TORTORETO - 24/04/2009 Intervistata da
noi della redazione di Pungolo, la Sociologa
Tiziana Pasetti, (la ricordate
durante l'intervista di G. Giuliani?) una sfollata dell'Aquila, scampata dal
terremoto, ora domiciliata momentaneamente a Tortoreto Lido. Un'importante
testimonianza su quel tragico giorno e sull'altra faccia della medaglia: gli
aiuti "mai visti" e le notizie "mascherate". Le tendopoli fantasma senza
servizi igienici ad hoc e i volontari sempre meno presenti. Non è tutt'oro
quel che riluce!
Gli studi di molti ricercatori in tutto il mondo convergono.
La sperimentazione è ormai matura. Ma questo è il paese delle contraddizioni,
dei paradossi, delle poltrone da tenersi strette, del business
che viene prima di tutto. E' il paese dei conti cinici e sommari fatti sulla
pelle degli altri: in fondo, quanto costano trecento morti?
Di meno rispetto a quanto ci vuole per mantenere in piedi un
apparato in grado di proteggerli. Quindi...
E dire che proprio a L'Aquila, dove vive e lavora il Cacciatore di Terremoti,
il piccolo grande uomo che li ha fregati tutti, sviluppando la tecnica più
avanzata e funzionale disponibile al mondo, si è verificato il
disastro annunciato più sconcertante di tutti.
Su quale altare sono state sacrificate le vite di tanta gente? Di chi erano
gli interessi da tutelare? Chi ha preso la decisione di azzittire
Giampaolo Giuliani con una querela per procurato allarme, quando lui non disse
mai le cose che gli furono imputate? Chi ha sulla coscienza
centinaia di corpi travolti dalle macerie o decedeuti per soffocamento
nell'aria satura di polveri di gesso e calce? Chi dice che i terremoti non si
possono prevedere? Per quali interessi lo fa?
Tante domande. Ma le risposte stanno arrivando...
Per il momento, iniziate ad ascoltare la cronistoria ufficiale degli
avvenimenti, ricostruita dallo stesso Giuliani.
Giampaolo Giuliani: "Noi abbiamo tre stazioni di
monitoraggio di Radon, che rilevano i precursori sismici e
attraverso di essi ci danno informazioni sulla possibilità di un evento sismico
tra le 6 e le 24 ore prima dell'evento stesso. Il sindaco dell'Aquila, che aveva
tra l'altro messo a disposizione una di queste stazioni, mi aveva chiesto di
fargli delle piccole relazioni qualora io avessi osservato delle situazioni
anomale che avrebbero potuto condurre a un evento di terzo o quarto grado, in
maniera che lui potesse evacuare, magari anche con una scusa banale, gli alunni
di alcune scuole a rischio sismico.
Il 27 e il 28 marzo gli mando una piccola relazione dicendo che ci sarebbe
stato un evento di magnitudo 2.3, 2.4 previsto per il 28. Il 28 gli mando
un'altra segnalazione circa un nuovo evento che si sarebbe verificato nella
mattinata, all'Aquila, sempre di magnitudo 2.2, 2.4 - poi si è verificato il
2.4 alle 8 del mattino - e segnalando anche un ulteriore evento un po' più
forte che si sarebbe verificato a 50 o 60km dall'Aquila, che quindi non avrebbe
interessato la città.
Il 29 mattina si ebbe un 2.4 a L'Aquila, e alle 9.40 un
3.8 a Sulmona, circa 50 km da L'Aquila. Il sindaco mi chiamò
nella mattinata per chiedermi cosa si sarebbe dovuto fare. Gli risposi che ormai
l'energia era stata scaricata, gli eventi si erano verificati, e che se
nell'arco della giornata avessi verificato qualche dato ulteriore gliel'avrei
fatto sapere. Gli dissi anche che avrebbe potuto correlarsi con il sindaco di
Sulmona, e analizzando i dati delle tre stazioni avremmo potuto vedere se ci
sarebbero state altre scosse di assestamento a Sulmona.
La mattina del 29 marzo 2009 il sindaco di Sulmona mi telefona chiedendomi come
si sarebbe evoluta la situazione nella sua città. Io gli dico di aver bisogno di
almeno tre ore per analizzare tutti i dati e che mi sarei fatto sentire non
appena l'analisi fosse stata pronta. Inizio ad elaborare i dati di tutte le
stazioni e alle 13.00 vedo i grafici, i quali indicano che il picco che aveva
procurato l'evento del 3.8 era in discesa, quindi si trattava di una situazione
che stava tornando alla normalità. Alle 15.00 questo picco
continua a scendere, segnalando una situazione piuttosto stazionaria.
Alle 15.30 chiamo il sindaco di Sulmona sul cellulare e non mi risponde.
Allora chiamo la sala dove era riunita la Protezione Civile, mi risponde
l'Assessore alla Protezione Civile al quale dichiaro che le macchine osservano
che dalle 15.30 alla mezzanotte non ci saranno altri eventi,
neanche scosse di assestamento. Avrebbe quindi potuto tranquillizzare la
popolazione, perchè non avrebbero avuto nemmeno delle piccole scosse.
Gli ho detto che avrei continuato a monitorare la situazione con i dati che
sarebbero pervenuti nell'arco della giornata e, se avessi notato delle anomalie,
avrei richiamato personalmente. Dato che non c'erano state anomalie, mentre
invece osservavo una situazione in cui il Radon cresceva e che interessava
L'Aquila, non ho avvisato più il sindaco di Sulmona.
La mattina dopo, svegliandomi, ho scoperto attraverso i media di aver ricevuto
un avviso di garanzia perchè il sindaco dichiarava che gli
avevo detto che Sulmona sarebbe stata colpita da un evento catastrofico più
forte di quello della mattina.
Il 31 marzo osserviamo una situazione che va crescendo in
L'Aquila, un innalzamento del Radon al di fuori della norma. Non so più che cosa
fare, se avvisare o se non avvisare. Rileviamo che abbiamo intanto un quarto
grado a L'Aquila, e poi tutta la sequenza degli eventi che conduce fino alla
notte tra il 5 e il 6 di aprile, una settimana dopo, quando si è verificato
l'evento catastrofico.
Il 5 aprile, alle 20.00, constato che la situazione è fortemente
anomala, e vado a scaricare i dati alla scuola Edmondo De Amicis.
Incrociando i dati, verso le 22.00 o le 23.00, vedo che la situazione si sta
evolvendo verso una situazione catastrofica, un forte evento.
Non so chi avvisare. Tantissimi nell'aquilano che conoscono la mia tecnica e i
nostri studi osservano i grafici su internet che denunciano una situazione
piuttosto allarmante, e prendono autonomamente la decisione di abbandonare le
case e passare la notte fuori. Io invece ho vissuto una situazione drammatica
perchè vedevo montare un evento disastroso e non sapevo cosa fare." Claudio Messora: "Perchè lei è stato querelato e temeva
successive azioni legali.." Giampaolo Giuliani: "Certo! Avevo subito pressioni: anche se
avessi visto un evento catastrofico non avrei dovuto allertare e dirlo
a nessuno! A chi mi telefonava e mi diceva di avere visto dai grafici
che stava succedendo qualcosa, io domandavo che tipo di casa avessero. A chi
aveva una casa vecchia, antica suggerivo di passare la notte fuori. C'è stato un
passaparola tra le persone, e mi hanno detto che tantissimi amici sono usciti e
si sono salvati. Nella notte, mentre controllavo e rifacevo i calcoli, e
controllavo in linea anche il nostro sismografo vicino alla stazione principale
dove c'era il monitoraggio del Radon, e vedevo che caricavano piccole scosse
premonitrici di un forte evento, e vedevo il Radon che continuava a salire, il
tempo di continuare a fare i calcoli nella speranza di avere sbagliato qualcosa,
... e l'evento me lo sono beccato io stesso dentro casa!
E' stato un evento violentissimo, anche perchè l'epicentro era a pochissimi
distanza da me: 4 o 5 km dalla mia abitazione dove stavo in quel momento
ricontrollando tutto, per cui anche gli allarmi che arrivavano, rispetto alla
media degli allarmi, hanno anticipato di un'ora, un'ora e mezza circa rispetto
alle sei ore di anticipo con cui ci dovrebbe arrivare il primo allarme. Tante
persone che non hanno avuto la possibilità di saperlo, trecento persone,
sono morte. Ma se fosse stata data la segnalazione, come è
successo per tanti per cui c'è stato un porta a porta tranquillo,
senza scatenare il panico, senza correre rischi, che infatti hanno preso le
famiglie e le hanno messe nei camper, nelle roulottes, sono usciti per strada,
sono andati in qualche altro posto, forse... avrebbero potuto essere
salvate molte persone in più." Claudio Messora: "Se lei non avesse ricevuto questo avviso di
garanzia, probabilmente la situazione avrebbe potuto cambiare perchè lei non si
sarebbe sentito costretto a tacere, con la museruola." Giampaolo Giuliani: "Certo, in una situazione del genere, con
un simile sciame sismico, avrei detto che se si fosse sentita
una scossa premonitrice in cui in casa si muove il tavolo, si muovono le sedie,
tintinnano i bicchieri, si muovono i lampadari, visto che viviamo su un
territorio a rischio sismico, a questo primo accenno la gente avrebbe dovuto
abbandonare la casa e passare la notte fuori." Claudio Messora: "Si è fatto un'opinione sulle motivazioni di
questo avviso di garanzia?" Giampaolo Giuliani: "Ritengo che sia falso.
E' difficile poter male interpretare 'State tranquilli, perchè fino alla
mezzanotte non ci sarà un evento sismico' e trasformarlo in 'ci sarà un
evento catastrofico più grande di quello che avete avuto'." Claudio Messora: "Quindi possiamo ipotizzare che sia
stata un'azione dolosa?" Giampaolo Giuliani: "Secondo me sì. Perchè poi lo dovrei
pagare io questo dolo, se ho detto qualcosa di diverso, che poi è stato
riportato in maniera catastrofica?"
Ipotesi
possibile, prevedere i terremoti
(seconda parte)
La
ricostruzione de L'Aquila costerà ai contribuenti almeno 12 miliardi di
euro, spicciolo più spicciolo meno. Mafiosi, camorristi, politici corrotti,
imprenditori senza scrupoli e uomini di malaffare sono già in fibrillazione da
tempo.
Con soli 500.000 euro Giuliani può mettere in piedi una rete composta da
cinque stazioni di rilevamento. Con cinque stazioni si mettono in sicurezza
tre regioni: Abruzzo, Marche e Molise.
Intervista
a Giampaolo Giuliani
Ecco come
si possono prevedere i terremoti
Claudio Messora:
«Sono con Giampaolo Giuliani. Vorrei chiarire con lui, per i non esperti, come
funziona la tecnica di previsione dei terremoti cui lui sta lavorando da tanto
tempo.»
Giampaolo Giuliani:
«Noi abbiamo realizzato un rivelatore gamma, una macchina che permette di
monitorare il Radon che fuoriesce dalla crosta terrestre. Dieci anni fa, non
avendo la disponibilità per acquistare un radometro, abbiamo realizzato questo
strumento in maniera piuttosto artigianale, utilizzando del materiale che
normalmente viene utilizzato per la ricerca sulle particelle cosmiche.»
Claudio Messora:
«Perchè è così importante il Radon?»
Giampaolo Giuliani:
«Il Radon è un elemento radioattivo che fa parte della famiglia dell'Uranio 238.
Nasce appunto dal decadimento di questo elemento. Il suo padre è il Radio 226,
ed è l'unico elemento della catena di decadimento radioattivo ad essere un
gas. Tutti gli altri sono dei metalli. Inoltre è un elemento che non si
combina con niente e con nessuno. E' inerte. E' un gas nobile ed
ha una caratteristica che lo distingue, un modo di evolversi diverso: ha un'emivita
di 3.8 giorni; dopo 4-5 giorni scompare, una volta venuto su dalla crosta
terrestre perde la sua concentrazione e quindi anche la sua caratteristica di
essere radioattivo e pericoloso per la salute dell'uomo. Il Radon si concentra
in particolar modo nelle cantine, lì dove c'è poca aerazione. Se inalato può
produrre gravi danni all'organismo, addirittura si parla di cancro ai polmoni.
L'analisi di questo gas la facciamo indirettamente, perchè non avendo avuto un
radometro ci siamo costruiti una macchina che studia in realtà due suoi
isotopi che nascono subito dopo il suo decadimento.»
Claudio Messora:
«Perchè è importante il Radon in relazione ai sismi?»
Giampaolo Giuliani:
«Perchè da più di 40-50 anni la scienza dice che in prossimità di forti
terremoti si è sempre notata una forte concentrazione di Radon che fuoriusciva
dalla terra. Quando abbiamo iniziato non avevamo nessuna velleità di scoprire i
precursori sismici e la possibilità di prevedere i terremoti. Eravamo solo
curiosi di vedere se la forte concentrazione di Radon che usciva dalla crosta
terrestre si verificasse prima, durante o dopo un evento sismico. Attraverso una
serie di ricerche effettuate sul campo, in particolare su 90 giorni di
osservazione, di monitoraggio sull'andamento del Radon, abbiamo avuto 28
eventi sismici, ed abbiamo riscontrato su ogni evento sismico che
prima di ogni evento c'era un forte incremento di Radon.»
Claudio Messora:
«Ma c'è una teoria che spiega perchè il Radon si sprigioni dalla crosta
terrestre in prossimità di un sisma?»
Giampaolo Giuliani:
«Ce ne sono diverse, perchè il Radon nel contesto degli eventi sismici viene
studiato un po' in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Russia, in
Giappone, in Israele, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Il Radon
si trova su tutta la crosta terrestre, possiamo misurarlo in qualsiasi punto.
Presenta delle caratteristiche che permettono di verificarne anche la
provenienza. La scienza ufficiale pensa che sia solo il Radon contenuto
nelle rocce. L'Uranio è contenuto nelle rocce appena sotto la superficie della
crosta terrestre, e dal suo decadimento fuoriesce il Radon.»
Claudio Messora:
«Essendo un gas, affiora dunque alla superficie e può essere misurato.»
Giampaolo Giuliani:
«Esattamente. Noi abbiamo riscontrato, per mezzo di questa macchina, delle
caratteristiche peculiari che con i normali radometri non sono ancora state
riscontrate. Da qui abbiamo effettuato delle correlazioni che ci hanno
permesso di risalire al precursore sismico contenuto nel segnale che il
Radon porta fuoriuscendo dalla crosta terrestre.»
Claudio Messora:
«Cosa si intende per precursore sismico?»
Giampaolo Giuliani:
«Il precursore sismico è un'anomalia sulla media mobile del flusso di questo gas
che noi misuriamo. E' praticamente un incremento di Radon che avviene
prima di un terremoto e si manifesta in maniera piuttosto evidente.»
Claudio Messora:
«Quando sono cominciati questi studi?»
Giampaolo Giuliani:
«Sono cominciati nel 2000. Il primo rivelatore lo abbiamo finito di costruire
nel 2002. Nel 2002 è cominciata la serie di osservazioni e l'acquisizione dei
dati. Nel 2004 è nato il secondo rivelatore, che abbiamo predisposto a 50 km da
L'Aquila per avere delle risposte che si correlassero per osservare il Radon da
diversi punti. Nel 2005 sono nate altre due stazioni, quella del Gran Sasso e
quella di Pineto. Sempre nel 2005 abbiamo costruito una barca laboratorio, ed
abbiamo effettuato delle misure del Radon sul fondo del mare, al largo della
costa adriatica, a circa sei miglia dalla costa, a 25 metri di profondità.
Presumiamo di avere effettuato i primi 160 minuti di monitoraggio del Radon dal
fondo del mare. Tra il 2008 e il 2009 abbiamo buttato le basi per cinque
stazioni, due già in rete e una che doveva nascere sempre in rete. Le altre due
sono in fase di montaggio e quindi dovremmo ben presto avere cinque stazioni che
ci permettereanno di monitorare un territorio grande quasi 10.000 / 12.000
chilometri quadrati.»
Claudio Messora:
«Queste cinque stazioni come parlano tra di loro?»
Giampaolo Giuliani:
«Sono interallacciate tra di loro. Ogni stazione manda un segnale ad un'unica
sala sismica, dove un sistema di computer provvede all'analisi dei segnali di
tutte le stazioni. Questo programma provvede anche a rilevare il precursore
sismico, e da ogni stazione, quando tale precursore viene rilevato, viene
lanciato un allarme. Se tutte le stazioni lanciano lo stesso allarme
con un ritardo di due o quattro ore, significa che l'evento sismico è
osservato da tutte le stazioni. Da un sistema trigonometrico calcolato su tutte
le stazioni è possibile ottenere l'epicentro dell'evento e il grado
sismico dell'evento, in una finestra che va dalle 6 alle 24 ore.»
Claudio Messora:
«Nel caso del sisma all'Aquila cosa era successo?»
Giampaolo Giuliani:
«E' successo che delle tre stazioni che fino al momento del sisma stavano
funzionando, e funzionavano bene, una indicava come vettore la posizione
dell'epicentro dell'evento che abbiamo avuto. Le altre due stazioni
denunciavano il grado sismico dell'evento, ed è da una in particolare,
quella più vicina all'epicentro, che si capiva che qualcosa di disastroso stava
avvenendo.»
Claudio Messora:
«Quindi secondo te, Giampaolo, oggi è possibile prevedere con un certo grado di
approssimazione i forti sismi, grazie a questa tecnica?»
Giampaolo Giuliani:
«Piccoli, grandi, mediograndi e forti sismi... sì! Certo, la nostra è una
ricerca sperimentale. Sicuramente abbiamo una notevole mole di dati che ci
permettono di avere informazioni anche scientifiche sul comportamento del Radon
che ancora oggi non sono ben conosciute. Non solo, ma questo sistema ci ha dato
garanzia, non ultima l'evento che abbiamo subito, che un forte evento può
essere in qualche modo allarmato con un certo margine di anticipo.»
Claudio Messora:
«Questi dati, questi risultati sono stati presentati alla comunità scientifica?»
Giampaolo Giuliani:
«Abbiamo tentato dal 2002-2003 di avere un supporto da tutte le comunità
scientifiche: dall'INGV
(Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) alla Protezione
Civile... Ci siamo sottoposti a test di funzionamento ufficiali.
Addirittura, tra l'altro, il prof. Boschi è stato nel 2003 la persona che ha
indicato i termini di funzionamento che la macchina avrebbe dovuto avere,
con l'allora On. Zamberletti, il Presidente della
ISPRO (Protezione
Civile e Difesa Civile).»
Claudio Messora:
«A beneficio del pubblico, chi è il prof. Boschi?»
Giampaolo Giuliani:
«Il prof. Boschi è... fino all'anno scorso, credo... era il Presidente dell'INGV.
Credo che lo sia stato da sempre, che sia nato Presidente dell'INGV.
Ma dall'anno scorso credo che in qualche modo lui abbia lasciato, o stiano
cambiando la presidenza. In ogni caso è l'unica voce che in Italia continua a
dire che i terremoti non possono essere previsti e che non potranno mai
essere previsti. Tutte le richieste di collaborazione che abbiamo fatto ci sono
state rigettate perchè tutti i tecnici che avrebbero in qualche modo
dovuto guardare, vedere che cosa stavamo ottenendo, ci dicevano "I terremoti
non possono essere previsti. Non potranno mai essere previsti, quindi quello che
lei sta studiando non serve!".»
Claudio Messora:
«Ma la storia della scienza in realtà è costellata di teorie che poi sono state
accantonate, per fare posto a teorie nuove che le hanno rimpiazzate. Quindi uno
scienziato come approccio suo intrinsico non dovtrebbe avvicinarsi alle nuove
ricerche in questa maniera. Tu credi che ci sia un disinteresse da parte della
comunità scientifica a studiare ed avvalorare queste ricerche? E se sì, perchè?»
Giampaolo Giuliani:
«Sicuramente adesso, col senno di poi, alla luce di tutto quello che abbiamo
passato, sembrerebbe proprio come se ci fosse un interesse a che questo
non venga portato alla luce. Io quello che so è che in questa circostanza i
media hanno permesso di far conoscere quello che è avvenuto. Da tantissime parti
del mondo, da tantissime univeristà mi hanno telefonato, mi hanno scritto, mi
hanno mandato messaggi.. Dalla Russia, dalla Germania, dalla Romania, dagli
Stati Uniti, dal Giappone... I professori delle università di tutto il mondo mi
hanno detto: "Non sei solo in questa storia. Quello che stai
facendo è vero. Anche noi, che osserviamo e misuriamo le stesse cose che
stai osservando tu, abbiamo gli stessi riscontri e gli stessi risultati.
Vai avanti!"»
Claudio Messora:
«Ma tu stai andandao avanti?»
Giampaolo Giuliani:
«Adesso sono fermo perchè disastrato, terremotato. Abbiamo avuto due stazioni
ferme per il terremoto con dei danni anche sulla strumentazione. Ci siamo
pagati tutto da soli in questi dieci anni. Ci rimboccheremo le maniche,
rimetteremo in moto tutto, porteremo avanti la nostra ricerca, metteremo in
piedi le altre due stazioni che dovevano nascere, e con cinque stazioni forse
riusciremo ad evitare, se dovesse ricapitare domani, un disastro del genere.
Forse riusciremo ad evitare che ci possano essere così tanti morti, ...perchè
molti di questi potevano in qualche modo essere salvati.»
Claudio Messora:
«Noi ti ringraziamo tanto, e ti staremo vicini con la telecamera perchè tu possa
avere una voce ed un'amplificazione in più. Tu sei stato al centro di questa,
chiamiamola aggressione mediatica, questo ciclone dei media negli ultimi giorni,
e quindi hai potuto sperimentare da vicino il comportamento dell'informazione
ufficiale. Quale è l'impressione che hai ricavato sul modo e l'approccio che
hanno usato nei tuoi confronti?»
Giampaolo Giuliani:
«Sono stati tutti, tutti indistintamente, molto gentili. Mi sono stati vicini,
vuoi per la drammaticità del momento, vuoi perchè tanti non conoscevano questo
sistema e non sapevano neanche se ciò che io stavo raccontando loro fosse vero o
no. Questo mi ha fatto veramente molto piacere. Si sono avvicinati con molta
umiltà e mi hanno fatto coraggio. Io li ringrazio tutti, da Bruno Vespa e i più
grandi nomi ai più piccoli giornalisti che sono venuti. Ma sono venuti da tutto
il mondo. Ho avuto a casa mia la BBC, la televisione tedesca, la
radiotelevisione francese, sono venuti i giornalisti russi, la televisione della
California. Ho rilasciato più interviste con la televisione argentina che con
chiunque altro, sembravano di casa. Tutti si sono avvicinati con molta umiltà.
Mi hanno chiesto. Volevano sapere come facessi. Si sono tutti quanti stretti a
me. Mi sono sentito veramente... sono stati quelli che in un primo momento mi
hanno aiutato a superare questo dramma. Li ringrazio tutti!»
Claudio Messora:
«Un'ultima battuta. Casa tua è illesa. Quando è stata costruita?»
Giampaolo Giuliani:
«E' stata costruita nel 1984 da mio suocero, che è un vecchio muratore, con le
sue mani. Lui mi ha sempre detto "Tu qui non sentirai mai una scossa
sismica. Nel momento in cui tu dovessi avvertire una scossa sismica significa
che L'Aquila è stata distrutta almeno per metà". E così è stato.»
Claudio Messora:
«La casa di fronte a te invece è più recente ed è danneggiata profondamente.»
Giampaolo Giuliani:
«La palazzina affianco alla mia, consegnata l'anno scorso, struttura antisismica
in cemento armato, è inagibile.»
Claudio Messora:
«Credo che questo sia sufficiente. Grazie.»
Giampaolo Giuliani:
«Grazie a te.»
LE VIGNETTE E IL TERREMOTO IN RAI
Ma quante sono le vittime sconosciute, con
affitti in nero?
Il centro storico dell'Aquila è da abbattere e
ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli
sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono
tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno. Gli
scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati
affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati,
extracomunitari, come italiani qualsiasi. Spesso ammassati. Ci sono ancora.
Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle
liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si
sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene.
Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non
esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere
sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce
l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data
gratis. All'Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi.
Vittime innocenti, ma i prossimi a morire
chi saranno?
300 bare. 300
nomi. Uccisi, ma non dal terremoto. Dalle case assassine.
Costruite rubando sui materiali, rubando sulla sicurezza. Uccisi dall'edilizia
selvaggia, da parcheggi sotterranei ricavati erodendo le fondamenta degli
edifici. Da chi doveva vigilare e non ha vigilato. Da chi doveva
fermare i lavori e non è intervenuto. Da una causa rimasta pendente, da una
condanna che non è mai arrivata.
300 cadaveri, disposti in file ordinate davanti al Presidente del
Consiglio. 300 altri, disposti alla rinfusa,
sotto alle macerie. In Irpinia furono coperti da colate di cemento, per
evitare epidemie. Verranno fuori tra duemila anni, come a Pompei.
Nel frattempo, altri se ne andranno. Molto prima, forse tra venti o
trent'anni. Quando meno se lo aspettano, implacabilmente, inesorabilmente. Con
tutta probabilità, inspiegabilmente. Noi invece il perchè lo conosciamo
già...
L'eternit è un materiale isolante fatto con l'amianto. L'amianto
è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare in
sospensione nell'aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un
diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di
filtrare. Basta inalarne uno, uno solo. Poi, non resta che aspettare. Le
patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent'anni. Si chiamano
abestosi, mesotelioma, carcinoma polmonare, e sono tutte
mortali.
Nei giorni successivi al sisma, i comuni colpiti erano polveriere di
calce ed altri materiali finemente triturati. A fine giornata, il sapore di
calcinacci e muratura rimaneva nella gola e nei polmoni. Quanti degli edifici
crollati avevano un tetto in eternit? Almeno il 20, 30%. L'aria
era satura di amianto.
Dal momento del crollo in poi, ogni respiro a L'Aquila e dintorni è
stato una probabile condanna a morte. I sopravvissuti, i soccorritori, i
giornalisti, gli operatori, le forze dell'ordine e i parenti accorsi alla
disperata ricerca di notizie dei loro cari, ...tutti.
Saranno i prossimi a morire. (Byoblu)
SISMA: SI CERCA LA
NORMALITA'
L'AQUILA - 16/04/2009 Banche, scuole, negozi, caserme. L'Aquila
cerca un disperato ritorno alla normalità: soldi, consumi, aule nelle
tende, lenti a contatto. Tutto concorre a cercare di riportare la vita
più avanti del 6 aprile. A partire dalla ricostruzione degli alloggi per
gli sfollati con la precisa richiesta del Difensore Civico aquilano di
far lavorare le aziende del posto e non importare case di legno
dall'estero. Muovere l'economia, smuovere le macerie psicologiche
dell'apparato produttivo. Hanno riaperto oggi i battenti all'Aquila
diverse banche, ospitate da edifici che hanno retto al sisma e anche
qualche negozio. E si sposta anche il Comando Militare Esercito Abruzzo
che ha trasferito la propria sede operativa presso il 33/o reggimento
Artiglieria dell'Aquila. Sul fronte scuole si riaprono i battenti a
Pianella e il ministro Gelmini ha assicurato che tutti gli istituti
saranno attivi da lunedì prossimo. Il tutto nel giorno in cui il
Presidente del Consiglio Berlusconi e il Ministro hanno dato il là alla
simbolica riapertura delle tre tende a Poggio Picenze, dove ci sono 30
bambini delle scuole materne e elementari. la normalità passa anche se
non soprattutto attraverso il lavoro. A turbare gli animi ancora lo
sciame sismico in provincia dell'Aquila. Gli strumenti dell'Istituto
nazionale di geofisica e vulcanologia hanno registrato fra le altre una
scossa di magnitudo 3.8 alle 19:49. RIAPRE LA SCUOLA NELLA TENDOPOLI
E' mancato solo il suono della campanella questa mattina nelle tre
scuole-tenda di Poggio Picenze, la prima struttura scolastica a
riavviare la propria attivita' nell'area colpita dal sisma del 6 aprile.
La campanella non ha suonato perche' manca ancora la corrente nella
tendopoli che ospita una comunita' di circa mille persone, allestita
dalla Protezione civile della Regione Campania, ma i bambini erano
eccitati come in un primo, vero, giorno di scuola. Sulla lavagna hanno
scritto: ''Siamo contenti di essere di nuovo insieme, questa e' una
scuola speciale che ci permette di ricominciare''. Ed anche la loro
giornata e' stata speciale, con la presenza del premier Silvio
Berlusconi e del ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini,
a sottolineare l'importanza dell'evento. ''Un piccolo segnale ma molto
importante - ha detto il ministro - perche' riaccende la speranza di un
ritorno, anche se lento, verso la normalita'''. Ma la tensione nel campo
non manca. E arriva anche la contestazione: ''vergognatevi, dateci i 440
milioni (i risparmi in caso di election day, ndr) invece di fare
passerelle'', grida uno degli sfollati. Poi, pero', tutto torna
tranquillo. Nelle tre tende azzurre hanno trovato sistemazione 30 degli
80 bambini della scuola ''Ignazio Silone'', 500 metri piu' in la', resa
inagibile dal terremoto. Gli altri hanno trovato per ora sistemazione
lungo la costa con le loro famiglie. Sui banchi, stamani, hanno trovato
dei fiori, penne e quaderni e un cornetto ripieno di crema. Hanno
ritrovato anche tutti e sei i loro insegnati, emozionati come loro, e
forse anche piu'. Non hanno trovato, invece, Loris e Alena, i loro
compagni della 5/a elementare, uno italiano l'altra macedone, uccisi nel
sonno dal crollo delle loro abitazioni. Li ricorda padre Giorgio, nella
preghiera che precede la cerimonia di inaugurazione. ''E' soprattutto
nel loro ricordo - aggiunge il sindaco di Poggio Picenze, Nicola Menna -
che abbiamo voluto ripartire dai bambini, per trarre da loro la forza di
ricominciare''. ''Questi bambini - fa eco il ministro Gelmini - hanno
subito un trauma molto forte e la scuola puo' e deve aiutarli a
superarlo''. Nel frattempo, a ridargli un po' di allegria e di serenita'
ci pensa il premier. ''Sono il maestro arrivato da Roma'', scherza
Berlusconi entrando nella prima tenda: ''Se siete bravi e preparati ho
dei regali per voi''. Poi si siede in cattedra e, tra una battuta e
l'altra, recita anche una poesia, Rio Bo di Aldo Palazzeschi: ''Tre
casettine dai tetti aguzzi, un verde praticello...'' recita il premier.
Ma i bambini non la sanno. Allora, via coi regali: qualche pallone da
calcio e da football americano, il pallone originale che useranno per la
finale di Champions a Roma e tante magliette di Milan e Juve. Prima
delusione: ne avanzano due rossonere. ''E tu Mariastella quale maglietta
vuoi?'', chiede scherzosamente al ministro Gelmini. Seconda amarezza:
''Quella della Juve''. Ma il premier incassa con eleganza: ''bene,
eccola, espulsa dal governo pero'? I bambini ridono e Berlusconi li
accarezza e firma autografi. ''Speriamo che conservino sempre questo
sorriso'', commenta con gli occhi lucidi una delle insegnanti. RAGAZZO MORTO A ROMA, E' 294/A VITTIMA - E' morto al
Forlanini di Roma in seguito alle lesioni riportate in occasione del
sisma del 6 aprile Tonino Colonna, di 19 anni. A comunicarlo è stata la
Questura dell'Aquila, che riporta il conto ufficiale delle vittime a
294. Nei giorni scorsi l'elenco delle vittime trasmesso dagli
investigatori alla Procura era infatti fermo a 293 morti (per quanto
altre fonti parlavano di un bilancio di 294 morti).
BERLUSCONI, PER RIFARE CASE STATO DARA' 33% - Per la sesta
volta in dieci giorni Silvio Berlusconi torna in mezzo ai terremotati
dell'Abruzzo a portare parole di speranza. "Il governo non intende
costruire baraccopoli e men che meno tendopoli. Vorremmo chiudere le
tende e costruire vere case prima che inizi il freddo, prima
dell'autunno", è la promessa. Controlli contro mafia e speculazione
"saranno rigidissimi". Le nuove abitazioni saranno "super sicure e a
prova di qualsiasi tipo di scossa, come quelle costruite in Giappone ".
Ma soprattutto, chi vuole ristrutturare o ricostruire, potrà contare
sullo Stato, con "aiuti fino ad una cifra del 33%, mutui a tasso
agevolato al 4% fino al 50% del valore dell'immobile". Insomma, "ognuno
potrà essere artefice del proprio futuro". Il premier stringe mani,
accarezza bambini, mangia formaggio e beve vino con gli alpini, non
finisce di ringraziare i volontari per la loro "straordinaria generosita".
"Veramente non avrebbero potuto fare di più", dice seppellendo le
polemiche contro i ritardi nei soccorsi, al braccio dell'ormai
inseparabile sottosegretario alla Protezione Civile Guido Bertolaso.
"Stiamo lavorando con esiti che lasciano ben sperare sulla ricostruzione
e abbiamo praticamente individuato i fondi, siamo sereni al riguardo",
spiega Berlusconi annunciando una riunione per domani al riguardo. Di
cifre non vuole farne. "Dodici miliardi? Adesso nessuno può
ragionevolmente fare cifre". Di ipotesi sul tappeto ce ne sono tante.
Non però quella della tassa sui ricchi. "Qualcuno l'ha evocata -
minimizza Berlusconi - Io assolutamente ho detto che non c'é stata
nessuna decisione. Quanto al 5 per mille, non deve togliere agli altri,
per esempio alle onlus". Funziona, per il Cavaliere, il modulo di
affidare a singole province e regioni la responsabilità su diversi
progetti di ricostruzione, previa "verifica nazionale". La grande
disponibilità degli italiani, che hanno messo a disposizione le proprie
case, e delle associazioni alberghiere consentirà a regime di dare un
alloggio a tutti "ed entro l'estate ci sarà la possibilità di togliere
la gente dalle tende". Quanto ai monumenti, il Cavaliere ha in mente di
stilare una sorta di 'lista di nozze' dei monumenti importanti, da far
restaurare a mecenati italiani e nel mondo. "Hanno detto 'fate la
passerella dei ministri'. Non è vero. Il Consiglio dei ministri a
L'Aquila significa l'impegno di tutta la squadra di governo nei
confronti dell'Abruzzo. Una promessa che ho fatto davanti alle bare e
che intendo rispettare", dice il premier prima di lasciare l'Abruzzo
dove é pronto a tornare nel week end. 1 MAGGIO: PAPA E SINDACATI A L'AQUILA
Il primo maggio potrebbe essere il giorno giusto. Prende corpo l'ipotesi
che il papa scelga questa data per compiere quella visita alle
popolazioni colpite dal terremoto, che ha in mente di fare da quando il
sisma si è abbattuto sull'Abruzzo. Per il Vaticano comunque la data "al
momento" è ancora "una ipotesi da confermare". Sembra che anche i
sindacati stiano valutando di essere presenti tra i terremotati il
giorno della festa del lavoro: i leader delle tre confederazioni,
Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti starebbero
esaminando la possibilità di spostare la manifestazione, prevista a
Siracusa, nel capoluogo abruzzese colpito dal sisma, per portare la
solidarietà delle organizzazioni sindacali alla popolazione. Il papa, -
sulle orme di Wojtyla che si recò tra le popolazioni colpite sia in
Irpinia nell'80 (a 48 ore dal terremoto, insieme al presidente della
Repubblica Sandro Pertini) che ad Assisi nel 2007 (le scosse furono in
settembre e il papa, dopo una prima idea di partire subito per l'Umbria,
andò il successivo gennaio) - sarà dunque tra i terremotati, per
manifestare quella "partecipazione" per la quale oggi il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha ringraziato a nome della
comunità nazionale. Benedetto XVI, che ha raccontato di seguire la
vicenda "fin dalla prima scossa", si é reso presente nei giorni scorsi
sia inviando i segretario mons. Georg Gaenswein e il segretario di Stato
Tarcisio Bertone ai funerali di Stato, che facendo pervenire al vescovo
dell'Aquila Giuseppe Molinari danaro, uova di pasqua per i bambini,
calici e paramenti sacri. La Chiesa italiana si è fatto presente ieri
con la visita di del presidente della Cei Angelo Bagnasco, mentre il
segretario della Cei mons. Mariano Crociata ha partecipato ai funerali
di Stato e ha celebrato la messa della domenica di Pasqua in una
tendopoli. Per i terremotati era stato, domenica di Pasqua, il primo dei
saluti papali dopo il messaggio "Urbi et Orbi": rivolto agli "uomini e
donne d'Italia, in particolare a quanti soffrono a causa del terremoto"
papa Ratzinger aveva auspicato: "il Cristo risuscitato guidi tutti su
sentieri di giustizia, di solidarietà, di pace e ispiri a ciascuno la
saggezza e il coraggio necessari per proseguire uniti nella costruzione
di un futuro aperto alla speranza".
GRASSO: ATTENZIONE A RISCHI INFILTRAZIONI
"Non voleva essere un allarme sui rischi di infiltrazioni della
criminalità organizzata nelle ricostruzione delle zone terremotate
perché non ci sono ancora le condizioni. La fase della ricostruzione
comincerà quando sarà finita quella delle emergenze. In realtà è una
attenzione vigile che viene fuori dalle esperienze passate". Lo ha detto
il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ospite del programma
Panorama del giorno. "Ancora forse non sono nemmeno definiti i processi
per le responsabilità della ricostruzione in Irpinia - ha spiegato - e
quindi è giusto che tutti i soldi dello Stato vadano interamente ai
cittadini della provincia dell'Aquila e non ad arricchire persone e fare
in modo che non facciano gli sciacalli con le casse dello Stato così
come hanno fatto con le case". Una lista di grandi aziende "pulite" che dovranno avere
il ruolo di organizzatori di quanto c'é da fare per la ricostruzione
delle zone terremotate. E' la proposta del procuratore nazionale
antimafia Piero Grasso. "Nelle 'why list' potranno entrare anche piccole
aziende e quindi non c'é il rischio di discriminazioni - ha spiegato
intervenendo al programma 'Panorama del giorno' - bisogna partire dagli
accertamenti sul territorio per cominciare a distinguere cosa va
abbattuto e ricostruito, cosa va ristrutturato o puntellato. E' questa
la parte più importante per la creazione di una mappa di massima che poi
consenta di stabilire la necessità dei finanziamenti e i tempi delle
varie ricostruzioni". Creare una "task force" che sarà possibile consultare e
darà tutto l'aiuto necessario al procuratore dell'Aquila per evitare i
rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nella
ricostruzione delle zone terremotate. A questo sta pensando il
procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. "Ho già in mente di
costituire un gruppo di lavoro nel mio ufficio - ha detto durante la
trasmissione di Canale 5 'Panorama del giorno' condotta da Maurizio
Belpietro - composta da magistrati ed esperti anche nelle criminalità
che più tradizionalmente operano in Italia". La task force è la risposta all' intenzione manifestata dal
procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini di chiedere la collaborazione
della Direzione nazionale antimafia. Nel ricordare che il ministro della
Giustizia Angelino Alfano ha già dato la massima disponibilità per
cercare di colmare i vuoti di organico negli uffici abruzzesi, Grasso ha
spiegato: "Il nostro ufficio potrebbe occuparsi di tutta la parte che
già esiste di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia
applicando già qualche magistrato per sgravare la Procura dell'Aquila
che si occupa delle indagini ordinarie. Questo certamente lo faremo".
"Ci saranno controlli rigidissimi contro la mafia e le
speculazioni", dice il premier Silvio Berlusconi. "Le
speculazioni saranno impossibili, ricostruiremo in 6 mesi tenendo fuori
speculazione e mafia. Siamo sul pezzo", ha aggiunto. Il premier ha poi
spiegato agli sfollati presenti che possono ristrutturare e rifare le
proprie case. "Nel caso vogliate ricostruire il governo vi sosterrà con
un mutuo fino al 50% del valore dell'immobili, al 4% di interesse. Io
penso ad una formula un terzo, un terzo, un terzo". "Le nuove case
saranno tecnologicamente avanzate e supersicure - prosegue Berlusconi -
perché costruite su una piastra che separa il tutto dal terreno e può
avvenire qualsiasi tipo di scossa ma non accadrà nulla. Su queste
costruzioni metteremo pannelli solari anche per quanto riguarda
l'energia, avranno metrature che vanno dai 50 ai 102-104 metri quadri.
Io ho una vecchia esperienza da costruttore, cittadine ne ho fatte
diverse, faremo case anche esteticamente apprezzabili".
14/04/2009 Tamponata l'emergenza dei
primi giorni relativa ai crolli e alle persone da trarre in salvo da sotto
le macerie, ora che tutti gli sfollati hanno trovato un ricovero sicuro
nelle tendopoli, le nuove emergenze nelle zone terremotate dell'Aquila e
dintorni sono diventate il freddo e la paura di nuove scosse, che spinge la
gente a stare lontano dalle abitazioni, anche se gia' collaudate e
dichiarate agibili. Dalla notte scorsa e per tutta la giornata di oggi
l'intera zona del sisma e'
stata interessata da vento forte e freddo, con piogge sparse e a tratti
insistenti. Le temperature sono scese di diversi gradi anche di giorno e
nella notte l'asticella del termometro si e' avvicinata di molto allo zero.
E tendera' a scendere ancora: secondo Meteo Italia, il capoluogo abruzzese
sara' nei prossimi giorni la citta' piu' fredda d'Italia. Questa situazione
rende necessario, per gli uomini della Protezione Civile e i volontari,
accelerare le operazioni di completamento delle tendopoli con la fornitura
di tutte le attrezzature che le rendano sufficientemente autonome. In molti
dei campi, soprattutto in quelli piu' lontani dal capoluogo, mancano ancora
in parte energia elettrica e stufe per il riscaldamento. ''Questo perche' -
spiega la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane - il
numero delle tendopoli e' cresciuto in pochi giorni in modo esponenziale,
passando da 32 a piu' di 100, ma ci stiamo organizzando e stiamo facendo il
possibile''. Il Dipartimento della Protezione civile ha accelerato i tempi
per l'arrivo all'Aquila di ulteriori stufe e coperte. Si solleva qualche
protesta, soprattutto dai centri piu' limitrofi rispetto all'epicentro del
sisma. Ma, in generale, la gente capisce le difficolta' della macchina
organizzativa e non si lamenta, reagendo con dignita' e attrezzandosi con
sacchi a pelo e coperte. C'e' anche chi, come Giovanni Di Battista, autista
di autobus di Tornimparte (L'Aquila), ha messo a disposizione il suo
agriturismo e l'annessa area destinata a maneggio per ospitare un piccolo
nucleo di una decina di tende della Protezione civile. E non solo, anche
l'autobus, dove di giorno ospita gli anziani che hanno paura a stare nel suo
ristorante. Poco distante, un altro campo gestito autonomamente dagli
abitanti di Tornimparte (che ha 18 frazioni): 12 tende disposte su quattri
file, con due bagni chimici, ma anche qui senza riscaldamento. ''Ci si
attrezza come si puo' - dice Di Battista - in attesa che arrivino le stufe''.
Piu' in basso, nella frazione di Palombaia di Sassa, c'e' la tendopoli piu'
grande, gestita dalla Protezione civile della Regione Sicilia: 50 tende per
300 posti, una cucina da campo da 700 pasti l'ora, tenda-sala tv e
cappella-tenda per la messa. ''Ora abbiamo poco piu' di 200 ospiti, ma il
numero delle richieste aumenta ogni giorno - spiega Giovanni Spampinato, uno
dei responsabili della Protezione civile nella tendopoli - soprattutto
perche' molta gente ha paura di tornare nelle case, anche se risultate
agibili''. E questa, appunto, e' la seconda emergenza. Con l'avvio delle
prime verifiche tecniche, infatti, molte abitazioni vengono dichiarate
agibili e i proprietari autorizzati a rientrare. Ma le case continuano a
restare vuote, soprattutto di notte. Lo sciame sismico non si placa e la
gente ha paura a tornarvi. Ben 10mila le scosse registrate in questi sette
giorni, alcune delle quali con una magnitudo sempre molto vicina al 3.0, con
punte fino al 5.6.
07/04/2009
Il
terremoto, di magnitudo 5,8 Richter, ha colpito poco dopo le 3.30 l'Abruzzo,
epicentro L'Aquila. Il conto delle vittime sale a 179,
oltre 17mila gli sfollati. Piu' di 100 le persone
trovate vive dopo il violento terremoto. A L'Aquila estratta dalle
macerie Marta, una studentessa, 23 ore dopo il sisma. Ancora
scosse nella notte, la piu' forte di magnitudo 4.8 alle 1.15. Ad
Onna paura e proteste. Molti i crolli, si scava
anche a mani nude tra le macerie.
Protezione civile: non mettersi in viaggio nella zona del sisma.
Centinaia di persone in strada,
accampata nelle piazze, nei parcheggi dei supermercati, anche nei campi
sportivi. E, purtroppo, anche morti in strada, cadaveri estratti dalle
macerie dei palazzi crollati e adagiati in terra coperti da un lenzuolo. Per
le strade vagano decine di giovani, vecchi e donne, molti con delle coperte
sulle spalle, altri ancora in pigiama; i volti tirati, lo sguardo ancora
impaurito dopo la scossa, violentissima, del 5/4. E a rendere ancora
più difficile le situazione delle migliaia di sfollati, le continue scosse
di assestamento: l'ultima neanche mezz'ora fa che ha fatto crollare diversi
cornicioni e tegole. Dalla notte scavano con le mani cittadini e
soccorritori e con il passare delle ore stanno convergendo sull'Aquila
centinaia di colonne di soccorso.Per
le strade, intanto, i cittadini si spostano con valigie e i pochi bagagli
che sono riusciti a prendere camminando al centro della strada per evitare
eventuali crolli e in provincia, dicono testimoni, ci sono intere frazioni
che sarebbero crollate. Appello dei Centri di servizio per il volontariato (Csv)
di Pescara a tutti i volontari di Pescara e provincia, a contribuire nei
limiti delle loro possibilità ad aiutare le popolazioni colpite dal
terremoto. Le associazioni di volontariato o i singoli volontari interessati
a mettersi a disposizione per l'emergenza terremoto che ha colpito l'Abruzzo
possono contattare il Centro operativo della Protezione Civile presso la
Prefettura di Pescara, telefonando allo 085 2057631. Chiunque fosse
invece interessato a donare sangue, può farlo recandosi o presso il Centro
Trasfusionale dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8
(ingresso pronto soccorso), o presso il centro raccolta sangue Avis Pescara,
corso Vittorio Emanuele II n.10. Chiunque voglia donare del cibo per
le popolazioni colpite, infine, può portare i generi di prima necessità
presso il Banco Alimentare dell'Abruzzo, in via Celestino V: il Banco
Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati
nell'Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal
terremoto.
"Ci sono persone che
devono chiedermi scusa e che avranno sulla coscienza il peso di quello che è
accaduto". È arrabbiato, distrutto, Giampaolo Giuliani, il ricercatore che ha
messo a punto un sistema in grado di prevedere i terremoti. Nei giorni scorsi lo
strumento da lui creato aveva rilevato la presenza massiccia di precursori dei
terremoti nella zona di Sulmona, attraverso i livelli di radon liberati dalla
terra.
Poi
il sisma non era avvenuto e lui era stato denunciato per procurato allarme. Ma
le sue previsioni, evidentemente, non erano errate, ma soltanto anticipate. Cosa
ha pensato quando ha visto che il suo allarme non era ingiustificato?
"Questa notte non sapevo più a chi rivolgermi, vedevo la situazione che stava
precipitando e io non potevo fare nulla perché ho ricevuto un avviso di garanzia
per aver detto che ci sarebbe stato un terremoto". Lei vive all'Aquila, come ha vissuto il sisma?
"Qui ci sono dei morti, cinquantamila persone senzatetto, una situazione
drammatica, nemmeno durante i bombardamenti in guerra si vedevano cose del
genere. Vedevamo le case muoversi, una sensazione tremenda, anche se per me si
aggiungeva la rabbia ". Lei è stato anche messo in ridicolo per la sua previsione. Come si sente
adesso?
"Di me sono state dette delle cose tremende. Mi hanno dato dell'imbecille,
perché i terremoti non si possono prevedere. Ma era una situazione creata ad
arte. Io adesso non ce la faccio nemmeno a parlare, la situazione è troppo
grave. Ma adesso c'è gente che mi deve chiedere scusa". A chi si riferisce?
"Al capo della protezione civile Guido Bertolaso: andate a leggere cosa ha
dichiarato di me. E poi parlo del sindaco di Sulmona e dell'assessore alla
protezione civile. Mi devono chiedere scusa sulle pagine dei giornali nazionali.
Queste persone portano sulla coscienza un peso enorme".
La sequenza sismica dell'Aquilano - Aprile
2009
Il 6 Aprile 2009 alle ore 03:33 la zona dell'Aquila è stata
colpita da un forte terremoto.
AGGIORNAMENTO AL 14
APRILE 2009 ORE 12
La scossa principale ha raggiunto la magnitudo
Ml=5.8 e Mw=6.3. La sequenza sismica continua la sua evoluzione, con
moltissime repliche che vengono localizzate dal personale INGV in turno H24
con i dati della Rete Sismica Nazionale integrati da ulteriori stazioni
sismiche installate subito dopo la scossa principale nell'area epicentrale.
Tre eventi di M>5 sono avvenuti il 6 aprile (Ml=5.8), il 7 aprile (Ml=5.3) e
il 9 aprile (Ml=5.1). I terremoti di Ml compresa tra M=3.5 e 5 sono stati in
totale 31. Dall’esame dei segnali riconosciuti automaticamente alla stazione
INGV MedNet de L’Aquila (AQU, ubicata nei sotterranei del castello
cinquecentesco), sono state conteggiate oltre 10.000 scosse.
La distribuzione in pianta delle repliche evidenzia molto bene l'area
interessata dalla sequenza sismica che si estende per oltre 30 km in
direzione NO-SE, parallelamente all'asse della catena appenninica. La
replica più forte, registrata alle 19:47 del 7 aprile, ha interessato il
settore più meridionale dell'area, in prossimità dei centri di San Martino
d'Ocre, Fossa, San Felice d'Ocre, dove erano state localizzate piccole
scosse nella stessa giornata. L'evento del 9 aprile di Ml=5.1 è localizzato
invece più a nord, lungo una struttura di più limitata estensione, sempre
parallela alla catena appenninica.
L'AQUILA - Un terremoto con forza intorno ai 6
gradi della scala Richter è avvenuto alle 3,32 con epicentro in Abruzzo, a
circa 10 km dall'Aquila. La scossa è stata nettamente avvertita in tutto il
centro Italia, dalla Romagna a Napoli. Il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, che ha firmato lo stato d'emergenza (mobilitando Esercito,
Aeronautica e Carabinieri) e ha affidato la gestione a Guido Bertolaso, ha
deciso di annullare il proprio viaggio ufficiale a Mosca e di recarsi subito
all'Aquila per accertarsi di persona della situazione. Arrivato a l'Aquila
anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e quello delle Infrastrutture
e dei trasporti, Altero Matteoli. Il capo della Protezione civile, che è
giunto per primo all'Aquila, ha parlato di una «situazione drammatica, la
peggiore tragedia di questo inizio millenio».
IL PAPA E IL PRESIDENTE - Sia Benedetto XVI che il presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno inviato messaggi di solidarietà alle
popolazioni colpite dal terremoto. Messaggi di solidarietà all'Italia anche da
ogni nazione. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo ed è stata
riportata in apertura da tutti i principali siti di informazione
internazionali.
LA SCOSSA - Il terremoto è avvenuto a una profondita di 8,8 km. Giulio
Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, ha dichiarato che un sisma
di 5,8 gradi Richter è considerato «moderato, con un'intensità 30 volte
inferiore a quella che nel 1980 devastò l'Irpinia». L'Abruzzo è interessato da
uno sciame sismico iniziato lo scorso 16 gennaio con centinaia di scosse. Il
capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha dichiarato che era
impossibile prevedere il sisma, ma già infuriano le polemiche per l'avviso
della scorsa settimana del ricercatore Giuliani, indagato per procurato
allarme.
BILANCIO PROVVISORIO - Drammatico il bilancio, provvisorio e purtroppo
destinato ad aumentare: almeno 92 morti accertati, centinaia di feriti e
migliaia di sfollati. Tra le vittime ci sono almeno cinque bambini. Centinaia
gli edifici crollati completamente o in parte, migliaia quelli lesionati e
inagibili. Gli sfollati potrebbero essere 45-50 mila solo all'Aquila, più
altri 20-25 mila in provincia. La Caritas parla già di 100 mila persone e si
sta attivando per mobilitare aiuti e volontari. I soccorsi sono resi difficili
dalle continue scosse di assestamento che rischiano di far crollare gli
edifici lesionati e dal fatto che la prefettura, dalla quale si dovevano
coordinare i soccorsi, è interamente distrutta. Anche la sede della provincia
e altri uffici regionali sono intensamente danneggiati. Il coordinamento dei
soccorsi è stato istituito alla scuola della Guardia di finanza. Il sindaco,
Massimo Cialente, ha invitato i cittadini «a lasciare immediatamente il centro
storico, perché anche le case non crollate possono essere gravemente
lesionate».
PAESI VICINI - Anche dai paesi vicini all'Aquila, raggiunti solo nelle prime
ore della mattina, arrivano notizie di vittime e danni ingenti. Una delle
situazioni più drammatiche è a Onna, dove il 50% delle case è crollato e
l'altro 50% è danneggiato. Il presidente della provincia dell'Aquila, Stefania
Pezzopane, ha dichiarato che a Onna ci sono otto morti accertati e 20-30
dispersi: «Onna è un paese di anziani. Se non arrivano i figli a dire chi è
scomparso, magari nemmeno lo si viene a sapere». A Fossa di sono 4 morti, una
bambina russa di 3 anni e tre anziani. A Paganica è deceduta la badessa del
convento di Santa Chiara. Diversi edifici lesionati anche a Sulmona e a Castel
di Sangro, dove però non risultano feriti. Inagibile il tribunale di Avezzano.
Secondo la Protezione civile, oltre a L’Aquila, i Comuni più colpiti dal sisma
sono: San Demetrio, Pizzoli, Rocca di Mezzo, Paganica, Fossa, Villa Sant’Angelo,
San Gregorio, Poggio Picenza, Onna, San Pio, Barrile, Ocre, Rovere, Rocca di
Cambio, Pianola, Poggio di Roio, Tempera, Camarda. Particolarmente colpito il
patrimonio artistico e storico dell'Abruzzo.
LA MACCHINA DEI SOCCORSI - Già alle prime luci dell'alba la situazione nel
capoluogo si è presentata drammatica. A metà mattinata c'erano ancora cadaveri
estratti dalle macerie e adagiati in terra coperti da un lenzuolo. Per le
strade vagavano centinaia di persone in stato di choc, molte con coperte sulle
spalle, altre ancora in pigiama. Sono state date indicazioni agli sfollati di
raggiungere la zona dello stadio dove è in fase di allestimento un campo di
accoglienza e alle 14 saranno distribuite 6 mila pasti caldi. Ma le persone
uscite in strada in quanto temevano crolli per le scosse di assestamento se
fossero restate nei loro edifici lesionati, hanno nelle prime ore ostacolato
la gestione organizzata dei soccorsi. La Protezione civile ha quindi invitato
la popolazione a lasciare libere le strade per consentire ai soccorsi di
operare al meglio. All'ospedale (rimasto senza acqua potabile e dichiarato
inagibile al 90%) si sono effettuati i primi interventi in piena emergenza. Un
ospedale da campo è in arrivo dalle Marche. I feriti più gravi sono stati
trasferiti in elicottero in altri ospedali abruzzesi, a Rieti e a Roma. Maroni
ha annunciato che sono in arrivo all'Aquila 1.500 vigili del fuoco, cento
poliziotti e cento carabinieri da varie parti d'Italia.
SFOLLATI E FERITI - Per gli sfollati sono in corso di allestimento almeno
sette campi nel capoluogo e nelle frazioni vicine per un totale di circa 7
mila posti. Altri saranno realizzati non appena arriveranno all'Aquila le
colonne mobili partite da varie regioni, della Protezione civile, dei Vigili
del fuoco e dell'Esercito. Inoltre saranno attrezzati come ricoveri gli
impianti sportivi al coperto. Sono 4 mila i posti letto in alberghi e campeggi
messi a disposizione a Pescasseroli, nel Parco nazionale d'Abruzzo, più altri
4 mila sulla costa. Maroni ha assicurato che «gli sfollati saranno tutti
sistemati in alberghi o nelle strutture che sono in corso di realizzazione in
tempi rapidi». Il ministro dell'Interno ha poi spiegato che non ci sono
problemi per i feriti: «I posti sono sufficienti, quelli gradi sono stati già
evacuati».
EDIFICI CROLLATI E INAGIBILI - Secondo una prima stima della Protezione
civile, gli edifici inagibili potrebbero essere 10-15 mila. Molti i palazzi
interamente crollati: tra questi la Casa dello studente, uno in via Sant'Andrea,
due in via XX Settembre, l'hotel Duca degli Abruzzi. Una donna di circa 50
anni è stata estratta viva dalle macerie di un edificio di tre piani presso
piazza della Repubblica. Un ragazzo è stato estratto vivo dalla Casa dello
studente, ma un'altra decina è ancora sotto. I soccorritori stanno scavando
con le mani perché l'area è inaccessibile ai mezzi meccanici. Mancano
all'appello uno studente greco (sua sorella è rimasta ferita) e uno
israeliano, comunicano i rispettivi ministeri degli Esteri. In piazza Duomo
sono crollate parti della facciata e dell'abside della chiesa di Santa Maria
del Suffragio. A S. Gregorio una bimba di 2 anni è stata estratta viva, mentre
la madre è morta facendole da scudo con il suo corpo.
DANNI IN ALTRE ZONE - Crolli di cornicioni e lesioni vengono segnalati anche
in provincia di Pescara, ma non si evidenziano feriti. Una palazzina con gravi
lesioni è stata evacuata a Sora, in provincia di Frosinone. Danni anche in
alcuni centri della provincia di Rieti. Un ferito a Palena, in provincia di
Chieti, dove un uomo si è lanciato per la paura dal terzo piano.
EDIFICI PUBBLICI E COLLEGAMENTI - La rete della telefonia mobile e fissa nelle
zone colpite dal terremoto è stata rimessa in funzione. L'80% delle 15 mila
utenze di energia elettrica saltate è stata ripristinata già entro le 9. Le
linee ferroviarie principali sono tutte operative, mentre sono in atto gli
accertamenti sulle linee regionali. In corso verifiche sui tratti
autostradali, alcuni dei quali sono stati chiusi. In corso lavori di
riparazione sugli acquedotti nel Teramano e a Pescara. Chiuse le scuole:
«Prima di riaprirle faremo molti accertamenti», ha detto il ministro
dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. Le carceri hanno invece
«complessivamente tenuto», ha dichiarato il ministro della Giustizia, Angelino
Alfano.
AIUTI DA TUTTA EUROPA - Oltre che da tutte le regioni italiane, offerte di
aiuto stanno arrivando da molti Paesi e dalla Commissione europea. «In questo
momento possiamo dire che la macchina italiana è perfettamente in grado di far
fronte alle esigenze», ha detto Agostino Miozzo, dirigente della Protezione
civile. «Se nel corso delle operazioni dovessimo avere problemi, i nostri
amici sarebbero pronti a intervenire».
Il terremoto
I terremoti (dal latino terrae motus) sono
vibrazioni della crosta terrestre, provocate da un'improvvisa liberazione di
energia in un punto profondo della crosta terrestre; da questo punto si
propagano in tutte le direzioni una serie di onde elastiche, dette "onde
sismiche".
La superficie terrestre è in lento ma costante movimento (vedi placca
tettonica) e i terremoti si verificano quando la tensione risultante eccede la
capacità del materiale di sopportarla. Questa condizione occorre molto spesso
sui confini delle placche tettoniche nelle quali la litosfera terrestre può
essere suddivisa. Gli eventi sismici che si verificano nei confini tra placche
sono detti terremoti interplacca, quelli meno frequenti che avvengono
all'interno delle placche della litosfera sono detti terremoti intraplacca.
I terremoti si verificano ogni giorno sulla Terra, ma la maggior parte causa
poco o nessun danno. La durata media di una scossa è molto al di sotto dei 30
secondi; per i terremoti più forti, però, può arrivare fino a qualche minuto.
Le onde elastiche che si propagano durante un terremoto sono di diverso tipo e
in alcuni casi possono risultare in un movimento prevalentemente orizzontale o
verticale del terreno (scossa ondulatoria o sussultoria). Un terremoto può
essere accompagnato da forti rumori che possono ricordare boati, rombi, tuoni,
sequenze di spari, ...; questi suoni sono dovuti al passaggio delle onde
sismiche all'atmosfera e sono più intensi in vicinanza dell'epicentro.
Danni provocati da un terremoto
I terremoti possono causare gravi distruzioni e alte perdite di vite umane,
attraverso una serie di agenti distruttivi, il principale dei quali è il
movimento violento del terreno, accompagnato da altri effetti quali
inondazioni (ad esempio, maremoto o rottura di infrastrutture ex.dighe),
cedimenti del terreno (frane, smottamenti), incendi o fuoriuscite di materiali
pericolosi. In un particolare terremoto, ciascuno di questi agenti può essere
predominante e, storicamente, ha causato gravi danni o numerose vittime. I
terremoti sono gli eventi naturali di gran lunga più potenti sulla terra. I
grandi terremoti possono rilasciare un'energia superiore a migliaia di bombe
atomiche in pochi secondi, solitamente misurata in termini di momento sismico.
A tal riguardo basti pensare che un terremoto riesce a spostare in pochi
secondi volumi di roccia di centinaia di chilometri cubi. Qui c'è un semplice
programma che permette di calcolare l'energia rilasciata da un terremoto in
funzione della sua magnitudo.
Ipocentro ed epicentro
I terremoti di maggiore magnitudo sono di solito accompagnati da altri eventi
secondari (e non necessariamente meno distruttivi) che seguono la scossa
principale e si definiscono repliche (spesso definite in modo non corretto
scosse di assestamento). Quando si verificano contemporaneamente o quasi,
allora si tratta di terremoti indotti (quando il sisma innesca la rottura di
altra roccia che era già prossima al punto critico di rottura). La fonte del
terremoto è distribuita su un'area significativa -nel caso dei terremoti più
devastanti, ha un raggio di oltre un migliaio di chilometri- ma è normalmente
possibile identificare un punto preciso dal quale le onde sismiche sono
apparentemente partite. Questo si chiama "ipocentro" e qui si è originato il
movimento della frattura (faglia) o la sua improvvisa generazione. La
proiezione verticale dell'ipocentro sulla superficie terrestre viene invece
detta "epicentro".
Le onde sismiche
Le onde sismiche si propagano sfericamente a partire dall'ipocentro, ossia il
punto all'interno della Terra da dove si sprigiona l'energia. Si distinguono
tre tipi di onde sismiche:
Onde longitudinali o di compressione (P)
Le onde P (onde prime) fanno oscillare la roccia avanti e indietro, nella
stessa direzione di propagazione dell'onda. Esse generano quindi
"compressioni" e "rarefazioni" successive nel materiale in cui si propagano.
La velocità di propagazione dipende dalle caratteristiche elastiche del
materiale e dalla sua densità. Poiché le onde P si propagano più rapidamente,
sono anche le prime (P = Primarie) a raggiungere i sismometri, e quindi ad
essere registrate dai sismografi. Nella crosta terrestre tali onde viaggiano a
una velocità che può raggiungere anche i 10 km al secondo.
Durante la Guerra fredda, queste onde sono state studiate per tenere sotto
controllo le nazioni che praticavano esperimenti nucleari. infatti il primo
arrivo (così vengono definite in gergo le prime onde percepite) di un'onda
generata da un'esplosione nucleare è sempre un'onda P.
Onde di taglio o trasversali (S)
Le onde S, ovvero onde "seconde" muovono la roccia perpendicolarmente alla
loro direzione di propagazione (onde di taglio). Esse sono più lente delle
onde P, viaggiando nella crosta terrestre con una velocità fra 2,3 e 4,6 km/s.
Le onde S non possono propagarsi attraverso i fluidi perché questi non
oppongono resistenza al taglio.
Onde superficiali (R e L)
Le onde superficiali, a differenza di quello che qualcuno potrebbe pensare,
non si manifestano dall'epicentro (il corrispondente verticale sulla
superficie dell'ipocentro), ma solo ad una certa distanza da questo. Tali onde
sono il frutto del combinarsi delle onde P e delle onde S, sono perciò molto
complesse. Le onde superficiali sono quelle che provocano i maggiori danni.
Le onde di Rayleigh, dette anche onde R, muovono le particelle secondo orbite
ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, come
avviene per le onde in acqua.
Le onde di Love, dette anche onde L, muovono invece le particelle
trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo sul
piano orizzontale.
I maremoti
I terremoti, specialmente quelli che avvengono sotto il mare o gli oceani,
possono provocare maremoti, sia come risultato diretto della deformazione del
letto marino causata dal terremoto, sia come risultato di uno smottamento
subacqueo indirettamente innescato da questo.
Cause dei terremoti
Alcuni terremoti sono causati dal movimento magmatico all'interno di un
vulcano, e possono essere indicatori di una imminente eruzione. In rarissimi
casi dei terremoti sono stati associati all'accumulo di grandi masse d'acqua
dietro a delle dighe, come per la diga di Kariba in Zambia, Africa, e con
l'iniezione o estrazione di fluidi dalla crosta terrestre (Arsenale delle
Montagne Rocciose). Tali terremoti avvengono perché la resistenza della crosta
terrestre può essere modificata dalla pressione del fluido. Infine, i
terremoti (in senso molto ampio) possono essere il risultato della detonazione
di esplosivi.
Nel periodo della guerra fredda, i due blocchi studiavano i progressi nucleari
del blocco contrapposto grazie all'utilizzo dei sismometri, al punto che i
test nucleari (sotterranei o in atmosfera) sono stati usati sia dagli USA che
dall'URSS come una sorta di comunicazione indiretta col nemico.
I terremoti più forti del XX secolo
1. Al largo della costa dell'Ecuador - magnitudo 8.8 - 31 gennaio 1906
2. Messina e Reggio Calabria, Italia - magnitudo 7.2 - 28 dicembre 1908
3. Kamčatka, Russia - magnitudo 8.5 - 3 febbraio 1923
4. Mare di Banda, Indonesia - magnitudo 8.5 - 1 febbraio 1938
5. Assam, Tibet - magnitudo 8.6 - 15 agosto 1950
6. Kamčatka, Russia - magnitudo 9.0 - 4 novembre 1952
7. Isole Andreanof, Alaska - magnitudo 8.6 - 9 marzo 1957
8. Valdivia, Cile - magnitudo 9.5 - 22 maggio 1960
9. Isole Kurili, Russia - magnitudo 8.5 - 13 ottobre 1963
10. Prince William Sound, Alaska - magnitudo 9.2 - 28 marzo 1964
11. Isole Rat, Alaska - magnitudo 8.7 - 4 febbraio 1965
12. Yungay, Perù - magnitudo 7.9 - 31 maggio 1970
13. Friuli, Italia - magnitudo 6.4 - 6 maggio 1976
14. Shkoder, Albania - magnitudo 7.9 - 15 aprile 1978
15. Irpinia - Conza della Campania (AV), Italia - magnitudo 7 - 23 novembre
1980
16. Nicomedia, Turchia - magnitudo 7.4 - 17 agosto 1999
I terremoti più forti del XXI secolo
1. Al largo della costa nord di Sumatra - magnitudo 9.0 - 26 dicembre 2004
2. Sumatra, Indonesia - magnitudo 8.7 - 28 marzo 2005
3. Giakarta, Indonesia - magnitudo 8.4 - 12 settembre 2007
4. Ica, Perù - magnitudo 7.9 - 15 agosto 2007
5. Calama, Cile - magnitudo 7.7 - 14 novembre 2007
6. Wenchuan, Cina - magnitudo 7.8 - 12 maggio 2008
7. Iwate e Tohoku, Giappone - magnitudo 7.2 - 14 giugno 2008
Scala Mercalli
Grado
Scossa
Descrizione
I
strumentale
avvertita solo dagli strumenti
II
leggerissima
avvertito solo da poche persone sensibili in condizioni particolari
III
leggera
avvertito da poche persone
IV
mediocre
avvertito da molte persone; tremiti di infissi e cristalli;
oscillazione di oggetti sospesi
V
forte
avvertito da molte persone, anche addormentate; caduta di oggetti
VI
molto forte
qualche lesione agli edifici
VII
fortissima
caduta di comignoli; lesione agli edifici
VIII
rovinosa
rovina parziale di alcuni edifici; vittime isolate
IX
disastrosa
rovina totale di alcuni edifici; molte vittime umane; crepacci nel
suolo
X
disastrosissima
crollo di parecchi edifici; numerevoli vittime umane; crepacci
evidenti nel terreno
XI
catastrofica
distruzione di agglomerati urbani; moltissime vittime; crepacci;
frane; maremoto
XII
grande catastrofe
danneggiamento totale; distruzione di ogni manufatto; pochi
superstiti; sconvolgimento del suolo, maremoto
Scala Richter
magnitudo
TNT equivalente
Frequenza
0
1 chilogrammo
circa 8.000 al giorno
1
31,6 chilogrammi
1,5
178 chilogrammi
2
1 tonnellata
circa 1.000 al giorno
2,5
5,6 tonnellate
3
31,6 tonnellate
circa 130 al giorno
3,5
178 tonnellate
4
1000 tonnellate
circa 15 al giorno
4,5
5600 tonnellate
5
31600 tonnellate
2-3 al giorno
5,5
178000 tonnellate
6
1 milione di tonnellate
120 all'anno
6,5
5,6 milioni di tonnellate
7
31,6 milioni di tonnellate
18 all'anno
7,5
178 milioni di tonnellate
8
1 miliardo di tonnellate
1 all'anno
8,5
5,6 miliardi di tonnellate
9
31,6 miliardi di tonnellate
1 ogni 20 anni
10
1000 miliardi di tonnellate
sconosciuto
La previsione dei terremoti con la tecnica
del radon
Venerdi
27 marzo le macchine cominciano a segnalare un'attività anomala, com'era
accaduto nel 2002, alla vigilia del terremoto di S. Giuliano, nel 2003
prima del sisma sui Monti Frentani, nel 2004 ad Ascoli Piceno ecc. I
picchi arrivano giovedi 2 e venerdi 3 aprile.
Le misure effettuate dal tecnico dell'Inaf Gioacchino Giuliani nei giorni
precedenti il terremoto dell'Aquila appartengono ad una serie di
osservazioni iniziate parecchi anni fa e condivise con i fisici Victor
Aleeksenco, direttore negli anni '70 del laboratorio russo underground di
Baksan, e Nicola Zaccheo, all'epoca ricercatore alla Caltech University di
Pasadena (vedi Il Sole 24 Ore del 10-6-2005):
risale a otto anni fa, infatti, la messa a punto del primo apparato
rivelatore, con cui si decide di analizzare il fenomeno delle emissioni
del radon, un gas che si libera dal sottosuolo in particolari situazioni
d'instabilità e che si sospetta legato ai terremoti.
Il fenomeno, va precisato, è già noto da tempo e ben descritto in un
lavoro svolto da Chu King per lo U.S Geological Survey.
Ma la previsione dei terremoti è materia difficile, su cui ci si deve
muovere con i piedi di piombo: se si annuncia un terremoto, bisogna anche
dire quando, dove, quanto, e una generica stranezza nel comportamento del
radon non basta. Anche a voler essere cauti, però, le misure di Giuliani
sono tali e tante che un paese ad altissimo rischio sismico dovrebbe
prenderlo in considerazione e lavorarci seriamente sopra.
Tutto si basa su un particolare algoritmo ed un rivelatore di tipo
innovativo, derivato dalla Fisica delle particelle, che segnala gli
spike-likes, picchi istantanei tipici del radon: picchi che sembra si
siano sempre prodotti finora nell'area interessata e nell'imminenza di
scosse (poi puntualmente registrate dall'Ingv).
Non è un caso che di mezzo ci sia la Caen, industria toscana con sedi
operative negli Usa, che sui grandi esperimenti di Fisica ha costruito la
sua fortuna. La Caen si è occupata per vari anni dell'ottimizzazione del
sistema radon e dell'analisi dei dati, sperando di avviare un programma di
ricerca con le autorità del settore e di sperimentare la tecnologia su
scala maggiore: "La nostra idea –spiega il Presidente Marcello Givoletti-
era quella di costruire una rete di sensori nei territori a più alto
rischio. Ma dopo anni di lavoro, ci siamo dovuti arrendere: poiché la
nostra proposta non aveva seguito, abbiamo deciso di sospendere gli sforzi
e gli investimenti, e abbiamo affidato gli strumenti a Gioacchino
Giuliani, restando però sempre al corrente dei dati, fino a quelli della
scorsa settimana".
A credere che la strada del radon sia degna di essere percorsa è anche
Giacomo Cuttone, che presiede la commissione scientifica nazionale V dell'Infn:
"Quello che serve per valutare l'efficacia del metodo e l'efficienza del
sistema, è anzitutto una rete in grado di effettuare le misure del radon
in continuità e su vasta area, e quindi un team interdisciplinare che
integri competenze come le nostre nel campo dei rivelatori, con altre
competenze tra cui quelle che fortunatamente il nostro paese possiede in
campo geosismologico."
SOS fotovoltaico: tutto quello
che vorreste sapere ma che non avete mai osato chiedere.
Stai pensando di farti un impianto fotovoltaico sul tetto. Hai trovato un'offerta
che ti convince, ma ecco arrivare il classico amico che ti guarda e, con un
lungo sospiro, te lo sconsiglia. Del resto, ha proprio l'aria di saperla
lunga. A questo punto sei confuso. Non sei più sicuro di niente e non ti fidi
più di nessuno.
Qual'è la verità?
Se ancora non sai niente al riguardo,
questo breve e semplice corso sul fotovoltaico e sul
funzionamento del conto energia - gli incentivi
statali - ti schiarirà le idee.
Fotovoltaico for
dummies
Effetto serra for
dummies
Una volta fatto, ascolta l'intervista in cui Michele Boato
parla di fotovoltaico insieme a Byoblu, in
questo stesso post. Poi leggi la miniguida che segue, un
bigino dove andremo ad enunciare solide ed incontrovertibili
verità, su cui non si discute.
Se hai delle obiezioni, e sono frutto di sentito dire, allora
fidati di quello che leggi qui. Mi taglio il pizzetto se
riesci a dimostare che ho torto. Se invece ti senti un vero e proprio
esperto, prima di confondere le idee considera se le tue convinzioni
non si basino su informazioni obsolete, magari valide fino a qualche
anno fa. Dal 19 febbraio 2007 il conto energia
è tutta un'altra cosa rispetto a quello che conoscevi tu. Il mondo
cambia in fretta.
La guida si arricchirà via via di nuove domande e risposte, a mano a mano che
esprimerete i dubbi residui.
E se poi finiscono i fondi, chi mi paga gli incentivi di anno in
anno?
I fondi non finiscono, semplicemente perchè non ci sono fondi. Gli
incentivi statali arrivano da una quota accantonata per legge sulle
bollette energetiche degli italiani, espressamente
dedicata al fotovoltaico.
Già, ma se lo facessero tutti, i fondi non sarebbero sufficienti per
chiunque!
Non lo possono fare tutti, ma solo i primi. Questo perchè esiste un
tetto di 1200 MegaWatt di installazioni,
oltre il quale non verranno più sottoscritti contratti di incentivazione. Al
raggiungimento dei 1200Mw, insomma, il Conto Energia sui
nuovi impianti non si potrà più applicare.
E se io firmo un'offerta oggi ma poi, prima che il mio impianto sia
finito, si raggiunge la quota dei 1200Mw?
Tranquillo. Il meccanismo del tetto prevede anche questo. Al raggiungimento
dei 1200Mw di installazione, i contratti di incentivazione andranno ancora
avanti fino ad un massimo di 1400Mw. Ma nessuno potrà
più vendervi impianti che si avvantaggino del Conto Energia.
Allora c'è tempo...
Mica tanto! Ogni anno che passa, la tariffa di incentivazione
che viene riconosciuta per vent'anni viene diminuita del 2%.
Questo significa che il reddito da incentivazione, già per gli impianti che
entrano in funzione nel 2009, sarà leggermente inferiore.
Se poi l'impianto entra in funzione nel 2010, tale reddito sarà
inferiore di un altro 2% (il 2% della tariffa in vigore nel
2009) e via di seguito. Meglio farlo il prima possibile.
Come faccio a verificare a quanti MegaWatt di installazioni siamo
arrivati?
E se poi lo stato si rimangia la parola e smette di riconoscermi gli
incentivi? Vent'anni sono tanti.
Lo stato non può rimangiarsi il contratto di incentivazione
sottoscritto. Sarebbe come dire che smette di pagare le pensioni.
Impossibile! E se per caso qualche ministro dovesse mai proporlo, il TAR vi
ridarebbe gli incentivi in quattro e quattr'otto. L'unica possibilità è di
finire come l'Argentina. Ma in quel caso concordate con me
che i problemi sarebbero ben altri.
Perchè lo stato non finanzia direttamente l'impianto?
Per un semplice motivo. Lo scopo è quello di raggiungere il target
imposto dalla comunità europea, e cioè i famosi
1200Mw di installazioni entro il 2012.
Ma non basta! Di impianti spenti o malfunzionanti nessuno se
ne fa niente: l'obiettivo non è gonfiare il fatturato delle aziende, ma
risolvere il problema energetico minimizzando l'impatto sull'ambiente.
Quindi è necessario avere 1200MW di impianti funzionanti! Attivi. Che
producono energia. Se lo stato finanziasse l'impianto con una
cifra iniziale, tu potresti anche tenerlo spento. Invece lo stato
incentiva l'energia prodotta, mese per mese, in maniera tale
che se smetti di produrla, perdi gli incentivi.
Si, però se l'impianto si rompe e sta fermo due mesi, io perdo due
mesi di incentivi!
No. Le aziende serie includono nell'offerta un
contratto di assicurazione con una società assicurativa di tutto
rilievo, il quale garantisce anche dal fermo impianto.
Come? Attraverso il risarcimento dei danni subiti, tra cui in
primis gli incentivi persi a causa della mancata produzione
dell'energia.
Quindi, se un topo vi mangia un cavo, non preoccupatevi. Ma fate il contratto
giusto!
E se grandina forte?
Hai mai preso a calci un pannello di silicio? Ecco:
non farlo, se non vuoi farti male sul serio. La grandine non è un
problema. In ogni caso l'assicurazione copre anche
gli eventi atmosferici. Compresi i meteoriti.
D'accordo. L'offerta sta in piedi se lo stato mi riconoscerà un
contratto dove mi darà, per esempio, 49 centesimi per ogni Kwh prodotto. E
se io firmo l'offerta, ma poi lo stato non mi garantisce quella cifra?
Mettiamo che mi riconosce 46 centesimi, la tariffa inferiore. Sono fregato!
Sì, sei fregato, ma solo se non hai sottoscritto il contratto giusto.
Quando un impianto è terminato, il tuo installatore (o tu, se non ti sei
affidato ad un'azienda forte) si reca alGSE (Gestore
Servizi Elettrici) e fa domanda di incentivazione,
presentando le caratteristiche dell'impianto in base alle quali richiede una
certa tariffa.
Se l'impianto non è realizzato a regola d'arte, il GSE può
non riconoscere quella tariffa. Per esempio: se facciamo richiesta di
incentivazione per un impianto parzialmente integrato, e poi
i pannelli non sono installati in maniera perfettamente complanare al
tetto, il GSE può riconoscere la tariffa per un
impianto non integrato. Che è ovviamente inferiore.
Questo dipende dalla perizia del vostro installatore.
Ci sono alcune - poche - aziende, però, che sono talmente forti
sia a livello economico che in quanto a professionalità, che
possono permettersi di garantirvi che il GSE vi riconoscerà
la tariffa prevista dal contratto che avete stipulato con
loro. In caso contrario, metteranno ditasca loro la
differenza. Alcune - pochissime, forse una - garantiscono addirittura
mediante fidejussione bancaria. Soldi liquidi
da incassare subito, senza se e senza ma.
Sì, ma qui parliamo di vent'anni. Mi hanno detto che i pannelli però
durano molto meno. Dopo qualche anno non producono più niente.
Falso! Talmente falso che ci sono alcuni produttori
di pannelli fotovoltaici che garantiscono i loro
prodotti addirittura per 25 anni dalla data di installazione.
Cosa significa? Significa che se i pannelli hanno un calo nella resa
di conversione superiore al 10% nei primi 10 anni,
i pannelli vengono sostituiti gratuitamente. Lo stesso accade
se i pannelli hanno un calo superiore al 20% entro i primi
25 anni. Un leggero calo è fisiologico, ma è
contenuto entro questi limiti, e il calcolo sulla resa
finanziaria ne tiene assolutamente conto.
Ma se i pannelli hanno un calo fisiologico nel tempo, allora gli
incentivi diminuiranno di anno in anno.
Sì. E allora? L'importante è che questo calo della
resa, così come è limitato dal contratto di garanzia, sia
previsto nel piano economico accluso all'offerta che
avete ricevuto. Se il calo di resa è previsto e calcolato nel peggiore
dei casi - cioè se si stima una resa dell'80% in
25 anni-, allora potete essere sicuri che avrete
in ogni caso un piano più che attendibile. Addirittura per
difetto, nel senso che se siete sfigatissimi e i pannelli perdono ben il 20%
in 25 anni, il piano economico sta comunque in piedi. E se perdono più
del 20% vengono sostituiti. Quindi andate tranquilli!
Ma la banca si ciucca troppi interessi, così non è conveniente!
Non dovete vederla in questa luce. Vedetela piuttosto così. Quanto ricevete
un'offerta, se vi siete affidati ad un'azienda seria
avrete anche un piano finanziario accluso, con la possibilità
di sfruttare una convenzione bancaria, che le migliori
aziende riescono a stringere con gli istituti di credito.
In questo piano finanziario vengono evidenziati tutti i ricavi
che il vostro impianto fotovoltaico genererà anno
per anno - incentivi + energia risparmiata - e tutti i costi
- rata del mutuo o del prestito + manutenzione + assicurazione.
Il piano evidenzierà come sin dal primo anno potrete avere un
piccolo attivo, o un piccolo passivo a seconda della
latitudine e di altre variabili del caso. L'attivo è già al netto di
tutti i costi, ovvero prestito/mutuo/assicurazione/manutenzione
compresa, quindi rappresenta il bilancio finale. Guardando l'evoluzione
del piano negli anni, vi accorgerete che a un certo punto questo
attivo diventerà molto più grande, e questo perchè avrete finito di
pagare l'impianto, ma gli incentivi continueranno ad arrivare
fino al ventesimo anno.
Il ricavo totale è sempre più che vantaggioso
nel tempo, indipendentemente dagli interessi
che sono stati applicati con la convenzione bancaria sottoscritta.
Se investo in borsa o in qualche titolo la resa è migliore.
Grazie per la domanda, perchè mi da modo di evidenziare un
atteggiamento mentale molto diffuso in Italia.
Questo è molto importante: leggete con attenzione!
Supponiamo che siate sensibili all'ambiente. Volete costruire
un impianto fotovoltaico per dare una mano a ridurre
le emissioni di anidride carbonica. L'impianto però
è molto costoso, eccessivamente costoso. Non ce la fate da
soli.
Ecco che lo stato interviene e dice: «bene, se tieni
l'impianto acceso e funzionante, io ti regalo
una somma proporzionale all'energia che produci, che ti basta
per rendere l'impianto redditizio.»
A questo punto voi fate due conti e comprendete che non solo potete
finalmente costruire l'impianto in maniera che il bilancio totale sia a
costo zero per voi, ma che potete addirittura
guadagnarci, poco o tanto che sia, considerando anche l'energia che
risparmierete. Morale: il motivo che deve spingervi a realizzare un impianto
fotovoltaico non deve essere nè farsi bello con gli amici, nè essere
trendy, e tantomeno realizzare il miglior investimento possibile in
un'ottica speculativa.
Voi dovete realizzare un impianto perchè siete persone sensibili
alle condizioni in cui versa il mondo in cui vivete, e volete fare qualcosa
per voi stessi, per gli altri e per i
vostri figli. Se ragionate così, il semplice fatto che
possiate realizzarlo ad un costo ridicolo sarà sufficiente
per farlo subito. Figuriamoci se poi ci potete anche
guadagnare su!
In Germania sono avanti anni luce, con un
tetto su quattro in fotovoltaico - in continua crescita
- proprio perchè ragionano in questa maniera. Andiamo! Un italiano può essere meno sensibile di un
tedesco??
Ma chi è che mi paga questi incentivi? E quando me li danno?
Gli incentivi te li paga direttamente lo stato, mediante il
suo braccio armato: il GSE - Gestore Servizi Elettrici.
Dal momento in cui l'impianto è terminato ed è in funzione si
può fare la richiesta di incentivazione. Il GSE entro
60 giorni vi fa firmare il contratto di incentivazione,
e da quel momento iniziate a ricevere gli accrediti calcolati sull'energia
prodotta. Li potete ricevere mensilmente o con altra
periodicità, dipende da voi. Arrivano direttamente sul conto in banca
che avrete indicato nel contratto. Dal momento in cui iniziano ad arrivarvi
gli incentivi, vi saldano anche gli arretrati, ovvero gli
incentivi che avete maturato dal giorno in cui avete acceso l'impianto fino al
giorno in cui avete firmato il contratto di incentivazione.
La corrente la vendo? E a chi la vendo?
Ci sono due modalità di funzionamento per gli impianti
fotovoltaici. Possono essere sottoscritte entrambe, a scelta, da chi realizza
un impianto entro i 20KwP di potenza. La prima si chiama
scambio sul posto. La secondo vendita diretta.
Con lo scambio sul posto, voi non vendete la corrente. La
corrente che producete passa attraverso un apposito contatore,
e poi finisce nella rete pubblica. Il vostro vecchio contatore,
peraltro, continua a segnare la corrente che voi consumate, e
che proviene dalla rete. Ogni bimestre si fa un bilancio tra
l'energia prodotta e quella consumata, e voi pagate solamente la
differenza, se c'è. Se invece avete prodotto più corrente
di quella che avete consumato, la differenza vi viene accumulata
- diciamo così - e scalata dalle future
bollette entro un massimo di 3 anni. Poi la perdete. E' per
questo che gli impianti costruiti avendo in mente lo scambio sul posto,
devono essere dimensionati in maniera da produrre un po' meno energia
di quella che vi serve, in maniera da non avere mai un credito
energetico eccessivo, che non riuscireste a consumare nell'arco di
tre anni.
Se siete clienti residenziali, lasciate perdere la modalità
di vendita dell'energia, perchè non fa per voi.
Ve la pagherebbero la metà, e in più non potreste neppure
scaricare l'IVA, oltre che essere costretti ad aprire posizioni burocratiche
particolari. Date retta a me. Andate in scambio sul posto.
Ma allora la corrente che produco, se va in rete, non è la stessa
che consumo?
No, infatti. La corrente va sempre e comunque tutta nella
rete pubblica. Voi continuate ad avere lo stesso vecchio
contatore, quello che segna l'energia che consumate dalla rete. Si tratta
meramente di un fatto contabile. L'energia che il vostro
tetto produce non va direttamente nel televisore!
Ma se lo stato mi paga l'energia con una certa tariffa (gli
incentivi), io poi come faccio a venderla?
Stai facendo confusione! Gli incentivi statali sono, per l'appunto,
INCENTIVI. Significa che lo stato ti riconosce un
regalino per ogni KwH prodotto.
Non ti sta comprando l'energia, ti sta
solo ricompensando per la tua buona volontà. L'energia che hai prodotto, e che
lo stato ti ha "incentivato", resta a tua disposizione per qualsiasi uso tu ne
voglia fare.
Gli usi possibili sono per l'appunto due: scambio sul posto e
vendita diretta. Per impianti FINO A 20KwP
di potenza, puoi scegliere tu. Oltre i 20KwP puoi solo vendere l'energia in
eccesso.
Ma se la vendo, allora non la posso consumare? Cosa si intende per
autoconsumo?
Andiamo con ordine. L'impianto sul tuo tetto produce, diciamo, 1200KwH
all'anno. Supponiamo che la tua abitazione abbia un fabbisogno di
800KwH all'anno. Come dicevamo, quando attivi il tuo impianto puoi
scegliere cosa fare della tua energia, cioè andare in scambio sul
posto o in vendita. IN ENTRAMBI I CASI
puoi andare in AUTOCONSUMO. "Autoconsumo" significa che la
corrente che produci verrà utilizzata per pareggiare i bilanci
con i consumi fatturati per la tua abitazione. Potrai poi decidere cosa fare
della tua produzione energetica in eccesso, se mai ce ne
fosse, quella cioè che avanza.
Nel nostro esempio, i primi 800Kwh prodotti dal tuo impianto,
serviranno a pareggiare i consumi fatturati sulla tua bolletta energetica, e
gli altri 400KwH potranno essere o accumulati
per un utilizzo posteriore, sempre entro 3 anni - scambio sul posto -
oppure venduti a poco più di 9 centesimi al KwH.
Posso scegliere io se vendere oppure accumulare l'energia in
eccesso?
Sì, ma solo in fase di contrattualizzazione, cioè all'inizio.
Una volta che hai avuto accesso al meccanismo di incentivazione non puoi più
cambiare.
Inoltre, se hai un impianto con potenza pari o superiore a 20KwP,
puoi solo vendere l'energia prodotta in eccesso.
Ma insomma, questa energia in eccesso rispetto a quella che produco,
mi conviene venderla o accumularla?
Se sei un privato (no partita iva) non ci sono dubbi: molto meglio
andare in scambio sul posto. Perchè? Semplicissimo: facendo
una media - riferendosi ai prezzi per kwH di prima metà 2008 - tra i
costi variabili e i costi fissi, paghi l'energia che consumi - quella che
prelevi usualmente dalla rete - a circa 19€c (centesimi di euro) al Kwh.
Quindi se l'impianto sul tuo tetto producesse 3600KwH
all'anno, tu - incentivi statali esclusi - avresti un capitale di
3600 x 0,19 = 684€
all'anno sul tuo tetto. Se lo usi per pareggiare i costi del tuo fabbisogno
energetico - i KwH fatturati in bolletta, la tua produzione ti vale
esattamente 684€. Se invece vendi l'energia, ogni KwH ti
viene pagato poco più di 9 centesimi. Meno della metà. Sarebbe come avere un
campo di pomodori che valgono 1 euro l'uno, e trovarsi a venderli a 50
centesimi. Senza considerare che l'IVA non la scarichi.
Invece per le aziende è diverso, perchè pagano la corrente molto meno, e
quindi per loro non c'è molta differenza tra consumarsi l'energia prodotta
oppure venderla.
Unica cosa cui fare attenzione, quando si va in scambio sul posto:
dimensionare l'impianto in maniera che abbia una produzione energetica
lievemente inferiore al vostro fabbisogno. In questo modo non vi
capiterà mai di accumularne una quantità tale da non riuscire più a
riconsumarvela nell'arco di tre anni. Infatti, ricordate che se ne producete
in più non potete venderla, ma solo accumularla.
Ma se voglio andare in scambio sul posto per accumulare l'energia in
eccesso, devo installare degli accumulatori?
Assolutamente no! L'accumulo è solo virtuale, cioè contabile.
Ci sono infatti due contatori: uno è quello che avete sempre avuto e che
misura l'energia che prelevate dalla rete. Uno è quello che misura l'energia
che il vostro impianto produce, e che immettete in rete. Il vostro fornitore
di energia farà semplicemente un bilancio tra i due
contatori. Ricordatevi quindi che l'energia che producete va sempre tutta
quanta in rete, per essere disponibile a tutti, su tutto il territorio.
E se c'è un blackout? Producendomi da solo l'energia, immagino di
esserne esente.
Purtroppo non è così. Il motivo è semplice. Come abbiamo detto prima,
l'energia che producete va sempre direttamente in
rete. Esiste una regolamentazione che prevede che, in caso di
blackout, il vostro impianto fotovoltaico si disconnetta dalla rete.
Per quale motivo? Semplice: quando in rete non c'è tensione,
si presuppone che ci sia un guasto. Di conseguenza ci sarà
qualche operatore che va a riparare il guasto, chiave inglese
alla mano, con la matematica certezza che la corrente in quel
preciso momento non attraversa le apparecchiature in alta tensione, e seguendo
i procedimenti di sicurezza standard. Se il vostro impianto
fotovoltaico immettesse energia in rete, il povero operaio andrebbe ad
alimentare le morti bianche, e questo non è carino. Quindi
l'impianto fotovoltaico in caso di blackout sulla rete si disconnette
in maniera automatica.
Si può, eventualmente, realizzare un particolare circuito che si stacca dalla
rete ed eroga l'energia direttamente in ambito domestico, ma implica oneri e
costi aggiuntivi. Se non è proprio necessario, non vivendo
condizioni di blackout frequente, non ha molto senso.
Che pannelli mi installeranno? Voglio avere il meglio del meglio.
Questo è un falso problema. Ci possono essere oggettive
difficoltà nel garantire una certa marca e modello
di pannelli piuttosto che un'altra. Il motivo è che per lungo tempo
c'è stata scarsità nell'offerta: le code di
produzione non erano sufficienti a garantire la domanda. Questo fa sì
che se ricevete un'offerta - un preventivo - oggi, che
indica una certa marca/modello di pannello, quando vi
decidete a firmare il preventivo non è detto che quel particolare pannello sia
ancora disponibile.
Non è necessario il pannello migliore in assoluto: quello che
vi serve davvero è il pannello giusto!
Qual'è il pannello giusto? E' il pannello che per resa,
dimensioni e caratteristiche può adattarsi
bene al vostro tetto e garantirvi la resa economica
prevista dal contratto, in termini di produzione energetica.
Se il contratto prevede che il vostro impianto generi 1200KwH all'anno,
l'importante è che abbiate pannelli che producono 1200KwH all'anno, e
garantiti per 25 anni.
Cosa volete di più dalla vita?
Volete per forza l'ultimo modello di pannello, dalle
performance leggermente migliori? Bene: potreste ritrovarvi con un piano
finanziario dalla resa economica inferiore perchè l'impianto
costa di più, e perchè la corrente in
eccesso non vi serve. Quindi lasciate perdere queste fisime
sul pannello migliore.
Concentratevi invece sulle garanzie espresse nel contratto.
Quanto anticipo devo versare?
Anche lo 0%, dipende dall'azienda a cui chiedete un
preventivo.
E quando devo cominciare a pagare?
Se chiudi il contratto con un'azienda che lo prevede, inizi a
pagare solo dopo che l'impianto è stato costruito ed è
entrato correttamente in funzione, quando cioè il GSE inizia
a mandarti gli incentivi e l'impianto produce corrente che ti evita di doverla
comprare.
Per questo si dice che inizi a guadagnare da subito.
E se ho un tetto con l'amianto da smaltire?
Meglio ancora! Se hai un tetto in eternit e lo vuoi
sostituire, sai che devi andare incontro a costi puri, che
comprendono gli oneri di smaltimento e il rifacimento
del tetto. Sono soldi che spendi e per i quali non hai alcuna
contropartita.
Bene: se realizzi un impianto fotovoltaico al posto di un
tetto in eternit, smaltendo l'amianto, lo stato ti premia
riconoscendoti un addizionale 5% sulle tariffe di
incentivazione ventennali.
Quindi: ti rivolgi ad un'azienda seria, fai fare un
preventivo che comprenda la rimozione del tetto, lo
smaltimento dell'amianto e la costruzione di un
tetto nuovo con un impianto fotovoltaico integrato, e vedrai
che nel tempo il tuo impianto non solo ti ripagherà tutti i costi della
sostituzione del tetto, ma ti farà anche guadagnare.
Più di così...
Se è così conveniente, perchè non lo fanno le banche? Io posso
affittare il tetto.
Gli istituti di credito si occupano di finanziare
e spesso di acquistare gli impianti grossi, dove
hanno ritorni da centinaia di migliaia di euro. Sono impianti
per i quali acquistano direttamente il terreno
e costruiscono exnovo un impianto da diversi MegaWatt
di potenza. Nessuno costruisce un impianto sul tuo tetto,
per il semplice motivo che la garanzia dell'investimento si
ha con la certezza che l'impianto resterà al suo
posto almeno per i vent'anni dell'incentivazione
statale.
Cosa succederebbe infatti se tu decidessi di vendere la casa
un anno dopo la costruzione dell'impianto? Il nuovo proprietario non sarebbe
obbligato a mantenerlo, o magari potrebbe voler ristrutturare la mansarda,
aggiungere un piano.. Insomma, dove non c'è garanzia -
ovvero la proprietà dell'immobile - nessuno investe
soldi suoi.
La garanzia la puoi mettere solo tu, costruendo il
tuo impianto sul tetto di casa tua, e firmando un
contratto di incentivazione statale a tuo nome.
Abito in un condominio. Possiamo costruire un impianto comune sul
tetto?
Certamente. Tieni presente tre cose però.
Tutti i
condomini devono essere d'accordo, o perlomeno la
maggioranza, e non è un affare semplice. Se hai frequentato qualche
riunione di condominio in vita tua saprai esattamente a cosa mi riferisco.
L'impianto servirà ad
alimentare le parti comuni: luci sulle scale, garage e
giardini, ascensori, pompe dell'acqua e via dicendo. Dovete fare il conto di
quanto spendete di energia annualmente per le sole parti comuni e
dimensionare l'impianto su quello. Il motivo è che differenziare il consumo
di corrente nei singoli appartamenti è una follia
burocratica. Implica conteggi e divisioni infiniti per le quali il
vostro amministratore vi maledirebbe a vita. Inoltre, spesso non ci sarebbe
abbastanza spazio sul tetto per un'operazione del genere.
Abbattere le spese comuni è già un obiettivo estremamente
significativo!
Non tutti gli
Istituti di Credito finanziano i condomini. Il
motivo è che se poi il condominio non paga, non sanno a chi
rivolgersi per esigere quanto dovuto. Un condomino potrebbe infatti
vendere il suo appartamento ad un altro, e così via... Attualmente
sono a conoscenza di una sola linea di credito che finanzia
i condomini, per un importo massimo di 70.000€, con
garanzie chirografare. Ovviamente resta sempre in piedi, per tutti,
la possibilità di pagare l'impianto di tasca propria,
evitando tra l'altro tutti gli interessi del caso.
Qual'è l'orientamento migliore per il tetto?
L'orientamento dipende dalla latitudine. Alle nostre
latitudini - italiane - l'orientamento migliore è SUD,
con un inclinazione del tetto di 30°.
In ogni caso va bene qualsiasi esposizione tra
sud-ovest e sud-est, basta che non sia a nord oppure
sull'asse est-ovest.
Cosa succede se il mio tetto ha un'esposizione sull'asse est-ovest?
Succede che l'irraggiamento, ovvero la quantità di
energia solare che cade sul tetto, si riduce di un 20-30%.
Il che di per sè non significa niente, se non che una produzione di energia
inferiore del 20-30% significa anche che si prendono fino a un terzo
di soldi in meno dallo stato. Il che in alcuni casi rende l'impianto
antieconomico. Se poi a uno non interessa, perchè il suo scopo è fare
qualcosa di buono, allora può tranquillamente realizzare un impianto
fotovoltaico anche sul suo tetto.
Come si fa a capire quanto sole cade sul mio tetto in un anno?
L'Enea ha compiuto studi
dettagliati, producendo mappe che riportano i valori medi mensili della
radiazione solare giornaliera per oltre 2000 comuni
italiani, stimati a partire dalle immagini satellitari di copertura
nuvolosa per diversi anni fino al 1999.
Dunque se in un preventivo si stimano 1200KwH di energia
prodotta all'anno, questo valore potrà oscillare di anno in
anno, ma in media si può essere sicuri che resterà quello.
Ho una baita in montagna, lontana dalle linee elettriche. Posso
avvantaggiarmi del Conto Energia costruendovi un impianto fotovoltaico?
Puoi senza ombra di dubbio costruire un impianto fotovoltaico
e avere la tua fonte di energia autonoma, magari accludendo
un accumulatore per la notte, ma non puoi avvalerti
del Conto Energia. Il Conto Energia vale solo per gli
impianti Grid Connected, cioè connessi alla rete, perchè lo
scopo è quello di distribuire energia pulita sul territorio a
vantaggio di tutti. Un impianto come il tuo si chiama viceversa
Standalone - stand + alone: solo -, cioè disconnesso
dalla rete. Non essendo utile a nessuno se non a te, lo stato non te lo
incentiva.
Conoscere significa
sperimentare attraverso i sensi. Tutto il resto è una proiezione
mentale. Per esempio, la guerra vissuta attraverso i giornali fa male, ma
andare dove la gente rischia la vita tutti i giorni, incrociare i loro
sguardi, parlare con loro fa molto di più: rende partecipi.
L'esperienza diretta spoglia le frasi della loro più appassionata retorica
e le riempie di significato. Dopo avere visto, difficilmente
si può dimenticare.
Mi sono caricato in spalla il candidato presidente alle
regionali d'Abruzzo, Carlo Costantini, e
l'ho portato a Contrada Feudo, vicino a Ortona.
Dovevo vedere i luoghi dove si vuole costruire una raffineria
petrolifera. E ho creduto che dovesse vederli anche lui,
toccare quella terra con le sue proprie mani, sentire il profumo dei suoi
frutti, parlare con chi sta combattendo quella guerra. La guerra dei
mostri meccanici, delle piogge acide, della desertificazione, contro
l'intima vocazione di un territorio dalla bellezza inequivocabile,
che colpisce i sensi e lo stomaco lasciando senza fiato, a bocca aperta.
Ho effettuato qualche ripresa strada facendo, vi ho fatto vedere la
sterminata sequela di vigneti che caratterizza quelle
zone, da cui tra l'altro si ricava il rinomato montepulciano
d'Abruzzo. Vi ho fatto vedere il panorama, le colline, i prati, i
volti induriti dal sole e perfino le mosche che si inseguono pigramente,
nell'ozio di un pomeriggio di fine ottobre. Ve l'ho messi davanti agli
occhi perché è proprio lì che i poteri forti vogliono costruire una
raffineria. L'hanno chiamata Centro Oli,
perché possa sembrare innocua come un frantoio. Ma non è
un frantoio: è l'apocalisse. Come è stato in Basilicata,
genererà piogge acide e renderà non più commestibili
tutte le coltivazioni circostanti, in un raggio di sessanta chilometri.
Consumerà milioni di metri cubi di acqua, in una terra
dove l'acqua è preziosa e già oggi non c'e n'è abbastanza per gli
uomini, le donne e i bambini che la abitano. Renderà l'aria
irrespirabile e rappresenterà il cavallo di troia grazie
al quale in Abruzzo scenderanno squadroni di
petrolieri, inviati da generali banchieri, che
bucheranno tutta la regione come un groviera, distruggendola e
impedendogli di valorizzare la sua selvaggia, a tratti incontaminata e
sconvolgente bellezza.
Sì, l'Abruzzo è meraviglioso. Forse... ancora per poco.
5. UN GIORNO NEI LABORATORI DELL’ INFN DEL GRAN SASSO
6. LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE, LE PROVINCIE E I COMUNI
7. RASSEGNA STAMPA
INFN: scopi e origini
L’Infn è l’ente dedicato allo studio dei costituenti
fondamentali della materia e svolge attività di ricerca, teorica e sperimentale,
nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare. La ricerca
fondamentale in questi settori richiede l’uso di tecnologie e strumenti di
ricerca d’avanguardia che l’Infn sviluppa nei propri laboratori e in
collaborazione con il mondo dell’industria. L’Istituto promuove inoltre il
trasferimento delle competenze, delle metodologie e delle tecniche strumentali
sviluppate nell’ambito della propria attività verso campi di ricerca diversi
quali la medicina, i beni culturali e l’ambiente. Tutte queste attività si
svolgono in stretta collaborazione con il mondo universitario. L’Infn venne
istituito l’8 Agosto 1951 da gruppi delle Università di Roma, Padova, Firenze e
Milano al fine di proseguire e sviluppare la tradizione scientifica iniziata
negli anni ‘30 con le ricerche teoriche e sperimentali di fisica nucleare di
Enrico Fermi e della sua scuola. Nella seconda metà degli anni ‘50 l’Infn
progettò e costruì il primo acceleratore italiano, l’elettro sincrotrone
realizzato a Frascati dove nacque il primo Laboratorio Nazionale dell’istituto.
Nello stesso periodo iniziò la partecipazione dell’Infn alle attività di ricerca
del CERN, il Centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra, per la costruzione
e l’utilizzo di macchine acceleratrici sempre più potenti. Oggi il contributo
dei ricercatori dell’Infn è significativo non solo nei vari laboratori europei,
ma in numerosi centri di ricerca mondiali.
INFN: organizzazione
L’attività dell’Infn si basa su due tipi di strutture di
ricerca complementare, le Sezioni e i Laboratori Nazionali. Le 19 Sezioni hanno
sede in dipartimenti universitari e realizzano il collegamento diretto tra
l’istituto e le Università, I quattro Laboratori, con sede a Catania, Frascati,
Legnaro e Gran Sasso, ospitano grandi apparecchiature e infrastrutture messe a
disposizione della comunità scientifica nazionale e internazionale, Il personale
dell’Infn conta circa 2000 dipendenti propri e quasi 2000 dipendenti
universitari coinvolti nelle attività dell’istituto e 1300 giovani tra
laureandi, borsisti e dottorandi. L’organizzazione dell’Infn rappresenta un
efficace equilibrio fra gestione centralizzata e decentralizzata ed è frutto di
consuetudini consolidate negli anni. L’organo decisionale dell’istituto è il
Consiglio Direttivo, costituito dal Presidente e dalla Giunta Esecutiva, dai
quattro Direttori dei Laboratori Nazionali e 19 Direttori delle Sezioni, da
rappresentanti del MURST, del Ministero dell’industria, del Cnr e dell’Enea.
L’attuazione delle decisioni dei Consiglio compete, secondo i casi, al
Presidente, alla Giunta, ai Direttori di Laboratorio o di Sezione per
l’organizzazione delle attività a livello locale, il tutto con l’ausilio dei
dirigenti dell’Amministrazione Centrale.
1. I PUNTI DELLA DISCORDIA
I Laboratori
Nelle viscere del Gran Sasso, a lato del
traforo dell'autostrada Teramo-L'Aquila, esistono tre sale adibite a laboratorio
di considerevoli dimensioni, interamente scavate nella roccia.
Ogni sala ha dimensioni interne vicine a quelle di una delle nostre cattedrali.
All'interno si fanno esperimenti per conto dell'Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare (INFN) studiando le parti più infinitesimali della materia con lo scopo
di dare risposte ai grandi quesiti dell'Universo. Vi lavorano stabilmente pochi
operatori in quanto la maggior parte dei ricercatori svolge la propria attività,
attraverso collegamenti telematici, nel centro di ricerca vero e proprio situato
nei pressi del casello autostradale di Assergi.
Il rilievo internazionale dei laboratori
L'importanza a livello internazionale dei laboratori del
Gran Sasso è unanimemente riconosciuta ma appare strano che potenze economiche e
industriali come gli Stati Uniti o il Giappone si servano delle strutture del
Gran Sasso e non pensino a crearle sul loro territorio, avendone ampiamente le
possibilità.
Non sarà che scavare milioni di metri cubi di roccia in una montagna carsica
ricca d'acqua è considerato dai previdenti governi stranieri un costo troppo
elevato in termini di rischio idrogeologico?
Il terzo traforo
Con questo nome generico, così riportato
dai mezzi di informazione, si intende in realtà il progetto di un'opera di
ampliamento degli attuali laboratori del Gran Sasso che prevede oltre alla
realizzazione di un cunicolo di collegamento, tra le sale sotterranee e
l'esterno, anche due nuove sale laboratorio da affiancare alle tre già
esistenti. Il nuovo cunicolo, oltre a far transitare il personale diretto al
laboratorio, servirebbe anche per alloggiare i canali di servizio e di
ventilazione. Lo si vorrebbe realizzare scavando al di sopra delle due gallerie
autostradali esistenti.
Le motivazioni
In tutto il mondo laboratori così
particolari e di questa dimensione hanno una sorta di lista di attesa dei grandi
gruppi di ricerca, di vari Paesi nel mondo, che chiedono di poter utilizzare gli
spazi a disposizione. La particolare condizione di schermatura dai raggi cosmici
consente, infatti, solo in questo tipo di laboratori sotterranei, la
realizzazione di particolari programmi di ricerca sulla costituzione della
materia. La lista di attesa, ad oggi, si è allungata molto per i Laboratori del
Gran Sasso e così, per rimanere al passo con la concorrenza internazionale, l'INFN
ritiene necessario ampliare gli spazi disponibili. La realizzazione di un
diretto collegamento con l'esterno consentirà inoltre di migliorare i livelli
qualitativi di sicurezza per il personale che lavora all'interno delle sale
sotterranee.
Il progetto
L'intervento di ampliamento dei laboratori
e la realizzazione del terzo cunicolo è un'opera prevista con una legge del 1990
che ha stanziato le somme necessarie per realizzare l'intervento. Nella stessa
legge sono definite anche le somme necessarie per recuperare i danni ambientali
causati dalla realizzazione delle gallerie autostradali e per attuare un
monitoraggio del sistema di circolazione delle acque all'interno del Gran Sasso.
Il progetto è stato predisposto dall'ANAS, insieme all'INFN, ed ha avuto vari
rimaneggiamenti in relazione alle prescrizioni del Consiglio Superiore dei
Lavori Pubblici ed all'esito della Valutazione di Impatto Ambientale. Alla
conclusione del progetto definitivo, qualche anno fa, nonostante l'eliminazione
di varie opere, la previsione di spesa è risultata di 115 miliardi di lire, a
fronte dei 101 miliardi stanziati dalla legge per i lavori di ampliamento e
messa in sicurezza. Nelle relazioni allegate dall'ANAS al progetto definitivo
del "Terzo Traforo" e dell'ampliamento dei laboratori si riconosce che i lavori
causeranno una perdita di acqua di più di 200 litri al secondo. I progettisti la
ritengono una perdita "trascurabile" senza forse sapere che l'acqua sta
diventando il bene principale del prossimo futuro e che nel 2060 è stimato che
metà popolazione mondiale sarà senza acqua. La relazione idraulica del progetto
conferma inoltre che durante i lavori verranno contaminati 310 litri al secondo
di acqua. Questa è una previsione ottimistica perché durante i successivi lavori
di consolidamento della nuova opera potrebbero essere TOTALMENTE contaminate le
acque drenate dalle attuali gallerie. Ricordiamo che l'acqua del Gran Sasso
serve circa 500.000 persone. Chi vuole il terzo traforo è arrivato a dire che
non verrebbero toccate le falde acquifere perché la galleria verrebbe realizzata
sopra quelle attuali, dove le falde non ci sono. Questo è parzialmente vero per
i primi 4,8 Km ma nel successivo tratto (1,2 Km), l'acquifero sarà sicuramente
interessato.
I recuperi ambientali
Le aree di cantiere ex-Cogefar utilizzate
per la realizzazione delle gallerie autostradali, a Casale San Nicola ed Assergi,
nei pressi dei due imbocchi del traforo, non sono mai state riqualificate dalla
data della loro dismissione. I recuperi ambientali andavano realizzati al
termine dei lavori eliminando i resti dei macchinari, rimuovendo le montagne di
roccia estratte nello scavo e demolendo i ruderi delle baracche degli operai,
tra l'altro realizzate con materiali isolanti contenenti amianto.
La legge del 1990 ha ribadito la necessità di operare le riqualificazioni, ma
nonostante abbia stanziato i fondi necessari, i lavori di bonifica non sono
ancora iniziati.
L'Acquifero
La stessa legge ha stanziato anche cinque miliardi per uno studio
approfondito sul Gran Sasso e in particolare su come è strutturato il suo
acquifero profondo. La somma sembra sia stata interamente spesa dal Consorzio
incaricato delle ricerche che però ha chiuso i battenti qualche anno fa senza
rendere noti i risultati ottenuti. Nonostante tali somme siano state utilizzate
per installare costose centraline in molti punti della montagna e lungo i fiumi,
non un solo dato utile è stato divulgato fino ad oggi.
Le sorgenti
L'acqua del Gran Sasso alimenta gran parte
degli acquedotti che servono le province di Teramo, L'Aquila e Pescara. Il
Consorzio acquedottistico di L'Aquila gestisce una serie di prese che dalle
sorgenti del Chiarino fino alle pendici meridionali del Gran Sasso forniscono
acqua all'intera vallata aquilana ed alle sue aree limitrofe. Più a sud le
sorgenti del Tirino e del Pescara oltre a fornire acqua di uso corrente sono
oggetto di imbottigliamento per la grande distribuzione. Sul versante pescarese
con le acque delle sorgenti del Tavo si alimenta gran parte del comprensorio
settentrionale della provincia, compresi importanti centri come Penne e
Farindola. L'intera provincia di Teramo è alimentata dall'acqua del Gran Sasso.
Intervenire sull'acquifero del Gran Sasso potrebbe comportare riduzioni degli
apporti alle sorgenti con problemi nella distribuzione dell'acqua potabile nelle
tre province oltre ad enormi conseguenze locali e globali all'ambiente naturale.
Le acque recuperate
In occasione dei primi lavori alle
gallerie del Gran Sasso si è avuta una enorme perdita di portata alle sorgenti.
Una parte dell'acqua persa è stata recuperata, centinaia di metri più in basso,
all'interno del traforo. Così oggi i due acquedotti dl L'Aquila e Teramo hanno
gran parte del loro apporto direttamente dalle gallerie autostradali. Tali
adduzioni di acqua potabile sarebbero direttamente interessate dai lavori di
scavo del nuovo cunicolo e delle sale, col rischio di essere inquinate durante i
lavori e non è da escludere che l'inquinamento possa verificarsi anche
successivamente.
Non si conosce al momento quale potrebbe essere la fonte alternativa di acqua
per continuare una regolare distribuzione durante il periodo dei lavori.
Gli
esperimenti
Gli
esperimenti che sono portati avanti all'interno dei laboratori, per ragioni di
sicurezza e di riservatezza, sono conosciuti solo approssimativamente
all'esterno. Tale riservatezza ha fatto nascere nell'opinione pubblica alcune
preoccupazioni sugli esperimenti nel laboratorio del Gran Sasso rafforzati da
episodi mai verificatisi in passato: le improvvise morie di pesci sul Fiume
Mavone, che riceve le acque di scarico dei laboratori; le abnormi percentuali di
tumori in uno dei paesi ai piedi della montagna. Di certo si sa solo che alcuni
materiali utilizzati nelle ricerche, come il Gallio, sono forzatamente tenuti in
uno stato molecolare differente da quello in cui si trovano in natura. In
seguito a incidenti imprevedibili, tali sostanze potrebbero inquinare l'acqua
del Gran Sasso. Gli esperimenti più importanti che si fanno nei laboratori
prevedono l'utilizzo massiccio di sostanze altamente pericolose ed inquinanti,
con l'ampliamento dei laboratori aumenterebbe il rischio di contaminazione della
falda idrica in caso di gravi incidenti.
I
lavori
L'esecuzione dell'opera di ampliamento, dovrebbe avvenire scavando con
l'utilizzo di speciali macchine perforatrici automatizzate dal versante di
L'Aquila verso l'interno della montagna. Siccome però in alcuni tratti si
incontreranno zone franose in cui si concentrano grandi quantità di acqua, per
evitare gli incidenti accaduti nello scavo del traforo autostradale, si prevede
di operare con fitte iniezioni di cemento, eseguite trivellando dall'interno
delle gallerie autostradali. Finito il consolidamento si interverrà con lo scavo
del cunicolo e solo al termine di questo si lavorerà per realizzare le due nuove
sale utilizzando anche cariche esplosive che demoliranno la roccia più dura.
Non si sa bene per quanto tempo le gallerie autostradali dovranno rimanere
chiuse per l'esecuzione di questi lavori, ma è prevedibile una durata di almeno
5 anni.
Gli
accessi
Attualmente si accede alle sale laboratorio sotterranee attraverso tunnel di
collegamento alla galleria autostradale TE-AQ. Inizialmente si pensava di
realizzare degli appositi spazi di accelerazione e decelerazione allargando le
gallerie nei punti interessati ma successivamente si preferì ridurre la
carreggiata stradale per destinare una corsia a tale scopo. Nel progetto di
ampliamento attualmente in discussione non è prevista la rimozione di questa
"strettoia" in quanto il nuovo cunicolo potrà essere utilizzato solo da piccole
navette elettriche per il trasporto delle persone mentre i camion o i mezzi di
servizio dovranno continuare ad entrare ed uscire dalla galleria autostradale.
Il
traffico autostradale
Chi
transita sotto il traforo del Gran Sasso può notare che esistono vari sistemi di
sicurezza quali ventilazione, vie di fuga, colonnine SOS. Da recenti inchieste,
conseguenti l'incidente del Monte Bianco, si è in più parti illustrato che le
gallerie autostradali del Gran Sasso, proprio per il fatto di essere due,
appaiate e collegate tra loro, risultano essere tra le più sicure al mondo.
Inoltre da un relazione della Polizia stradale, lungo la canna TE-AQ, ad oggi
non si è registrato alcun incidente grave e l'indice rilevato di pericolosità è
di gran lunga inferiore alla media del resto della rete.
La
sicurezza
Attualmente i Laboratori INFN del Gran Sasso hanno sicuramente i necessari
margini di sicurezza per consentire le ricerche all'interno. Ciò è possibile
grazie ai piani di sicurezza, coordinati dalle prefetture di Teramo e L'Aquila,
testati anche di recente con una esercitazione, unica nel suo genere in Italia,
con simulazione di incidente proprio in prossimità dell'ingresso ai laboratori.
In caso di ampliamento dei laboratori l'attuale piano non sarebbe più
sufficiente a garantire la sicurezza necessaria. Miglioramenti della sicurezza
dei laboratori, nella loro configurazione attuale, si potrebbero invece ottenere
trovando soluzioni tecniche alternative.
La
via di fuga
La
domanda sorge spontanea: se si ritiene necessario creare una terza via di fuga
per aumentare la sicurezza, perché invece che progettare una galleria di 6,5 km
verso L'Aquila non si sceglie la strada più breve di 2,5 km verso Teramo come
accade attualmente per gli scarichi e i condotti di aerazione?
Le gallerie autostradali del Gran Sasso, proprio per il fatto di essere due,
sono tra le più sicure al mondo. Oltretutto, il restringimento di carreggiata
esistente sulla galleria Teramo - L'Aquila per l'accesso ai laboratori funge da
importante limitatore di velocità (non a caso il numero di incidenti
verificatisi su questa direzione è molto minore rispetto a quelli verificatisi
sull'altra). Nel progetto di ampliamento non è prevista la rimozione di tali
corsie in quanto il cunicolo nuovo potrà essere utilizzato solo da piccole
navette elettriche per il trasporto delle persone, mentre i camion o i mezzi di
servizio dovranno continuare ad accedere dalla galleria autostradale. Un
esempio: dopo la tragedia del traforo del Monte Bianco (galleria attraversata da
circa 2 milioni di autoveicoli l'anno) per riaprire la galleria in condizioni di
sicurezza la commissione interministeriale ha ritenuto sufficiente collegare i
rifugi antincendio ad un camino di aerazione esistente.
Per aumentare la sicurezza del personale dei laboratori basterebbe un camino di
aerazione verticale, lungo appena 600 m, e sufficiente a raggiungere l'esterno
in località Campo Imperatore.
L'incidente
Eventualità non
sufficientemente approfondita risulta essere quella di un incidente grave
all'interno dei laboratori e di ciò che comporterebbe per il comprensorio del
Gran Sasso.
La presenza di sostanze pericolose che potrebbero inquinare aria e acqua
diviene, infatti, un forte fattore di rischio per le aree circostanti la
montagna. Nel nuovo progetto sono previste anche tubazioni di trasporto di
queste sostanze lungo il nuovo cunicolo. Un terremoto che riattivasse le faglie
presenti nell'area comporterebbe una fuoriuscita incontrollata di questi
materiali. In tale eventualità, la società moderna è pronta ad affrontare un
nuovo terremoto con edifici antisismici e sistemi di soccorso, ma non è pronta
per una presenza di agenti altamente inquinanti provenienti dall'interno della
montagna.
La
V.I.A.
Nel
1992 il Ministero dell'Ambiente ed il Ministero dei Beni Culturali hanno
rilasciato il parere positivo di Compatibilità Ambientale conseguente una
Valutazione effettuata sullo Studio di Impatto Ambientale predisposto dall'ANAS
e dall'INFN. La Compatibilità Ambientale è stata espressa in ragione del fatto
che enormi sarebbero risultati i benefici goduti dalla collettività perché con
la realizzazione dell'opera si sarebbe potuta aprire la galleria autostradale
TE-AQ fino ad allora chiusa come esclusivo accesso ai laboratori. Oggi la cosa
non ha più motivo d'essere poiché la galleria è perfettamente funzionante. La
Valutazione di Impatto Ambientale va eseguita esaminando varie opzioni ed
attivando inchieste pubbliche che possano far stimare, e quindi valutare, la
bontà delle scelte effettuate. Negli studi condotti non sono in alcun modo
valutati né i pareri della collettività né la cosiddetta "opzione zero", che
vuole tra le alternative possibili quella di non realizzare l'opera. Lo Studio
predisposto, inoltre, esaminava un progetto e condizioni ambientali differenti
dagli elaborati attualmente in discussione e dal contesto naturalistico odierno.
Flora e fauna
Al momento in cui si
effettuavano gli studi per la realizzazione dell'opera si consideravano delle
condizioni di naturalità in degrado ed avviate ad un peggioramento. Non si
poteva prevedere che, di lì a poco, con l'istituzione di un Parco Nazionale, in
quelle zone sarebbero tornate specie animali come l'Aquila reale, il Lupo ed il
Camoscio d'Abruzzo oltre a rare specie floristiche di alta quota.
Il
Parco
L'istituzione del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga nel 1991 ha
cambiato gli indirizzi di gestione dei territori montani fino a ieri in
spopolamento e con poche speranze di invertire la tendenza. Oggi invece la
speranza di valorizzare questi ambienti per le bellezze naturalistiche contenute
e poter usufruire degli apporti economici del turismo è una realtà.
L'esecuzione di lavori di tale entità ai piedi del Gran Sasso, che
necessiterebbero di gigantesche opere di cantiere, con vasti sbancamenti, forti
rumori ed esplosioni, nuovi elettrodotti e nuove strade di servizio e transito
continuo di camion, sono assolutamente incompatibili con i programmi di
promozione locale.
Il
no del Parco
La
realizzazione dell'opera si è attualmente fermata con il diniego dell'Ente
Parco.
Ci sono infatti passaggi della legge quadro sulle aree protette e del Decreto
istitutivo dell'Ente Parco che vietano espressamente tali tipi di intervento.
Nella fase istruttoria, nella ricerca della effettiva risposta da dare alla
richiesta di autorizzazione, l'Ente Parco si è avvalso della collaborazione,
oltre che dei propri servizi, di consulenti esterni e di dettagliati pareri
dell'Agenzia nazionale per l'Ambiente e del servizio Geologico Nazionale che
hanno rilevato l'importante sconvolgimento ambientale che si avrebbe con la
realizzazione di tale opera.
2. CRONOLOGIA DEI FATTI
1968
L'A.N.A.S. inizia i lavori di realizzazione del traforo autostradale del Gran
Sasso.
1969
L'enorme fuoriuscita di acqua dalla montagna (dai 700 litri/secondo ai 20.000
litri/secondo) causa gravi incidenti nelle gallerie.
1970
Si fermano i lavori a causa del completo allagamento delle gallerie.
1971
Il 15 dicembre, con la legge n. 1240, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
diviene Ente di Diritto Pubblico.
1972-79
Proseguono i lavori di scavo del traforo autostradale del Gran Sasso.
1980
L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare chiede all'A.N.A.S. la realizzazione di
un piccolo laboratorio (50 x 50 x 20m) in adiacenza alle costruende gallerie del
Gran Sasso.
1981
Il 12 febbraio il Ministero dei Lavori Pubblici trasmette alla Presidenza del
Consiglio il disegno di legge per la costruzione di un laboratorio sotterraneo
sotto il Gran Sasso.
1982
Con legge n. 32 del 9 febbraio si incarica l'A.N.A.S. di realizzare il
laboratorio sotto il Gran Sasso per conto dell'I.N.F.N. con una spesa di 20
miliardi.
1983
Vede la luce il primo progetto del laboratorio che prevede una unica sala, più
grande della precedente (50 x 100 x 40m) ma collegata con uno svincolo
sotterraneo ad entrambe le gallerie autostradali.
1984
Il 12 giugno, con la legge n. 231, l'importo dei lavori per la realizzazione del
laboratorio viene elevato a 77 miliardi.
1985
La realizzazione del laboratorio si concretizza in un complesso di gallerie,
assai più grande del progetto iniziale, costituito da tre enormi sale (20 x 120
x 20m circa ognuna) ed un reticolo di gallerie di servizio carrabili che hanno
gli svincoli di ingresso ed uscita collegati ad uno solo dei due tunnel
autostradali.
1986
Si istituisce formalmente il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, il più grande
del mondo per ricerche sulla stabilità della materia e sui neutrini solari.
1987
Si concludono gli scavi per la realizzazione del Laboratorio e si concludono i
lavori di istallazione degli impianti e delle attrezzature compresi i sistemi di
sicurezza.
1988
Il 10 agosto, con il d.p.c.m. n. 377, anche l'Italia recepisce le direttive
europee in merito alla Valutazione di Impatto Ambientale sui progetti di una
certa consistenza.
1989
Iniziano gli esperimenti previsti nei laboratori denominati secondo i filoni di
ricerca: Gallex, LVD, Macro, Icarus, Borex ed EAS TOP. Per quest'ultimo si
realizzano in superficie, a Campo Imperatore, una dozzina di capannoni che
contengono dei rilevatori per la cui protezione si montano anche dei
paravalanghe sulle pendici di Monte Aquila.
1990
Legge 29 novembre n. 366, Completamento ed Adeguamento delle strutture del
Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso, pubblicata in G.U. 6 dicembre
1990, n. 285.
1991
Parere del Consorzio Speciale per i Beni Ambientali del 7 febbraio.
1991
Legge quadro sulle aree protette n. 394 del 12 dicembre che istituisce il Parco
Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
1992
Ministero dell'Ambiente, parere della commissione per le Valutazioni
dell'Impatto Ambientale, parere n. 56 del 20 febbraio.
1992
Pronunciamento di Compatibilità ambientale avvenuto a firma dei due Ministri
dell'Ambiente e dei Beni Culturali ed Ambientali, Decreto n. 1169 del 20 maggio
emanato dal Ministro dell'Ambiente di concerto con il Ministro per i Beni
Culturali ed Ambientali.
1993
27 settembre. Apertura al traffico di entrambe le gallerie.
1995
D.P.R. 5 giugno che stabilisce le norme di salvaguardia del Parco Nazionale del
Gran Sasso e Monti della Laga.
1996
Protocollo operativo sulla sicurezza predisposto da una apposita Commissione
promossa dalla Prefettura di L'Aquila, che ha lavorato tra il 6 marzo 1996 e il
14 novembre 1997 e che ha prodotto l'atto finale che porta la firma dei vertici
dell'INFN, della SARA, dell'ANAS, della Polizia Stradale e dei Vigili del Fuoco.
1998
Invio all'Ente Parco il 28 luglio da parte dei Laboratori del Gran Sasso del
"progetto definitivo riguardante le opere di completamento dei Laboratori
Nazionali del Gran Sasso e di ripristino ambientale (...), per gli adempimenti
previsti (...) a norma del D.P.R. 5 giugno 1995 istitutivo dell'Ente Parco
Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga".
1999
Pareri del Servizio Geologico Nazionale e dell'Agenzia Nazionale per l'Ambiente
espressi su richiesta dall'Ente Parco ai fini dell'istruttoria per
l'autorizzazione del progetto di completamento dei laboratori.
1999
L'Ente Parco esprime il proprio diniego al progetto con Delibera Consiliare n.
32 del 28 ottobre, dopo aver valutato, attraverso istruttorie dell'ANPA, del
Servizio Geologico Nazionale, di specifici consulenti del settore e dei propri
Servizi, l'assoluta incompatibilità dell'intervento.
2000
16 maggio, convocazione da parte dell'ANAS di una conferenza di servizi presso
il Ministero dei Lavori Pubblici.
20 maggio 2000,
la Commissione Ambiente della Camera richiede ufficialmente al Ministero dei
Lavori Pubblici l'elaborazione di una nuova Valutazione d'Impatto Ambientale.
14 dicembre 2000,
approvazione, da parte della Commissione Ambiente della Camera della proposta di
legge di modifica della l. 366/90 che destina ad altri scopi i 110 miliardi
stanziati per il progetto.
2 giugno 2001, riproposizione al nuovo Parlamento della proposta di legge di
modifica della legge 366/90 che destina ad altri scopi i 110 miliardi stanziati
per il progetto
2002
REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO
REGIONALE PER L’ABRUZZO L’AQUILA - TAR - Registro Ordinanze:230/2002 e Registro Generale: 245/2002 (nelle persone dei Signori:SANTO
BALBA Presidente; ROLANDO SPECA Cons.; MARIA LUISADE LEONI Cons.,), nella
Camera di Consiglio del 24 Luglio 2002.
Considerato che il ricorso ed i connessi motivi aggiunti, ad un primosommario esame, appaiano assistiti da
notevoli elementi di fondatezza; che, il decreto impugnato con i motivi aggiunti
prelude all'immediato e urgente avvio dei lavori, configurando l'ipotesi del
danno di estrema gravità; che, nella considerazione della complessità della
questione sottoposta all’esame, appare opportuno concedere la richiesta della
tutela cautelare, “Accoglie la su indicata domanda incidentale, di sospensione
dell’impugnato decreto n. 1339 del 6 maggio 2002 e fissa, per la trattazione del
merito, l'udienza pubblica del 9 ottobre 2002,ore 10.”Il TAR Abruzzo,
all'udienza cautelare del 24 luglio, con un ordinanza ha sospeso fino
all'udienza di merito fissata per il giorno 9 ottobre 2002, la progettazione e
l'avvio dei lavori per la realizzazione della terza canna, accogliendo così il
ricorso della Provincia di Teramo e accertando la gravità ed instabilità
ambientale di una parte della legge Lunardi sulle infrastrutture strategiche.
Recita la formula contenuta nell'ordinanza del TAR: " Il ricorso ed i connessi
motivi aggiunti, a un primo fondato esame, appaiono assistiti da notevoli
elementi di fondatezza. Considerato che il decreto impugnato con i motivi
aggiunti prelude all'immediato e urgente avvio ai lavori, configurando l'ipotesi
del danno di estrema gravità, si accoglie la domanda di sospensione dell'
impugnato decreto". Il ricorso presentato dalla Provincia di Teramo, evidenzia
molte violazione, quali:una violazione normativa sulla tutela delle acque, in
quanto la terza canna metterebbe in serio pericolo la falda acquifera del Gran
Sasso ( che si è già abbassata di 550 metri circa, per i precedenti lavori
realizzati );una violazione alla normativa dei Parchi, in quanto manca il nulla
osta del Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga;una violazione
normativa V.I.A., violazione di impatto ambientale, in quanto realizzando la
nuova galleria, non verrebbe eliminata la strozzatura per la corsia di accesso
al laboratorio;una violazione ulteriore in quanto alla decisione di dare il via
libera al terzo traforo, alla Conferenza dei servizi del 21 gennaio 2002, non
furono convocati tutti gli Enti interessati e il voto fu a maggioranza e non
all'unanimità. Intanto all'Aquila scoppia l'ira, dopo il pronunciamento del TAR
e i partiti del centro destra hanno annunciato tra l'altro che proporranno un
referendum per far uscire la città dell'Aquila dal Parco Nazionale del Gran
Sasso e monti della Laga. Soddisfatte tutte le associazioni ambientaliste, unite
per perseguire uno sviluppo sostenibile non fatto di sole parole ma di fatti. Il
primo passo, per una reale esigenza e per la tutela del bene acqua in Abruzzo,
sarebbe quello di migliorare il sistema idrico abruzzese, che stando alle ultime
rilevazioni perderebbe più del 50% di acqua, per carenza di infrastrutture. Sono
queste notizie eclatanti e gravissime. E' nota infatti a molti la mancanza di
adeguamento delle strutture idriche esistenti e la scarsa manutenzione, come
recentemente affermato dal vicepresidente del Consiglio regionale, Stefania
Pezzopane. Il progetto del terzo traforo del Gran Sasso previsto dalla legge
336/1990, prevede una spesa complessiva di 72 milioni di euro, già interamente
finanziati ma questo caso dimostra che quando si vogliono fare le opere senza
cercare il consenso del territorio e con procedure affrettate e pasticciate,
alla fine si cade in errore. La Regione Abruzzo, intanto aspetta la decisione
finale, ma sembra intenzionata a fare ricorso al Consiglio di Stato contro
l'ordinanza di sospensiva. Intanto la commissione dei lavori pubblici del
Senato, effettuerà un sopralluogo sul Gran Sasso per verificare le condizioni
ambientali e quelle di sicurezza in caso di realizzazione della terza canna
della galleria.
16 Agosto 2002: sversamento dai
Laboratori dei Gran Sasso di 1,2,4 trimetilbenzene nel torrente Mavone a Casale
San Nicola e poi nel Torrente Mavone a Isola del Gran Sasso. Alcune persone
avvertono nausea e vomito e chiamano le autorità. L’allarme scatta con ritardo
da parte dei Laboratori del Gran Sasso.
19-20 agosto: Il commissario dell’Arta,
Dionisio e il Presidente della Regione, Pace cercano di tranquillizzare
l’opinione pubblica circa le conseguenze dello sversamento che, a loro parere,
non avrebbe comportato danni all’ambiente acquatico e all’acqua potabile.
20 Agosto: Il Wwf Abruzzo descrive
in una conferenza stampa le reali caratteristiche del “1,2,4 trimetilbenzene” e
la sua pericolosità per l’uomo e per l’ambiente.
A fine mese le prime ammissioni su un
possibile danno ambientale da parte dell’Arta e della Regione, che però
continuano ad escludere la possibilità che l’acqua potabile sia sta ta
interessata dall’inquina mento. La Provincia di Teramo presenta un esposto alla
Procura.
Invece, il comitato per la “Tutela delle
Acque del Gran Sasso” ritiene possibile che le rete delle acque potabili sia
vulnerabile.
11/9/2002
delibera n°790, è stato istituito dal Presidente della Regione un Gruppo di
Lavoro per la valutazione e l’analisi dei rischi dipendenti dalle attività del
Laboratorio Nazionale del Gran Sasso.
Settembre 2002: ritrovamento di
tracce di 1,2,4 trimetilbenzene nell’acqua di Pineto e Silvi, proveniente dal
campo pozzi sul Vomano di Pineto. Alcuni enti cercano successivamente di
collegare questo inquinamento a scarichi provenienti da industrie o da cisterne
pirata. Non si spiega, però, perché non vengano trovati altri idrocarburi, visto
che solo presso i laboratori si usa l’1,2,4 trimetilbenzene puro, mentre in
altri campi questo composto viene usato in piccole proporzioni rispetto ad altri
componenti.
Commissione: la Regione Abruzzo
istituisce una commissione per verificare le future condizioni di sicurezza dei
Laboratori. Paradossalmente questi ultimi ne fanno parte mentre non vengono
coinvolte le realtà sociali che avevano segnalato i pericoli da tempo.
Ottobre 2002: il Tar di L’Aquila
boccia definitivamente la Delibera Cipe che sblocca il terzo traforo.
La Procura di Teramo dispone il sequestro
dell’apparato dell’esperimento Borexino, situato nella Sala C dei Laboratori.
29 Ottobre 2002: il PM David
Mancini dispone una perizia, affidandola al Prof. Botrè, Università La Sapienza,
nell’ambito dell’accertamento penale sullo sversamento del 16 Agosto 2002.
28 Novembre 2002: il TAR del Lazio
accoglie il ricorso dell’Ordine degli Ingegneri di Teramo contro il diniego
dell’INFN di rendere accessibili i documenti sulla sicurezza del sistema Gran
Sasso e dei Laboratori. Successivamente l’Infn presenterà ricorso al Consiglio
di Stato.
Tra Agosto 2002 e Gennaio 2003 si
succedono alcune decisioni del Tribunale di Teramo: si avviano due procedimenti,
uno di tipo civile (in cui il Tribunale accoglie come parti lese la Provincia di
Teramo e il WWF) e uno di tipo penale.
Dicembre 2002: ricorso al TAR della
Provincia di Teramo e della Provincia di Pescara contro la decisione del
Consiglio Regionale di bocciare la proposta di referendum sul traforo proposto
dalle due province.
Nel 2003 l’affare Gran Sasso subisce un’accelerazione.
Gennaio 2003: il Tribunale dispone
una perizia nell’ambito del procedimento civile, affidandola al Prof. Berardo
Naticchia dell’Università di Ancona. Vengono nominati periti di parte della
Provincia di Teramo e del Wwf
10 Gennaio 2003: Regione Abruzzo,
Infn e Ministero delle infrastrutture ricorrono al Consiglio di Stato contro la
decisione del TAR di bocciare il terzo traforo.
Febbraio 2003: la petizione
organizzata dal Wwf, in collaborazione con l’Abruzzo Social Forum, supera le
30000 firme di cittadini contrari al terzo traforo.
Aprile 2003: La Commissione
Regionale individua, tramite l’uso di traccianti in acqua, dei punti di
commistione tra la rete delle acque di stillicidio (della portata di circa 200
lt/s) e della rete dell’acquedotto del Ruzzo di Teramo. Quest’ultimo per
precauzione pone a scarico circa 80 litri/secondo di acqua potabile.
Fine Aprile 2003: vengono
consegnate le perizie al Tribunale (perizie Botrè e Borgia per il procedimento
penale e perizia Naticchia per il procedimento civile).
28 Maggio 2003: Sequestro del
l’intera Sala C dei laboratori dei Gran Sasso e interruzione, da parte dell’Infn
di tutti gli esperimenti con manipolazione di sostanze pericolose anche nelle
altre sale.
6 Giugno 2003: viene divulgata dal
quotidiano il Centro e non smentita la notizia che il tracciante utilizzato per
verificare eventuali commistioni tra la rete delle acque di stillicidio attorno
ai Laboratori è stato trovato anche nell’acquedotto dell’Aquila.
11 Giugno 2003: Ritrovamento di
rifiuti speciali in discariche abusive provenienti dall’esperimento Macro.
Ecco chi deciderà le sorti della nostra acqua e della nostra
montagna
Ma chi e’ il Ministro Lunardi?
La sua carriera inizia nel 1967 con
l’impresa Cogefar, segue la progettazione e la realizzazione di grandi opere
in Italia e all’estero. In particolare i grandi trafori del Gran Sasso e del
Frejus. Diventa consulente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare per il
laboratorio del Gran Sasso.
Con la Rocksoil fondata nel 1979
progetta e partecipa ad un elenco infinito di opere.
Consigliere, a Palazzo Chigi, di Giovanni Goria, negli
anni d’oro del costruttore Dc Leonardo Longarini (30 anni per fare 7 km di
tangenziale ad Ancona).
Poi “braccio destro” di Remo Gaspari per
l’alluvione in Valtellina.
Membro della commissione grandi rischi con
Vito Lattanzio.
Progettista di Rutelli per la metro di
Roma.
Nel 1999 e’ stato nominato Presidente
della Commissione di indagine sul disastro del Monte Bianco e nello stesso tempo
della Spea (della società autostrade).
la Spea un mese prima aveva firmato con la
Rocksoil il progetto esecutivo per l’autostrada della Val Trombia e la
ristrutturazione del traforo.
Diventato Ministro ha bloccato il decreto
Nesi che proibiva i tunnel monotubo in Val Trombia salvando le progettazioni in
corso realizzate dalla sua società.
L’11 giugno 2001 ha risolto legalmente il
conflitto d’interessi dimettendosi dalle cariche direttive della Rocksoil e ha
poi trasferito la proprietà del capitale alla moglie e ai figli e poi la società
Rocksoil ha fornito la propria consulenza e assistenza al consorzio Cavet per il
progetto alta velocità Bologna - Firenze, in particolare per il gallerie!!!
Per ovviare ai problemi dell’indagine
giudiziaria sui danni ambientali per lo smaltimento del materiale estratto dalle
gallerie ha inserito in un decreto legge un codicillo: “le terre e le rocce da
scavo anche di galleria non costituiscono rifiuti anche se contaminate da
sostanze inquinanti derivate dalle attività di escavazione, perforazione e
costruzione.”
A nome del governo, il ministro Lunardi
intende accelerare le opere pubbliche smantellando le regole e le procedure per
la valutazione d’impatto ambientale e il coinvolgimento delle comunità locali,
attraverso la legge obiettivo. QUESTA LEGGE E’ IL VERO SCANDALO DELLE LOBBY
DELLA CEMENTIFICAZIONE: Una Legge centralista che sottrae competenza agli enti
locali nella programmazione delle infrastrutture, attribuendo il ruolo
decisionale al comitato interministeriale per la programmazione economica con la
giustificazione dell’improrogabilità’ e dell’interesse nazionale.
Basta che il Ministro dica che l’opera e’
strategica e urgente per andare in deroga a tutte le norme europee e italiane
sulla trasparenza degli appalti e cancellare ogni forma di tutela dell’ambiente.
Solo in Italia è possibile che il Ministro
Lunardi controlla e decide ciò che fa l’Ingegnere Lunardi.
“LUNARDI UN PERICOLO PER IL GRAN SASSO E
PER IL PIANETA TERRA
Ma non ha ancora fatto I conti con noi. -
TERAMO SOCIAL FORUM” (cfr. “Ecco chi deciderà le sorti della nostra acqua e
della nostra montagna”, tratto da http //www abruzzosocialforum. org/traforo/lunardi.htm
in data 27/11/2003, ore 12:19)
TERZO TRAFORO :
CI STANNO PRENDENDO IN GIRO
I RISCHI AMBIENTALI
L’abbassamento accertato
della falda acquifera di 600 m., causato dalla costruzione degli attuali
laboratori di fisica nucleare, è considerato dai geologi di tutto il mondo uno
dei più gravi disastri idrogeologici irreversibili causato dall’uomo nell’Europa
occidentale.
H nuovo progetto, se
realizzato, aggraverà drasticamente il danno ambientale già fatto.
ECCO LA VERITA’:
Nelle relazioni allegate
dall’ANAS al progetto definitivo del 3° traforo e dell’ampliamento dei
laboratori si riconosce che i lavori causeranno una perdita di acqua di più di
200 litri al secondo. I progettisti la ritengono una pèrdita “trascurabile”
senza forse sapere che l’acqua sta diventando il bene principale del prossimo
futuro e che nel 2060 è stimato che metà popolazione mondiale sarà senza acqua.
La relazione idraulica del
progetto conferma inoltre che durante i lavori verranno contaminati 310 litri al
secondo di acqua. Questa è una previsione ottimistica fatta dagli stessi
progettisti del traforo, bisogna invece considerare che durante i successivi
lavori di consolidamento della nuova opera potrebbero essere TOTALMENTE
contaminate le acque drenate dalle attuali gallerie. Ricordiamo che l’acqua del
Gran Sasso serve circa 500.000 persone.
Chi vuole il terzo traforo
è arrivato a dire che non verrebbero toccate le falde acquifere perché la
galleria verrebbe realizzata sopra quelle attuali, dove le falde non ci sono.
Questo è parzialmente vero per i primi 4,8 Km ma nel successivo tratto (1,2 Km),
l’acquifero sarà sicuramente interessato. Inoltre nella relazione presentata
dall’ANAS non vengono riportati i dati prelevati dalle centraline di
monitoraggio e riguardanti il comportamento delle sorgenti e delle acque
profonde nel lungo periodo. Questi dati attualmente on sono ancora resi
pubblici.
Gli esperimenti più
importanti che si fanno nei laboratori prevedono l’utilizzo massiccio di
sostanze altamente pericolose ed inquinanti, con l’ampliamento dei laboratori
aumenterebbe il rischio di contaminazione della falda idrica in caso di gravi
incidenti.
Fra le sostanze più
pericolose presenti nei laboratori ci sono:
- 100 Tonnellate di Cloruro
di Gallio: da alcune prove in laboratorio, 2 millesimi di grammo di questa
sostanza in un litro di aria uccidono le cavie. In caso di incendio con Cloruro
di Gallio non si è in grado di affermare con certezza quale sia il metodo
migliore per spegnere le fiamme.
- 1.800 tonnellate di
isoAlcani: possono avere effetti negativi persistenti per gli ambienti acquatici
e possono formare nubi esplosive più pesanti dell’aria.
- 600 tonnellate di Argon
liquido
- 16 kg di Germanio
arricchito
- 1250 tonnellate di
1,2.,4-Trimethylbenzene (o Pseudocumene): un liquido incolore infiammabile,
irritante e potenzialmente pericoloso peri persistenti effetti sugli ambienti
acquatici. La quantità che dovrebbe essere collocata nei Laboratori e pari a
circa 1/5 dell’intera quantità importata dagli USA in un anno
Ma tutte queste sostanze saranno in condizioni di massima sicurezza!!!
Alcuni scienziati
californiani che hanno lavorato in questi ultimi anni nei laboratori sotterranei
hanno dichiarato: « Olio, olio ovunque. Approssimativamente il 50 per cento dei
serbatoi cola.». Dicembre ‘93: «Disastro: quello che doveva accadere è alla fine
accaduto: due di quei triangoli di Pvc del serbatoio 6W06-1 sono scoppiati
insieme stanotte, in un serbatoio verticale ancora senza barra di protezione.
Risultato: una doccia di puro olio». Nel ‘97 uno di questi scienziati racconta
di una discussione con il direttore dei laboratori, Prof. Bettini, quest’ultimo
gli dice: «Il pericolo di incendio a causa delle perdite di olio è trascurabile
fino a quando noi evitiamo che l’olio arrivi su oggetti che possono fare da esca
come vestiti, tovaglioli, pannolini, etc. Comunque l’apparenza amatoriale e non
professionale dei bicchieri di plastica attaccati con pezzi di filo metallico
sui nostri serbatoi per intercettare le perdite, ha un forte impatto
psicologico». Tutto vero e documentato.
Un esempio sul rischio incidenti:
Nei laboratori sono
depositate 100 TONNELLATE di Cloruro di Gallio, questa sostanza è classificata
dall’EPA come “sostanza altamente rischiosa”( negli esperimenti in laboratorio è
stato sufficiente una concentrazione di 2 decimillesimi di grammo per litro
d’aria per causare la morte delle cavie), ebbene, in caso di incendio con
Cloruro di Gallio attualmente non si è in grado di affermare con certezza quale
sia il metodo migliore per spegnere le fiamme. Se la falda acquifera del Gran
Sasso venisse contaminata con il Cloruro di Gallio, avremmo uno dei più grandi
disastri ambientali mai visti.
Un incidente già successo:
Il 16 Agosto 2002 a causa
di un incidente all’esperimento Borexino 50 Litri di Trimetilbenzene (almeno
questa è la quantità resa nota) sono fuoriusciti tramite un tombino in un
ruscello a San Nicola di sola del Gran Sasso (ai piedi della montagna lato
teramano). Molti cittadini di Isola recatisi sul posto incuriositi da una strana
schiuma bianca, hanno accusato dei malori. Dopo un mese hanno trovato tracce di
trimetilbenzene nell’acquedotto di Sceme di Pineto e in una fontana pubblica di
Silvi. Attualmente sono in corso altre rilevazioni e una inchiesta del WWF e
Comitato per la difesa delle acque del Gran Sasso. Poche settimane dopo questo
incidente il direttore dei laboratori Alessandro Bettini, interrogato dai
giornalisti, aveva rassicurato sui possibili rischi per la popolazione e inoltre
aveva detto che non si erano mai prima di allora verificati incidenti simili.
Pochi giorni dopo Legambiente ha reso pubblico un fumato che risale a dicembre
2001 dove nello stesso ruscello di Isola si vede la stessa schiuma bianca
dell’incidente di agosto.
DICONO CHE IL TERZO TRAFORO AUMENTERA’ LA SICUREZZA:
Le gallerie autostradali
del Gran Sasso, proprio per il fatto di essere due, sono tra te più sicure al
mondo. Oltretutto, il restringimento carreggiata esistente sulla galleria.
Teramo - L’Aquila per l’accesso ai laboratori funge da importante limitatore di
velocità (non a caso il numero di incidenti verificatisi su questa direzione è
molto minore rispetto a quelli verificatisi sull’altra).
Nel progetto di ampliamento
non è prevista la rimozione di tali corsie in quanto il cunicolo nuovo potrà
essere utilizzato solo da piccole navette elettriche per il trasporto delle
persone, mentre i camion o i mezzi di servizio dovranno continuare ad accedere
dalla galleria autostradale.
Un esempio
Dopo la tragedia del
traforo del Monte Bianco (galleria attraversata da circa 2 milioni di
autoveicoli l’anno) per riaprire la galleria in condizioni di sicurezza la
commissione intermnisteriale ha ritenuto sufficiente collegare i rifugi
antincendio ad un camino di aerazione esistente.
Per aumentare la sicurezza
del personale dei laboratori basterebbe un camino di aerazione verticale, lungo
appena 600 m, e sufficiente a raggiungere l’esterno in località Campo
Imperatore.
MA CHI CI GUADAGNA?
Ci guadagnerà senz’altro l’INFN
che grazie ad altri due cameroni potrà beneficiare di miliardi di finanziamenti.
Ci guadagneranno le multinazionali che collaboreranno ai nuovi esperimenti che
si potranno fare, triplicando i profitti (ad esempio Ansaldo Superconduttori e
Neuri.Cam)
Dichiarazione ufficiale del
Prof. Maiani ex-presidende dell’IINFN: “Per quanto riguarda le conseguenze delle
ricerche, alcune - quali quelle relative alla superconduttività,
all’elettronica, alla meccanica di precisione - hanno permesso un accumulo di
know how trasferibile alle imprese. Si ritiene che le imprese europee che
collaborano con gli esperimenti del CERN mettano a frutto sul piano industriale
le tecnologie triplicando le loro conquiste sul mercato”.
Infine bisogna capire
A CHI VERRÀ APPALTATO IL LAVORO dell’intera opera.
Il caro ministro Lunardi è
consulente dell’I.N.F.N. per il Progetto Gran Sasso ha seguito la progettazione
delle attuali due gallerie, è proprietario della Rocksoil S.p.A. (anzi per il
conflitto di interessi a intestato tutto a moglie e figli) che a suo tempo
costruì gli interi laboratori sotterranei. La Rocksoil è fra le più grandi
società europee che operano nel campo delle gallerie e grandi opere, quale sarà
il suo ruolo nel terzo traforo del Gran Sasso?
(articolo tratto da
http://www.abruzzosocialforum.orgltraforo/terzotraforoverita.htm)
3. GIUDIZI DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE
La
Provincia dell'Aquila ed anche il Comune dell'Aquila sono ampiamente favorevoli
all'apertura del terzo tunnel, per un evidente ed ovvio tornaconto economico,
legato al possibile ulteriore sviluppo del Laboratorio, nonché di prestigio,
ospitando la maggior parte degli studiosi, molti di livello internazionale.
D'altra parte il rischio acqua non c'è e per quel che riguarda il rispetto del
Parco..."Ubi maior, minor cessat!"... La "necessità" della terza galleria è
stata sostenuta da tutti i partiti: la conferenza dei capigruppo è stata unanime
nel consenso.
Giugno 1997
La prevista realizzazione della galleria
dei servizi, la terza galleria, dopo le due autostradali già realizzate, per
l’accesso ai laboratori sotterranei del Gran Sasso e l’ampliamento dei
laboratori stessi, hanno spinto ad indagare l’influenza che tali opere avranno
sulla idrogeologia del massiccio. Come è ormai noto durante la realizzazione
delle gallerie autostradali si ebbero infatti diversi fenomeni di interferenza
tra la falda e la galleria, in particolare: lato l’Aquila, settembre 1970,
nell’attraversamento della faglia di Valle Fredda si ebbe una consistente venuta
d’acqua; lato Teramo, 1976, nell’attraversamento della faglia marne-calcari si
ebbe un elevato ingresso d’acqua in galleria con notevoli disagi nella
realizzazione della stessa. Tali captazioni sono diminuite nel tempo e si sono
attestate intorno a 400 l/s lato l’Aquila e 900 l/s lato Teramo. Questo
drenaggio ha modificato, all’interno della galleria, la falda, abbassandone il
livello piezometrico; ovviamente le sorgenti in quota e più vicine
idraulicamente alla galleria hanno risentito di tale cambiamento con una
diminuzione delle portate che, in condizioni, di regime, sono pari a quanto
edotto dalle gallerie.
I principali risultati ottenuti dallo
studio, in particolare per quanto riguarda la parte idrogeologica:
• L’apporto meteorico al bacino, pur con elevata
variabilità, è diminuito nel periodo che va dal 1955 al 1996; tale diminuzione è
dell’ordine del 7% ogni 10 anni, ed è maggiore sui lato
teramano che sull’aquilano.
• La nevosità, anch’essa molto variabile
di anno in anno, non presenta una significativa tendenza temporale.
• Quanto detto per la nevosità è valido
anche per la temperatura.
• Gli afflussi ai bacini, sottesi dalle
stazioni di misura poste sui corsi d’acqua al contorno del massiccio, presentano
un trend negativo, così come i deflussi misurati, che risultano
correlati agli afflussi.
• Le portate delle sorgenti, pur nella
loro frammentarietà, evidenziano quanto segue: quelle più rilevanti e basali
sono o costanti o denunziano una diminuzione fortemente correlata alla parallela
diminuzione degli afflussi; quelle più in quota e più vicine idraulicamente alla
galleria hanno invece subito una decisa contrazione non spiegabile con la sola
diminuzione degli afflussi.
• Per quanto riguarda il deflusso dalle
gallerie, si rileva che dopo l’iniziale portata elevata, questa si è via via
attenuata, attestandosi attorno a 1.2 m inoltre si è osservato che la
realizzazione dei laboratori ha causato un drenaggio la cui portata è pari ad
una parallela ed identica diminuzione della portata drenata dalla galleria.
Per quanto riguarda le nuove opere si è
osservato:
• La nuova galleria dei servizi transita
al di sopra delle esistenti gallerie, in una zona in cui non vi è acquifero, e
quindi la sua realizzazione non modificherà l’assetto delle falde.
• L’ampliamento dei nuovi laboratori
ricade in zona satura e quindi drenerà l’acquifero, ma ciò avverrà
sostanzialmente con una diminuzione delle acque drenate dalle infrastrutture
esistenti; l’assetto globale dell’acquifero non subirà variazioni di un qualche
interesse.
• Essendo le acque attualmente drenate
dalle gallerie utilizzate per scopi idropotabili, sia lato l’Aquila che lato
Teramo, si dovrà avere particolare attenzione durante lo scavo e la
realizzazione delle nuove opere al possibile inquinamento di tali risorse, in
particolare ai solidi in sospensione.
In definitiva, si può affermare quanto già
osservato dai prof. T.Bestini e G.Rimedia ( Studio di impatto ambientale redatto
nell’ottobre 1991 – ANAS ), ossia la scarsa o nulla influenza delle nuove opere
sull’acquifero.
( “INDAGINE SULL’EVENTUALE IMPATTO
AMBIENTALE IDROGEOLOGICO PREVEDIBILE CON LA REALIZZAZIONE DELLA GALLERIA SERVIZI
E DELL’AMPLIAMENTO DEI LABORATORI DEL GRAN SASSO”, redatto dal DIPARTIMENTO
DI INGEGNERIA DELLE STRUTTURE, DELLE ACQUE E DEL TERRENO, UNIVERSITA’
DELL’AQUILA ).
LAVORI DI COMPLETAMENTO ED ADEGUAMENTO DELLE STRUTTURE DEI
LABORATORI NAZIONALI DEL GRAN SASSO.
Audizione presso la Commissione Ambiente
CAMERA DEI DEPUTATI
20 Novembre 1997
Luciano Maiani
Presidente dell’Istituto Nazionale
di Fisica Nucleare
1. I Laboratori Nazionali del Gran
Sasso
La realizzazione delle attuali strutture
da parte dell’ANAS è iniziata quindici anni fa, mediante il finanziamento delle
leggi 32/82 e 231/84. L’ANAS ha provveduto, con successivi atti dal 1987 al 1991
alla consegna provvisoria all’INFN delle opere civili e degli impianti ed ha
preso l’impegno di “trasferire all’INFN il diritto di uso, ai sensi dell’art. 1
della Legge 32/82, una volta completati i lavori e collaudati le opere”.
In Fig. 1 è riportata una vista dei
Laboratori in superficie. La vicinanza dell’autostrada Roma-L’Aquila-Teramo
assicura in modo efficiente i collegamenti nazionali ed internazionali.
Completati verso la fine degli anni ‘80, i
laboratori del Gran Sasso si sono affermati come la più importante struttura
sotterranea, a livello mondiale, per ricerche nella fisica delle particelle
senza acceleratori (la cosiddetta fisica astro-particellare, cfr.
l’illustrazione in fig. 2).
Al Gran Sasso, sono stati ottenuti
risultati di grande importanza scientifica (cfr. figg. 3-5), primo fra tutti
l’osservazione dei neutrini prodotti nel Sole.
Presso i laboratori del Gran Sasso operano
circa 500 scienziati, fig. 6, di cui quasi la metà provenienti da Istituzioni
scientifiche estere. Le loro attività più rilevante sono osservazioni
astronomiche fatte non guardando la luce, ma le particelle che penetrano lo
spessore della montagna.
Nel trattato bilaterale Italia-USA per la
cooperazione scientifica e tecnologica del Maggio 1995), si ricorda
esplicitamente (fig. 7) che: la comunità scientifica degli Stati Uniti considera
i Laboratori del Gran Sasso un’installazione dalle caratteristiche uniche, di
interesse mondiale. Questo interesse è stato ribadito nella nuova edizione del
trattato, siglata nel Novembre 1997, dove si ricorda che fisici degli Stati
Uniti sono attivi su quattro dei cinque grandi esperimenti al Gran Sasso e si
sollecitano misure per incoraggiare la presenza per periodi di lunga durata
degli scienziati USA nel corso di questi esperimenti.
In effetti, al momento, i Laboratori del
Gran Sasso sono il terzo laboratorio europeo per quanto riguarda l’affluenza di
fisici dagli Stati Uniti, dopo il CERN di Ginevra e DESY di Amburgo.
L’INFN sostiene vigorosamente i
Laboratori. Possiamo stimare che circa il 10% del bilancio annuo è destinato ai
laboratori e agli esperimenti che in essi si svolgono.
Al momento attuale, gli spazi disponibili
nei laboratori sono tutti assegnati ad apparati
sperimentali funzionanti, in costruzione o
comunque già approvati e finanziati dall’INFN e da
analoghi Enti dei paesi stranieri. I
grandi apparati sperimentali sono così distribuiti:
- LVD e GALLEX in Sala A;
-MACRO in Sala B;
- BOREXINO (Fig. 8) e ICARUS, in fase di
costruzione, in sala C.
Oltre a questi, vi sono molti “piccoli”
esperimenti, installati ove possibile, in particolare nelle gallerie di
collegamento fra le sale. Diverse altre proposte sperimentali sono allo studio o
in lista di attesa. Le nuove proposte sono state esaminate dalla Commissione
Scientifica dei Laboratori e presentate in Workshop e Conferenze Internazionali.
Esse non saranno, nel complesso, gestibili con il normale turn-over della
sperimentazione.
Appare dunque indispensabile procedere
finalmente alla realizzazione delle due nuove sale previste dalla legge 366/90.
2 . La legge 366/90: “Completamento ed
adeguamento delle strutture del Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso”
Per risolvere i problemi dell’ampliamento
del Laboratorio e la realizzazione di un collegamento autonomo, è stata
approvata la Legge n. 366 del 29 Novembre 1990, che prevede la realizzazione da
parte dell’ANAS di:
a) due nuove sale-laboratorio in
sotterraneo;
b) una galleria carrabile di accesso e
servizio per il collegamento autonomo del Laboratorio in sotterraneo con
l’esterno sul versante aquilano, ivi compresa la corsia di attesa, le nicchie
ospitanti il monitoraggio ambientale e gli eventuali cunicoli di emergenza;
c) l’ampliamento e l’adeguamento del
centro direzionale laboratorio-esterno;
La legge prevede altresì:
d) il miglioramento ed il restauro, da
parte ANAS, dell’ambiente delle zone interessate dalle opere da, realizzarsi,
nonché in quelle interessate dai lavori già eseguiti per il traforo autostradale
e le sale già esistenti;
e) la rimozione da parte INFN delle
strutture alle pendici del Monte Aquila ed il ripristino dello stato esistente;
f) la costituzione di un Consorzio per
l’approntamento di una rete di rilevamento e controllo ambientale della regione
del Gran Sasso, da consegnare dopo cinque anni, ai Servizi Tecnici dello Stato;
g) la creazione di un Museo della Fisica e
dell’Astrofisica a Teramo.
Per queste opere, la legge 366 ha previsto
uno stanziamento di 110 Miliardi, così suddivisi:
- 90 Miliardi, presso ANAS, per le opere
di cui ai punti a), b),c);
- 11 Miliardi presso ANAS, per il
ripristino ambientale di cui al punto d);
- 5 Miliardi, interamente versati al
Consorzio, punto f);
- 4 Miliardi, presso INFN, per il Museo di
Teramo, punto g).
3. Necessità della galleria di servizio
La galleria di servizio deve consentire
una netta separazione tra i Laboratori e l’autostrada. Nonostante il
collegamento attuale abbia funzionato al di là delle aspettative, l’assenza di
una via di accesso indipendente alle sale crea problemi di sicurezza (per quanto
riguarda la viabilità), di inquinamento e di ventilazione (l’attuale sistema
aspira aria pulita attraverso una tubazione che corre sul soffitto della
galleria autostradale).
L’opportunità della galleria di servizio è
stata affermata più volte dall’ISPESL, chiamato per legge a fornire all’INFN
consulenza sulle questioni di sicurezza. In data 7 Giugno 1993, la Commissione
ISPESL, ribadiva “la necessità di realizzare una Galleria di Servizio, per
ottenere, in modo autonomo dalla Galleria autostradale, l’accesso e l’uscita,
anche di emergenza, del personale; l’alloggiamento di una adeguata condotta di
ventilazione, nonché il posizionamento in sicurezza delle linee di controllo e
allarme con il Centro direzionale di Assergi.
Il problema è stato riproposto con forza
dall’incidente avvenuto in data 27 Ottobre 1996, quando un banale corto-circuito
nei Laboratori ha provocato fumi che hanno richiesto, per due ore, il blocco
della canna autostradale Teramo-L’Aquila
La questione è stata esaminata a fondo
dalla Commissione per la sicurezza nell’autostrada e nei laboratori, nominata
dal Prefetto dell’Aquila, Dr. Iadanza, che ne ha riportato le conclusioni in una
lettera inviata il 13 Novembre 1996 alle autorità competenti. Dopo aver
ricordato che “è infatti bastato un incidente di poco conto, all’interno del
Laboratorio di Fisica Nucleare, per causare la necessaria interruzione del
traffico autostradale e, conseguentemente, notevoli disagi agli automobilisti
che intendevano raggiungere l’Aquila o Roma”, pur essendo state “esattamente
rispettate tutte le procedure previste dal caso”, il Prefetto ribadisce “i
‘inderogabile necessità della completa realizzazione delle opere previste dalla
legge 366/90, opere che vedono ora la loro piena giustificazione nella dura
realtà dei fatti appena verificatisi”.
L’INFN non ha mancato di richiedere
fermamente, a diverse riprese, l’avvio dei lavori di completamento delle
strutture, con lettere ufficiali inviate a:
- Ministro LL.PP, ing. F. Merloni,
09.07.93 (copia a Ministro URST, prof. U. Colombo);
- Ministro LL.PP, prof. P. Baratta,
20.02.95;
- Ministro URST, prof. G. Salvini,
20.02.95;
- Presidente ANAS, Dr. O. D’Angiolino,
10.10.96;
- Ministro LL.PP, Dr. A. Di Pietro,
12.10.96;
- Presidente Commissione VIII, Camera dei
Deputati, On. le M.R. Lorenzetti, 14.10.96;
- Capo di Gabinetto, Ministero LL.PP., Dr.
L. Giampaolino, 14.10.96;
- Presidente Commissione V, Camera dei
Deputati, On.le B. Solaroli, 15.10.96;
- Ministro LL.PP, Dr. A. Di Pietro,
17.10.96;
- Presidente ANAS, Dr. G. D’Angiolino,
25.07.97;
- Ministero Università, Ricerca
Scientifica e Tecnologica, 29.01.97.
4. Impatto ambientale dei lavori di
ampliamento
Lo studio di impatto ambientale, SIA,
delle sale e della galleria di servizio, previsto dalla legge 366, è stato
completato nell’Ottobre 1991, ed ha raggiunto conclusioni del tutto favorevoli
all’iniziativa. Il SIA è stato approvato dal Ministero dell’Ambiente, con
delibera del 20Maggio 1992.
Nel Giugno 1997 è stato completato un
nuovo studio, commissionato dall’INFN all’Università dell’Aquila, che, sulla
base di dati storici più estesi nel tempo, ha confermato le conclusioni dello
studio precedente, concludendo che “l’ampliamento ... ricade in zona satura e
quindi drenerà l’acqua ma ciò avverrà con una sostanziale diminuzione delle
acque drenate dalle infrastrutture esistenti; l’assetto globale dell’acqua non
subirà variazioni di qualche interesse”.
In Appendice è riportata una breve analisi
della situazione del sistema idrogeologico e delle conoscenze attuali, in
relazione ai lavori di ampliamento.
In sintesi, si può affermare che, sulla
base di tutte le indicazioni raccolte, i lavori della galleria e delle nuove
sale non modificheranno in modo apprezzabile l’equilibrio raggiunto.
È bene, peraltro, ricordare che il
drenaggio prodotto, in massima parte dal Tunnel autostradale, e in misura assai
inferiore dai Laboratori esistenti, ha portato ad uno sfruttamento razionale
delle acque della falda profonda del Gran Sasso, con la creazione di due
acquedotti che hanno aumentato la disponibilità di risorse idriche delle
province dell’Aquila e di Teramo, ben al di là di quanto fosse possibile con gli
impianti preesistenti, del Ruzzo e dell’acquedotto dell’ Aquila.
I lavori di completamento dei Laboratori
,non turberanno né la raccolta delle acque potabili convogliate verso le
province dell’Aquila e di Teramo, né la loro ripartizione tra i due acquedotti.
5. Stato del progetto di ampliamento
dei Laboratori
Il progetto di ampliamento è stato
esaminato una prima volta al Consiglio Superiore dei LL.PP., in data 17 Maggio
1996. A seguito del parere e delle osservazioni in quella sede, il progetto è
stato rielaborato da ANAS e INFN, ed è, attualmente, nella fase conclusiva prima
della risottomissione al Consiglio. Sono stati, in particolare, curati i
seguenti aspetti:
- la revisione della galleria di accesso
affinché si attui una netta separazione degli accessi ai laboratori dal traffico
autostradale;
- la revisione del progetto di
ventilazione per evitare interazioni con quello della galleria autostradale sia
nelle condizioni normali di esercizio che in caso di emergenza;
- la revisione del progetto idraulico
delle acque drenate dalla nuova galleria e i riflessi su quelle drenate dalle
canne autostradali;
- il miglioramento delle condizioni di
sicurezza della gestione dell’opera e la realizzazione di ulteriori vie di fuga.
6. Stato di realizzazione degli altri
aspetti della 366
1. Il Consorzio ha svolto ormai pienamente
i suoi compiti. Si registra qualche difficoltà da parte dei Servizi di Stato ad
assumere in proprio la rete di monitoraggio.
Insieme all’Università dell’Aquila, 11
Consorzio ha presentato, nell’ambito della legge 488, un progetto per creare un
Centro di Calcolo parallelo avanzato, distribuito tra i Laboratori del Gran
Sasso, l’Università dell’Aquila, e l’Osservatorio di Coll’Urania a Teramo. I
dati della rete di monitoraggio potrebbero essere analizzati e incorporati in
modelli idrogeologici del Gran Sasso, permettendo studi idrogeologici e
ambientali di grande interesse. Sarebbe auspicabile, ed è auspicato da diverse
realtà locali, un r del Consorzio.
Il Museo di Teramo ha avuto alterne
vicende, soprattutto per la difficoltà di reperire i locali ed il contesto
idonei a rendere fruibile l’iniziativa. Nelle more della realizzazione, l’INFN
ha promosso alcune iniziative culturali, tra cui due mostre:
- Da Coll’Urania al Gran Sasso (astronomia
e fisica delle particelle per comprendere la struttura dell’universo), Teramo
15-30 ottobre 1994;
- Da Teramo al Cosmo via internet
(Laboratori virtuali) (Teramo 8-20 novembre 1996).
Una svolta positiva si è avuta di recente,
con l’avvio, da parte dell’Amministrazione Comunale, dei lavori di
ristrutturazione di un complesso di edifici in cui verrà realizzata una
struttura multimediale, a cura del Comune stesso. Lo stesso complesso è stato
proposto dal Comune come sede del costituendo Museo, che troverebbe, in questo
modo, una collocazione pienamente soddisfacente e tale da consentire il
passaggio, in tempi brevi, alla fase attuativa del Museo stesso.
2. Il restauro dell’ambiente, da parte
ANAS, delle zone interessate dalle nuove opere e dai lavori per il traforo
autostradale e le sale esistenti non ha avuto seguito, data anche la
raccomandazione del Ministero dell’Ambiente che “il progetto di ripristino
ambientale sia realizzato contestualmente agli altri interventi” (delibera del
20 Maggio 1992 già citata).
È allo studio, con l’ANAS, la possibilità
di una ridistribuzione nel tempo dei lavori, in modo da dare corso anticipato ad
almeno una parte di essi.
3. Le strutture INFN alle pendici del
Monte Aquila (il laboratorio EAS-top) costituiscono un apparato di grande valore
scientifico per lo studio degli “sciami estesi”, i raggi cosmici di grandissima
energia la cui natura non è stata ancora completamente chiarita. Le
installazioni sono state costruite in collaborazione con il CNR (Istituto di
Cosmogeofisica di Torino) e la loro unicità sta nel fatto di poter studiare lo
sciame sia con EAS-top, sia con gli apparati situati nelle sale sotterranee,
dopo 1000 metri di roccia. Questo permette uno studio differenziale il cui
valore è stato più volte affermato dalla comunità scientifica internazionale.
Per questi motivi scientifici, e per salvaguardare investimenti cospicui dei due
enti di ricerca, (cfr. lettera al Ministro URST del 17 Ottobre 1996) le
installazioni EAS-top sono state autorizzate fino a tutto il 1999, data in cui
si prevede di terminare il programma scientifico in corso. L’INFN è pronto a
rinunciare a nuovi programmi, dopo quella data, e a ripristinare l’ambiente
preesistente, come previsto dalla 366, a fronte di una concreta realizzazione
delle opere di adeguamento dei laboratori sotterranei.
Conclusioni
La realizzazione di una infrastruttura
importante come quella in discussione necessita di un’analisi approfondita dei
costi e dei benefici. Nel caso dei lavori di ampliamento del Gran Sasso, i costi
ambientali quali possono essere stimati oggi, al meglio delle conoscenze
acquisite in più di dieci anni di operatività del Traforo, sembrano decisamente
modesti. 11 bilancio sembra essere nettamente dalla parte dei benefici, in
termini di sicurezza dei Laboratori e della loro affermazione a livello
mondiale, con ricadute importanti, culturali ed economiche, sul Paese e sulla
Regione Abruzzo. Anche importante ci sembra la necessità di completare le opere
di ripristino ambientale, inserendo in un assetto definitivo e soddisfacente il
complesso del Traforo e dei Laboratori sotterranei.
Spero che la Commissione Ambiente faccia
propria questa posizione, che l’INFN sostiene nel rispetto di una rigorosa
politica di difesa dell’ambiente, e permetta così di non sottrarre risorse
importanti alla ricerca, in un settore che si trova oggi in una fase cruciale di
sviluppo.
Allegati: a), b)
APPENDICE
Notizie sulla situazione idrogeologica, in
relazione ai lavori previsti dalla legge n. 366/90
i - Il sistema di approvvigionamento
idrico nelle province dell’Aquila e di Teramo antecedente alla costruzione del
Traforo del Gran Sasso
- Nell’ambito della città dell’Aquila, la
Cassa per il Mezzogiorno aveva provveduto ad integrare le scarse risorse
preesistenti, con le opere di captazione dell’acquedotto Acqua Oria, per circa
320 l/s, la cui utilizzazione richiedeva peraltro costosi oneri per il
sollevamento in quota delle acque captate.
- Nel comparto esteso a Nord Est del
Massiccio, l’Acquedotto del Ruzzo, alimentato dall’omonimo gruppo di sorgenti
con quantitativi variabili da 400 a 600 l/s, approvvigionava gran parte della
provincia di Teramo, ad eccezione delle aree più vicine al mare.
2 - Gli effetti dei lavori di costruzione
delle canne autostradali e dei laboratori sul corpo idrico del Massiccio del
Gran Sasso
Durante la fase di scavo le portate
effluenti dalle gallerie hanno raggiunto punte massime di 750 l/s nel tratto
scavato a partire dall’imbocco aquilano e 2150 l/s in quello teramano, in
corrispondenza delle formazioni più acquifere attraversate, superate le quali le
portate si sono progressivamente ridotte.
Nel 1982, dopo circa due anni dal termine
degli scavi, le portate misurate agli imbocchi aquilano e teramano erano
attestate rispettivamente, a 450 e 1350 l/s.
Nel periodo dal 1991 al 1996 è stata
osservata una stabilizzazione delle portate sia sul versante aquilano, ove
oscillano tra 484 e 480 l/s, sia sul lato teramano ove sono comprese tra valori
di 1000-900 l/s, mantenutesi entrambe fino ad oggi dello stesso ordine di
grandezza. Entrambe le portate sono utilizzate per usi idropotabili.
Si può quindi affermare che dopo oltre 10
anni dal termine di tutti gli scavi, è stato effettivamente raggiunto un nuovo
equilibrio idrogeologico all’interno del massiccio
Circa il gruppo di sorgenti Vitello d’Oro
- Mortaio d’Angri, è probabile che anch’esso abbia avuto una certa diminuzione
delle portate a seguito del drenaggio delle gallerie.
Tuttavia, questo gruppo di sorgenti,
alimentanti l’acquedotto del Tavo, risulta tutt’oggi copiosamente attivo, avendo
erogato negli anni 199 1-1996 portate medie variabili tra 270 e 350 l/s.
L’affermata scomparsa della cascata del Vitello d’Oro e
delle acque del fiume Tavo nell’ area corrispondente è determinata dall’
attivazione di una serie di pozzi verticali, realizzati dalla Cassa per il
Mezzogiorno, ubicati nei punti di alimentazione delle sorgive del Tavo, che
alimentano l’acquedotto omonimo nel periodo di maggiore fabbisogno.
Anche sulla base del più recente studio di
impatto ambientale del Giugno 1997 gli effetti segnalati nel documento
parlamentare non sembrano collegati al drenaggio delle gallerie autostradali dei
laboratori, bensì derivano dal diretto prelievo dell’acqua della cascata per gli
usi idropotabili attraverso l’acquedotto del Tavo.
3 - Effetti previsti sull’ambiente idrico
in seguito ai futuri lavori di completamento dei Laboratori
I nuovi lavori programmati, consistenti in
una galleria di accesso e servizi e nell’ampliamento dei Laboratori dell’INFN
interesseranno in massima parte le stesse porzioni di roccia già drenate con le
opere precedenti, collocandosi per lo più a quote superiori a quelle di recapito
dei drenaggi attualmente operanti.
Da ciò risulta la scarsissima interferenza
dei nuovi scavi sulla situazione idrogeologica oggi esistente
In particolare:
- sul lato aquilano, interessato dagli
scavi della sola galleria dei servizi, le estese perforazioni geognostiche in
direzione del nuovo tracciato non hanno evidenziato presenza di falda in
pressione.
Le operazioni di scavo della galleria dei
servizi avverranno pertanto in assenza di pressioni interstiziali e solo minimi
quantitativi di acqua di percolazione potranno interessare il cantiere.
Tutta l’acqua raccolta sarà comunque
recuperata e, attraverso opportune canalizzazioni, inviata, tramite le gallerie
autostradali, alle installazioni di difesa igienica dell’acquedotto e immessa in
rete.
- sul lato teramano in corrispondenza
dell’ammasso roccioso in cui si svolgeranno gli scavi dei nuovi Laboratori e
della tratta terminale della galleria dei servizi, è stata evidenziata una falda
a moderata pressione e le operazione di scavo si svolgeranno in presenza di
quantitativi di acqua, peraltro non rilevanti.
Dalle indagini eseguite è stato accertato
che i nuovi scavi interesseranno il medesimo acquifero attualmente drenato dal
complesso delle gallerie e sale dei Laboratori esistenti e pertanto gli scavi in
progetto non modificheranno in modo sensibile il volume attuale globale di acqua
che comunque sarà convogliata nell’acquedotto del Ruzzo.
Tali concetti, già emersi nello studio di
impatto ambientale del 1991, sono stati ribaditi nelle conclusioni dello studio
dell’Università dell’Aquila del Giugno 1997, già citato, che abbraccia dati
storici più estesi nel tempo.
“Un appello alla Regione: adesso riflettiamo”
commenta Ruffini dopo l’ordinanza del Tar sul Terzo Traforo
del Gran Sasso
(da Ufficio Stampa
Provincia di Teramo del 25 luglio 2002)
“E’ offerta a tutti l’opportunità di riflettere, una
pausa di riflessione per tutti coloro che insistono testardamente a voler
realizzare un’opera che la maggioranza degli abruzzesi non vuole. Soprattutto al
Ministro Lunardi, ministro tecnico non eletto dal popolo”. Così si è espresso il
presidente Ruffini, commentando l’esito dell’ordinanza del TAR del 24 luglio
2002. Secondo il Tribunale amministrativo de L’Aquila “ il ricorso e i
connessi motivi aggiunti, ad un primo sommario esame, appaiono assistiti da
notevoli elementi di fondatezza; il decreto impugnato con i motivi aggiunti
prelude all’immediato e urgente avvio dei lavori, configurando l’ipotesi del
danno d’estrema gravità”. La Provincia di Teramo ha presentato un primo
ricorso contro la delibera Cipe, quella contenente il programma delle grandi
infrastrutture strategiche e fra queste il terzo Traforo e successivamente,
motivi aggiunti contro il Decreto Compartimentale del Ministero delle
Infrastrutture che ha autorizzato la realizzazione dell’opera. Ed è per quest’ultimo
che la Provincia ha chiesto la sospensiva, poi concessa dal TAR. Nel merito
saranno esaminati nella seduta del prossimo 9 ottobre. “Alla luce del
pronunciamento del Tar rivolgo due appelli – ha proseguito Ruffini - uno al
Presidente Pace affinché faccia il presidente di tutti gli abruzzesi e apra un
tavolo di mediazione con il Governo per bloccare l’opera. Ammesso che vi siano
questioni di sicurezza, ormai è chiaro a tutti che esistono soluzioni
alternative praticabili e che, comunque, la vita di uno scienziato vale quanto
quella di un abruzzese. Il secondo appello lo rivolgo ai consiglieri regionali
per la seduta del 30 luglio, quando si esaminerà la richiesta di ammissibilità
del referendum. Bocciare l’istanza significherebbe scrivere una pagina buia,
una pagina di anti-democrazia soprattutto dopo le dichiarazioni del Ministro
Lunardi che ha anticipato l’esito delle decisioni del Consiglio con il chiaro
intento di condizionare la volontà dei consiglieri”. Nel corso della
conferenza stampa, Antonio Zecchino, avvocato dell’ente e componente del
collegio difensivo nominato dall’amministrazione e coordinato da Vincenzo
Cerulli Irelli, ordinario di Diritto Amministrativo alla Sapienza di Roma, ha
sintetizzato i motivi del ricorso. Oltre ai profili di illegittimità che
riguardano il procedimento di adozione della delibera CIPE, vengono rilevate
violazioni alla normativa sulla Conferenza dei Servizi (mancata convocazione di
tutti gli enti interessati e decisione assunta a maggioranza dei presenti e non
all’unanimità); alla normative sulla legge istitutiva dei Parchi (non c’è il
prescritto nulla osta dell’ente Parco); violazione della normativa sulla
Valutazione dell’Impatto Ambientale, in quanto non sarebbe sufficiente quella
rilasciata nel ’92; violazione, infine, della normativa sulla tutela delle acque
e sulla tutela della salute pubblica. Sempre secondo l’avvocato Zecchino, nel
Decreto attuativo ci sono evidenti incongruenze, come quella, secondo la quale
i pareri negativi manifestati in sede di Conferenza di Servizi sarebbero stati
formulati solo da amministrazioni territorialmente incompetenti mentre sia la
Provincia di Teramo che l’Ente Parco, in particolare, si sono espressi a pieno
titolo contro il Terzo Traforo. Inoltre, fra gli elementi che rendono evidente
la necessità di una nuova Via (la Via del ‘92 si riferisce ad progetto iniziale
poi integralmente rielaborato) vi è la circostanza che uno dei presupposti di
una nuova galleria è quello di eliminare la strozzatura per la corsia di accesso
al laboratorio . Con il progetto definitivo, quello del ’98, invece, la
strozzatura rimane, in quanto il diametro della prevista terza canna non
consentirà, comunque, il transito dei Tir diretti ai laboratori; i mezzi
pesanti, infatti, dovrebbero necessariamente continuare ad utilizzare la corsia
esistente, senza alcun miglioramento delle condizioni attuali di sicurezza. Il
collegio difensivo dell’ente è composto dall’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli,
professore Ordinario di Diritto Amministrativo alla Sapienza di Roma, già
presidente della Bicameralina, ex parlamentare; dall’avvocato Antonio Bargone,
già Sottosegretario ai Lavori Pubblici; dall’avvocato Alessandro Pace,
professore Ordinario di Diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma e dal
legale dell’ente, l’avvocato Antonio Zecchino. “Non solo è stata sospesa la
realizzazione del progetto ma nel testo dell’ordinanza si rileva che il ricorso
è assistito da notevoli elementi di fondatezza e che appaiono fondati i timori
di estrema gravità – dichiara il coordinatore del collegio, il professor Cerulli
Irelli - . Il procedimento avviato dal Governo non può concludersi con esito
positivo date le colossali illegittimità e incongruenze del provvedimento.
Parafrasando il Ministro Lunardi, direi, che così come è formulato il
procedimento, il Traforo non si farà e basta. Per quanto riguarda il problema
della sicurezza, questo deve essere affrontato sulla base di un nuovo
procedimento, corretto e completo di quegli elementi che oggi mancano”.
IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA
( articolo tratto da Park News anno 2
n° 9 1/9/2002 di Fabrizio Fedele)
Bettini: «In caso
d’incendio resteremo intrappolati»
Il professor Alessandro Bettini, da anni
ormai “costretto” a spiegare a chi scienziato non è, cosa ci fanno là sotto, nel
cuore della montagna, 50 super ricercatori e macchinari da fantascienza. Cercano
di capire da che cosa è formata la materia e le forze che genera. Studiano i
neutrini. E per farlo usano mezzi e strutture sofisticate. La cui costruzione da
sola richiede uno sforzo tecnologico d’avanguardia perle
aziende. I tre grandi saloni ricavati sotto la montagna, e una
serie di gallerie di collegamento che formano i Laboratori nazionali del Gran
Sasso, sono stati ricavati all’interno della montagna. Sono coperti, cioè da uno
strato di roccia di oltre 1.400 metri che serve da schermo alla, radioattività
emanata dal sole. I laboratori si trovano in corrispondenza del monte Aquila,
praticamente a metà percorso del tunnel autostradale che collega Teramo
all’Aquila. Alte 20 metri, larghe circa 18 e lunghe 100 le tre sale che ospitano
gli apparati scientifici, sommate ai raccordi e i cunicoli di emergenza, fanno
si che i laboratori sotterranei occupano un volume pari a 180.000 metri
quadrati.
La temperatura delle sale si mantiene
intorno ai 6-7 gradi. “Per ottenere una climatizzazione ottimale per le attività
che vi si svolgono, le sale sperimentali sono impermeabilizzate e coibentate.
La ventilazione, assicurata da una lunga tubazione che corre lungo la galleria
autostradale, convoglia dall’esterno circa 35.000 metri cubi di aria all’ora (in
caso di necessità si possono raggiungere 145.000 metri cubi)” spiega il
direttore dei laboratori. E proprio questo collegamento con l’esterno, è il
punto debole del laboratorio. “In caso di un incidente automobilistico, a cui
seguisse un incendio, nelle gallerie autostradali, come si è visto sotto il
Monte Bianco, le temperature che si raggiungono sfiorano i 1500 gradi
centigradi. Il condotto dell’aria verrebbe ad essere interrotto immediatamente,
liquefatto e noi resteremmo intrappolati e senz’aria”. Di qui la richiesta dei
Laboratori nazionale di Fisica nucleare (Lngs): «Realizzare una galleria di
servizio che renda sicuri i laboratori e li renda autonomi dalle gallerie
autostradali». In verità la richiesta e il progetto iniziale prevedeva anche la
realizzazione di altre due nuove sale. La Regione, per bocca del suo Presidente
Giovanni Pace e dell’Assessore Giorgio De Matteis dicono che le nuove sale non
si faranno. In aula, alla Camera, rispondendo ad un’interrogazione, il ministro
Lunari ha ribadito la volontà di dare esecuzione alla legge e al progetto. La
questione rimane aperta e si prevedono molti colpi di scena.
Sequestro giudiziario, per gravi carenze di sicurezza, della
sala C del laboratorio del Gran Sasso in data 28 maggio 2003.
Dopo il sequestro giudiziario, per gravi carenze di
sicurezza, della sala C del laboratorio del Gran Sasso, e dopo la sospensione
delle attività nell’intera struttura decisa dall’istituto di fisica nucleare, si
apre una nuova fase nella cosiddetta “battaglia per l’acqua”. L’Infn è alle
corde: la magistratura che, va sottolineato, si è avvalsa di diverse perizie
tecniche ha trovato una quantità tale di irregolarità che l’esito dei processi
che saranno prima o poi celebrati pare già ipotecato. Ma i processi, a questo
punto, potrebbero anche passare in secondo piano.Premesso che è imprescindibile
la messa in sicurezza del laboratorio, circola l’ipotesi che gli scienziati
possano pro porre alle istituzioni contro cui combattono una sorta di
mediazione: la rinuncia alla realizzazione del terzo traforo in cambio della
possibilità di continuare l’attività senza la spada di Damocle delle inchieste e
dei ricorsi. In questo senso potrebbe muoversi il nuovo Direttore dei
laboratori, Eugenio Coccia, a quanto pare un deciso fautore del dialogo, che dal
16 giugno sostituirà il “duro” Alessandro Bettini.
Domanda d’obbligo al presidente della Provincia di Teramo, Claudio Ruffini, da
anni in prima fila nella battaglia per l’acqua: se Coccia proponesse una
mediazione del genere? «Accetterei», dice Ruffini, intervistato da un
giornalista de Il Centro in data 12 giugno 2003, «perché noi non siamo mai
stati contro la ricerca scientifica. Ci siamo solo legittima mente difesi da un
attacco al nostro territorio, a una risorsa primaria com’è l’acqua. Se all’ Infn
si mettono in regola, e rinunciano al terzo traforo, la guerra non avrebbe
ragione di
continuare».
Ruffini ammette che negli ultimi mesi la posizione di inferiorità di chi
combatteva contro l’Infn (e il governo) non è più tale. «Le cose sono cambiate»,
dice. «Va tenuto presente che gli scienziati sono sempre stati molto protetti da
Roma. Anche il governo di centrosinistra spingeva per il terzo traforo, sebbene
non con la prepotenza di Lunardi».
Già, Lunardi.
Cosa farà ora? «Non so», conclude Ruffini, «ma stia sicuro che, se insiste con
il progetto, noi ci difenderemo a oltranza».
Il sequestro della sala C dei laboratori ha scatenato la
polemica anche contro l’Arta, l’agenzia regionale di tutela ambientale. Il
segretario regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, chiede le
dimissioni di Maurizio Dionisio, commissario del l’agenzia, accusato di
«latitanza». E il legale del Wwf Abruzzo, Tommaso Navarra, nel ricordare che
proprio un esposto dell’associazione oltre un anno fa avviò l’inchiesta ricorda
anche che, «a proposito del le sostanze pericolose stoccate senza autorizzazione
nei laboratori, dall’Arta ci fu risposto che era tutto in regola e ci vennero
minacciate denunce per procurato allarme».
Dionisio replica così: «Fu proprio l’Arta, nei primi mesi del 2002, in
seguito all’esposto del Wwf, a effettuare un sopralluogo nei laboratori e a
rimettere, alla procura della Re pubblica dell’Aquila, la relazione. Il
sostituto procuratore, Alberto Sgambati, si attivò un mediatamente, delegando le
indagini alla Forestale. L’indagine fu archiviata. Nulla, quindi, può essere
obiettato all’Arta né al suo commissario».
Sequestrati i laboratori del Gran Sasso
Omissioni autorizzative e lacune sulla sicurezza
Il WWF, che un anno e mezzo fa sollevò il problema della
presenza di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose nelle viscere del Gran
Sasso, ritiene che il sequestro della sala C dei Laboratori Nazionali del Gran
Sasso d’Italia dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sia l’ennesima ma
amara vittoria di chi da tempo sostiene quelle tesi sulla pericolosità dei
Laboratori ora confermate dalla magistratura. L’atto di sequestro cita una
impressionante ed enorme mole di omissioni autorizzative e lacune sulla
sicurezza: quasi un triste record negativo che è ancora più grave perché
coinvolge un’istituzione che fa ricerca e che, non dovendo fare profitto come un
petrolchimico, avrebbe dovuto dimostrare una sensibilità maggiore rispetto ai
problemi dell’ambiente e della società che li ospita. Constatiamo con amarezza
che solo la magistratura, ambienta listi e pochi altri enti pubblici, come
comuni e province di Teramo e Pescara, hanno lavorato per fare chiarezza sulla
questione della sicurezza di laboratori. Esse sono state lasciate sole da tutte
quelle amministrazioni che dovevano sorvegliare sulla sicurezza dei cittadini e
dell’ambiente e che invece non hanno mosso un dito per controllare e verificare
quanto da noi da tempo segnalato.
Dopo aver lavorato per fare luce rispetto alle
condizioni di sicurezza dei laboratori e delle modalità di conduzione degli
esperimenti per la nostra associazione e giunta quindi l’ora di spostare
l’attenzione sulle precise responsabilità di chi (in particolare Agenzia
Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Protezione Civile, Prefettura,
Regione Abruzzo) era stato avvertito e non aveva dato quelle risposte che ora la
magistratura deve cercare con atti ditale gravità. Ricordiamo che era stato il
WWF a sollevare, inviando due documentate lettere a decine di enti (tra questi:
ministero dell’ambiente, ministero della ricerca, ISPESL, Presidente della
Regione Abruzzo, assessorato alla protezione civile della regione Abruzzo,
prefetture di L’Aquila e Teramo, Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente)
a Gennaio 2002 il problema della presenza nei Laboratori di migliaia di
tonnellate di sostanze pericolose e delle modalità di conduzione di alcuni
esperimenti. Inoltre il vicepresidente nazionale del WWF aveva presentato un
esposto sulla possibile inosservanza della Direttiva Seveso bis, uno dei rilievi
dell’atto di sequestro. Quindi 8 mesi prima dello sversamento del 16 Agosto 2002
gli enti sapevano e vi era tutto il tempo per intervenire. Gran parte degli enti
non fece nulla e, anzi, il commissario dell’ARTA regionale promise di denunciare
per procurato allarme il Presidente del WWF Abruzzo. Anche il responsabile
nazionale della Protezione Civile Bertolaso visitò i LNGS sostenendo che per la
sicurezza si doveva scavare il terzo traforo. Nulla invece sulle modalità di
conduzione degli esperimenti. Possibile che tutti costoro, seppur sollecitati,
dimenticarono di chiedere ai Laboratori almeno quelle autorizzazioni che si
chiedono quando si apre un comune laboratorio di analisi?
Scoperti rifiuti tossici
Un’altra tegola sul laboratorio Infn sotto il Gran Sasso,
che ha scatenato l’allarme del Wwf e del Comune dell’Aquila. Rifiuti provenienti
dall’esperimento “Macro”, condotto nei laboratori, sono stati abbandonati,
anziché smaltiti. La forestale ha denunciato 8 persone. Alcuni olii, secondo la
Forestale, sarebbero stati rivenduti come nuovi e anche come olio commestibile.
A scoprire i rifiuti tossici, è stato il Nipaf (Nucleo investigativo di polizia
ambientale e forestale) della Forestale. Oltre all’Aquila, i rifiuti tossici
sono sta ti rinvenuti nelle province di Roma, Napoli e Milano. Otto, in tutto,
le persone denuncia te alla procura, tra dirigenti Infn e ditte incaricate dello
smaltimento. L’appalto era stato vinto da una società aquilana, autorizzata al
trattamento dei rifiuti e al loro smaltimento in discariche idonee. Invece,
secondo le indagini della Forestale, che teneva d’occhio i laboratori da tempo,
tonnellate di rifiuti pericolosi non avrebbero mai la sciato la città: sono
stati dislocati a Pettino, in una zona vicino all’ospedale, dove c’è anche
l’oasi del laghetto di Vetoio, a Sassa e a Tempera. Vicino al San Salvatore,
sono state scoperte alcune de cine di tonnellate di rifiuti plastici contaminati
da olio misto a trimetilbenzene, il temibilissimo pseudocumene, come ha
precisato la Forestale. Lo scorso 29 maggio, la Forestale ha sequestrato la sala
C dei laboratori Infn, dopo avere riscontrato l’assenza di fondamentali norme di
sicurezza. La sala ospita l’e sperimento Borexino, causa indiretta, il 16 agosto
scorso, dello sversamento nel torrente Mavone proprio di trimetilbenzene (o
pseudocumene), pericolosissimo per le acque, e quindi chi beve, e anche per chi
lo respira.
Immediate le reazioni, di Wwf Abruzzo e comune del l’Aquila. «I ritrovamenti di
mostrano che la verità sui Laboratori è ancora lontana», dice il presidente del
Wwf, Dante Caserta, «e che la magistratura fa bene ad impedire ai laboratori di
continuare a inquinare».
Il Wwf accusa anche l’Arta, in quanto aveva già ricevuto segnalazioni in
proposito. Il comune dell’Aquila, dal canto suo, chiederà di esaminare gli atti
sul ritrovamento di rifiuti, in modo da effettuare delle verifiche per proprio
conto. «L’azione della foresta le», afferma l’assessore al l’Ambiente, Fabrizio
Fiore, «evidenzia una situazione gravissima e allarmante. Vanno effettuati
immediati approfondimenti, per fare chiarezza sulla vicenda».
Respinta l’istanza di dissequestro
Respinta l’istanza di dissequestro presentata dall’INFN.
I giudici hanno però autorizzato l’ingresso dei tecnici addetti alla
manutenzione dei macchinari e all’installazione di nuovi impianti. ( Presidente
Armanda Servino, giudice relatore Flavio Conciatori ). A difesa degli indagati
l’avv. Francesco Coppi, difensore di Giulio Andreotti; a rappresentare le
controparti gli avv.ti della Provincia di Teramo, Antonio Zecchino e del WWF,
Tommaso Navarra.
Quello in alto è lo schema dei laboratori
con gli esperimenti in corso nelle singole sale e dell’autostrada. Il Gran Sasso
è un grosso bacino che si estende dal lago di Campotosto a Bussi. Dal Vomano
all’Aterno. Una superficie che misura 40 chilometri di lato circa. Un bacino che
produce 24-26 mila litri di acqua al secondo. Di questi solo 1200 vengono dalle
opere realizzate sotto la montagna dopo la castrazione dei trafori (versante
Teramo e versante dell’Aquila sommati). Il massiccio roccioso è formato da 1600
miliardi di metri cubi di materiale roccioso e argilloso. Di questi 1800 milioni
di metri cubi vennero prelevati per effetto dei cantieri per costruire le canne
e i laboratori di fisica. Per la quarta canna, quella di servizio che
dall’Aquila arriva ai laboratori, si verrebbero a rimuovere per effetto degli
scavi, 200.000 metri cubi di materiale...
Il resoconto
Ci vogliono duecentoquaranta giorni, otto
mesi, prima che l’acqua che cade sulle cime, sui prati e sui pendii del Gran
Sasso, filtrando tra le rocce calcaree, finisca poi dentro il grande serbatoio
idrico naturale. Il più grande conosciuto in Italia. Un’enorme sacca d’acqua
minerale purissima. Un’immensa riserva proprio al centro della montagna,
attraversata dall’autostrada. Così che solo l’acquedotto del Ruzzo arriva a
servire i rubinetti dell’80 per cento delle famiglie abruzzesi. Dissetando circa
800 mila persone. Ma dal 16 agosto dello scorso anno qualcosa in Abruzzo è
cambiato. Quel giorno 50 litri di trimetilbenzene, un “liquido nocivo per la
salute”, come riferito dal Wwf, inquinò due torrenti del Gran Sasso. Da quel 16
agosto gli abitanti di questa regione hanno capito che sulla sorte del loro
grande serbatoio non potevano più stare tranquilli. Sotto la Montagna tra
scienziati e macchine in transito qualcosa non funzionava più come si era sempre
creduto. Oggi sappiamo che le condutture di raccolta del le acque di scolo dei
Laboratori e dell’autostrada sono un colabrodo. Dovevano essere a tenuta stagna,
così da tenere al sicuro l’immensa vena acquifera che c’è affianco ai laboratori
sotto l’autostrada. Invece, sappiamo di certo, dal 16 agosto di un anno fa, che
non è così. La realtà, per quanto drammatica, è sotto gli occhi di tutti. Anche
di coloro che erano i più ostinati sostenitori della realizzazione della terza
Canna. I Laboratori sono un patrimonio per la nostra regione e non solo. Ma
questo deve necessariamente sposarsi con una maggiore sicurezza per quanto
riguarda l’acqua. Anche questo è un patrimonio. Infinitamente importate. Perché
non utilizzare per la messa in sicurezza dei laboratori dell’autostrada, proprio
i fondi destinati alla terza canna da una legge del 1991, di circa 110 miliardi
di vecchie lire. Invece, assistiamo ad un comportamento contraddittorio di pezzi
dello stesso governo. E se l‘ex direttore Alessandro Bettini ha sempre ricordato
che tutte le attività sono garantite con la certificazione ISO14001, il Wwf
continua ad essere scettico: «Per quanto riguarda i controlli, Bottini fa
riferimento alla Certificazione ambientale IS014001, vale a dire una
certificazione prodotta dalle aziende stesse sulla cui validità nella
prevenzione reale dei grandi rischi ci sentiamo di dubitare (anche perché in
altri casi non è servita a molto), ed a controlli affidati ad una ditta
specializzata. Non si fa alcun riferimento ai controlli d’organismi di tipo
pubblico all’avanguardia nelle prevenzione del rischio».
Sarebbe il caso sapere da tutti i
ministeri e gli organismi scientifici dello Stato se sono in grado di rispondere
ad una serie di domande:
Esiste un elenco delle sostanze presenti
nei Laboratori e dei rispettivi quantitativi?
Prima dell’avvio dei singoli esperimenti,
viene valutata l’entità del rischio per la popolazione connessa ad eventuali
incidenti?
Sono state condotte simulazioni circa il
comportamento delle sostanze eventualmente rilasciate, sia per quanto riguarda
la reazione con altre sostanze presenti nei Laboratori sia, in particolare,
rispetto al la vastità aree che verrebbero interessate?
Per esempio, il cloruro di Gallio, una
volta fuoriuscito dai contenitori, potrebbe penetrare nella falda sottostante ai
Laboratori vista la sua solubilità?
Potrebbe arrivare ad inquinare i corsi
d’acqua superficiali?
Fino a che distanza dai Laboratori in ogni
direzione?
Quante persone sarebbero coinvolte da
un’emergenza di questo genere?
Sarebbe possibile una bonifica delle aree
e con quali costi?
Esistono piani d’emergenza per la
popolazione interessata, direttamente o indirettamente, da eventuali emissioni
di sostanze pericolose?
Sono previste esercitazioni con il
coinvolgimento della popolazione?
Quali e quanti sono i controlli periodi ci
cui vengono sottoposti i Laboratori, i lavoratori e la popolazione dei paesi
circostanti, anche per evidenziare eventuali rilasci accidentali di sostanze
pericolose nell’ambiente?
Quali sostanze vengono monitorate?.
A detta degli ambientalisti, a questo
punto il governo deve fare chiarezza. Il problema della tenuta stagna dei canali
di scolo dei laboratori e dell’autostrada è una realtà drammatica. La convivenza
con la più grande risorsa idrica non ammette mezze risposte. Occorrono solo
certezze e garanzie.
4. INDAGINE SULL’IMPATTO IDROGEOLOGICO
Nella regione abruzzese possono essere
distinte in linea generale, due principali tipi di acquifero: i grandi acquiferi
carbonatici generalmente profondi, e gli acquiferi dei depositi detritici
pleistocenici (alluvionali e pedemontani), relativamente superficiali in genere
di importanza locale.
Il quadro idrogeologico regionale è quindi
dominato dalla presenza di estese dorsali carbonatiche, generalmente interessate
da una elevatissima infiltrazione efficace e da una attiva circolazione
sotterranea che alimenta falde imponenti. Queste ultime, saturano la base dei
massicci carbonatici e defluiscono lentamente verso le grandi sorgenti poste
alla periferia delle strutture idrogeologiche.
L’area di alimentazione della struttura
idrogeologica del Gran Sasso (Fig. 1) si estende su un territorio di circa 780
km dei quali circa 570 a quote comprese fra 2.912 e 1000 m s.l.m. e quasi 210 a
quote inferiori fino a 250 m s.l.m.
La complessa struttura idrogeologica del
Gran Sasso caratterizzata dalla presenza di successioni litostratigrafìche
diverse che indicano un ambiente di sedimentazione variabile nel tempo e nello
spazio. In alcuni settori, appena a Sud della catena, affiora una successione
esclusivamente carbonatica che testimonia la persistenza in quest’area, dal Lias
inferiore al Miocene inferiore, di una piattaforma carbonatica di acqua bassa.
Si tratta di una potente e monotona successione micritica, calcareo-dolomitica e
calcareo-bioclastica, interessata da una elevata e diffusa permeabilità per
fratturazione che consente una abbondantissima infiltrazione ed un’attiva
circolazione idrica sotterranea.
Nell’ambito del massiccio vero e proprio del Gran Sasso,
che costituisce la maggior pane della struttura idrogeologica in esame,
affiorano varie successioni composte da numerose formazioni che presentano
spesso brusche variazioni (laterali e verticali) di facies e di spessore. In
linea generale si può distinguere una Successione basale dolomitico-bituminosa,
dolomitica e calcareo-dolomitica (Trias superiore - Lias inferiore), seguita da
una successione (Lias medio - Miocene medio-superiore) costituita da facies
micritiche, facies calcarenitiche e calciruditiche risedimentate, e facies
calcareo-marnose.
Nell’area in esame si riconoscono due
elementi morfo-strutturali principali: a Sud l’elemento Campo Imperatore - Valle
Fredda ed a Nord la dorsale di M. Aquila.
Il primo elemento, che nelle grandi linee
può essere considerato un imponente blocco monoclinale immergente verso NNE,
interessato da due grandi faglie dirette di notevole rigetto, ad andamento
appenninico (NW-SE) e immergenti verso SW di circa 50°-60°. La prima (Faglia di
Valle Fredda) suddivide il grande blocco monoclinale in due settori principali,
la seconda (Faglia di Campo Imperatore) delimita a Nord l’elemento meridionale
ponendolo a contatto con quello settentrionale.
Il secondo elemento presenta una struttura
assai più complessa, caratterizzata da due unità tettoniche principali
sovrapposte, separate da una faglia di sovrascorrimento:
sovrascorrimento:l’unità superiore di M.
Aquila, compresa tra la Faglia di Campo Imperatore a Sud e la faglia di
sovrascorrimento con direzione media NW-SE ed immersione a SW (10° 45°) con una
superficie ad andamento listrico; la superficie inferiore di Valle dell’inferno,
sottostante ai piano di sovra scorrimento, rappresentata da una grande
sinclinale rovesciata con piano assiale ad andamento medio ed inclinazione di
circa 30° a Sud.
Nei dettagli, le suddette uniti tettoniche
principali, si presentano geometricamente complesse. L’unità inferiore di Valle
dell’inferno ulteriormente complicata dalla i senza, appena al disotto del piano
di sovrascorrimento, di piccole scaglie tettoniche discontinue accavallatesi
lungo superfici di taglio subparallele al piano principale di sovra scorrimento.
L’unità superiore di M. Aquila presenta invece, oltre alle faglie della
tettogenesi appenninica, anche paleofaglie riferibili alla tettonica disgiuntiva
mesozoica, alcune delle quali probabilmente riattivate in tempi successivi al
Miocene medio.
Al livello delle gallerie autostradali, i
due elementi morfo-strutturali sopra descritti, si estendono all’incirca con
pari lunghezza. In particolare, procedendo dall’imbocco di Casale S. Nicola (Fig.
2), si attraversano prima marne e calcari marnosi miocenici (Formazione della
Laga e Marne), tettonicamente solidali con la struttura plicativa N.S, M. dei
Fiori - Cima Alta, che proprio in questa zona interferisce con il fronte E-W del
Gran Sasso. Quindi si entra (dopo aver attraversato un piano di sovrascorrimento
poco inclinato al quale associata la scaglia calcareo-mamosa di Grotta dei
Mulattieri) nell’unità inferiore di Valle dell’inferno, incontrando prima il
fianco diritto della sinclinale caratterizzato sempre dalle marne mioceniche,
quindi il nucleo della sinclinale stessa, dove le marne con intercalazioni
arenacee sono molto tettonizzate, ed infine, dopo poco più dì 2 km dall’imbocco,
il fianco rovesciato della sinclinale costituito sia dalle formazioni
marnoso-arenacee e calcareo-marnose prevalente mente mioceniche che da quelle
calcaree quasi esclusiva cretacee. Queste ultime (Scaglia, Calcari bioclastici
superiori, Maiolica) sono interessate da una tettonizzazione così intensa da non
consentire una facile correlazione tra le situazioni incontrate con le due
gallerie. A circa 5 km dall’imbocco si
incontra il piano di sovrascorrimento che
pone a contatto i calcari cretacei dell’unità inferiore di Valle dell’inferno,
con la serie dolomitica e calcarea (Trias superiore- Lias medio) della
sovrastante unità di M. Aquila. Nei calcari selciferi intensamente tettonizzati
del Cretaceo superiore (Scaglia) sono stati scavati i laboratori I.N.F.N.,
mentre l’adiacente stazione interferometrica attraversa il piano di
sovrascorrimento.
A poco più di 5 km, sempre dall’imbocco di
Casale S Nicola, si attraversa la Faglia di Campo Imperatore per entrare
nell’elemento meridionale caratterizzato da un grande blocco monoclinale
immergente a NNE. L’elemento meridionale, come gi accennato, risulta suddiviso,
dalla Faglia di Valle Fredda, in due settori principali di diversa lunghezza
(fig. 2): il primo, dalla Faglia di Campo imperatore alla Faglia di Valle Fredda
(circa 3 km), costituito dalle formazioni carbonatiche comprese tra il Lias
inferiore ed il Miocene medio, e presenta una giacitura monoclinalica con
immersione progressivamente decrescente verso Nord (da 600 a 20°); il secondo,
dalla Faglia di Valle Fredda all’imbocco di Assergi (ultimi 2 km),
caratterizzato dalle formazioni calcaree del giurassico superiore e del
cretaceo, sempre con giacitura complessivamente a monoclinale.
Sia la Faglia di Campo Imperatore che pone
a contatto, a livello galleria, i calcari cretacei con le dolomie triassiche sia
la Faglia di Valle Fredda che pone a contatto la Maiolica con il Calcare
massiccio, sono accompagnate da una fascia di intensa frantumazione cataclastica
dei termini dolomitici e calcareo-dolomitici dello spessore di alcune decine di
metri a partire dal contatto tettonico.
Il quadro strutturale di tutto il settore
esaminato, risulta infine complicato dalla presenza di un fitto corteo di faglie
normali, da subverticali a poco inclinate, alcune delle qua li Intersecano la
superficie di sovrascorrimento con modesti spostamenti.
Il calcolo del bilancio della struttura idrogeologica
del Gran Sasso, basato sui dati idrologici attualmente disponi bili in
letteratura [ MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI, 1921-1976, 1964], presenta dei
limiti oggettivi per la incertezza e la carenza dei dati di base.
I dati pluviometrici per esempio, relativi
a 28 stazioni Pluviometriche installate nell’area della struttura idrogeologica
ed in zone attigue non sono ritenuti quantitativamente e qualitativamente
sufficienti, per due motivi: il primo perché il numero delle stazioni
pluviometriche alle quote più alte del massiccio, dove si estendono le
principali aree di ricarica degli acquiferi e dove le precipitazioni sono
presumibilmente più elevate, appaiono del tutto insufficienti (solo 8 stazioni
per un’area di circa 570 kmq posta al disopra dei 1000 m di quota); il secondo
perché alle alte quote, nella stagione invernale, sono prevalenti le
precipitazioni nevose e queste non possono essere adeguatamente misurate con i
comuni pluviometri, poco adatti allo scopo. E’ probabile quindi, dato che circa
il 70% dell’area di alimentazione della struttura idrogeologica del Gran Sasso
si trova a quota superiore ai1000m s.l.m. , che la valutazione dell’apporto
meteorico medio (947 mm/anno) sia sottostimato. La differenza rispetto ai valori
reali, dovrebbe comunque essere piuttosto esigua. I dati ottenuti per il periodo
ottobre 1980 - ottobre 1982 dai due pluvio-nivometri totalizzatori installati
dalla CASMEZ in località Fontari a quota 1950 m ed a Fonte Vetica a quota 1610
m, sull’altopiano di Campo Imperatore, indicano infatti un apporto medio annuo
di 1228 mm.
Ma parliamo ora dei lavori di scavo.
Dagli imbocchi, posti a 958 m s.l.m.
quello di Assergi ed a 889 m s.l.m. quello di Casale S. Nicola, le gallerie, che
corrono ad un interasse medio di 60 m e sono collegate da vari by-pass, salgono
verso il vertice altimetrico posto a 973 m, a circa 5.330 km dall’imbocco di
Assergi.
La sezione media di scavo di 80 mq nei
tratti in roccia calcarea senza arco rovescio (70% dello sviluppo del Traforo) e
di 110 mq nei tratti in materiali argillitico-marnosi (30%) con arco rovescio.
A fianco della galleria in via sinistra, a
circa 6.250 km dall’imbocco di Assergi, sotto la copertura massima del Traforo
che è di circa 1400 m, sono stati scavati i laboratori dell’I.N.F.N.
comprendenti tre sale sperimentali collegate da varie gallerie e by-pass, ed una
stazione interferometrica costituita da tre gallerie minori disposte a
triangolo.
I lavori del Traforo autostradale,
iniziati nel mese di aprile del 1969, sono stati ultimati nell’aprile del 1982,
mentre lo scavo e le successive opere edilizie dei laboratori I.N.F.N., iniziati
verso la fine del 1982, sono stati ultimati nel maggio 1987. Il volume di
roccia scavata (Traforo: 1.930.000 mc; Laboratori; 190.000 mc) ammonta
complessivamente a circa 2.120.000 mq.
Le complesse condizioni lito-strutturali ed
idrogeologiche descritte in precedenza, in particolare la presenza di potenti
acquiferi, di notevoli carichi idrostatici (fino a 64 atmosfere), di faglie
marcate da spesse fasce cataclastiche sotto forti pressioni idriche, hanno
costituito enormi difficoltà durante i lavori di scavo del Traforo, rallentando
notevolmente, come è noto, l’avanzamento. Basti ricordare l’attraversamento
(lato Casale S. Nicola) delle formazioni calcaree interessate da fitti reticoli
di faglie e fratture, caratterizzate da un acquifero ad elevata trasmissività e
con pressioni idriche di 60 atmosfere, e l’attraversamento (lato Assergi) della
Faglia di Valle Fredda durante il quale si verificarono notevoli ed improvvisi
colpi d’acqua, con portate fino a 20000 l/s e con conseguente trascinamento in
galleria di una notevole quantità di materiale cataclastico.
Per abbattere le enormi pressioni idriche e porre quindi
in condizioni di sicurezza l’avanzamento, il drenaggi naturale esercitato dallo
scavo è stato integrato con un sistema drenante artificiale, realizzato lungo il
perimetro scavo con cunicoli ed aureole di fori drenanti più o meno radiali,
lunghi da 20 a 100 m. Una volta rivestita la galleria, il ripristino della
pressione idrica sui rivestimenti, è stato e viene tuttora impedito mediante un
continuo drenaggio e captazione operato a paramento lungo la intera sezione ed
al piede.
L’enorme volume d’acqua, che per numerosi anni è
fuoriuscito dagli imbocchi delle gallerie autostradali, è stato utilizzato, sul
versante teramano, a partire dal settembre 1980, dall’acquedotto del Ruzzo che
preleva attualmente circa 1020 l/s. Sul versante aquilano, si sta realizzando,
per tutelare la potabilità dell’acqua drenata da eventuali inquinamenti
accidentali relativi al traffico autostradale,
un complesso di dispositivi idraulici che con sentirà di utilizzare, ad opere
ultimate, circa 500 Vs.
Il notevole drenaggio effettuato dalle gallerie, ha
prima interessato le acque profonde a lentissima circolazione
(acque vecchie qualche decina di anni), successivamente
ha esercitato un’azione di richiamo delle acque più recenti dai livelli
superiori della falda, avviando un lento processo di mescolamento e di
sostituzione. Testimonia ciò il progressivo aumento del contenuto di Tritio
(isotopo di massa 3 dell’idrogeno), osservato nelle acque di galleria nel corso
degli anni.
L’effetto più rilevante dell’azione di drenaggio
naturale e/o forzato delle gallerie è stato il locale abbassamento di 600 m
(all’incirca da 1600 m s.l.m. fino alla quota del piano autostradale) della
superficie piezometrica. Attualmente il probabile profilo piezometrico, la cui
geometria può comunque variare in relazione alla presenza di discontinuità
strutturali ed alla locale permeabilità degli ammassi rocciosi, è verosimilmente
caratterizzato da una de pressione lineare (con linee di flusso convergenti al
piede delle gallerie) localizzata lungo l’asse del Traforo autostradale che
ancora assume il ruolo di importante asse di drenaggio dell’acquifero
carbonatico profondo.
La notevole depressione della superficie della falda ha
naturalmente prodotto vistosi effetti sul sistema delle sorgenti alimentate
dalla falda di fondo stessa, in particolare su quelle più prossime al Traforo.
La maggiore riduzione si è avuta nelle sorgenti sopra
Casale S. Nicola, dove a partire dal 1976 (anno in cui è iniziato il drenaggio
dovuto agli scavi autostradali sul versante teramano) si è manifestata una
progressiva diminuzione di portata, passando da 363 l/s (valore medio relativo
agli anni precedenti il 1976) a 117 l/s nel 1983, con una flessione del 70%.
Quasi la stessa riduzione nelle portate, hanno subito le sorgenti del Ruzzo, le
quali sono passate da 609 l/s (valore medio degli anni precedenti l’inizio del
drenaggio del Traforo) a circa 190 l/s nel 1982, con una flessione di quasi il
70%. Anche le altre sorgenti (sempre alimentate dalla falda di fondo), almeno a
quanto risulta che dai dati della CASMEZ, hanno accusato riduzioni nelle
portate, non dovute alla sola diminuzione degli afflussi meteorici, riscontrata
negli anni 1981 e 1982. In particolare, le sorgenti del Chiarino, di Rio Arno,
del Vitello d’Oro e Mortaio d’Angri, hanno subito una flessione variabile dal
35% al 45%, mentre per le sorgenti di Tempera e Vetoio la riduzione è stata di
circa il 20%-30%. Una modesta riduzione, circa il 10%, risulta infine per la
portata delle risorgenze del Tirino e del Pescara.
( notizie riprese
dagli studi del geologo, libero professionista, Prof. LEO ADAMOLI )
Per abbattere le enormi pressioni idriche e porre quindi
in condizioni di sicurezza l’avanzamento, il drenaggi naturale esercitato dallo
scavo è stato integrato con un sistema drenante artificiale, realizzato lungo il
perimetro scavo con cunicoli ed aureole di fori drenanti più o meno radiali,
lunghi da 20 a 100 m. Una volta rivestita la galleria, il ripristino della
pressione idrica sui rivestimenti, è stato e viene tuttora impedito mediante un
continuo drenaggio e captazione operato a paramento lungo la intera sezione ed
al piede.
Il notevole drenaggio effettuato dalle gallerie, ha
prima interessato le acque profonde a lentissima circolazione (acque vecchie
qualche decina di anni), successivamente ha esercitato un’azione di richiamo
delle acque più recenti dai livelli superiori della falda, avviando un lento
processo di mescolamento e di sostituzione. Testimonia ciò il progressivo
aumento del contenuto di Tritio (isotopo di massa 3 dell’idrogeno), osservato
nelle acque di galleria nel corso degli anni.
L’effetto più rilevante dell’azione di drenaggio
naturale e/o forzato delle gallerie è stato il locale abbassamento di 600 m
(all’incirca da 1600 m s.l.m. fino alla quota del piano autostradale) della
superficie piezometrica. Attualmente il probabile profilo piezometrico, la cui
geometria può comunque variare in relazione alla presenza di discontinuità
strutturali ed alla locale permeabilità degli ammassi rocciosi, è verosimilmente
caratterizzato da una de pressione lineare (con linee di flusso convergenti al
piede delle gallerie) localizzata lungo l’asse del Traforo autostradale che
ancora assume il ruolo di importante asse di drenaggio dell’acquifero
carbonatico profondo.
La notevole depressione della superficie della falda ha
naturalmente prodotto vistosi effetti sul sistema delle sor genti alimentate
dalla falda di fondo stessa, in particolare su quelle più prossime al Traforo.
Da quanto enunciato in precedenza, si può sinteticamente
concludere che i principali effetti negativi che deriverebbero dalla
realizzazione dei due nuovi cameroni e del tunnel di servizio dell’INFN sono:
• Aumento del rischio permanente di contaminazione della
falda idrica del massiccio del Gran Sasso causato dall’incremento dei punti di
contatto con l’acquifero e dall’avvio di nuovi esperimenti nei laboratori
sotterranei.
• Contaminazione delle acque sorgive e di falda, per
tutto il periodo della fase di cantiere (alcuni anni), con la conseguente
impossibilità di utilizzo di una portata di circa 400 l/s ( 35 % della
disponibilità totale dell’acquedotto) che dovrà quindi essere messa a scarico.
• Diminuzione permanente della portata captata
dall’attuale impianto acquedottistico per 90 l/s con r negativi sul grado di
copertura della domanda idrica.
• Riduzione del livello qualitativo globale delle acque
erogate dall’acquedotto nella provincia di Teramo per la contestuale riduzione
di acque di buona qualità a cui si dovrà far fronte con risorse idriche
alternative decisamente meno pregiate.
• Incremento dei costi di gestione per
l’acquedotto e conseguentemente per gli utenti dovuto alla necessità di far
ricorso al trattamento di acque superficiali.
Nel 1970 durante i lavori si notò la presenza di un
acquifero di vaste proporzioni ( acque 20000 lt/sec) e vennero applicati dei
fori drenanti di oltre 100mt. che contribuirono all’abbassamento della falda
acquifera.
C’è quindi un aumento del rischio
permanente di contaminazione della falda idrica del massiccio del Gran Sasso
causato dall’incremento dei punti di contatto con l’acquifero e dall’avvio di
nuovi esperimenti nei laboratori sotterranei.
Oltre ad una contaminazione delle acque sorgive e di
falda, per tutto il periodo della fase di cantiere (alcuni anni), con la
conseguente impossibilità di utilizzo di una portata di circa 400 l/s ( 35 %
della disponibilità totale dell’acquedotto) che dovrà quindi essere messa a
scarico.
È altresì possibile una diminuzione permanente della
portata captata dall’attuale impianto acquedottistico per 90 l/s con risvolti
negativi sul grado di copertura della domanda idrica. A tal proposito proprio il
Prof. Leo Adiamoli, che ho intervistato personalmente in data 5 novembre 2003
all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti, ove insegna alla facoltà di Geologia,
ci riferisce che “il massiccio carbonatico del Gran Sasso costituisce una
importante, anzi la più importante delle 10 idrostrutture carbonatiche che
abbiamo qui in Abruzzo. È estesa più di 900 chilometri quadrati e contiene un
acquifero carsico anche se di tipo compartimentato, che ha una notevolissima
importanza per quanto riguarda l’approvigionamento idropotabile. Da sottolineare
che gli acquiferi carsici, appunto costituiscono il patrimonio idropotabile più
importante per l’Italia ed è un patrimonio che va conosciuto e tutelato. Nel
nostro caso il nostro alimenta ben tre acquedotti:
il Ruzzo Teramano,
il Cogeri Aquilano e
l’Aca Pescarese.
Complessivamente circa un milione e duecentomila
persone.” Questi i dati e le caratteristiche idrogeologiche, in breve del
massiccio del Gran Sasso.
Andiamo ora ad analizzare meglio quello che accadde ben
30 anni fa durante i lavori nelle gallerie e precisamente nel 1970 circa.
“Solo a lavori avviati – continua lo
stesso Adiamoli - ci si rese conto che dal punto di vista delle pressioni
idrostatiche c’erano valori notevolissimi. Questo accadde dopo il cosiddetto
“evento di Vallefredda”, sul versante aquilano. Infatti dopo la perforazione
della faglia di Vallefredda, ci fu un’invasione di acqua in galleria e ci si
rese conto che non si poteva continuare a scavare in quelle condizioni. I lavori
furono fermati per un paio di anni e pian piano ripresero dopo accurati studi
che a mio avviso andavano fatti in precedenza. Ricordiamo infatti che i lavori
negli anni ’60 procedevano senza una accurata V.I.A., Valutazione di Impatto
Ambientale e né c’era una grande sensibilità per la risorsa acqua.
In definitiva furono fatti tre sondaggi
profondi e ci si rese conto che nelle condizioni naturali, quindi in condizioni
indisturbate dell’acquifero, la superficie piezometrica era sulla verticale del
traforo in media, a circa 1600 metri di quota. Quindi 600 metri più in alto
dell’attuale galleria autostradale. Per eseguire gli scavi in sicurezza era
quindi necessario abbattere l’acquifero e quindi deprimere la superficie
piezometrica. Per far questo furono fatti dei drenaggi artificiali, dei gruppi
di fori drenanti in tutte le direzioni, a ventaglio praticamente. Tali fori
erano lunghi dai 20 ai 100 metri. L’acqua venne così drenata forzatamente e
quando la pressione idrostatica raggiunse un livello accettabile, allora si
continuò a scavare.
I geologi dell’epoca che fecero degli
studi preliminari per questo progetto, avrebbero dovuto mettere in guardia gli
ingegneri o chi di dovere. Chiaramente il problema della sicurezza era un
problema serio e necessario da affrontare. E sicuramente le condizioni
morfologiche e litologiche , lasciavano chiaramente intuire che nella zona c’era
un acquifero profondo che poteva causare i problemi che poi ha causato.
Sicuramente allora era il caso di trovare un’altra soluzione, un’altra zona
dove scavare. E non in quella, che oggi possiamo dire che è la zona peggiore, in
quanto è l’area di massima elevazione della superficie piezometrica. È quindi
il punto peggiore dove scavare. Avessero realizzato chilometri più ad Ovest dove
la maggior parte del rilievo era nella formazione della Laga e quindi
certamente non acquifero carbonatico, avrebbero fatto molto meno danni. Un
giorno queste responsabilità dovranno emergere!!!
Sul Gran Sasso sono stati fatti dei danni
notevolissimi, sulla verticale del traforo alcune sorgenti che venivano
direttamente alimentate dalla falda profonda, carsica, sono scomparse. Così come
numerose altre sorgenti, quelle importanti che sono alla base del massiccio
carbonatico sia sul versante Teramano, sia Pescarese e sia Aquilano, ma anche
sorgenti molto distanti, basti pensare alle sorgenti del Pescara, 7000
litri/secondo, una sorgente quindi di notevole portata, che si trova ad oltre 30
chilometri dal massiccio del Gran Sasso, anch’essa è alimentata principalmente
dal suo acquifero carbonatico. Ci sono state numerose diminuzioni di portata
dal 50 fino al 60% ed in più è stata depauperata notevolmente ed in modo
permanente quella che è la cosiddetta riserva permanente dell’acquifero. Ovvero
la parte più profonda dell’acquifero che in teoria non andrebbe mai utilizzata.
Ed è questo un danno notevole e grave. È in definitiva come se noi avessimo un
capitale di un miliardo in banca e in teoria dovremmo vivere con gli interessi.
Ogni anno se l’andamento della borsa è uniforme vivremmo con tali utili. Anche
quelli che verranno dopo di noi, quindi i figli, i nipoti, se le cose rimangono
così, quindi se non ci sono variazioni climatiche potranno usufruire di queste
risorse, dell’acqua quindi.
Nel nostro caso se andiamo ad intaccare
il capitale, riserva permanente e lo buttiamo a mare, come letteralmente è stato
fatto, di certo gli interessi annui diminuiscono sia per noi e sia per le
generazioni future che verranno. Questo indipendentemente dalle variazioni
climatiche. Se infatti consideriamo che attualmente ci sono variazioni che
stanno portando ad una diminuzione dell’afflusso pluviometrico, alla falda e
quindi una diminuzione della ricarica per motivi naturali, è chiaro che in
futuro la disponibilità idrica diminuirà considerevolmente. E quindi la
situazione peggiorerà ulteriormente. E dobbiamo preoccuparci di questo”.
Parlando poi diBOREXINO,
esperimento che ha causato indirettamente il 16 agosto 2002, lo sversamento nel
torrente Mavone di una certa quantità di trimetilbenzene, il Prof. Leo Adiamoli
ci riferisce in proposito che “si parla di pseudocumene che è un isomero del
trimetilbenzene. Caratteristica principale è il cattivo odore. È un idrocarburo
e come tale è pericoloso per la salute dell’uomo e quindi è bene che in acqua
non deve esserci. Sicuramente è inquinante. All’interno del laboratorio ci sono
tre esperimenti che utilizzano miscele di idrocarburi. Fra cui l’apparato
BOREXINO, esperimento che ha causato indirettamente il 16 agosto 2002, lo
sversamento nel torrente Mavone di trimetilbenzene. Questo sversamento
accidentale dovuto ad un errore umano è accaduto, e speriamo non sia successo
anche in passato. Sono state fatte delle analisi utilizzando un tracciante e
pare non sia andato a finire nella falda profonda. Però è stato poi verificato
dalla Commissione Tecnica nominata dalla Regione, attraverso un’analisi
utilizzando un tracciante, la floresceina, sono stati immessi dei traccianti nei
pozzetti del INFN e con due captatori è stata controllata l’acqua sia nel Ruzzo
che nel Cogeri. L’acqua è arrivata fin lì con il tracciante. Non vi è quindi
isolamento idraulico tra i due trafori autostradali e l’acquifero. Infatti
ricordiamo che nelle due gallerie ogni giorno circolano macchine e ogni giorno
viene prodotto inquinamento, particolato, una polvere sottile, nera altamente
pericolosa e gli IPA, idrocarburi policiclici aromatici. Tutte queste sostanze
non sono isolate rispetto all’acquifero sotterraneo. E quindi mi chiedo, DOVE
VANNO A FINIRE QUESTE SOSTANZE?”- conclude lo stesso Adiamoli.
E’ quindi inutile parlare ancora del
livello di sicurezza autostradale e dei laboratori allo stato attuale. Il
problema della presenza nei Laboratori di migliaia di tonnellate di sostanze
pericolose e delle modalità di conduzione di alcuni esperimenti era stato
sollevato dal gennaio 2002 dal WWF. Inoltre il vicepresidente nazionale del WWF
aveva presentato un esposto sulla possibile inosservanza della Direttiva Seveso
bis, uno dei rilievi dell’atto di sequestro. Quindi 8 mesi prima dello
sversamento del 16 Agosto 2002 gli enti sapevano e vi era tutto il tempo per
intervenire.
Oggi sappiamo che le condutture in cemento per la
raccolta delle acque di scolo dei Laboratori e dell’autostrada sono un colabrodo
e logore dal tempo (la tenute idraulica lascia a desiderare). MA QUAL È
ALLORA LA QUALITÀ DELL’ACQUA CHE CI ARRIVA A CASA? QUALE
È LA SOLUZIONE? E COSA COMPORTEREBBE L’ASPORTAZIONE DI 500.000 MQ DI ROCCIA, PER
LA CREAZIONE DEL “TERZO BUCO” NEL VENTRE DEL GRAN SASSO? POTREBBE ABBASSARE
ULTERIORMENTE LA FALDA ACQUIFERA E AVREBBE RIPERCUSSIONI SU TUTTO IL SISTEMA
IDRICO ABRUZZESE? La risposta è purtroppo
affermativa.
È importante
innanzi tutto la messa in sicurezza dell’acqua del sistema idrico del Gran
Sasso. Poi si dovrà valutare se vi è compatibilità fra il traffico autostradale
e le esperienze del laboratorio di fisica nucleare che almeno tre su quindici
utilizzano queste sostanze pericolose. Aspettiamo che questa commissione di
esperti faccia il proprio dovere per il bene della collettività.
Infine vediamo cosa ha risposto il Prof. Adiamoli alla
domanda che penso sia un po’ di tutti noi abruzzesi e non solo: CHI HA SBAGLIATO
VERAMENTE, IN QUESTA VICENDA? “Sulla realizzazione del
traforo del Gran Sasso – ci riferisce Adiamoli – ci sono responsabilità ben
precise. In quei tempi, nessuno contestò l’operato degli ingegneri.
Personalmente ero all’ultimo anno di liceo e non ero ancora in grado di valutare
personalmente tali questioni. Non c’erra ancora una coscienza ambientalista,
nessuno si preoccupava per l’acqua,quindi dominavano gli ingegneri e i politici
decidevano dove e come fare le opere, a quei tempi. Ci siamo resi conto noi,
come Legambiente, infatti ero membro del Comitato scientifico nazionale, negli
anni ’80, della gravità della faccenda del “terzo traforo”, sulla base dei dati
esistenti. Parlo della mia prima relazione 1/1/1988. Grosse preoccupazioni
furono manifestate ma rimasero inascoltate. L’incidente del 16 agosto 2002 ha
messo in evidenza la fragilità di tutto il sistema e forse adesso daranno
ascolto un po’ a tutti. Il progetto del “terzo traforo” va messo comunque da
parte, viste le condizioni. È importante innanzitutto la messa in sicurezza
dell’acqua del sistema idrico del Gran Sasso di cui non possiamo fare a meno.
Qualcuno ha voluto persistere su quell’idea, andando avanti ad ogni costo.
Tutelare l’acquifero è doveroso e di importanza primaria allo stato attuale
delle cose. Personalmente, sono nettamente contrario alla realizzazione del
terzo traforo del Gran Sasso, così some è stato pensato e progettato.
Assolutamente non va bene. Anche per l’elevato rischio sismico della zona, di
cui non ho ben parlato. È un sistema molto delicato e vulnerabile. Siamo nelle
peggiori condizioni. Nel cuore di questo acquifero dove noi preleviamo acqua da
bere, abbiamo poi realizzato due gallerie autostradali altamente inquinanti e un
laboratorio che stocca sostanze ritenute altamente pericolose. Le gallerie
fungono come punto di drenaggio, che sono i vecchi dreni che fungono oggi da
posto di captazione dell’acqua e questo è un fatto illegale e assurdo. Un fatto
unico al mondo! Ho già indicato una strada alternativa in tal senso, attualmente
al vaglio della Commissione. Ma è indispensabile ed importante innanzitutto la
messa in sicurezza dell’acqua del sistema idrico del Gran Sasso di cui non
possiamo fare a meno, a patto che ci sia un modo. Mettere in sicurezza non solo
il tubo ma tutto l’acquifero, rispetto alle canne autostradali e al laboratorio.
Fatto questo se può esserci una compatibilità è necessario mettere in sicurezza
i lavoratori all’interno dei laboratori. In tal senso è necessario non scavare
il terzo traforo, ma utilizzare strade alternative che non interferiscano con
l’acquifero. Forse sarà solo necessario prolungare un cunicolo già esistente per
raggiungere i laboratori e questo non interferirà probabilmente con
l’acquifero”.
UN IPOTESI ALTERNATIVA
ASAR
Teramo
Traforo del Gran Sasso valutazioni sull’impatto dei lavori di
cui alla legge n. 366 del 29/11/1990 sul sistema idrico Regionale Abruzzese
(Tunnel di servizio e
nuovi cameroni per l’INFN)
Risorsa rinnovabile e
danno ecologico permanete
1 Premessa
2 Stato
dell’approvvigionamento idrico nella provincia Teramana
3 Stato della
domanda idrico/potabile nella Provincia
4 Livello
qualitativo della risorsa idrica attuale e futura
5 Impatto dei
nuovi cameroni sull’equilibrio idrologico della falda del G. Sasso
6 Conclusioni
Premessa
La legge n. 366 del 29/11/1990 ha previsto la
realizzazione da parte dell’ANAS di nuove infrastrutture per l’INFN da
realizzare a breve distanza rispetto a quelle esistenti. In particolare le nuove
opere consistono in:
• Due nuove sale laboratorio in
sotterraneo;
• Una galleria carrabile di accesso e
servizio per il collegamento autonomo del laboratorio con il versante Aquilano,
• Ampliamento del centro direzionale del
laboratorio esterno
La realizzazione di queste nuove opere
modificherebbe ulteriormente l’equilibrio idrologico del massiccio del Gran
Sasso, creando oltre a danni ambientali permanenti anche danni irreversibili per
l’acquedotto Teramano che serve circa 250.000 abitanti in inverno e 500.000 in
estate.
In questo breve documento viene
sinteticamente descritto io stato della domanda e dell’ offerta idrica nella
provincia Teramana, nonché il livello qualitativo della risorsa.
Dall’ osservazione decennale delle portate
e dell’altezza della falda del Traforo autostradale G.S. e basandosi su alcuni
semplici dati viene quantificato nella valutazione dell’ impatto, il danno
arrecato dai nuovi scavi alle attuali strutture acquedottistiche ed alla falda
idrica dei massiccio in generale. Nelle conclusioni vengono quindi riportate le
motivazioni che hanno indotto i rappresentanti del consorzio acquedottistico a
mostrare il proprio dissenso nei confronti della realizzazione dell’ampliamento
dell’esistente Laboratorio di Fisica Nucleare. Stato dell’ approvvigionamento
idrico nella provincia Teramana.
L’approvvigionamento idrico potabile nella
provincia Teramana è garantito da due gruppi di sorgenti principali: il Traforo
del G. S. ed il gruppo Ruzzo, oltre ad una serie minore a sorgenti distribuite
nel massiccio Regionale Abruzzese. In particolare i circa 1150 l/s sono così
ripartiti.
Traforo del Gran Sasso
800 l/s
Gruppo Ruzzo
200 l/s
Campo pozzi S.Egidio, Vomano,
ecc. 100 l/s
Altre sorgenti
50 l/s
Totale
1.150 L/s
La disponibilità idrica di 1150 l/s è
puramente indicativa, in quanto le portate in sorgente variano quotidianamente,
influenzate da fattori naturali, ambientali, stagionali, nonché dalle variazioni
climatiche e meteoriche annuali.
Tutti questi fattori ambientali, guidati
da leggi stocastiche e combinati fra loro, danno origine negli anni, ad
oscillazioni delle portate di centinaia di litri al secondo, traducibili in
variazioni rispetto alle medie annuali.
A questo elevato grado di variabilità,
dovuto a fattori ambientali naturali, va aggiunta l’incertezza della fruibilità
delle risorse(dal punto dì vista della potabilità delle acque), per i continui
attacchi subiti dall’ecosistema a causa degli insediamenti umani.
Gli agglomerati urbani, industriali,
agricoli, ecc. nel tempo infatti hanno già compromesso in alcuni casi ed in
altri stanno compromettendo, nella nostra provincia, diverse falde acquifere e
queste ultime vengono ormai considerate a rischio per scopi idropotabili
(sottocorrente Vomano, sottocorrente del Vibrata, Tronto, ecc.).
Il fragile sistema idrico acquedottistico
del versante Teramano è inoltre attualmente condizionato pesantemente dalla
presenza nel cuore del Gran Sasso dei Laboratori di Fisica Nucleare.
Con la propria attività I ‘INFN oltre a
mettere a rischio l’intera falda idrica del G.S. , che copre da sola quasi il
75% del fabbisogno idrico Teramano, inibisce anche l’utilizzo di ulteriori 150
l/s di acqua di ottima qualità proveniente dai cameroni, acqua oggi mandata a
scarico per la mancanza assoluta di idonee protezioni.
Il grado di esposizione al rischio della
falda, e con esso tutto il sistema acquedottistico del Ruzzo, aumenterebbe con
la crescita dei punti di contatto con l’acquifero, qualora venissero realizzati
i due nuovi cameroni ed il tunnel di servizio.
Pertanto la probabilità di “blackout”
dell’intero sistema idrico Teramano ed Aquilano crescerebbe ulteriormente.
In sintesi si può affermare che, nella
provincia Teramana, la risorsa idrica disponibile, già di per sé limitata
rischia di contrarsi ulteriormente, per un miope e/o colpevole comportamento di
indifferenza generale di fronte all’ alternativa tra la realizzazione di opere
che ben presto diverranno obsolete e superficie da una parte e la tutela dell’
equilibrio idrogeologico e della salute degli abitanti della provincia Teramana
ed Aquilana dall’altra.
Stato della domanda idrico/potabile nella
provincia Teramana
Il fabbisogno idrico potabile è un
strettamente connesso al livello socioeconomico della provincia, al suo fattore
climatico, al grado di industrializzazione del territorio, nonché al numero dei
residenti e delle presenze turistiche e fluttuanti
La domanda idrica è caratterizzata nel
tempo, da una crescita costante con un ritmo registrato nell’ultimo ventennio
del 3% annuo circa.
Tale andamento, che non ha mai registrato
sostanziali modifiche in questi ultimi anni sembra subire una brusca impennata
per la crescente richiesta delle industrie alimentari e non.
Recentemente infatti l’industria e le
attività produttive in genere si sono viste costrette ad abbandonare le risorse
tradizionali provenienti dalle falde idriche (pozzi) in quanto spesso ritenute
incontrollate e pertanto inaffidabili
All’ordinario incremento della domanda va
aggiunta poi la crescente necessità idrica dell’acquedotto Teramano per
l’annessione al Consorzio di nuovi Comuni da inserire (Pineto, Valle Castellana,
Pietracamela, Fano A., Campli e parte di Civitella del Tronto ), l’incremento
della domanda determinata dall’ingresso dei nuovi comuni è valutabile in 10000
utenti pari a 25.000 abitanti circa.
Per poter servire i nuovi utenti sarà necessario quindi
dotarsi di un maggiore quantitativo di risorsa idrica, tale quantitativo si
traduce in un incremento del 10% circa rispetto alla attuale disponibilità.
Livello qualitativo della risorsa idrica attuale e futura nella provincia
Teramana e Aquilana
Tra i principali obiettivi dell’ente
gestore dell’acquedotto vi è quello di mantenere più alto possibile il livello
qualitativo della risorsa idrica.
Per centrare tale obiettivo è necessario,
oltre ad un impegno continuo del gestore nel mantenere il più efficiente
possibile i propri impianti, anche disporre di risorse idriche di buona qualità.
L ‘attuale qualità delle acque in
provincia di Teramo e dell’Aquila è invidiabile (il 90 % circa della risorsa
disponibile proviene infatti da sorgenti d’alta quota del massiccio del G. S.),
anche se questa felice realtà potrebbe mutare nei prossimi anni.
In futuro la qualità delle acque,
sarà condizionata pesantemente dai seguenti fattori:
1. dalla continua crescita della domanda
idrica che non potrà più essere soddisfatta dalle attuali risorse;
2. dagli insediamenti umani come quelli
dell’ INFN, delle
Industrie, dell’agricoltura, ecc.
che continuamente
minacciano la qualità e potabilità delle
acque;
3. dalla riduzione della quantità
di risorse idriche
disponibili di eccellente qualità come
quella proveniente
dal cuore del Gran Sasso. Ogni sforzo per mantenere alto
il livello qualitativo della risorsa risulterà perciò vano in assenza di una
opportuna e consapevole tutela delle falde acquifere dalle continue aggressioni
dell’uomo. E’ evidente come sia indispensabile, per tutelare la qualità del
prodotto e con esso la salute pubblica, preservare la sorgente del Traforo del
Gran Sasso dalle nuove insidie, soprattutto in considerazione dell’ elevato
quantitativo in gioco (75% della risorsa idrica Teramana) e dell’eccellente
qualità che essa offre.
Impatto dei nuovi cameroni e del III
Tunnel INFN sull’idrologico della falda del G.S.
I nuovi lavori programmati, consistenti in
una galleria di accesso e servizi e in due cameroni per accogliere nuovi
laboratori interessano in massima parte rocce della stessa natura di quelle
trovate in passato dall’ANAS durante la realizzazione delle opere esistenti.
Come risulta anche dallo studio commissionato dall’INFN
all’università dell’Aquila viene confermato che “l’ampliamento ricade in zona
satura e quindi drenerà l’acquifero, ma ciò avverrà con una sostanziale
diminuzione delle acque drenate dalle infrastrutture esistenti (acquedotti
esistenti Teramano ed Aquilano) “; Lo studio dell’Università dell’Aquila si
conclude con una affermazione generica e superficiale “ l’assetto globale
dell’acquifero non subirà variazioni di qualche interesse”, tutto ciò se,
minimamente tentare un calcolo o ipotizzare un modello matematico di simulazione
- per quantificare le portate delle acque che dovrebbero scaturire dai nuovi
scavi
Le acque che affioreranno dai nuovi scavi modificheranno
ulteriormente l’equilibrio raggiunto dalla falda acquifera a discapito
dell’attuale struttura acquedottistica che vedrà ridotta ulteriormente la
quantità di acqua captata utilizzabile.
Situazione attuale
Sup.
Laterale Portata
drenata
Labor. e tunnel esistenti 56.283
mq 230 l/s
Gallerie autostradali
720 1/s
Totale
950 l/s
Situazione modificata
Labor. e tunnel esist.
56.283 mq
206 l/s
Lab. e tunnel di prog.
27.265 mg
104 l/s
Sup. later Totale INFN
83.548 mq310
l/s
Gallerie
autostradali
640 l/s
Totale
950l/s
Dallo studio emerge inoltre che la falda idrica, in
prossimità dei laboratori e delle gallerie, subirebbe un ulteriore abbassamento
del 47 % circa. E’ appena il caso di evidenziare, che alcuna considerazione è
stata fatta dall’Università dell’Aquila nello studio dell’impatto dei lavori di
completamento dei laboratori circa la fase di cantiere dei lavori in parola che
si potrebbero protrarre per diversi anni.
Oltre al danno permanente che le nuove opere
produrrebbero al sistema idrogeologico circostante, va’ considerato quindi anche
l‘inquinamento della falda prodotto nella fase di cantiere dai lavori.
La necessità di procedere nella fase di cantiere a
realizzare nuovi dreni, consolidamenti delle pareti e delle rocce con mezzi
meccanici e con l’utilizzo di materiali bentonitici, cementizi, lubrificanti ed
altri, comporterebbe necessariamente un contatto con la falda acquifera con la
relativa contaminazione e conseguente inutilizzabilità della risorsa stessa.
Durante questa fase, se pur per un periodo transitorio di qualche anno, gli
acquedotti Teramano ed Aquilano si troverebbero nella condizione di non poter
utilizzare parte delle acque attualmente in uso. Le province dei due versanti
del Gran Sasso verrebbero quindi enormemente penalizzate nella distribuzione
idrica, che così modificata potrebbe condizionare negativamente settori
trainanti del sistema economico locale come quello del Turismo, dell’Industria e
dell’Artigianato.
Emerge chiaramente quindi, contrariamente a quanto
affermato nello studio commissionato dall’INFN all’Università dell’Aquila, che
nuovi scavi modificherebbero radicalmente il regime idrologico interno del
bacino del Gran Sasso, penalizzando ulteriormente la risorsa attualmente
disponibile per gli acquedotti rispettivamente di 400 l/s nella fase di cantiere
e permanentemente di ulteriori 90 l/s. Le conseguenze pesantissime per le
comunità interessate sono facilmente immaginabili.
Dall’analisi dei dati idrologici decennali in possesso
dell’ acquedotto Teramano è stato possibile ipotizzare un semplice modello
matematico, barato sostai su:
1. pressioni interstiziali esistenti nell’acqua
2. portate attualmente drenate dalle gallerie
autostradali, dalle gallerie di servizio e dalle cavità dei laboratori dell’INFN;
3. quantità di superfici laterali drenanti delle opere
esistenti e delle opere da realizzare.
Considerato che sia le opere esistenti che quelle che si
vorrebbero realizzare ricadono entrambi nella stessa zona geologica,
caratterizzata da un ambiente idraulicamente saturo, si può affermare
tranquillamente che non si introducono significativi errori se si ipotizza un
modello matematico del sistema idrogeologico attuale e futuro, caratterizzato da
un analogo potere drenante sia per le superfici laterali dei tunnel di servizio
e dei cameroni nuovi che per quelli esistenti
Ragguagliando quindi la capacità di drenaggio delle
superfici laterali degli scavi esistenti con quelle future, tenendo conto della
potenza della falda acquifera si determina , con sufficiente approssimazione,
l’ordine di grandezza del danno idrogeologico che si andrebbe ad innescare nel
ventre della montagna abruzzese con i nuovi interventi previsti dalla legge n.
366/90.
Conclusioni
La realizzazione delle opere di cui alla legge n. 366
del 29/11/1990, se da un lato produrrebbe a breve termine effetti di ricaduta
positiva occupazionale, scientifico e di immagine nella Regione Abruzzo
dall’altro procurerebbe danni permanenti e purtroppo irreversibili all’ambiente
ed alla salute delle popolazioni che vivono ai margini del Massiccio del Gran
Sasso.
Da quanto enunciato in precedenza, si può sinteticamente
concludere che i principali effetti negativi che deriverebbero dalla
realizzazione dei due nuovi cameroni e del tunnel di servizio dell’INFN sono:
• Aumento del rischio permanente di contaminazione della
falda idrica del massiccio del Gran Sasso causato dall’incremento dei punti di
contatto con l’acquifero e dall’avvio di nuovi esperimenti nei laboratori
sotterranei.
• Contaminazione delle acque sorgive e di falda, per
tutto il periodo della fase di cantiere (alcuni anni), con la conseguente
impossibilità di utilizzo di una portata di circa 400 l/s ( 35 % della
disponibilità totale dell’acquedotto) che dovrà quindi essere messa a scarico.
• Diminuzione permanente della portata captata
dall’attuale impianto acquedottistico per 90 l/s con r negativi sul grado di
copertura della domanda idrica.
• Riduzione del livello qualitativo globale delle acque
erogate dall’acquedotto nella provincia di Teramo per la contestuale riduzione
di acque di buona qualità a cui si dovrà far fronte con risorse idriche
alternative decisamente meno pregiate.
• Incremento dei costi di gestione per
l’acquedotto e conseguentemente per gli utenti dovuto alla necessità di far
ricorso al trattamento di acque superficiali.
Alla luce di quanto espresso in precedenza
l’Azienda Speciale dell’Acquedotto del Ruzzo ritiene assolutamente inopportuno e
dannoso per l’ambiente e per l’acquedotto procedere alla realizzazione dei nuovi
scavi nel cuore del Gran Sasso e manifesta pertanto la propria contrarietà
all’inizio dei nuovi lavori; attesa la valenza delle problematiche connesse alle
esigenze dell’importante servizio pubblico che gestisce.
Quello in alto è lo schema dei laboratori
con gli esperimenti in corso nelle singole sale e dell’autostrada. Il Gran Sasso
è un grosso bacino che si estende dal lago di Campotosto a Bussi. Dal Vomano
all’Aterno. Una superficie che misura 40 chilometri di lato circa. Un bacino che
produce 24-26 mila litri di acqua al secondo. Di questi solo 1200 vengono dalle
opere realizzate sotto la montagna dopo la costruzione dei trafori (versante
Teramo e versante dell’Aquila sommati). Il massiccio roccioso è formato da 1600
miliardi di metri cubi di materiale roccioso e argilloso. Di questi, 1800
milioni di metri cubi vennero prelevati per effetto dei cantieri per costruire
le canne e i laboratori di fisica. Per la quarta canna, quella di servizio che
dall’Aquila arriva ai laboratori, si verrebbero a rimuovere per effetto degli
scavi, 200.000 metri cubi di materiale...
Abbiamo sentito vari pareri in proposito
durante una visita guidata, fatta ai laboratori nel mese di agosto 2003, tra i
quali il Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN e ………
1. Qual è la
struttura dei laboratori dell’INFN?
“L’ Infn è l’Ente dedicato allo studio dei costituenti fondamentali della
materia e svolge attività di ricerca, teorica e sperimentale, nei campi della
fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare. La ricerca fondamentale in
questi i settori richiede l’uso di tecnologie e strumenti di ricerca all’
avanguardia che l’Infn sviluppa nei propri laboratori e in collaborazione con il
mondo dell’industria.
L’Istituto promuove inoltre il trasferimento delle competenze, delle metodologie
e delle tecniche strumentali sviluppate nella propria attività verso campi di
ricerca diversi quali la medicina, i beni culturali e l’ambiente. Tutte queste
attività si svolgono in stretta collaborazione con il mondo universitario. L’INFN
venne istituito l’8 agosto 1951 da gruppi delle Università di Roma. Padova,
Firenze e Milano al fine di proseguire e sviluppare la tradizione scientifica
iniziata negli anni ‘30 con le ricerche teoriche e sperimentali di fisica
nucleare di Enrico Fermi e della sua scuola.
Nella seconda metà degli anni ’50 l’Infn, costruì il primo acceleratore
italiano, l’elettrosincrotrone realizzato a Frascati dove nacque il primo
Laboratorio Nazionale dell’Istituto.
Nello stesso periodo iniziò la partecipazione dell’Infn alle attività di ricerca
del CERN il Centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra, per la costruzione
e l’utilizzo di macchine acceleratrici sempre più potenti. Oggi il contributo
dei ricercatori dell’Infn è significativo non solo nei vari laboratori europei,
ma in numerosi centri di ricerca mondiali.
Per dimensioni e ricchezza
della strumentazione scientifica i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS)
sono il centro di ricerca sotterraneo più grande e importante del mondo. Essi
sono stati progettati e costruiti con lo scopo di sfruttare la protezione dalla
radiazione cosmica, ottenuta con gli oltre mille e quattrocento metri di
montagna sovrastanti. Il principale requisito per l’attività scientifica a cui
sono dedicati.
Tale caratteristica
consente infatti ricerche e misure in quasi completa assenza di segnati di
fondo, una condizione indispensabile per indagare fenomeni estremamente rari o
per studiare le proprietà della componente più penetrante dei raggi cosmici.
Agli esperimenti di fisica, si affiancano altre attività sperimentali nel campo
della geofisica e della biologia.
I LNGS sono finanziati
dall’istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’ente che in Italia coordina e
finanzia la ricerca in fisica nucleare, subnucleare e detta fisica delle
particelle elementari. L’idea di dotare l’INFN di un grande laboratorio
sotterraneo dedicato alla fisica subnucleare nasce nel 1979 grazie al prof.
Antonino Zichichi, all’epoca Presidente dell’INFN. Le opere di scavo per la
costruzione delle sale sotterranee hanno inizio nel 1982 per un costo totale di
77 miliardi.
I Laboratori sono costituiti da tre grandi sale sotterranee che ospitano gli
apparati sperimentali, e da alcuni edifici esterni dedicati ad uffici,
laboratori, officine, aule per seminari e centro di calcolo. Sono impegnati nei
programmi sperimentali circa 450 ricercatori, di cui quasi 200 sono stranieri
provenienti da ogni parte del mondo.
L’interesse della comunità scientifica internazionale è testimoniato dalla
significativa presenza di studiosi stranieri provenienti da prestigiose
istituzioni (oltre trenta, tra le quali il Max Planck Institut di Heidelberg e
di Monaco, il KFZ di Karlsruhe, il laboratorio francese di Sactay, il
Massachusetts Institute of Technology e il California Institute of Technology
degli Stati Uniti, il CERN di Ginevra, l‘Accademia delle Scienze Russa e il
Kurchatov Institute) che partecipano alle attività di ricerca dei LNGS.
Il “cuore” dei Laboratori del Gran Sasso è all’interno della montagna. coperto
da uno strato di roccia di oltre 1.400 m. In corrispondenza del Monte Aquila,
quasi a metà percorso del tunnel autostradale che collega Teramo a L’Aquila. tre
grandi sale sperimentali (alte 20 metri, larghe circa 18 e lunghe 100) ospitano
imponenti apparati scientifici. Con i raccordi e i cunicoli di emergenza, i
laboratori sotterranei occupano un volume pari a 180.000 mq e un’area di 13.500
m. A causa delle grandi quantità d’acqua presenti all’interno del Gran Sasso,
la temperatura naturale è circa 6-7 °C e l’umidità quasi del 1007 durante tutto
l’anno. Per ottenere una climatizzazione ottimale per le attività che vi si
svolgono, le sale sperimentali sono impermeabilizzate e coibentate. La
ventilazione, assicurata da una lunga tubazione che corre lungo la galleria
autostradale, con dall’esterno circa 35.000 m di aria all’ora (in caso di
necessità si possono raggiungere i 45.000 mq/h).
I dati raccolti dagli esperimenti giungono per mezzo di un cavo a fibre ottiche
ai laboratori esterni, situati a circa 8 Km di distanza presso Assergi, dove
vengono elaborati. Il centro di elaborazione dati è connesso alla rete nazionale
della ricerca (Garr-B), che permette di comunicare con università e centri di
ricerca in Italia e nel mondo. Le strutture esterne sono state completate per
adeguarsi all’incremento delle attività. Al nucleo originario, un edificio di
3.250 metri quadrati si sono progressivamente aggiunti altri edifici dedicati ai
laboratori scientifici e ai servizi, per un totale di circa 12.000 metri
quadrati. È stata inoltre allestita una sala per l’assemblaggio e il collaudo
degli esperimenti, una sala conferenze, la mensa e la foresteria.
I grandi spazi a disposizione hanno permesso la gestione di apparati
sperimentali di elevate dimensioni, ma sono attualmente divenuti insufficienti
ad accogliere le richieste di nuovi esperimenti. Per questa ragione i programmi
dei LNGS prevedono la costruzione di altre due sale sperimentali sotterranee più
piccole dì quelle esistenti e di una nuova galleria di servizio che dovrebbe
soprattutto garantire maggior sicurezza disaccoppiando i laboratori sotterranei
dal tunnel autostradale”.
Ho posto alcune domande ai dipendenti dei LNGS, solo alcuni però hanno risposto.
Riporto testi qui di seguito.
1. Nel 1970 durante i lavori si notò la presenza di un acquifero di vaste
proporzioni ( acque 20000 lt/sec) e vennero applicati dei fori drenanti di
oltre 100mt. che contribuirono all’abbassamento della falda acquifera.
Cosa ci può riferire in proposito? “Nel 1969 durante gli scavi delle due
gallerie autostradali, si è trovata una falda acquifera a circa 2 Km
dall’ingresso. La parete è stata perforata e l’acqua drenata con appositi
strumenti. Successivamente per far fronte alla crisi idrica del tempo si è
deciso di utilizzare quell’acqua per approvigionare gli acquedotti del Teramano,
il Ruzzo, con circa 800 lt/s e quello dell’Aquila con 400 lt/s. Recentemente si
è notato un ulteriore abbassamento della falda in virtù del drenaggio dell’acqua
verso l’esterno. Attualmente il livello della falda è sotto la superficie
autostradale, dove avviene la captazione dell’acqua.
Qual è il livello di
sicurezza autostradale e dei laboratori attualmente?
Il problema del terzo
traforo o cunicolo di accesso, servirebbe come accesso al laboratorio in maniera
indipendente dall’autostrada. Si rimuoverebbe così la pericolosa strettoia lungo
la galleria Teramo - L’Aquila. Una via di accesso al laboratorio di 5 Km di
lunghezza, un quarto in sezione delle gallerie esistenti da utilizzare con mezzi
elettrici e da utilizzare principalmente come via di fuga”.
E cosa comporterebbe
l’asportazione di 500.000 mq di roccia, per la creazione del “terzo buco” nel
ventre del Gran Sasso? Potrebbe abbassare ulteriormente la falda acquifera e
avrebbe ripercussioni su tutto il sistema idrico abruzzese?
“Sono stati fatti degli
studi in merito dai risultati, si è arrivati alla conclusione che la zona nella
quale verrebbe fatto il cunicolo è completamente priva di acqua. Infatti
recentemente sono state fatte delle perforazioni che hanno dato risultati
positivi in merito” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del
INFN).
2. Ma perché andare sotto una
montagna per svolgere esperimenti di fisica delle particelle?
“Tra le particelle che giungono
incessantemente sulla Terra dall’Universo, i neutrini sono quelle che più
mantengono l’informazione della loro origine e dei processi che li hanno
prodotti. Ciò grazie alle loro proprietà fondamentali, che gli consentono di
attraversare grandi quantità di materia senza interagire con essa. Purtroppo
queste stesse caratteristiche ne rendono problematica l’osservazione. I neutrini
sono originati da fenomeni diversi, ma tutti di importanza cruciale per la
comprensione della struttura della materia e dei meccanismi che producono
energia nelle stelle.
Gli studi condotti finora sui neutrini (ce
ne sono di tre tipi: neutrino elettronico, neutrino muonico, neutrino tauonico)
hanno permesso di conoscere alcune loro proprietà, ma hanno anche lasciato
aperti molti interrogativi. Ciò che li caratterizza è l’assenza di carica
elettrica, la massa molto piccola (o nulla) e il fatto che sono soggetti solo
alla forza debole. Esiste inoltre la possibilità che i diversi tipi di neutrini
si trasformino l’uno nell’altro, dando così luogo al fenomeno delle
“oscillazioni”. E importante notare che le oscillazioni dei neutrini, se
verificate sperimentaLmente, indicherebbero la presenza di una massa non nulla
per i neutrini. Dato il grandissimo numero di neutrini presenti nell’universo
(un miliardo di neutrini per ogni singolo protone) se fossero dotati di una
massa (anche piccolissima), influenzerebbero fortemente l’evoluzione
dell’universo stesso.
Alcuni fenomeni si verificano ad energie
tanto alte da non essere raggiungibili con gli acceleratori, ma possono avvenire
anche spontaneamente, sebbene molto di rado. Essi sono inoltre confusi tra
fenomeni molto più frequenti dovuti ai raggi cosmici e alla radioattività
naturale.
Un laboratorio come quello del Gran Sasso,
nel quale uno schermo naturale di 1400 mt roccia lascia passare solo una
particella per ogni milione tra quelle che raggiungono la superficie, è il posto
ideale per studiare questi fenomeni.
I Laboratori del Gran Sasso sono per
estensione e tecnologia, i laboratori sotterranei più avanzati nel panorama
della ricerca mondiale” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del
INFN).
3. Che tipi di esperimenti svolgono
gli scienziati?
Come vengono condotti gli esperimenti e
quali sono le misure di sicurezza adottate? Mi riferisco in particolare ai
controlli garantiti con la certificazione ISO14001, vale a dire una
certificazione prodotta dalle aziende stesse sulla cui validità si potrebbe
discutere. Non si fa alcun riferimento ai controlli d’organismi di tipo pubblico
all’avanguardia nelle prevenzione del rischio.
“Esiste un ente che certifica e che
garantisce che ci sia un sistema di gestione ambientale efficiente e funzionale.
La certificazione ISO4001 è una certificazione di gestione ambientale, che l’INFN
ha avuto nell’estate del 2002. Dopo lo sversamento del 2002 è stata richiesta
una nuova certificazione che è stata nuovamente confermata. Questo riguarda la
gestione dell’acqua, dell’energia, la gestione dei rifiuti, ecc” (Dr. Marco
Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).
4. Che cos’è GNO, esperimento di
radiochimica che indaga sulla natura dei neutrini solari?
E che cos’è GALLEX, terminato nel 1997?
“Il Sole è una sorgente di neutrini, al
pari di tutte le stelle in cui avvengono processi dì produzione di energia. La
fusione dei nuclei di idrogeno, principale responsabile della enorme energia
prodotta, è accompagnata da un’emissione continua di neutrini elettronici che
giungono a noi in pochi minuti dopo essere riusciti, senza alcuna difficoltà a
passare dal nucleo alla superficie del Sole (un percorso che il calore compie in
un milione di anni).
Le ricerche sui neutrini. in quanto
messaggeri di ciò che accade all’interno del Sole, sono di estremo interesse al
fine di comprendere la natura delle interazioni fondamentali e i meccanismi alla
base della produzione di energia delle stelle.
Osservazioni effettuate da esperimenti
sotterranei negli Stati Uniti e in Giappone. capaci di rivelare solo una piccola
frazione di neutrini solari. di energia più elevata, hanno indicato un flusso di
neutrini inferiore (circa 1/2 del totale) a quello predetto dai modelli correnti
sul funzionamento del Sole.
L’esperimento GÀLLEX (Gàllium Experiment)
è stato concepito per fornire una più accurata osservazione del flusso dei
neutrini elettronici solari in modo da misurarne con precisione l’intensità.
L’esperimento è infatti costituito da un rivelatore sensibile anche ai neutrini
di energia più bassa provenienti prevalentemente dalla fusione protone-protone,
un processo responsabile della produzione di oltre il 98% dell’energia emessa
dal Sole. Di conseguenza il loro flusso è calcolato in maniera affidabile.
Ospitato in una delle grandi sale sperimentali. negli anni passati GALLEX è
riuscito a “contare” i neutrini sfruttando la capacità di queste particelle di
trasformare il cloruro di gallio (liquido) in cloruro di germanio. Un
contenitore racchiude 30 tonnellate di gallio, una massa sufficiente per far
interagire alcuni neutrini e dare luogo mediamente, ad un atomo di germanio al
giorno. Il conteggio degli atomi di germanio prodotti, frutto di sofisticate
tecniche radiochimiche, consente di quantificare il flusso di neutrini
registrato.
GÀLLEX ha concluso la presa dati nel 1997.
Il risultato finale è una frequenza di conteggi di 76 ± 7 SNU da confrontarsi
con la previsione teorica di 129 ± 8 SNU. Questo risultato conferma il deficit
nel flusso di neutrini già osservato da esperimenti negli USA e in Giappone. A
differenza di questi però, il deficit è osservato su quella parte del flusso che
è affidabilmente conosciuta.
Inoltre Gallex ha realizzato una
calibrazione assoluta del processo di estrazione completo, mediante esposizione
ad una sorgente artificiale di neutrini elettronici. La più probabile
interpretazione è l’ipotesi che i neutrini elettronici, prodotti dal Sole, si
trasformino in parte, lungo la strada, in neutrini di un altro tipo (muonici e
tauonici). Assisteremo così aL fenomeno quantistico delle oscillazioni dei
neutrini, possibile solo se i neutrini, a differenza di quanto assunto nella
teoria corrente, hanno massa.
Al posto di Gallex opera ora GNO.
GNO (Gallium Neutrino Observatory)
monitorerà il flusso di neutrini di bassa energia provenienti dal Sole per un
intero ciclo solare, circa 11 anni. Lo scopo è di tenere sotto osservazione
l’attività solare e di diminuire gradualmente le incertezze sperimentali”(Dr.
Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).
5. Che cos’è BOREXINO, esperimento
che ha causato indirettamente il 16 agosto 2002, lo sversamento nel torrente
Mavone di una certa quantità di trimetilbenzene, pericolosissimo per le acque e
non solo?
“È l’esperimento che potrebbe contribuire
in maniera decisiva al problema dei neutrini solari. Si tratta infatti di un
rivelatore che una volta ultimato sarò in grado di misurare il tempo reale, con
altissima statistica, le interazioni dei neutrini solari prodotti nella reazione
che coinvolge i nuclei di Be. Questo è uno dei processi che avvengono nel Sole
ed è di fondamentale importanza per comprenderne il meccanismo. La fase delle
prove preliminari si è conclusa con i risultati de prototipo del rivelatore
Counting Test Facility, dedicato allo studio delle schermature necessarie per
ridurre il fondo causato principalmente dalla radiazione naturale della roccia
circostante. Il rivelatore sarà costituito da una sfera centrale perfettamente
trasparente, contenente circa 300 tonnellate di scintillatore liquido ad un
livello di radio purezza di una parte si dieci milioni di miliardi, mai
raggiunto sino ad ora: la sfera sarà osservata da 2.200 fotomoltiplicatori
racchiusi in una sfera d’acciaio contenente 1.000 tonnellate di liquido
schermante Tutta la struttura sarò immersa in un contenitore con 2.400
tonnellate di acqua estremamente purificata. Ogni giorno interagiranno
nell’esperimento circa 50 neutrini” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e
dipendente del INFN).
Qual è il suo parere sullo sversamento del
16 agosto 2002?
“Il trimetilbenzene è classificato come
elemento irritante, uno pseudocumene e non è né tossico, né nocivo, né tantomeno
cancerogeno. È fastidioso per il cattivo odore, ma essendo molto volatile come
la benzina nel giro di poco tempo evapora ed essendo anche leggero, ha
galleggiato sull’acqua e questo ha appunto permesso l’evaporazione dello stesso
in poco tempo. Analisi fatte qualche giorno dopo, hanno dimostrato la totale
assenza della sostanza. In realtà l’inquinamento dell’acqua non c’è stato”( Dr.
Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del INFN).
6. Il problema della presenza nei
Laboratori di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose e delle modalità di
conduzione di alcuni esperimenti era stato sollevato dal gennaio 2002 dal WWF.
Inoltre il vicepresidente nazionale del WWF aveva presentato un esposto sulla
possibile inosservanza della Direttiva Seveso bis, uno dei rilievi dell’atto di
sequestro. Quindi 8 mesi prima dello sversamento del 16 Agosto 2002 gli enti
sapevano e vi era tutto il tempo per intervenire.
Qual è il suo parere in merito al
sequestro dell’esperimento in questione, situato nella sala C dei laboratori?
“Non posso rispondere a questa domanda nello specifico”.
Oggi sappiamo che le condutture di
raccolta delle acque di scolo dei Laboratori e dell’autostrada sono un
colabrodo. È vero? “Sono state fatte dall’ANAS molti anni fa e da allora non
sono state più toccate. C’è uno studio in merito per capire se ci sono dei
collegamenti tra gli scarichi dei laboratori e dell’autostrada nel torrente
Mavone. Si sta facendo un’indagine per scoprire appunto se esiste una
commistione tra i due scarichi”(Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e
dipendente del INFN).
7. Esiste un elenco delle sostanze
presenti nei Laboratori e dei rispettivi quantitativi?
“Esiste un elenco ma non sono la persona più adatta per
rispondere ci riferisce il Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente
del INFN ”.
A questo però posso aggiungere qualcosa.
In effetti visitando i laboratori e leggendo un po’ ovunque posso riferire che
mi sono fatto una mia idea personale sulla questione.
I laboratori sotterranei sono costituiti
da tre sale sperimentali principali denominate sala A, B, C, le dimensioni delle
quali sono circa 100x20x20 e da una serie di tunnel di collegamento,cunicoli di
emergenza, gallerie della zona interferometrica, galleria tir, tunnel di
servizio e tunnel auto. Date le dimensioni davvero ragguardevoli, molti degli
esperimenti sono collocati nelle sale principali, mentre gli impianti generali
di servizio e gli impianti di supporto (impianto dell'acqua, dell'alimentazione
e così via) sono collocati, come pure i serbatoi di stoccaggio dei liquidi
criogenici, nelle gallerie di collegamento Nella mappa allegata potete vedere la
configurazione sperimentale: descriviamo in maniera breve e schematica gli
esperimenti principali ed i relativi rischi intrinseci nella presente relazione
non tratteremo degli impianti di sicurezza in ogni singola. Sempre nella
planimetria allegata faremo riferimento soprattutto alla infiammabilità dei
materiali adoperati per fini sperimentali, quali i liquidi scintillatori e le
miscele di gas idrocarburi, del tutto indispensabili ai fini della ricerca,
proprio per le loro rispettive peculiarità: capacità di emettere fotoni e
facilità di ionizzazione. Si tenga comunque presente che nella Guida per la
Sicurezza degli Esperimenti presso i LNGS, già distribuita nella sua prima
release a tutte le Collaborazioni sperimentali operanti, risultano elencati i
materiali il cui uso nei laboratori sotterranei risulta vietato ovvero ammesso
con determinate restrizioni.
Sala A:
L'Esperimento GNO,
nel lato sud della sala, si potrebbe definire un esperimento radiochimico, i cui
componenti principali sono due serbatoi da 100 metri cubici realizzati in PVDF;
un serbatoio è riempito con una miscela di GaCl3, per un totale di circa 30
tonnellate di Gallio liquido, un metallo, dissolto in una soluzione acida.
L'esperimento non è particolarmente pericoloso per quanto riguarda
l'infiammabilità, ma bisogna tener presente che in media ogni 3 settimane la
Collaborazione GNO effettua una operazione di strippaggio in azoto della
suddetta miscela; in questa fase l'aria deve essere monitorata e controllata,
proprio a causa del rischio di presenza di vapori di HC1 al di sopra del TLV
ammesso per legge. L'apparato sperimentale LVD, nel lato Nord della sala, è un
esperimento modulare composto da 5 torri di 6 piani con serbatoi d'acciaio (1.2
m cubici ognuno), raggruppati per 8 in un contenitore d'acciaio più largo. Al
momento, soltanto 3 delle 5 torri sono state approvate, finanziate e realizzate:
ad oggi, pertanto, un ammontare totale di 1000 serbatoi è stato già riempito di
scintillatore liquido. Si tratta di un olio minerale con un punto di
infiammabilità pari a Tf <20° C; inoltre è presente un sistema di distribuzione
gas: una miscela di Isobutano-Argon-CO2 scorre all'interno di un sistema di tubi
in PVC (tubi a streamer o tubi di Iarocci). Questo sistema di tubi si presenta
intorno ad ogni piano di ogni singola torre. Il maggior rischio è dato dal basso
punto d'infiammabilità, mentre il vantaggio della struttura dell'apparato
sperimentale è dovuto alla sistemazione modulare e alla doppia parete in acciaio
quale elemento confinante e contenente il liquido.
Sala B:
L'apparato MACRO
occupa la maggior parte dell'area della sala: 72m di lunghezza 12m di larghezza
e 7m di altezza, con un soppalco realizzato a forma di U-rovesciata che porta
l'apparato sperimentale ad un'altezza di circa 13m. MACRO è composto da n. 450
tubi cilindrici in PVC lunghi 12m, con diametro pari a 250mm, riempiti con una
miscela di olio minerale con un punto di infiammabilità di circa 100°C.
L'ammontare totale di olio minerale è di circa 600t. Anche in questo apparato c'è un
sistema di tubi a streamer o tubi di Iarocci (PVC, 3cm x 3cm sezione
trasversale) all'interno del quale una miscela infiammabile (N-pentano, Elio e
CO2) scorre in un circuito chiuso. Rispetto all'Esperimento LVD, il vantaggio è
dato dalla temperatura di infiammabilità dell'olio minerale nettamente più
elevata, mentre il materiale utilizzato per il contenimento (PVC invece che
acciaio) e l'infiammabilità della miscela di gas sono senza dubbio penalizzanti
e contribuiscono a creare una condizione peggiore per quel che riguarda la
Sicurezza. Inoltre, le guarnizioni usate (BUNA) sono danneggiate dall'usura (vi
sono delle fessure nelle guarnizioni ed alcuni dei tubi in PVC perdono olio sul
pavimento). Ad ogni modo, in accordo a quanto detto durante le ultime riunioni
della Comunità Scientifica, l'apparato MACRO sarà smantellato nel prossimo
futuro: per il momento il suo smantellamento è stato schedulato a partire dalla
prossima primavera.
Sala C:
Nella HALL C ci sono il cosiddetto
Counting Test Facility (CTF), prototipo di BOREXINO, e BOREXINO stesso, in fase
di avanzata istallazione. Il CTF è stato in funzione ed ha prodotto dati di
interessa scientifico fino a 2 anni fa; tale prototipo, che è un vero e proprio
apparato sperimentale, è costituito da un pallone di nylon (2m di diametro),
riempito con 4500 litri di Pseudocumene (PC, il cui punto di infiammabilità
risulta pari a circa T f = 48°C) completamente immerso in acqua deionizzata,
contenuta in un serbatoi d'acciaio al carbonio di circa 1000m L'intero apparato
ha una simmetria sferica: attorno al pallone di nylon, infatti, è stata
realizzata una struttura tubolare in acciaio inox AISI 304L struttura di
supporto di 100 fotomoltiplicatori, che osservano il pallone e che rilevano gli
eventi. Un sistema di monitoraggio tramite telecamere a circuito chiuso e di
controllo dei parametri più importanti in gioco (temperatura, PH, umidità)
permette un controllo remoto dell'intero apparato Sulla base dei risultati
ottenuti dal prototipo è stato studiato e progettato l'Esperimento BOREXINO, di
dimensioni veramente ragguardevoli. L'apparato sperimentale BOREXINO, ora in
fase d'installazione, sarà costituito da un recipiente in nylon di circa 320 m
cubici e 8m di diametro, riempito con PC completamente immerso in PC che sarà
contenuto in una sfera d'acciaio inossidabile (SSS: Stainless Steel Sphere di
circa 1350m . La sfera in AISI 304L è stata realizzata all'interno di un
contenitore d'acciaio inossidabile chiamato Water Tank (WT), cilindrico +
cupola, di circa 3500m durante la fase di presa dati dell'esperimento, il volume
di intercapedine tra sfera e Water Tank (2100m circa). Sarà riempita con acqua
demineralizzata . Il pallone di nylon sarà osservato da 2200 fotomoltiplicatori
(PMT), direttamente fissati sulla sfera in acciaio; tali PMT, che lavoreranno
immersi nello scintillatore costituiscono il sistema di rilevazione
dell'esperimento. Il programma temporale di BOREXINO prevede il completamento
dell'installazione dell'intero apparato ed il riempimento della SSS con lo
pseudocumene ultimati entro il 2001 Paragonando BOREXINO ; agli altri
esperimenti ospitati presso i L.N.G.S. per ciò che riguarda l'infiammabilità ed
i rischi intrinseci, il vantaggio consiste sia nella temperatura di
infiammabilità accettabilmente elevata sia nel disegno dell'apparato stesso, che
comunque prevede una doppia parete in acciaio inossidabile quali contenitori
dello scintillatore. Si deve inoltre tenere in considerazione che il tutto è
immerso in un enorme bacino di acqua deionizzata. Sempre dal punto di vista
della Sicurezza, il problema principale è dovuto al fatto che l'ammontare totale
del PC non è suddiviso in moduli.
8. Prima dell’avvio dei singoli
esperimenti, viene valutata l’entità del rischio per la popolazione connessa ad
eventuali incidenti?
“Nelle sale dei laboratori e non solo è
stata costruita una rete di sensori per controllare la fuoriuscita di tutte le
sostanze. Viene appunto controllata l’acqua che esce dai laboratori e tutte le
sostanze che eventualmente porta all’esterno accidentalmente. Controllo che
viene fatto in tempo reale, per evitare che da qualche parte ci sia una perdita
di sostanze pericolose” (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente del
INFN).
9. Sono state condotte simulazioni
circa il comportamento delle sostanze eventualmente rilasciate, sia per quanto
riguarda la reazione con altre sostanze presenti nei Laboratori sia, in
particolare, rispetto alla vastità delle aree che verrebbero interessate? “Non
saprei proprio rispondere”. (Dr. Marco Buzzanca, laureato in Fisica e dipendente
del INFN).
10. Per esempio, il cloruro di
Gallio, una volta fuoriuscito dai contenitori, potrebbe penetrare nella falda
sottostante ai Laboratori vista la sua solubilità?
11. Potrebbe arrivare ad inquinare
i corsi d’acqua superficiali?
12. Fino a che distanza dai
Laboratori in ogni direzione?
13. Quante persone sarebbero
coinvolte da un’emergenza di questo genere?
14. Sarebbe possibile una bonifica
delle aree e con quali costi?
15. Esistono piani d’emergenza per
la popolazione interessata, direttamente o indirettamente, da eventuali
emissioni di sostanze pericolose?
16. Sono previste esercitazioni con
il coinvolgimento della popolazione?
17. Quali e quanti sono i controlli
periodi di cui vengono sottoposti i Laboratori, i lavoratori e la popolazione
dei paesi circostanti, anche per evidenziare eventuali rilasci accidentali di
sostanze pericolose nell’ambiente?
18. Quali sostanze vengono
monitorate?
19. Come avviene lo smaltimento dei
rifiuti tossici?
In proposito, recentemente
sono stati scoperti dei rifiuti tossici, dal Nipaf (Nucleo investigativo di
polizia ambientale e forestale) della Forestale. Oltre all’Aquila, i rifiuti
tossici sono stati rinvenuti nelle province di Roma, Napoli e Milano. L’appalto
era stato vinto da una società aquilana, autorizzata al trattamento dei rifiuti
e al loro smaltimento in discariche idonee. Invece, secondo le indagini della
Forestale, che teneva d’occhio i laboratori da tempo, tonnellate di rifiuti
pericolosi non avrebbero mai lasciato la città: sono stati dislocati a Pettino,
in una zona vicino all’ospedale, dove c’è anche l’oasi del laghetto di Vetoio, a
Sassa e a Tempera. Vicino al San Salvatore, sono state scoperte alcune decine di
tonnellate di rifiuti plastici contaminati da olio misto a trimetilbenzene, il
temibilissimo pseudocumene, come ha precisato la Forestale.
Cosa ne pensa?
20. L’INFN è stato accusato di
violazione della normativa sulla tutela delle acque (abbassamento della falda
acquifera), violazione della normativa dei Parchi (senza nulla osta da parte
del PNGSL) violazione della normativa sulla V.I.A. e per mancanza di adeguamento
delle strutture idriche esistenti, nonché per la loro scarsa manutenzione.
Sicuramente sono stati fatti degli errori.
Cosa potete riferirci in proposito, per
fare maggior chiarezza sulla situazione?
Come intendete far fronte ad un’eventuale
richiesta di bonifica ed indennizzo per danni ambientali?
A queste ultime domande non mi hanno
voluto rispondere. Ho più volte chiamato la Dr.ssa Antolini, Responsabile
relazioni Esterne, il Direttore dei Laboratori, il Dr. Eugenio Coccia e i
Responsabili della Sicurezza, Sig. Franciotti e R. Tartaglia, ma invano.
Comunque in un sito internet (
www.abruzzosocialforum.org/traforo/Gallio1.jpg e
www.abruzzosocialforum.org/traforo/foto%20gallio.htm ) ho trovato
interessanti foto e documenti.
Queste foto sono state scattate a poche centinaia di
metri dai laboratori esterni a 100 metri dagli attuali trafori del Gran Sasso
(versante aquilano). Questi contenitori (alti un paio di metri) sono sicuramente
vuoti (almeno lo speriamo), in ogni caso hanno contenuto una sostanza
pericolosissima, il cloruro di gallio; ritengo che non debbano essere lasciati
in questo modo. La Guardia Forestale ha avviato un'inchiesta ufficiale. Il
cloruro di gallio dove si trova? In caso di gravi incidenti esistono dei piani
di sicurezza esterna ai laboratori ? Si parla tanto di sicurezza interna ai
laboratori, ma sotto il Gran Sasso c'è anche una enorme riserva di acqua che dà
da bere a 500.000 persone.
E se poi prendiamo il documento completo
“Organizzazione della sicurezza e gestione delle emergenze” a cura di Roberto
Tartaglia, avremo lo schema qui di seguito riportato.
( documentazione ufficiale risalente
a marzo 2000 )
Il problema della sicurezza per la
popolazione degli esperimenti condotti nei Laboratori del Gran Sasso, di certo
esiste.
Dante Caserta, Presidente Regionale
dell’Associazione WWF ha dichiarato: “La questione può essere riassunta in
questa domanda: è sensato stipare 2000 tonnellate di sostanze potenzialmente
pericolose a stretto contatto dell’acquifero che fornisce acqua per 800.OQO
persone? In tutti i testi di protezione civile vale l’assunto RISCHIO =
VULNERABILITA x INTENSITA DEL FENOMENO (in questo caso pericolosità delle
sostanze). Giustamente, si cerca di delocalizzare le raffinerie dai centri
urbani perché, anche se vengono rispettate le norme di sicurezza, il rischio è
troppo elevato perché l’esposizione della popolazione è diretta. Nel caso dei
Laboratori del Gran Sasso entrambi i fattori, vulnerabilità e intensità,
appaiono particolarmente rilevanti, per cui il rischio ci pare elevatissimo”.
Nel mese di gennaio 2002, il WWF ha
invialo una lettera ad una serie di Autorità ed Enti (Ministri dell’Ambiente,
Salute, Interno, Ricerca Scientifica, Lavoro, Prefetti L’Aquila, Pescara e
Teramo, Presidente ed Assessore alla Protézione Civile Regionali, ANPA, ARTA,
Istituto Superiore di Sanità, Istituto Superiore per la Prevenzione e la
Sicurezza del Lavoro), sulle garanzie di sicurezza
verso l’esterno dei Laboratori
dell’istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso
Tali richieste sono motivate dal fatto che
all’interno dei Laboratori, situati al di sopra della falda acquifera del Gran
Sasso che serve molte sorgenti dalle quali scaturiscono alcuni dei più
importanti fiumi abruzzesi e da cui si riforniscono diversi acquedotti, sono
stoccate grandi quantità di sostanze pericolose.
Tra queste sostanze:
30 tonnellate di Cloruro di Gallio
(quasi un terzo della produzione mondiale). Si tratta di una sostanza che, per
la sua pericolosità, è stata inserita dall’EPA (l’Agenzia Nazionale per la
Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti) tra quelle estremamente pericolose.
La dose minima letale è tra le più basse (una concentrazione di 0.19 mg per
litro d’aria causa la morte delle cavie). Nella citata scheda dell’EPA si può
leggere: “Per la tossicità del Gallio e dei suoi derivati, come dimostrato dagli
esperimenti, tutte le persone coinvolte nel lavoro con queste sostanze
dovrebbero essere sottoposte ad un esame medico periodico, durante il quale
un’attènzione speciale deve essere posta al controllo delle condizioni del
fegato, delle vie respiratorie e della pelle”. Molteplici e gravissime sono poi
le conseguenze sanitarie di un’eventuale esposizione a questa sostanza (arresto
respiratorio, cianosi, paralisi ecc.), tanto da rendere il soccorso delle
vittime particolarmentE difficile. Il Cloruro di Gallio, inoltre, è molto
solubile sia in acqua calda che in acqua fredda: un incidente nei Laboratori
sotterranei del Gran Sasso potrebbe avere conseguenze disastrose in un’area ben
più vasta di quella interessata dai Laboratori e, anche in considerazione della
natura calcarea della montagna potrebbe portare al conseguente inquinamento
delle falde circostanti.
1.800 tonnellate di isoAlcani
(miscelati con altre sostanze). Gli isoAlcani sono considerati pericolosi per
l’ambiente (classificati a livello europeo come R53: “possono avere effetti
negativi
persistenti per gli ambienti acquatici”,
possono formare nubi esplosive più pesanti dell’aria.
600 tonnellate di Argon liquido (da
portare a varie migliaia di tonnellate nei prossimi anni).
L’Argon, solitamente considerato non pericoloso, può
rivelarsi, in queste quantità, estremamente pericoloso come asfissiante potendo
formare, se liberato nell’ambiente, nubi asfissianti più pesanti dell’aria:
viene definito “killer silenzioso” perché, nella forma gassosa, è inodore ed
incolore, per cui la sua presenza non viene subito avvertita.
16 kg di Germanio arricchito. Sul
Germanio, ricerche recenti hanno evidenziato danni agli organi interni (in
particolare al rene) in caso di esposizione cronica, anche in piccolissime
quantità, a questa sostanza e ai suoi composti.
Notevole preoccupazione solleva poi la
recente decisione di stoccare all’interno dei Laboratori 1250
tonnellate di 1,2,4-Trimethylbenzene,
un liquido incolore infiammabile, irritante e potenzialmente
pericoloso per i persistenti effetti sugli ambienti
acquatici. La quantità che dovrebbe essere collocata nei Laboratori è pari a
circa 1/5 dell’intera quantità importata dagli USA in un anno. Sempre secondo
l’EPA, l’i ,2,4-Trimethylbenzene, “essendo un liquido che non si lega fortemente
con il suolo, può muoversi attraverso il terreno e penetrare nelle falde”. Può
accumularsi progressivamente nei tessuti e le ricerche dimostrano la
pericolosità dell’esposizione a tale sostanza, anche a dosi bassissime Secondo
il WWF e necessario che sulle sostanze presenti nei Laboratori sotterranei di
Fisica Nucleare del Gran Sasso e sul loro utilizzo, si faccia assoluta chiarezza
Se è giusto preoccuparsi della sicurezza degli operatori dei Laboratori ( che
può essere raggiunta senza realizzare il terzo traforo, ma migliorando e
potenziando i sistemi attualmente esistenti) è indispensabile verificare con
estrema attenzione anche il grado di sicurezza dei Laboratori verso l’esterno,
tenuto conto che un eventuale disastro ambientale sulla falda acquifera che
rifornisce oltre
la metà degli abruzzesi avrebbe costi
enormi in termini ambientali ed economici, causando danni irreversibili
all’ecosistema del Gran Sasso d’Italia ed alla salute umana.
(Area raccolta cisterne – sequestro
della G. Forestale)
(azoto liquido)
(esp. DAMA tunnel B-A)
(Sala C posta sotto sequestro)
ASSERGI - laboratori esterni
piantina laboratori
6. LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE,
LE PROVINCE, I COMUNI E IL PARCO
Dalla lettura delle varie delibere e degli atti ufficiali si profila un vasto
schieramento contrario al terzo traforo che, tranne i pareri favorevoli del
Comune e della Provincia di L'Aquila, mette insieme le Province di Teramo e
Pescara, le Comunità Montane del Gran Sasso, Vomano Fino Piomba e Vestina e
molti Comuni abruzzesi. La Regione Abruzzo si è pronunciata contro il terzo
traforo ben tre volte: il 19/1/93 e il 14/11/95 con l'approvazione in sede di
Consiglio Regionale di due risoluzioni contrarie alla realizzazione del terzo
traforo, e il 16/1/98 attraverso un pronunciamento della Giunta Regionale che
"conferma la posizione di netta contrarietà della Regione alla realizzazione
delle nuove opere, così come già espresso dalla risoluzione approvata dal
Consiglio Regionale il 14/11/95" . Non solo, la Regione Abruzzo chiede che
"qualora il Parlamento non dovesse condividere la posizione della Regione
Abruzzo, si chiede che, comunque, vengano riaperte le procedure per la
valutazione dell'impatto ambientale". Per quanto concerne i Consigli
provinciali, oltre ai ripetuti pronunciamenti contrari della Provincia di Teramo
(il 12/1/93; il 24/10/95; il 18/9/98 e il 10/5/2000) si registra il no del
Consiglio Provinciale di Pescara che il giorno 30/10/95 all'unanimità approva
una delibera che chiede "di impedire la realizzazione del progetto dell'I.N.F.N.
che apporterebbe nuovi e irrimediabili danni all'equilibrio idrogeologico di
quello che era uno dei più grandi serbatoi di acqua pregiata".
Per quanto riguarda i comuni la "produzione" deliberativa in merito al terzo
traforo è imponente e tutta, tranne per il comune di L'Aquila, decisamente
contraria.
Comune di Penne (PE) (15/11/95):"assoluto dissenso in merito alla
paventata costruzione della terza canna del traforo del Gran Sasso, ritenendo
assolutamente non tollerabile il danno idrogeologico che la realizzazione della
suddetta opera provocherebbe".
Comune di Atri (TE) (28/11/97): "il Consiglio Comunale esprime la
propria ferma opposizione contro le opere in oggetto e delibera che vengano
definitivamente e formalmente abbandonate".
Il Comune di Bussi (PE) in seduta straordinaria coni Comuni
di Popoli (PE), Capestrano (AQ) e Villa S. Lucia (AQ) il 9/1/98in
considerazione "dei gravi danni provocati dalla costruzione dei laboratori di
fisica nucleare che hanno comportato la scomparsa del fiume Tavo e della cascata
del Vitello d'Oro, il dimezzamento delle sorgenti del Ruzzo, il
ridimensionamento delle sorgenti del fiume Pescara, il dimezzamento della
portata del fiume Tirino che è passata dai 12,5 mc/sec storici agli attuali 5,5
mc/sec: ritengono necessario assumere tutte le iniziative politiche possibili
volte ad impedire la realizzazione dei lavori previsti dalla l. 366/90 e
ribadire la propria ferma e decisa contrarietà".
Il Comune di Farindola (PE) nel settembre del 1995 approva una delibera
che, tra le altre cose, afferma che "la realizzazione del terzo traforo
preoccupa le popolazioni montanare in primo luogo, e tutta la popolazione
abruzzese residente nelle province di Pescara, L'Aquila e Teramo (…) tale
iniziativa, se attuata, produrrebbe effetti negativi di particolare rilievo per
l'economia e le risorse naturali ed agricole di Farindola".
Il 21/9/95 il Consiglio Comunale di Silvi (TE) presieduto dal Sig.re Di
Febo Giuseppe, Sindaco, esprime "profonda preoccupazione nei confronti della
volontà dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di realizzare nuovi scavi
sotto il Gran Sasso con il rischio di non avere più la risorsa d'acqua
indispensabile per la vita umana e per le attività economiche di Silvi, della
Provincia di Teramo e del resto della Regione Abruzzo"; mentre il Comune di
Martinsicuro (TE) si è fatto addirittura promotore in prima persona presso enti
e istituzioni pubbliche di numerose iniziative contro la realizzazione del terzo
traforo. A queste amministrazioni vanno aggiunti i pronunciamenti di quasi tutti
i consigli comunali della provincia di Teramo (Roseto degli Abruzzi, Montorio al
Vomano, Tossicia, Castellalto, ecc.) e in particolare quello del comune
capoluogo che si è pronunciato in ben quattro occasioni per il no con
motivazioni di carattere economico-sociale e ambientale concludendo con la
seguente affermazione "… tra tante opere incompiute al servizio dei cittadini,
apparirebbe veramente incomprensibile il dispendio di così ingenti risorse per
la realizzazione di una ulteriore galleria nelle viscere del Gran Sasso al
servizio di un piccolissimo gruppo di persone".
( lettera con prot. 20208 del 16/9/98 )
Consiglio Comunale di Elice (PE)
(29/10/98): presiede la Sig.ra Maria Concetta Vanni, Sindaco: “Visto
l’appello per il Gran Sasso d’Italia, lanciato dal neo Comitato per la tutela
dell’ acqua del Gran Sasso costituitosi il 18/8/98 in Pescara
Atteso che il comitato di. cui sopra
persegue la tutela del Gran Sasso, e gli scopi specificati nell’allegato A);
Ritenuto di aderire agli scopi di cui al
citato Comitato ed in particolare di doversi opporre al terzo traforo del Gran
Sasso
Vista la legge 142/90 e successive
modificazioni
Visti i pareri espressi ai sensi della
Legge 142/90, così come modificata dalla Legge 127/97
Con 07 voti favorevoli, astenuti nessuno,
contrari nessuno, espressi dai n. 7 consiglieri presenti e votanti
DELIBERA
1) di aderire agli scopi del Comitato per
la tutela dell’acqua del Gran Sasso d’Italia, come specificati nell’allegato
2) di dichiarare il proprio parere
contrario in ordine alla realizzazione del terzo traforo del Gran Sasso d’
Italia;
3) di trasmettere la presente
deliberazione a: Italia Nostra -- Via Gioberti 44 — Pescara
Consiglio Comunale di Civitella
Casanova (PE) (30/09/98):
delibera n°20. Oggetto: mozione sulla realizzazione
della terza canna del traforo del Gran Sasso.
Presiede il sig.re Colaiocco Rocco
Antonio, Sindaco.
Claudio
Ruffini Presidente della Provincia di Teramo Le
ragioni dell'acqua, dell'economia e del buon senso
La realizzazione di una terza galleria sotto il Gran Sasso
La realizzazione di una terza galleria sotto il Gran
Sasso viene presentata, da chi vuole l'opera a tutti i costi, come un braccio di
ferro fra ambientalisti radicali che contrari per partito preso ad ogni
manufatto e amministratori assennati che non vogliono rinunciare, per il bene
della comunità, ad un'opera di 100 miliardi con ampie ricadute benefiche sul
territorio. Nel migliore dei casi, diventa una lotta di campanile fra teramani e
aquilani. In questa babilonia di voci, spesso strumentale a logiche di parte,
vengono soffocate le ragioni del buon senso. E da questa parte del Gran Sasso,
le ragioni che impongono una riflessione, sono veramente tante. Abbiamo cercato
di riassumerle in questo numero di Teramo Parchi convinti come siamo che non
sono le ragioni di un pezzo di territorio, di una parte della comunità abruzzese
ma rappresentano le ragioni universali del buon senso. Al centro del nostro
ragionamento vi è senza dubbio la difesa di una risorsa vitale, l'acqua, fonte
di ricchezza e vita per tutti. Di fronte al rischio di un abbassamento ulteriore
delle falde acquifere e quindi della disponibilità dell'acqua o di fronte ai
rischi di inquinamento che i lavori possono comportare, è nostro dovere chiedere
che il progetto venga riconsiderato. Da questa parte del Gran Sasso, i
cittadini, soprattutto i cittadini della montagna, hanno potuto constatare da
soli e quotidianamente, cosa ha significato per l'acqua e le sorgenti la
realizzazione del traforo. Le improvvise morie di pesci, la scomparsa di vecchie
sorgenti, la diminuzione della portata d'acqua sui fiumi. Noi non siamo
ambientalisti di maniera, non combattiamo in nome di una natura incontaminata…
dall'uomo. Stiamo cercando di difendere le ragioni di una comunità e del suo
equilibrio socio-economico che, ovviamente, fonda sulle risorse anche naturali.
Queste ragioni convergono con le ragioni delle associazioni ambientaliste ma
anche con quelle di uomini di scienza, di tecnici, con quelle dell'acquedotto,
con quelle dei Sindaci, con quelle di tanti cittadini dei quali siamo solo dei
portavoce. E a proposito di economia ed... economie è forse il caso di ricordare
che questa comunità aspetta finanziamenti per completare opere, queste sì, molto
importanti: la Teramo-Mare; la San Nicolò-Garrufo; il completamento dell'asse
viario fra Ascoli Piceno e Pescara; il raddoppio dell'A/24. Per non parlare del
fatto che da anni si invoca il rilancio dell'entroterra, delle aree montane, del
bacino sciistico del Gran Sasso. Se questi soldi venissero investiti sul
territorio con opere di rilancio dell'economia e del turismo, di qua e di là del
Gran Sasso, allora sì che si vedrebbero ricadute positive sul territorio. Se di
fronte a queste ragioni, di buon senso, si vuole continuare a sostenere che si
possono spendere 100 miliardi per ampliare il laboratorio del Gran Sasso e che
questa è l'unica opera infrastrutturale che ci serve, così come è stato scritto
nel programma del Governo, così come sembra sostenere il Ministro per le
infrastrutture Pietro Lunardi, allora bisogna sapere che lo scontro diventerà
radicale. Da queste parti del Gran Sasso. (Claudio Ruffini Presidente della
Provincia di Teramo)
I DATI
(Articolo tratto da Teramo Parchi)
I lavori per realizzare le gallerie ed i
laboratori, iniziati nel 1968 e protrattisi fino al 1987, sono costati la vita a
dieci operai. Il volume di roccia asportata ammonta complessivamente a circa
2.120.000 mq (di cui 1.930.000 mq per il traforo e 190.000 mq per i laboratori).
La realizzazione di queste opere ha provocato enormi danni all'ambiente ed in
particolare all'equilibrio idrogeologico del massiccio del Gran Sasso che ha
nelle sue viscere il più grande serbatoio d'acqua d'Abruzzo.
Gli scavi effettuati hanno determinato la perdita di enormi quantità d'acqua: in
alcuni momenti della fase di cantiere si arrivò a 2.150 litri/secondo sul
versante teramano e a 750 litri/secondo su quello aquilano, con conseguente
allagamento delle gallerie e sospensione dei lavori.
Tale perdita, in una certa misura, continua ancora oggi: il drenaggio,
attraverso un sistema di fori drenanti, infatti, è sempre attivo, per evitare
carichi idrostatici eccessivi sui parametri delle gallerie autostradali; l'acqua
drenata viene quasi tutta utilizzata a scopi acquedostistici.
Secondo uno studio eseguito nel 1983 dalla Compagnia Mediterranea Prospezioni
per conto della Cassa per il Mezzogiorno, a causa dei lavori per realizzare i
due trafori ed il laboratorio, si è verificato l'abbassamento della falda
acquifera di circa 600 metri (dagli originari 1600 m. slm agli attuali 1060 m.),
con conseguente flessione delle sorgenti: Ruzzo e Casale San Nicola diminuzione
del 60% della portata; Mortaio d'Angri e Vitella d'Oro diminuzione del 50%;
Tempera e Capo Vera diminuzione del 50%; Tirino diminuzione del 50%; Pescara
diminuzione del 25%. Questi dati sono stati poi confermati da un recente monitoraggio delle
sorgenti di Tempera e Capo Vera condotto dal Dipartimento di Scienze ambientali
dell'Università di L'Aquila, che ha accertato come le sorgenti, nel periodo
1994/97, abbiano raggiunto il minimo storico di portata (complessivamente 950
litri/secondo contro i 1870 litri/secondo).
WWF E ITALIA NOSTRA ALL'ATTACCO DEL PROGETTO
Estratto da "Terzo traforo,
disastro certo" ne "IL MESSAGGERO" del 12 agosto
...Ad aprire un fuoco di sbarramento a
tutto campo ecco le delegazioni abruzzesi del WWF e Italia Nostra, che attaccano
duramente quanti si sono dichiarati favorevoli al terzo traforo ed invitano ad
uscire allo scoperto coloro che finora hanno preferito non prendere posizione e
rimanere alla finestra . Le associazioni ambientalistiche prospettano uno
scenario catastrofico: il nuovo "buco" nel ventre del Gran Sasso, con
l'asportazione di 500.000 metri cubi di roccia, abbasserebbe ulteriormente la
falda acquifera e avrebbe ripercussioni negative su tutto il sistema idrico
abruzzese. Ricordano WWF ed Italia Nostra che il ministro dell'Ambiente, Edo
Ronchi, ha levato autorevolmente la sua voce contraria, ma l'ottusa logica della
burocrazia ministeriale e gli interessi collegati alle imprese ed agli appalti
premono per la realizzazione dell'opera. Ma se un ministro dice no, un altro
ministro (quello dei lavori pubblici) invece ha già detto sì, con il parere
favorevole del Consiglio superiore, organismo tecnico, che ha ritenuto valido, e
non dannoso per l'ambiente, il terzo traforo. Sostanziali diversità di vedute,
dunque, all'interno della stessa compagine ministeriale. Posizioni
diametralmente opposte anche nell'Ulivo, la coalizione di cui - è appena il caso
di ricordarlo - fanno parte sia i Verdi che i Democratici di sinistra. Contro
Edo Ronchi ha già tuonato il deputato abruzzese Francesco Aloisi ( Democratico
di sinistra), che ha tacciato il ministro di "integralismo ambientalista",
ricordandogli che il progetto per il terzo traforo ha già ottenuto l'avallo
dello stesso dicastero all'ambiente per quanto riguarda l'impatto ambientale. E
se i Verdi abruzzesi si sono già schierati apertamente contro il terzo "buco",
WWF ed Italia Nostra invitano la Regione " a pronunciarsi con chiarezza,
riprendendo quanto affermato nel '93 e nel 95, per abbandonare l'ambiguità, che
fino ad oggi l'ha caratterizzata su questa vicenda e ribadire con nuova
determinazione la propria contrarietà all'opera".
Che cosa sta succedendo in Italia? mi
chiedo.
Perché tanti misteri, su questo affare per
certi versi davvero scottante?
Cosa c’è dietro a tutto questo?
E poi se consideriamo le ultime vicende
(vedi 16/8/2002), probabilmente potrebbero saltare fuori parecchie cose se si
indagasse meglio. Gestione rifiuti, sicurezza all’interno dei laboratori e altro
ancora…
Ma vediamo meglio la questione. Che cosa vuol dire, “Sostanze
tossiche immesse accidentalmente nel Fosso di Corno?”
TERAMO. La domanda più inquietante che
girava tra la gente, dopo l’incidente nei laboratori di fisica nucleare, è
questa: ma le sostanze tossiche utilizzate nei laboratori, una delle quali il 16
ha riempito di schiuma maleodorante il Fosso di Corno, possono finire nell’acqua
che beviamo? Domanda alimentata dall’atteggiamento di diversi addetti ai lavori
nei giorni successivi all’incidente. Se l’Arta infatti si affanna a dire che non
c’è stato inquinamento, specificando poi «per l’acqua potabile», e il presidente
dell’acquedotto del Ruzzo, Pino Casalena, esprime a chiare note il proprio
disappunto perché l’ente non è stato avvisato subito, il che avrebbe potuto
provocare «una vera tragedia». Il problema è che la tenuta di questi scarichi
andrebbe periodicamente verificata. Noi l’ultimo controllo l’abbiamo fatto due
mesi fa,e questo controllo ha escluso la commistione. Ciò non toglie che, se le
condotte si dovessero lesionare, potrebbe accadere di tutto» afferma Domenico
Giambuzzi, presidente dell’Acar. Ma non finisce qui. : la cosa è già accaduta.
«Tanti anni fa», dice Giambuzzi, «quando si stavano realizzando i cavernoni del
laboratorio, ci furono delle commistioni ma bloccammo in tempo l’erogazione». E
allora che cosa si dovrebbe fare per far stare tranquilla la popolazione?
«Innanzitutto», dice il direttore dell’Acar, «il laboratorio deve
sensibilizzarsi al fatto che esiste anche l’acquedotto del Ruzzo. Noi il 16 non
siamo stati avvisati e questo è l’aspetto più negativo». Durissimo anche Antonio
Ricci, presidente di Legambiente. «deve essere istituita una commissione che
dovrà verificare l’affidabilità delle misure di sicurezza da attuarsi ed avere
anche il potere di escludere quelle ricerche che fossero pericolose. E già
gravissimo», prosegue Ricci, «il fatto che uno sversamento, le cui conseguenze
sono ancora tutte da accertare, si sia potuto verificare, ma ancora più
inammissibile ed inaccettabile è stata la totale indifferenza dimostrata dall’Infn.
Non aver comunicato nulla ai responsabili dell’acquedotto teramano del Ruzzo ha
messo potenzialmente a rischio la salute di migliaia di persone. Riteniamo», ha
concluso Antonio Ricci, «che dopo quanto successo l’Infn vada posto sotto
stretto controllo».
Comunicato stampa Italia Nostra - sez .Pescara
Il Presidente delle sezioni d'Abruzzo di
Italia Nostra esprime a nome dell'Associazione profonda soddisfazione per
l'ordinanza di sospensiva pronunciata dal TAR per la realizzazione del terzo
traforo del Gran Sasso.
Italia Nostra, fin dagli anni Novanta, ha
considerato l'opposizione al terzo traforo del Gran Sasso banco di prova per una
politica che volesse assumere non a parole ma a fatti il percorso di uno
sviluppo sostenibile, soprattutto in tempi di emergenza ambientale e idrica.
Il terzo traforo del Gran Sasso
comprometterebbe, con l'abbassamento delle falde acquifere, le risorse idriche
della regione e la somma destinata alla realizzazione di questa opera potrebbe,
invece, essere dirottata proprio per una più efficiente e riqualificante rete di
distribuzione dell'acqua nella regione.
La sede nazionale di Italia Nostra,
proseguendo la sua azione contro il terzo traforo, è intervenuta ad adiuvandum
nel giudizio promosso contro l'opera dalla Provincia di Teramo presso il
Tribunale Amministrativo Regionale dell'Abruzzo, con l'assistenza dell'avv.
Maria Athena Lorizio.
Attendiamo fiduciosi il definitivo
pronunciamento del TAR nel prossimo mese di ottobre.
Pescara, 25 luglio 2002
Il Presidente delle sezioni d'Abruzzo di
Italia Nostra prof. Emiliano Giancristofaro e il Consigliere nazionale e
Presidente della sezione di Pescara arch. Antonello Alici.
Appello per il Gran Sasso d’Italia
Riporto qui di
seguito, integralmente il testo della locandina del WWF.
Il Gran Sasso d'Italia non è solo la vetta
più alta degli Appennini. E' anche la montagna con i paesaggi tra i più amati ed
è quella che segna gli inconfondibili orizzonti delle terre adriatiche. E' anche
la montagna dei poeti, la bella che si addormenta nei tramonti di fuoco. Il Gran
Sasso d'Italia è Parco Nazionale dal 1991 (Legge n.394). Sulle sue pendici
trovano sede tanti paesi, che dalle potenzialità di una società sostenibile si
aspettano una rinascita culturale, sociale ed economica, che sta faticosamente
avviandosi. Ma il Gran Sasso è innanzitutto VITA: non solo per la grande varietà
di flora e di fauna che ospita e che ne fa uno scrigno preziosissimo di
biodiversità, ma soprattutto per la ricchezza delle sue acque leggerissime, che
custodisce nelle profondità e con cui alimenta un'infinità di sorgenti, fiumi,
ruscelli e acquedotti, assicurando l'elemento base alla bellezza ed alla vita
dei suoi "ospiti" vegetali, animali ed umani. Il Gran Sasso è anche sede di un
importante laboratorio di fisica subnucleare e di astrofisica (INFN), che è
stato ricavato nelle viscere calcaree del massiccio, a lato delle gallerie
autostradali che, negli anni 60, hanno violato la sua roccia, ne hanno aperto le
cavità più segrete, ne hanno devastato le risorse idriche, provocando
l'abbassamento della falda idrica di oltre 600 metri e l'essiccamento di
sorgenti, ruscelli, fiumi, la distruzione di diversità biologiche ed hanno
compromesso l'equilibrio della delicata struttura geologica. E come se non
bastasse, i trafori pretesero anche un tragico tributo umano: la vita di un
operaio per ogni chilometro realizzato. Nuovi scavi causerebbero la perdita di
ulteriori 90 litri al secondo di preziosa acqua. Eppure gli scienziati dell'INFN
continuano,oggi, a pretendere una terza galleria (per entrare, con tranquillità,
entro i "propri" laboratori) e due nuove sale. Noi, convinti che è possibile
migliorare la sicurezza dell'accesso ai laboratori da parte degli scienziati e
valorizzare la ricerca senza violare ulteriormente la sicurezza e la vita del
Gran sasso e della sua gente, diciamo "NO", con fermezza, al terzo traforo ed a
nuove sale in sotterraneo. Realizzare la terza galleria ed altre caverne
artificiali significherebbe affermare che nei Parchi italiani è consentita
qualsiasi devastazione; significherebbe accettare un rischio irresponsabile di
ulteriore squilibrio idrogeologico; significherebbe contrapporre, ancora una
volta, i "lavori pubblici" alla salvaguardia del territorio e la "lobby" dei
fisici nucleari ai diritti ed alle speranze di riscatto economico e sociale
delle popolazioni. Proposte di modifica della legge n. 366 del 1990, già in
discussione in Parlamento, prevedono una conciliazione possibile: nessun nuovo
ed inaccettabile traforo; migliorata sicurezza dei laboratori INFN; risanamento
ambientale e recupero dei centri storici; la costituzione di un istituto per la
ricerca ambientale e climatica per la sostenibilità. Sarà possibile così
coniugare scienza e società, riqualificazione sociale ed ambientale, creare
nuova occupazione stabile e qualificata. Intendiamo, perciò, unire le nostre
forze per la difesa del Gran Sasso contro ogni ipotesi di nuovi trafori, per una
società ed una ricerca socialmente sostenibili, a reale servizio delle
popolazioni del Parco e dell'intero Abruzzo. Chiediamo, pertanto, a tutte le
espressioni della società civile e, in primo luogo, alla Regione Abruzzo, di
ribadire in ogni sede, a cominciare da quella governativa, l'inconciliabilità di
una terza galleria e di nuove sale in sotterraneo con la conclamata scelta di
Regione Verde d'Europa. Chiediamo alle istituzioni abruzzesi, alle associazioni,
al mondo del lavoro e della cultura e ad ogni cittadino di aderire al Comitato e
partecipare alla manifestazione indetta per la difesa dell'acqua del Gran Sasso,
della sua vita e delle sue popolazioni.
Comitato per la tutela dell'acqua del Gran Sasso
Teramo 25 luglio 2002
“Un appello alla Regione: adesso riflettiamo”
Commenta Ruffini dopo l’ordinanza del Tar sul Terzo
Traforo del Gran Sasso.
“E’ offerta a tutti l’opportunità di
riflettere, una pausa di riflessione per tutti coloro che insistono
testardamente a voler realizzare un’opera che la maggioranza degli abruzzesi non
vuole. Soprattutto al Ministro Lunardi, ministro tecnico non eletto dal popolo”.
Così questa mattina, in apertura di conferenza stampa, si è espresso il
presidente Ruffini, commentando l’esito dell’ordinanza del TAR, depositata ieri.
Secondo il Tribunale amministrativo de
L’Aquila “ il ricorso e i connessi motivi aggiunti, ad un primo sommario esame,
appaiono assistiti da notevoli elementi di fondatezza; il decreto impugnato con
i motivi aggiunti prelude all’immediato e urgente avvio dei lavori, configurando
l’ipotesi del danno d’estrema gravità”.
La Provincia di Teramo ha presentato un
primo ricorso contro la delibera Cipe, quella contenente il programma delle
grandi infrastrutture strategiche e fra queste il terzo Traforo e
successivamente, motivi aggiunti contro il Decreto Compartimentale del Ministero
delle Infrastrutture che ha autorizzato la realizzazione dell’opera. Ed è per
quest’ultimo che la Provincia ha chiesto la sospensiva, poi concessa dal TAR.
Nel merito saranno esaminati nella seduta del prossimo 9 ottobre.
“Alla luce del pronunciamento del Tar
rivolgo due appelli – ha proseguito Ruffini- uno al Presidente Pace affinché
faccia il presidente di tutti gli abruzzesi e apra un tavolo di mediazione con
il Governo per bloccare l’opera. Ammesso che vi siano questioni di sicurezza,
ormai è chiaro a tutti che esistono soluzioni alternative praticabili e che,
comunque, la vita di uno scienziato vale quanto quella di un abruzzese. Il
secondo appello lo rivolgo ai consiglieri regionali per la seduta del 30 luglio,
quando si esaminerà la richiesta di ammissibilità del referendum. Bocciare
l’istanza significherebbe scrivere una pagina buia, una pagina di
anti-democrazia soprattutto dopo le dichiarazioni del Ministro Lunardi che ha
anticipato l’esito delle decisioni del Consiglio con il chiaro intento di
condizionare la volontà dei consiglieri”.
Nel corso della conferenza stampa, Antonio
Zecchino, avvocato dell’ente e componente del collegio difensivo nominato
dall’amministrazione e coordinato da Vincenzo Cerulli Irelli, ordinario di
Diritto Amministrativo alla Sapienza di Roma, ha sintetizzato i motivi del
ricorso.
Oltre ai profili di illegittimità che
riguardano il procedimento di adozione della delibera CIPE, vengono rilevate
violazioni alla normativa sulla Conferenza dei Servizi (mancata convocazione di
tutti gli enti interessati e decisione assunta a maggioranza dei presenti e non
all’unanimità); alla normative sulla legge istitutiva dei Parchi (non c’è il
prescritto nulla osta dell’ente Parco); violazione della normativa sulla
Valutazione dell’Impatto Ambientale, in quanto non sarebbe sufficiente quella
rilasciata nel ’92; violazione, infine, della normativa sulla tutela delle acque
e sulla tutela della salute pubblica.
Sempre secondo l’avvocato Zecchino, nel
Decreto attuativo ci sono evidenti incongruenze, come quella, secondo la quale
i pareri negativi manifestati in sede di Conferenza di Servizi sarebbero stati
formulati solo da amministrazioni territorialmente incompetenti mentre sia la
Provincia di Teramo che l’Ente Parco, in particolare, si sono espressi a pieno
titolo contro il Terzo Traforo.
Inoltre, fra gli elementi che rendono
evidente la necessità di una nuova Via (la Via del ‘92 si riferisce ad progetto
iniziale poi integralmente rielaborato) vi è la circostanza che uno dei
presupposti di una nuova galleria è quello di eliminare la strozzatura per la
corsia di accesso al laboratorio . Con il progetto definitivo, quello del ’98,
invece, la strozzatura rimane, in quanto il diametro della prevista terza canna
non consentirà, comunque, il transito dei Tir diretti ai laboratori; i mezzi
pesanti, infatti, dovrebbero necessariamente continuare ad utilizzare la corsia
esistente, senza alcun miglioramento delle condizioni attuali di sicurezza.
Il collegio difensivo dell’ente è composto
dall’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli, professore Ordinario di Diritto
Amministrativo alla Sapienza di Roma, già presidente della Bicameralina, ex
parlamentare; dall’avvocato Antonio Bargone, già Sottosegretario ai Lavori
Pubblici; dall’avvocato Alessandro Pace, professore Ordinario di Diritto
Costituzionale alla Sapienza di Roma e dal legale dell’ente, l’avvocato Antonio
Zecchino.
“Non solo è stata sospesa la realizzazione
del progetto ma nel testo dell’ordinanza si rileva che il ricorso è assistito da
notevoli elementi di fondatezza e che appaiono fondati i timori di estrema
gravità – dichiara il coordinatore del collegio, il professor Cerulli Irelli - .
Il procedimento avviato dal Governo non può concludersi con esito positivo date
le colossali illegittimità e incongruenze del provvedimento. Parafrasando il
Ministro Lunardi, direi, che così come è formulato il procedimento, il Traforo
non si farà e basta. Per quanto riguarda il problema della sicurezza, questo
deve essere affrontato sulla base di un nuovo procedimento, corretto e completo
di quegli elementi che oggi mancano”.
E ancora, l’Assessore all’Ambiente Energia
Parchi della Provincia di Teramo, S. Marziani, che ho incontrato in data
9/10/2002, alla domanda “potrebbe darmi un parere sulle problematiche
inerenti al terzo traforo del Gran Sasso ?” (intervista su Park News,
novembre 2002, di Fabrizio Fedele), mi ha risposto: “Sul terzo traforo del Gran
Sasso, il mio parere contro di esso si basa su fondamenti di tipo tecnico.
La relazione dell’ANAS, che evidenzia come
non si possa in nessun modo escludere la riduzione della portata d’acqua
attualmente presente, la presenza dell’attuale galleria dell’ACAR che
consentirebbe soluzioni diverse e meno impattanti, le altre relazioni presenti
che parlano di una sicura riduzione della portata di almeno 100 mq/sec (circa la
metà dell’acqua che viene erogata alla città di Teramo), tutte queste
considerazioni nell’insieme rappresentano elementi che indurrebbero anche il più
sprovveduto a riflettere o addirittura ad approfondire la questione”. Ma cosa è
stato fatto fin’ora? Mi chiedo.
PERCHÉ NESSUNO POSSA DIRE:
“NON LO SAPEVO!”
Spesso si sottovaluta il pericolo di un disastro
ambientale fino a quando questo non si verifica. È esattamente quanto sta
accadendo con il terzo traforo e l’ampliamento dei Laboratori di fisica nucleare
sotto il Gran Sasso d’Italia. Nonostante i danni provocati dalle due gallerie
autostradali e dalle sale laboratorio già realizzate, si vuole ancora una volta
“bucare” la montagna più alta dell’Appennino, danneggiandone nuovamente
l’acquifero. Il terzo buco rappresenta un colpo mortale per la risorsa acqua,
indispensabile per la vita di piante, animali e centinaia di migliaia di donne e
uomini. Costituisce un pericolo per l’ambiente, ma anche per l’economia ed il
turismo. Per scongiurare questo pericolo è in atto una delle più gran di
mobilitazioni a difesa dell’ambiente mai registratesi in Italia: il “popolo
dell’acqua” fatto da Associazioni ambienta liste, Amministrazioni Comunali e
Provinciali, Sindacati, Partiti politici, Comitati di base e singoli cittadini
ormai da anni manifestano il loro dissenso e la loro opposizione a questo
ennesimo scempio. Solo con l’impegno di tutti si riuscirà ad avere lo meglio
sulla potente “lobby dei traforisti” che vuole speculare sulla pelle di noi
abruzzesi.
I PRIMI TRAFORI E I DANNI AMBIENTALI
Nelle viscere del Gran Sasso d’Italia sono stati
realizzati due tunnel autostradali di circa 10km e tre enormi sale che ospitano
i laboratori sotterranei dell’istituto Nazionale di Fisica Nucleare (1NFN). i
lavori, costati la vita a dieci operai e protrattasi dai 1969 ai 1987, hanno
provocato l’asportazione di 2.120.000 mq di roccia. Ciò ha determinato
gravissimi danni all’equilibrio idrogeologico del Gran Sasso che ospita il più
grande acquifero d’Abruzzo. Gli scavi hanno comportato l’abbassamento della
falda acquifera di circa 600 metri e la flessione della portata di molte
sorgenti (ad es. Ruzzo e Casale San Nicola meno 60%, Tirino meno 50%, Pescara
meno 25%).
LUNARDI, IL MINISTRO TRAFORISTA
Il Ministro Lunardi, maggiore sponsor nazionale del terzo
traforo, è stato - guarda caso! - il coprogettista dei due precedenti trafori,
nonché consulente dell’INFN sui Laboratori. Il Ministro, con fare assolutamente
arrogante, esclude qualsiasi ulteriore danno all’acquifero affermando di
conoscere meglio di chiunque altro la geologia del Gran Sasso: visti i morti ed
i danni provocati dai precedenti lavori, è molto difficile credergli! Purtroppo
anche politici locali come il Sottosegretario Sospiri, il Presidente della
Giunta Regionale Pace e l’Assessore regionale De Matteis, incuranti della
volontà espressa dagli abruzzesi, hanno deciso di seguire pedissequamente le
imposizioni di Lunardi, rimangiandosi quanto avevano detto in passato circa la
necessità di far svolgere una nuova ed approfondita Valutazione di impatto
Ambientale.
TERZO TRAFORO ED AMPLIAMENTO DEI LABORATORI
Nonostante i danni provocati dai precedenti lavori,
esiste un progetto del 1990 che prevede il potenziamento degli attuali
Laboratori del Gran Sasso con la realizzazione di un cunicolo di servizio (lungo
circa 6Km e con diametro di 6 metri) tra le sale sotterranee e l’esterno, nonché
di due nuove gran di sale-laboratorio da affiancare alle tre già esistenti.
Attualmente si accede ai Laboratori dalla galleria autostrade Teramo - L’Aquila.
A questi accessi ci si arriva attraverso delle corsie, di decelerazione ed
accelerazione degli autoveicoli, ricavate utilizzando una delle due corsie del
tunnel autostradale. Nel progetto di ampliamento non è prevista la rimozione di
tali corsie in quanto il nuovo cunicolo sarà utilizzato solo da piccole navette
per il trasporto delle persone, mentre i camion o i mezzi di servizio dovranno
continuare ad accede re dalla galleria autostradale.
LE MOTIVAZIONI DEL NUOVO PROGETTO
La nuova galleria consentirebbe l’accesso diretto ai
Laboratori dell’INFN dal versante aquilano, facendo risparmiare non più di 25
minuti a quanti devono recarvisi. Chi vuole il terzo traforo sostiene che questo
ulteriore collega mento diretto con l’esterno consentirà di migliorare i livelli
di sicurezza per il personale dei Laboratori sotterranei. Questi motivi di
sicurezza sono una novità degli ultimi tempi, tanto è vero che la legge che
finanzio le opere non ne fa riferimento. Se esistono ragioni di sicurezza queste
possono e devono essere risolte in maniera compatibile con la tutela della
montagna e della falda acquifera. Vanno perciò studiate ed approfondite le
proposte alternative avanzate.
I DANNI DERIVANTI DAL TERZO TRAFORO E DALL’AMPLIAMENTO
DEI LABORATORI
Intervenire sull’acquifero del Gran Sasso comporterà la riduzione degli apporti
alle sorgenti con problemi nella distribuzione dell’acqua potabile, oltre ad
enormi conseguenze sul. l’ambiente naturale. È probabile che gli scavi per la
realizzazione del nuovo tunnel si svilupperanno, nel primo tratto, al di sopra
delle due gallerie autostrada li già realizzate, interessando perciò un’area
presumibilmente drenata, ma l’ulti mo tratto del tracciato, abbassandosi al
livello dei Laboratori, interferirà sicuramente con l’acquifero. Lo scavo delle
due nuove sale-laboratorio, poi, interesserà l’area compresa tra i Laboratori
esistenti e la foglia di sovrascorrimento dove c’è da attendersi un consistente
afflusso idrico e quindi un ulteriore abbattimento dell’acquifero locale.
Inoltre durante la fase di cantiere, è certo l’inquinamento della falda.
Dopo aver negato questi ulteriori danni all’acquifero, i
fautori del terzo traforo hanno dovuto ammettere che l’Acquedotto del Ruzzo
subirà una diminuzione della disponibilità idrica (300 litri al secondo durante
la fase di cantiere), per cui si dovrà provvedere alla potabilizzazione e
commercializzazione dell’acqua della Diga di Piaganini e del Lago di Campotosto:
per noi consumatori questo si traduce in acqua di minore qualità e costi
maggiori.
LA SICUREZZA AUTOSTRADALE E DEI LABORATORI
Le gallerie autostradali del Gran Sasso sono tra le più
sicure al mondo per gli automobilisti. Infatti, mentre i trafori del Monte
Bianco e del San Gottardo sono a galleria unica, quel lo del Gran Sasso è già a
doppia canna. Esistono numerosi passaggi che permettono la fuga da una galleria
all’altra in caso di incidente, Il restringimento di carreggiata esistente sulla
galleria Teramo - L’Aquila per l’accesso ai Laboratori funge da limitatore di
velocità come dimostra il minor numero di incidenti verificatisi in questa canna
rispetto all’altra. Per quanto riguarda la sicurezza dei laboratori, il vecchio
progetto del ‘90 è superato da più avanzate soluzioni per la fornitura di
servizi essenziali quali aria, acqua ed energia. Vie di fuga alternative per chi
lavora nei Laboratori sono state avanzate: perché l’ANAS, l’INFN ed il Ministro
trafori sta Lunardi si sono sempre opposti ad una nuova Valutazione di Impatto
Ambientale che avrebbe permesso di valutare le diverse alternative, individuando
la soluzione migliore?<