanzitutto la messa in sicurezza dell’acqua del sistema idrico del Gran Sasso di cui non possiamo fare a meno, a patto che ci sia un modo. Mettere in sicurezza non solo il tubo ma tutto l’acquifero, rispetto alle canne autostradali e al laboratorio. Fatto questo se può esserci una compatibilità è necessario mettere in sicurezza i lavoratori all’interno dei laboratori. In tal senso è necessario non scavare il terzo traforo, ma utilizzare strade alternative che non interferiscano con l’acquifero. Forse sarà solo necessario prolungare un cunicolo già esistente per raggiungere i laboratori e questo non interferirà probabilmente con l’acquifero”.                                                                                                                                      

 

 

 

 

UN IPOTESI ALTERNATIVA

 

 

ASAR

Teramo

Traforo del Gran Sasso valutazioni sull’impatto dei lavori di cui alla legge n. 366 del 29/11/1990 sul sistema idrico Regionale Abruzzese

 

(Tunnel di servizio e nuovi cameroni per l’INFN)

Risorsa rinnovabile e danno ecologico permanete

 

 

1 Premessa

2 Stato dell’approvvigionamento idrico nella provincia Teramana

3 Stato della domanda idrico/potabile nella Provincia

4 Livello qualitativo della risorsa idrica attuale e futura

5 Impatto dei nuovi cameroni sull’equilibrio idrologico della falda del G. Sasso

6 Conclusioni

 

 

 

 

Premessa

La legge n. 366 del 29/11/1990 ha previsto la realizzazione da parte dell’ANAS di nuove infrastrutture per l’INFN da realizzare a breve distanza rispetto a quelle esistenti. In particolare le nuove opere consistono in:

• Due nuove sale laboratorio in sotterraneo;

• Una galleria carrabile di accesso e servizio per il collegamento autonomo del laboratorio con il versante Aquilano,

• Ampliamento del centro direzionale del laboratorio esterno

La realizzazione di queste nuove opere modificherebbe ulteriormente l’equilibrio idrologico del massiccio del Gran Sasso, creando oltre a danni ambientali permanenti anche danni irreversibili per l’acquedotto Teramano che serve circa 250.000 abitanti in inverno e 500.000 in estate.

In questo breve documento viene sinteticamente descritto io stato della domanda e dell’ offerta idrica nella provincia Teramana, nonché il livello qualitativo della risorsa.

Dall’ osservazione decennale delle portate e dell’altezza della falda del Traforo autostradale G.S. e basandosi su alcuni semplici dati viene quantificato nella valutazione dell’ impatto, il danno arrecato dai nuovi scavi alle attuali strutture acquedottistiche ed alla falda idrica dei massiccio in generale. Nelle conclusioni vengono quindi riportate le motivazioni che hanno indotto i rappresentanti del consorzio acquedottistico a mostrare il proprio dissenso nei confronti della realizzazione dell’ampliamento dell’esistente Laboratorio di Fisica Nucleare. Stato dell’ approvvigionamento idrico nella provincia Teramana.

L’approvvigionamento idrico potabile nella provincia Teramana è garantito da due gruppi di sorgenti principali: il Traforo del G. S. ed il gruppo Ruzzo, oltre ad una serie minore a sorgenti distribuite nel massiccio Regionale Abruzzese. In particolare i circa 1150 l/s sono così ripartiti.

Traforo del Gran Sasso                                800 l/s

Gruppo Ruzzo                                                200 l/s

Campo pozzi S.Egidio, Vomano, ecc.           100 l/s

Altre sorgenti                                       50 l/s

Totale                                                          1.150 L/s

La disponibilità idrica di 1150 l/s è puramente indicativa, in quanto le portate in sorgente variano quotidianamente, influenzate da fattori naturali, ambientali, stagionali, nonché dalle variazioni climatiche e meteoriche annuali.

Tutti questi fattori ambientali, guidati da leggi stocastiche e combinati fra loro, danno origine negli anni, ad oscillazioni delle portate di centinaia di litri al secondo, traducibili in variazioni rispetto alle medie annuali.

A questo elevato grado di variabilità, dovuto a fattori ambientali naturali, va aggiunta l’incertezza della fruibilità delle risorse(dal punto dì vista della potabilità delle acque), per i continui attacchi subiti dall’ecosistema a causa degli insediamenti umani.

Gli agglomerati urbani, industriali, agricoli, ecc. nel tempo infatti hanno già compromesso in alcuni casi ed in altri stanno compromettendo, nella nostra provincia, diverse falde acquifere e queste ultime vengono ormai considerate a rischio per scopi idropotabili (sottocorrente Vomano, sottocorrente del Vibrata, Tronto, ecc.).

Il fragile sistema idrico acquedottistico del versante Teramano è inoltre attualmente condizionato pesantemente dalla presenza nel cuore del Gran Sasso dei Laboratori di Fisica Nucleare.

Con la propria attività I ‘INFN oltre a mettere a rischio l’intera falda idrica del G.S. , che copre da sola quasi il 75% del fabbisogno idrico Teramano, inibisce anche l’utilizzo di ulteriori 150 l/s di acqua di ottima qualità proveniente dai cameroni, acqua oggi mandata a scarico per la mancanza assoluta di idonee protezioni.

Il grado di esposizione al rischio della falda, e con esso tutto il sistema acquedottistico del Ruzzo, aumenterebbe con la crescita dei punti di contatto con l’acquifero, qualora venissero realizzati i due nuovi cameroni ed il tunnel di servizio.

Pertanto la probabilità di “blackout” dell’intero sistema idrico Teramano ed Aquilano crescerebbe ulteriormente.

In sintesi si può affermare che, nella provincia Teramana, la risorsa idrica disponibile, già di per sé limitata rischia di contrarsi ulteriormente, per un miope e/o colpevole comportamento di indifferenza generale di fronte all’ alternativa tra la realizzazione di opere che ben presto diverranno obsolete e superficie da una parte e la tutela dell’ equilibrio idrogeologico e della salute degli abitanti della provincia Teramana ed Aquilana dall’altra.

Stato della domanda idrico/potabile nella provincia Teramana

Il fabbisogno idrico potabile è un strettamente connesso al livello socioeconomico della provincia, al suo fattore climatico, al grado di industrializzazione del territorio, nonché al numero dei residenti e delle presenze turistiche e fluttuanti

La domanda idrica è caratterizzata nel tempo, da una crescita costante con un ritmo registrato nell’ultimo ventennio del 3% annuo circa.

Tale andamento, che non ha mai registrato sostanziali modifiche in questi ultimi anni sembra subire una brusca impennata per la crescente richiesta delle industrie alimentari e non.

Recentemente infatti l’industria e le attività produttive in genere si sono viste costrette ad abbandonare le risorse tradizionali provenienti dalle falde idriche (pozzi) in quanto spesso ritenute incontrollate e pertanto inaffidabili

All’ordinario incremento della domanda va aggiunta poi la crescente necessità idrica dell’acquedotto Teramano per l’annessione al Consorzio di nuovi Comuni da inserire (Pineto, Valle Castellana, Pietracamela, Fano A., Campli e parte di Civitella del Tronto ), l’incremento della domanda determinata dall’ingresso dei nuovi comuni è valutabile in 10000 utenti pari a 25.000 abitanti circa.

Per poter servire i nuovi utenti sarà necessario quindi dotarsi di un maggiore quantitativo di risorsa idrica, tale quantitativo si traduce in un incremento del 10% circa rispetto alla attuale disponibilità.

Livello qualitativo della risorsa idrica attuale e futura nella provincia Teramana e Aquilana

Tra i principali obiettivi dell’ente gestore dell’acquedotto vi è quello di mantenere più alto possibile il livello qualitativo della risorsa idrica.

Per centrare tale obiettivo è necessario, oltre ad un impegno continuo del gestore nel mantenere il più efficiente possibile i propri impianti, anche disporre di risorse idriche di buona qualità.

L ‘attuale qualità delle acque in provincia di Teramo e dell’Aquila è invidiabile (il 90 % circa della risorsa disponibile proviene infatti da sorgenti d’alta quota del massiccio del G. S.), anche se questa felice realtà potrebbe mutare nei prossimi anni.

In futuro la qualità delle acque, sarà condizionata pesantemente dai seguenti fattori:

1. dalla continua crescita della domanda idrica che non potrà più essere soddisfatta dalle attuali risorse;

2. dagli insediamenti umani come quelli dell’ INFN, delle

Industrie, dell’agricoltura, ecc. che       continuamente

minacciano la qualità e potabilità delle acque;

3. dalla riduzione della quantità di         risorse idriche

disponibili di eccellente qualità come quella proveniente

dal cuore del Gran Sasso. Ogni sforzo per mantenere alto il livello qualitativo della risorsa risulterà perciò vano in assenza di una opportuna e consapevole tutela delle falde acquifere dalle continue aggressioni dell’uomo. E’ evidente come sia indispensabile, per tutelare la qualità del prodotto e con esso la salute pubblica, preservare la sorgente del Traforo del Gran Sasso dalle nuove insidie, soprattutto in considerazione dell’ elevato quantitativo in gioco (75% della risorsa idrica Teramana) e dell’eccellente qualità che essa offre.

Impatto dei nuovi cameroni e del III Tunnel INFN sull’idrologico della falda del G.S.

I nuovi lavori programmati, consistenti in una galleria di accesso e servizi e in due cameroni per accogliere nuovi laboratori interessano in massima parte rocce della stessa natura di quelle trovate in passato dall’ANAS durante la realizzazione delle opere esistenti.

Come risulta anche dallo studio commissionato dall’INFN all’università dell’Aquila viene confermato che “l’ampliamento ricade in zona satura e quindi drenerà l’acquifero, ma ciò avverrà con una sostanziale diminuzione delle acque drenate dalle infrastrutture esistenti (acquedotti esistenti Teramano ed Aquilano) “; Lo studio dell’Università dell’Aquila si conclude con una affermazione generica e superficiale “ l’assetto globale dell’acquifero non subirà variazioni di qualche interesse”, tutto ciò se, minimamente tentare un calcolo o ipotizzare un modello matematico di simulazione - per quantificare le portate delle acque che dovrebbero scaturire dai nuovi scavi

Le acque che affioreranno dai nuovi scavi modificheranno ulteriormente l’equilibrio raggiunto dalla falda acquifera a discapito dell’attuale struttura acquedottistica che vedrà ridotta ulteriormente la quantità di acqua captata utilizzabile.

Situazione attuale

                                                    Sup. Laterale                                              Portata drenata                         

Labor. e tunnel esistenti              56.283 mq                                                       230 l/s

Gallerie autostradali                                                                                  720 1/s

Totale                                                                                                                  950 l/s

 

Situazione modificata

 

Labor. e tunnel esist.                     56.283 mq                                                        206 l/s

Lab. e tunnel di prog.                    27.265 mg                                                        104 l/s

Sup. later Totale INFN                83.548 mq                                                       310 l/s

 

Gallerie autostradali                                                                                             640 l/s

 

Totale                                                                                                                    950l/s

 

 

Dallo studio emerge inoltre che la falda idrica, in prossimità dei laboratori e delle gallerie, subirebbe un ulteriore abbassamento del 47 % circa. E’ appena il caso di evidenziare, che alcuna considerazione è stata fatta dall’Università dell’Aquila nello studio dell’impatto dei lavori di completamento dei laboratori circa la fase di cantiere dei lavori in parola che si potrebbero protrarre per diversi anni.

Oltre al danno permanente che le nuove opere produrrebbero al sistema idrogeologico circostante, va’ considerato quindi anche l‘inquinamento della falda prodotto nella fase di cantiere dai lavori.

La necessità di procedere nella fase di cantiere a realizzare nuovi dreni, consolidamenti delle pareti e delle rocce con mezzi meccanici e con l’utilizzo di materiali bentonitici, cementizi, lubrificanti ed altri, comporterebbe necessariamente un contatto con la falda acquifera con la relativa contaminazione e conseguente inutilizzabilità della risorsa stessa. Durante questa fase, se pur per un periodo transitorio di qualche anno, gli acquedotti Teramano ed Aquilano si troverebbero nella condizione di non poter utilizzare parte delle acque attualmente in uso. Le province dei due versanti del Gran Sasso verrebbero quindi enormemente penalizzate nella distribuzione idrica, che così modificata potrebbe condizionare negativamente settori trainanti del sistema economico locale come quello del Turismo, dell’Industria e dell’Artigianato.

Emerge chiaramente quindi, contrariamente a quanto affermato nello studio commissionato dall’INFN all’Università dell’Aquila, che nuovi scavi modificherebbero radicalmente il regime idrologico interno del bacino del Gran Sasso, penalizzando ulteriormente la risorsa attualmente disponibile per gli acquedotti rispettivamente di 400 l/s nella fase di cantiere e permanentemente di ulteriori 90 l/s. Le conseguenze pesantissime per le comunità interessate sono facilmente immaginabili.

Dall’analisi dei dati idrologici decennali in possesso dell’ acquedotto Teramano è stato possibile ipotizzare un semplice modello matematico, barato sostai su:

1. pressioni interstiziali esistenti nell’acqua

2. portate attualmente drenate dalle gallerie autostradali, dalle gallerie di servizio e dalle cavità dei laboratori dell’INFN;

3. quantità di superfici laterali drenanti delle opere esistenti e delle opere da realizzare.

Considerato che sia le opere esistenti che quelle che si vorrebbero realizzare ricadono entrambi nella stessa zona geologica, caratterizzata da un ambiente idraulicamente saturo, si può affermare tranquillamente che non si introducono significativi errori se si ipotizza un modello matematico del sistema idrogeologico attuale e futuro, caratterizzato da un analogo potere drenante sia per le superfici laterali dei tunnel di servizio e dei cameroni nuovi che per quelli esistenti

Ragguagliando quindi la capacità di drenaggio delle superfici laterali degli scavi esistenti con quelle future, tenendo conto della potenza della falda acquifera si determina , con sufficiente approssimazione, l’ordine di grandezza del danno idrogeologico che si andrebbe ad innescare nel ventre della montagna abruzzese con i nuovi interventi previsti dalla legge n. 366/90.

Conclusioni

La realizzazione delle opere di cui alla legge n. 366 del 29/11/1990, se da un lato produrrebbe a breve termine effetti di ricaduta positiva occupazionale, scientifico e di immagine nella Regione Abruzzo dall’altro procurerebbe danni permanenti e purtroppo irreversibili all’ambiente ed alla salute delle popolazioni che vivono ai margini del Massiccio del Gran Sasso.

Da quanto enunciato in precedenza, si può sinteticamente concludere che i principali effetti negativi che deriverebbero dalla realizzazione dei due nuovi cameroni e del tunnel di servizio dell’INFN sono:

• Aumento del rischio permanente di contaminazione della falda idrica del massiccio del Gran Sasso causato dall’incremento dei punti di contatto con l’acquifero e dall’avvio di nuovi esperimenti nei laboratori sotterranei.

• Contaminazione delle acque sorgive e di falda, per tutto il periodo della fase di cantiere (alcuni anni), con la conseguente impossibilità di utilizzo di una portata di circa 400 l/s ( 35 % della disponibilità totale dell’acquedotto) che dovrà quindi essere messa a scarico.

• Diminuzione permanente della portata captata dall’attuale impianto acquedottistico per 90 l/s con r negativi sul grado di copertura della domanda idrica.

• Riduzione del livello qualitativo globale delle acque erogate dall’acquedotto nella provincia di Teramo per la contestuale riduzione di acque di buona qualità a cui si dovrà far fronte con risorse idriche alternative decisamente meno pregiate.

• Incremento dei costi di gestione per l’acquedotto e conseguentemente per gli utenti dovuto alla necessità di far ricorso al trattamento di acque superficiali.

Alla luce di quanto espresso in precedenza l’Azienda Speciale dell’Acquedotto del Ruzzo ritiene assolutamente inopportuno e dannoso per l’ambiente e per l’acquedotto procedere alla realizzazione dei nuovi scavi nel cuore del Gran Sasso e manifesta pertanto la propria contrarietà all’inizio dei nuovi lavori; attesa la valenza delle problematiche connesse alle esigenze dell’importante servizio pubblico che gestisce.

Teramo lì, 18 Settembre 1998

Azienda Speciale Acquedotto Ruzzo

(il Direttore Generale)

Ing. Domenico Giambuzzi

 

 

 

 

 

5. UN GIORNO NEI LABORATORI DELL’ INFN DEL  GRAN SASSO

 

 

 

Quello in alto è lo schema dei laboratori con gli esperimenti in corso nelle singole sale e dell’autostrada. Il Gran Sasso è un grosso bacino che si estende dal lago di Campotosto a Bussi. Dal Vomano all’Aterno. Una superficie che misura 40 chilometri di lato circa. Un bacino che produce 24-26 mila litri di acqua al secondo. Di questi solo 1200 vengono dalle opere realizzate sotto la montagna dopo la costruzione dei trafori (versante Teramo e versante dell’Aquila sommati). Il massiccio roccioso è formato da 1600 miliardi di metri cubi di materiale roccioso e argilloso. Di questi, 1800 milioni di metri cubi vennero prelevati per effetto dei cantieri per costruire le canne e i laboratori di fisica. Per la quarta canna, quella di servizio che dall’Aquila arriva ai laboratori, si verrebbero a rimuovere per effetto degli scavi, 200.000 metri cubi di materiale...

Abbiamo sentito vari pareri in proposito durante una visita guidata, fatta ai laboratori nel mese di agosto 2003, tra i quali il Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN  e  ………

 

1. Qual è la struttura dei laboratori dell’INFN?

“L’ Infn è l’Ente dedicato allo studio dei costituenti fondamentali della materia e svolge attività di ricerca, teorica e sperimentale, nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare. La ricerca fondamentale in questi i settori richiede l’uso di tecnologie e strumenti di ricerca all’ avanguardia che l’Infn sviluppa nei propri laboratori e in collaborazione con il mondo dell’industria.

L’Istituto promuove inoltre il trasferimento delle competenze, delle metodologie e delle tecniche strumentali sviluppate nella propria attività verso campi di ricerca diversi quali la medicina, i beni culturali e l’ambiente.  Tutte queste attività si svolgono in stretta collaborazione con il mondo universitario. L’INFN venne istituito l’8 agosto 1951 da gruppi delle Università di Roma. Padova, Firenze e Milano al fine di proseguire e sviluppare la tradizione scientifica iniziata negli anni ‘30 con le ricerche teoriche e sperimentali di fisica nucleare di Enrico Fermi e della sua scuola.

Nella seconda metà degli anni ’50 l’Infn, costruì il primo acceleratore italiano, l’elettrosincrotrone realizzato a Frascati dove nacque il primo Laboratorio Nazionale dell’Istituto.

Nello stesso periodo iniziò la partecipazione dell’Infn alle attività di ricerca del CERN il  Centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra, per la costruzione e l’utilizzo di macchine acceleratrici sempre più potenti. Oggi il contributo dei ricercatori dell’Infn è significativo non solo nei vari laboratori europei, ma in numerosi centri di ricerca mondiali.

Per dimensioni e ricchezza della strumentazione scientifica i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) sono il centro di ricerca sotterraneo più grande e importante del mondo. Essi sono stati progettati e costruiti con lo scopo di sfruttare la protezione dalla radiazione cosmica, ottenuta con gli oltre mille e quattrocento metri di montagna sovrastanti. Il principale requisito per l’attività scientifica a cui sono dedicati.

Tale caratteristica consente infatti ricerche e misure in quasi completa assenza di segnati di fondo, una condizione indispensabile per indagare fenomeni estremamente rari o per studiare le proprietà della componente più penetrante dei raggi cosmici. Agli esperimenti di fisica, si affiancano altre attività sperimentali nel campo della geofisica e della biologia.

I LNGS sono finanziati dall’istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’ente che in Italia coordina e finanzia la ricerca in fisica nucleare, subnucleare e detta fisica delle particelle elementari. L’idea di dotare l’INFN di un grande laboratorio sotterraneo dedicato alla fisica subnucleare nasce nel 1979 grazie al prof. Antonino Zichichi, all’epoca Presidente dell’INFN. Le opere di scavo per la costruzione delle sale sotterranee hanno inizio nel 1982 per un costo totale di 77 miliardi.

I Laboratori sono costituiti da tre grandi sale sotterranee che ospitano gli apparati sperimentali, e da alcuni edifici esterni dedicati ad uffici, laboratori, officine, aule per seminari e centro di calcolo. Sono impegnati nei programmi sperimentali circa 450 ricercatori, di cui quasi 200 sono stranieri provenienti da ogni parte del mondo.

L’interesse della comunità scientifica internazionale è testimoniato dalla significativa presenza di studiosi stranieri provenienti da prestigiose istituzioni (oltre trenta, tra le quali il Max Planck Institut di Heidelberg e di Monaco, il KFZ di Karlsruhe, il laboratorio francese di Sactay, il Massachusetts Institute of Technology e il California Institute of Technology degli Stati Uniti, il CERN di Ginevra, l‘Accademia delle Scienze Russa e il Kurchatov Institute) che partecipano alle attività di ricerca dei LNGS.

Il “cuore” dei Laboratori del Gran Sasso è all’interno della montagna. coperto da uno strato di roccia di oltre 1.400 m. In corrispondenza del Monte Aquila, quasi a metà percorso del tunnel autostradale che collega Teramo a L’Aquila. tre grandi sale sperimentali (alte 20 metri, larghe circa 18 e lunghe 100) ospitano imponenti apparati scientifici. Con i raccordi e i cunicoli di emergenza, i laboratori sotterranei occupano un volume pari a 180.000 mq e un’area di 13.500 m.  A causa delle grandi quantità d’acqua presenti all’interno del Gran Sasso, la temperatura naturale è circa 6-7 °C e l’umidità quasi del 1007 durante tutto l’anno. Per ottenere una climatizzazione ottimale per le attività che vi si svolgono, le sale sperimentali sono impermeabilizzate e coibentate. La ventilazione, assicurata da una lunga tubazione che corre lungo la galleria autostradale, con dall’esterno circa 35.000 m di aria all’ora (in caso di necessità si possono raggiungere i 45.000 mq/h).

I dati raccolti dagli esperimenti giungono per mezzo di un cavo a fibre ottiche ai laboratori esterni, situati a circa 8 Km di distanza presso Assergi, dove vengono elaborati. Il centro di elaborazione dati è connesso alla rete nazionale della ricerca (Garr-B), che permette di comunicare con università e centri di ricerca in Italia e nel mondo. Le strutture esterne sono state completate per adeguarsi all’incremento delle attività. Al nucleo originario, un edificio di 3.250 metri quadrati si sono progressivamente aggiunti altri edifici dedicati ai laboratori scientifici e ai servizi, per un totale di circa 12.000 metri quadrati. È  stata inoltre allestita una sala per l’assemblaggio e il collaudo degli esperimenti, una sala conferenze, la mensa e la foresteria.

I grandi spazi a disposizione hanno permesso la gestione di apparati sperimentali di elevate dimensioni, ma sono attualmente divenuti insufficienti ad accogliere le richieste di nuovi esperimenti. Per questa ragione i programmi dei LNGS prevedono la costruzione di altre due sale sperimentali sotterranee più piccole dì quelle esistenti e di una nuova galleria di servizio che dovrebbe soprattutto garantire maggior sicurezza disaccoppiando i laboratori sotterranei dal tunnel autostradale”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho posto alcune domande ai dipendenti dei LNGS, solo alcuni però hanno risposto. Riporto testi qui di seguito.

 

1. Nel 1970 durante i lavori si notò la presenza di un acquifero di vaste proporzioni ( acque  20000 lt/sec) e vennero applicati dei fori drenanti  di oltre 100mt. che contribuirono all’abbassamento della falda acquifera.

Cosa ci può riferire in proposito? “Nel 1969 durante gli scavi delle due gallerie autostradali, si è trovata una falda acquifera a circa 2 Km dall’ingresso. La parete è stata perforata e l’acqua drenata con appositi strumenti. Successivamente per far fronte alla crisi idrica del tempo si  è deciso di utilizzare quell’acqua per approvigionare gli acquedotti del Teramano, il Ruzzo, con circa 800 lt/s e quello dell’Aquila con 400 lt/s. Recentemente si è notato un ulteriore abbassamento della falda in virtù del drenaggio dell’acqua verso l’esterno. Attualmente il livello della falda è sotto la superficie autostradale, dove avviene la captazione dell’acqua.

Qual è il  livello di sicurezza autostradale e dei laboratori attualmente?

Il problema del terzo traforo o cunicolo di accesso, servirebbe come accesso al laboratorio in maniera indipendente dall’autostrada. Si rimuoverebbe così la pericolosa strettoia lungo la galleria Teramo - L’Aquila. Una via di accesso al laboratorio di 5 Km di lunghezza, un quarto in sezione delle gallerie esistenti da utilizzare con mezzi elettrici e da utilizzare principalmente come via di fuga”.

E cosa comporterebbe l’asportazione di 500.000 mq di roccia, per la creazione del “terzo buco” nel ventre del Gran Sasso? Potrebbe abbassare ulteriormente la falda acquifera e avrebbe ripercussioni su tutto il sistema idrico abruzzese?

“Sono stati fatti degli studi in merito dai risultati, si è arrivati alla conclusione che la zona nella quale verrebbe fatto il cunicolo è completamente priva di acqua. Infatti recentemente sono state fatte delle perforazioni che hanno dato risultati positivi in merito” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN). 

 

2. Ma perché andare sotto una montagna per svolgere esperimenti di fisica delle particelle?

“Tra le particelle che giungono incessantemente sulla Terra dall’Universo, i neutrini sono quelle che più mantengono l’informazione della loro origine e dei processi che li hanno prodotti. Ciò grazie alle loro proprietà fondamentali, che gli consentono di attraversare grandi quantità di materia senza interagire con essa. Purtroppo queste stesse caratteristiche ne rendono problematica l’osservazione. I neutrini sono originati da fenomeni diversi, ma tutti di importanza cruciale per la comprensione della struttura della materia e dei meccanismi che producono energia nelle stelle.

Gli studi condotti finora sui neutrini (ce ne sono di tre tipi: neutrino elettronico, neutrino muonico, neutrino tauonico) hanno permesso di conoscere alcune loro proprietà, ma hanno anche lasciato aperti molti interrogativi. Ciò che li caratterizza è l’assenza di carica elettrica, la massa molto piccola (o nulla) e il fatto che sono soggetti solo alla forza debole. Esiste inoltre la possibilità che i diversi tipi di neutrini si trasformino l’uno nell’altro, dando così luogo al fenomeno delle “oscillazioni”. E importante notare che le oscillazioni dei neutrini, se verificate sperimentaLmente, indicherebbero la presenza di una massa non nulla per i neutrini. Dato il grandissimo numero di neutrini presenti nell’universo (un miliardo di neutrini per ogni singolo protone) se fossero dotati di una massa (anche piccolissima), influenzerebbero fortemente l’evoluzione dell’universo stesso.

Alcuni fenomeni si verificano ad energie tanto alte da non essere raggiungibili con gli acceleratori, ma possono avvenire anche spontaneamente, sebbene molto di rado. Essi sono inoltre confusi tra fenomeni molto più frequenti dovuti ai raggi cosmici e alla radioattività naturale.

Un laboratorio come quello del Gran Sasso, nel quale uno schermo naturale di 1400 mt roccia lascia passare solo una particella per ogni milione tra quelle che raggiungono la superficie, è il posto ideale per studiare questi fenomeni.

I Laboratori del Gran Sasso sono per estensione e tecnologia, i laboratori sotterranei più avanzati nel panorama della ricerca mondiale” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).

 

3. Che tipi di esperimenti svolgono gli scienziati?

Come vengono condotti gli esperimenti e quali sono le misure di sicurezza adottate? Mi riferisco in particolare ai controlli garantiti con la certificazione ISO14001, vale a dire una certificazione prodotta dalle aziende stesse sulla cui validità si potrebbe discutere. Non si fa alcun riferimento ai controlli d’organismi di tipo pubblico all’avanguardia nelle prevenzione del rischio.

“Esiste un ente che certifica e che garantisce che ci sia un sistema di gestione ambientale efficiente e funzionale. La certificazione ISO4001 è una certificazione di gestione ambientale, che l’INFN ha avuto nell’estate del 2002. Dopo lo sversamento del 2002 è stata richiesta una nuova certificazione che è stata nuovamente confermata. Questo riguarda la gestione dell’acqua, dell’energia, la gestione dei rifiuti, ecc” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).

 

4. Che cos’è GNO, esperimento di radiochimica che indaga sulla natura dei neutrini solari?

E che cos’è GALLEX, terminato nel  1997?

“Il Sole è una sorgente di neutrini, al pari di tutte le stelle in cui avvengono processi dì produzione di energia. La fusione dei nuclei di idrogeno, principale responsabile della enorme energia prodotta, è accompagnata da un’emissione continua di neutrini elettronici che giungono a noi in pochi minuti dopo essere riusciti, senza alcuna difficoltà a passare dal nucleo alla superficie del Sole (un percorso che il calore compie in un milione di anni).

Le ricerche sui neutrini. in quanto messaggeri di ciò che accade all’interno del Sole, sono di estremo interesse al fine di comprendere la natura delle interazioni fondamentali e i meccanismi alla base della produzione di energia delle stelle.

Osservazioni effettuate da esperimenti sotterranei negli Stati Uniti e in Giappone. capaci di rivelare solo una piccola frazione di neutrini solari. di energia più elevata, hanno indicato un flusso di neutrini inferiore (circa 1/2 del totale) a quello predetto dai modelli correnti sul funzionamento del Sole.

L’esperimento GÀLLEX (Gàllium Experiment) è stato concepito per fornire una più accurata osservazione del flusso dei neutrini elettronici solari in modo da misurarne con precisione l’intensità. L’esperimento è infatti costituito da un rivelatore sensibile anche ai neutrini di energia più bassa provenienti prevalentemente dalla fusione protone-protone, un processo responsabile della produzione di oltre il 98% dell’energia emessa dal Sole. Di conseguenza il loro flusso è calcolato in maniera affidabile. Ospitato in una delle grandi sale sperimentali. negli anni passati GALLEX è riuscito a “contare” i neutrini sfruttando la capacità di queste particelle di trasformare il cloruro di gallio (liquido) in cloruro di germanio. Un contenitore racchiude 30 tonnellate di gallio, una massa sufficiente per far interagire alcuni neutrini e dare luogo mediamente, ad un atomo di germanio al giorno. Il conteggio degli atomi di germanio prodotti, frutto di sofisticate tecniche radiochimiche, consente di quantificare il flusso di neutrini registrato.

GÀLLEX ha concluso la presa dati nel 1997. Il risultato finale è una frequenza di conteggi di 76 ± 7 SNU da confrontarsi con la previsione teorica di 129 ± 8 SNU. Questo risultato conferma il deficit nel flusso di neutrini già osservato da esperimenti negli USA e in Giappone. A differenza di questi però, il deficit è osservato su quella parte del flusso che è affidabilmente conosciuta.

Inoltre Gallex ha realizzato una calibrazione assoluta del processo di estrazione completo, mediante esposizione ad una sorgente artificiale di neutrini elettronici. La più probabile interpretazione è l’ipotesi che i neutrini elettronici, prodotti dal Sole, si trasformino in parte, lungo la strada, in neutrini di un altro tipo (muonici e tauonici). Assisteremo così aL fenomeno quantistico delle oscillazioni dei neutrini, possibile solo se i neutrini, a differenza di quanto assunto nella teoria corrente, hanno massa.

Al posto di Gallex opera ora GNO.

GNO (Gallium Neutrino Observatory) monitorerà il flusso di neutrini di bassa energia provenienti dal Sole per un intero ciclo solare, circa 11 anni. Lo scopo è di tenere sotto osservazione l’attività solare e di diminuire gradualmente le incertezze sperimentali”(Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).

 

5. Che cos’è BOREXINO, esperimento che ha causato indirettamente il 16 agosto 2002, lo sversamento nel torrente Mavone di una certa quantità di trimetilbenzene, pericolosissimo per le acque e non solo?

“È  l’esperimento che potrebbe contribuire in maniera decisiva al problema dei neutrini solari. Si tratta infatti di un rivelatore che una volta ultimato sarò in grado di misurare il tempo reale, con altissima statistica, le interazioni dei neutrini solari prodotti nella reazione che coinvolge i nuclei di Be. Questo è uno dei processi che avvengono nel Sole ed è di fondamentale importanza per comprenderne il meccanismo. La fase delle prove preliminari si è conclusa con i risultati de prototipo del rivelatore Counting Test Facility, dedicato allo studio delle schermature necessarie per ridurre il fondo causato principalmente dalla radiazione naturale della roccia circostante. Il rivelatore sarà costituito da una sfera centrale perfettamente trasparente, contenente circa 300 tonnellate di scintillatore liquido ad un livello di radio purezza di una parte si dieci milioni di miliardi, mai raggiunto sino ad ora: la sfera sarà osservata da 2.200 fotomoltiplicatori racchiusi in una sfera d’acciaio contenente 1.000 tonnellate di liquido schermante Tutta la struttura sarò immersa in un contenitore con 2.400 tonnellate di acqua estremamente purificata. Ogni giorno interagiranno nell’esperimento circa 50 neutrini” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).

Qual è il suo parere sullo sversamento del 16 agosto 2002?

“Il trimetilbenzene è classificato come elemento irritante, uno pseudocumene e non è né tossico, né nocivo, né tantomeno cancerogeno. È fastidioso per il cattivo odore, ma essendo molto volatile come la benzina nel giro di poco tempo evapora ed essendo anche leggero, ha galleggiato sull’acqua e questo ha appunto permesso l’evaporazione dello stesso in poco tempo. Analisi fatte qualche giorno dopo, hanno dimostrato la totale assenza della sostanza. In realtà l’inquinamento dell’acqua non c’è stato”( Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).

 

6. Il problema della presenza nei Laboratori di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose e delle modalità di conduzione di alcuni esperimenti era stato sollevato dal gennaio 2002 dal WWF. Inoltre il vicepresidente nazionale del WWF aveva presentato un esposto sulla possibile inosservanza della Direttiva Seveso bis, uno dei rilievi dell’atto di sequestro. Quindi 8 mesi prima dello sversamento del 16 Agosto 2002 gli enti sapevano e vi era tutto il tempo per intervenire.

Qual è il suo parere in merito al sequestro dell’esperimento in questione, situato nella sala C dei laboratori? “Non posso rispondere a questa domanda nello specifico”.

Oggi sappiamo che le condutture di raccolta delle acque di scolo dei Laboratori e dell’autostrada sono un colabrodo. È vero? “Sono state fatte dall’ANAS molti anni fa e da allora non sono state più toccate. C’è uno studio in merito per capire se ci sono dei collegamenti tra gli scarichi dei laboratori e dell’autostrada nel torrente Mavone. Si sta facendo un’indagine per scoprire appunto se esiste una commistione tra i due scarichi”(Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).

 

7. Esiste un elenco delle sostanze presenti nei Laboratori e dei rispettivi quantitativi?

“Esiste un elenco ma non sono la persona più adatta per rispondere ci riferisce il Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN ”. 

A questo però posso aggiungere qualcosa. In effetti visitando i laboratori e leggendo un po’ ovunque posso riferire che mi sono fatto una mia idea personale sulla questione.

I laboratori sotterranei sono costituiti da tre sale sperimentali principali denominate sala A, B, C, le dimensioni delle quali sono circa 100x20x20  e da una serie di tunnel di collegamento,cunicoli di emergenza, gallerie della zona interferometrica, galleria tir, tunnel di servizio e tunnel auto. Date le dimensioni davvero ragguardevoli, molti degli esperimenti sono collocati nelle sale principali, mentre gli impianti generali di servizio e gli impianti di supporto (impianto dell'acqua, dell'alimentazione e così via) sono collocati, come pure i serbatoi di stoccaggio dei liquidi criogenici, nelle gallerie di collegamento Nella mappa allegata potete vedere la configurazione sperimentale: descriviamo in maniera breve e schematica gli esperimenti principali ed i relativi rischi intrinseci nella presente relazione non tratteremo degli impianti di sicurezza in ogni singola. Sempre nella planimetria allegata faremo riferimento soprattutto alla infiammabilità dei materiali adoperati per fini sperimentali, quali i liquidi scintillatori e le miscele di gas idrocarburi, del tutto indispensabili ai fini della ricerca, proprio per le loro rispettive peculiarità: capacità di emettere fotoni e facilità di ionizzazione. Si tenga comunque presente che nella Guida per la Sicurezza degli Esperimenti presso i LNGS, già distribuita nella sua prima release a tutte le Collaborazioni sperimentali operanti, risultano elencati i materiali il cui uso nei laboratori sotterranei risulta vietato ovvero ammesso con determinate restrizioni.

Sala A:

 

L'Esperimento GNO, nel lato sud della sala, si potrebbe definire un esperimento radiochimico, i cui componenti principali sono due serbatoi da 100 metri cubici realizzati in PVDF; un serbatoio è riempito con una miscela di GaCl3, per un totale di circa 30 tonnellate di Gallio liquido, un metallo, dissolto in una soluzione acida. L'esperimento non è particolarmente pericoloso per quanto riguarda l'infiammabilità, ma bisogna tener presente che in media ogni 3 settimane la Collaborazione GNO effettua una operazione di strippaggio in azoto della suddetta miscela; in questa fase l'aria deve essere monitorata e controllata, proprio a causa del rischio di presenza di vapori di HC1 al di sopra del TLV ammesso per legge. L'apparato sperimentale LVD, nel lato Nord della sala, è un esperimento modulare composto da 5 torri di 6 piani con serbatoi d'acciaio (1.2 m cubici ognuno), raggruppati per 8 in un contenitore d'acciaio più largo. Al momento, soltanto 3 delle 5 torri sono state approvate, finanziate e realizzate: ad oggi, pertanto, un ammontare totale di 1000 serbatoi è stato già riempito di scintillatore liquido. Si tratta di un olio minerale con un punto di infiammabilità pari a Tf <20° C; inoltre è presente un sistema di distribuzione gas: una miscela di Isobutano-Argon-CO2 scorre all'interno di un sistema di tubi in PVC  (tubi a streamer o tubi di Iarocci). Questo sistema di tubi si presenta intorno ad ogni piano di ogni singola torre. Il maggior rischio è dato dal basso punto d'infiammabilità, mentre il vantaggio della struttura dell'apparato sperimentale è dovuto alla sistemazione modulare e alla doppia parete in acciaio quale elemento confinante e contenente il liquido.

Sala B:

L'apparato MACRO occupa la maggior parte dell'area della sala: 72m di lunghezza 12m di larghezza e 7m di altezza, con un soppalco realizzato a forma di U-rovesciata che porta l'apparato sperimentale ad un'altezza di circa 13m. MACRO è composto da n. 450 tubi cilindrici in PVC lunghi 12m, con diametro pari a 250mm, riempiti con una miscela di olio minerale con un punto di infiammabilità di circa 100°C. L'ammontare totale di olio minerale è di circa 600t. Anche in questo apparato c'è un sistema di tubi a streamer o tubi di Iarocci (PVC, 3cm x 3cm sezione trasversale) all'interno del quale una miscela infiammabile (N-pentano, Elio e CO2) scorre in un circuito chiuso. Rispetto all'Esperimento LVD, il vantaggio è dato dalla temperatura di infiammabilità dell'olio minerale nettamente più elevata, mentre il materiale utilizzato per il contenimento (PVC invece che acciaio) e l'infiammabilità della miscela di gas sono senza dubbio penalizzanti e contribuiscono a creare una condizione peggiore per quel che riguarda la Sicurezza. Inoltre, le guarnizioni usate (BUNA) sono danneggiate dall'usura (vi sono delle fessure nelle guarnizioni ed alcuni dei tubi in PVC perdono olio sul pavimento). Ad ogni modo, in accordo a quanto detto durante le ultime riunioni della Comunità Scientifica, l'apparato MACRO sarà smantellato nel prossimo futuro: per il momento il suo smantellamento è stato schedulato a partire dalla prossima primavera.

Sala C:

Nella HALL C ci sono il cosiddetto Counting Test Facility (CTF), prototipo di BOREXINO, e BOREXINO stesso, in fase di avanzata istallazione. Il CTF è stato in funzione ed ha prodotto dati di interessa scientifico fino a 2 anni fa; tale prototipo, che è un vero e proprio apparato sperimentale, è costituito da un pallone di nylon (2m di diametro), riempito con 4500 litri di Pseudocumene (PC, il cui punto di infiammabilità risulta pari a circa T f  = 48°C) completamente immerso in acqua deionizzata, contenuta in un serbatoi  d'acciaio al carbonio di circa 1000m L'intero apparato ha una simmetria sferica: attorno al pallone di nylon, infatti, è stata realizzata una struttura tubolare in acciaio inox AISI 304L  struttura di supporto di 100 fotomoltiplicatori, che osservano  il pallone e che rilevano gli eventi. Un sistema di monitoraggio tramite telecamere a circuito chiuso e di controllo dei parametri più importanti in gioco (temperatura, PH, umidità) permette un controllo remoto dell'intero apparato Sulla base dei risultati ottenuti dal prototipo è stato studiato e progettato l'Esperimento BOREXINO, di dimensioni veramente ragguardevoli. L'apparato sperimentale BOREXINO, ora in fase d'installazione, sarà costituito da  un recipiente in nylon di circa 320 m cubici e 8m di diametro, riempito con PC completamente immerso in PC che sarà  contenuto in una sfera d'acciaio inossidabile (SSS:  Stainless Steel Sphere di circa 1350m . La sfera in AISI 304L è stata realizzata all'interno di un contenitore d'acciaio inossidabile chiamato  Water Tank (WT), cilindrico + cupola, di circa 3500m durante la fase di presa dati dell'esperimento, il volume di intercapedine tra sfera e  Water Tank  (2100m circa). Sarà riempita con acqua demineralizzata .  Il pallone di nylon sarà osservato da 2200 fotomoltiplicatori (PMT), direttamente fissati sulla sfera in acciaio; tali PMT, che lavoreranno immersi nello scintillatore costituiscono il sistema di rilevazione dell'esperimento. Il programma temporale di BOREXINO prevede il completamento dell'installazione dell'intero apparato ed il  riempimento della SSS con lo pseudocumene ultimati entro il 2001 Paragonando BOREXINO ; agli altri esperimenti ospitati presso i L.N.G.S. per ciò che riguarda l'infiammabilità ed i rischi intrinseci, il vantaggio consiste sia nella temperatura di infiammabilità accettabilmente elevata sia nel disegno dell'apparato stesso, che comunque prevede una doppia parete in acciaio inossidabile quali contenitori dello scintillatore. Si deve inoltre tenere in considerazione che il tutto è immerso in un enorme bacino di acqua deionizzata. Sempre dal punto di vista della Sicurezza, il problema principale è dovuto al fatto che l'ammontare totale del PC non è suddiviso in moduli.

 

 

8. Prima dell’avvio dei singoli esperimenti, viene valutata l’entità del rischio per la popolazione connessa ad eventuali incidenti?

“Nelle sale dei laboratori e non solo è stata costruita una rete di sensori per controllare la fuoriuscita di tutte le sostanze. Viene appunto controllata l’acqua che esce dai laboratori e tutte le sostanze che eventualmente porta all’esterno accidentalmente. Controllo che viene fatto in tempo reale, per evitare che da qualche parte ci sia una perdita di sostanze pericolose” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).

 

9. Sono state condotte simulazioni circa il comportamento delle sostanze eventualmente rilasciate, sia per quanto riguarda la reazione con altre sostanze presenti nei Laboratori sia, in particolare, rispetto alla vastità delle aree che verrebbero interessate?  “Non saprei proprio rispondere”. (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).

 

10. Per esempio, il cloruro di Gallio, una volta fuoriuscito dai contenitori, potrebbe penetrare nella falda sottostante ai Laboratori vista la sua solubilità? 

 

11. Potrebbe arrivare ad inquinare i corsi d’acqua superficiali? 

 

12. Fino a che distanza dai Laboratori in ogni direzione?

 

13. Quante persone sarebbero coinvolte da un’emergenza di questo genere?

 

14. Sarebbe possibile una bonifica delle aree e con quali costi?

 

15. Esistono piani d’emergenza per la popolazione interessata, direttamente o indirettamente, da eventuali emissioni di sostanze pericolose?

 

16. Sono previste esercitazioni con il coinvolgimento della popolazione?

 

17. Quali e quanti sono i controlli periodi di cui vengono sottoposti i Laboratori, i lavoratori e la popolazione dei paesi circostanti, anche per evidenziare eventuali rilasci accidentali di sostanze pericolose nell’ambiente?

 

18. Quali sostanze vengono monitorate?

19. Come avviene lo smaltimento dei rifiuti tossici?

In proposito, recentemente sono stati scoperti dei rifiuti tossici, dal Nipaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale) della Forestale. Oltre all’Aquila, i rifiuti tossici sono stati rinvenuti nelle province di Roma, Napoli e Milano. L’appalto era stato vinto da una società aquilana, autorizzata al trattamento dei rifiuti e al loro smaltimento in discariche idonee. Invece, secondo le indagini della Forestale, che teneva d’occhio i laboratori da tempo, tonnellate di rifiuti pericolosi non avrebbero mai lasciato la città: sono stati dislocati a Pettino, in una zona vicino all’ospedale, dove c’è anche l’oasi del laghetto di Vetoio, a Sassa e a Tempera. Vicino al San Salvatore, sono state scoperte alcune decine di tonnellate di rifiuti plastici contaminati da olio misto a trimetilbenzene, il temibilissimo pseudocumene, come ha precisato la Forestale.

Cosa ne pensa?

 

20. L’INFN è stato accusato di violazione della normativa sulla tutela delle acque (abbassamento della falda acquifera),  violazione della normativa dei Parchi (senza nulla osta da parte del PNGSL) violazione della normativa sulla V.I.A. e per mancanza di adeguamento delle strutture idriche esistenti, nonché per la loro scarsa manutenzione.

Sicuramente sono stati fatti degli errori.

Cosa potete riferirci in proposito, per fare maggior chiarezza sulla situazione?

Come intendete far fronte ad un’eventuale richiesta di bonifica ed indennizzo per danni ambientali?

 

A queste ultime domande non mi hanno voluto rispondere. Ho più volte chiamato la Dr.ssa Antolini, Responsabile relazioni Esterne, il Direttore dei Laboratori, il Dr. Eugenio Coccia e i Responsabili della Sicurezza, Sig. Franciotti e R. Tartaglia, ma invano.

Comunque in un sito internet ( www.abruzzosocialforum.org/traforo/Gallio1.jpg e www.abruzzosocialforum.org/traforo/foto%20gallio.htm    ) ho trovato interessanti foto e documenti.

 

      

 

 

        

Queste foto sono state scattate a poche centinaia di metri dai laboratori esterni  a 100 metri dagli attuali trafori del Gran Sasso (versante aquilano). Questi contenitori (alti un paio di metri) sono sicuramente vuoti (almeno lo speriamo), in ogni caso hanno contenuto una sostanza pericolosissima, il cloruro di gallio; ritengo che non debbano essere lasciati in questo modo. La Guardia Forestale ha avviato un'inchiesta ufficiale. Il cloruro di gallio dove si trova? In caso di gravi incidenti esistono dei piani di sicurezza esterna ai laboratori ? Si parla tanto di sicurezza interna ai laboratori, ma sotto il Gran Sasso c'è anche una enorme riserva di acqua che dà da bere a 500.000 persone.

E se poi prendiamo il documento completo “Organizzazione della sicurezza e gestione delle emergenze” a cura di Roberto Tartaglia, avremo lo schema qui di seguito riportato.

 

 

( documentazione ufficiale risalente a marzo 2000 )

Il problema della sicurezza per la popolazione degli esperimenti condotti nei Laboratori del Gran Sasso, di certo esiste.

Dante Caserta, Presidente Regionale dell’Associazione WWF ha dichiarato: “La questione può essere riassunta in questa domanda: è sensato stipare 2000 tonnellate di sostanze potenzialmente pericolose a stretto contatto dell’acquifero che fornisce acqua per 800.OQO persone? In tutti i testi di protezione civile vale l’assunto RISCHIO = VULNERABILITA x INTENSITA DEL FENOMENO (in questo caso pericolosità delle sostanze). Giustamente, si cerca di delocalizzare le raffinerie dai centri urbani perché, anche se vengono rispettate le norme di sicurezza, il rischio è troppo elevato perché l’esposizione della popolazione è diretta. Nel caso dei Laboratori del Gran Sasso entrambi i fattori, vulnerabilità e intensità, appaiono particolarmente rilevanti, per cui il rischio ci pare elevatissimo”.

Nel mese di gennaio 2002, il WWF ha invialo una lettera ad una serie di Autorità ed Enti (Ministri dell’Ambiente, Salute, Interno, Ricerca Scientifica, Lavoro, Prefetti L’Aquila, Pescara e Teramo, Presidente ed Assessore alla Protézione Civile Regionali, ANPA, ARTA, Istituto Superiore di Sanità, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro), sulle garanzie di sicurezza

verso l’esterno dei Laboratori dell’istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso

(www.abruzzosocia1forum.org/traforo/wwf_1aboratori.htm)  

Tali richieste sono motivate dal fatto che all’interno dei Laboratori, situati al di sopra della falda acquifera del Gran Sasso che serve molte sorgenti dalle quali scaturiscono alcuni dei più importanti fiumi abruzzesi e da cui si riforniscono diversi acquedotti, sono stoccate grandi quantità di sostanze pericolose.

Tra queste sostanze:

30 tonnellate di Cloruro di Gallio (quasi un terzo della produzione mondiale). Si tratta di una sostanza che, per la sua pericolosità, è stata inserita dall’EPA (l’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti) tra quelle estremamente pericolose. La dose minima letale è tra le più basse (una concentrazione di 0.19 mg per litro d’aria causa la morte delle cavie). Nella citata scheda dell’EPA si può leggere: “Per la tossicità del Gallio e dei suoi derivati, come dimostrato dagli esperimenti, tutte le persone coinvolte nel lavoro con queste sostanze dovrebbero essere sottoposte ad un esame medico periodico, durante il quale un’attènzione speciale deve essere posta al controllo delle condizioni del fegato, delle vie respiratorie e della pelle”. Molteplici e gravissime sono poi le conseguenze sanitarie di un’eventuale esposizione a questa sostanza (arresto respiratorio, cianosi, paralisi ecc.), tanto da rendere il soccorso delle vittime particolarmentE difficile. Il Cloruro di Gallio, inoltre, è molto solubile sia in acqua calda che in acqua fredda: un incidente nei Laboratori sotterranei del Gran Sasso potrebbe avere conseguenze disastrose in un’area ben più vasta di quella interessata dai Laboratori e, anche in considerazione della natura calcarea della montagna potrebbe portare al conseguente inquinamento delle falde circostanti.

1.800 tonnellate di isoAlcani (miscelati con altre sostanze). Gli isoAlcani sono considerati pericolosi per l’ambiente (classificati a livello europeo come R53: “possono avere effetti negativi

persistenti per gli ambienti acquatici”, possono formare nubi esplosive più pesanti dell’aria.

600 tonnellate di Argon liquido (da portare a varie migliaia di tonnellate nei prossimi anni).

L’Argon, solitamente considerato non pericoloso, può rivelarsi, in queste quantità, estremamente pericoloso come asfissiante potendo formare, se liberato nell’ambiente, nubi asfissianti più pesanti dell’aria: viene definito “killer silenzioso” perché, nella forma gassosa, è inodore ed incolore, per cui la sua presenza non viene subito avvertita.

16 kg di Germanio arricchito. Sul Germanio, ricerche recenti hanno evidenziato danni agli organi interni (in particolare al rene) in caso di esposizione cronica, anche in piccolissime quantità, a questa sostanza e ai suoi composti.

Notevole preoccupazione solleva poi la recente decisione di stoccare all’interno dei Laboratori 1250

tonnellate di 1,2,4-Trimethylbenzene, un liquido incolore infiammabile, irritante e potenzialmente

pericoloso per i persistenti effetti sugli ambienti acquatici. La quantità che dovrebbe essere collocata nei Laboratori è pari a circa 1/5 dell’intera quantità importata dagli USA in un anno. Sempre secondo l’EPA, l’i ,2,4-Trimethylbenzene, “essendo un liquido che non si lega fortemente con il suolo, può muoversi attraverso il terreno e penetrare nelle falde”. Può accumularsi progressivamente nei tessuti e le ricerche dimostrano la pericolosità dell’esposizione a tale sostanza, anche a dosi bassissime Secondo il WWF e necessario che sulle sostanze presenti nei Laboratori sotterranei di Fisica Nucleare del Gran Sasso e sul loro utilizzo, si faccia assoluta chiarezza Se è giusto preoccuparsi della sicurezza degli operatori dei Laboratori ( che può essere raggiunta senza realizzare il terzo traforo, ma migliorando e potenziando i sistemi attualmente esistenti) è indispensabile verificare con estrema attenzione anche il grado di sicurezza dei Laboratori verso l’esterno, tenuto conto che un eventuale disastro ambientale sulla falda acquifera che rifornisce oltre

la metà degli abruzzesi avrebbe costi enormi in termini ambientali ed economici, causando danni irreversibili all’ecosistema del Gran Sasso d’Italia ed alla salute umana.

 

 

(Area raccolta cisterne – sequestro della G. Forestale)

 

 

 

  (azoto liquido)

 

          (esp. DAMA tunnel B-A)

 

 

                                                                                         (Sala C posta sotto sequestro)

 

ASSERGI - laboratori esterni

 

 

piantina laboratori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6. LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE,

  LE PROVINCE, I COMUNI E IL PARCO

 


Dalla lettura delle varie delibere e degli atti ufficiali si profila un vasto schieramento contrario al terzo traforo che, tranne i pareri favorevoli del Comune e della Provincia di L'Aquila, mette insieme le Province di Teramo e Pescara, le Comunità Montane del Gran Sasso, Vomano Fino Piomba e Vestina e molti Comuni abruzzesi. La Regione Abruzzo si è pronunciata contro il terzo traforo ben tre volte: il 19/1/93 e il 14/11/95 con l'approvazione in sede di Consiglio Regionale di due risoluzioni contrarie alla realizzazione del terzo traforo, e il 16/1/98 attraverso un pronunciamento della Giunta Regionale che "conferma la posizione di netta contrarietà della Regione alla realizzazione delle nuove opere, così come già espresso dalla risoluzione approvata dal Consiglio Regionale il 14/11/95" . Non solo, la Regione Abruzzo chiede che "qualora il Parlamento non dovesse condividere la posizione della Regione Abruzzo, si chiede che, comunque, vengano riaperte le procedure per la valutazione dell'impatto ambientale". Per quanto concerne i Consigli provinciali, oltre ai ripetuti pronunciamenti contrari della Provincia di Teramo (il 12/1/93; il 24/10/95; il 18/9/98 e il 10/5/2000) si registra il no del Consiglio Provinciale di Pescara che il giorno 30/10/95 all'unanimità approva una delibera che chiede "di impedire la realizzazione del progetto dell'I.N.F.N. che apporterebbe nuovi e irrimediabili danni all'equilibrio idrogeologico di quello che era uno dei più grandi serbatoi di acqua pregiata".
Per quanto riguarda i comuni la "produzione" deliberativa in merito al terzo traforo è imponente e tutta, tranne per il comune di L'Aquila, decisamente contraria.

Comune di Penne (PE) (15/11/95):"assoluto dissenso in merito alla paventata costruzione della terza canna del traforo del Gran Sasso, ritenendo assolutamente non tollerabile il danno idrogeologico che la realizzazione della suddetta opera provocherebbe".

Comune di Atri (TE) (28/11/97):  "il Consiglio Comunale esprime la propria ferma opposizione contro le opere in oggetto e delibera che vengano definitivamente e formalmente abbandonate".

Il Comune di Bussi (PE) in seduta straordinaria  con i Comuni di Popoli (PE), Capestrano (AQ) e Villa S. Lucia (AQ) il 9/1/98in considerazione "dei gravi danni provocati dalla costruzione dei laboratori di fisica nucleare che hanno comportato la scomparsa del fiume Tavo e della cascata del Vitello d'Oro, il dimezzamento delle sorgenti del Ruzzo, il ridimensionamento delle sorgenti del fiume Pescara, il dimezzamento della portata del fiume Tirino che è passata dai 12,5 mc/sec storici agli attuali 5,5 mc/sec: ritengono necessario assumere tutte le iniziative politiche possibili volte ad impedire la realizzazione dei lavori previsti dalla l. 366/90 e ribadire la propria ferma e decisa contrarietà".

Il Comune di Farindola (PE) nel settembre del 1995  approva una delibera che, tra le altre cose, afferma che "la realizzazione del terzo traforo preoccupa le popolazioni montanare in primo luogo, e tutta la popolazione abruzzese residente nelle province di Pescara, L'Aquila e Teramo (…) tale iniziativa, se attuata, produrrebbe effetti negativi di particolare rilievo per l'economia e le risorse naturali ed agricole di Farindola".
 
Il 21/9/95 il Consiglio Comunale di Silvi (TE) presieduto dal Sig.re Di Febo Giuseppe, Sindaco,  esprime "profonda preoccupazione nei confronti della volontà dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di realizzare nuovi scavi sotto il Gran Sasso con il rischio di non avere più la risorsa d'acqua indispensabile per la vita umana e per le attività economiche di Silvi, della Provincia di Teramo e del resto della Regione Abruzzo"; mentre il Comune di Martinsicuro (TE) si è fatto addirittura promotore in prima persona presso enti e istituzioni pubbliche di numerose iniziative contro la realizzazione del terzo traforo. A queste amministrazioni vanno aggiunti i pronunciamenti di quasi tutti i consigli comunali della provincia di Teramo (Roseto degli Abruzzi, Montorio al Vomano, Tossicia, Castellalto, ecc.) e in particolare quello del comune capoluogo che si è pronunciato in ben quattro occasioni per il no con motivazioni di carattere economico-sociale e ambientale concludendo con la seguente affermazione "… tra tante opere incompiute al servizio dei cittadini, apparirebbe veramente incomprensibile il dispendio di così ingenti risorse per la realizzazione di una ulteriore galleria nelle viscere del Gran Sasso al servizio di un piccolissimo gruppo di persone".

( lettera con prot. 20208 del 16/9/98 )

 

Consiglio Comunale di Elice (PE) (29/10/98): presiede la Sig.ra Maria Concetta Vanni, Sindaco: “Visto l’appello per il Gran Sasso d’Italia, lanciato dal neo Comitato per la tutela dell’ acqua del Gran Sasso costituitosi il 18/8/98  in Pescara

Atteso che il comitato di. cui sopra persegue la tutela del Gran Sasso, e gli scopi specificati nell’allegato A);

Ritenuto di aderire agli scopi di cui al citato Comitato ed in particolare di doversi opporre al terzo traforo del Gran Sasso

Vista la legge 142/90 e successive modificazioni

Visti i pareri espressi ai sensi della Legge 142/90, così come modificata dalla Legge 127/97

Con 07 voti favorevoli, astenuti nessuno, contrari nessuno, espressi dai n. 7 consiglieri presenti e votanti

DELIBERA

1) di aderire agli scopi del Comitato per la tutela dell’acqua del Gran Sasso d’Italia, come specificati nell’allegato

2) di dichiarare il  proprio parere contrario in ordine alla realizzazione del terzo traforo del Gran Sasso d’ Italia;

3) di trasmettere la presente deliberazione a: Italia Nostra -- Via Gioberti 44 — Pescara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Consiglio Comunale di Civitella Casanova (PE) (30/09/98):

delibera n°20. Oggetto: mozione sulla realizzazione della terza canna del traforo del Gran Sasso.

Presiede il sig.re Colaiocco Rocco Antonio, Sindaco.

 

 

 

 

 

Claudio Ruffini Presidente della Provincia di Teramo
Le ragioni dell'acqua, dell'economia e del buon senso
La realizzazione di una terza galleria sotto il Gran Sasso

 

 

La realizzazione di una terza galleria sotto il Gran Sasso viene presentata, da chi vuole l'opera a tutti i costi, come un braccio di ferro fra ambientalisti radicali che contrari per partito preso ad ogni manufatto e amministratori assennati che non vogliono rinunciare, per il bene della comunità, ad un'opera di 100 miliardi con ampie ricadute benefiche sul territorio. Nel migliore dei casi, diventa una lotta di campanile fra teramani e aquilani. In questa babilonia di voci, spesso strumentale a logiche di parte, vengono soffocate le ragioni del buon senso. E da questa parte del Gran Sasso, le ragioni che impongono una riflessione, sono veramente tante. Abbiamo cercato di riassumerle in questo numero di Teramo Parchi convinti come siamo che non sono le ragioni di un pezzo di territorio, di una parte della comunità abruzzese ma rappresentano le ragioni universali del buon senso. Al centro del nostro ragionamento vi è senza dubbio la difesa di una risorsa vitale, l'acqua, fonte di ricchezza e vita per tutti. Di fronte al rischio di un abbassamento ulteriore delle falde acquifere e quindi della disponibilità dell'acqua o di fronte ai rischi di inquinamento che i lavori possono comportare, è nostro dovere chiedere che il progetto venga riconsiderato. Da questa parte del Gran Sasso, i cittadini, soprattutto i cittadini della montagna, hanno potuto constatare da soli e quotidianamente, cosa ha significato per l'acqua e le sorgenti la realizzazione del traforo. Le improvvise morie di pesci, la scomparsa di vecchie sorgenti, la diminuzione della portata d'acqua sui fiumi. Noi non siamo ambientalisti di maniera, non combattiamo in nome di una natura incontaminata… dall'uomo. Stiamo cercando di difendere le ragioni di una comunità e del suo equilibrio socio-economico che, ovviamente, fonda sulle risorse anche naturali. Queste ragioni convergono con le ragioni delle associazioni ambientaliste ma anche con quelle di uomini di scienza, di tecnici, con quelle dell'acquedotto, con quelle dei Sindaci, con quelle di tanti cittadini dei quali siamo solo dei portavoce. E a proposito di economia ed... economie è forse il caso di ricordare che questa comunità aspetta finanziamenti per completare opere, queste sì, molto importanti: la Teramo-Mare; la San Nicolò-Garrufo; il completamento dell'asse viario fra Ascoli Piceno e Pescara; il raddoppio dell'A/24. Per non parlare del fatto che da anni si invoca il rilancio dell'entroterra, delle aree montane, del bacino sciistico del Gran Sasso. Se questi soldi venissero investiti sul territorio con opere di rilancio dell'economia e del turismo, di qua e di là del Gran Sasso, allora sì che si vedrebbero ricadute positive sul territorio. Se di fronte a queste ragioni, di buon senso, si vuole continuare a sostenere che si possono spendere 100 miliardi per ampliare il laboratorio del Gran Sasso e che questa è l'unica opera infrastrutturale che ci serve, così come è stato scritto nel programma del Governo, così come sembra sostenere il Ministro per le infrastrutture Pietro Lunardi, allora bisogna sapere che lo scontro diventerà radicale. Da queste parti del Gran Sasso. (Claudio Ruffini Presidente della Provincia di Teramo)

 

 

I DATI

(Articolo tratto da Teramo Parchi)

 

I lavori per realizzare le gallerie ed i laboratori, iniziati nel 1968 e protrattisi fino al 1987, sono costati la vita a dieci operai. Il volume di roccia asportata ammonta complessivamente a circa 2.120.000 mq (di cui 1.930.000 mq per il traforo e 190.000 mq per i laboratori). La realizzazione di queste opere ha provocato enormi danni all'ambiente ed in particolare all'equilibrio idrogeologico del massiccio del Gran Sasso che ha nelle sue viscere il più grande serbatoio d'acqua d'Abruzzo.
Gli scavi effettuati hanno determinato la perdita di enormi quantità d'acqua: in alcuni momenti della fase di cantiere si arrivò a 2.150 litri/secondo sul versante teramano e a 750 litri/secondo su quello aquilano, con conseguente allagamento delle gallerie e sospensione dei lavori.
Tale perdita, in una certa misura, continua ancora oggi: il drenaggio, attraverso un sistema di fori drenanti, infatti, è sempre attivo, per evitare carichi idrostatici eccessivi sui parametri delle gallerie autostradali; l'acqua drenata viene quasi tutta utilizzata a scopi acquedostistici.
Secondo uno studio eseguito nel 1983 dalla Compagnia Mediterranea Prospezioni per conto della Cassa per il Mezzogiorno, a causa dei lavori per realizzare i due trafori ed il laboratorio, si è verificato l'abbassamento della falda acquifera di circa 600 metri (dagli originari 1600 m. slm agli attuali 1060 m.), con conseguente flessione delle sorgenti: Ruzzo e Casale San Nicola diminuzione del 60% della portata; Mortaio d'Angri e Vitella d'Oro diminuzione del 50%; Tempera e Capo Vera diminuzione del 50%; Tirino diminuzione del 50%; Pescara diminuzione del 25%.
Questi dati sono stati poi confermati da un recente monitoraggio delle sorgenti di Tempera e Capo Vera condotto dal Dipartimento di Scienze ambientali dell'Università di L'Aquila, che ha accertato come le sorgenti, nel periodo 1994/97, abbiano raggiunto il minimo storico di portata (complessivamente 950 litri/secondo contro i 1870 litri/secondo).

 


WWF E ITALIA NOSTRA ALL'ATTACCO DEL PROGETTO

Estratto da "Terzo traforo, disastro certo" ne "IL MESSAGGERO" del 12 agosto

 

...Ad aprire un fuoco di sbarramento a tutto campo ecco le delegazioni abruzzesi del WWF e Italia Nostra, che attaccano duramente quanti si sono dichiarati favorevoli al terzo traforo ed invitano ad uscire allo scoperto coloro che finora hanno preferito non prendere posizione e rimanere alla finestra . Le associazioni ambientalistiche prospettano uno scenario catastrofico: il nuovo "buco" nel ventre del Gran Sasso, con l'asportazione di 500.000 metri cubi di roccia, abbasserebbe ulteriormente la falda acquifera e avrebbe ripercussioni negative su tutto il sistema idrico abruzzese. Ricordano WWF ed Italia Nostra che il ministro dell'Ambiente, Edo Ronchi, ha levato autorevolmente la sua voce contraria, ma l'ottusa logica della burocrazia ministeriale e gli interessi collegati alle imprese ed agli appalti premono per la realizzazione dell'opera. Ma se un ministro dice no, un altro ministro (quello dei lavori pubblici) invece ha già detto sì, con il parere favorevole del Consiglio superiore, organismo tecnico, che ha ritenuto valido, e non dannoso per l'ambiente, il terzo traforo. Sostanziali diversità di vedute, dunque, all'interno della stessa compagine ministeriale. Posizioni diametralmente opposte anche nell'Ulivo, la coalizione di cui - è appena il caso di ricordarlo - fanno parte sia i Verdi che i Democratici di sinistra. Contro Edo Ronchi ha già tuonato il deputato abruzzese Francesco Aloisi ( Democratico di sinistra), che ha tacciato il ministro di "integralismo ambientalista", ricordandogli che il progetto per il terzo traforo ha già ottenuto l'avallo dello stesso dicastero all'ambiente per quanto riguarda l'impatto ambientale. E se i Verdi abruzzesi si sono già schierati apertamente contro il terzo "buco", WWF ed Italia Nostra invitano la Regione " a pronunciarsi con chiarezza, riprendendo quanto affermato nel '93 e nel 95, per abbandonare l'ambiguità, che fino ad oggi l'ha caratterizzata su questa vicenda e ribadire con nuova determinazione la propria contrarietà all'opera".

 

Che cosa sta succedendo in Italia? mi chiedo.

Perché tanti misteri, su questo affare per certi versi davvero scottante?

Cosa c’è dietro a tutto questo?

E poi se consideriamo le ultime vicende (vedi 16/8/2002), probabilmente potrebbero saltare fuori parecchie cose se si indagasse meglio. Gestione rifiuti, sicurezza all’interno dei laboratori e altro ancora…

Ma vediamo meglio la questione. Che cosa vuol dire, “Sostanze tossiche immesse accidentalmente nel Fosso di Corno?”

 

TERAMO. La domanda più inquietante che girava tra la gente, dopo l’incidente nei laboratori di fisica nucleare, è questa: ma le sostanze tossiche utilizzate nei laboratori, una delle quali il 16 ha riempito di schiuma maleodorante il Fosso di Corno, possono finire nell’acqua che beviamo? Domanda alimentata dall’atteggiamento di diversi addetti ai lavori nei giorni successivi all’incidente. Se l’Arta infatti si affanna a dire che non c’è stato inquinamento, specificando poi «per l’acqua potabile», e il presidente dell’acquedotto del Ruzzo, Pino Casalena, esprime a chiare note il proprio disappunto perché l’ente non è stato avvisato subito, il che avrebbe potuto provocare «una vera tragedia». Il problema è che la tenuta di questi scarichi andrebbe periodicamente verificata. Noi l’ultimo controllo l’abbiamo fatto due mesi fa,e questo controllo ha escluso la commistione. Ciò non toglie che, se le condotte si dovessero lesionare, potrebbe accadere di tutto» afferma Domenico Giambuzzi, presidente dell’Acar. Ma non finisce qui. : la cosa è già accaduta. «Tanti anni fa», dice Giambuzzi, «quando si stavano realizzando i cavernoni del laboratorio, ci furono delle commistioni ma bloccammo in tempo l’erogazione». E allora che cosa si dovrebbe fare per far stare tranquilla la popolazione? «Innanzitutto», dice il direttore dell’Acar, «il laboratorio deve sensibilizzarsi al fatto che esiste anche l’acquedotto del Ruzzo. Noi il 16 non siamo stati avvisati e questo è l’aspetto più negativo». Durissimo anche Antonio Ricci, presidente di Legambiente. «deve essere istituita una  commissione che dovrà verificare l’affidabilità delle misure di sicurezza da attuarsi ed avere anche il potere di escludere quelle ricerche che fossero pericolose. E già gravissimo», prosegue Ricci, «il fatto che uno sversamento, le cui conseguenze sono ancora tutte da accertare, si sia potuto verificare, ma ancora più inammissibile ed inaccettabile è stata la totale indifferenza dimostrata dall’Infn. Non aver comunicato nulla ai responsabili dell’acquedotto teramano del Ruzzo ha messo potenzialmente a rischio la salute di migliaia di persone. Riteniamo», ha concluso Antonio Ricci, «che dopo quanto successo l’Infn vada posto sotto stretto controllo».

 

 

Comunicato stampa Italia Nostra -  sez .Pescara

 

Il Presidente delle sezioni d'Abruzzo di Italia Nostra esprime a nome dell'Associazione profonda soddisfazione per l'ordinanza di sospensiva pronunciata dal TAR per la realizzazione  del terzo traforo del Gran Sasso.

Italia Nostra, fin dagli anni Novanta, ha considerato l'opposizione al terzo traforo del Gran Sasso banco di prova per una politica che volesse assumere non a parole ma a fatti il percorso di uno sviluppo sostenibile, soprattutto in tempi di emergenza ambientale e idrica.

Il terzo traforo del Gran Sasso comprometterebbe, con l'abbassamento delle falde acquifere, le risorse idriche della regione e la somma destinata alla realizzazione di questa opera potrebbe, invece, essere dirottata proprio per una più efficiente e riqualificante rete di distribuzione dell'acqua nella regione.

La sede nazionale di Italia Nostra, proseguendo la sua azione contro il terzo traforo, è intervenuta ad adiuvandum nel giudizio promosso contro l'opera dalla Provincia di Teramo presso il Tribunale Amministrativo Regionale dell'Abruzzo, con l'assistenza dell'avv. Maria Athena Lorizio.

Attendiamo fiduciosi il definitivo pronunciamento del TAR nel prossimo mese di ottobre.

Pescara, 25 luglio 2002

Il Presidente delle sezioni d'Abruzzo di Italia Nostra prof. Emiliano Giancristofaro  e il Consigliere nazionale e  Presidente della sezione di Pescara arch. Antonello Alici.

Appello per il Gran Sasso d’Italia

 

Riporto qui di seguito, integralmente il testo della locandina del WWF.

Il Gran Sasso d'Italia non è solo la vetta più alta degli Appennini. E' anche la montagna con i paesaggi tra i più amati ed è quella che segna gli inconfondibili orizzonti delle terre adriatiche. E' anche la montagna dei poeti, la bella che si addormenta nei tramonti di fuoco. Il Gran Sasso d'Italia è Parco Nazionale dal 1991 (Legge n.394). Sulle sue pendici trovano sede tanti paesi, che dalle potenzialità di una società sostenibile si aspettano una rinascita culturale, sociale ed economica, che sta faticosamente avviandosi. Ma il Gran Sasso è innanzitutto VITA: non solo per la grande varietà di flora e di fauna che ospita e che ne fa uno scrigno preziosissimo di biodiversità, ma soprattutto per la ricchezza delle sue acque leggerissime, che custodisce nelle profondità e con cui alimenta un'infinità di sorgenti, fiumi, ruscelli e acquedotti, assicurando l'elemento base alla bellezza ed alla vita dei suoi "ospiti" vegetali, animali ed umani. Il Gran Sasso è anche sede di un importante laboratorio di fisica subnucleare e di astrofisica (INFN), che è stato ricavato nelle viscere calcaree del massiccio, a lato delle gallerie autostradali che, negli anni 60, hanno violato la sua roccia, ne hanno aperto le cavità più segrete, ne hanno devastato le risorse idriche, provocando l'abbassamento della falda idrica di oltre 600 metri e l'essiccamento di sorgenti, ruscelli, fiumi, la distruzione di diversità biologiche ed hanno compromesso l'equilibrio della delicata struttura geologica. E come se non bastasse, i trafori pretesero anche un tragico tributo umano: la vita di un operaio per ogni chilometro realizzato. Nuovi scavi causerebbero la perdita di ulteriori 90 litri al secondo di preziosa acqua. Eppure gli scienziati dell'INFN continuano,oggi, a pretendere una terza galleria (per entrare, con tranquillità, entro i "propri" laboratori) e due nuove sale. Noi, convinti che è possibile migliorare la sicurezza dell'accesso ai laboratori da parte degli scienziati e valorizzare la ricerca senza violare ulteriormente la sicurezza e la vita del Gran sasso e della sua gente, diciamo "NO", con fermezza, al terzo traforo ed a nuove sale in sotterraneo. Realizzare la terza galleria ed altre caverne artificiali significherebbe affermare che nei Parchi italiani è consentita qualsiasi devastazione; significherebbe accettare un rischio irresponsabile di ulteriore squilibrio idrogeologico; significherebbe contrapporre, ancora una volta, i "lavori pubblici" alla salvaguardia del territorio e la "lobby" dei fisici nucleari ai diritti ed alle speranze di riscatto economico e sociale delle popolazioni. Proposte di modifica della legge n. 366 del 1990, già in discussione in Parlamento, prevedono una conciliazione possibile: nessun nuovo ed inaccettabile traforo; migliorata sicurezza dei laboratori INFN; risanamento ambientale e recupero dei centri storici; la costituzione di un istituto per la ricerca ambientale e climatica per la sostenibilità. Sarà possibile così coniugare scienza e società, riqualificazione sociale ed ambientale, creare nuova occupazione stabile e qualificata. Intendiamo, perciò, unire le nostre forze per la difesa del Gran Sasso contro ogni ipotesi di nuovi trafori, per una società ed una ricerca socialmente sostenibili, a reale servizio delle popolazioni del Parco e dell'intero Abruzzo. Chiediamo, pertanto, a tutte le espressioni della società civile e, in primo luogo, alla Regione Abruzzo, di ribadire in ogni sede, a cominciare da quella governativa, l'inconciliabilità di una terza galleria e di nuove sale in sotterraneo con la conclamata scelta di Regione Verde d'Europa. Chiediamo alle istituzioni abruzzesi, alle associazioni, al mondo del lavoro e della cultura e ad ogni cittadino di aderire al Comitato e partecipare alla manifestazione indetta per la difesa dell'acqua del Gran Sasso, della sua vita e delle sue popolazioni.                                                                                                                                                                                                               Comitato per la tutela dell'acqua del Gran Sasso

 

 

 

 

Teramo 25 luglio 2002

“Un appello alla Regione: adesso riflettiamo”

 

Commenta Ruffini dopo l’ordinanza del Tar sul Terzo Traforo del Gran Sasso.

“E’ offerta a tutti  l’opportunità di riflettere, una pausa di riflessione per tutti coloro che insistono testardamente a voler realizzare un’opera che la maggioranza degli abruzzesi non vuole. Soprattutto al Ministro Lunardi, ministro tecnico non eletto dal popolo”. Così questa mattina, in apertura di conferenza stampa, si è espresso il presidente Ruffini, commentando l’esito dell’ordinanza del TAR, depositata ieri.

Secondo il Tribunale amministrativo de L’Aquila “ il ricorso e i connessi motivi aggiunti, ad un primo sommario esame, appaiono assistiti da notevoli elementi di fondatezza;  il decreto impugnato con i motivi aggiunti prelude all’immediato e urgente avvio dei lavori, configurando l’ipotesi del danno d’estrema gravità”.

La Provincia di Teramo ha presentato un primo ricorso contro la delibera Cipe, quella contenente il programma delle grandi infrastrutture strategiche e fra queste il terzo Traforo e successivamente, motivi aggiunti contro il Decreto Compartimentale del Ministero delle Infrastrutture che ha autorizzato la realizzazione dell’opera. Ed è per quest’ultimo che la Provincia ha chiesto la sospensiva, poi concessa dal TAR. Nel merito saranno esaminati  nella seduta del prossimo 9 ottobre.

“Alla luce del pronunciamento del Tar rivolgo due appelli – ha proseguito Ruffini-  uno al Presidente Pace affinché faccia il presidente di tutti gli abruzzesi e apra un tavolo di mediazione con il Governo per bloccare l’opera. Ammesso che vi siano questioni di sicurezza, ormai è chiaro a tutti che esistono soluzioni alternative praticabili e che, comunque, la vita di uno scienziato vale quanto quella di un abruzzese. Il secondo appello lo rivolgo ai consiglieri regionali per la seduta del 30 luglio, quando si esaminerà la richiesta di ammissibilità del referendum.  Bocciare l’istanza significherebbe scrivere una pagina buia, una pagina di anti-democrazia soprattutto dopo le dichiarazioni del Ministro Lunardi che ha anticipato l’esito delle decisioni del Consiglio con il chiaro intento di condizionare la volontà dei consiglieri”.

Nel corso della conferenza stampa, Antonio Zecchino, avvocato dell’ente e componente del collegio difensivo nominato dall’amministrazione e coordinato da Vincenzo Cerulli Irelli, ordinario di Diritto Amministrativo alla Sapienza di Roma, ha sintetizzato i motivi del ricorso.

Oltre ai profili di illegittimità che riguardano il procedimento di adozione della delibera CIPE,  vengono rilevate violazioni alla normativa sulla Conferenza dei Servizi (mancata convocazione di tutti gli enti interessati e decisione assunta a maggioranza dei presenti e non all’unanimità); alla normative sulla legge istitutiva dei Parchi (non c’è il prescritto nulla osta dell’ente Parco); violazione della normativa sulla Valutazione dell’Impatto Ambientale, in quanto non sarebbe sufficiente quella rilasciata nel ’92; violazione, infine, della normativa sulla tutela delle acque e sulla tutela della salute pubblica.

 Sempre secondo l’avvocato Zecchino, nel Decreto attuativo ci sono evidenti incongruenze, come quella, secondo la quale  i pareri negativi manifestati in sede di Conferenza di Servizi sarebbero stati formulati solo da amministrazioni territorialmente incompetenti mentre sia la Provincia di Teramo che l’Ente Parco, in particolare, si sono espressi a pieno titolo contro il Terzo Traforo.

Inoltre, fra gli elementi che rendono evidente la necessità di una nuova Via (la Via del ‘92 si riferisce ad progetto iniziale poi integralmente rielaborato) vi è la circostanza che uno dei presupposti di una nuova galleria è quello di eliminare la strozzatura per la corsia di accesso al laboratorio . Con il progetto definitivo, quello del ’98, invece, la strozzatura rimane, in quanto il diametro della prevista  terza canna non consentirà, comunque, il transito dei Tir diretti ai laboratori; i mezzi pesanti, infatti, dovrebbero necessariamente continuare ad utilizzare la corsia esistente, senza alcun miglioramento delle condizioni attuali di sicurezza.

Il collegio difensivo dell’ente è composto dall’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli, professore  Ordinario di Diritto Amministrativo alla Sapienza di Roma, già presidente della Bicameralina, ex parlamentare;  dall’avvocato Antonio Bargone, già Sottosegretario ai Lavori Pubblici; dall’avvocato Alessandro Pace,  professore Ordinario di Diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma e dal legale dell’ente, l’avvocato Antonio Zecchino.

“Non solo è stata sospesa la realizzazione del progetto ma nel testo dell’ordinanza si rileva che il ricorso è assistito da notevoli elementi di fondatezza e che appaiono fondati i timori di estrema gravità – dichiara il coordinatore del collegio, il professor Cerulli Irelli - . Il procedimento avviato dal Governo non può concludersi con esito positivo date le colossali illegittimità e incongruenze del provvedimento. Parafrasando il Ministro Lunardi, direi, che così come è formulato il procedimento, il Traforo non si farà e basta. Per quanto riguarda il problema della sicurezza, questo deve essere affrontato sulla base di un nuovo procedimento, corretto e completo di quegli elementi che oggi mancano”.

 

E ancora, l’Assessore all’Ambiente Energia Parchi della Provincia di Teramo, S. Marziani, che ho incontrato in data 9/10/2002, alla domanda “potrebbe darmi un parere sulle problematiche inerenti al terzo traforo del Gran Sasso ?” (intervista su Park News, novembre 2002, di Fabrizio Fedele), mi ha risposto: “Sul terzo traforo del Gran Sasso, il mio parere contro di esso si basa su fondamenti di tipo tecnico.

La relazione dell’ANAS, che evidenzia come non si possa in nessun modo escludere la riduzione della portata d’acqua attualmente presente, la presenza dell’attuale galleria dell’ACAR che consentirebbe soluzioni diverse e meno impattanti, le altre relazioni presenti che parlano di una sicura riduzione della portata di almeno 100 mq/sec (circa la metà dell’acqua che viene erogata alla città di Teramo), tutte queste considerazioni nell’insieme rappresentano elementi che indurrebbero anche il più sprovveduto a riflettere o addirittura ad approfondire la questione”. Ma cosa è stato fatto fin’ora? Mi chiedo.

 

 

 

PERCHÉ NESSUNO POSSA DIRE:

“NON LO SAPEVO!”

 

Spesso si sottovaluta il pericolo di un disastro ambientale fino a quando questo non si verifica. È esattamente quanto sta accadendo con il terzo traforo e l’ampliamento dei Laboratori di fisica nucleare sotto il Gran Sasso d’Italia. Nonostante i danni provocati dalle due gallerie autostradali e dalle sale laboratorio già realizzate, si vuole ancora una volta “bucare” la montagna più alta dell’Appennino, danneggiandone nuovamente l’acquifero. Il terzo buco rappresenta un colpo mortale per la risorsa acqua, indispensabile per la vita di piante, animali e centinaia di migliaia di donne e uomini. Costituisce un pericolo per l’ambiente, ma anche per l’economia ed il turismo. Per scongiurare questo pericolo è in atto una delle più gran di mobilitazioni a difesa dell’ambiente mai registratesi in Italia: il “popolo dell’acqua” fatto da Associazioni ambienta liste, Amministrazioni Comunali e Provinciali, Sindacati, Partiti politici, Comitati di base e singoli cittadini ormai da anni manifestano il loro dissenso e la loro opposizione a questo ennesimo scempio. Solo con l’impegno di tutti si riuscirà ad avere lo meglio sulla potente “lobby dei traforisti” che vuole speculare sulla pelle di noi abruzzesi.

 

 

I PRIMI TRAFORI E I DANNI AMBIENTALI

Nelle viscere del Gran Sasso d’Italia sono stati realizzati due tunnel autostradali di circa 10km e tre enormi sale che ospitano i laboratori sotterranei dell’istituto Nazionale di Fisica Nucleare (1NFN). i lavori, costati la vita a dieci operai e protrattasi dai 1969 ai 1987, hanno provocato l’asportazione di 2.120.000 mq di roccia. Ciò ha determinato gravissimi danni all’equilibrio idrogeologico del Gran Sasso che ospita il più grande acquifero d’Abruzzo. Gli scavi hanno comportato l’abbassamento della falda acquifera di circa 600 metri e la flessione della portata di molte sorgenti (ad es. Ruzzo e Casale San Nicola meno 60%, Tirino meno 50%, Pescara meno 25%).

LUNARDI, IL MINISTRO TRAFORISTA

Il Ministro Lunardi, maggiore sponsor nazionale del terzo traforo, è stato - guarda caso! - il coprogettista dei due precedenti trafori, nonché consulente dell’INFN sui Laboratori. Il Ministro, con fare assolutamente arrogante, esclude qualsiasi ulteriore danno all’acquifero affermando di conoscere meglio di chiunque altro la geologia del Gran Sasso: visti i morti ed i danni provocati dai precedenti lavori, è molto difficile credergli! Purtroppo anche politici locali come il Sottosegretario Sospiri, il Presidente della Giunta Regionale Pace e l’Assessore regionale De Matteis, incuranti della volontà espressa dagli abruzzesi, hanno deciso di seguire pedissequamente le imposizioni di Lunardi, rimangiandosi quanto avevano detto in passato circa la necessità di far svolgere una nuova ed approfondita Valutazione di impatto Ambientale.

TERZO TRAFORO ED AMPLIAMENTO DEI LABORATORI

Nonostante i danni provocati dai precedenti lavori, esiste un progetto del 1990 che prevede il potenziamento degli attuali Laboratori del Gran Sasso con la realizzazione di un cunicolo di servizio (lungo circa 6Km e con diametro di 6 metri) tra le sale sotterranee e l’esterno, nonché di due nuove gran di sale-laboratorio da affiancare alle tre già esistenti. Attualmente si accede ai Laboratori dalla galleria autostrade Teramo - L’Aquila. A questi accessi ci si arriva attraverso delle corsie, di decelerazione ed accelerazione degli autoveicoli, ricavate utilizzando una delle due corsie del tunnel autostradale. Nel progetto di ampliamento non è prevista la rimozione di tali corsie in quanto il nuovo cunicolo sarà utilizzato solo da piccole navette per il trasporto delle persone, mentre i camion o i mezzi di servizio dovranno continuare ad accede re dalla galleria autostradale.

LE MOTIVAZIONI DEL NUOVO PROGETTO

La nuova galleria consentirebbe l’accesso diretto ai Laboratori dell’INFN dal versante aquilano, facendo risparmiare non più di 25 minuti a quanti devono recarvisi. Chi vuole il terzo traforo sostiene che questo ulteriore collega mento diretto con l’esterno consentirà di migliorare i livelli di sicurezza per il personale dei Laboratori sotterranei. Questi motivi di sicurezza sono una novità degli ultimi tempi, tanto è vero che la legge che finanzio le opere non ne fa riferimento. Se esistono ragioni di sicurezza queste possono e devono essere risolte in maniera compatibile con la tutela della montagna e della falda acquifera. Vanno perciò studiate ed approfondite le proposte alternative avanzate.

 

I DANNI DERIVANTI DAL TERZO TRAFORO E DALL’AMPLIAMENTO DEI LABORATORI

Intervenire sull’acquifero del Gran Sasso comporterà la riduzione degli apporti alle sorgenti con problemi nella distribuzione dell’acqua potabile, oltre ad enormi conseguenze sul. l’ambiente naturale. È probabile che gli scavi per la realizzazione del nuovo tunnel si svilupperanno, nel primo tratto, al di sopra delle due gallerie autostrada li già realizzate, interessando perciò un’area presumibilmente drenata, ma l’ulti mo tratto del tracciato, abbassandosi al livello dei Laboratori, interferirà sicuramente con l’acquifero. Lo scavo delle due nuove sale-laboratorio, poi, interesserà l’area compresa tra i Laboratori esistenti e la foglia di sovrascorrimento dove c’è da attendersi un consistente afflusso idrico e quindi un ulteriore abbattimento dell’acquifero locale. Inoltre durante la fase di cantiere, è certo l’inquinamento della falda.

Dopo aver negato questi ulteriori danni all’acquifero, i fautori del terzo traforo hanno dovuto ammettere che l’Acquedotto del Ruzzo subirà una diminuzione della disponibilità idrica (300 litri al secondo durante la fase di cantiere), per cui si dovrà provvedere alla potabilizzazione e commercializzazione dell’acqua della Diga di Piaganini e del Lago di Campotosto: per noi consumatori questo si traduce in acqua di minore qualità e costi maggiori.

LA SICUREZZA AUTOSTRADALE E DEI LABORATORI

Le gallerie autostradali del Gran Sasso sono tra le più sicure al mondo per gli automobilisti. Infatti, mentre i trafori del Monte Bianco e del San Gottardo sono a galleria unica, quel lo del Gran Sasso è già a doppia canna. Esistono numerosi passaggi che permettono la fuga da una galleria all’altra in caso di incidente, Il restringimento di carreggiata esistente sulla galleria Teramo - L’Aquila per l’accesso ai Laboratori funge da limitatore di velocità come dimostra il minor numero di incidenti verificatisi in questa canna rispetto all’altra. Per quanto riguarda la sicurezza dei laboratori, il vecchio progetto del ‘90 è superato da più avanzate soluzioni per la fornitura di servizi essenziali quali aria, acqua ed energia. Vie di fuga alternative per chi lavora nei Laboratori sono state avanzate: perché l’ANAS, l’INFN ed il Ministro trafori sta Lunardi si sono sempre opposti ad una nuova Valutazione di Impatto Ambientale che avrebbe permesso di valutare le diverse alternative, individuando la soluzione migliore?<